domenica 11 settembre 2022

COME UN PIOPPO INFERMO ( malattia d'amore )

 


                                                          La donna piange legno tenero..




PIOPPO INFERMO


Come un pioppo infermo, la donna

perde brandelli di pelle e di corteccia,

copre con antibiotici la sua ferita

e si chiede come sopravviva

a questa passione che brucia ciò che tocca,

questo succo di ortiche, quest'assenza

che infiamma i capezzoli, la peluria

del piccolo orecchio mite e proverbiale

che si è incendiato nel fuoco di volere

l'uomo che non c'è, il suo oblio

come una ferita lunga e inesorabile.

Sul corpo scottato, sull'albero 

che l'uomo ha penetrato col suo coltello

per incidervi lettere inconcluse

e lasciare un silenzio senza finestre

su cui - rotte - si schiantano le allodole;

la donna s'infuria, resiste

piange legno tenero, putredine

di farina assottigliata e senza setaccio.

Cosa importano le parole con cui egli fece

crescere il desiderio, il pioppeto?

Non c'è nulla da raccontare al cuore

se uccelli e rami sono stati spezzati,

se la sua assenza modificò in tossicità

la decomposizione del legno,

una nuvola di zinco irrespirabile

come un fungo che cresce nella corrente.


Come un pioppo infermo, la donna

dipinge il nome della sua ferita, si ossessiona,

inventa maledizioni, si stanca,

lamenta il suo legame, la sua radice

e perde la sua corteccia e le sue energie.

Putredine dell'albero sul corpo

è una forma amara dell'amore.




            Maria Angela Pérez Lopez   da    Poesie  ( Trad. di M. Filippi )



FLOR DEL CACAO & POEMAS DE ANA MARIA



                                                                  Riposa anima mia...




Non scrivi la poesia

ma la sua nostalgia

la sua intima penuria.



                                          ***


Riposa 

anima mia.

Lasciati sedurre dal silenzio.

Non è ancora finita

la notte.



                                       ***


Bisogno

di averti accanto a me

nella penombra

di una stanza

intatta.

L'uno nell'altra.

L'uno scordandosi

nell'altra.



                                       ***


La notte ancora

e tu così lontano.

Forse ti sveglieranno

altre albe

altre voci.

Qui le acque

hanno portato via tutto

tranne il tuo nome.



                                      ***


Mi rendi

quel sapore di ciliegio

il sentiero sulla collina

la cappella solitaria.

Mi rendi

il tempo

sul filo

di una spada.



                                      ***


In tempi di oscurità

concedici Signore

la parola accesa.




          Ana Maria  Del Re      Poesie tratte da raccolte diverse



sabato 10 settembre 2022

ELOGIO DELLA FOLLIA ( di Ercolani ) 1



                                                                   Vivaldi -  La Follia





TRA LIBERTA' E PRIGIONE


(...) Una normale  recettività alle sensazioni e alle emozioni scorticherebbe vivi. Una certa ottusità protegge, e consente la crescita dell'illusione. La necessità dell'illusione e del gioco combatte la " vera follia " stemperandone la tragedia. Il matto non gioca mai, ma edifica monumenti capovolti. L' artista gioca sempre, edificando gli stessi monumenti. Nessun folle inventa dal nulla il suo delirio, ma lo assembla pezzo per pezzo con i propri fantasmi misti agli eventi e alle cose della realtà, per riparare quella che resta la sua frattura insanabile : la vita come lutto della vita. Alcuni scrittori - il primo Buchner, con il suo racconto Lenz - hanno cercato di rappresentare la figura del folle come se questa potesse, per le sue caratteristiche di esclusione dal mondo e di veggenza interiore, ricordare la figura dell'artista. In parte è vero. Georges Braque osserva che l'artista, nell'attimo in cui rischia la malattia psichica, prova assurde esperienze, interne ed esterne, ma poi, nel momento successivo, un'ossessione gli si radica nelle dita, gli si imprime nella mente. E allora il pittore deve fare il quadro e liberarsene, oppure muore. Insomma, l'arte non può sottrarsi ai suoi incubi mentali, ma da questi deve estrarre il suo quadro - il suo limite. Liberarsene. Poi, a opera finita, ricominciare a farsi possedere dall'incubo successivo. Nessuna arte ha una fine reale, ma solo una serie di piccole vertigini, di catastrofi e approdi, utili solo per ripartire ancora, riprendere fiato, rinnovare il rito. Interminabilmente. Solo quando si sa che ( la scrittura nasce quando non si sta né troppo bene né troppo male- Lorenzo Pittaluga ), solo allora è possibile dire  la sofferenza con parole che la evocano ma non la mostrano, la nascondono e la rivelano .  (...)



              Marco  Ercolani   da   Galassie parallele



ELOGIO DELLA FOLLIA ( di Ercolani ) 2

 

( ...) Non occorre sprofondare irreversibilmente   nelle proprie immagini psichiche. Questa esperienza estrema può procurare un dolore intollerabile e diventare una follia senza ritorno, che non consentirebbe al viaggiatore di assolvere al suo preciso dovere : il racconto del viaggio. Ogni discesa agli inferi - ogni domanda che cerca se stessa senza soluzioni previste né risposte già formulate - è tanto assoluta , nel trovarsi il proprio mondo interno di immagini, simboli, analogie, quanto relativa nel definire il tempo preciso e limitato dell'esperienza. Difendersi dal pericolo di cui scrive Emily Dickinson : " Poi un'asse si spezzò nella ragione/ e io precipitai sempre più in fondo", è seguire le parole prudenti dello psicanalista Donald Winnicott : " Se il viso materno è privo di risposte, allora uno specchio è una cosa che si può guardare ma che non si deve guardare fino in fondo ", senza dimenticare, come azzardo iniziale, il consiglio di Hermann Melville : " Preferirei essere folle piuttosto che essere saggio... mi piacciono tutti gli uomini che si immergono. Qualsiasi pesce può nuotare fino alla superficie, ma ci vuole una grande balena per scendere cinque miglia e oltre...Fin dall'inizio del mondo, i palombari del pensiero sono tornati con gli occhi iniettati di sangue ".  (...)



            Marco Ercolani  da   Galassie parallele



venerdì 9 settembre 2022

IL POTERE DELLO SGUARDO

 


                                                        I fiori si mutilano come i sogni...




TEMPO DI SILENZIO


Temo di svegliare la luce

il fianco annerito della notte

l' assenza nelle mie pupille

la luna profonda nel vuoto dell'armadio

la deformazione delle ombre

il giudizio ritardato

e il sussurro delle labbra nelle mie orecchie.


Temo il risveglio dei tuoi occhi

sotto un cielo diverso

estraneo a tutte le catastrofi.



                                        ***


AZZURRO OLTREMARINO


Forse provieni da un passato

dove i pittori triturarono i tuoi occhi

per dare un pigmento al sacro.

Forse il tuo sguardo

continua ad essere una pietra

troppo dura

per il mio pennello.

Ma la tua divinità corrotta

non merita il falso onore

che si rende sugli altari.

La mia goffa mano

plasmerà un dio più umano

gli darò come nome

il colore delle tue pupille

e capirà che nell'abisso

è possibile la bellezza.



                                        ***


STAGIONE


Sarai l'eterno

le mani trasparenti della pioggia

del tempo le tenebre

deserto nelle parole.

La primavera comincia nella luce

e i fiori si mutilano

come i sogni.



                                       ***


ANTIGRAVITA'


Ci siamo detti addio

per non addossarci il nome di traditori

e la nostra condanna è stata ballare con la menzogna.


Ci siamo lasciati cadere come mele

e abbiamo conosciuto il dolore

di scavare buche

per essere i ventri fecondati dalla pioggia.

Ci tocca adesso la battaglia - sfidare il principio di gravità -

come un piccolo seme

aprire il cuore della terra

e spingere il nostro sguardo al cielo

fino a baciare la luce.



                                      ***


DELLE COSE CHE AMO


Amo la determinazione della pioggia

che cade con violenza

perforando il silenzio delle pietre.

Il sacrificio del fiume

che affida la sua dolcezza alle braccia del mare.

Amo la mano che impugna la penna

per tradurre la scrittura del nemico

e l'irreversibile amnesia dello specchio

perché il suo riflesso si scorda sempre di me.

Ma soprattutto direi

che amo il coraggio di quegli occhi

che non sanno tacere l'amore

condannato a un'esistenza segreta.



                                          ***


ALFA E OMEGA


Inventami ancora l'origine

dove cadono tutti gli dei.

Ingoiamo il sole fino a spegnerlo.

Buco nero sia il mondo :

una domanda

che non abbiamo mai fatto.




     Marisol  Bohorquez Godoy  da  La forma del vuoto ( Trad. di G. Darconza )




giovedì 8 settembre 2022

LE STANZE DI MAURIZIO E QUELLA DI GINO



                                                      Ho scelto la stanza della prima volta...



" L' ultimo libro di Maurizio Evangelista è suddiviso in quarantotto stanze, tutte di numero dispari. La parola stanza si collega direttamente a un luogo di dimora, a una possibilità di alloggio. Ma nella metrica italiana è un altro nome per definire la strofa. Dal vocabolario : " questo significato, che si collega direttamente all'accezione originaria di " fermata", deriva dal fatto che la strofa o l'ottava, racchiudendo un senso compiuto, comporta alla fine una pausa, un riposo, che ne costituisce la caratteristica ".

Viene spontaneo pensare che in questo caso la parola " stanze" alluda e derivi, sia dall'esperienza lavorativa dell'autore ( che si realizza appunto in un albergo ), sia alla sua frequentazione con la poesia. Non a caso il libro si apre con un check- in e si chiude con un check - out. Dunque esiste una sorta di unità di luogo che fa da scaturigine ai versi e alle microstorie, agli embrioni di racconto che si lasciano scorrere come attraverso una fessura, uno spiraglio di porta ".  (P. Polvani )





STANZA 107


lui mi afferra e mi dice

il cielo sta così bene con le tue scarpe della domenica.

è vero gli dico

le indosso solo per te


in questa luce alta e drammatica

che filtra il pomeriggio.



                                  ***


STANZA 129


non ho figli della mia età

da far uscire sul davanzale col bel tempo


guardo il mio compagno come guardavo mio padre

come se fossi suo figlio

e lui mi assomigliasse


sarò sempre un bambino

affacciato all'età di qualcun altro


se indovinassi quanti anni ho

sarei già padre di me stesso.



STANZA 315


ho scelto la stanza della prima volta

quella con la poltrona rotta al terzo piano.


per la carta da parati 

e la vasca da bagno

non vale una sega.


per il modo in cui l'hai guardata invece

ho salvato il suo numero in rubrica.



                                     ***


STANZA 325


ogni mattina mi porto il nome fuori


e controllo di aver chiuso bene la porta

e di avere quarant'anni.


il mio vicino getta da mangiare ai gatti


e sono anni che non conosco il suo nome

e che saluto i gatti.


quante cose un'abitudine


una chiave certo

l'ombra che segna l'indirizzo del pranzo

per qualcuno


ma il nome soprattutto

che non serve per conoscere un uomo.



                                        ***


STANZA 405


dovremmo crescere ogni anno di due centimetri e mezzo


crescere in primavera e sul finire dell'estate

allargarci la chioma formare

sottili anelli anno per anno


avere l'interno cavo

e quel peso non ancora nostro


con tutto quello che fuori

è dentro siccità.



                                    Maurizio Evangelista  da   Mr. Me



mercoledì 7 settembre 2022

IO SCRIVO NELLA TUA LINGUA

 


                                 Di tutto questo naufragio si salva forse un bambino...




I POLAROID


mi guardi dalla fotografia

ma io non so scrivere nella tua lingua

di cosa si chiamava bambino

ed era viaggio di vento, irruzione

nel nuovo giorno, il calendario

scandalo

incontrarti oggi in uno specchio di carta

mi ha fatto tremare le mani

perché ti ostini ad accompagnarmi di nascosto

all'uscita di ogni galleria

quando insieme per la sorpresa ridiamo

di fronte a un'improvvisa voragine di luce.



                                       ***


DURANTE IL NAUFRAGIO


di tutto questo naufragio si salva forse un bambino

che seduto sul pallone

nelle pozze dell'asfalto

vede riflesso il cielo come un canto

se potessi gli direi guarda che sei ancora in tempo

saltala quest'acqua

ora che è solo una linea

girati, e guardala come s'ingrossa

l'onda alta delle nubi sui palazzi

e come mi chiude gli occhi, adesso

e come sfuma la risata

di te che corri, e della

polvere.



                                          ***


OGNI VOLTA CHE RITORNO


ti avvolgo 

in uno spargimento di silenzio


guardo il vento attraversarti, come un

fiume, caduto

fra i disegni delle urla nella pelle


così ci teniamo nel vuoto

dove le pareti quando crollano

non fanno alcun rumore


e il guscio vuoto dell'insetto

la città sommersa

abitiamo.



                                      ***


MADRE


non è corretto

e non è poesia

raccogliere un dolore

per scrivere parole

se stai piegata in due dentro la stanza

al primo piano della casa abbandonata

mentre urli al bambino

che scappa, e cade per le scale, e si nasconde

nel buio ascolta

il latrare del tuo male

che sfonda il tetto.



                                      ***


ALLENARSI A DIMENTICARE


mi aspetti in cima alla salita

dove finisce il bosco

e la luce inizia

a scolorirti


mi mostri una coda di lucertola

che si muove ancora

e dici tanto poi gli ricresce

come noi

insistiamo a vivere

quello che perdiamo


e subito cadi fra le cose

che accettano di arrendersi


perché solo quello che si spegne

risplende.





                Massimiliano  Damaggio  da   Io scrivo nella tua lingua



                                        

martedì 6 settembre 2022

LEONARDO : TUTTO L'AMORE

 


                                                     Ti duole ancora d'avermi creduto...




Tu cercavi un compagno. Ti duoli

ancora d'avermi creduto.

A  notte - tardi - tu resti sola,

mi gridi un saluto, mi guardi

sparire con dolore sulla strada antica.

Pesto gli acini di mica sul pietrisco

della collina ( e le siepi son folte di baci

sulle dita ).


Chi ama non riconosce, non ricorda,

trova oscuro ogni pensiero,

è straniero a ogni evento.

Mi sono accorto più tardi

di tutti gli anni che l'aria 

sul colle è già più leggera,

l'erba è tiepida di fermenti.

Dovevo arrivare così tardi

a non sentire più spaventi,

pestar aride stoppie, scavare

secche murate, coprire la noia

come uno specchio col fiato.

Sono un uccello prigioniero

in una gabbia d'oro. La selva

variopinta è senza colore per me.

L' anima s'è trovata la sua stanza

intorno a te.



                                           ***


Ci piace l'aria sfatta

la derelitta quiete sulla plaga;

il volo basso degli uccelli migranti

tra ceste di alghe, lacere

spoglie di velieri.

Oltre il labile vespro

qui sostano gli amanti pellegrini

dove ogni sera una fioca

speranza li trascina di là

dai ponti a una riva di acquitrini,

passeggeri sospinti senza requie

sulle arene impassibili.



                                    ***


Una pioggia di cenere, il bagliore

dei fari sulle piante semprevive :

questa sera più tenera ti serra

la querela di parola perdute

a un caro braccio, a un'ombra

che t'avvicina. Al buio

stenti a trovare la traccia

d'una strada sepolta e una pervinca

nel fumo della nebbia; raso

terra una luce pungente

spunta ai bordi del salvagente.



                                         ***


Spuntano gemme dai salici appena

estinta è la luna di dicembre.

Di là dal colle non potrai tornare

in quest'aria delusa sulle braccia

che luce come il sale.



                                           ***


Si fatica per anni

a sciogliere i nodi

a dare un'immagine

favolosa e una ciocca

illeggibile di segni perduti.




                     Leonardo  Sinisgalli   da   Tutte le poesie




lunedì 5 settembre 2022

I MODI INDEFINITI DI FEDERICA

 


                                             Come foglie le settimane sfuggono dalle mani...





In formazione. Essere veloci tempestivi

non aspettare la fine dell'estate, tagliare

tagliare, quei fiorellini : belli da guardare però

s'ha da fare : recidere, recidere. E  poi dimenticare

tutto, tranne che giugno tornerà : aspettare.



                                           ***


Come foglie le settimane

sfuggono dalle mani

di chi pensa di averne troppe.

Persino il caffè viene su in fretta,

lo prendiamo e fugge la vita.

Resta solamente la polvere

sugli oggetti silenziosi in casa mia.



                                           ***


E' un lento sollevare mattutino. Non so mai

dove - durante la notte - la moka s'è spostata

verso quale destino, di credenza o lavello

e con lei lo strofinaccio e il barattolo

del caffè. Mi dicesti : c'è un rimedio, un metodo

per ritrovare le cose : cioè non usarle. Tutte

disporle insieme, come un sacrificio, e così

( mi avvisi ancora ) ritroverai i biscotti insonnoliti,

e la mia pace all'apertura degli occhi, nell'attesa

calma dell'infusione del tè quando ancora

intorno a me ogni cosa sonnecchia beata.



                                          ***


Alla fine di tutti i grandi discorsi

filosofia analisi e sproloqui

ciò che vogliamo ruota attorno

a quei verbali modi indefiniti

che non imparammo mai bene a scuola :

amando essere amati!

Ci avessero avvisati prima,

li avremmo preferiti a quella rima cuore

amore che imbarazza ancora tutti, senza mai

soddisfare il proprio autore.



                                    ***


Ho comprato degli occhialetti nuovi :

spero di non vederti più.

La montatura è fine il colore tenue

ma non temo con loro indosso :

i moscerini d'estate l'inverno

il vento e neanche te.


Per questo li ho voluti antiriflessione.




                      Federica  Gallotta   da       Modi indefiniti



sabato 3 settembre 2022

LA TRISTA PENA DI UN CUORE



                                                               Tu vendi il  cuore...



CUORE


Alcuni vendono il proprio sangue. Tu vendi il cuore.

O quello o l'anima.

Il difficile sta nel tirare fuori quella maledetta cosa.

Una specie di movimento a spirale, come sgusciare un'ostrica,

la tua spina dorsale un polso

e poi, oplà, è nella tua bocca!

Quasi ti metti in subbuglio 

simile a un'attinia che espelle un sasso.

C'è  un rumore rotto, un chiasso

d'interiora di pesce in un secchio,

ed ecco, un enorme e brillante grumo rosso intenso

di un passato ancora vivo, tutto intero su un piatto d'argento.


Viene fatto passare. E' scivoloso. Viene lasciato cadere,

ma anche assaporato. Troppo scadente, dice uno. Troppo salato.

Troppo aspro, dice un altro, con una smorfia.

Ognuno è un buongustaio istantaneo

e tu ascolti tutto

in un angolo, come un cameriere appena assunto,

la tua mano, diffidente e capace nella ferita nascosta

sotto la camicia e nel petto,

con timidezza, senza cuore.




                  Margaret  Atwood    da    La porta ( Tad. di E. Rao )



venerdì 2 settembre 2022

LA SINDROME DEL DISTACCO DI CUCCHI

 


                                                                 Ci si abitua... è normale...




Ci si abitua, è... normale. Si gode

di una sopravvivenza minuziosa,

di un farcela giorno per giorno, strappando

ogni giorno come un frutto, come

un regalo in più da far fruttare.

Prezioso, inestimabile, ed è solo un giorno

sottratto al proprio nulla.

In una città deserto per filosofi.



                                         ***


La pietà che ci insegue

è una lametta nel miele.

Noi ci specchiamo avviliti,

fratelli commossi, animali,

tenui bestie tenere e feroci.


Io lo so che si piange

per quel buco rosso finale,

per un taglio che passa la schiena

o per gli occhi annebbiati,

per le penne  arruffate.


Siamo buoni per l'altro,

pallidi e scarmigliati,

e neppure sappiamo

se è per lui o per noi

che ci feriamo.



                                            ***


L' epilogo quale che sia non conta. Mai.

Così il meccanismo, la banale trama. Conta

l'insistere virtuale sulla scena,

la rapsodia sparsa e sempre minuziosa

delle circostanze. Poi


perdo l'orientamento, senza paura,

certo, ma deluso, e il dito,

d'improvviso impaziente, torna

curioso a muoversi, a grattare,

prima di depositarsi ormai stremato sull'atlante.



                                     ***


Perché non è economico il reale,

mentre cerchiamo in un estremo

patetico conato di ricrescere

verso l'abisso, ottusi, scossi

dalla sacra idiozia della moneta.

Mi basta, animale e individuo

come sono, la più modesta

resilienza del soggetto.



                                        ***


Sono tornato principiante

e lo considero il mio solo privilegio.

Godo, infatti, di un presente che sorride

aereo a una nuova idea di movimento,

di apertura a un possibile futuro.




                     Maurizio  Cucchi   da   La sindrome del distacco e tregua



TEL QUE C'ETAIT ECRIT

 


                                              Lei è innamorata ma trattenuta da un silenzio...




Lei è innamorata

ma trattenuta nella luce

con me

da un silenzio

di cui non so nulla

se non che sarà il solo

dopo di noi

ancora in vita.



                                                ***


Tu sai che sempre

uno tra noi

si assenta

per abitare la luce

la lingua

poeta o manovale

convitati di una parola

illuminata.



                                            ***


La dimora non si realizza

che in cielo

o tra i cammini.

Amo questa piccola pietra

che servirà

lasciata nelle mie mani

per qualcuno

sulla strada.



                                                ***


Scrivere

come se arrivassi dal nulla

come se la mano

nella notte

avesse riconosciuto l'asino

il suo tesoro di paglia.



                                           ***


D' altre giornate :

si continua si avanza

nel bosco invernale

come in un racconto

d'astinenza.




                 Thierry  Metz   da   Tel que c'est d'écrit ( Trad. di M. Lecomte )



giovedì 1 settembre 2022

I PICCOLI ACCORGIMENTI DI RAFFAELA

 


                                                                        Fa' la tua parte...




Ti dirò

di noi

sarò precisa

com'è preciso il richiamo

di un piccolo animale.

Per le parole serie

chiederò

materia al volo.

E  per l'infinito

che le sperde

non molto :

il buio

del gioco

tra il folto dei rami.



                                         ***


Vieni

sui miei possedimenti

nell'abbaglio delle falci

sui terrazzamenti

dei più arditi pensieri

sulle distese contigue

del tempo a noi più simile.

Rendimi fruibile

accendi queste caviglie

non guardarmi.

Fa' la tua parte, credimi

anche se dico una bugia

e nel goderti mi approprio

di una bellezza non mia

che la vita mi dà

come un'altra terra ignota

al marchese di Carabà.



                                         ***



PICCOLI ACCORGIMENTI


Deglutisci

se ad alta quota

un antico vuoto

fa male.


Quando indivisa 

è la notte

non la spartire

neppure con l'amore

guardala

da sotto

cercane l'odore

di scura mammella

- nessuna patria

nessuna risposta -

solo una lenta

animale

suzione di stelle.


E vedrai


un giorno

la notte finisce.


Deglutisci.



                                    ***


Stai attento

quando con me giochi

al dono e al furto.

Ho l'impazienza

della scellerata

ma sono felice e rassegnata

come chi sa

di essere impigliata

a morte

nell'eternità.



                                   ***


Sono il tuo tornante.


Faccio sbandare


chi verso te


arriva in fretta.


Sono la tua vetta.


Per l'audace sognatore


- pronto il dirupo.


Tu sei il mio padrone


ma io la vincitrice


sul battito più cupo.



                                     ***


Sii il flettersi


che attornia la visione


e sul labbro la ritrova


la ripete.


Sii la sete.




                              Raffarla  Fazio  da  L' ultimo quarto del giorno



LA STELLA PROMESSA DI CORRADO & ANTONELLO

 


                                                            L' ultimo pensiero della sera...




VENERE


L'ultimo pensiero della sera

il primo pensiero del mattino.


E in mezzo la notte,

sciabica oscura d'angosce acquattate,

la notte che equipara l'est all'ovest

e tuttavia non colma le distanze.


La notte

questa notte ricorrente

che rende improponibile il presente

perché ha ancora il passato da smaltire.



                                         ***


RETROGUSTO


Persistente è l'amaro

che il dolce troppo dolce lascia in bocca.


Stordisce più del vino fissare

il cielo estivo dall'alba al tramonto.


Sto bene attento a non aprire gli occhi

e a non allungare la gamba:

si risente per anni l'assenza -

- presenza dell'arto amputato.


Tutta l'acqua del mare non placa

la sete a chi non la può bere.


Lungo è il bisogno d'amore

in chi t' ha amata.



                                     ***


T' AMO DI DUE AMORI


T' amo di due amori


eppure è a senso unico la freccia

che oscuramente segna la mia via.


T' amo di due amori :

mi sono accorto che c'era un crocevia

solo dopo averlo oltrepassato.


Vengo a te come l'acqua in pendio


ma ancora mi fai andare in extrasistole

quando più credo di sentirti mia

e poi mi ritrovo in stand by.


Così due scenari alternativi

s'aprono a uno stesso navigante

sotto la volta accecata dal sole

e oltre la calotta scoperchiata

- la notte, col vitreo illimpidito -

all'ultrarealtà delle stelle.


T' amo di due amori


e amo dunque due donne, anche se

non ho altra donna all'infuori di te.


T' amo di due amori - è vero -


e se ne sovrappongono le impronte

come due rette possono passare

per uno stesso punto se a tracciarle

è la mano incosciente di un dio.


Ma c'è nell'amore un doppio senso

per decifrare il quale manca il tempo

finché il dolore non fornisce la chiave.



                                          ***


DUALE


Alla notte

anche questo giorno si consegna.

Come la notte al giorno

come il giorno alla notte mi manchi.



                                       ***


INSULTO


Pesante come un insulto

il tuo silenzio.



                                     ***


PASSWORD


Abbassa le difese immunitarie

contro l'amore

l'averti consegnato la mia password.




                       Corrado Calabrò   da   La stella promessa




L' AMORE DI JOSE'





                                                             Di che seta son fatte le tue dita...



INVENTARIO


Di che seta sono fatte le tue dita

di che avorio le tue cosce lisce,

da quali altezze al passo tuo è giunta

la grazia di camoscio con cui passi.


Da che more mature hanno spremuto

il gusto un po' asprigno dei tuoi seni,

da che India il bambù della tua cintola,

l'oro degli occhi tuoi da dove viene.


A quale ondeggiar d'onda vai a cercare

la linea serpentina dei tuoi fianchi,

da dove nasce il fresco della fronte

che dalla bocca sgorga quando ridi.


Da che boschi marini s'è staccato

il ramo di corallo delle vene,

che profumo ti annuncia quando vieni

a cingermi di brame nella notte.



                           José Saramago   da   Poesie




mercoledì 31 agosto 2022

L'INSONNIA DI CLARIBEL



                                                                 E' ora di migrare...




 

INSONNIA


Non smette la mia mente

di ammucchiare rifiuti

che invadono me

la mia poesia

il mio universo

e non mi lasciano

prendere sonno.

Come fare

per estinguerli

per lavare la mente

e tornare alla pace?

Non ce la fa il pianto

né la preghiera

neppure tu.

E' ora di migrare

confondermi con la terra

e dissolvermi.



                                        ***

LA TRAPPOLA


Mi serve una trappola

una trappola in cui il tempo

si distorca

e in pace ci lasci

camminare nel presente.



                                            ***


VEGLIA


Fiorisce il tuo ricordo

nella mia veglia

e all'improvviso

il tuo profumo

si innalza come un dio.



                                           ***


AL MIO BALLERINO SUFI


Sono cucita

all'orlo del tuo mantello

mi sollevi

mi butti giù

giro con te

giro

e ad ogni nuovo giro

più forte

mi abbandono a te.



                                      ***


TESTAMENTO


Vi lascio una scala

traballante

incompiuta

con qualche scalino rotto

alcuni marci

e più di uno

intero.

Riparatela

mettetela in piedi

saliteci sopra

salite

fino a toccare la luce.




                 Claribel Alegria  da  Voci ( trad. di Z. Zingone )



martedì 30 agosto 2022

I TORMENTI DELLA CATTIVITA' PER ANTONIO

 


                                                      Te l'aspettavi di vivere in un'altra vita?




Solo una volta ho visto piangere

 mio padre, una sola al principio

della sua tenebra e mai più.

Piangere come piange chi si oppone

da solo alla vita che si disfa

inclemente, ormai paurosa.

Nessun armistizio nella discesa

nessun risanamento a portata.

Solo io che mento sul futuro.



                                         ***


Oscuramente so

che il posto dove sei adesso

è qui, nella mia camera da letto


a picco sul Prato di sotto

e sulla valle dove i nostri morti

erano vivi prima di noi.



                                           ***


Ora oscuramente 

sento che il tuo corpo non è solo

quello che tra i vivi dicevi corpo


ma come tra i morti si dice stare

sospeso tra infimus e futurus

qui nella camera dove sei morto.



                                           ***


Alla fine, lui non la voleva più.

Era solo intenerito dal fulgore

di lei nuda, sbiancando ormai

rimorsi, godimento e fine.

Come altre volte, aveva sentito

il tempo passargli avanti e le cose finire

senza doverlo dire davvero.

Brutta cosa la viltà, aveva pensato.



                                         ***


Ti aspettavi di vivere in un'altra vita?

Come se l'abitudine non fosse stare

tra i debiti e le gemme...


non fosse così o se con me tu fossi

davvero cattiva

non l'avresti detto, compatendomi

"  non sei fatto per le cose leggere".



                                          ***


C'è chi fa come fanno i serpenti

e lascia intera la pelle dalla testa

alla coda per tornare prima

di ogni adulta tribolazione

- mi avevi detto una sera dal cuore

del tuo assedio privato.

Magari non sarà felice, ma forse

spensierato, almeno un po'

- avevi aggiunto con pudore.




                 Antonio  Riccardi   da   Tormenti della cattività