Antonella Anedda, all'uscita di " Verso la mente ", scrisse che " Le poesie della Campana non hanno nessun carattere di testamento e che - anzi - sono piene di " ancora", di uno sguardo verso il futuro, che le rende ancora ingenue, aspre e commoventi "
Hai preso vita dal denso confondersi, nei grigi strati del non - ricordarti. Il buco nero dell'immaginarti. Ti traccio il profilo sulla polvere del tavolo, di buio in luce.
(...) La poesia di Francesco Ottonello sta nel tentativo di raggiungere il punto in cui la propria singolarità si faccia altro, possa essere materia di vita altrui. Eppure, per quanto ci si possa provare, niente e nessuno potrà mai accogliere ciò che una volta si è stati : ogni momento è unico e siamo chiusi da un limite che, sebbene poroso, non ci è dato di aprire mai del tutto. E allora - ecco - la consapevolezza senza appello di un destino che non è di certo solo del poeta, ma si allarga ben oltre i confini biologici e di genere, per farsi riflessione offerta a una generazione di coetanei : " sarai sterile", dice il primo verso di questo libro. E l'eco di queste amare parole si riverbera per tutta la traversata delle pagine come lo sfondo necessario dei nitidi, lavorati versi di questo giovane autore che, se indugia nei propri ricordi e nelle proprie parentesi biografiche, lo fa soltanto per mostrare meglio questo " gesto" di cui consta la scrittura : dare qualcosa che non può essere ricevuto nella sua completezza, che nel donarsi si ritrae in un segno che ci lascia soli. (...)
Esistono mille cause per ogni cosa che succede... ( M.M.)
(...) Miriam " Zenzi" Makeba nasce a Johannesburg il 4 Marzo 1932 e passa i primi sei mesi della sua vita in carcere: la mamma, per sbarcare il misero lunario, ha venduto birra artigianale fatta in casa ma, visto che ogni attività commerciale è proibita alla popolazione nera, viene arrestata e portata in galera insieme alla neonata. Dentro o fuori da una prigione, la vita è ugualmente durissima per la " black community " nel Sudafrica dell'apartheid: un sistema brutale che ha costretto per decenni le persone che erano nate in quella terra a vivere come prigioniere in casa propria. Delle leggi severissime regolavano l'esistenza dei nativi, vietando loro praticamente ogni libera attività e costringendole ad abitare in zone circoscritte, dovendo esibire un " passaporto" speciale per entrare nel territorio dei bianchi. C'erano addirittura fontanelle e marciapiedi destinati esclusivamente alla popolazione africana, che abitava quei territori dalla notte dei tempi e ora veniva umiliata da una segregazione razziale molto simile a una totale schiavitù. Ogni associazione politica era preclusa e l'istruzione era fortemente disincentivata: un'organizzazione crudele che obbligava i neri ad assoggettarsi ai lavori più umili. Miriam, fin da piccola, non può che fare la serva per le famiglie dei bianchi, ma ha una passione che le scalda il cuore e che l'aiuterà a sopravvivere nei momenti più duri: la musica. Zenzi è dotata di una voce incredibile e, come racconta in un'intervista : " non mi ricordo quando ho iniziato a cantare, potrei dire da sempre: in Sudafrica tutti abbiamo sempre cantato le cose che ci succedevano, specialmente quelle che ci ferivano ". (...)
Serena Dandini da Il catalogo delle donne valorose
(...) Per lei la musica è " a type of magic ", un aiuto, un conforto, ma anche un superpotere per affrontare l'esistenza. Dopotutto, nella musica ci è nata: cantare per lei è un'attitudine naturale in una famiglia in cui la madre suona gli strumenti tradizionali, il padre milita in una band e il fratello le fa conoscere le canzoni di Ella Fitzgerald che arrivano dall' America. Insieme alla sorella, Miriam canta nei cori della chiesa ed è ancora un'adolescente quando comincia a partire per delle lunghe tournée interpretando un repertorio che miscela musica popolare africana, jazz e gospel: uno stile che rimarrà il marchio di tutta la sua lunga carriera. Naturalmente anche i concerti subiscono la stessa odiosa legge della segregazione che impone show separati per bianchi e neri e addirittura una nuova ingiunzione alla fine degli anni Cinquanta che proibisce agli artisti di colore di esibirsi nei teatri cittadini, permettendogli solo sale di periferia. Nel 1959 parteciperà ad un documentario contro l'apartheid che - anni dopo - Martin Scorzese definirà : " Un film eroico, dalla bellezza terribile" e che rivoluzionerà totalmente il suo destino . (...)
Serena Dandini da Il catalogo delle donne valorose
(...) La performance di Zenzi fa sensazione:il documentario Come Back, Africa si guadagna il premio della critica ed è lodato da tutti i giornali. Le autorità sudafricane, accorgendosi della potenza eversiva della pellicola, reagiscono con la solita violenza e ritirano il passaporto di Miriam, impedendole di rientrare nel suo Paese: per la giovane artista è l'inizio di una nuova vita, ma anche di un lungo e doloroso esilio dalla sua terra che durerà più di trent'anni. Non le verrà concesso di tornare neanche alla morte della madre per partecipare ai suoi funerali, un dolore che Zenzi non riuscirà mai a cancellare; tuttavia per il regime era intollerabile che una semplice interprete di musica popolare si trasformasse nel simbolo di un popolo oppresso. (...)
Serena Dandini da Il catalogo delle donne dolorose
(...) Mentre la carriera di Miriam è in vorticosa ascesa, nel suo paese d'origine la situazione è sempre più drammatica. Nel 1963 Nelson Mandela, militante dell' African National Congress, il movimento che si batte contro la segregazione, è stato arrestato e condannato al carcere a vita. Le sue parole, al processo, risuonano più forti di ogni sentenza : " Più potente della paura per l'inumana vita della prigione, è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in quel Paese...". Nello stesso anno, Makeba, che ormai è una celebrità in America, è invitata a parlare alle Nazioni Unite dal comitato contro l'apartheid e, con un discorso asciutto e autorevole, chiede di fermare la tragedia che si sta abbattendo sul suo Paese a causa della totale mancanza di diritti civili per la popolazione nera e domanda l'immediata scarcerazione dei detenuti politici ingiustamente arrestati. Per tutta risposta il governo africano mette al bando le sue canzoni, che cominciano a circolare clandestinamente come materiale sovversivo: i suoi numerosi proseliti rischiano fino a sette anni di carcere se trovati in possesso di questi dischi scottanti. Sembra incredibile che un brano solare e innocuo come Pata Pata si sia trasformato per molti in un inno alla libertà : ma questa è la magia della musica di Miriam Makeba,che è riuscita ad incarnare la felicità creativa di un popolo a cui per decenni è stata proibita ogni forma espressiva.E' solo una canzone che invita a ballare, a godere della gioia di vivere, e proprio per questo fa più paura di un manifesto politico. (...)
Serena Dandini da Il catalogo delle donne valorose
(...) Da quel momento Miriam diventa " Mama Africa ", simbolo e portavoce delle radici di una cultura che una politica dissennata vorrebbe soffocare. La sua musica si trasforma in un messaggio universale e parla al cuore di tutti, ma la cantante porta avanti il suo lavoro con estrema modestia e umiltà: come racconterà anni dopo in un'intervista, non si è mai sentita una leader politica:" Sinceramente, sono solo una piccola vecchia cantante, non sono una politica, nemmeno un'economista o qualcosa del genere.Vorrei soltanto che le persone fossero dei soldati: possiamo esserlo tutti, non per aggredirci l'un l'altro, ma per combattere la povertà, le malattie, le epidemie, l'avidità e tutti i mali del mondo, per essere un esercito che difende tutto ciò che è buono."
Qualcuno ha detto che oggi Miriam Makeba non si chiama più " Mama Africa ", ma " Mama Paradiso" ed è un'immagine appropriata per la lunga vita di questa artista coraggiosa e solare, ed è bello pensarla - dopo tanti duetti eccellenti sulla terra - mentre canta tra le nuvole accompagnata da un volenteroso coro di angeli, indossando uno dei suoi sgargianti copricapi africani. Solo una delle sue tante - memorabili - esibizioni . (...)
Serena Dandini da Il catalogo delle donne valorose
... ( anche se non so bene a chi mi rivolgo, dato che da tempo non scrive più nessuno ). Mi sembra giusto ( per me ) avvisarvi che siamo arrivati al capolinea: vale a dire che non mi troverete più qui. E' una decisione su cui medito da tempo ( esattamente dagli inizi della " prima" pandemia quando, pensando al lungo tempo che ci avrebbe visti in una sorta di difficile e forzata reclusione, vi avevo proposto di utilizzare questo spazio per condividere le vostre difficoltà, sofferenze, lamentele, proposte ( col risultato che - a parte un amico che è sempre rimasto - all'appello non ha risposto nessuno ). E pensare che poi, la stessa proposta è arrivata da influenti testate giornalistiche italiane.... " Già - qualcuno potrebbe osservare - ma se non ti legge nessuno...". Ma così non è: voi non potete saperlo, ma io - da amministratore di questo blog - ho sempre la situazione della visibilità dello stesso sotto controllo e vi posso dire in tutta onestà che il numero dei lettori ( in questi quattro anni ) è più che decuplicato e ogni giorno posso osservare centinaia di visualizzazioni provenienti un po' da tutte le parti del mondo ( dagli U.S.A. che sono i più numerosi a piccoli o grandi Stati africani, dell' America latina o del Medio ed Estremo Oriente oltre che dell' Europa tutta ) . " E allora dove sta il problema? " qualcuno potrebbe obiettare. Non mi basta. Non mi bastano le visualizzazioni di chi si mostra interessato ai contenuti proposti ( che già non è poco ): ma così è come parlarsi allo specchio. E non lo voglio fare: penso che non ne valga la pena. E' come predisporre una tavola imbandita senza sapere nulla dell'identità dei commensali ... ( Avrete capito benissimo che non faccio il copia - incolla come molti degli ormai innumerevoli blogger in rete fanno, e che cerco di proporre ( almeno fino a che ho potuto accedere a librerie e biblioteche ) argomenti che non siano già sul web ( troppo facile così ! ), ma in cambio ho bisogno della vostra parola, del vostro pensiero, se è il caso anche delle vostre critiche... Ma così no. C'è tanto lavoro di lettura e ricerca dietro ogni poesia o brano musicale che posto ( e tanta vita ) perché questo che voi vedete nasce dall'esperienza e dalla passione per il dialogo...
Sono delusa e sconfortata . E mi dispiace tanto. Ma quando l'amarezza supera il piacere che si ricava da un'esperienza... meglio chiudere. Non ho mai sgomitato per avere " un posto al sole " ; non ho fatto " salotti " come quasi tutti fanno ( tu fai una recensione a me e io la faccio a te... e gira e rigira sono sempre gli stessi ); non ho mai neanche voluto crearmi dei follower e farne una raccolta da esibire - va tanto di moda ! - ( come gli amici americani fino a meno di un anno fa mi chiedevano a frotte di fare ) perché ho sempre avuto rispetto della vostra intelligenza e della vostra capacità di scelta e di giudizio... Sono stata presuntuosa ? Forse, ma sempre onesta. E devo ammettere che mi sono sbagliata. Certo la mia vita in parte cambierà: (il blog per me non era un passatempo, ma una opportunità in cui credevo e immaginavo che avreste capito che dietro uno spazio virtuale c'era una persona " in carne ed ossa" che vive di comunicazioni vere, di confronti con altri esseri umani...). Speravo che questa " grande platea" che è il mondo che la Rete mette a disposizione fosse lo spazio giusto per arricchirmi mentalmente, emotivamente e spiritualmente ed arricchire altre persone, ma lo è stato solo per un tempo. Ora confido in altre opportunità: la vita ci porta spesso a dei cambiamenti che non avremmo immaginato e che a volte non vorremmo... Mi auguro pertanto che non cambi in peggio nemmeno la vostra...
Questo libro pone a confronto gli ultimi discorsi che il Buddha e Gesù rivolgono ai loro rispettivi discepoli : il primo per avviarsi serenamente - ormai vecchissimo - verso il nirvana definitivo; il secondo verso la tragedia della croce. I testi utilizzati per questo confronto sono entrambi magnifici: le parole di Gesù riportate nel Vangelo di Giovanni ( dal cap. 13 al 17 ) e il Grande discorso del nirvana definitivo contenuto nel Canone Pali ( gli scritti antichi posti a fondamento della tradizione buddhista ).
Vi è un'analogia di contenuto e di spirito in questi discorsi d'addio : in entrambi i casi, infatti, i due maestri, consapevoli di stare per andarsene da questo mondo, consolano e rafforzano la fede dei loro discepoli, i quali finiscono così per trovarsi al tempo stesso confortati, rassicurati ma anche inevitabilmente rattristati e addolorati. Da qui la " malinconia meravigliosa " del titolo, quello strano senso di tristezza dolce che si avverte leggendo il libro. E tuttavia le differenze sono - ovviamente - enormi: perché il Buddha, con le sue ultime parole esorta i discepoli a fare affidamento solamente su se stessi, sulla loro determinazione e ad autosalvarsi attraverso la buona pratica della meditazione; mentre Gesù indica la via dell'amore, con tutto quello che ne consegue. Non solo: Gesù rassicura i discepoli che non rimarranno mai soli perché potranno sempre rivolgersi al Padre, nel nome del Figlio, con la consolazione e l'aiuto dello Spirito Santo, fino al ritorno di Gesù stesso. Mentre per Buddha non c'è nessun Dio a cui rivolgersi e lui - una volta fatto ingresso nella dimensione ineffabile, serena e perfetta - non ritornerà mai più.
Questo libro - insomma - intende evidenziare le differenze ( molte ) e le somiglianze ( poche ma significative ) tra due diverse vie di salvezza, e lo fa non tanto attraverso un lavoro di esegesi, quanto piuttosto delineando una costellazione affettiva - la malinconia meravigliosa - in cui gioia e dolore, senso di pienezza e senso di mancanza, si intrecciano e si contemperano a vicenda fino a creare un orizzonte spirituale in cui ciascuno di noi ( buddhista, cristiano o non credente ) si può riconoscere.
(...) Queste parole di Gesù, riportate nel Vangelo di Matteo, avrebbe potuto dirle anche il Buddha o un monaco buddhista? Sì e no. Sì, perché tanto Gesù quanto il Buddha conoscono la sofferenza di tutti coloro che sono " affaticati e oppressi". Irrompono entrambi sulla scena del mondo quali maestri capaci di dare finalmente riposo. E tutti e due insegnano con umiltà di cuore, con spirito di mansuetudine e di dolcezza. Ma anche no : queste parole di Gesù non potrebbero risuonare sulla via di Dhamma perché il cuore del Buddha è talmente pervaso di lievità, da rivelarsi un cuore vuoto. Vuoto non certo in quanto chiuso, insensibile e freddo, ma tutto all'opposto nel senso di cuore ospitale, aperto e pronto a recepire ogni minimo evento di questo mondo, ogni minimo sospiro di dolore. Cuore compassionevole, equanime e benevolo, disponibile a comprendere il grande o il piccolo turbamento altrui, per lasciarsi attraversare da tale turbamento e poi però lasciarlo evaporare via, senza che alcuna traccia vi si deponga. Cuore arioso e vuoto, incline ad accogliere ogni lamento senza però lasciarsene turbare perché nulla - in un simile cuore - si sedimenta mai. Cuore sorridente di infinita dolcezza verso tutti, ma vuoto perché tale dolcezza è rivolta in modo equanime verso tutti e verso nessuno in particolare. Cuore buono, ma vuoto in quanto cuore senza preferenze, senza legami verso quella data persona o quella particolare cosa. Cuore contento, momento dopo momento, di trovarsi in un certo luogo, ma vuoto, perché sempre pronto a riprendere il cammino quando occorre, indifferente a nostalgie e rimpianti. Cuore amorevole verso tutti, ma vuoto perché mai " perdutamente innamorato" di qualcuno in particolare, al punto da dire : " Tu, solo tu, sei il mio grande amore ". (...)
Giampiero Comolli da La malinconia meravigliosa ( I discorsi del Buddha e di Gesù )