lunedì 3 maggio 2021

IL CORPO DI PANE DI ELISA

 


                                                       Ho così tanta pietà da poterne morire...




Cosa resta , dopo la lettura di questo libro? Direi la sensazione di un biancore accecante, di una lingua che illumina una zona oscura - quella della psiche - provocando nel lettore una reazione allo stesso tempo di fascino e di panico. Priva di tecnicismi, spoglia in apparenza di qualsiasi armamentario retorico, nonché ricca di invenzioni metaforiche, la poesia della nostra autrice si dona al lettore come " un corpo sacrificale" : ciò che la Ruotolo mette in scena , infatti è -  e senza alcun tentativo di mascheramento - la propria interiorità. Si mette a nudo con una singolare crudeltà, Elisa, arrivando a definire il giorno della propria nascita " un errore anagrafico" e, procedendo di errore in errore , fino a " l'errore nella preghiera che fa sorridere Dio".




Usatelo bene, il vostro dolore

ché  non diventi mercanzia

né attiri corvi al pasto della pietà.

Badate di nasconderlo con cura

allora procuratevi bende pesanti

cerotti che tengano

stampelle che fingano passi

medicamenti di carità.

Tenetelo via dall'affollamento del mondo

e non parlatene se non sotto minaccia

di un'arma carica o avvelenata alla punta.

Non fatene commercio di misericordia

non spartitelo per debolezza

né tenetelo da soli

se le mani non ubbidiscono.

In casa basterà fornirsi d'una luce scarsa

- lampadine a risparmio energetico

meglio se di un tipo scadente

che sfrigolino nello sforzo di mostrare

senza riuscire -

che non promettano durata o allegria.

Alimentatelo di stenti quando sia insopportabile

o di delizie, se vi dà di che vivere

o morire.

Se dovesse sanguinare, dolere o ulcerare

o diventasse dichiaratamente malattia

abbiatene comunque la cura dei figli

spruzzatelo di gocce a benedirlo

e spezzate il vetro delle fiale sui comodini.

Il giorno in cui guarirà

gioitene moderatamente

come si fa coi miracoli

che non concedono per sempre

non risolvono

perché lo sanno anche i santi veri

quelli senz'altare

che la carità - quaggiù

non esiste.



                                              ***


Non ho nulla

e sono ciò che possiedo.

Vorrei essere utile

- l'anello che salva il dito dal taglio

- l'errore nella preghiera che fa sorridere Dio

- la carogna dell'animale a farti sentire vivo

e l'addio che accetti

senza rammarico.



                                           ***


Ho pietà

ne ho così tanta da poterne morire.

Fa male ogni filo d'erba che sale dalla terra

fa male il buio quando strazia la luce

ma anche il chiaro che lo insidia.

Il duro del mondo è il dettaglio di metri

che abito, è l'argine che non doma il fiume

ma lo arrabbia, è il sentiero carrabile

che mangia le scarpe e va fuori paese.

Se pure pregassi i grani non verrebbero alle dita

il male non sgualcirebbe né cadrebbe in briciole

se pure accorressi ai porti o ai monti

si finirebbe ai fondali o si cadrebbe in valanga - comunque.


Abbiate pena di questa pietà

abbiatene la cura degli altari

nonostante l'avarizia dei miracoli

che cadono altrove, sempre altrove

a gloria di un dio che non ne chiede.



                                                  ***


Vorrei essere pane

e lasciare che tu mi prenda

come capita

- per avidità

appetito

o abitudine dell'ora.


Vorrei essere pane

perché tu avessi almeno

il dovere di poggiarmi

alla tua tavola

- in offerta

senza più la libertà d'affamarti.


Vorrei essere pane

perché l'unico dolore

sarebbe quello del coltello

che incide la crosta.

Poi saresti lieve

pur nell'ansia di conoscere

il mio cedevole bianco.


Vorrei essere quel pane

che tu dovresti avere lo scrupolo

di impastare

e per il quale ti leveresti

a trascurare le notti

a farmi crescere 

sotto il panno di cure

della tua carne.



                                      ***


Ho paura di te, cuore mio.

Hai occhi disoccupati e ti fidi e dimentichi

e perdoni facilmente.

Hai anche desideri scomodi

come ginocchia sbucciate di fresco

sotto il vestito corto della domenica.

Ami come potrebbe fare una donna pubblica

e poi vorresti una morte comoda

- che una valvola, un ventricolo, un atrio

smettessero inaspettatamente di collaborare.

Hai la docilità degli agnelli alla tosatura

e l'oscurità del primo serpente

che tradisce ogni nato.

Lo so, vorresti trovare mani con cui spartire

le valigie, ma va a spiegarla agli altri - questa tua

stanchezza.

Oppure spiegala a me, che di te ho tanta pena

se batti e batti

inutilmente.




                     Elisa  Ruotolo    da      Corpo di pane




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