giovedì 18 ottobre 2018

QUESTO SPAZIO PUO' ESSERE NOSTRO

 
 

                                            Portami via, via; portami a vedere la mia città…


Sarà facile amarsi
dietro i doppi vetri
appannati dal fiato caldo della tigre

la tigre dalle mille possibili altre vite
che accarezziamo a turno ogni sera
davanti alla finestra

e il tempo libero sarà la natura
fuori città, l'erba nera
che cresce intorno alle fabbriche
addormentate nella pianura

il futuro sarà il buio
delle scale,
almeno un milione di scale ghiacciate
che scenderemo con gli occhi bendati
camminando all'indietro

senza darci niente,
senza dirci più niente
senza neanche avvisarci
dell'ultimo gradino.


                                  ***


Dici che dovrei sentirmi meglio
sotto queste luci
che non scaldano la notte.

Esposti al fuoco

calpestiamo il cuore dell'insediamento,
l'incrocio tra cardo e decumano,
il centro esatto del bersaglio.

Non mi consola sapere
che questa sera - qui -
noi siamo il sale della terra,
il sale gettato sulla ferita,
sul taglio nel tessuto
che spacca l'asfalto

non bastano le parole
a ricucirlo.

Perciò ti prego,
portami via, via,
portami a vedere
la mia città.


                                ***


Questa pioggia sa già di neve
pensi ansiosa guardandola dai vetri
torturare tutti i tetti

già desideri cimiteri bianchi,
il passo che affonda
e quello strano silenzio.

Lo sai, non temo più
i cambiamenti di stagione

e il tuo amore è una stufa spenta
il venti dicembre,
ghiaccio sulle scale,
la pecora del presepe
che continua
a cadere.


                                          ***


L'asfalto gelato ti brilla sotto i piedi
ma non te ne accorgi, in quest' ottavo
inverno del millennio

e io perdo il tempo, perdo il ritmo
del respiro, quando dico

ti farò odiare tutto di me
ma fino a quel momento devo amarti
lentamente, e senza saperlo

perché non voglio che tu viva
i miei tempi morti,
seduta tutto il giorno a perdere i treni
nei tunnel sotterranei
della mia paura.


                                          ***


Un metabolismo eccezionale
dona al tuo scheletro
una carne così fragile

che stasera sembra
spezzarsi,
infilata dalla falce del satellite
che ci insegue.

Il tuo corpo di carta
adesso si inarca,
si solleva
si sporge nel vuoto

per indicarmi la tua patria vera,
il buio in cui sei cresciuta

un punto invisibile
oltre le piste d'atterraggio,
oltre i confini
della mia città.


                                        ***


La notte più fredda
preme sui vetri

con le dita ho tracciato
le risposte date,
le domande ancora
congelate.

Preghiera della sera,
voce assiderata
che ripete non c'è più tempo

con le labbra viola
ho provato a recitare

ma il tuo nome è nel vapore,
non nel segno

il tuo nome fatto a pezzi
frantumato

il tuo nome pronunciato
male, con l'accento che colpisce
la sillaba sbagliata.


 
             Agostino Cornali   da       Questo spazio può essere nostro




1 commento:

  1. Franco Buffoni dice di lui che " Cornali ci presenta il mondo mescolato al tempo: dato un luogo se ne risale spesso la memoria portando sulla pagina l'antecedente storico, fino a quella che il poeta stesso (si ) definisce " cantore custode delle ombre."
    Nulla di più vero e pertinente.

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