Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun ce stesse manch' io...
FINE REPLAY
... cosa ci resta
oltre il rumore del mare
che annaspa alla deriva
con l' inedia che non s' incurva
in quest' aria malandrina
a noi che camminiamo
coi piedi nell' acqua
per non sentire la calura
in questa devastazione esiziale
nell' aria zolforosa
delle fumarole della solfatara
sulla curvatura del moto ondoso
dove un manipolo di parole
sghembe
tentano di resistere agli ossimori
dislocati nel volo
di un rivolo di vento...
***
IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE
... il corpo canta il suo dolore
linguaggi logorati dall' uso
cercano parole tra lucciole corrotte
follia è adagiarsi nel loro luccichìo
come vorresti confezionassero la tua vita
con una parola rinviata o una che esplode
ma non dura che un istante
il tuo desiderio se la parola brancola nel buio
na vranca ' penziere si trasformano
in onda incantata confusa e rassegnata
di una marea fonemica
ma non dura che un istante...
***
PARLAMI DEL MARE
... non parlarmi di morte
a me che l' ho guardata
tante volte negli occhi :
parlami del mare
e dimmi se sorride...
Giorgio Moio da Marea
Son davvero belli questi versi. In particolare quelli conclusivi che ci spiegano quanto sia importante portare incoraggiamento a chi a sofferto anziché rievocare sempre i dolori passati.
RispondiEliminaDimenticare le sofferenze passate è pressoché impossibile, perché queste si sono registrate e sedimentate nella nostra memoria in modo indelebile ( anche se selettivo ) in un' area del nostro cervello chiamata Ippocampo ( anche se gli esperimenti ancora in corso non hanno chiarito in modo esaustivo come avviene il coinvolgimento delle cellule neurali nel processo.).
RispondiEliminaDetto questo, la psicologia ( ma anche una lunga esperienza relativa al processo del dolore - dal momento che tutti nella vita prima o poi lo sperimentiamo - ) suggerisce che , anziché fissarci sul lutto, con tutte le sue dinamiche che - se non elaborate possono durare all' infinito - occorrerebbe capire con quali modalità riusciamo a superare l' esperienza della sofferenza, della perdita e la relativa frustrazione e spesso la caduta dell' autostima fino diventare depressione conclamata. In questo processo ( che spesso è lungo, doloroso e complesso, intervengono vari fattori, sia personali ( come il tipo di personalità ), ma anche ambientali : il modello di civiltà e il tipo di credenze che costituiscono la cultura di un luogo, o anche semplicemente la vicinanza e i suggerimenti delle persone che ruotano intorno a noi, a livello familiare o amicale. Ma solo quando avremo accettato ed elaborato i nostri lutti, quando cioè ci saremo riconciliati con la vita, e saremo diventati più forti nello spirito e consapevoli, saremo in grado di portare la nostra personale esperienza al servizio dei singoli e della collettività, per un sollievo che non sia solamente un lenitivo superficiale e a breve termine, ma per suscitare e rinnovare - in chi vive ancora nella Prova - Speranze per il futuro e convinzioni di Bene, insieme alla creazione di una coscienza collettiva che - pur fatta di carne e di spirito - diventi patrimonio acquisito per tutti.
Grazie , Fabio, per la visita.