mercoledì 17 gennaio 2018

RITI E MITI DELLA SEDUZIONE 1

 
 
 

                                             " Dolce è la vendetta, specialmente per le donne"



(...)C'è una forza sottile e imperscrutabile che attrae gli esseri l'uno
     verso l'altro, li avvicina e li avvince, che li consuma e li perde.
     Una forza che attraversa i singoli, ma non appartiene alla
     coscienza: un impulso che - come accade alle traiettorie delle
     particelle - attira e orienta i percorsi degli uni verso gli altri,
     unendoli, facendoli interagire e proiettandoli oltre dopo averli
     trasformati. Non sappiamo chi sia l'alchimista segreto che
     muove e combina gli elementi se non attraverso gli effetti che
     produce.
     La seduzione opera ovunque, ha molteplici sembianze e nomi e
     non possiamo ridurla al fenomeno dell'attrazione erotica tra
     due esseri, ma dobbiamo conferirle un significato ampio, che
     racchiude ogni ricerca mossa da Eros:da quelle dello scienziato
     nel suo laboratorio, alle esplorazioni dei viaggiatori verso
     nuove mete, al pellegrinaggio perpetuo dei monaci, agli
     amorosi lamenti degli antichi trovatori.
     Ovunque c'è Eros c'è seduzione.
     Ma - come ci ricordano gli antichi - la seduzione non è un'
     attrazione  armoniosa del simile per il simile, un movimento di
     avvicinamento che corona il sogno dell'unione perfetta, che
     acquieta i cuori e li sospinge l'uno verso l'altro beatamente.
     Essa è insidiosa, subdola, pericolosa, apre ferite, scardina gli
     equilibri, getta l'anima nelle tenebre.  Meglio non essere toccati
     da lei - affermavano i tragici greci - perché non lascia indenni:
     al contrario, rovina, porta distruzione e perdita Saffo per amore
     si lancia in mare da un'alta rupe, Pietro e Giovanni evangelista
     abbandonano le loro famiglie e il loro mestiere, Tristano e
     Isotta si lasciano morire, Orlando perde il senno, Edipo ne
     viene accecato.
     Ma perché domandiamo l'amore che unendo pacifica e
     cerchiamo invece ciò che ci separa e ci travaglia? Perché, se
     ambiamo all'armonia, ci troviamo incamminati verso luoghi
     sconosciuti e minacciosi?
     Una prima, eccelsa risposta a tale dilemma ci viene dal passo
     di Proust tratto da La Prigioniera : "  Si ama solamente ciò in
     cui si persegue  qualcosa di inaccessibile , quel che non si
     possiede ". Tradotto in termini psicologici ciò significa che noi,
     attraverso l'incontro con l'altro, entriamo in contatto con zone
     ignote e oscure della nostra psiche, che possono essere
     contattate solo attraverso una loro proiezione sull'essere che ci
     sta davanti, foriero di cambiamenti. L'altro incarna allora l'
     occasione unica e irripetibile di un confronto con l'inconscio:
     del poter contemplare una dimensione ignota del nostro essere
     che chiede di venire integrata dalla coscienza, esplorata e
     riconosciuta .  (...)


              Aldo  Carotenuto   da   Riti e miti della seduzione

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