mercoledì 27 ottobre 2021

LJUBOMIR IL BULGARO

 


                                                     
                                                           E non riesco a perdermi...




" Fissare l'attimo è il tratto stilistico di Levcev: negli autentici artisti e in generale nei creatori è presente una forza interiore tesa a superare lo spazio e le strette cornici di ciò che è limitato. Ciò che più gli interessa - come ha scritto in una delle sue poesie - è di essere il più sincero, il più originale, il più se stesso possibile. Il suo verso è intellettuale, ma il suo intellettualismo non è schematico, bensì carnale, virile, colorito " . ( Andrej  Voznesenskij )






Oh cara,

apri la porta del sogno -

sto arrivando.

Io ritorno volontariamente

nella gabbia del fuoco.


E nuovamente spunta il cosmo dal volto di stella.

Il mio cuore ti invia il suo segno.


Il faro marino pulsa come un dattilo

con due luci brevi e un buio lungo.



                                              ***


Se ne va la luce rossa.

L'ultima lince selvatica scruta

cose per noi invisibili.

Se ne va la neve dalla cima dei monti.

Le cabine della funivia immobili

viaggiano verso l'oblio,

viaggiano.

Come un miraggio scacciato.

Come una speranza disperata.

Se ne va questa epoca,

se ne va l'estasi...

E  solo io rimango.

Non so se potrò scriverti ancora.

Non so se potrò vederti.

Ma so che non c'è modo che io ti dimentichi

fino alla fine

e forse anche dopo.

Dimenticherò le chiavi sulla porta del non essere.

Dimenticherò gli occhiali e diventerò cieco.

Con dita insanguinate ti cercherò,

ma tutto quello che toccherò

diventerà polvere.



                                              ***


Amo il cielo di notte

perché lui solo è nudo.

E questa luce del giorno mi impedisce

di guardare la nudità dell'universo.


Oh questa nudità delle stelle!


Non rivestirti!

Voglio guardarti.

Per decifrare la tua materia

che così prepotentemente mi attrae.


Amami!

Sii la mia notte!



                                                ***


Oggi è l'onomastico

di chi non ha il nome di un santo.

Allora, su, giochiamo

agli scherzi

di Amore...

Passione mia!

Mio meraviglioso inganno!

Mio Purgatorio!

Mio unico amore!

Ti cerco febbrilmente.

Mi dimeno -

così come un animale ferito

cerca sui prati

l'erba medica che lo guarisca.

Dove sei?

Vedo Male.

Ah, vedo male!

Chi tira le fila della mia vita?

Chi le tira

così maldestramente?

Voglio perdermi

in una città,

in una notte,

in una folla,

dove nessuno mi riconosca

e io non riconosco nessuno.


E per questo

saranno tutti buoni.

E io non sarò

repellente.

Ma non riesco a perdermi.


Ovunque ci sono cartelli.

Ovunque ci sono segnali.

Ovunque ci sono indicazioni.


Signora Davidora

mia

prima

maestra -

perché mi hai insegnato e leggere?

mi odiavi a tal punto?


Ecco

la luna tramonta

al sorgere del sole.

O forse albeggia dal tramonto...

Questo non so più decifrarlo:

non c'è una scritta!

Non c'è una scritta in cielo!


Amore mio!

Mia  unica passione!

Mio meraviglioso inganno!


Noi

mai 

più

ci incontreremo.


Perché,

quando dico:

" Su, cominciamo

una vita nuova! "

tu ti trovi

in un'altra costellazione.


E anche

perché

quando tu dici :

" Su, cominciamo

una vita nuova !"

io mi trovo già

in un altro mondo

dove tutto è segnalato...

E non riesco a perdermi.




                             Ljubomir Levcev   da    I passi dell'ombra ( a cura di G. Dell' Agata )



lunedì 25 ottobre 2021

BUON INIZIO....

 



                        ... di settimana con un concerto per fagotto di Vivaldi.

                           Mi sembra rispecchi bene l'atmosfera del lunedì mattina:

                           poco brio e  andamento quasi lemme lemme di chi si

                          appresta ad affrontare una nuova settimana lavorativa

                          in una giornata di pieno autunno...

                         

                          Con tutta la mia comprensione



                                                  frida



domenica 24 ottobre 2021

POESIE DI SONNET


 


                                                          Frida sul Gange a Benares







STRANI INCONTRI

Qualche volta incontriamo qualcuno
una volta soltanto nella vita

e le nostre ossa si rifiutano
di restarci dentro la pelle

nello stesso modo.

I progetti avanzano come onde
e arretrano come dubbi.

Una gioia fugace
con i morsi rosicchiati
dall'angoscia

il tratto fra
l'esperienza e la paura

sembra come il tempo preso da un pesce
che si rivela e si nasconde

davanti al suo amo.


***

NON C'E' FINE ALLA FINE

La Vita diventa un labirinto
quando devi trovare
approvazione nei no
 e rifiuti nei sì

scopri che ci sono
confini oltre i confini
pensieri al di là dei pensieri
vita oltre le vite
e
dubbi oltre i dubbi

ma non c'è fine alla fine.


***

IN UNA NOTTE DI LUNA

La luna bagna lo stagno
e così fa la mia musa.

Le palme la proteggono
e lei trema chiedendosi

come arrestare i raggi
che scaldano la pelle dell'amata.

Le onde svelano l'eccitazione.

L'acqua risuona mentre cade
dalle foglie e dai rami - sussurra

di un rapporto d'amore
fra due esseri intangibili.


***

NONNA

I fiori si muovono
lei deve avergli sussurrato
qualcosa.

Le acque stanno mormorando
lei deve avergli mostrato un sentiero.

Io sono inginocchiato
al suo letto disorientato
aspettando di sentirla parlare
e liberarmi così dalla disperazione.

La pelle rugosa
spinge all'angolo della vecchia branda
e si alza per toccarmi la fronte.

Nonna non è morta. Il suo Spirito è vivo.
Sono stato ucciso dalla sua fatica
e dalla debole voglia di lavorare ancora.

Né io sto morendo né la sua stanchezza.

I  pensieri come pietre saltellanti
stanno rimbalzando sulla malinconia.

Perché avverto i miei anni venire rinchiusi
dentro un solo istante?





Sonnet Mondal  da  Karmic Chanting



sabato 23 ottobre 2021

VERRA' LA VITA ...

 




                          
 " Con questo piccolo libro, a partire dalla mia esperienza di malato di Covid e dalla mia vicinanza alla morte, ma soprattutto dalla voglia di rinascere, provo ad offrirvi alcuni spunti per guardare nuovamente con fiducia al futuro. Alla luce di quanto diceva Madeleine Delbret : " L'importante è nascere bene in ogni morire ".
( D. O. )




IDENTITA'

(...) Chi sono io? Quante volte nella vita ci siamo posti questa domanda. E ci siamo fermati a scavare per trovare la nostra " identità". In realtà la vera domanda non è Chi sono io, ma " Per chi sono io? ". Siamo troppo concentrati su noi stessi, alla ricerca della nostra autonomia come salvezza. Dicono gli studiosi che la società moderna è malata di narcisismo, cioè gli individui sono innamorati di se stessi, a volte persino ossessionati dall'amore di sé. Occorre davvero " rovesciare il tavolo" : bisogna smetterla di cercare il compimento di sé. La verità di me non si esaurisce in me. La mia vera identità non sta nel profondo di me : la mia identità sta nella mia destinazione. La mia vera identità non sta nell'autoriferimento, nell' autorealizzazione. La mia identità sgorga dalla relazione. E' proprio il dispositivo autoreferenziale, come gesto del desiderio che cerca  anzitutto in se stesso il proprio compimento, che va decostruito. Il tema chiave del desiderio non è la sua origine, ma la sua destinazione. L' accanimento sulla domanda " Chi sono io?" conduce all'ossessione di una risposta che l' Io non è in grado di dare: genera frustrazione, malinconia, angoscia e disperazione. La scarnificazione dell'autocoscienza è sanguinosa e sterile. L' inizio della sapienza è piuttosto chiedersi " Per chi sono io? ". Questa domanda apre la frontiera, inaugura l'avventura, ci rende esploratori di terre sconosciute e creatori di rapporti fecondi. Tanto l'assegnazione del primato all'interrogazione sull'origine ci rende ottusi ed estranei al mondo, tanto il riconoscimento del primato al tema della destinazione ci rende dinamici e generatori. Ognuno di noi scopre facilmente che le proprie qualità si perfezionano, quando cercano una degna destinazione per altri e presso altri. E molte cose possiamo apprendere di noi che non ci sognavamo di immaginare, nel momento in cui ci interroghiamo, sulle parti di noi che sono presso di noi " in conto terzi". Il riconoscimento di queste parti e il loro invito a destinazione - la generazione di un figlio è già questo - ci emoziona, ci esalta, ci dà soddisfazione di noi stessi. E infine, come improvvisamente, poiché porta la nostra firma, vediamo molto più chiaramente chi siamo: riconosciamo la nostra singolarità proprio nel lavoro e nel compimento di questa donazione. 

" Chi sono io? Chi sono?" : Io sono " donazione" , io sono nella mia capacità di donazione . La nostra identità emerge dal dono, vive di dono. Questa- oggi - è la vera rivoluzione. Si uscirà davvero dalla crisi generata da questa pandemia quando impareremo a sentire che l'altro è parte della nostra identità . (...)



                  Derio  Olivero  da   Verrà la vita e avrà i suoi occhi


IL DANNO BIANCO DI FRANCESCA 1

 


                                         " Io non sono malata. Ho una malattia..." ( F.M.)




(...) Ho una malattia neurologica cronica. Sono una donna di 39 anni malata di sclerosi multipla. La medicina la definisce una malattia potenzialmente disabilitante del cervello e del midollo spinale, il sistema nervoso centrale cioè. E aggiunge - la medicina - che nel mio caso la malattia è recidivante remittente, anche se nessuno sa prevedere se e quando sarà tempo di recidive o di remittenze. Perciò,  in quella espressione, la parola chiave è " potenzialmente". Il peggioramento è potenziale, la stabilizzazione è potenziale, l'immobilità è potenziale, la cecità lo è. Dunque, dal primo giorno, ho stabilito che anche la paura sarebbe stata potenziale.

Ho una scatola piena di " come" e la apro ogni volta che ho bisogno di una similitudine per mediare l'esperienza della malattia. E' " come" se nel gioco del telefono senza fili si perdessero i pezzi della frase bisbigliata all'orecchio dal primo all'ultimo ragazzino della fila. E' " come" se il sistema nervoso fosse un cavo elettrico coperto da un rivestimento isolante, la guaina protettiva. Quando il rivestimento viene danneggiato, il filo si scopre e la trasmissione del messaggio è imprevedibile. Nessuno può sapere se premendo il dito sull'interruttore, la luce si accenderà o no.  (...)



                 Francesca  Mannocchi  da    Bianco è il colore del danno



ILDANNO BIANCO DI FRANCESCA 2

 

DIARIO


(...) Non ho paura della mia disabilità, ho paura che mio figlio abbia una madre disabile. Non mi spaventa tanto la sedia a rotelle, mi spaventa che mio figlio abbia una madre su una sedia a rotelle.

La malattia di uno diventerebbe la malattia di tutti.

Che fare?

Devo configurarmi in uno spazio nuovo.

Esercizio : provare a immaginarsi come una madre compromessa.

Com'è la madre danneggiata di un figlio appena nato? .(...)



                Francesca  Mannocchi   da   Bianco è il colore del danno



IL DANNO BIANCO DI FRANCESCA 3

 

COSE CHE TEMO DI NON FARE PIU'


(...)  Nuotare con mio figlio

        Fare l'amore.

        Sentire una carezza

        Dare una carezza

        Fare la valigia

        Sfogliare i libri

        Vedere il deserto

        Toccare la sabbia

        Leggere le favole a Pietro prima di dormire

        Parlare

        Deglutire

        Vedere il viso dei miei genitori che invecchia

        Guidare

        Nuotare sola al mattino presto

        Nuotare sola quando cala il sole

        Indosso l'abito che amo di più, i tacchi alti e neri, mi porti a 

        cena? baciami forte, intanto.

        Vedere Pietro diventare uomo.  (...)



               Francesca  Mannocchi  da     Bianco è il colore del danno


  

IL DANNO BIANCO DI FRANCESCA 4

 

(...) La lingua medica è distante. Ho bisogno di tradurre quello che accade al mio corpo in parole che identifichino i miei timori, oltre alle mie lesioni. La lingua della scienza non coincide con l'esperienza del mio corpo.

L'ho detto a S., la dottoressa dell'ospedale.

S. ha detto che la relazione verbale col paziente è più semplice perché le disabilità sono assai meno probabili. Ha aggiunto che il medico cerca di intercettare le paure che ha di fronte e decodificare il paziente prima di modellare la lingua medica su di lui. Anche se la lingua non viene sempre loro incontro.

In sostanza : nessuno ti allarma. Ma nessuno - nemmeno - ti prepara. (...)



                 Francesca  Mannocchi   da    Bianco è il colore del danno


venerdì 22 ottobre 2021

NIKA TURBINA




Sono pesi queste mie poesie...



Forse è il caso più sconcertante di enfant prodige . Cosi integralista da rifiutarsi di vivere l'età adulta. " Tutto quello che dovevo, l'ho detto da bambina nelle mie poesie. Non c'era bisogno che divenissi donna", scrisse Nika Turbina nei suoi diari. E infatti non restò donna a lungo. ( Yalta 1974 - Mosca 2002 ) :questi gli estremi cronologici della sua fulminea esistenza, conclusa con un volo dal quinto piano. La nota biografica fa sapere che i primi componimenti di Nika risalgono all'età di quattro anni, dettati di notte alla mamma. Raggiunse l'apice della notorietà all'inizio dell' infanzia, quando a soli sette anni i suoi versi apparvero su un quotidiano nazionale, e nel giro di un anno la sua prima raccolta. Dopo il 1991, Nika si allontanerà progressivamente dalla letteratura ; studierà regia, reciterà, diverrà moglie, ma trascorrerà l'ultimo decennio lontana dall'attenzione pubblica, fino al tragico epilogo che mise fine alla sua breve vita. Degli  straordinari esordi infantili si dice che - spenta l'intensità - le sia rimasto - forte - solo il dolore e che questo l'abbia sopraffatta. Una sua frase emblematica recita così : " Una persona deve capire che la vita non è lunga. E se dà valore alla propria vita, allora questa vita sarà lunga e, se davvero lo merita, sarà eterna, persino dopo la morte".





NON ANDRO' COL TRAM

Non andrò col tram,
l'autunno copre le rotaie.
Resterò in casa
alla finestra.
Raccoglierò sul palmo i suoni,
come i portinai raccolgono al mattino
le nebbie dei cesti,
sollecitando il giorno.
Il vento farà roteare le foglie,
non si poseranno sui gradini.
E sbatterà la finestra
facendo tintinnare i vetri.
Non andrò col tram,
i suoni precedono l'autunno.
Resterò in casa
accanto alla finestra rotta.


                                          ***


ALLA MAMMA

Mi manca
la tua tenerezza,
come a un uccello
che muore - l'aria.
Mi manca
l'inquieto tremito
delle tue labbra,
quando mi sento sola.
Mi manca il sorriso
nei tuoi occhi -
essi piangono,
guardandomi.
Perché in questo mondo
il dolore è così cupo?
Sarà - forse -
perché sei sola?.


                                             ***

SONO PESANTI I MIEI VERSI...

Sono pesanti i miei versi -
pietre in salita.
Le porterò fino alla rupe,
tenacemente.
Cadrò con la faccia nell'erba,
le lacrime non basteranno.
Squarcerò la mia strofa -
il verso scoppierà a piangere.
Con dolore l'ortica
penetrerà nella mia mano.
Tutta l'amarezza del giorno
si trasformerà in parole.


                                          ***

CHI SONO IO?

Di chi gli occhi quando guardo nel mondo?
Di amici, familiari, belve, alberi, uccelli?
Di chi le labbra per bere rugiada
dalla foglia caduta sulla strada?

Di chi le braccia per stringere
il mondo, così fragile e indifeso?
La voce è persa in quella di tormente,
campi, diluvi, boschi e notte.

Chi sono - in tutto questo, io?
Dove cercare in me?
E come dar risposta a tutte
queste voci, alla natura?


                                                          ***

TUTTE LE LETTERE...

Tutte le lettere di questo appunto
preso in fretta che è la mia vita,
sono stelle sparse.
Tutti i giorni scuri che mi aspettano
già fissati innanzi, ora.
Tutti i miei successi, i fallimenti
stanno lì, ciascuno un grido
che uno sparo sfiora.



                 Nika  Turbina   da    Sono pesi queste mie poesie . Trad. F. Federici



giovedì 21 ottobre 2021

OGNI VOLTA DI FRIDA



                                                           Tu fai parte o non parte di me...




TI PERDO E STO


Ho visto certi meriggi

d'oro sottile nell'aria ottobrina

profumi

che a ritrovarli poi si fanno lacrime

ad aspettare un gesto che sbiadisce.


Invece mi sei vivo

anche se fra le righe di altre vite

amore che sei d'acqua come me.


E se ti perdo ancora sto

 - di desideri naufraga -

con gli occhi sulla riva.




                                             frida



I RICORDI DI ELIZA

 


                                                  La solitudine mi è costantemente fedele...




Non esistono separazioni

ci sono alcune partenze definitive

alcune assenze più lunghe delle altre

le partenze ad una ad una sono come i mantra

i passati amori e i venturi.



                                             ***


Freddo ho sempre più freddo

nella mia pelle e fuori da essa

non ho avuto neppure una malattia importante

di quelle da cui non ti separi

ci vivi e ci muori insieme

né sogni ricorrenti

soltanto la fine dell'autunno

me la ricordo sempre allo stesso modo

con le strade desertificate dal vento e io al bivio

freddo ho sempre più freddo

nella parole e fuori di esse.



                                                ***


Arriva sempre qualcuno

e sempre parte

la solitudine mi è costantemente fedele

ci guardiamo negli occhi

qualche volta molto di rado

sentiamo il  nostro grido

colare sui muri

quanto più ci allontaniamo l'una dall'altra

tanto più incediamo sicure

verso stanze stipate di sogni

della casa dei pazzi

dove sempre arriva qualcuno

e sempre riparte a braccetto con me

o con lei.



             Eliza Macadan  da   Domare i ricordi . Trad. di  V. Nicu




IL CORO DELLE DISATTESE



                                                 Teneramente arriverai ai tuoi cent'anni...





XIX


Teneramente arriverai ai tuoi cent'anni

di sorrisi asciugati e pacifici

dimenticate storie e filastrocche

ma l'aspetto sempre curato e nell'armadio

le grucce con i sogni appesi

e nell'angolo il sacchetto di lavanda.



                                         ***


II


Non un limone, siamo giardino

dai verdi getti slanciati nel sole

gemmiamo l'aria, se ascolti il lucore

corale di un unico manto di zagara

non c'è confine, se non la plurale

pace esultante dei muri essiccati

meraviglia di mille sterpaglie.



                                                ***


I


Se aspettando perderemo i capelli

se la risacca annoderà le gambe

intrise di sale e grinzite di vecchiezza

se fondando caviglie in melma fredda

saremo radici d'inadempienza


velate aspetteremo sulla riva

l'amaro ritorno delle cose perse

finché le dita diventino lische.

Il mare semina corpi e germoglia stelle.



                                                ***


X


Mio spoglio ramo, pendente da fuori il cortile

tra gocce di cenci a stendere

macerie di grigie rupi, ai confini del mondo


anche noi, tra queste piastrelle

con un canto sommesso tenteremo

di salire sulla cima dei gradini


e si leveranno forse i nostri sogni

al di là delle macerie dei muri.



                                            ***


XVI


Nutriamo la lingua d'erranze

di approdi e partenze, di soglie

del mutuo baciarsi dei venti

del pianto di sale diviso, sorelle

bianca solarità in bocche addolcite


grani e parola in terreni

di nuovo linguaggio

lo spazio ricresce spontaneo

tra le erbe pestate.




          Giovanni Luca Asmundo  da   Le Disattese -  Coro di donne mediterranee



mercoledì 20 ottobre 2021

DORME NINA...

 




Propongo stasera al vostro ascolto quest'aria ( attribuita a G. B. Pergolesi )  della quale colpisce il tono fortemente patetico e struggente.


Ecco il testo :


Tre giorni son che Nina

in letto se ne sta.

Pifferi, timpani, cembali,

svegliate mia Ninetta,

acciò non dorma più.



Buon ascolto!



                                             frida


LA POESIA ( corpale ) DI ELHAM

 


                                        Questa non è una testa, è un segnale di fuga...




UN INCIDENTE ALLA TESTA


Questa non è una testa 

che si ribella al mio corpo

Questa non è una testa

è un segnale di fuga

Sta accelerando tra le curve

dal giro di una domanda

a un'altra domanda

Questa non è una testa

questo è un incidente

con il sanguinamento dei pensieri

Questa non è una testa

un pasticcio di rami erranti

da una stagione infruttuosa

a un'altra stagione più infruttuosa

Questa non è una testa

è una continuazione del corpo

che si ribella in un altro corpo.



                                                  ***


NAUSEA DI ESSERE


Mi ribellerò

contro tutte le leggi della convivenza con la natura inanimata

mi ribellerò

con le stesse gambe e braccia imperfette

con le stesse complicazioni invertite di " essere"

" Essere" no

nausea di " essere"

E masticando continuamente la " non esistenza"

mi ribellerò

Catturerò l'anima umana

da questa palude permanente.



                                           ***


TRA LE SPINE


C' una cavità vuota che vive tra i frammenti del corpo

con il sapore di un palloncino che esplode

con l'odore rosso dell'infanzia

con il profumo di una donna

chi non poteva sentire l'odore

tra le quattro pareti di una camicia da uomo

Tra le parti del corpo

è stata scavata una buca

nel nome del CUORE

con il sapore di una tomba con terra bagnata

e un'impronta duratura di Gesù

su un cuore malato.



                                    Elham  Hamedi  ( poeta iraniana )



QUANDO L'AMORE TOCCA IDEA

 


                                                               Quell'amore è qui....




VIVE


Quell'amore

quello

che ho preso con la punta delle dita

che ho trascinato per terra

che ho lasciato ho dimenticato

quell'amore

adesso

in qualche riga che

cade da un cassetto

è qui

è ancora qui

continua a dirmi

che fa male

che sta

ancora sanguinando.



                                            ***

VEDERTI


Vederti ridere toccarti con le mani

vivere con te un giorno un anno tre settimane

dividere vita seria vita quieta con te

trovarti nel letto

nella stanza che ti vesti

che sai di vino che fumi

d'estate che sudi

o nell'amore quando chiudi

gli occhi assenti.



                          Idea  Vilarino   da    Di rose che si aprono nell'acqua



domenica 17 ottobre 2021

CLAIR DE LUNE PER JACCOTTET

 


                                        " Erba vista contro luce, che sorge, poco fitta,

                                          sottile e diritta: quasi un filtro, un'arpa...

                                          vicinissima alla terra, ecco la mia lira definitiva.

                                          Per far sentire la luce della sera, dorata,

                                          sotto le folate folli del vento freddo ".




                                         Philippe Jaccottet   Epitaffio tratto da   Carnets




GLI ATTI DI NASCITA DI CLAUDIA

 


                                                              L' amore lo lascio ai posteri...




Se ora dormissi, almeno per un po';

mi separerei dal mondo, toglierei da me

la tua figura, resterei sola nel buio.

Non posso.

Sono ciò che vedo, il volto dove mi incastro.

Devo tenere gli occhi aperti per essere, devo

guardarmi incessantemente.

Poi tu chiudi le imposte, sciogli le lenzuola,

e io ci provo a calare il sipario,

a respirare profondamente

- si chiama respirazione diaframmatica

questa cosa che io provo a fare,

questa marea - sul tuo guanciale.



                                         ***


La parola è un chiodo.

Il verbo che tu incarnavi ti tolse

di mezzo scavandoti piano.

Riconobbi il tuo volto dal vuoto

che vi cresceva rigoglioso al centro.

Da lì tu mi guardavi senza mai

sciogliermi, mi lasciavi ai miei giorni

grossolani; io mi dimenavo 

con cose di scarso valore, monili

d'argento, e tu, tutto miseria e vento,

non ti offendevi, dissanguavi in croce.



                                                ***


Aspiravo alla grazia:

un involucro superfluo,

il trucco sul volto di una donna,

il rossetto sbavato sulle labbra.

Così immaginavo Dio, così lo sognavo.

E la mia preghiera era guardare,

provare a vestirmi sul nulla,

provare a compormi, e poi

raccogliere gli avanzi, decifrare il mio nome.



                                           ***


Mi hanno detto che non sono capace,

mi hanno convinto, 

un po' come si convince Dio,

con la preghiera, con la ripetizione.

Anche Lui ci ha creduto

e poi ha scoperto che non era vero,

che era capace come tutti di morire.



                                                ***


Un impasto di farina e acqua

lievita sul tuo petto,

scalcia, esplode, poi ti lascia sola.

Ripeti a memoria il rituale delle madri,

l'eterno che ti sventra, il tempo

che cade giù dalle tue viscere

e inizia con un pianto la conta dei respiri.



                                               ***


L' amore lo lascio ai posteri.

Io mi contento dello svanire,

delle rovine. Veglio sul morto,

sulla sua pelle scarna di luce.

A terra i cocci dell'ombra

sono ciò che resta

del suo guardaroba.



                                                ***


Il tuo  volto è una chiesa,

un'assemblea di detriti che cantano

la melodia delle mosche.

Ed io con le mani nel sacco, scarto

dopo scarto, sgrano il rosario

e prego.




                                Claudia  Di Palma   da   Atti di nascita



sabato 16 ottobre 2021

RAINER CANTA DAL PROFONDO

 


                                             C.W. Gluck -  De profundis ( Salmo 129 )
       



Ancora, Onnipotente, ecco ti prego.

Come si spegne trasformando il giorno,

io sono tutto una ferita; un orfano;

un esule dal mondo, estraneo e solo...

E stanno intorno a me - mute - le cose

siccome chiostri in cui mi sento chiuso.


Ho bisogno di Te, che sei partecipe

di ogni tormento mio, compagno dolce

d'ogni mia pena, fratello solo.

Ho bisogno di Te come del pane!


Spegnimi gli occhi, e io ti vedo ancora;

rendimi sordo, e sento la tua voce;

mozzami i piedi e corro la tua strada;

senza favella , a Te scioglierei preghiere.


Dirompimi le braccia ed io ti stringo

col cuore mio, fatto - repente - manto.

Se fermi il cuore, batte il mio cervello;

ardi anche questo: e il mio sangue - allora-

Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.


Apparso Tu mi sei, Dio senza fine!

E io t'amo siccome un figlio

che fuggito mi fosse ancor bambino,

chiamato dalla sorte sovra un trono

innanzi al quale l'universo mondo

come unica valle si distende.



                                   Rainer Maria Rilke  da  Poesie



venerdì 15 ottobre 2021

BUON POMERIGGIO DI MUSICA! ( tempo condiviso )



                                                    B. Galuppi -  Sonata N. 5 in C major

                           


" Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo - come noi lo intendiamo - non esiste più."  ( Enzo Bosso )




VERSI DI UNA GEOMETRIA NON EUCLIDEA

 


                                                    E senza guardarla le tende la mano...




Pensami vicina

come un sentiero

sciolto dalla meta

buono per i lombrichi e le api

e per i passi di angeli

senza annunci.

Ora che sono per te

colei che moltiplica

e ho l'andamento

dei verbi all' infinito.



                                         ***


GEOMETRIA NON EUCLIDEA


E non è bastato toccarsi, abbracciarsi, c'era la gravità del vuoto a inter- ferire sulla superficie curva del cuore dove la geometria euclidea non s'avvera e il primo postulato enuncia che l'amore è la distanza più breve fra due solitudini, ma solo se sanno di esserlo. Solo se non stanno l'una di fronte all'altra come semplici presenze, ma si riconoscano mistero nella reciproca ospitalità.



                                       ***


Che dici, è grave se ti penso? le scrisse lui. Spero di no, perché ti penso anch'io, gli fece eco lei sgomenta dei cigolii sospetti nella struttura intera della sua biografia.



                                                 ***


Alle spalle di lui le folaghe nel lago mescolavano luce ed acqua, ne facevano un'unica sostanza e lei assaporava la bellezza di quella danza in accordo con quanto le vibrava dentro. Qualcuno ne soffrirà, si disse.



                                                     ***


Lascia che io dimentichi ciò che senza noi non è stato, veglia sul mio sonno e poni rimedio al danno, pregò lui il dio degli incompiuti. Ti aiuterò a dimenticarlo, ma non te lo lascerò scordare, offrì lei il suo corpo terreno per la cova di quel miracolo (...). Aggiungeremo giorni ai calendari, moltiplicheremo i pani e i pesci della nostra devozione, ci basterà una fede piccola quanto un seme di sesamo, disse lei sporgendosi nel verde degli occhi di lui.



                                                ***


S' avviarono così, con una corrente di risacca alle caviglie, lungo un'altura ancora senza nome , ma - istante dopo istante - battezzata da una luce futura e in quel cammino di poco lui la precede e senza guardarla le tende la mano.




                             Lucianna  Argentino   da   In canto a te



giovedì 14 ottobre 2021

BUON ASCOLTO !

 


                         Mozart - Concerto n. 4 per Piano e Orchestra in sol maggiore - K 41



Di Mozart propongo oggi una composizione che non rientra nei comuni repertori. Si tratta del suo Quarto concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore K 41, secondo la catalogazione delle opere del musicista fatta da Ludwig Ritter von Kochel nel 1862 - che egli scrisse all'età di undici anni.

Secondo l'uso del tempo, verso la fine del primo, e a volte dell'ultimo movimento del concerto, l'orchestra, dopo un breve rallentamento, si arresta su un accordo marcato e il pianoforte prosegue da solo per qualche minuto, per ritornare infine a suonare insieme all'orchestra. Questo " a solo" del pianoforte ( a volte di altri strumenti ) era detto " cadenza" e non era scritto dal compositore, ma era un' improvvisazione del pianista.



                                        f.



LA VISTA 1

 


                                 Allora la luna si trasforma in una spiaggia bagnata dalla luce...




LA LUNA


Dopo una certa ora le strade si svuotano

e io esco per dimenticarti. E' più facile

nelle strade vuote. Mi perdo come una pietra terrestre

scagliata sul territorio lunare. Allora la luna si trasforma in

una spiaggia bagnata dalla luce del Mediterraneo,

dove giocavo da bambino. Non posso tornare a prendere

quello che ho perso, nessuno può. Se non è

consentito  il ritorno e non desidero avanzare,

forse dovrei aver paura, però mi hai insegnato

a non temere, a rimanere sveglio fino a tardi

nella casa deserta ascoltandoti cantare, con la promessa

che il sonno sarebbe arrivato. Sono ancora il bambino

che attraversa la notte con la sua nave, un piccolo

astronauta. Abbiamo perso il contatto con la base,

siamo rimasti soli quassù, le costellazioni

ed io. Dammi la calma, dammi il silenzio che mi accarezza,

non questo silenzio come un ago che incrocia lentamente

la frontiera delle vene e placa

il rumore del sangue, però non riesce

a placare il desiderio di toccarti. Come costruirò

la mia casa lontana dalla tua, da dove prenderanno le mie mani

l'arte di mettere ogni mattone l'uno sopra l'altro

per alzare una parete che ci separi?. Non saprei.

Mi dicevi che un giorno sarebbero venuti a cercarmi

gli extraterrestri, che io non appartenevo a questo pianeta.

Ridevamo. Io, da quel momento, non ho fatto altro

che preparare con pazienza il mio sacchetto in attesa

che arrivi questo giorno. La tua voce è il filo di seta

che conduce alle rovine della luna. Madre - ti dissi -

ancora non ho sonno.



         Claudia Masìn  da      La vista  . Trad. R. Colucci Carluccio


Tutte le poesie de " La vista " sono basate su differenti film. " La Luna" è di Bertolucci, 1979.



Avviso ai lettori : Per quante ricerche abbia fatto, il libro risulta irreperibile . Non è segnato nei cataloghi delle librerie, e non c'è una biblioteca sul territorio nazionale che ne possegga una copia. Anzi, poiché non si conosce alcuna casa editrice che l'abbia pubblicato, credo di poter affermare che le due poesie che ho postato siano state tradotte singolarmente e privatamente dall'originale da due lettori della poeta .

Peccato però non poter avere un libro così bello!



                                       frida



LA VISTA 2

 


                                                 Forse quella è la loro idea di incontro...





Paris - Texas


Mi piacerebbe raccontarti quello che vedo,

parlarti degli hotel abbandonati

che appaiono dal nulla in mezzo alla strada,

come castelli solitari i cui ponti levatoi

sono stati fatti esplodere da tempo. Mi piacerebbe

raccontarti quel che vedo ma è impossibile

trovare un dolore che consenta

di essere narrato . Vale la  pena allora

intraprendere un viaggio così lungo per andare da un estremo

all'altro del silenzio? E' anche impossibile

tacere completamente: so che finirò per chiamarti,

come si chiama qualcuno quando si sta al buio,

senza l'aiuto della voce, un sussulto

simile a quello di quelle lucciole

che quando urtano contro il parabrezza sulla via

si disfano spargendo una nube minuscola

di polvere e luce, e quella - forse - è la loro idea

di un incontro.




                Claudia  Masìn   da   La vista. Trad .  G Darconza


La poesia è stata scritta traendo spunto dal film " Paris- Texas " di Wiln Wenders ( 1984 )



martedì 12 ottobre 2021

VIOLINO PER LA SERA ( e scoperte )



 

                                                  G.B. Viotti -  Concerto in sol maggiore



Il violinista e compositore Giovanni Battista Viotti ( 1755- 1824 ), recentemente è passato dall'oblio all'onore  della cronaca perché si è scoperto che la melodia della famosa " Marsigliese " - che è divenuta l'inno nazionale francese - in realtà è opera sua e non di Rouget de Lisle. Nella sua vita viaggiò per tutta Europa, dalla Svizzera alla Germania, alla Polonia alla Russia. Visse molto tempo a Parigi e poi in Inghilterra, dove morì.



                                         frida