martedì 30 gennaio 2018

L'OSSESSIONE DI HEINRICH 1

 
 

                                                                  Heinrich von Kleist


(...) Erede di una nobile famiglia prussiana molto attiva fra le alte
      gerarchie militari, Heinrich von Kleist attese il ventitreesimo
      anno di età per fidanzarsi con Wilhelmine von Zenge, figlia del
      comandante della guarnigione di Francoforte. Gli Zenge
      dovevano essere molto affabili, espressione di quella
      socievolezza che favorisce relazioni personali piacevoli ma
      superficiali. Così il giovane Kleist ebbe a notare la profonda
      differenza che sussiste tra una pur brillante chiacchiera e una
      conversazione che richiede la capacità di indugiare e di
      soffermarsi a lungo su un argomento, analizzandolo in ogni
      sua parte fino ad esaurirne il potenziale d'attrazione. Con
      tale esercizio si consegue comunque una delle mete più
      auspicabili concesse all'uomo,  cioè la sua integrazione nell'
      uniformità adattiva del sociale, mentre lo scrittore, l'artista, il
      filosofo perseguono un altro , più impervio e problematico
      scopo che può essere raggiunto soltanto attraverso la
      solitudine, il pensiero, la cautela e la precisione.
      Fin da ragazzo Kleist aveva individuato lo scopo della sua
      esistenza, la sua peculiare destinazione - o meglio - la
      condizione trascendentale che rende possibile qualsiasi
      esistenza : edificare un piano di vita  e porlo davanti a sé come
      ideale regolativo che orienta ogni esperienza. Perseguire
      questo disegno di vita esige il doloroso affrancamento dalle
      tradizioni familiari e richiede la presa di congedo dalla
      carriera militare e da ogni altro impegno per dedicarsi
      esclusivamente alle scienze, alle arti e alla filosofia : " soltanto
      mediante tale ferma risoluzione, incomprensibile agli spiriti
      ignavi , sarà possibile essere soddisfatti di sé, consapevoli della
      propria dignità e godendo della " gioiosa visione" della
      bellezza morale del nostro Io. " (...)

Marco Vozza da  A debita distanza ( Kierkegaard, Kafka, Kleist e le loro fidanzate )

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