mercoledì 26 maggio 2021

SPLENDI COME VITA 5

 

La funzione cecità costruisce intorno a Madre - filamento dopo filamento - un guscio impenetrabile dentro il quale lei sta fieramente in equilibrio. Certo, il suo corpo formalmente cede all'abrasione del Tempo, però Madre sacrifica la vita per non assistere al dolore. Il  dolore di sua madre che, ammalandosi, l'abbandona; il dolore di un mondo che le irride ogni utopia; infine, il dolore di non poter ricevere con gioia quanto è giovane e vivo e zampilla, a un passo dallo sfolgorìo della conchiglia dove lei si è rinchiusa.

Cecità è l'esoscheletro che custodisce la tenerezza di una donna che ancora si commuove per l'italiano scivolato, raddoppiato e perturbato dell'accento spagnolo di Julio Iglesias che, dalla radio, le parla all'orecchio nel buio, come una volta faceva il suo amore : " Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale/. Non ti sembra un po' caro il prezzo che adesso / io sto per pagare ?".

Anch'io, donna di esorbitanti e fedelissimi amori, smetto di disegnare e dipingere quadri che Madre non può più vedere: li seppellisco in cantina come tradimenti. Li dimentico.

Madre conservale mie prime poesie. Madre se le fa leggere, ogni tanto. L'esergo è di Max Jacob : " Ta balle, mon enfant, était una prière". Madre critica duramente. Certe volte sorride. Continuo a scrivere per quel sorriso.



              Maria Grazia Calandrone   da  Splendi come vita



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