martedì 5 marzo 2019

MI SENTO IN UN DESTINO 1

 
 

                              Cappelle funeraria della Famiglia Pozzi a Pasturo ( frida )


4 Febbraio 1935

Il mio disordine. E' in questo: che ogni cosa per me è una ferita attraverso cui la mia personalità vorrebbe sgorgare per donarsi. Ma donarsi è un atto di vita che implica una realtà effettiva al di là di noi: e invece ogni cosa che mi chiama ha realtà soltanto attraverso i miei occhi e, cercando di uscire da me, di risolvere in quella i miei limiti,me la trovo davanti diversa e ostile.
Perché l'altro giorno ho pianto quando Banfi ha parlato dell' Angelico? Anche in me gli schemi si dissolvono e nasce il realismo umano. O piuttosto vorrebbe nascere e non può, in nessuna forma della realtà più esprimersi, come un pianto che non trova gli occhi attraverso cui sgorgare, un sorriso che non ha volto in cui aprirsi.
Rifiuti - da tutte le realtà - ad ogni passo. E ad ogni passo, nuove ricerche per una foce che non esiste.
E che non deve esistere.
Di questo la coscienza mi avvisa. Donarsi è abdicare alla propria personalità.
" Io non voglio che tu ti perda davanti a me, io voglio che tu rimanga te stessa", mi ha detto Remo una sera. E non era lui solo a rifiutarmi, ma tutto il mondo nella sua voce mi rimetteva sulle spalle la responsabilità di me stessa. Stasera, in fondo ad una strada di asfalto terso, al di sopra di un muro c'era un immenso cielo di tramonto, in mezzo al campanile di una chiesa, quadrato come una torre. Ma nemmeno quel cielo mi voleva, anche quel cielo non risolveva niente, e non era mio, né io sua. Mio sarebbe solo se lo potessi eternare attraverso la mia persona, assorbire e riesprimere da me, nutrito del mio sangue umano per andare fra gli uomini.
Creare. Ma chi mi dà fede in queste mani? " Utile è già il fare in sé; significativo è il lavoro", mi ha detto Banfi stamattina. Anche Flaubert la soluzione della vita la trovava solo nello spasimo e nel sacrificio della creazione e poi, dinnanzi alla sua opera compiuta, tornava a sentirsi " Madame Bovary ".
L'evasione del reale nel fantastico è lecita solo quando venga scontata con la pena attiva dell'espressione. Per questo, della mia vita sognata, resta moralmente valida solo " La vita sognata " ( si tratta del piccolo canzoniere d'amore in cui Antonia ripercorre il suo rapporto d'amore con Antonio Maria Cervi, n.d.r. ), quei dieci fogli che sono riuscita a buttare fuori da me.
Tortura è stata la mia maternità immaginaria, valida finchè ci fu al mio fianco un essere che condivideva questo anelito di salvazione di una vita in un'altra vita; valida finchè fu, non illusione, ma speranza, e speranza di bene non soltanto per me; ma quando si riconobbe illusione e divenne soltanto dolore mio, mi isterilì, si
schematizzò. Feci del mio dolore un'astrazione, un'armatura su cui appoggiare, scaricare la responsabilità della mia vita. Da quel momento il mio dolore non ebbe più ragione, più diritto di esistere. Compiuta la rinuncia, io avrei dovuto ricominciare a vivere, non fare di quella una teoria per sostenere la negatività della mia vita. Come se quella che era stata la mia vita morale, giustificasse la mia vita amorale della giornata. Amorale perché sùbita, coscientemente sùbita come uno smembramento della personalità, un lasciarsi andare, disperdersi tra le cose, le anime, i gesti irriflessi, senza un nocciolo interno, una mano che raduni le fila, che sprema l'uva perché ne coli il mosto.
Desiderare di donarsi non può non essere la suprema delle aspirazioni di una creatura: ma volersi ad ogni costo donare quando del rifiuto delle cose si ha già coscienza, è uno sconfinare illecito, un proiettarsi in gigantesche fantasie che non hanno più realtà di un'ombra nera sul muro.



                        Antonia  Pozzi    da     Mi sento in un destino

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