martedì 4 settembre 2018

L'OTTAVO GIORNO DI DANIELA

 
 
 
           Come l'albero non si accorge che perde il primo volo del passero…
 
 
                            

 

La parola amore mi esita,
mi fa dolce la saliva,
                               alimenta, mi lamenta.


                                 ***


Nel calcolo degli addii
ci metto già il nostro
con le folate di vento, il mignolo che fu sempre l'ultimo
a sganciarti le falangi;
negli anni ho preso memoria
di quei rami
su cui si posano i miei baci
che tu non senti
come l'albero
 non si accorge che perde
il primo volo del passero.

                                           ***


Chiamami
nell'ora che declina, ora che reclino
un poco a destra  un poco a sinistra
come se dovessi farmi uscire acqua
dall'orecchio asciutto;
chiamami dal lato semisordo
che attutisce il verbo,
camuffa l'addio in un vago
ritorno:
mi ingannerò sul giorno,
farò tornare indietro il cosmo, il perno del sole
retrocedere.



                              ***


Ti ho inventato così bene
amore
come neanche il più raro fiore
dopo anni di innesti
del vivaista
nelle sue segrete serre.



                           ***


La sua fine fu semplice:
una mattina chiuse a chiave la porta,
ultimo riguardo per il marito ammattito
e dentro lasciò lui e un biglietto
con poche righe - le ultime
le vere - senza bisogno di compiacere,
nemmeno di azzittire, come ogni giorno,
le fauci parassite del dolore;
scrisse - donnina da seggiola muta -
ammittente,
dolcemente:
vi ho amati uno a uno,
vi ringrazio di questo dono,
poi più niente.
Pensò solo che morire nel canale del consorzio
ci volevano due passi:
non si doveva mai più vergognare,
poteva tacergli e tacersi
come l'acqua
senza sforzo
avere  le ultime accortezze
per le rane e gli iris di fosso.


                  Daniela  Andreis   da    L'ottavo giorno della settimana


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