venerdì 24 gennaio 2020

PER UNA GRAMMATICA DELL'INTERIORITA' : LA QUIETE

 
 

                          " Così sei tu - quiete - amica consolatrice …" ( F. Hordelin )


(…) Al turbamento e all'affanno è legata l'immagine dell'amore,
      dalla classicità ai romantici.Eppure la quiete è l'oasi intravista
      nella battaglia d'amore. Non l'allontanamento dell'altro nell'
      opacità di una presenza inerte,ma l'accettazione dell'altro come
      presenza che fa del desiderio un movimento verso il possibile.
    " E' dunque l'amor quiete", scrive il Tasso dopo aver ricordato 
      le tante definizioni sull'amore - pronunciate da Euripide o dai
      personaggi del Simposio, da Lucrezio o da Plotino - per
      allontanarle nel territorio di una ricerca che non ha risposta,
      una ricerca che può sfiorare soltanto la natura del " demone".
      L' amore, come "quiete nel piacevole ": il compiacimento, il
       desiderio e il diletto, i tre tempi della considerazione tomistica
      dell'amore, il Tasso li riconduce alle tre età della vita, ma dice
      anche che è l'ultimo tempo quello più proprio dell'amore, il 
      tempo in cui il diletto consiste nella quiete.
      La quiete non attiene solo alla disciplina d'amore: riguarda 
      tutte le passioni. E' uno stato che, se non può sospendere le
      passioni, la loro spina, la loro tensione, tenta un punto d'
      osservazione su di esse, una distanza tutta interiore dal loro
      assillo.Un esercizio:anch'esso parte rilevante di quella che per 
      gli antichi era la cura di sé.La quiete ha qualcosa che somiglia
      all'epicurea " indipendenza dai desideri " qualcosa che può
      evocare il " riposo del desiderio ", ma che non si identifica con
      la fine di questo sentimento, se è vero che desiderio e bios sono
      congiunti. E' la condizione in cui l'interiorità si fa paesaggio
      aperto all'accettazione dell'esistenza, dei suoi imprevisti, dei
      suoi rovesci,si dispone verso l'attenzione,si lascia ritmare dalla
      misura. Molte delle componenti della quiete hanno a che fare
      con la " vita beata" della tradizione stoica. La quiete è il
    sentimento dell'istante,il senso dell'appartenenza del sé al tempo
    che scorre : un acconsentimento al passaggio, uno sguardo sull'
    orizzonte da parte di chi sa quanto l'impossibile resti chiuso 
    nell'impossibile, e quanto tuttavia sia necessaria la sua ricerca.
    Mentre si sente la forte appartenenza al cerchio della finitudine.
    C'è una profondità della quiete ( Infinito leopardiano ) e c'è 
  anche una quiete che si mostra come promessa di un compimento,
   di una pienezza che l'armonia della natura annuncia. A questa
   quiete leva la sua ode Holderlin : " Così sei tu - quiete - amica
   consolatrice! ".  (…)



 Antonio Prete da  Il cielo nascosto ( Grammatica dell'interiorità )


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