venerdì 1 ottobre 2021

IL MONDO DOLENTE DI KARIN

 



                                     Certo che fa male quando i boccioli si rompono...




Certo che fa male quando i boccioli si rompono.

Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?

Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel pallore gelato e amaro?

L'involucro fu il bocciolo, tutto l'inverno.

Cosa c'è di nuovo che consuma e dirompe?

Certo che fa male quando i boccioli si rompono,

male a ciò che cresce

                               e a ciò che racchiude.


Certo che è difficile quando le gocce cadono.

Tremano d'inquietudine, pesanti, stanno sospese,

si aggrappano al ramoscello, si gonfiano, scivolano -

il peso le trascina giù come provano ad arrampicarsi.

Difficile essere incerti, timorosi e divisi,

difficile è sentire il profondo che attrae e chiama,

eppure rimanere ancora e tremare soltanto -

difficile voler stare

                            e voler cadere.


Allora, quando più niente aiuta,

si rompono esultando i boccioli dell'albero,

allora, quando non le trattiene più alcun timore,

cadono scintillando le gocce del ramoscello,

dimenticano che furono impaurite dal nuovo,

dimenticano che furono in apprensione per il viaggio -

conoscono in un attimo la più grande serenità,

riposano in quella fiducia

                                      che crea il mondo.



                                      ***


Il meglio che possediamo

non lo si può dare,

non lo si può dire

e neanche scrivere.


Il meglio del tuo animo

niente lo può lordare.

Risplende profondo laggiù

per te e per Dio solamente.


E' il colmo della nostra ricchezza ;

che nessun altro possa raggiungerlo.

E' il tormento della nostra miseria;

che nessun altro possa averlo.



                                                   ***


Sento i tuoi passi nella sala,

sento in ogni nervo i tuoi rapidi passi

che nessuno nota altrimenti.

Intorno a me soffia un vento di fuoco.

Sento i tuoi passi, i tuoi amati passi,

e l'anima fa male.


Cammini lontano nella sala,

ma l'aria ondeggia dei tuoi passi

e canta come canta il mare.

Ascolto, prigioniera dell'oppressione che consuma.

Nel ritmo del tuo ritmo, nel tempo del tuo tempo

batte il mio polso nella fame.



 Karin  Boyle   da    Poesie ( Le Lettere, 1994 ) Trad. D. Marcheschi



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