mercoledì 23 giugno 2021

IL POETA ( Per Daniele e per Pablo )

 


 
                                                  Pablo Picasso -  Il poeta,  Agosto 1911





AL LETTORE


Non di rado, le cime, che trapassano

le nubi e si conficcano nel cielo,

coccolano laghetti in mezzo al gelo

mai trafitti dall'amo e dalla nassa,

e di cui, quasi mai, nulla sconquassa

le acque leggere e tese come velo.

Lo sguardo allora corre, fra lo stelo

e il sasso, sul fondale, e si ammatassa

con l'alga; affonda e poi piano scompare

nell'azzurro, e diviene meditare.

Così, il poeta lascia che giù affondi

nella pagina limpida il lettore,

attingendo, secondo il suo valore,

significati sempre più profondi.



                     Daniele  Barni   da    L' Antologia



martedì 22 giugno 2021

L' UOMO CON .

 


                                                            Matisse -  Uomo con bombetta




I  tuoi occhi proteggono il ghiaccio

da un tonfo violento in mare

una glaciazione è la tua mano

chiusa fra cielo e terra

i tuoi passi sfogliano i cristalli

balene sepolte accanto a farfalle

hanno nascite fradicie, antiche

un grigio balzo è la neve

dai capelli scivola sulle guance;

lì riaffiora il sangue.



                       Francesca  Serragnoli         Inedito



LA QUASI NOTTE DI FRANCESCA

 



                                                  Volevo essere la rosa di qualcuno...




Quando ero bambina

aprivo la finestra

sporgevo

volevo essere la rosa di qualcuno.


Nell'incavo dell'occhio l'acqua

intingi il dito, dicevano

portalo alla fronte

il triciclo della croce.


Un giorno da questa finestra

cadrà la mia vita

un tonfo lieve di palpebre

la bocca aperta

come alla prima comunione.



                                            ***


Tutto barcolla

tutto ha sede nel suo sterminio

come un oboe

spezzato da un ginocchio.


Mentre tu lavi i piatti del tuo regno

l'aria frana nel vento

dalle finestre entra terra.


L' alba è matura

e recisa

nel tuo volto bivacca il mio cuore

si alza in piedi solo per tremare

una candela lo tiene tra le mani

come un labbro in agonia.



                                      ***


Dicono che la quasi notte

abbia tempo di fissarti

prima che gli storni avvolgano l'aria

scoprano un décolleté nudo

l'ora senza foulard

il primo amore

il viso di lei un fiore

che la vita stessa

non riesce a strappare.



                                            ***


Perché non desiderare

che le cose belle rimangano,

che la farfalla non cada

di sera obliqua sul fiore

o la sera cada sulla farfalla

come una tegola spezzata.



                                             ***


Mi tratti come la sabbia

che ha dita piene di conchiglie

come se il mare, dopo quella notte,

avesse abbandonato l'acqua

pietrificata trasparenza

all'altezza del cuore.




                       Francesca  Serragnoli    da   La quasi notte



IL CASO EDUARD EINSTEIN 1

 



" Quelli che mi conoscono le diranno che sono matto.Non ci creda . I matti ignorano chi sono. Io sono il figlio di Einstein ". (E. E.)

                                                   


Ci troviamo - nell'immaginazione del romanzo - ad ascoltare uno dei resoconti che Eduard Einstein fa della propria infanzia ad un medico del Burgholzli , la Clinica Psichiatrica dell' Università di Zurigo dove era stato ricoverato ( a 20 anni ) a causa di una violenta crisi  di aggressività ( e dove si trovava ad operare anche C.G. Jung).
Dalla lettura del testo - ne emerge  - finemente interpretati - la sfortunata figura del figlio minore di Einstein - Eduard, detto Tete -
e un aspetto sconosciuto ed enigmatico del grande personaggio insignito del Premio Nobel. ( " E' l'unico problema che non mi sia riuscito di risolvere " soleva dire il celebre fisico a proposito della situazione del figlio Eduard ).  ( f. ) 

 

(...) Adesso devo raccontare un aneddoto del bel tempo che fu, quando vivevamo ancora tutti e quattro insieme, proprio come una famiglia. Mio fratello ed io ci dividevamo la sofferenza dei figli prediletti. Io ero sempre il favorito. La casa tremava da mattina a sera. I litigi scoppiavano per un nonnulla. Al cadere della sera, papà indossa il cappotto.Dove vai? A  trovare degli amici. Noi non siamo tuoi amici ?Mamma si alza alle sei di mattina, papà alle dieci. La fine della settimana è un buon motivo per discutere. Bisogna diffidare dei genitori, sono marito e moglie. Mamma si lamenta del comportamento di papà. Mamma rimpiange il passato. Prima è un paradiso perduto. Zurigo, c'è soltanto Zurigo. Mamma rifiuta di abitare a Praga. Mamma non vuole accompagnare papà a Berlino. A Praga, i tedeschi dominano su tutto. A Berlino non parliamone. Mamma detesta le grandi città. La bella vita è nella natura umana. Passeggiamo nei boschi! La formula della felicità non è nei numeri.

Un giorno, una donna fa irruzione nella nostra quotidianità. Quella che diverrà la seconda signora Einstein. Però la mamma lotta. La mamma vuole rimanere prima donna. Il posto sembra invidiabile. Mamma sorveglia il suo orticello, è molto diffidente. La donna sospettata abita a Berlino, dove mio padre era andato a risiedere. La futura seconda moglie conosce bene mio padre. E' - a dire il vero - sua cugina di secondo grado. Non capisco niente di questa faccenda di gradi. Zero gradi: nevica. Essere in grado di. Mia cugina di secondo grado? Mamma ha trovato una lettera nella tasca di mio padre; dove mai dovrebbe cercare una donna gelosa? La lettera la dice lunga - a sentire mia madre. Un adulterio tra cugini è un affare di famiglia . (...)



                    Laurent Seksik    da      Il caso Eduard Einstein



IL CASO DI EDUARD EINSTEIN 2

 

(...) Papà è tornato a passare la domenica con noi. Ha fatto il viaggio da Berlino a qui. Sembra felicissimo. Non so che cosa disturba di più nostra madre, se la felicità di mio padre o la scoperta della lettera. Mamma è sempre stata disturbata. Papà dice che ho preso da lei. Ho preso dalla creatura presente al mio fianco. In quel momento, dovevo avere cinque anni o giù di lì. Come posso ricordare così bene quel litigio? Lei potrebbe illuminarmi, il passato è il suo luogo di lavoro. Rivedo mio padre che sorride senza una ragione evidente. Mia madre ha occhi che fulminano. Mio fratello è a scuola. Mia madre sembra immensa nella mia mente, mentre è bassina, nessuno potrebbe dire il contrario. Pranziamo in silenzio. La mamma fissa mio padre e dice: " Ho una lettera". Mio padre non risponde. "Una bella lettera", riprende mia madre. Sento che qualcosa non va dal tono della sua voce. A cinque anni si percepiscono le cose meglio di adesso. Mio padre risponde che riceve spesso delle lettere. Mia madre approva, delle belle lettere. " Sì" dice lui " alcune più belle di altre. Tuttavia sono soltanto lettere". " Oh - riprende la mamma -le  parole vogliono dire un sacco di cose, soprattutto quando sono ben scelte e quando le frasi sono ben tornite". Ma c'è un senso nascosto nelle parole di mia madre che mi mette a disagio. Le parole che pronuncia sembrano slegate da quello che pensa, probabilmente perché io non capisca. E questo sotterfugio è fallimentare dato che capisco che è un sotterfugio. Vedrà: sono una persona molto perspicace.  (...)



                Laurent  Seksik    da        Il caso Eduard Eistein



IL CASO DI EDUARD EINSTEIN 3

 

(...) Mio padre si stupisce del fatto che mamma abbia potuto leggere una lettera che non era indirizzata a lei. Le domanda se lo spia. L' accusa è grave. Non si tratta così mia madre, senza prove. Mamma risponde che gli uomini sposati non sono al di sopra delle leggi. Nemmeno i fisici. Papà replica che lui non infrange nessuna legge. Mamma menziona il settimo comandamento del Vecchio Testamento. Mio padre risponde che nella sua tradizione non c'è Nuovo Testamento e di conseguenza nemmeno Vecchio. Non è perché secoli di cattolicesimo hanno parlato di testamento, che c'è un testamento. Non perché si insiste a ripetere qualcosa che questo qualcosa diventa verità. C'è un senso nascosto anche nella sua frase. Mia madre torna alla carica: lui ricorda il settimo comandamento? Papà dice ridendo che non ha memoria per i numeri. Papà sbaglia a ridere in una circostanza simile. Ho girato la testa troppo svelto passando da un viso all'altro. Sono frastornato. Sento un gran bisogno di calma. Sono una creatura sensoriale. La mia mano fa cadere un bicchiere sul pavimento. Provoca un rumore terrificante. Mamma mi urla contro, mi arriva un ceffone sulla guancia. Non ho nessuna colpa. Mio padre dice che non è grave. Mia madre raccoglie i pezzi di vetro, esclama: " Per te niente è mai grave! " Mio padre ripete che è soltanto vetro. " No, è molto di più! " urla mia madre. Mio padre finge di non capire. " Capisci benissimo " insiste mia madre .  (...)



                    Laurent  Seksik    da   Il caso Eduard Einstein  



IL CASO EDUARD EINSTEIN 4

 

(...) La sola cosa che lui capisce è che non si deve frugare nelle tasche. " Peccato, a farlo s'impara molto", ribatte mia madre. " Ci sono cose che non si fanno", replica mio padre. " Lo confermo" fa mia madre. Il mio mal di testa continua a peggiorare, non venite poi a dirmi che non vi ho avvertiti. " In virtù di quale diritto l'hai fatto ?" domanda mio padre. " Proprio tu parli di diritto? Tu che vai a letto con tua cugina?". Non capisco cosa intende dire mamma. Immagino che non si possa andare a letto con una cugina. Ci sono delle leggi in proposito - insomma - contro. Non ne sono sicuro - non ho mai avuto cugine - di nessun grado. Mio padre sbatte il pugno sul tavolo, si alza, dice qualcosa di definitivo ed ecco - lei non mi crederà perché sembra impossibile : in quel momento i muri della stanza hanno cominciato a muoversi, persino il tavolo si è deformato, è diventato tutto molle, i miei gomiti hanno ceduto sotto di me, la voce di mia madre è diventata incredibilmente forte : " Sei un mostro! Un mostro! ". E lì mia madre si è trasformata di colpo. Ha preso l'aspetto di un lupo. Il suo corpo si è coperto di pelo, in fondo alle sue lunghe dita sono spuntati degli artigli, e d'un tratto - sì, può credermi - mia madre ha divorato mio padre. Mi crede , vero?  (...)



                      Laurent   Seksik     da      Il caso di Eduard Einstein



domenica 20 giugno 2021

DESERTO DI PAROLE

 


                                            Con quale coscienza lamentarsi...




HERBSTREISE


Ormai è autunno. Anche se c'è il sole

si sente dall'attrito sulla pelle.

Non odio più l'autunno. L'aria qui

è trasparente. Sei così sottile

anche tu ormai. Ho appena cancellato

dei versi. Ad ogni modo non potrei

mai e poi mai raggiungerti. Si fanno

sempre più impalpabili le parole.

Ho quasi dimenticato il tuo volto.

Preferisco svanire a poco a poco.



                                            ***


PAUSA


Con quale coscienza - mi chiedo

mentre ascolto i borborigmi della casa

che al mattino stenta a risvegliarsi -

con quale coscienza lamentarsi

per una cicatrice non richiusa

e una peristalsi non impeccabile

con quale diritto vivere

con quale arroganza respirare?



                                             ***


L'INNOCENZA


Anche noi una volta

come lucertole strisciavamo

a pelo dell'acqua sporca

schiacciavamo la testa ai gechi

senza il minimo rimorso.



                                         ***


ESERCIZIO SPIRITUALE


Comincia a contare : uno due

tre quattro cinque sei

sette otto - sempre avanti fino

a settecento. Due numeri al minuto

ci vogliono cinque minuti

o poco più. Adesso pensa

per ognuno di quei numeri

una vita il paradiso amniotico

le coliche gassose le ginocchia

sbucciate il pane dell'altroieri

la sabbia e il sale

e l'acqua pesante sugli occhi.

Ripeti - e ripeti ancora

finché reggono il cuore

e lo stomaco.



                                                ***


IL MALE


Una sola volta ho guardato negli occhi una capra.

Nel giallo dell'iride la pupilla era un tratto nero orizzontale.

Nella gabbia accanto uno struzzo agitava le piume sudicie

e mostrava l'ingresso buio e tondo dell'esofago.

Un enorme maiale ronfava

immerso nel fango e nella puzza.


Bisogna perdonare alle cose e agli animali.

Ma per gli uomini no - non c'è perdono.




              Sergio Pasquandrea    da    Sono un deserto



sabato 19 giugno 2021

LA NUDA VOCE DI AUGUSTO



                                                                                Tu, voce...




IL BOSCO POSSIBILE


Erano vuoti dentro, gli alberi

del tuo altrove. - Suonavano. flauti cavi -

al transito del vento, gonfiavano

l'aria desiderando la parola.


Stormi di passeri ne hanno abitato

le fronde lucenti. Pigolavano - inconsapevoli

nel chiedere cibo - le nascite nuove.

Ma le notti erano mute, dense di buio.


Non è stato incendio, nessun fuoco

ha bruciato il tuo legno. E' stato il tempo

indecente che ha occluso la vena, se ancora

riascolti l'origine opaca delle tue assenze.



                                         ***


LA PACE FLUVIALE


Attraverso per cronologie la sponda

frastagliata dei tuoi occhi, succhio

il midollo di luce calda che ha vita

oltre la tua pupilla.


Ascolto il nostro scorrere,

ne faccio un piccolo involto

di nascosta leggerezza, un cadeau

per i giorni che mancano.


Vorrei - al fondo - essere tempo

non ancora usato, per immergere

la tua ora nel mio orologio marino.


Ma vivo - più al fondo ancora -

la pace fluviale di un bicchiere meditato

d'assenzio, bevuto quasi insieme.



                                        ***


CASA SACRA


L' anima - tua schiusa - è religione.

Abito una casa sacra, al centro

del Senso. Attraverso le stanze

con passo liturgico di sacerdote

del tuo culto.


Prego con i salmi puri

della nostra scrittura.



                                                 ***


L' ASSENZA DELL' ACQUA


Benedico la tua inondazione, poi

- improvvisa - l'assenza dell'acqua.

Un sole distante si specchia, s'insinua

( comunque ) e risplende, in un sasso

lucente lanciato nell'aria senza ferite.


Affiora

- salata -

la tua

fertilità:

la mia Terra.



                                            ***

RICONOSCIMI


All'estremità nuova del cuore

riconoscimi - dicevo - e tu volavi

come usignolo al nido, agile di suoni.


Ti sei addormentata sul mio petto

colmo di te. Al risveglio hai cantato

il Bene del sonno e della veglia.


Era tempo. Ma oggi non hai sonno.

Sfigurata dall'ansia di raggiungerti, illudi

il tuo bastarti antico, che non sa giocare.



                                           ***


AEROPORTI


Gli aeroporti gocciolano la pioggia

degli addii.


Guardando, non vedi le mani

che salgono la ringhiera del consunto,

del mai più presente.


Non v'è ala d'acciaio che abbia

leggerezza di piuma.




                           Augusto  Pivanti     da      Biografie della nuda voce



venerdì 18 giugno 2021

AUTISM SPECTRUM ( la dignità del diverso )

 


                                                Prego che tu un giorno abbia un sole...



Può risultare una poesia oscura quella di Patrizia Sardisco, ma lo è solo nella misura in cui è necessario : queste poesie provano a rappresentare qualcosa che si presenta in modo enigmatico : la relazione con qualcuno che non è in relazione - o non lo è del tutto. Se si ha presente il modo in cui si manifestano le forme dello spettro autistico - specialmente quelle ad alto funzionamento - si sa anche quanto sia difficile già identificarle come tali, dal momento che l'autismo è un " oggetto" misterioso perfino per la scienza. Ogni volta che fa una diagnosi di autismo, lo psichiatra sta ammettendo una falla nella sua scienza, perché nessuno finora è ancora riuscito ad identificare l'eziologia e la prognosi dei casi di autismo in modo convincente, e tantomeno a fornire una cura. In sostanza, quella dei disturbi di " spettro autistico", è una categoria nosologica quasi vuota, perché comprende sindromi diverse ma con alcuni tratti in comune, di cui si conoscono le manifestazioni esterne ma non le cause o le dinamiche profonde. La poesia dell'autrice comunica questo mistero - che sgomenta - attraverso il manifestarsi di vari campi semantici e il ritmo del loro svelarsi per poi velarsi di nuovo. C'è un'altra dinamica implicata nella poesia, ed è la reazione perturbata del neurotipico di fronte alle epifanie della neurodiversità, o meglio l'effetto disturbante che l'autistico involontariamente provoca - anche a dispetto della sua volontà di comunicare - nel neurotipico e la conseguente reazione disturbata di entrambi. Il linguaggio apparentemente misterioso della poesia, permette di proiettare sul linguaggio stesso quel reciproco e muto osservarsi senza potersi capire: permette quindi di restituire umanità e dignità umana a qualcosa che è al di là delle codificate e convenzionali manifestazioni della nostra " umanità " e di conferirgli una dignità diversa da quella che la società ammette.





" ... lo sgomento 

di risuonare io lo stimolo il riflesso

amorfo e vacuo vagone impermalente

per contratto e per diciotto ore

sapermi io uno dei corti e troppi raggi

contingente nelle tua corsa aspecifica

binario transitorio

verso nessuna stella ".



                                            ***


" forse colti nel sonno tutti i gesti

ricomporranno armonie più pronte

alla concertata comprensione dei manuali

una lingua universo un'armonia

senza più i connotati

di gravità ".



                                              ***


" e se io che dovrei farmi

dissuasore invisibile

abbassare l'offerta

implementare interfacce coniuganti

tra un fuori fosforo e un interno opaco

resto pietra focaia

della tua rabbia ".



                                                   ***


" prego ma per disobbedienza

che tu un giorno abbia un sole

una stella ignorante sulla faccia

un movimento bene aderente al testo

a cogliere la mano

più dimessa non sacerdotessa

per sé sola ".



                                                  ***


" l'aggettivo generalizzato

si riferisce alla compromissione

delle diverse aree di sviluppo

il termine pervasivo

dice l'azione penetrante

le invasioni e il sovvertimento

delle prestazioni


e mi domando di quale forza

dovrò farmi fulcro

farmi generalizzata e pervasiva leva

per sollevarti intera _ mente

mondo ".



                                        

                               Patrizia  Sardisco   da   Autism spectrum




L'autismo non lo capisci se non ti tocca da vicino.

E se ti tocca, è come toccare i fili scoperti della corrente elettrica : muori.



                                        frida



giovedì 17 giugno 2021

IL PIACERE DI ELEONORA

 


                                                           Il piacere regge lo specchio...




POESIA 1 - GENERICA


E noi così risediamo.

Appena e forti

sottili e duraturi

per centri concentrici.



                                           ***


NON C'E' MODO


Non c'è modo.

Pensi a me e già difetti.

Sai del mio abito di nebbia

- che non ti piace -

del colletto inamidato

scompostamente abbottonato

su Clorofilla  e Sangue.

La paura mi spazzola i capelli,

il piacere regge lo specchio;

a te disgusta, a me innamora.



                                            ***


LETTERA  N


Risveglio.

Il corpo si sgrana,

cado sulla carta, 

mi opero sul tavolo.

All'opera tra scapole e cuore

estraggo il nero di pupilla.

Un grido diverso da come sarebbe un suono.



                                            ***


L' INDIGENTE


Appanna, sinuosa e complicata, la notte

di stelle. Senza scialuppe. Senza la pace

di un'evidenza.



                                           ***


FIORE


Se esercito il mio occhio siedo

nella presenza di una sovrapposizione

e dalla mia stanza derivo

l'eternità per segni.

Non sarà fiume quel che è fiore,

il tempo è qui in petali.

La vita mi sta attorno tutta in una volta.

Un bacio la schiude

e lei si fa comprendere.



                        Eleonora Chiara Giusti   da   Endòtatos



ACQUA E SALE PER DANIELE

 



                                                    L'  amore è un abbraccio tra pugili...




Séntilo l'amore, deve farti male

assillare il tuo respiro, fratturarti

farti paura fino alle ossa

come l'uomo primitivo al calare

del primo sole sulla terra

l'amore non è un fruscìo, scòrdalo

né una carezza, piuttosto un pugno

occhi neri, l'abbraccio tra pugili

troppo stanchi per sferrare il colpo

è alta tensione, lo squarcio, il fulmine

che inchioda il tuo corpo a un pensiero

è tutto, è sempre stato così

guerriero e non posso farne senza

tutto l'amore che mi lega a te.



                                                  ***


Il tuo corpo parla un alfabeto nascosto

reclama una  pronuncia, la mia lingua

e non so decifrare tutte le lettere

che lo compongono, il significato

l'intero mistero di leggerti al buio

devo chiederti in prestito la voce

per completare il discorso

perché il senso a volte è un suono

reciproco e alcune parole sono vere

solo dette insieme.



                                                  ***


Che paura di baciarti la bocca

perché non sentivo che fosse amore

ma l'amore è un fanciullo, si nasconde

esce fuori quando non ti trovo più

quando ho perso il conto dei numeri

e desidero il fuoco dell'ansia

che mi davi prima di incontrarti

mi restano tutti gli altri  baci

che non bastano - solo sassi

a sbatterli l'uno contro l'altro

non fanno le scintille.



                                              ***


GLI AMORI PASSATI


Fanno parte del mio sangue

mentirei se non te lo dicessi

dispersi negli alveoli, a spasso

per il cavo delle vene

estirparli non posso, tirarli fuori

e restare vivo neppure

tutto un morire sarebbe

il nostro presente solo un dissanguarsi

mi è impossibile amare te

senza amare il loro piccolo

agitarsi nel sonno, così restano

assopiti come assopito è un ricordo

e il loro respiro è un eco profondo

nel me che dorme.




                        Daniele  Amadei          Inediti



mercoledì 16 giugno 2021

IN LODE DELLA SCRITTURA APOCRIFA

 


                                                      Libro avuto in dono dall'autore



(...) Scriverò in lode della scrittura apocrifa perché è in essa che coincidono più perfettamente che mai il lettore e lo scrittore; è in essa che la finzione suprema che è la letteratura trova uno dei suoi più alti ( o più profondi ) inveramenti ; è in essa che diviene programmaticamente evidente il movimento connotativo della scrittura, perché è sempre in essa che biografia e opera artistica sembrano vicine - anzi vicinissime - e al contempo, arbitrariamente vicine, perché la scrittura apocrifa è un atto d'amore dichiarato, un'invenzione condotta sul filo della verosimiglianza, un modo di vivere molte vite e di sognare innumerevoli sogni. Queste affermazioni andrò ora a spiegare, facendo presente che sono tutte risultanze della lettura del libro di Marco Ercolani ( Atti di giustizia postuma, n.d.r. ), il quale va esercitandosi da anni con la scrittura apocrifa, attività che nasce almeno da tre tronchi: quello della scrittura " in proprio", quello della sua attività di psichiatra e quello della collaborazione con la scrittrice Lucetta Frisa.

Già nel 1994, Giuseppe Zuccarino scriveva nella prefazione a  " Vite dettate " di Ercolani ( il primo dei suoi libri apocrifi ) " che un simile intervento perturbativo nei confronti del passato, intende colmare i vuoti, correggere le storture, e ristabilire in tal modo una giustizia postuma, di natura essenzialmente poetica ".  (...)



           Estratto dalla Prefazione di Antonio Devicienti al libro  Atti di giustizia postuma.



ORO ( Parmigianino ) 1



                                                   Parmigianino -  Auroritratto




 DOVE FRANCESCO MAZZOLA, DETTO IL PARMIGIANINO, IN PREDA ALLA FEBBRE PER GLI STUDI ALCHEMICI, RIPUDIA LA SUA PITTURA



Castelmaggiore, Estate 1540


(...) Non turbare il mio sonno. Non ora. Non venire a trovarmi. Lasciami solo. Non sono più il Parmigianino. Niente. Nihil. Nessuna commissione. Non voglio pensare a nessun affresco. I miei animali stiano dove stanno. Sui muri. Nei ritratti. Non aggiungerò pitture a pitture. Bata con la Cappella della Steccata. Io voglio la luce.

Febbre altissima. Fuori la palizzate, un sole nebbioso, nuvole. Orrore! Niente di limpido. Ma io devo trovarla, quella luce. Io, Francesco Mazzola. Non posso più metterla in una pelle, in un riflesso, in un colore : ne morirebbe! Basta pennelli. Voglio vetri, legno, carbone : voglio congelare il mercurio, trovare l'oro!

E voi, uomini della Steccata, non mi troverete là, a fare il pittore. R

esto a letto, febbricitante, selvatico. Quell'autoritratto con la faccia da bambino e la mano enorme dentro lo specchio, è roba sepolta.

Oro giallo, la luce.

Non ha spighe, né stoffe né carne.

Non ha forme. Nulla. Nihil . Nessuna immagine.


Oh, mi scottano le mani !


                                                   Francesco (...)



                           Marco Ercolani  da   Atti di giustizia postuma


       

IL PORTACROCE ( Poussin ) 2

 


                                                         Nicola Poussin -   Crocefissione



DOVE, ALL'AMICO CHANTELOU, NICOLA POUSSIN RIVELA LA NATURA DOLOROSA DEI SUOI AUTORITRATTI.



Roma, Aprile 1646

(...) Caro Chantelou,

come ho già scritto all'amico Jacques, non ho più gioia e salute sufficiente per impegnarmi in soggetti tristi. E vi assicuro che, se della mia ultima Crocefissione, avessi dipinto anche il Portacroce, sarei morto d'angoscia. Ma voi serbate il disegno di quel volto : meritate ci costudirlo e meditarci sopra. Noterete gli occhi bassi, la fronte curva, la bocca serrata. Vi colpiranno la mascella malrasata e il cranio quasi calvo. Una faccia rozza, torva, da schiavo percosso, da umiliato, da rivoltoso: qualcuno che, d'un tratto, per non si sa quale pensiero arcano, vuole reggere sulle sue spalle possenti la croce del Cristo: ma, mentre la regge, nasconde gli occhi e sembra assorbire, in quello sguardo che ci è proibito vedere, tutto il dolore e il rancore della condizione umana. Conservàtelo. Non appena sarò in condizioni di continuare il quadro, vi chiederò di reinviarmelo.

E per l'autoritratto che mi avete commissionato, pazientate ancora. Sapete bene quale ritrosia provi nel definire i tratti del mio viso: se volete intuire quale potrebbe essere ora il volto che non voglio presentare ai vostri occhi, date una sbirciata al disegno del Portacroce. Guardatelo più a fondo, nei suoi occhi bassi, nelle sue orecchie attaccate alle tempie, piene di urla che non udiremo mai. Niente a che fare con il nobile Portacroce del Vecellio.

Spero che domani la mia depressione sia più lieve.


                                          Vostro Poussin  (...)



             Marco Ercolani   da    Atti di giustizia postumi



LE MIE PAGINE FUTURE ( Proust ) 3

 


                                                                  Marcel Proust



UNA LETTERA DI MARCEL PROUST ALLA MADRE JEANNE PROUST.


Evians - les Bains 23 Agosto 1900


(...) Mia cara mammina,

un'altra crisi, di una violenza e di una tenacia parossistiche, del tutto simile a quella che mi ha sconvolto la sera del 21: di nuovo il triste bilancio di una  notte dolorosa che ho trascorso in piedi, credendo di soffocare. Per molti minuti non c'è stata nessuna aria nei miei polmoni. Il mondo letteralmente non entrava dentro di me. Poi, lentamente, ho ripreso a respirare. Mi dirai che devo essere felice perché posso parlarne, ma è solo desolante e stupido vivere sapendo di avere, negli anni che mi verranno concessi, solo piccoli pezzi di respiro.

Io devo risarcirmi. C'è ancora nebbia davanti ai miei occhi, tutto è incredibilmente confuso come dentro la luce notturna di un temporale, ma il progetto mi splende dentro già da ora: il tuo piccolo Marcel lotterà contro l'asma che gli spezza quasi tutte le notti il respiro costruendo una scrittura che possa avere il respiro ampio, profondo, solenne, che io non avrò mai, come un lungo soliloquio che il lettore non potrà smettere di leggere, ipotizzato dalle frasi. Ci vorrà tempo, e silenzio per questo, e una costanza infinita, ma inizierò questa tela. So che non ci credi,  so che vorresti canzonarmi, ti vedo già che ridi, ma vedrai che ce la farò. Mamma. Promesso. Se il mio corpo non può guarire, sapranno guarirmi le mie pagine future. Respireranno loro per me.


                                         Tuo Marcel   (...)



             Marco Ercolani   da   Atti di giustizia postuma



LA VERGOGNA DEI SANI

 



                                  Gerrit Ludens - Sutura di una ferita minore presso un barbiere





DAL DOTTOR LATREMOLIERE A ANTONIN ARTAUD


30 Gennaio 1945

(...) Carissimo monsieur Artaud,

concordo con voi nell'esecrare l'orribile trattamento che è stato inflitto alla vostra mente e al vostro corpo. Ma, come voi sapete, l'uomo è un essere spaventato, oltre che spaventoso. Voi, troppo a lungo, avete retto per lui la visione dell'abisso e vi siete infognato nel problema dell'essere in modo accanito, come un condannato al rogo - ripeto le vostre parole - che fa  segni attraverso le fiamme. Ma chi, fra i testimoni - non parlo dei carnefici che hanno acceso il fuoco - sarebbe in grado di spegnere quelle fiamme? Sono felice che oggi siate meno ossessionato dalle congiure e dai deliri di nascita e di morte. Sapete, la società umana, quando non capisce qualcuno dei suoi membri,lo espelle da sé con le peggiori torture. Non paga della morte fisica, esige che rinneghi le pagine e i pensieri che osano metterla in scacco. Nessuno di noi dimentica Giordano Bruno o Giovanna d'Arco: voi stesso lavoraste nel film di Dreyer e certo non per accusare Giovanna, ma per apparire - forse unico - fra quei volti di giudici e di criminali, il giovane pietoso monaco che vigila il dolore dell'eretica. E' quella la mia parte. Come medico e come uomo detesto gli elettroshock e cerco di ridurre il loro numero falsificando le diagnosi. Tuttavia non sono migliore degli altri psichiatri e non mi arrogo il diritto di esserlo. Se è difficile tollerare quanto voi avete tollerato, è anche difficile che si possa ammettere che esista un uomo sulla faccia della terra che abbia fatto soffrire questo a un altro uomo se non per vendicarsi della spinosa sensibilità che voi - e non lui - possedete. Voi siete sceso nella carne del vostro sentire al punto da creare voi stesso i vostri demoni. Non è una malattia essere scesi all'inferno col vostro coraggio : ma bisogna ridurvi a bestia in modo che non fosse evidente la realtà : che la vita è fuoco che assorbe la vita e ne fa scempio.

Sono molto lusingato della vostra amicizia e vorrei fare molto di più per voi che non interrompere temporaneamente questi orrendi trattamenti da mattatoio. Ma è già qualcosa - credo - potervi aiutare. Io sono legato alle istituzioni dell'uomo e allo scudo inutile della ragione. Quindi potrò essere con voi solo per pochi attimi, quelli che al poeta sono concessi per impazzire con un amico fedele. Perdiamo la ragione insieme, ma per qualche secondo soltanto, monsieur Artaud. Di più non riesco, ve l'assicuro, e ne provo vergogna come, per la vostra sofferenza, ogni essere che appartiene alla specie umana dovrebbe provare la vergogna dei sani.


Sempre vostro signor de Latremolière. (...)




                                                Marco  Ercolani



ESASPERATO MA VIVO

 


                                                        Arnold Bocklin -  Autoritratto



DA THOMAS BERNARD A HEDVIG STAVIANICKEK ( 1976 )


(...) Leggo e rileggo la tua lettera, Hedvig :


" Sono stanca, Thomas, delle tue ossessioni. Sei come un monaco zen: ma un monaco che si consuma nella pienezza del dolore. Basta con il dolore. Bisogna essere zen del vuoto. La pienezza è qualcosa che i vecchi - lentamente - dimenticano. Si fanno minuti, fragili. Non hanno più niente da opporre né alla vita né alla morte : né un desiderio sensuale né un silenzio assoluto. Io sono vecchia. Lascia che resti tranquilla, anche se ho ancora energie. Vuoi viaggiare con me? Ci sono posti che vorrei vedere prima che arrivi il buio - o la troppa luce bianca che , a quanto pare, mi aspetta. Vorrei li vedessi tu per raccontarmeli".


Viaggiare io, Hedvig? So farlo nei muri delle mie frasi. Lì viaggio a colpi di vanga che mi fanno rovesciare la terra sulla testa, come se abitassi i cunicoli di un cimitero. Sono un servo di scena. Servo i miei incubi. Neppure vivo con te. Non potremmo. Tu sei dentro un'età della vita, io dentro un'altra. Trentasei anni ci dividono ( l'ho sempre detto a bassa voce solo a me stesso ). Ma questo significa non che tu sei vecchia e che parli da vecchia: significa che tu sei giovanissima, piena di energie forti e hai scelto un sotterrato come me, uno che non era solo vecchio, ma che era già morto. Ci sarà una ragione. Volevi disseppellirmi? Ci sei riuscita in parte, mia giovane Hedvig. D'altronde non potevi guarirmi del tutto. Gli scrittori sono cadaveri inguaribili e non smettono di assolvere il loro compito neppure dopo la morte fisica.

Luce bianca? Cercherò di vederla per te, prima che i tuoi occhi smettano di vedere.

Ti parlerò ancora nei prossimi giorni. Non ho ossessioni fresche a parte la storia di uno che se ne sta sempre dentro una certa casa e sa che, ad ogni foglio che scrive, quella casa è più salda, quei muri più spessi. Alla fine, consegnato l'ultimo capitolo all'editore, si troverà dentro la sua stessa bara, pronto a morire, esasperato ma vivo. L' arte non è sempre una forma di esasperazione?


                                      Thomas  (...)



                                         Marco Ercolani


martedì 15 giugno 2021

CHE VI SIA BUONA ...


 




... la notte!

Buon ascolto.



frida



UNA POESIA VERTICALE DI JUARROZ


 


                                                          Salvo l'uomo che scrive...




Penso che in questo preciso istante

chissà non ci sia nessuno nell'universo che pensi a me,

che io sia il solo a pensarmi,

e se morissi adesso,

nessuno - neppure io - resterebbe a pensarmi.


E questo è l'inizio dell'abisso,

come quando mi addormento.

Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.

Contribuisco a rivestire tutto d'assenza.


Sarà forse per questo

che pensare a un uomo

sia quasi un modo di salvarlo.



               Robero Juarroz     da     Poesia vertical



DISCRIMINAZIONI DI GENERE ( Basta la parola! )

 


                                       " Le prostitute del cimitero " dell'Antica Roma




LE  PARI OPPORTUNITA' NELLA LINGUA / CIVILTA' ITALIANA


Uomo disponibile =  Tipo gentile e premuroso

Donna disponibile = mignotta


Cortigiano = Gentiluomo di corte

Cortigiana= mignotta


Un cubista = Artista seguace del cubismo

Una cubista = mignotta


Passeggiatore = Chi ama camminare

Passeggiatrice = mignotta


Mondano= Chi fa vita di società

Mondana= mignotta


Omaccio = Uomo dal fascino robusto e dall'appetito massiccio

Donnaccia = mignotta


Un professionista = Uno che conosce bene il suo lavoro

Una professionista = mignotta


Intrattenitore = Uomo socievole, affabulatore

Intrattenitrice = mignotta


Uomo Molto sportivo = Che pratica numerosi sport

Una donna molto sportiva = mignotta


Tenutario= Proprietario terriero di campagna

Tenutaria= mignotta ( che ha fatto carriera )


Uomo con un passato= Che ha avuto una vita degna di essere raccontata

Donna con un passato= mignotta


Uno squillo = Suono del telefono

Una squillo = mignotta


Accompagnatore = Pianista che suona la base musicale

Accompagnatrice = mignotta


Uomo di malaffare = Birbante, disonesto

Donna di malaffare = mignotta


Prezzolato= Sicario o factotum di qualcuno

Prezzolata = mignotta


Buon uomo = Probo, onesto

Buona donna = mignotta


Uomo allegro= Buontempone

Donna allegra = mignotta


Omino= Piccoletto, inoffensivo

Donnina = mignotta




            Edoardo Lombardo Vallauri   da    Ancora bigotti ( Gli italiani e la morale sessuale )



lunedì 14 giugno 2021

CON LE CANDIDE MANI DI ANNA

 




                                                    Indago quel vuoto tondo attorno...



Se bastasse il dolore per poter scrivere bella poesia, probabilmente saremmo tutti ( o quasi) autori di fama. Invece non è così, anche se accade spesso che alcune delle pubblicazioni più emozionanti affondino le loro radici nella perdita e nel distacco. Ma - appunto - il dolore non basta: la lancinante intensità del sentimento deve in qualche modo venire a patti con il mezzo espressivo - con la lingua - e forse serve anche fare i conti con la perdita - non metabolizzarla perché è impossibile - ma almeno venirci a patti, comprenderne la portata e le conseguenze, magari arrendersi alla desolazione. Questo testo di Anna Lombardi scava nel baratro del dolore: la morte del compagno di vita è infatti una sentenza di solitudine senza appello, senza possibilità di contatto, senza sollievo. Ma, al di là del rispetto e della pietas verso la sofferenza, non è questo che rende questo libro splendido nella sua durezza : quello che colpisce è l'asciuttezza di un sentimento che diventa anche austerità della lingua, nudità portata fino all'espressione necessaria del distacco, esposizione del sé così disincantata da diventare quasi una forma di verità. Non c'è nulla di più di quello che dovrebbe esserci, nulla di più di quello che serve, e in questo sconforto la necessità di parole che colloquiano con l'assenza, sapendo perfettamente che nessuna consolazione è possibile.




                        TUTTO E' UN CAOS MOMENTANEAMENTE

eterno, il rosicchiare delle menti


quel torpore che accorcia le distanze

tra l'alba e il sonno

e spezza ogni remota speranza


di stare dentro al sogno

come uccello fuori dalla gabbia.



                                       ***


                         ORA DEFINITA DALLA TUA ASSENZA

apro e chiudo usci

spalanco finestre 

e mani, bocche, a volte occhi


graffiano lo scavo dell'amore

segno bruciante del tuo passaggio

e indago quel vuoto tondo attorno.



                                                ***


                         SE PER LA SCIENZA IL NULLA NON ESISTE

e il vuoto è un'invenzione


come chiamare adesso questa sua assenza

dal mio cuscino, braccia


grembo, per non parlare

di quel buco al posto del cuore.



                                                ***


                               QUELLA PARTICOLARE INCLINAZIONE

l'obliquità della luce sul tuo tavolo

ormai silente, e i fogli rimasti così


grava sulla poltrona ancora la tua ombra

in ogni cosa parla, romanza

echeggia


dispute assurde e tranquille

e poi tiene la notte in assedio

l'ultimo bacio che ci fece marmo.



                                          ***


                              FOSSIMO SOLO FORMICHE, PIETRE

alberi, vaccari, professionisti, nani

poeti, benzinai, rivoluzionari

tu riconoscimi


quando ci rincontreremo

fossimo solo formiche, pietre, nani


tu riconoscimi.




                        Anna Lombardo   da      Con candide mani