mercoledì 26 maggio 2021

SPLENDI COME VITA 7

 

Nel Duemila c'è un Primario ( paraponziponzipò ) che mi vuole denunciare perchè Madre - per sfuggirmi - avanza brancolando nel bianco ( per lei nero ) della corsia con la borsetta sotto il braccio, gridando che non mi consegnerà mai le chiavi di casa perché la rapinerei, altro che prenderle il cambio della biancheria nei cassetti del comò. Ci sono io che mi fermo davanti alla grande porta a vetri, per imprimere nella mente per sempre questa scena di spreco, dentro la quale so pensare solo Mamma, no.

C'è un secondo Primario che mi dice che ne ha già viste tante come me e non riuscirò ad abbandonare Madre nel suo reparto. Ci sono io che sbatto la porta della sua propria stanza in faccia al Primario. La targhetta col suo cursus honorum oscilla.

C'è la diagnosi di uno psichiatra dell' Ospedale che attribuisce finalmente un nome allo sperpero grande di Madre, allo spostamento di placche geologiche di dolore che - nei momenti critici - da venticinque anni la scuote, per proteggerla dagli insulti della realtà. Ci sono io che devo appoggiarmi al muro per molti minuti, nei sotterranei del San Giovanni, perché allora non era colpa mia. Offendermi ti salva dal dolore. Allora c'ero riuscita, Mamma. Sono il tuo scudo.



            Maria Grazia  Calandrone   da   Splendi come vita



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