sabato 29 giugno 2019

LA BELLEZZA SIA CON TE 1

 
 
 

                                                  Siamo pochi però ci chiamano Armeni…


(…)" Via dalla montagna sacra: l' Ararat ora sarà per noi un paese
      straniero": così piansero gli armeni, in tutti i luoghi del vasto
      mondo dove la diaspora successiva al genocidio del 1915 li
      aveva portati, quando dall'ottobre 1921 - col trattato di Kars -
      la grande montagna, simbolo fortissimo della loro unità di
      popolo, venne ceduta da Stalin a quella Assemblea Nazionale
      che ben presto sarebbe diventata la Repubblica di Turchia.
      Ma l' Ararat ( che gli armeni chiamano " Massis" ), è oggi più
      che mai presente nell'immaginario del popolo armeno.
      La sua vista incombe sulla capitale Yerevan,ma le sue due cime
      perennemente innevate sono drammaticamente lontane, al di là
      della chiusa frontiera con la Turchia, oltre il famoso ponte
      spezzato sul fiume Akhurian che univa le due parti del regno
      d' Armenia. Oggi, dal monastero di Khor Virab, vedi solo
      qualche sparso gregge che si aggira nella terra di nessuno che
      divide i due paesi; e, lontana, una baracca di soldati.
      Nessuno che porti un nome armeno ha il permesso di salire
      lassù. Eppure non è sempre stato così. Ben diversi sono i fatti
      che la Storia ci racconta. Come un celebre quadro di
      Ayvazovsky ci racconta ( La discesa  di Noè dal monte Ararat )
      dispiega ai nostri occhi con suadente fascino ottocentesco, gli
      armeni si sentono legati al monte dove si arenò l' Arca di Noè
      da un fortissimo legame spirituale - ma anche carnale. Il vino
      fu inventato nella pianura che si stende ai piedi del monte; i
      figli di Noè là coprirono i padre ubriaco, là nacque il
      cristianesimo armeno con le sue  " chiese di cristallo ", le croci
      di pietra, i monasteri splendidi annidati in valli romite, dove
      schiere di monaci diedero vita a un fiorire di codici miniati di
      straordinaria bellezza.  (…)


                       Antonia  Arslan    da    La bellezza sia con te





                                      Monte Ararat visto da un monastero ( frida )



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