venerdì 28 giugno 2019

LETTERA A UN RAZZISTA DEL TERZO MILLENNIO


    

                                                      Amal, la bimba yemenita morta di fame


Mi rendo conto che postare questa immagine e il post che la segue potrà non piacere a molti: anzi, potrebbe risultare decisamente spiacevole. Certo, muove le nostre coscienze.
Ma il mio intento non è quello moralistico di fare " la predica " a chichessia. L'ho postato prima di tutto per me, per non dimenticare.
Si fa presto a rimovere dalla mente immagini o scritti che mettono in discussione le nostre coscienze e le nostre scelte di vita.
Ma è solo per rammentare che - al di là dell'orrore momentaneo e della pietà che ne consegue, cè un dovere - per chi si senta e voglia vivere da " umano " che è semplicemente di giustizia.
Nulla di più.

                            ( frida )


(…) Due giorni prima di Natale una notizia ha fatto - per qualche
       ora - il giro del mondo: Sam, un bambino nato tre giorni prima
       sulla costa libica dopo l'attraversamento del Sahara da parte
       della madre e salito con lei su un barcone, è stato salvato dalla
       nave di una ONG. Di lì, per le sue precarie condizioni di salute
       è stato prelevato con un elicottero insieme alla madre e
       trasferito a Malta. Ma gli altri 309 migranti che erano con lui
       hanno continuato la loro odissea i mare per una settimana e
       duemila chilometri, senza un posto disposto ad accoglierli.
       Due mesi prima, il 2 Novembre, Amal è morta di fame a sette
       anni.Come centinaia di altri bambini yemeniti travolti da una
       guerra combattuta con armi costruite  nel nostro Paese. La sua
       fotografia, il viso reclinato con gli occhi persi, le ossa a
      malapena ricoperte di pelle,le mosche sulle mani, ha provocato
      l'indignazione di un giorno. Quelle immagini sono rapidamente
      scomparse d quotidiani e telegiornali, lasciando il posto alla
      retorica sgangherata dei porti chiusi e agli insulti, crudeli e
      volgari, nei confronti dei migranti. Eppure Sam , Amal e altre
      centinaia di migliaia come loro non sono dei numeri, ma delle
      persone come me, come te che stai leggendo.
      E' questa situazione che mi ha spinto a scrivere. Non sono
      abituato a farlo. Preferisco i fatti con il loro linguaggio,
      silenzioso ma vero. Eppure di fronte all'ingiustizia che monta
      intorno a noi n si può più stare zitti.
      Ce lo ha ricordato, con la solita forza e chiarezza, il papa che,
      il 26 Marzo scorso, in Piazza San Pietro, si è rivolto ai giovani
      con queste parole : "Sta a voi non restare zitti. Se gli altri
      tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti,
      stiamo zitti,se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi
      griderete? Per favore, per favore, decidetevi prima che gridino
      le pietre ".
      Per questo ho deciso di scrivere. Proprio a te, coinvolto nell'
      ubriacatura razzista che attraversa il Paese. Una ubriacatura
      a cui partecipi forse per convinzione o forse per l'influenza di
      un contesto in cui prevalgono le parole di troppi cattivi maestri
       predicatori di odio, che tentano così di coprire l'incapacità
       di chi governa ( o ci ha governati ) di assicurare a tutti, 
       compresi i più poveri, condizioni di vita accettabili.
       Secondo te, le difficoltà in cui viviamo e le incertezze sul
       presente e sul futuro sono colpa dei migrantii che ci portano
       via il lavoro, che sporcano, che rubano, che hanno aggiunto
       nuovi problemi a quelli che già avevamo. E che - dunque -
       devono starsene a casa loro.
       Io non credo che le cose stiano così. Le migrazioni non vanno
       sottovalutate, ma governate in un modo intelligente ed è
       necessario parlarne senza rimozioni. Ma se non si arresta il
      modo di pensare oggi prevalente,gli effetti saranno devastanti.
      Ancora piùdevastanti di quelli che già vediamo intorno a noi.
      Non mi sento, comodamente e presuntuosamente, dalla parte
      giusta. La parte giusta non è un luogo dove stare, è, piuttosto,
      un orizzonte da raggiungere. Insieme. Ma nella chiarezza e
      nel rispetto delle persone. Non mostrando i muscoli e 
      accanendosi contro la fragilitàdegli altri.



          Luigi  Ciotti    da   Lettera ad un razzista del terzo millennio



  

2 commenti:

  1. Bellissimo post. Più bello del più bel pensiero, più bella poesia che ci possa venire in mente.
    Grazie

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  2. Grazie, grazie davvero a te per aver apprezzato questo " non facile post".
    E ti dirò che è su " cose" come questa che si gioca la nostra vita. Nel bene e nel male. La tentazione del moralismo è forte riferita ad argomenti come questi, ma la libertà di scegliere in cosa credere e - di conseguenza - cosa fare, è per me sommamente più importante.
    E la speranza - appunto - è che questo sia fonte di condivisione.

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