sabato 11 luglio 2026

O MARE E TU...

 


                                  Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun  ce stesse manch' io...




FINE REPLAY


... cosa ci resta 

oltre il rumore del mare

che annaspa alla deriva

con l' inedia che non s' incurva

in quest' aria malandrina

a noi che camminiamo

coi piedi nell' acqua

per non sentire la calura

in questa devastazione esiziale

nell' aria zolforosa

delle fumarole della solfatara

sulla curvatura del moto ondoso

dove un manipolo di parole

sghembe

tentano di resistere agli ossimori

dislocati nel volo

di un rivolo di vento...



                                             ***


IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE


... il corpo canta il suo dolore

linguaggi logorati dall' uso

cercano parole tra lucciole corrotte

follia è adagiarsi nel loro luccichìo

come vorresti confezionassero la tua vita

con una parola rinviata o una che esplode

ma non dura che un istante

il tuo desiderio se la parola brancola nel buio

na vranca  ' penziere  si trasformano                           

in onda incantata confusa e rassegnata

di una marea fonemica

ma non dura che un istante...



                                                 ***


PARLAMI DEL MARE


... non parlarmi di morte

a me che l' ho guardata

tante volte negli occhi :

parlami del mare

e dimmi se sorride...




                                Giorgio  Moio     da     Marea



2 commenti:

  1. Son davvero belli questi versi. In particolare quelli conclusivi che ci spiegano quanto sia importante portare incoraggiamento a chi a sofferto anziché rievocare sempre i dolori passati.

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  2. Dimenticare le sofferenze passate è pressoché impossibile, perché queste si sono registrate e sedimentate nella nostra memoria in modo indelebile ( anche se selettivo ) in un' area del nostro cervello chiamata Ippocampo ( anche se gli esperimenti ancora in corso non hanno chiarito in modo esaustivo come avviene il coinvolgimento delle cellule neurali nel processo.).
    Detto questo, la psicologia ( ma anche una lunga esperienza relativa al processo del dolore - dal momento che tutti nella vita prima o poi lo sperimentiamo - ) suggerisce che , anziché fissarci sul lutto, con tutte le sue dinamiche che - se non elaborate possono durare all' infinito - occorrerebbe capire con quali modalità riusciamo a superare l' esperienza della sofferenza, della perdita e la relativa frustrazione e spesso la caduta dell' autostima fino diventare depressione conclamata. In questo processo ( che spesso è lungo, doloroso e complesso, intervengono vari fattori, sia personali ( come il tipo di personalità ), ma anche ambientali : il modello di civiltà e il tipo di credenze che costituiscono la cultura di un luogo, o anche semplicemente la vicinanza e i suggerimenti delle persone che ruotano intorno a noi, a livello familiare o amicale. Ma solo quando avremo accettato ed elaborato i nostri lutti, quando cioè ci saremo riconciliati con la vita, e saremo diventati più forti nello spirito e consapevoli, saremo in grado di portare la nostra personale esperienza al servizio dei singoli e della collettività, per un sollievo che non sia solamente un lenitivo superficiale e a breve termine, ma per suscitare e rinnovare - in chi vive ancora nella Prova - Speranze per il futuro e convinzioni di Bene, insieme alla creazione di una coscienza collettiva che - pur fatta di carne e di spirito - diventi patrimonio acquisito per tutti.

    Grazie , Fabio, per la visita.

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