martedì 21 settembre 2021

POESIE PER UN CORPO

 



                                    E' di un'essenza l'amore, che si corrompe parlando...



" All' amore si devono chiedere solo istanti, che davvero equivalgono a un'eternità ", così confessava Luis Cernuda due anni dopo aver concluso le " Poesie per un corpo", che rappresentano il retaggio poetico di una breve ma intensa storia d'amore con un giovane messicano di nome Salvador. L'incontro era avvenuto nel 1951 allorché il poeta - in esilio dal 1938 come tanti altri poeti spagnoli della sue generazione - dopo aver vissuto in Inghilterra, in Scozia e negli Stati Uniti, ritrova in terra messicana il sapore mai sopito della sua lingua e decide di trasferirvisi. La permanenza in Messico si protrarrà sino alla morte, anche la la sua storia d'amore avrà un epilogo infelice. A questa stagione tuttavia si ascrivono le intense poesie di questa raccolta, vero e proprio canzoniere d'amore e intensa celebrazione della passione, che rappresentano uno dei momenti più alti della poesia di questo autore.




IV  OMBRA MIA


Lo so che questa immagine

 fissa nella mia mente

non sei tu, ma l'ombra

dell'amore che è in me

prima che il tempo cessi.


Mi appari ora visibile amore mio,

da me dotato della stessa grazia

che mi fa soffrire, piangere, disperare

di tutto a volte, mentre altre

mi fa toccare il cielo ancora in vita,

provando le dolcezze riservate

solo agli eletti di quell'altro mondo.


E malgrado lo sappia, penso poi

che senza te, e il raro

pretesto che mi hai dato,

l'amore mio, che è tenero là fuori,

oggi dentro di me sarebbe ancora

addormentato e in attesa

di qualcuno che infine, al suo richiamo,

di gioia lo facesse palpitare.


Allora ti ringrazio e dico:

per questo venni al mondo, e ad aspettarti,

per vivere di te, come tu vivi

di me, anche se non lo sai,

di questo amore mio così profondo.



                                          ***


V  L'AMANTE ASPETTA


E quanto ti importuno,

Signore, supplicandoti di rendermi

chi ho perso, chi già altre volte ho perso

e tu mi hai ritrovato, tanto che non mi sembra

possibile tenerlo.


                                                      Ancora invoco

la tua compassione, perché è la sola

cosa ch'io voglia, e tu il solo aiuto

su cui possa contare.


                                                      Ma pregandoti

così, comprendo che è peccato,

occasione di peccato ti chiedo,

eppure non resto in silenzio

né mi rassegno infine alla rinuncia.


Tanti anni vissuti

in tedio e solitudine, in povertà e tedio,

hanno portato adesso a questa gioia,

per me così profonda, che ormai posso

giustificare grazie a lei il passato.


Per questo insisto ancora, per questo a te, Signore,

di nuovo vengo, tremante ma certo

che se sono blasfemo mi perdoni:

riportami, Signore, chi ho perduto:

è l'unico per cui io voglia vivere.



                                           ***


VI  DOPO AVER PARLATO


Non riesci a stare zitto

sul tuo amore. E forse agli altri

importa? Se hai esultato

in silenzio, ora in silenzio


soffri, ma non dire nulla.

E' di un'essenza l'amore

che si corrompe parlando:

nel silenzio prende vita,


di silenzio si alimenta

e col silenzio si chiude

come un fiore. Non parlarne,

soffrine dentro, ma muto.


Se morirà, con lui muori,

se vivrà, vivi con lui.

Fra morte e vita taci,

non ammette testimoni.



                                          ***


IX  DA DOVE VIENI


Se alle volte ti sento

parlare di padre, madre, fratelli,

il pensarli non vince la sorpresa

che l'esistere tuo abbia origine in altri,

sia in altri ripetuto,

quando unico mi appare,

creato dal mio amore; come l'albero,

o la nuvola, o l'acqua

che stanno lì, ma sono

nostri e vengono da noi

perché una volta li vedemmo

come nessuno mai li vide prima.


Un puro sapere ti ha dato vita.



                                             ***


XVI   UN UOMO COL SUO AMORE


Se tutto fosse detto

e fra noi due il conto

si saldasse, avrei ancora

con il tuo corpo un debito.


Perché chi può dar prezzo

a questa pace, perso

in te, che le mie labbra

dalle tue labbra sanno?


In tregua con la vita,

non sapere, voler nulla,

né sperare: tu qui

e il mio amore. Mi basta.


Tu e il mio amore,  e guardare

il tuo corpo che dorme

all'alba. Così guarda

un dio quel che ha creato.


Ma il mio amore è impotente

se il tuo corpo non vuole:

dà solo forma a un mito

nella tua bella materia.




                       Luis  Cernuda    da   Poesie per un corpo ( Trad. I. Cermignani )



lunedì 20 settembre 2021

ARMATO DI VITA

 


                                              Giuro sarò roccia contro il fuoco e il gelo...




Anche oggi ho combattuto.

Armato delle mie debolezze

e delle mie paure,

 dei miei desideri

e della mia ostinazione.

Ho combattuto contro la vita,

per la vita.


La conquista è questo sonno buono,

fondato su questo materasso di granito

come il tempio

sullo stilobate.


Senza sogni.



                                Daniele Barni         Inedito



VIOLINO TRISTE PER ZAGAJEWSKI




                                                      L' amicizia è la prosa dell'amore...





KARDAMILI


Galczynski in un campo di prigionieri:

pio come mai prima e dopo allora.


Cosa può fare qualcuno che è poeta -

nell'esercito, nell'ospedale o nel mondo?


I profughi della Siria affondano nel mare

o soffocano in camion frigoriferi.


A Kardamili sulla strada maestra giaceva

una gatta uccisa ( per poco non le finisco addosso )


- e perché avevo tanta pena per lei,

come se avessi perso uno dei miei cari.


Siamo al sicuro, nascosti

in scatole di cemento, nell'angoscia.


Soffia il vento del Nord, il meltemi,

i fichi cadono sulla bocca crepata della terra.


                        (  Settembre 2015 )



                                       ***


CHARLIE

( in memoria di C.K. Williams )


Charlie dichiarò una volta s New York

saremo amici - e fummo amici

per trent'anni.


Era impaziente, a volte autoritario

ma sapeva che solo la delicatezza unisce.

Alto, dal volto di un nobile spagnolo.


Tutti i giorni - al mattino - entrava nel suo laboratorio

come un operaio in una vigna, armato

delle grandi forbici dell'immaginazione.


Lavorava lentamente, spesso trascriveva

le poesie - come per estrarre , dalla prosa

densa di sintassi, un verso d'incanto.


A prima vista poteva sembrare poco poetico.

Suo padre vendeva frigo e tv ma a lui

giunse un messaggero mormorante.


Nelle vacanze estive, vicino a Lucca, si alzava presto

e in giardino, in una bianca djellaba marocchina

sgobbava su un computer nero.


Sua nonna gli aveva detto che venivano dall' Austria,

ma era nata a Leopoli e prima di Ellis Island

si chiamava Grabowiecka.


L' amicizia è immortale e non ha bisogno

di molte parole. E' paziente e serena.

L' amicizia è la prosa dell'amore.


Quattro giorni prima della morte, era steso sul letto, smagrito

come un prigioniero di Auschwitz dai grandi occhi scuri.

Attendeva la liberazione.



                                         ***


IL POEMA CHE DA SE' DEDCE UN MONDO


Ogni poesia, anche la più breve,

può trasformarsi in un poema che da sé deduce un mondo,

sembra che potrebbe persino esplodere,

perché ovunque si nascondono smisurate

riserve di meraviglia e ferocia e pazienti

attendono il nostro sguardo, che le può liberare

e sviluppare, come di sviluppa un fiocco di strada d'estate -

solo non sappiamo cosa prevarrà, e se il nostro ingegno

reggerà il passo di una così ricca realtà ;

e quindi - per questo - ogni poeta deve parlare

della tonalità del mondo; purtroppo non siamo

abbastanza attenti, le nostre bocche sono

strette e centellinano le immagini, come

l'avaro di Molière.



                                            ***


TERRA


Alcuni parlavano polacco, altri tedesco,

solo il pianto era cosmopolita. Le ferite

non si cicatrizzavano, serbavano lunga memoria.

Il carbone luccicava come sempre.


Nessuno voleva morire, ma la vita era più dura.

C'era molta estraneità; l'estraneità taceva.


Eravamo arrivati come turisti, con le valigie -

restammo più a lungo.


Non appartenevamo a quella terra,

ma magnanima ci accolse -

vi accolse entrambi, uomo e donna.



                                             ***


ESTATE '95


Era l'estate sul Mediterraneo, ricordi?

vicino a Tolone, un'arida estate, entusiasta

entusiasta di sé, che parlava uno strano dialetto, e noi

capivamo solo brandelli di salate parole;

era estate nella sghemba luce della sera, nelle pallide

macchie delle stelle, la notte, quando taceva il brusìo

di innumerevoli fatui discorsi e solo il silenzio

aspettava la voce di un uccello sonnolento,

un'estate nella quotidiana esplosione del meriggio,

e le stesse cicale si sentivano mancare, un'estate

in cui l'acqua azzurra si apriva ospitale, così ospitale

da farci scordare le anfore giacenti

da migliaia di anni sul fondo del mare, nell'oscurità,

nella solitudine; era un'estate, ricordi?

le foglie sempreverdi del ligustro ridevano,

era luglio e facevamo amicizia

con quel giovinetto gatto nero

che ci sembrava così intelligente,

era la stessa estate in cui a Srebrenica

venivano uccisi uomini e ragazzi;

innumerevoli, secchi gli spari

e certo c'erano un caldo torrido e la polvere

e le cicale, terrorizzate a morte.




  Adam  Zagajewski  da   Guarire dal silenzio ( Raccolta antologica a cura di Marco Bruno )



BUON LUNEDì IN MUSICA...





 Composizione di Francesco Corbetta ( 1615- 1681, considerato uno dei maggiori virtuosi del suo tempo ) tratta dal volume " La Guitarre Royalle" del 1671.




                                                  frida



domenica 19 settembre 2021

LE NEBBIE DI PIERLUIGI



                                              Ronza la nebbia e si rapprende alle cose...




Giovane, giovanissimo - e son vecchio-

fermo a guardare novembre che corre

mi cerco e mi trovo - fuori è uno specchio-

prato che muore in faticoso stuolo.


Vedo e vivo da due diverse età

( povere braccia, braccia nazarene

che un refolo rabbioso può schiodare 

e abbandonare a carità terrene)


e se, per un momento colgo il volo

perso a perdermi in nuvole di suono

un turbine perifero mi assale


e mi vince a viver quel che sono;

non più che un bambino, un vecchio ignaro

precipite Lucifero. Mortale.



                                        ***


Vé che ronza la nebbia e si rapprende

alle cose e ai corpi coma fango

o come pastura che al risveglio

rende in bocca l'amaro del mattino.


Battono ombre nel niente cinerino.

Incerto come quegli incerti veglio :

loro vagano in alto sciolti in file

in cerca di una torre o un campanile


io resto; stanco di scuoterti invano,

stanco di muovermi invano, non piango

- meglio lasciarmi apatire - ma tu


che resti altero, in piedi come un bronzo

china una volta il capo, guarda attorno

e dì se è sole o notte questo giorno.



                                            ***


Non tace, parla di distanze estreme

questa casa prossima a una svolta:

io l'ho vista per la prima volta

sotto i cieli torbidi e umidastri.


Questa casa non ha damaschi ricchi

alle pareti, ma calcine e tetri

ragni che ad ogni spiffero fibrillano

come fossero stelle velenose.


Questa casa contadina mi parla

da ogni cavità, dalle imposte smosse

dalle grondaie slogate, dalle crepe


e da ogni altro indizio di scomparsa.

Questa casa è l'eterna domanda

della grande umiltà che è la memoria.



                                             ***


Stanca la gola - è stanca di gridare -

per la bimba sbandare in giravolte

- come un'ape - la sua felicità

è cantare, perché non sa morire.


E sempre vola, benché bruna, i prati:

li imperla con polline leggero.

Poi, se uno guarda, se le parla,

lei si arresta stupita e per stupire


riparte, si riaccende in nuovi fuochi.

Così come la guardo io è vicina

pure lei non sa, alta sui ricordi


lei vive nel presente: per cantare.

Guardarla ancora? So che ad ascoltarlo

il cuore torna pompa muscolare.



                                            ***


" Ho letto delle pagine in cui Goethe

scrisse d'aver lentamente accumulati

dei piccoli tesori di parole;

spicciolo per spicciolo, a poco a poco,

dei veri e propri scrigni colmi d'oro;

classica e limpidissima metafora

che così avvicina lettere e monete

lettere d'oro, d'argento e di rame

mezzi accuratamente graduati

tra la genialità e il destinatario.

Adesso l'inventario è sconfortate:

impraticabile l'uso dell'oro

e molto, molto rari argento e rame

ciascuno - se può - tacita le questue

con l'acmonital, per le compravendite

arrangiandosi con le banconote

o degli assegni, che sono più veloci;

chi rimastica un po' di economia

con le carte di credito di plastica ".




                     Pierluigi Cappello   da    Le nebbie



sabato 18 settembre 2021

LA CREATURA BREVE DI GABRIELE

 



                                                      
                                               La luna a porgerti la scusa del cielo....






OUTTAKE

I morti naufragano negli specchi.
Ma quanta ne raccolgono - di luna -
prima di visitarti come vecchi
amici. Luna a porgerti la scusa
del cielo.


                                                      ***

PRO VERBIS # 6

Le conosco a memoria queste stanze.
So bene come perderti ascoltando
l'acqua del corridoio in ombra: stanza
del mare.


                                             ***


FABULA

Solo la terra deve farsi terra:
così spogliamo il corpo di ogni cosa.
Cuciamo i tagli, ripuliamo il viso
dal seme. Raccogliamo i pezzi sparsi
per il salone: li bruciamo insieme
tutti per il falò di maggio.


                                               ***

PRO VERBIS # 7

In estate si fa l'amore nelle
case vuote, le case di vacanza.
Quando in giardino rimangono accese
le lampade tutta la notte:
cose date o cose rese.


                                             ***

FABULA

L 'angelo è pazzo.
                     L' angelo ci tocca.
L' angelo vuole;
                     l'angelo non dice.
Sul sofà newyorchese una Beatrice
velata.
                   L' angelo ci viene in bocca.


                                        ***

FABULA

Colleziona le foto dei suoi amici.
Le nasconde tra i giochi o nei quaderni
scarabocchiati della primavera.
Oltre seicento polaroid e tutto
il suo mistero è nel modo in cui dorme.



 
                                  Giorgio  Galloni  da   Creatura breve




POESIE DI HERMANN

 


                                                    Per dire cos'hai fatto di me non ho parole...





PREGHIERA


Quando la mano piccola mi dai,

che tanti enigmi taciti contiene,

ti ho chiesto forse mai

se mi vuoi bene?


Io l'amor tuo non voglio: vo' soltanto

che tu mi stia vicina

e mi dia ogni tanto

la mano piccolina.



                                             ***


CANZONE D' AMORE


Per dire cos'hai fatto 

di me, non ho parole,

cerco solo la notte,

fuggo davanti al sole.

La notte mi par d'oro

più di ogni sole al mondo,

sogno allora una bella

donna dal capo biondo.

Sogno le dolci cose

che il tuo sguardo annunciava,

remoto paradiso

 di canti risuonava.

Guarda a lungo la notte

e una nube veloce

per dire cos'hai fatto 

di me, non ho la voce.



                                            ***


CANTO D'AMORE


Io sono il cervo, il capriolo tu,

tu sei l'uccello e l'albero son io,

il sole tu ed io la neve,

tu il giorno sei, il sogno io.


Di notte dalla mia bocca dormiente

vola un uccello d'oro fino a te,

chiara la voce, l'ali variopinte,

ti canta questo canto che dice dell'amore,

questo canto che dice di me.



                                             ***


SERA D' APRILE


Azzurro e fior di pesco

violetta e rosso vino,

come fioriva e ardeva

il fuoco vostro in me.


Tardi tornato a casa

alla finestra indugio,

sento venire i sogni,

il cuore trema in me.


Colma d'ansia e di vita

è l'anima tremante.

A chi la posso dare?

Amata, la do a te !



                                      ***


IO TI CHIESI


Io ti chiesi perché i tuoi occhi

si soffermano nei miei

come una casta stella del cielo

in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo

come si saggia un bimbo con lo sguardo,

mi hai detto poi, con gentilezza :

ti voglio bene perché sei tanto triste.




                              Hermann  Hesse    da      Poesie




venerdì 17 settembre 2021

LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo ) 1

 


 " Io non odio persona alcuna, ma vi sono uomini che ho bisogno di vedere dolo da lontano" . ( Ugo Foscolo )




(...) L' odio sembra una realtà dominante nella storia dell'umanità e nel mondo globale, diviso e polarizzato. Il " noi" si contrappone al " loro" percepito non come singoli individui, ma come un gruppo nemico verso cui si nutre pregiudizio  e intolleranza: stranieri, ebrei, rom, mussulmani, donne, omosessuali, persone fragili... o anche singoli che rappresentano il capro espiatorio dell'altrui insoddisfazione. Ma la nostra mente è ostile per natura? Il cervello è irrimediabilmente programmato per l'odio? L' umanità attuale - lo sappiamo - è purtroppo ancora preda di istinti e reazioni che portano a creare conflitti e scontri. L' eccitazione emotiva, la rabbia e la violenza prevalgono nelle contese personali per i beni, per la terra. La mente ostile odia nell'altro non solo il male, ma anche quanto vi è di buono. Non si accontenta di vincere, ma prova il sottile e malizioso piacere di vedere gli altri perdere. Le emozioni, come è stato ampiamente provato dalle neuroscienze, sono intelligenti, ma ciò non impedisce che possano essere anche molto cattive. Gli studi mostrano come l'odio coinvolga - nel cervello - varie aree che hanno a che fare con la paura, la rabbia, l'aggressività e il pericolo. Quando vediamo il volto di qualcuno che odiamo, si attivano parti della mente che riguardano anche l'amore romantico, ma mentre quest'ultimo disinnesca con più facilità la razionalità, l'odio ha bisogno di freddezza e calcolo. In realtà, anche se meccanismi automatici e inconsci spingono gli esseri umani a percepire con paura le diversità, e la rabbia spesso prevale come istinto di difesa/ offesa, le neuroscienze descrivono menti empatiche che si rispecchiano e identificano negli altri. Noi " siamo" gli altri, soffriamo e gioiamo con loro, ci facciamo contagiare dalle loro emozioni, piangiamo e ridiamo insieme, mostrando una sintonia e una fusione profonda, viscerale e davvero " naturale". Nessuno che non presenti gravi patologie gode a veder soffrire un altro essere umano. (...) 



               Milena  Santerini  da   La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )


 

LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo ) 2

 

(...) La concorrenza per le risorse ci rende però creature conflittuali e a volte crudeli, anche di quella crudeltà gratuita che gli animali non manifestano. Proprio la nostra dipendenza dagli altri crea una complicità nel male che nella storia ha dato tanti esiti distruttivi. Ma l'ambiente ci plasma, specie quando  parliamo di pregiudizi o stereotipi. Bambini molto piccoli riconoscono la diversità del colore della pelle, ma appena vivono in ambienti eterogenei, queste reazioni si attenuano. Il cervello crea in modo " naturale" una reazione di difesa davanti alla diversità, ma questo non prova che siamo naturalmente razzisti. Applicando la razionalità, riusciamo ad elaborare tale pregiudizio inconsapevole, innato e primitivo e a compiere scelte morali che ci rispecchiano veramente e affermano l'uguaglianza in dignità e diritti degli esseri umani.Sono le " politiche dell'odio" che costruiscono il nemico e ci manipolano, sfruttando le nostre debolezze emotive; ci coinvolgono ed eccitano l'istinto di difesa e di vendetta. L'odio può essere individuale, ma più spesso è collettivo, si propaga attraverso la folla, oggi soprattutto attraverso Internet. Individualismo e depressione sociale portano a sfogare rabbia, frustrazione e risentimento davanti allo schermo. L'estemporaneità, la rapidità e l'anonimato rendono il linguaggio d'odio sul web " speciale". Un altro motivo per studiare la mente ostile è - quindi - comprendere come sottrarsi a questa influenza delle macchine dell'odio, della propaganda nazista all' " hate  speech" sul web di oggi. I meccanismi del linguaggio ostile - dagli " haters  ai troll" - hanno trovato infatti il loro habitat naturale in Internet.Le folle emotive rincorrono " fake news", le posizioni si polarizzano, la mentalità cospiratoria dilaga, dal " Protocollo dei savi Anziani di Sion" a Q Anon. Attraverso il web anche la violenza estrema può propagarsi. La lezione dei genocidi(per esempio in Ruanda e Cambogia, sul modello di quell'evento senza precedenti che è stata la Shoah ) mostra come uomini comuni si adattano facilmente a discriminare, escludere ed eliminare un gruppo nemico. Anche in questo senso impariamo quanto sia grave il rischio di lasciar diffondere l' hate speeek e il disprezzo e come ciò possa portare - e abbia portato - a esiti estremi. Oggi, quella propaganda usa mezzi sofisticati, disumanizza attraverso i " meme" online, crea assuefazione a un linguaggio violento, divide tra " noi" e " loro". Le storie degli attentatori del nostro tempo che compiono stragi in nome dell' Isis o del suprematismo bianco, ci parlano di come, tra le pieghe delle società democratiche, si nasconda gente che odia, colpisce innocenti e sa fare - anche troppo bene - proselitismo. (...)



Milena Santerini  da   La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )



LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo) 3

 

(...)  Non si dovrebbe tardare oltre a studiare i meccanismi emotivi sfruttati dagli haters sul web, che abbiamo visto trovare un'espressione politica ai massimi livelli in molti paesi, e in particolare negli U.S.A. Quando i meccanismi economici si intrecciano a quelli psicologici, c'è un pericolo serio per le società democratiche: più c'è intensità emotiva - spesso negativa - più si clicca, più si guadagna. Siamo ancora all'inizio delle ricerche su come influisce sulle nostre vite la continua connessione sui social media a questo tipo di sollecitazioni, manipolate da centrali senza scrupoli e rilanciate da volenterosi collaboratori. E, soprattutto, è giunto il momento di affermare le responsabilità sull'odio online, da parte degli Stati, delle piattaforme del web e anche dei singoli utenti, chiamati a contrastare l' hate speek. L'odio collettivo, come purtroppo sappiamo bene, sceglie bersagli precisi, ma non per questo colpevoli. Anzi, il nemico per antonomasia è innocente. Sui social si scatena l'avversione e il disprezzo verso l'infermiera che si vaccina per prima dopo una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo. Viene insultata la persona malata o disabile. Segno di un infantile rifiuto della sofferenza? Oppure della ribellione verso " loro", in questo caso la casta, il potere, il governo, i dominatori? Ci sono politici che si trasformano in " imprenditori dell'odio" e cercano di dividere e aizzare il popolo contro le stesse istituzioni democratiche che lo rappresentano.  (...)



Milena Santerini   da  La mente ostile ( Forme d'odio contemporaneo )



LA MENTE OSTILE ( forme dell'odio contemporaneo ) 4

 

(...) Questo odio sociale si aggiunge a quello tradizionale verso i bersagli di gruppi e minoranze da sempre resi diversi. Anche qui- però - assistiamo a metamorfosi dell'ostilità contemporanea. Il razzismo, per esempio, non è più solo biologico, dato che le tragedie della Seconda Guerra  Mondiale hanno portato a temere e punire le discriminazioni. Riemerge però in modo " culturale", simbolico, sottile, come ostilità e xenofobia verso gli immigrati o i rom. Non sempre per il colore della pelle - anche se il Movimento Black Lives Matter ha dimostrato quanto ancora conti - ma per il colore della cultura. L' antisemitismo emerge e si inabissa nel tempo, in parallelo con le crisi economiche, sociali e politiche. Prende nuove forme, si associa di nuovo ad antichi complotti e cospirazioni, considerando gli ebrei i nuovi untori del Covid - 19; riprende i modelli della propaganda nazifascista e li diffonde online con i meme. Ragionare di questo tipo di odio induce a riflettere sul fascino del capo, la facilità delle folle di farsi sedurre, ma anche sui processi per cui le nuove generazioni trasferiscono l'odio antiebraico su Israele e potrebbero dimenticare l'ideale dei diritti universali e dell'eguale dignità di tutti se indotti ad essere solo sudditi obbedienti negando i diritti agli Altri. 

La questione della guerra alle donne è un altro tema da mettere a fuoco. Qualcuno si può stupire che siano il principale bersaglio degli haters speech, ma nel quadro delineato non è strano. Dileggio, desiderio di possesso, attacchi di branco, " revenge porn..." sono molti i modi in cui umiliare le donne da parte di haters che sono spesso maschi bianchi di mezza età. Anche l'odio omofobo percorre strade simili. Quello anti -islamico prende di mira i mussulmani, presentandoli come tutti potenziali terroristi, con le donne velate quale segno di inaccettabile barbarie o con gli immigrati che vogliono sostituirci " a casa nostra ".

Quando si approfondiscono questi mondi, si analizza il modo in cui funziona il pregiudizio, e quando facciamo parlare la Storia, si scoprono le differenze ma anche le costanti della mente ostile. La violenza appare non più inevitabile, ma frutto di un disimpegno morale che siamo ancora in tempo a contrastare. (...)



Milena  Santerini   da    La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )


giovedì 16 settembre 2021

LE CANZONACCE DI GIORGIO

 


                                                            Sarò cose non dette, silenzi...




SETTEMBRE


Buonanotte. Il grido dal fondo della strada ha cantato

e l'odore del mare arriva più denso in questo silenzio.

L'estate è finita ormai: il sole

ad ogni tramonto ne porta via un po'.


La culla della luna ora sarà uno specchio azzurro

i vecchi rivolgeranno il culo alla marina

nei pomeriggi rancorosi passati a biascicare

che si stava meglio quando si stava peggio

e che, quando c'era lui, i treni arrivavano in orario.


E' passato un altr'anno.

La terra ha fatto un altro giro intorno al fuoco.

Abbiamo bruciato altri versi, altri fasci di diari.


Il denaro è scappato dalle mani.

L' anima è diventata più avara.


Gli altri non sanno quanto costa l'amore.

Non lo sapranno, se non si sono consumati

come il juke - bok che aspetta una moneta

per cantare.


Noi lo sappiamo.

Ci siamo sfibrati l'un l'altra in questa massacrante

gioia di vivere.

Ed è passata un'altra stagione.


Buonanotte. Ti sveglierai a settembre.



                                          ***


ASCENSIONE


E così procediamo

sempre più in alto

fino al punto da cui

non si sente più niente.



                                              ***


DESOLAZIONE


Traverso scheletri d'alberi stecchiti

passa la voce d'invisibili uccelli:

cinguettii freddi come stalattiti

di ghiaccio, che si staccano dal cielo e vanno giù.



                                                 ***


LA MORTE


L'odore della morte l'ho sentito

quando nella vasta piana

del cimitero, sparsa di tombe e di fiori,

fra le croci e i segni che parlano

di devozione e paure medioevali,

sopra il viale di loculi

che corre verso i colli e verso il mare,

passa un uccello

che - mentre un po' di vento sfiora l'erba -

emette un grido secco, 

stridulo e va via.



                                                ***


UNO CHE VA


Sparirò. L'attesa è troppo grande

e il tempo sulla terra troppo breve.

Tacerò. Il sonno è benvenuto

la cortina del buio mi ripara.

Verseranno nel cesto fogli inutili

quaderni mezzi vuoti, frasi monche.

Mi confonderò piano piano col buio

sarò macchia fra tante, sarò rovo.

Sarò cose non dette, silenzi.




                      Giorgio Galli  da     Canzonacce



mercoledì 15 settembre 2021

L'EROTICA DI RITSOS

 


                                               La poesia non ha mai camminato così...




Anche le parole

vene sono

dentro di esse

sangue scorre

quando le parole si uniscono

la pelle della carta

s'accende di rosso

come

nell'ora dell'amore

la pelle dell'uomo

e della donna.



                                             ***


Gli occhi chiusi

tutta nuda

sul  tappeto rosso

attende

che lui si tolga le scarpe

le calze

che le impasti i seni

forte forte

coi suoi larghi piedi.



                                          ***


La poesia

ah la poesia - diceva -

un coito infinito

segni d'interpunzione niente

nessun punto e a capo

profumo della terra

letame e fiore di limone

e sperma

la zappa e il badile

sopra il marmo

doppio lavoro

altro non dire

l'amore uno.



                                      ***


Con correzioni, con similitudini

ti creo frammentariamente. Non mi completo.



                                    ***


Due mesi senza incontrarci.

Un secolo

e nove secondi.



                                  ***


Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo

mi chiederanno la loro voce un giorno, quando andrai.

Ma io non avrò più voce per ridirle allora. Perché tu eri abituata

a camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,

gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi

le mani

sui ginocchi, mettendo in mostra provocante

i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così - dicevi - così coi

piedi sporchi, coi capelli

che mi coprono gli occhi- perché ti vedo più profondamente così. Dunque,

come potrò più avere voce. La poesia non ha mai camminato così

sotto i bianchissimi meli in fiore di nessun paradiso.



                                                 ***


Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso,

che ho sognato, tutti

addensati nel tuo corpo. O tu, carnale Diotima

nel gran simposio dei greci. Se ne sono andati i flautisti,

se ne sono andati filosofi e poeti. I begli efebi dormono già

lontano, nei dormitori della luna. Tu sei sola

nella mia preghiera innalzata. Un sandalo bianco

dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia.

Sei l'oblio assoluto;

sei il ricordo assoluto, sei la non incrinata fragilità. Fa giorno.

Fichidindia carnosi scagliati dalle rocce. Un sole rosa

immobile sul mare di Monemvasià. La nostra duplice ombra

si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di sigarette calpestate,

coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino. O, carnale Diotima,

tu che hai partorito e che ho partorito, è ora

che partoriamo azioni e poesie, che usciamo dal mondo.

Davvero, non scordare

quando vai al mercato di comprare mele in abbondanza, non quelle d'oro delle

Esperidi, ma quelle grosse e rosse che quando affondi

nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso, come l'eternità sui

libri, pieno di vita il tuo sorriso.




                      Ghiannis Ritsos   da   Erotica



martedì 14 settembre 2021

DONNE D'AVANGUARDIA ( Maria D' Arezzo ) 3

 


                                                             Maria Cardini  ( d' Arezzo )




LA DADAISTA  MARIA D'AREZZO


(...) Si chiamava Maria Cardini ( Arezzo, 1890- Firenze 1978 ), ma scelse come pseudonimo il nome della sua città. Si era laureata in filologia greca a Napoli, e nel 1914 aveva soggiornato a Berlino per studiare i filologi classici. Nel 1913 aveva pubblicato con il suo vero nome una raccolta di poesie piuttosto tradizionali " Canti" edita a Napoli. Collaborava a " Lacerba" dove firmò un articolo interventista auspicando un rigeneratore " bagno di sangue". La guerra - a suo avviso - non andava giudicata con criteri etici. " Distruzione e creazione, morte e rinascita, sono leggi della natura - affermava - vedendo nel conflitto la manifestazione di " un'ebbrezza divina", un'esperienza dionisiaca in antitesi al grigiore della vita quotidiana. " L'uomo, liberato dalla sua scorza sociale, ritrova se stesso, nella sua essenza primitiva. Dopo la guerra, ci sarà un nuovo fiorire dell'arte, un nuovo affermarsi dei valori, un brillare nuovo di idee". C'era in queste parole il convincimento che la conflagrazione avrebbe portato all'azzeramento dei valori e delle acquisizioni della vecchia società.

Il disprezzo del pacifismo umanitario non le impedì di divenire un punto di riferimento per l'antibellicista Tristan Tzara, nel suo tentativo di trovare alleanze in Italia in quell'aria d'avanguardia che non era sotto l'egemonia di Marinetti. Un'area che intorno al 1913 aveva preso il nome di liberismo. La tendenza non costituì un vero e proprio movimento organizzato, come era invece il futurismo, ma fu piuttosto una zona franca in cui convergevano gli esponenti di un'avanguardia moderata. Vi partecipavano giovani autori che non escludevano l'interiorità, la sensibilità crepuscolare e talvolta prendevano le distanze dal reale attraverso il filtro dell'ironia, la parodia, il recupero della mitologia. Praticavano il verso libero, ma anche la prosa lirica e il frammento, guardando alla poesia simbolista, senza escludere dai propri interessi le filosofie orientali, la poesia giapponese, l'esoterismo e  la metapsichica. Ambivano ad essere moderni, ma in una chiave spirituale e cerebrale. Con queste caratteristiche, incontrarono sulla loro strada la nuova poesia francese, " L' esprit nouveau" e il dadaismo di Apollinaire, Cendras, Pierre Albert - Birot e Tristan Tzara.  (...)



                  Claudia Solaris  da  Donne d'avanguardia 



DONNE D'AVANGUARDIA 1

 



" Per evitare che la legge dell'amore eterno sia violata, il prete imprigionò il cuore e i sensi della donna, costringendola a fingere l'amore, a prostituirsi ogni sera a un uomo odiato, sviluppando nella sua sensibilità e intorno a sé  - e ciò che è più grave, nei suoi figli -  la necessità schifosa di un 'ipocrisia continua ". ( F.T. Marinetti ),
                                                          





UNA DICHIARAZIONE SCANDALOSA


(...) Non sono poche le donne che nel corso del tempo hanno aderito al futurismo, eppure il manifesto di fondazione, scritto  da Filippo Tommaso Marinetti, tra i punti programmatici troviamo il " disprezzo della donna", una dichiarazione scandalosa che suscitò immediate polemiche. Corso ai ripari, l'autore corresse il tiro, dicendo che il disprezzo riguardava l'eterno femminino come unica fonte d'ispirazione letteraria e la visione ossessiva dell'amore, a cui andavano soggetti i popoli latini. E precisò di non aver voluto discutere " del valore animale della donna, ma dell'importanza sentimentale che le si attribuisce". Conoscendo lo stile di Marinetti, si potrebbe supporre che si trattasse di una manovra pubblicitaria per creare attenzione attorno al nuovo movimento. Del resto, non aveva mostrato di essere un misogino prima di fondare il futurismo, anzi, aveva ospitato molte scrittrici sulla rassegna internazionale di " Poesia", da lui diretta a Milano dal 1905 al 1909. Proprio sul numero della rivista in cui veniva pubblicato il proclama del futurismo, appariva lo scritto " L'émotion nouvelle. Propos de femmes " di Aurel, una sorta di manifesto personale pervaso da quell'atteggiamento d'amazzone o d'ape regina, autosufficiente e sprezzante di tutte le consuetudini e i perbenismi, peraltro comune a molte altre prime donne dell'intellighenzia parigina che collaboravano alla testata marinettiana. Certo, in quell'epoca, si proiettavano sulla donna due immagini entrambe condizionanti e nocive: da un lato quella della femmina istintiva, priva di doti intellettuali, prossima alla natura - concezione ampiamente diffusa nella cultura influenzata dal pensiero irrazionale, da Schopenhauer a Nietzsche, da Paul Mobius, il teorico dell'inferiorità mentale della donna, a  Otto Weininger - dall'altro quella dell'eterno femminino, saldamente codificata dal petrarchismo al romanticismo, fino a D' Annunzio. Marinetti rifiutava il secondo modello ma, riconoscendo alla donna un valore animale, risentiva del primo, pur facendo risalire l'origine della " pretesa inferiorità" all'educazione imposta da secoli. Di fatto esprimeva una presa di distanza dall'universo femminile nei suoi scritti, poiché al mito della donna ideale sostituiva quello della macchina, prolungamento della volontà maschile, in cui si rifletteva un modello virile " nel quale saranno aboliti il dolore morale, la bontà. l'affetto e l'amore, soli veleni corrosivi dell'inesauribile energia vitale". E teorizzava una pratica amorosa basata su " contatti femminili rapidi e disinvolti".   (continua )



              Claudia  Salaris  da   Donne d'avanguardia 




DONNE D'AVANGUARDIA 2

 


Paradossalmente affermava che le suffragette erano le" migliori collaboratrici" del Futurismo perché " quanti più diritti e poteri esse otterranno alla donna, quanto più essa sarà impoverita d'amore; tanto più essa cesserà di essere un focolare di passione" Prevedeva " con piacere l'entrata aggressiva delle donne nei parlamenti ", perché avrebbero dato prova dell' " animalizzazione totale della politica", contribuendo così a mandare all'aria " quella grande minchioneria fatta di corruzione e di banalità " cui si era ridotto il parlamentarismo. Infine, dopo aver constatato che tutto questo avrebbe comportato " la guerra dei sessi, indubbiamente preparata dalle grandi agglomerazioni delle capitali, dal nottambulismo e dalla regolarizzazione del salario delle operaie", concludeva che grazie a una simile trasformazione la donna finalmente non sarebbe più stata costretta a " essere, come madre, come sposa e come amante, un cerchio ristretto puramente animale e privo di utilità ".

Con il tempo la sua posizione sarebbe cambiata. Già nel 1913 affermava che la velocità delle comunicazioni portava una " semi- uguaglianza dell'uomo e della donna e un minor dislivello dei loro diritti sociali ". Ma soprattutto a partire dal periodo della Grande Guerra, avrebbe elaborato una visione più consapevole dell'emancipazione delle donne, in cui troveranno spazio obiettivi come il voto, la parità salariale e giuridica, nonché la trasformazione dell' istituzione familiare, da luogo di schavitù, in nucleo sorto per libera scelta. (...)



                          Claudia  Salaris  da   Donne d'avanguardia 



lunedì 13 settembre 2021

LA MERAVIGLIA

 


                                                                        Foto dal web



" Una buona pratica preliminare di qualunque altra è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo. Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura.".



                Chandra  Livia Candiani  da   Questo immenso non sapere



POESIA POPOLARE LETTONE

 


                                                         Janis Rozentals -  ( 1966 - 1917 )



" Dainas : quartine in cui compaiono figure della mitologia baltica. Dievs, che in lettone moderno è il Dio cristiano, è anche il nome della principale divinità celeste della mitologia pre- cristiana. Spesso, e non solo per esigenze metriche, appare nella forma diminutiva Dievins, che segnala prossimità e affetto : non è un dio che sta nell'alto dei cieli, onnipotente e distante, ma una presenza vicina, partecipe e benefica, intima e quasi casalinga. Saule, in forma diminutiva Saulite,è divinità femminile dai lunghi capelli d'oro, mentre Lamia è il destino. In questa piccola scelta appaiono anche alcune delle tante madri mitologiche, responsabili dei diversi aspetti della natura : terra, mare, fuoco, foreste, ma anche di cose più terrene come il denaro ".  ( M. Carbonaro )




DAINAS


Chi potrebbe cantare ogni canto,

dare voce a ogni parola?

Chi potrebbe cantare ogni stella,

radunare ogni pietra del mare?



                                            ***


Dove starai, Dievins,

quando noi saremo morti?

Non hai moglie, non hai figli

che a te vecchio diano il pane?



                                                ***


Piano piano Dievins scende

dall'alto nella valle;

nessun fiore ha disturbato

nessun campo arato.



                                                ***


Buio, buio, grande buio,

quanto buio non mi importa;

una coperta di stelle

ha in groppa il mio cavallo.



                                            ***


Nella barca dorata si stende

Saulite in tarda sera;

al mattino presto sorgendo

e abbandona la barca alle onde.



                                                    ***


Saulite ha portato i cavalli

a bagnarsi nel mare;

lei siede sulla collina,

in mano ha le redini d' oro.



                                               ***


Dove hai la tua casa, Saulite,

tramontando la sera?

In mezzo al mare, sull'acqua,

in cima a un giunco dorato.



                                            ***


Forse è un dono di Dievs,

forse è la legge di Laima,

lo straniero incontrò la straniera

e insieme vissero in gioia.



                                                  ***


Stesso sole, stessa terra,

ma non c'è una stessa lingua;

ho attraversato il fiume,

già la lingua è cambiata.




                          Poesia popolare Lettone