domenica 27 ottobre 2019

PROSE ( E UNA POESIA ) DI RODENBACH

 
 
 
               Dentro al tuo cuore entro come in una chiesa…
 
 
                                               
ARTE IN ESILIO

- E' il dramma di un uomo diviso fra l'amore per la Poesia e per una beghina ( suora ) -


(..) Giovanni allora si alzò e andò a guardare dalla finestra aperta:
     pensava a quella sua vita tetra, accanto alla vecchia mamma, in
     una città fiamminga abbandonata e deserta dove si ritrovava
     solo, a pensare e a scrivere, simile a una fioca lucerna vivente
     che non faccia luce e si consumi da sé; e con la sua sensibilità
     di poeta, provava l'impressione di essere fra stranieri, in terra
     d'esilio.
     Del resto, quella era l'ora perfetta, l'ora più bella del giorno, l'
     ora dell'agonia delle luci, quando la sera cade lentamente, il
   sole muta il sanguigno dei suoi raggi in un rosso rosato e lontano
   e a uno a uno si accendono i fanali - soli soli - come anime.
   Una pace mortuaria, una volontà di silenzio, una rinuncia alla
   vita pareva emanasse da quei tetti letargici o dall'agonia sonora
   di una campanella che, dall'alto della sua torre, abbandonava al
   vento i suoni, come una scia di fumo.  (…)


                                             ***

(…) L'enorme silenzio che ricadde sulla chiesa lo distolse da quel
       sogno, e bruscamente egli uscì, e rimase in attesa, fuori dalla
      porta, con la speranza di vedere quella beghina che gli aveva
      così toccato l'anima; infatti poco dopo, una forma nera,
      scivolando a passo di danza nell'ampia tonaca, apparve : era
      una donna giovanissima, una figurina esile e senza petto, col
      viso pallido e sofferente, d'un pallore di fiori bianchi che si
      sfanno. La sua cuffia rigida, inamidata, le sporgeva a tettuccio
      sulla fronte. Ma gli occhi,soprattutto gli occhi di quella vergine
      triste, turbavano: occhi larghi, grandi, del colore di un vecchio
      pastello, d'una tinta molle e delicata, eppure fissi e suggestivi
      come gli occhi delle lune d'inverno.  (…)


                                           ***

(…) Che ebrezza capire i capolavori,e quella prima comunione con
       i poeti che tramandano in eterno le divine menzogne del genio!
       Li conosceva tutti, li studiava, e voleva loro bene. E anch'gli,
       a quei ricordi, si sentiva animato da emulazione, sentendo in
       sé il tormento del genio e la volontà di creare il capolavoro.
       La gloria, ha i suoi aspetti di vanità e di puerilità, ma che
       importa?La gloria! Pensate: penetrare anime estranee, essere
       amato da amici sconosciuti, sapersi letto dalle donne e
       rivelarle a se stesse; sentire il proprio nome sussurrato quando
       si passa per la via;essere seguito per le strade- come accadeva
       a De Musset, nel tempo della giovinezza e gloria!
       Eppure, come avrebbe voluto amare! Trovare la sposa bianco
       vestita che egli aveva invocato nella sua prima giovinezza!
       In quell'abbandono, sarebbe stata una salvezza incontrare un'
       anima fine, sensibile, che avesse l'intuito di indovinare i suoi
       pensieri e le sue predilezioni, un'anima che egli avrebbe
       formata e portata all'unisono con la sua !
       Ma presto si accorse che l' non avrebbe mai trovato quella che
       cercava, a cui tendeva le braccia nell'ignoto.  (…)


                                         ***

(…)Giovanni aveva voluto l'amore senza denaro,la fanciulla eletta,
      conquistata attraverso tanti ostacoli; e la piccola  suor Maria,
      l'ex beghina della Casa dei Fiori era là,davanti a lui, viaggiava
      con lui, era sua moglie, tutta per lui!
      Giovanni adorava il mare, il mare del Nord - soprattutto - che
      non civetta sulla spiaggia in veste d'acqua azzurra con ricami
      di spuma; il mare del Nord, tragico e scontento, senza isolotti
      o scogli a fior d'acqua, il mare nudo e vergine, color dei cieli
      di novembre e delle pietre sepolcrali, di un grigio inalterabile
      e implacabile.
      Ma Maria stava ad ascoltare senza gusto e guardava appena l'
      immenso paesaggio liquido che le si agitava davanti: non c'era
      da dubitare che quell'infinito le sfuggiva mentre -  curiosa - si
      chinava sulla sabbia a raccogliere le conchiglie e le foladi
      erbose di varech. Ogni volta che parlava, Giovanni provava la
      dolorosa impressione di dover spiegare le sue sensazioni,
      commentare il suo pensiero, abbassare di tono il suo sogno,
      attenuare i gorgheggi acuti dell'anima sua, perché Maria non
      lo seguiva nelle sue idee raffinate.
      Così, quando alla fine del mese lasciarono la cittadina marina,
      Giovanni avvertì un'inquietudine al pensare che nella vita di
      un artista la donna può non essere una voce che parli, ma dev'
      essere almeno un'eco che risponde.
      Trascorso qualche mese dal matrimonio, Giovanni cominciò a
      credere d'aver fatto male a sposare la piccola suor Maria :
      era come le altre.  (…)


                                            ***


(…) Ogni sera Giovanni, dopo cena, le leggeva qualcosa, a voce
       bassa: per lo più versi di Hugo, e più spesso, di Baudelaire,
       ma ogni volta doveva accorgersi che ella non sentiva o
       ascoltava appena. Egli aveva sognato di vivere con lei come
       con una compagna più giovane da iniziare alla poesia,e invece
       se la ritrovava estranea ai bei versi, alle grandi musiche, senza
       il dono di impressionarsi e vibrare - in comunione con anime
       fraterne - di uno stesso brivido.
       Un giorno Giovanni le parlò persino di quello che aveva
       scritto: le disse come avrebbe finito quel suo poema tutto
       facciate nere e chiaro di luna,e quali erano le sue speranze per
       quando sarebbe stato pubblicato.
       Maria lo ascoltava tutta contenta, con l'aria di partecipare alle
       sue chimere; poi, ad un tratto - e senza malizia - ingenuamente
       gli chiese : " E quanto guadagnerai col tuo libro ?".
       Il poeta non rispose nulla, diventato di botto triste e silenzioso,
       sentendosi quella parola cieca e fredda nel cuore, come una
       coltellata. Non c'era dubbio: ella era come le altre, non sapeva
       immaginare una sublime abnegazione: ella che - pure - aveva
       capito la generosa follia del Crocifisso non sapeva
       comprendere la follia dell'Arte. A  lei, come ad altri, quello
       sforzo disinteressato doveva sembrare una  pazzia!
       Era forse colpa sua se l'arte,la sua arte di scrittore,non le dava
       nulla, in un paese dove non si legge?  (…)


                              da       Arte in esilio


                                          ***


DENTRO AL TUO AMORE ENTRO COME IN UNA CHIESA

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa :
vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d'incenso.
Non so se gli occhi miei s'ingannano, ma sento
celesti visioni che il cuore mi angelizzano.

E' te che amo oppure amo l' Amore?
E' la cattedrale o piuttosto la Madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s'abbandona
e vibra al rintocco sulla cima della torre !

Che importano gli altari, che importano le vergini,
se là dentro - scesa la pace della sera - sento
un po' di te che all'organo dello  jubé canta
qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.



                                   Georges  Rodenbach



2 commenti:

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      Have my regards
      Frida

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