mercoledì 22 luglio 2020

LETTERE DI ABELARDO E ELOISA 5



LETTERA DI ELOISA

(...)Due doti, soprattutto,ti permettevano di sedurre in breve tempo
     qualsiasi donna :la piacevolezza dei tuoi versi e l'armonia delle
     tue canzoni, abilità che, come sappiamo, gli altri filosofi non 
     possedevano. Quasi per gioco, per riposarti dalla fatica degli
     studi filosofici, hai composto molte poesie e canzoni d'amore,
     poesie che, grazie alla loro straordinaria dolcezza nella lirica e
     nel canto, furono spesso cantate e mantennero continuamente il
     mio nome sulle labbra di tutti. Persino la gente semplice non 
     poteva dimenticare le tue melodie grazie alla loro dolcezza. Le
     donne sospiravano d'amore per la bellezza delle tue canzoni e,
     poiché la maggioranza di esse celebravano il nostro amore, io
     diventai in breve tempo famosa in molte regioni. Molte donne -
     allora -si infiammarono d'invidia perchè la tua giovinezza
     possedeva tutte le bellezze dell'anima e del corpo. Ora che sono
     stata privata di così tante delizie, anche colei che allora mi
     invidiava, è stata costretta dalla mia sventura ad aver
     compassione di me. Non è forse giusto che questa compassione
   - dovutami - addolcisca oggi l'ostilità dei miei nemici e delle mie
     nemiche di una vita?
     Tu lo sai: io, che ho molto peccato, sono completamente 
     innocente. Il crimine non è - infatti - nell'effetto dell'azione, ma
     nel sentimento che anima colui che agisce. La giustizia giudica
     non l'azione, ma l'animo col quale la si è compiuta. Solo tu che
     l'hai sperimentato puoi giudicare quali sentimenti io ebbi
     sempre verso di te. Sottometto ogni cosa al tuo esame, mi
     sottometto in ogni cosa al tuo giudizio.
     Dimmi solo questo,se puoi: perchè, dopo la nostra conversione,
     che solo tu decidesti, mi hai trascurata e dimenticata al punto
     che non ho più avuto il sostegno né dei tuoi colloqui - se mi eri
     vicino - né  di una tua lettera, se eri lontano.Dimmelo, ti prego,
     se puoi, o io dirò ciò che penso - o meglio - ciò che tutti
     sospettano. E cioè che fu la concupiscenza a legarti a me e non
     l'amicizia ; fu il desiderio sessuale e non l'amore. Quando
     dunque cessò il tuo desiderio,svanì anche tutto ciò che mostravi
     per poterlo soddisfare. Questa - mio dilettissimo - non è una 
     mia supposizione, bensì di tutti; non mia personale, ma di 
     ognuno; non privata, ma pubblica.   (...)




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