" Se tu sei con me..." ( Aria di G. H. Stolzel )
(...) Lo sforzo che fa è terribile.
Io sono in piedi dietro di lui, il mio corpo a sorreggere la sua
schiena, le mie mani sulle sue spalle. Sento solo il suo respiro
pesante, tutto attorno suona silenzio: Lipsia si è ammutolita.
Le mani di Sebastian si alzano dai fianchi per sistemarsi
perfettamente in posizione sulla tastiera. La mano morbida e
arrotondata, la punta dei polpastrelli appoggiata sui tasti.
Non inzia a suonare, ma a parlare.
" Voglio una musica che non abbia bisogno di me. Questa musica
esiste, la vedo. Non le servono nè strumento nè esecutore. I
suoni che la compongono sono sempre esistiti ed eternamente
esisteranno : suoni sospesi in aria, in costante risonanza tra
loro. Per prenderli, non servono le mani; per vederli, devi
usare altri occhi. E' nel buio concessomi da Dio che ho iniziato
a scorgerli, e in questo buio sono crollati i confini tra corpo,
anima e spirito.La disperazione che provavo sprofondando nella
cecità ha lasciato il posto a una struggente consapevolezza. Se
era il buio che Dio voleva per me, doveva esistere una ragione
ultima. E forse l'ho trovata. Ho compreso che il buio è il mezzo
che ho a disposizione per arrivare a quella musica, al codice
definitivo e assoluto. Nelle tenebre vibrano tutti i suoni della
mia vita, che compongono l'astrolabio della mia anima: sono le
coordinate che non mi fanno perdere la direzione. In questa
nera vertigine, ho la forza di sentire suoni che non ho voluto
ascoltare prima: il suono della mia testardaggine e del mio
orgoglio, i sussurri dei tuoi presentimenti e delle tue paure. Mi
perdo nel suono angoscioso della solitudine:un suono necessario
e impossibile da evitare. E ne avverto uno più nitidamente degli
altri, il suono più puro e sconvolgente che abbia mai udito. E'
una vibrazione costante, senza inizio nè fine, un sole senza
tramonti nè albe,un astro che brilla sospeso tra i cieli dell'anima
Seguendone le risonanze, sono giunto al punto in cui si apre
davanti a me una voragine senza fine. Ora, immobile su questa
soglia, il mio sentire non ha più confini. E in questo perdermi,
avverto la mia anima tremare al fruscìo dei tuoi passi,alle risate
di Carolina e di Susanna , alle lacrime di Dorothea che piange
suo padre in silenzio, ai sospiri di Christian al clavicembalo.
Posso sentire nitidamente ogni suono che ho incontrato in vita
mia. (...)
Cesare Picco da Sebastian ( Il viaggio che ha cambiato la vita e la musica di J.S. Bach )
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