domenica 12 agosto 2018

LA LETTERA SOVVERSIVA ( di don Milani )

 
 
 

"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una - e la guardo - fino a quando non comincia a splendere".  ( E. Dickinson )



" Il culo - diceva mia nonna - o come dite voi oggi: il sedere.Il culo
  lo chiameranno culo quando occorre - diceva don Milani - non
  una volta di più né una di meno, come tutte le altre parole del
  vocabolario senza borghesi distinzioni; scorrette sono solo le
  parole inutili e false" . ( da una lettera a Corrado Bacci, 1961.
  n.d.r. ). Saper chiamare le cose col loro nome serve - innanzitutto-
  per non essere fregati, come quella volta, quando a Barbiana, nel
  1962, nascono le prime scuole guida che iscrivono i ragazzi all'
  esame senza alcuna richiesta. Spedendo cartoline dall'apparente
  ufficialità, al fine di frodare i neomaggiorenni e le loro famiglie.
  O quell'altra volta, quando una ditta di articoli fotografici fa
  firmare ordinazioni di ingrandimenti di defunti a tutti i cittadini
  del Mugello per un totale di centinaia di migliaia di lire. Non
  serve neanche il latinorum per ingannarli, basta l'italiano.
  Per questo, un imperativo categorico per don Milani consiste nel
  difenderli da chi " ha più parole di loro". Per questo don Milani
  studia un galateo per saper rispondere ai carabinieri in caso di
  multa o sgombero di una fabbrica, e per questo si ostina a far
  leggere il dizionario.
  Scrive all'amico- giornalista Giorgio Pecorini che lo aiuta a
  denunciare la vicenda degli ingrandimenti fotografici:" Non basta
  saper leggere, bisogna saper " pesare" le parole, saper
  sospettare, avere pratica di mondo e frodi, conoscere le
  conseguenze giuridiche di una firma, saper leggere così
  speditamente da non doversi vergognare a leggere tutto un foglio
  davanti al cittadino.
 " Saper usare le parole distingue chi comanda da chi è destinato a
  obbedire."
  A combattere la guerra per colmare questo deficit linguistico,sono
  in molti: don Milani non è certo solo. Quella sulla lingua è una
  delle grandi battaglie di quegli anni, anche se raramente viene
  ricordata in tutta la sua complessità. Ma certo il priore di
  Barbiana è uno dei pochi a combatterla in trincea e non in una
  redazione o dietro una cattedra universitaria: la classe sociale
  di riferimento - come spesso succede - distingue la retroguardia
  dall'avanguardia.
 " A noi non interessa tanto colmare l'abisso di ignoranza", scrive
   nelle Esperienze pastorali , " quanto l'abisso di differenza".
   E uno dei modi per farlo è intervenire sulla padronanza della
   lingua e del lessico. La fine dell'analfabetismo determina la fine
   dello stato di minorità sociale di alcune classi e non viceversa:
   una prospettiva troppo umanistica, troppo poco strutturale, che
   molti guardano con diffidenza.
   Bisogna agire sulla parola per cambiare i rapporti di forza fra
   gli esseri umani .  (…)



Vanessa Roghi da   La lettera sovversiva ( Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole )

 
 
Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani
 

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