domenica 20 marzo 2022

INEDITI DI TOMASO KEMENY

 


                                                                         L'uomo libero





AGLI UOMINI LIBERI


Per l'uomo libero la vita

è permanente spossessamento di sé

per potersi unire ai diversi

nel rispetto delle differenze.


L'uomo libero in un mondo inasprito

nella devozione e culto del Demonio Denaro

si coalizza coi ribelli

all'interesse immediato,

con coloro che stentano a patire

più a lungo la schiavitù

al condizionamento del post- umano.


L'uomo libero vuole annunciare

subito a tutti gli uomini e alle donne

di buona volontà che il colore

della libertà s'offusca, il fiore

della spontanea empatia umana

avvizzisce se con i nostri del tutto simili

( se non per la lingua madre

e le leggende dell'appartenenza

diffuse per i campi dorati

dell'eterne infanzia )

non condividiamo il pane quotidiano,

e quella cultura umanamente

sublime e senza sudditanza

germogliante un giorno lontano

la libertà, fraternità e uguaglianza.

...



                                             ***


I REGNI DEI MORTI


I regni dei morti

a Auschwitz - Birkenau

Buchewald e Treblinka

sono bianchi come il latte

che scorre nel grembo

della Terra Promessa

e una lacrima di miele

non basta per sfumare

il capolinea dei lavori forzati

per milioni di corpi

resi alla cenere e alla calce viva;

e non basta suonare

le campane di bronzo

di contrizione e di pentimento;

né basta scalare le nuvole

delle buone intenzioni

per riscattare le anime

di ebrei, omosessuali,

di combattenti " politicamente scorretti"

calpestati dall'acciaio degli stivali.


E' giunto forse il giorno

di svecchiare le vene corrotte del mondo

con la fratellanza vera, alfine?

E' forse giunto il tempo

promesso a Dachau

da un giovane allievo rabbino

all'altezza dei sogni bianchi

dei morti di Auschwitz - Birkenau

Buchewald e Treblinka

sogni bianchi come solo il latte

che scorrerà alfine 

nella Terra a tutti promessa

da un giovane allievo rabbino

a Dachau ?



                                                   ***


NATALE


Non si credeva più immortale

era quasi un cadavere

in caduta verticale

verso un mondo animale,

ma i suoi muscoli erano

corde di violino


e a ogni mossa suoni celestiali

celebrarono la grande occasione per la Terra

di diventare gioiello nuotante nella notte

nel primo Natale celebrato

nella profondità dei cieli.

...



                                         Tomaso  Kemeny     Inediti



sabato 19 marzo 2022

LA VITA PROMESSA DI GUY 1

 


                                            I nostri occhi avidi e così presto chiusi...

                                 





Mi dicevo: vivere è ben altra cosa

che quest'oblio del tempo che passa e le devastazioni

dell'amore e dell'usura - ciò che facciamo

dal mattino alla notte : fendere il mare,


fendere il cielo, la terra, di volta in volta uccelli,

pesci, talpe, infine ; giocando a manipolare l'aria, l'acqua,

i frutti, la polvere, agendo come, bruciando 

per, camminando verso, raccogliendo


che? Il verme nella mela, il vento nel grano

perché tutto sempre ricade, perché tutto

ricomincia e non è mai simile

né peggiore, né migliore a ciò che fu e


che non smette di ripetere : vivere è ben altra cosa.



                                       ***


Il tempo in cui ci alziamo davvero, diciamo

sì dalla punta dei piedi fino al vertice

del cranio; sì a questo giorno gettato

nel cesto del tempo, piove.


Oh l'esatta topografia dell'anima, questa parola

che s'infila negli occhi come unghie

nella carne : piove. Il sangue dell'erba

è verde intollerabilmente ed è in noi


che piove, in noi che una diga infranta

vede sprofondare poco a poco, dietro il vetro

e tra le velature, con lembi di vecchi

rimpianti, stanche attese,


le ragioni per partire e vestire il freddo.



                                            ***


E poi, se il fuoco prendesse male, se la  lampada

filasse un miele amaro, tu potresti dire : ho freddo,

e rubare il cuore al noce calvo, quello

del cavallo da tiro che non ha più dove andare


e va da una parte all'altra della pioggia

come te nella casa, aprendo un libro,

porte, respingendole : terra bruciata, città

aperta dove la fame dilaga e grida


come questi grappoli di frutti rossi sulla tavola,

vita straniera, presente inaccessibile

a chi ormai non sa più

che pestare nello stesso solco


la pesante argilla nera delle fatiche.



                                              ***


Forse bisognerebbe tirare le tende, lasciare

il corpo tutto intero colare nella fatica,

spogliarsi degli intrecci di pensieri, del nero

abbraccio delle alghe, tranciare di netto


con la tua stessa morte, ciò che è stato e non è

più, con quello che verrà, l'ineluttabile

marea di immagini e suoni, che i sommersi - si dice

non portano via, lasciare il tempo


come pioggia batterti la fronte

finché tutto ridiverrà polvere

nella stanza del morto : si vuotano i cassetti,

si spazza attraverso la porta aperta la luce


un istante si fa carne e rabbrividisce.



                                          ***


Si dice : il sole dopo la pioggia, il mare

dopo la montagna, l'amore dopo

e partire, partire. Domani, quando tutto sarà,

quando tutto avrà, quando.


Promesse di morti se vivere è più

che aspettare, sperare. Ceneri gettate

sul fuoco che un po' recalcitra, poi

tace senza consolazione : la notte


cala, l'alba si leva, un'estate è passata

già, dicono i fumi del casolare

mentre gli animali senza collera continuano

ad accumulare l'oro del tempo, l'oro


dei nostri occhi avidi e così presto chiusi.




            Guy Goffette  da  La vita promessa   Trad. di C. De Luca





LA VITA PROMESSA DI GUY 2

 

E tu finisci per sistemare il libro, là in alto,

al posto giusto, quel piccolo incavo d'ombra e d'oblio

come l'angolo di terra che ti ritornerà.

Anche tu ritorni


al posto che ti spetta, davanti alla finestra, al tavolo,

a questo quadrato di neve che ancora nessuno ha forzato

e che va in tutti i sensi come la tua vita

tra le parole, le morti.


Sai bene che nessun luogo guarisce dall'assenza,

più di quanto il merlo nel cadere non rovesci

l'asse della terra, ma tu persisti, o scriba,

nel prezzolare gli angeli :


un po' d'oro nel fango - dite - che la notte resti aperta.



                                          ***


Se ho cercato - ho forse fatto altro? -

è stato come discendere una strada in pendenza

o perché all'improvviso gli uccelli

non cantavano più. Questa fossa nell'aria,


tra gli alberi, il mio fiato e i miei occhi

non l'hanno colmata - e io spesso gridavo

in mezzo all'erba, ma non aspettavo

nulla, mi dicevo : ecco


sono al mondo, il cielo è blu, nuvole

le nuvole, e che importa il grido sordo delle mele

sulla terra dura : la bellezza è che tutto

sta per sparire  e che, pur sapendolo,


ogni cosa comunque continua a vagolare.



                                                ***


Verso ovest, con gli ultimi raggi rosati

seguendo bene la freccia sulla calza troppo tesa

della notte che si è chinata per mettersi

l'aereo in tasca, ecco



quello che ancora resiste, occhi al cielo, in piedi

su quel parcheggio dove sfilacci nel grigio

le tue vele di Colombo, le tue vie della seta

e del sale, e del solo, aspettando


aspettando che tutto finisca ( dici tutto

come chi fischia per tenersi l'ombra

al fianco nel vicolo scuro ) tutto : il bacio

- appena - del tramonto sulle labbra


di lei che se ne va lasciandoti il marciapiede.



                                            ***


Quel che ho voluto, l'ignoro. Un treno

sfreccia nella sera : non sono né dentro

né fuori. Tutto avviene come se

abitassi un'ombra


che la notte riavvolge come un drappo

che getta ai piedi della scarpata. Al mattino,

liberare il corpo, un braccio e poi l'altro

col tempo al polso


che batte. Quel che ho voluto, un treno

lo porta: ogni finestra rivela

in me un passeggero diverso

da quello da cui mi scosto al risveglio


il viso di legno, le stranezze, la morte.



                                         ***


Mi dicevo : bisogna ancora, bisogna -

e le parole correvano davanti a me, fiutavano

la strada, il cielo, le felci, il ventre

male abbottonato delle colline


poi tornavano, portandomi una punta di pelle

bruciata, un frammento d'osso : questa vecchia 

e sempre lancinante domanda

del perché qui io, perché?


andare venire attendere come l'addetto

alle partenze, che apre e chiude l'orizzonte,

attendere l'ultimo viaggiatore

prima di rendere l'ardesia, scrivere


chiuso per pigrizia.




                   Guy   Goffette   da   La vita promessa   Trad. di C. De Luca



giovedì 17 marzo 2022

FRA LA MORTE E LA VITA...

 


                                                                  Bambino in guerra




Così a volte succede che nel buio

si insanguini un volto, una mano

ci implori, così c'è

chi ignora e chi invece ha nel cuore

la comunione dei vivi e dei morti.


( Quare tristis )


                                              ***


Fra l'età in cui si muore

giovani eroicamente

e l'altra, quella in cui la morte è

l'infinito splendore 

del poco, la gloria del niente,

spolparsi da sé della vita, piano, una mattina

dopo l'altra di sole


c'è questa in cui si muore,

si muore e basta, senza scandalo, da vivi.


( Poesie disperse e d'occasione )


                                         ***


Non sono bandiere queste bandiere,

vedi che invece di ferite e ustioni

hanno fiori alle finestre, ai balconi

le case. Da infinite primavere


la giostra , qui, s'è fermata, i padroni

l'hanno portata altrove. Ma di sere così,

di notti come quelle, nere

fino all'occlusione, marce di tuoni,


tu sai che affanno e con che artigli preme

il semplice cuore. La verità

è che nessuna guerra è mai finita,


che la stessissima ferita geme

per sempre, che solo chi non ne ha

può scacciare i ricordi della vita.


( Ogni terzo pensiero )



                              Giovanni  Raboni



mercoledì 16 marzo 2022

O DIO, SALVA LA NOSTRA UCRAINA !



                                                                     Mykola Lysenko



Nel 1885 fu composta per il testo da Oleksandr Konysky e da Mykola Lysenko per la musica.

Una preghiera per l' Ucraina, spesso eseguita nelle chiese, sia cattoliche che ortodosse.



" O Dio grande e unico,

salva la nostra Ucraina !

Spargi libertà e luce

per lei con i tuoi raggi,

e con la luce del sapere

illumina noi, tuoi figli!

Facci crescere sempre più

in puro amore...


Ti preghiamo, o Dio unico,

salva la nostra Ucraina!

Rivolgi al tuo popolo

tutte le tue benedizioni;

dacci libertà... dacci saggezza..

Dacci la felicità che nasce da un mondo buono:

dai tutto questo - o Dio - al tuo popolo.


E un augurio di lunga vita! "



Trad . di frida.


Sembra una beffa del destino questo Inno negli attuali giorni di mancanza di ogni forma di luce, ma io voglio credere alla forza e al coraggio del popolo ucraino e augurare sì... lunga vita (  e che resti la memoria di chi  - questa vita - ha scelto di sacrificarla per la propria Patria e per la Libertà dei suoi Figli ).


                                       f.



RIFLESSIONI SULLA GUERRA IN UCRAINA

 


                                                    Kiev bombardata dalle truppe russe




(...) La poesia come ultimo rifugio dell'umanità minacciata nella sua essenza è un'impostazione altamente evocativa, in quanto ricorda i celebri poeti - soldati della prima guerra mondiale, che negli stessi mesi di cento anni fa scrivevano le loro profonde testimonianze dal fronte. Proprio a partire dal Novecento, segnato dai due sanguinosi conflitti mondiali, la guerra viene percepita come un'immane tragedia universale, un massacro inutile, un orrore assurdo e senza alcuna giustificazione. E' davvero drammatico che le immagini che i combattenti descrivono e che i media giornalmente e puntualmente ci propongono siano gli stessi simboli della distruzione e della morte di cento anni fa : città sventrate, razzi, missili, carri armati, fosse comuni.

Nelle poesie scritte sotto il fuoco dei lanciamissili Grad si ritrovano paradossalmente le reminiscenze di G. Apollinaire e di G. Ungaretti. E anche se " la colomba pugnalata " ( "La colombe poignardée et le jet d'eau ", da Caligrammes, 1918 di Apollinaire )diventa una "quaglia " abitante delle steppe ucraine avvolte e divorate dalle fiamme, i combattenti ucraini continuano a credere "in un paese innocente" ( Girovago, 1918, Ungaretti ) e di " scontare la morte vivendo " ( " Sono una creatura " 1916, Ungaretti ),mentre nel contempo  continuano una drammatica riflessione universale sull'umanità nella situazione disumana ( " odio questo lavoro ma amo la libertà " ( da  il Diario di Semusal " Ottobre 2014 ).



                                   Tratto  da     Limes ( Rivista di Geopolitica )




UNA POESIA DI ZHADAN

 


        Soldati in Ucraina





Serhij Zhadan è uno scrittore molto conosciuto in Ucraina : non ha combattuto, ma ha visitato le zone di guerra, restando comunque molto coinvolto emotivamente in quanto abitante di Kharkiv, città ucraina di confine. Le sue poesie trascendono la dimensione umana per trasformarsi in un'interrogazione metafisica sulla sorte dell'intera nazione in guerra. E' particolarmente evocativo il dialogo con un'immaginario cappellano  militare che non riesce più né a confessare né consolare le anime delle vittime civili della guerra.









- Da dove vieni, stormo di uccelli neri?

-Noi, cappellano, siamo abitanti di una città che non c'è.


Siamo arrivati qui portando la schiavitù e la stanchezza.

Di' ai tuoi che non è rimasto più nessuno a cui sparare.

La nostra città era di pietra e di ferro.


Ora ciascuno di noi parte con una sola valigia

e in ogni valigia c'è la cenere raccolta sotto il mirino.


Persino i nostri sogni sanno di bruciato.

Le donne nella nostra società erano fragorose e spensierate,


le loro dita di notte toccavano l'infinito.

Le sorgenti nella città erano profonde come vene,

le chiese erano spaziose. Siamo stati noi stessi a bruciarle.

Meglio di tutto racconteranno di noi pietre tombali.


Potresti semplicemente parlarci?

Donaci il tuo amore, stringi pure la morsa.


Giacché sei stato ammaestrato a confessare e a dare la comunione.


Raccontaci perché la nostra città è stata bruciata.


Dicci almeno che non è stata una cosa intenzionale;

dicci almeno che i colpevoli saranno puniti.


Dicci almeno qualcosa in più di quello che dicono i telegiornali.


- D' accordo, vi posso raccontare cosa vuol dire la perdita.


Naturalmente tutti i colpevoli saranno castigati.


Lo saranno anche gli innocenti

e persino quelli che non hanno nulla a che fare con tutto questo.


Perché proprio voi siete stati trascinati dall'ondata nera?

Avreste dovuto leggere più diligentemente i libri dei profeti.

Avreste dovuto schivare le trappole dell'inferno.

Ma più importante per un laico è non vedere l'atto nel simbolo della fede.


Vi ricordate cosa dicono i profeti del dolore e della pazienza,

degli uccelli che cadono sulle città come le pietre?

E' proprio da quel momento che cominciano le perdite vere.

Alla fine le cose vanno proprio male, meglio non parlarne neanche.


Che differenza c'è tra di noi? Quella come tra le consonanti e le vocali.

Tutti sono pronti ad accettare la morte se non li tocca di persona.

Nessuno mai in questa vita sfuggirà al castigo :

lo dico sempre ai miei quando non ho nient'altro da dire.


Non so nulla sull'inesorabilità dell' espiazione.

Non so dove adesso potete vivere e come dovete fare.

Parlo delle cose che sono proprie di tutti gli uomini.

Se solo sapeste quanto siamo stati sventurati!



                  Serhij  Zhadan     Trad . di Oleva Ponomareva




martedì 15 marzo 2022

POESIA DI GUERRA IN DIRETTA

 


                                                Bambini orfani di guerra in Ucraina



QUANDO IL LANCIAMISSILI GRAD SPARA...


sui quartieri residenziali -

non importa se sono quartieri residenziali in Libano, in Siria o in Georgia

o quartieri residenziali a Mariupol, Artemivsk o Anracyt -

in questo c'è qualcosa di naturale

direi anche quotidiano, banale -

Certamente c'è qualcosa di naturale nel fatto

che sparino i lanciamissili Grad.


E' naturale che i razzi di fuoco

sparati dai lanciamissili Grad

colpiscano le camerette

dove dormono i bambini.


E' naturale che i razzi centrino

i supermercati pieni di gente

le stazioni o gli aeroporti.

E' naturale che muoiano centinaia e migliaia

di civili.


Perché è una cosa naturale che i civili

muoiano in guerra -

Certamente se è naturale che ci sia la guerra

che sparino i lanciamissili Grad


che muoiano i civili

E' naturale che quando i bambini corrono nel parco giochi


trovino i giocattoli imbrattati di sangue

i giocattoli dei bambini morti

che il giorno prima sono stati portati dal parco giochi

direttamente all'obitorio.


I bambini come di solito fanno i bambini

stringono al petto i giocattoli imbrattati di sangue


i giocattoli dei bambini morti.

I genitori cercano di toglier loro i giocattoli

ma i bambini piangono :

loro non hanno giocattoli così belli

giocattoli imbrattati di sangue

dei loro coetanei.

Ed è naturale


è naturale che le deboli nonne

che le proprie famiglie hanno lasciato a guardia delle case

fuggendo loro stessi quanto più lontani dalla guerra

- eh già qui c'è la  guerra -

al terzo giorno nel riparo nel sotterraneo

senz'acqua né cibo

hanno deciso di scegliere

una più giovane e più forte tra di loro

e l'hanno mandata con due contenitori di plastica da dieci litri ciascuno

alla fontanella più vicina.


La coraggiosa nonnina stava già ritornando

le amiche l'hanno già avvistata attraverso  la fessura

quando l'esplosione di un razzo le ha mozzato una gamba.

Allora un'altra vecchietta uscì a striscioni dal sotterraneo

raggiunse la ferita

le prese dalle mani i contenitori con l'acqua


disse " Perdonami Valia "

e strisciò indietro nel sotterraneo

ed è naturale.

E' naturale


è naturale quando l'ostetrica

con vent'anni di esperienza professionale

un'atea che non ha mai versato una lacrima

che ha coraggiosamente operato anche a Maidan

corre in chiesa per mettere una candela al Signore

cade in ginocchio, singhiozza

Dio onnipotente, ci sarà ancora la guerra

per il secondo mese consecutivo nascono soltanto i maschi.


E' naturale che le persone muoiano in guerra -


Certamente se è naturale che ci sia la guerra

non si può evitare la guerra

è impossibile sorvolare la zona di guerra in un Boing.

neanche a un' altezza superelevata

è impossibile nascondersi aspettando che finisca la guerra.


E' naturale che un razzo colpisca un cimitero

e cancelli dalla faccia della terra le sepolture dei nostri genitori

è naturale che i soldati scavino trincee in cimitero


scavino valli, costruiscano fortificazioni

perché il cimitero è una posizione strategica


in altura dominante

e non sapremo mai più se


queste trincee sono le tombe dei nostri cari

o le tombe dei cari di altre persone.


E' una guerra di tutti contro tutti

e riguarda tutti

i morti, i vivi e coloro che non sono ancora nati.


Non è naturale che i razzi

dei lanciamissili Grad

cadano nei campi

è assolutamente innaturale

impossibile guardare come

arde il grano non raccolto

impossibile sentire come squittiscono

e bruciano nelle fiamme le marmotte

e come si disperdano correndo i topi

ma le fiamme insieme alla guerra

li raggiungono e divorano

poiché le fiamme e la guerra sono insaziabili.


Impossibile vedere

come le quaglie volteggiano sopra i loro nidi

avvolte dalle fiamme e dalla guerra

come i loro piccoli chiedano aiuto


come smettano di gridare gli uni e gli altri

come alla fine bruciano tutti senza che abbiano alcuna colpa.


Per le quaglie dispiace per davvero

perché questa guerra dovrebbe riguardare solo gli uomini

perché questa guerra riguarda solo gli uomini

perché le quaglie non hanno nessuna colpa in questa guerra.

Le quaglie non hanno colpe.




                      Borys Humeniuk , da una raccolta senza titolo. L'autore è un critico letterario che ha combattuto al fronte come volontario ed è l'autore della prima raccolta di poesie di guerra pubblicata in Ucraina ( 2015 ). Secondo la sua esperienza, la guerra incide profondamente sulla coscienza umana, ma diventa anche un'illuminazione, le cui rivelazioni possono avere una forma esclusivamente poetica. Attraverso i suoi versi, Humeniuk cerca di trasmettere i suoi vissuti similmente a una raffica di mitra : è' una rapida successione di immagini viste e vissute con intensità emotiva tale da rendere superflua qualsiasi metafora : con parole brevi e uno stile scarno, l'autore riesce a creare dei veri archetipi trasmettendo un pensiero universale che arriva direttamente all' inconscio segnandolo in modo profondo.




HALTE AU FEU

 


               Foto di bambini orfani nascosti in un seminterrato per salvarsi la vita...





Halte au feu


On ne veut pas savoir

qui a la plus grosse!

Messieurs,

rangez votre artillerie!

Ici, sur cette Terre

il y a des enfants.



                           Francis  Combes



lunedì 14 marzo 2022

LA SENTINELLA SENZA RISPOSTA

 



 Isaia fa capire che quella domanda rimarrà senza risposta, anzi, che la risposta sta proprio nel continuare a sentire quella voce che chiede incessante, fino a che domanda e risposta diverranno tutt'uno.



                   " Sentinella, a che punto è la notte?"

                     La sentinella risponde  :

                    "Viene il mattino, poi anche la notte:

                     se volete domandare, domandate;

                     tornate un'altra volta..."



                                Isaia 21,  11- 12




PAROLE CONTRO LA GUERRA

 


                                              Bombardamento di Coventry nel 1940





Questi versi appartengono a Trilogy, un lungo poema iniziato nel 1942 - durante i bombardamenti della Seconda Guerra  Mondiale su Londra e pubblicato nel 1946 : un testo potente e visionario che si presta a molteplici letture e interpretazioni , Molti studiosi vi hanno individuato la volontà dell'autrice di affermare la potenza creatrice della donna in contrapposizione ad una polarità maschile spesso distruttiva. H.D. cammina per le strade di una Londra spettrale, cercando di trovare uno spiraglio di vita che ancora - tenacemente - si ostina a pulsare e crescere anche sotto le macerie, perché - nonostante tutto - "siamo vivi entro le mura dei nostri corpi". Il compito del poeta infatti è quello di ignorare il nichilismo materialista per provare a definire quella realtà inaccessibile alla scienza o alla ragione sterile, affidandosi al potere del Logos, consapevole di compiere un gesto considerato da molti assurdo e ridicolo.





Ne ho abbastanza.

Mi manca il respiro.

(...)

Non c'è odore di resina

in questo posto,

né sapore di corteccia,

di ruvide erbe,

aromatiche, astringenti -

solo bordi su bordi di garofanini profumati.

(...)

Oh cancellare questo giardino

dimenticare, trovare nuova bellezza

in qualche luogo terribile

torturato dal vento.



                                            ***


A modo mio io so

che la balena

non può digerirmi:

rimani ferma nella tua piccola orbita

statica, limitata

e la mascella - squalo della circostanza estrema

ti sputerà fuori

sii indigesta, dura, inflessibile

cosicché, restando viva all'interno,

genererai

(...)

la  perla preziosissima.



                                            ***


Non è fantasia poetica

ma realtà biologica,

è un fatto : sono un'entità

come l'uccello, l'insetto, la pianta

o la cellula d'alga :

io vivo; io sono viva;

sta attento, ignorami

rinnegami, non riconoscermi,

evitami; perché questa realtà

è contagiosa - estasi.



                                                  ***


Noi passiamo oltre

verso un altro scantinato, un altro muro sbrecciato

dove i miseri utensili si mostrano

come rarità in un museo :

Pompei non ha nulla da insegnarci,

noi conosciamo la fessura del vulcano

il lento flusso della terribile lava,

la pressione sul cuore, i polmoni, il cervello

sul punto di scoppiare dalla sua fragile scatola

( cosa può sopportare la testa ! )

su di noi, il fuoco dell' Apocalisse.



                                           ***


I poeti sono inutili

ancora peggio

noi, autentiche reliquie,

portatori di saggezza segreta

(...)

non solo siamo " non funzionali"

siamo " patetici"

questa è la nuova eresia

ma se non sapete nemmeno il significato delle parole

come pretendete di esprimere un giudizio

su ciò che le parole nascondono?

eppure gli antichi codici rivelano

che siamo tornati agli inizi.



                                                         ***


Sebbene i nostri libri siano un pavimento

di cenere ardente sotto i nostri piedi

sebbene il rogo dei libri sia

il gesto più perverso

e meschino

della meschina natura dell'uomo

dateceli - loro ancora gridano -

dateci libri :

folio, manoscritti, vecchie pergamene

basteranno come bossoli.




                      Hilda  Doolittle ( H.D. ) da  Trilogy      Trad. di E. Sancino



sabato 12 marzo 2022

LA CONDIZIONE DI FRANCESCA

 


                                          Basterebbe qualche passo tra questo e la fine...




In questa raccolta , già nel titolo è  rappresentato il senso del dolore dell'autrice: la perdita di una condizione, il non essere più, essere diventata altro. Questo dolore traspare da ogni pagina, che non è cronaca e non è neppure diario, ma un susseguirsi di emozioni torride e al tempo stesso gelide, istantanee che ritraggono desolazione e silenzio, pensieri razionalmente lugubri. Il buio domina la scena - inevitabilmente - eppure la luce ritorna più volte nei versi dell'autrice: è la luce del sole ( "la sua orma di luce come un girasole"; quella della luna (" la luna piena nel mattino" ), oppure quella di una stella (" un occhio di stella mi sorveglia" ) che pare accompagnare e vegliare le uscite di Francesca. Nel mondo interiore della ex madre avvertiamo una rabbia muta e trattenuta, mentre fuori il mondo osserva : è un mondo fermo nella  propria liquida immobilità, in un'atmosfera rarefatta e asfissiante. Uomini e donne sono alle prese con le proprie maschere che - per convenzione - ognuno deve indossare, ed  è in questo mondo, fra queste maschere che l'ex madre si aggira col suo dolore, ombra fra le altre ombre.




Ho stretto l'urna contro il ventre,

pesava pressappoco come allora.

Un figlio lo contieni sempre

e ogni minuto io contengo,

ogni minuto sento dentro

mio figlio che muore,

mio figlio che decide di morire.



                                             ***


Ha brillato qui per vent'anni

poi si è incamminato altrove.

Da allora io sono ferma

voltata verso la sua orma di luce

come un girasole.



                                          ***


Alto nel cielo nero,

di fianco al portone

ogni mattina

un occhio  di stella

solitario mi veglia.

Ora sarebbe facile

cedere alla debolezza

di immaginare su di me

uno sguardo pentito

una dolcezza d'angelo.



                                             ***


Ora piango così,

con il sangue negli occhi,

con il naso che cola, la gola

scorticata dai singhiozzi.


Con la smorfia pietosa

di bambina picchiata,

di bambina

crudelmente punita.


Con il viso contorto

rivolto verso il cielo

a un dio che mi colpisce

più forte ogni secondo.



                                           ***


Alla fermata della corriera,

sul bordo della strada,

sono solo una sagoma

protetta dal buio della sera

e dai rumori delle auto,

dei camion di passaggio.

Posso piangere ora,

posso urlare, guardare

i fanali sfrecciare, capire

che basterebbe qualche passo

tra questo e la fine.




                              Francesca  Del Moro   da    Ex  madre




venerdì 11 marzo 2022

DEDICATO...

 


Questo brano, musicato sulla poesia del poeta russo  Sergej  Esenin, è dedicato dall' Orchestra Sinfonica e dal Coro Gimnazija  Krani al popolo ucraino che soffre e muore sotto le bombe.




Ha smesso di parlare il boschetto dorato

con la gaia liturgia delle betulle

e le gru, volando tristemente,

ormai non rimpiangono nessuno.


Chi rimpiange, se ognuno è un pellegrino?

Entrerà di sfuggita, per lasciare nuovamente la casa.

Di tutti gli scomparsi sogna la canapaia

con l'ampia luna sul ceruleo stagno.


Sto solo in mezzo alla pianura brulla

e il vento porta lontano le gru.

Ripenso alla mia lieta giovinezza,

ma non rimpiango nulla del passato.


Non rimpiango gli anni dissipati invano,

non rimpiango il fiore di lillà dell'anima.

Nel giardino fiammeggia un rogo rosso sorbo,

ma non può riscaldare nessuno.


Non bruceranno i grappoli del sorbo,

l'erba non perirà dalla giallezza.

Come l'albero lascia cadere sommesse le foglie,

così io lascio cadere le tristi parole.


Se il tempo sparpagliandole col vento

le raccoglierà in un mucchio inutile,

dite allora ... che il boschetto d'oro

ha smesso di parlare con la sua cara lingua.




                     Sergej  Esenin    Trad. di A. M. Ripellino



giovedì 10 marzo 2022

BASTA GUERRE ! ( La voce dei poeti )

 


                                    L'Ospedale pediatrico bombardato ieri a Mariupol




LA GUERRA


Domenica mattina,

mi risveglia la voce

di mia figlia che gridando

dalla cucina chiede

a suo fratello

se davvero la Bomba

quando scoppia,

lascia l'ombra

dell'uomo sopra il muro.

( Non di " un uomo":

" dell'uomo" dice ). Lui

annuisce, io mi giro

dentro il letto.


       Valerio Magrelli      (   " Lettere familiari " )



                                        ***


CANZONE SULLA GUERRA


Strozzate la guerra,

che le donne possano sorridere

e non invecchiare così rapidamente

come invecchiano le armi.


La guerra però dice : io sono!

Sono dal principio

e non v'è stato mai un momento

in cui non fossi.


Sono vecchia come la fame

e come l'amore.

Io non mi sono creata,

ma il mondo è mio!


E lo distruggerò.

Sarò presente

quando il brandello insanguinato a fuoco

cadrà nel buio


come la saliva dei bambini

sul fondo di un pozzo

quando vogliono misurarne

la buia profondità.


Ma noi - e questa è speranza -

possiamo ancora un attimo,

ancora un breve attimo possiamo

riflettere.


      Jaroslav Seifert       (  " Concerto sull' isola "  )



                                          ***


GUERRA E TREGUA


Correva verso un rifugio, si proteggeva la testa.

Apparteneva a un'immagine stanca

non diversa da una donna qualsiasi

che la pioggia sorprende.


Non volevo dire della guerra

ma della tregua

meditare sullo spazio e dunque sui dettagli,

la mano che saggia il muro, la candela per un attimo accesa

e - fuori - le fulgide foglie.

Ancora un recinto con spine confuse ad altre spine

spine di terra che bruciano i talloni.


Ciò che si stende tra il peso del prima

da un luogo andare a un altro luogo

senza una vera meta

senza che nulla di quel moto possa chiamarsi viaggio

distrazioni di volti

mentre batte la pioggia.


Alla tregua come al treno occorre la pianura

un sogno di orizzonte

con alberi levati verso il cielo

uniche lance, sentinelle sole .


      Antonella Anedda            ( " Notti di pace occidentale " )



                                         ***


LE BOMBE


Abbiamo colpito il treno ci dispiace è stato un errore.

Abbiamo compito quei profughi ci dispiace un altro errore.

Abbiamo colpito il ponte la gente non si vedeva.

Abbiamo colpito l'acquedotto non è stato un errore ma ci dispiace.

Abbiamo colpito l'ambasciata ci dispiace un altro errore.

Abbiamo colpito il paese sbagliato non era previsto.

Abbiamo già  colpito altre cose sbagliate

un aereo passeggeri una scuola.

Questa volta le ragioni per colpire quello che cercavamo di colpire erano buone.

Cercavamo di fermare le cose terribili fatte a gente innocente.

Le cose peggiorarono per quella gente col nostro

intervento il che prova che avevamo ragione.

Ma naturalmente non siamo capaci di pensare a ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

Dicono che siamo intelligenti ma le bombe non sono fatte

per pensare.

Ci dispiace ci siano stati errori, ma noi da sole non possiamo fare errori.

Eseguiamo solo ordini. Facciamo quello che ci viene detto.


                             Martha Collins  ( " The Progressive " )



GUERRE PER LA PACE

 


                                          Tom Hanson - Guerra per la pace ( Afganistan )





PICCOLO SOLDATO FRA GLI AFGANI


Il piccolo soldato

è partito per  la guerra umanitaria

per liberare i bravi Afgani

con - nel suo equipaggiamento -

una cassetta farmaceutica di buoni sentimenti,

un rullo di sparatroppo democratico,

i Diritti dell' Uomo in compresse

e uno sciroppo per la liberazione delle donne,

più qualche bomba ed alcune munizioni.

Ma ecco

che occorre inviare altri piccoli soldati,

sempre più numerosi piccoli soldati,

perché gli spregevoli Afgani non comprendono

tutto il bene che gli vogliamo con la nostra guerra umanitaria.

Gli spregevoli Afgani non vogliono che li liberiamo.



                                         ***


I PROGRESSI DELLA GUERRA


Nei tempi bui del Medioevo

succedeva a volte

che il re

morisse sul campo di battaglia.

Più tardi, Napoleone

osservava il movimento delle sue truppe

dalla cima di una collina.

Oggi i generali

seguono dai loro uffici

la traiettoria telecomandata dei loro missili

che - molto lontano da lì - colpiranno città

e civili.

( Per evitare i pericoli della guerra

è meglio al giorno d' oggi

farsi

soldato di carriera ).



                                            ***


TRA DI NOI, NIENTE POLITICA


Generalmente

quelli che stanno in alto non gradiscono che quelli in basso

si immischino nei loro affari

e - poiché queste cose sono ben fatte -

generalmente quelli in basso

preferiscono non immischiarsi

degli affari di quelli che stanno in alto.

Così, tutto può continuare come se nulla fosse

e l'alto e il basso possono restare al loro posto.




                            Francis Combes     Trad. di G. Cavallo