domenica 10 novembre 2019

IL MESTIERE DI VIVERE ( Diario di Pavese ) 1

 
 

" Una donna che non sia una stupida, presto o tardi incontra un rottame umano e prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce un rottame. Ci riesce sempre " . ( C. Pavese )


30 Maggio 1938

(…) L'unico modo per conservarti una donna - se ci tieni - è
       metterla in una situazione tale che il mondo, il rispetto umano,
       l'interesse ecc, le impediscano di andarsene. Chi cerca di
       conservarla per pura forza di dedizione e di sincerità è un
       ingenuo. Avere la legittimità dalla propria: è il modo con cui
       si stabilizzano le rivoluzioni e si tengono le donne. Liberarsi
      da ogni nobile gusto e accettare di essere a " righteous citizen",
      un grasso borghese. Guarda come si sono messi a posto
      principescamente le tue conoscenze. Chiavar bene e mangiar
      meglio piace a tutti. Ed è gente che si stupirebbe moltissimo se
      tu mettessi in dubbio che si sacrifica per gli ideali. La vita
      pratica è astuzia, nient'altro.
      Tutto si riduce alla sacramentale astuzia della fidanzata che
      non deve " dargliela" al moroso, altrimenti lui la pianta. (…)


                                                   ***

17 Giugno  1938

(…)  L' effetto del dolore ( disgrazie, sofferenze, quando siano
        mentali ) è di creare un filo spinato nella mente e costringere
        i pensieri a evitare certe aree, per sfuggire alle angosce che 
        vi regnano. In questo senso, soffrire limita l'efficienza
        spirituale. Ché, finito il dolore, la propria potenza si trovi
        accresciuta non è poi tanto vero, anzitutto poiché un certo
        indolenzimento nell'area resta sempre, e una tendenza ad
        evitare il malo passo, e poi perché , se durante la pena non si
        è acquistato nulla, non si vede come si possa acquistare dopo,
       nella normalità.Il fatto è questo:che si è acquistata esperienza,
          la cosa cioè più astratta e vana. Quanto alla tempra, la si è
       solo indebolita. Nessun carattere ha - dopo un dolore - la
       tempra che aveva prima. Come nessun corpo dopo una ferita
       ha la salute di prima, se non un indurimento esacerbato: il
       famoso strato corneo. Tutti questi grandi spiritualisti parlano
       in fondo di risultati materiali: nozioni su se stesso, sulla vita,
       massime che ci si dà, ecc. L'efficienza, la tempra, la " portata
       del ponte " ognuno vede chiaramente che col dolore subisce
       soltanto una limitazione d'attività, e quando torna ad avere
       campo libero non ha nemmeno il vantaggio di essersi
       rinvigorita con un riposo, dato che soffrire travaglia e lima
       anche se non lascia libero gioco.  (…)


                                                ***

17 Settembre 1938

(…) Un cristiano direbbe che, credendo di trovare il piacere, si
       scoprono invece le proprie tare. Che l'ufficio provvidenziale
       del piacere è di far dimenticare all'uomo le cautele e,
       sbattendolo così contro le pareti della sua cella, insegnargli
       l'umiltà. Solo cercando avidamente il piacere si capisce che
       cos'è il dolore.
       Le prove dell'esistenza di Dio non sono propriamente nell'
       armonia dell'universo, nell'equilibrio miracoloso del tutto, nei
       bei colori dei fiori, ecc. ma nella disarmonia dell'uomo in
       mezzo alle cose : nella sua capacità di soffrire. Perché non
       c'è ragione che l'uomo soffra in questo mondo, se non esiste la
       responsabilità morale, cioè la capacità - il dovere - di dare
       alla propria sofferenza un significato.  (…)



            Cesare  Pavese   da    Il mestiere di vivere 1935 - 1950


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