martedì 18 settembre 2018

SBARCARE DA SE STESSI 2

 



DESTINO DI UN' ORCHIDEA

Tutto il mondo di parole che scrivo per te
da un giardino a un orto
nel buio intrecciano le mani
al tuo collo, l'aroma di cattleya
insinua il baciarti le labbra
l'uno nell'altro per sillabe di steli,
dopo aver sognato in due
un libro dalle pagine stanche.

Quel fiore muove l'ipotesi del tempo,
consegna la sua forma in un abbraccio
al richiamo delle notti insonni.


                                        ***


LETTERA PER ALBERTINE

L'attesa al porto era occasione
di spendere del tempo
allungando in prova
l'amore che t'accolse,
ma non esiste altro dubbio al silenzio
che pesare la sosta del domani.

Quando l'incontro s'allontana
lascio cadere un capo della corda
e l'altro ingromma l'unica bellezza
stretta in volto a identiche serate.

Un'altra verità bruca la rosa,
ci separa la voglia di cambiare
legando al dito la tardiva spina
l'errore di carezze inesistenti.


                                    ***


A UN CERTO PUNTO

Va rinnovandosi la punta del pennello
mentre ritrovo il tuo profilo
in un quadro sul muro,
ragazza dagli occhi d'uva,
il corpo rilucente ai lampi
che giungono dalle radici del mare.

Diciamo parole da lanciare
all'eco che conduce ovunque
finchè ci salva l'onda del batticuore.

Sulle sfumature trascorre
la voglia della somiglianza,
e ci viene incontro una folata di segreti
ancora caldi tra una coperta e il viso.


                                       ***


LE COSE NON DETTE

Nel fiato del crepuscolo i corpi tremano
davanti all'ultimo albero del bosco,
l'euforia di una frase orienta i nomi
verso il grande zero della dimenticanza,
per un alfabeto in direzione opposta
alle cose non dette.

Serrate le parole all'orlo del buio,
anche lo steccato allunga ombre sul crinale,
nel cono del lampione
una qualche mutazione si avvicina
dove prima indugiava lo sguardo.


                                 ***

LA MUSA DELL' IRIS

Lascerò crescere l'erba dei miei capelli
per dire al sole respira di sera
quando la lingua scioglie latte d'infanzia.

Segnerò con iris di campo tutti i quaderni
che portano il tuo nome
e in luce di lanterna disporrò
una veglia di silenzi.

Immerso nelle pareti quotidiane,
sollecito risposte dalla vita
prima che la musa dell'iris
chiuda la mia bocca in una morsa.


                        Eugenio Nastasi    da      Sbarcare da se stessi


2 commenti:

  1. Parole struggenti, l'amore sa ispirare e smuovere i cuori in modo straordinario...

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  2. Sì, l'argomento è antico quanto l'uomo ma- paradossalmente - c'è sempre qualcosa di non-detto e che stupisce.

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