lunedì 8 giugno 2020

L'ESPERIENZA DELLA PRATICA



                                                          Eugenio Marzaioli  ( Oculum )



(…) Stamattina, sveglia molto presto, con onde di pensieri
che incalzavano inconsapevoli del loro transitare libero,
mi sono messa a scrivere.
E pensavo: viviamo la vita su piani differenti, alle volte così indipendenti fra loro da percepirci separati da noi stessi e con il centro come un' arancia a spicchi succosi; altre, quasi vedendo tutti i passaggi e le zone in ombra da poterci rassicurare in una coerenza esemplare; altre ancora così sospinti verso l'altro da stupirci per come andiamo "verso" nonostante tutto.
Provando un senso di gioia ineffabile, sentendoci dentro un rito, un mito. E, fra quello che siamo e agiamo, i punti di contatto sono in continuo movimento: un andare avanti e indietro, e soste di emozioni. Come volessimo vederle, riconoscerle totalmente nostre. Ma in quello stare nel mondo non possiamo mai essere "totalmente" soli, nostri, poichè ciò che viviamo individualmente nasce dall'andare tornare sostare continuo dall'Io al Tu e viceversa.
Perciò sono portata a scriverti che l’esperienza della pratica, l’esperienza dei sensi, il corpo che si lega al corpo del mondo, è anche "facchino" dell’anima del mondo: prende e porta i suoi connotati concreti e astratti agli altri connotati individuali che attendono per arricchire la memoria di sé, per farla affiorare di nuovo quando è nella situazione del dare.
Così che esperienza ed emozione sono come
l'incarnazione l'una dell'altra (…).



Joan  Glastein


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