domenica 16 settembre 2018

AUTUNNO ( La pace dei boschi ) 2

 
 

                                                                         L' Autunno di Settembre…



(…)Lo spogliarsi degli alberi è meno repentino di quello dei cieli.
     Gli alberi indossano l'abito della festa e si esaltano alla luce del
     sole che vince le nebbioline mattutine. Le foglie paiono aver
     atteso tutti questi mesi per cantare la loro luminosa diversità:
     alcune si infiammano di rosso come lingue di fuoco; il giallo di
     altre luccica come oro dei poveri; altre ancora, allineate nei
     filari della vigna, si sbizzarriscono in una sinfonia di colori in
     cui la ruggine danza con il violaceo e il cielo al tramonto
     sembra chiamare a sé il bruno della terra. Colori autunnali che
     susciterebbero invidia persino ai fiori estivi dei campi, eppure
     anch'essi presto cadono a terra come una tavolozza sfuggita di
     mano al pittore, mentre ai rami spogli non resta che invocare
     dal cielo un nuovo vestito.La terra sembra proprio voler donare
     tutto per potersi addormentare in pace e morire dopo il ballo
     di festa animato dal vento serale.
     L' autunno è anche stagione in cui la campagna si lavorava più
     che in estate, eppure non sembrava nemmeno di lavorare: si
     vendemmiava ed era festa, prima ancora che fatica; si torchiava
     l'uva e si faceva il vino, ed era speranza che rallegrava il cuore;
     si sfogliava il granturco ed erano ore di racconti e scambi di
     amicizia; si andava per funghi e castagne e i chilometri erano
     leggeri per le gambe; infine si tornava a racimolare i piccoli
     grappoli rimasti tra i filari ed era un godersi la brevissima
     estate di San Martino. Intanto in casa ci si industriava a
     conservare la maggior quantità possibile di frutta e verdura:era
     tutto un allegro fervore di pentole, barattoli, conserve e
     composte perché il magro e avaro inverno incombeva: l'inverno
     che non aveva mai sfamato nessuno. (…)


                  Enzo Bianchi   da     Ogni cosa alla sua stagione


                                  

                                                 La sfogliatura del granturco

4 commenti:

  1. Mi piace moltissimo questa sequenza di post sull'autunno, sia nelle riflessioni di Adriana Zarri che in quelle di Enzo Bianchi.
    Ci restituiscono la stagione in termini di bellezza e poesia, consentendoci di cogliere il multiforme e ordinato splendore della creazione che sempre esalta la vita, anche quando essa sembra nascosta.
    Ma più ancora mi colpisce una frase di quest'ultimo brano sulla vendemmia: "...era festa, prima ancora che fatica". Secondo me, sta qui il segreto di tutto, è proprio questo di cui abbiamo bisogno: ritrovare la festa nelle piccole cose quotidiane.
    Grazie!!!

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  2. Non posso che essere d'accordo con questa tua riflessione che ci riporta ai tempi in cui la felicità era fatta di poco e la si poteva cogliere ( e gustare )
    anche nei piccoli avvenimenti del quotidiano.
    Quello che oggi manca - a mio avviso - è il senso dello stupore, che abbiamo perso nonostante tutta la ricchezza e la sovrabbondanza di cose e di stimoli.
    Grazie per questo tuo commento.

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  3. Un linguaggio poetico e leggero, che dipinge nella mente le sfumature dell'autunno, delicato il brano musicale

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  4. Sì, ho avuto fortuna coi brani musicali perché chi li ha realizzati lo ha fatto tenendo presente ogni mese d'autunno e la particolare atmosfera.
    Come penso che siano " un gioiello di incomparabile bellezza " e coerenti coi testi proposti le scene di vita tratte da quel film maestoso e poetico che è " L'albero degli zoccoli " di Olmi.

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