martedì 28 agosto 2018

LE PAROLE CHE FANNO DEL BENE



                                 Parole adatte alla mattina... messe in abito da sera...
                                       



(…)Le parole non sono di questo mondo,sono un mondo a se stante
      ma sono anche creature viventi, e di questo non sempre siamo
      consapevoli nelle nostre giornate divorate dalla fretta e dalla
      distrazione, dalla noncuranza e dall'indifferenza,che ci portano
      a considerare le parole solo come strumenti, come modi aridi e
      intercambiabili di comunicare i nostri pensieri. Ma le parole
      che ci salvano non sono facili da rintracciare e, come diceva
      Marina Cvetaeva, " faticoso e febbrile è il lavoro necessario a
      trovare parole che facciano del bene".
     Ma,come trovare,e come rivivere le parole che salvano e creano
     relazione? La salvezza non può venire se non dall'ascolto, dall'
     ascolto del dicibile e da quello dell'indicibile, che ci dovrebbe
     accompagnare in ogni momento della giornata e in ogni 
     situazione delle vita.
     La prodigiosa avanzata delle tecnologie consente di giungere
     alla conoscenza delle malattie - somatiche in particolare - alla
     diagnosi e alla indicazione delle cure con una rapidità
     inimmaginabile nel passato; ma questo avviene - o rischia di
     avvenire senza tener presente la persona malata, le sue
     risonanze psicologiche e umane al dolore e alla malattia che 
     sono così importanti nell'evoluzione clinica e nella cura.
     Ma come non ribadire ancora la significazione umana, e in
     fondo terapeutica,delle parole e dei gesti con cui ci incontriamo
     con chi sta male? Se le parole non nascono dal cuore, se non
     sono leggere e profonde, gentili e assorte, fragili e sincere,
     fanno del male, e fanno del male i gesti che non sanno
     testimoniare attenzione e partecipazione.
   ( Come sarebbe bello non dimenticare mai quello che ha scritto
     Etty  Hillesum nel suo bellissimo Diario :" Si dovrebbe parlare
     delle questioni più gravi e importanti di questa vita solo quando
     le parole ci vengono semplici e naturali come l'acqua che 
     sgorga da una sorgente" .  (…)


      Eugenio Borgna  da     Parlarsi ( La comunicazione perduta ) 



2 commenti:

  1. Credo che tutti dovremmo leggere questo libro e mettere in pratica le preziose indicazioni e credo aiuterebbe molto anche la relazione medico-paziente, mi sono ritrovata dolorosamente quando fa riferimento al "non tenere presente la persona malata", quasi fosse che il corpo è staccato dalla persona e parlando senza saper ascoltare presumendo di sapere tutto e giudicando con le lenti distorte del pregiudizio... per fretta, superficialità e il meccanismo a catena di montaggio, 15 minuti ciascuna, con cui vengono organizzate le visite..

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  2. I testi di questo psichiatra e terapeuta sono molto illuminanti, non solo perché tecnicamente ineccepibili ( Borgna è uno che " sapeva fare il proprio mestiere ")
    ma per la dose di grande umanità che ha sempre dimostrato verso in suoi pazienti
    ( a partire da quelli curati nell'ospedale di Novara ).
    Inoltre mi colpiscono di lui anche i preziosi riferimenti culturali che attestano ( un po' come mi capita quando leggo gli scritti di Jung )la sua vasta e profonda cultura ( anche letteraria )e che mi spinge a rivedere testi classici noti per approfondirli, o a mettermi a studiare per acquisire nuovi contenuti.
    Grazie per avermi dato l'opportunità di dare qualche chiarimento alle mie " motivazioni"

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