lunedì 12 aprile 2021

L'INFINITO SONNO

 


                                                                  Dal cimitero del Verano



Il sole di luglio irridente

splendeva sull'ultimo tratto di strada.

Erano tutti in fila sul marciapiede

e l'auto della polizia attendeva.

L' aria era innaturalmente ferma

come il corpo di mio figlio nella casa.



                                             ***


Lui sale ora

come le mura altissime

di una chiesa spoglia,

così solida, ferma e muta.


Come un insetto spaccato,

io mi contorco a terra,

nella sua luce dura.



                                            ***


Se io sapessi 

di ritrovarlo al di là

di questo ruvido grigio

dove esercito l'occhio

a cadere a precipizio

tra i passi consueti,

sceglierei un piano alto

e gli correrei incontro

con la stessa felicità

con cui lo riabbracciavo

alla fine di ogni giorno.



                                                ***


In sogno ho spiegato

lungamente a mio figlio

- e a me, al contempo -

i motivi per non farlo.

Alla fine si è convinto.

Ma il sollievo al risveglio

si era già dileguato

e io non ricordavo

nessun argomento.



                                          ***


Ho attaccato un fiore

vicino a lui, sulla parete.

Ho scelto, senza volere,

proprio lo stesso colore

del fiore del suo disegno

che tengo ancora appeso

al muro accanto al letto.

Nel nostro sonno così diverso,

così lontano ci avviciniamo:

ciascuno dorme vegliato

dal fiore donato dall'altro.



                                          ***


La luna piena nel mattino

mi ricorda che da due mesi lui non c'è.

Per il resto sarà un giorno come gli altri

i morsi al cuore e arrivare a sera.




                                           Francesca Del Moro


" Ho scritto queste poesie nei primi sette mesi dopo la morte di mio figlio, che si è tolto la vita, a 21 anni, la notte del 5 Luglio dell'anno che il mondo ricorderà come l'inizio della pandemia. Le ho scritte dal confine tra la vita e la morte, dove lui mi ha spinto, facendo di me la vittima di una scelta di cui ha rivendicato appieno- per iscritto - il diritto ".




COME PIUMA SULLA NEVE

 


                                Su vigliaccherie impigliate a cieli monchi di domande..





ROSE UCCISE SULL'ALTARE


Ho detto addio al mio nome

ho cancellato il rancore

ho raccolto fiori dal fango

ho costruito i miei inganni

solo per scrivere di te

su carta d'anima ingiallita

senza riflesso né colore

tra volti assenti e nuovi errori.

Così raccolgo le mie carte

giocando a barattare assenze

con mani stanche e colli tesi

su malinconie abortite

da ventri aridi agli amori

e labbra appese ad un dolore.


Ho detto arrivederci al pianto

ho sequestrato notti insonni

ho custodito vecchi sogni

ho scartato tre promesse

solo per scrivere di te

su carta d'anima ingiallita

senza riflesso né colore

tra volti assentii e nuovi errori.

Così imbratto ogni speranza

fondendo tempere e pensieri

con delusioni e tre perché

su vigliaccherie impigliate

a cieli monchi di domande

e rose uccise su un altare.




               Selene  Pascasi    da      Come piuma sulla neve



ESERCIZI D'ADDIO

 


                                                        Ti amo per la tua consapevole vita





TUTTA LA MIA SPERANZA


E' nei colori dell'alba

il mio grande amore per l'alba

la mia angosciante fiducia.


Tutta la mia speranza 

è nel giorno pieno.

Ma senza la terribile

civiltà organizzata.


E' nell'ovatta del tramonto

e nel notturno

ricco, sospeso desiderio.


Non so dove finisce

la mia speranza.

Ha già  toccato la musica

ha quasi paura


del mio scattante dolore

puntuale presente quotidiano.


                       ( Gennaio ' 56 )



                                          ***


APRILE


Sto all'inutile discorso

d'un filo bianco di sole

che mormora sensi opachi

in disegni di pulviscolo.

Sto allo sfibrarsi di stagione

d'ogni alterna fantasia

che avvolge scarni enigmi

in regni di malinconia.


                           (  Aprile '54 )



                                                 ***


AMORE


Ti amo, per le infinite

strade del mondo,

per i giorni di pioggia

e per l'accendersi lento del sole :

tutte cose che vedo ricordandoti.

Ma - soprattutto - ti amo

per la tua consapevole vita.


                               ( Settembre '56 )



                                          ***


PERDONO


Perdono sempre

alle cose

che si negano a me,

ho pietà

del mio dolore

e così risorge.


                                    ( Febbraio ' 55 )



                                            ***


PRESENTE O ASSENTE


Presente o assente

la nostra sofferenza

è qualcosa di intatto

per sempre.


Mai consumata

fino al suo esaurirsi

non arriva nuova

ma semplicemente torna

come una stagione

tende a compiere

i suoi atti naturali.


Nociva e violenta

per una cosa tenera

quale la nostra debolezza

la sofferenza ci assorbe.


                                 ( ' 61 )




                              

                         Piera  Oppezzo  da   Esercizi d'addio,   Poesie inedite 1952 - 1965 




domenica 11 aprile 2021

LIGABUE E LA VITA

 



                             "  Sta camminando  sull'argine del suo fiume, il Po,

                               e parla agli animali nella loro lingua, perché

                               si sente uno di loro... "





VOLEVO NASCONDERMI ( La storia di Ligabue )

 




"Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all'ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore ".

( Epitaffio sulla tomba di Ligabue a Gualtieri )



Un occhio guardingo e spaurito spunta dalla fessura di un mantello calato sulla testa. Con uno sguardo diffidente spia cosa c'è fuori: sembra osservarci. L'uomo rannicchiato sul pavimento della stanza dell'ospedale psichiatrico è Antonio Ligabue, " Toni el matt" per i compaesani di Gualtieri, un piccolo borgo vicino a Reggio Emilia. Ha avuto una vita durissima: affidato già da neonato a un'anziana e austera coppia svizzero - tedesca dopo essere stato abbandonato in un orfanatrofio di Zurigo, il piccolo Antonio è cresciuto in un ambiente ostile e difficile per un bambino gracile e con diversi problemi di salute. Deriso dai compagni e umiliato a scuola dai maestri, ha alternato alla vita familiare periodi in istituti di rieducazione, fino all'espulsione dalla Svizzera dopo l'internamento in manicomio.

La prima parte del film riprende, con l'uso del flashback, le dolorose tappe di un'infanzia disgraziata, con il calvario di esclusione e umiliazioni subite sia da parte dei bambini che degli adulti. La narrazione  del film procede in modo volutamente destrutturata, perché si cala negli stati d'animo di Ligabue, mettendo al centro la solitudine e la sofferenza che ne hanno accompagnato l'infanzia.

L' arrivo nella provincia emiliana, terra di origine del padre, non è facile. Anche qui è un estraneo, uno straniero e se prima in Svizzera era " l'italiano", adesso lo chiamano " el tudesc". Continua qui la sua vita errabonda, schiva e solitaria, rifugiandosi in una capanna in riva al Po tra fame e freddo, dove si occupa ogni tanto di lavorare alla sistemazione degli argini del fiume. La svolta che gli cambierà la vita sarà l'incontro con Marino Mazzacurati : lo scultore bolognese si prenderà cura di lui e lo ospiterà a casa sua, dove la madre dell'artista lo tratterà con dolcezza, umanità e con quell'affetto che da bambino non aveva mai ricevuto. Soprattutto Mazzacurati lo avvicinerà alla pittura, riconoscendo da subito il lui il talento cristallino e la genialità creativa che lo faranno diventare uno dei più importanti pittori italiani del Novecento.

Piano piano, quest'uomo fragile e irascibile, malato di rachitismo e dall'incedere curvo e scomposto, inizierà ad essere accettato, in particolare dalla comunità contadina e dai bambini, con cui passerà momenti di serenità. La comunità di Gualtieri imparerà a convivere con le bizzarrie di Toni el matt, come quella di andare in giro con il cappotto a luglio o comprare tredici delle sue adorate motociclette. La notorietà seguita al riconoscimento artistico della sua pittura, aiuterà il difficile inserimento sociale, purtroppo sempre precario per l'instabilità psichica che non lo ha mai abbandonato. Emotività esasperata che Ligabue esprimerà nei quadri in cui, ai paesaggi agresti della vita contadina, alterna spesso scene popolate da bestie feroci in lotta, come tigri, giaguari e leoni. Prima di dipingerli, ne imita i ruggiti con una fisicità animalesca, interiorizzando la loro ferocia per esorcizzare la rabbia che ha dentro, il demone interiore con cui deve convivere dopo anni di patimenti e tribolazioni.

Nell'interpretare il pittore emiliano, Elio Germano è ai limiti del sovrumano, in assoluto stato di grazia. Non è solo una mimesi totalizzante, ma un abbandono incondizionato, quasi mistico, all' intimità dell'artista . L'intensità espressiva degli occhi, la trasformazione del corpo con quella postura sgraziata e quel borbottìo aspro e gutturale in un dialetto incomprensibile, ci trascinano nel labirinto insondabile della malattia mentale e della fragilità di un uomo in cui ognuno può - almeno in  parte - riconoscersi.



                                          ( f.)



giovedì 8 aprile 2021

SE FOSSI DIO...



              
                                                                     Helenka -  Shine

                                                       
 


MI BASTA COSI'


Se io fossi Dio

e avessi il segreto

farei un essere esatto a te;

io proverei 

( alla maniera dei panettieri

quando provano il pane, ovvero:

con la bocca ),

e se questo sapore fosse

uguale al tuo, ossia

il tuo stesso odore, e il tuo modo

di sorridere

e di stare in silenzio

e di stringere la mia mano strettamente,

e di baciarci senza farci male

- di questo sì, sono sicuro : metto

tanta attenzione quando ti bacio -

                                                        allora,

se io fossi Dio

potrei ripeterti e ripeterti

sempre la stessa e sempre differente

senza stancarmi mai del gioco identico

senza disdegnare neppure quello che fosti

per quella che saresti diventata tra un attimo;

ancora non so se mi spiego, ma voglio

chiarire che se io fossi

Dio, farei

il possibile per essere Angel Gonzales

per amarti così come ti amo

per attendere con calma

affinché ti creda te stessa ogni giorno,

affinché sorprenda tutte le mattine

la luce appena nata con la tua propria

luce, e scorra

la tenda impalpabile che separa

il sogno dalla vita,

resuscitandomi con la tua parola,

Lazzaro allegro,

io,

bagnato ancora

di ombre e pigrizia

sorpreso e assorto

nella contemplazione di tutto quello

che - in unione di me stesso -

recuperi e salvi, muovi, lasci

abbandonato quando - dopo - taci

( ascolto il tuo silenzio.

                                     Odo

costellazioni: esisti.

                                    Credo in te.

                                                     Sei.

                                                          Mi basta.




                                             Angel Gonzalez Muniz  Trad. F. Contraro




L'IMPROVVISO DI CARIFI

 

                                        James Whistler -  Arrangiamento in grigio e nero




Grazie per la parola

che ancora accendi nel mio cuore,

per quel raggio che dal bene

hai ricevuto in dono

e che nel mio abbandono

lasci che nasca

come fosse grano in un deserto;

per quella tua bellezza,

per l'orma divina del tuo sguardo,

per quella tua dolcezza che vorrei baciare

come si bacia l'innocenza, 

inginocchiato davanti alla tua anima

quando una lieve ombra 

la lascia affiorare sulla carne,

per quello che chiami il tuo peccato,

per il tremore che turba la tua voce

quando mi dici l'indicibile

e lasci l'impronta dell'amore

in questo cuore arato.



                                             ***


Madre, per te venne acceso quel lume,

occorsero lumi per affrontare l'autunno,

tu eri rimasta un minuscolo scialle

franò la mia bocca accanto alla tua,

chiesi se avrai una dimora,

in quale stanza sarà la mia culla;

rispose il mio cuore abbagliato di pianto

non bastò la parola che la notte ha nutrito,

nulla bastò a fronteggiare l'inverno.



                                                   ***


Volano - madre - uccelli neri,

un vento ostile ha lacerato il cielo,

su questi occhi di bambino un velo

di mistero e di lutto si distende.

Chi sa se il brivido improvviso

che ha raggelato il sole,

se l'ombra che copre la cima delle torri

è solo l'inizio dell'inverno,

la fine precoce dell'estate

o se davvero viene così la morte,

una muta di cani che raspano alle porte.



                                                  ***


Cos'è, creatura amata,

questa luce arata dal destino,

la trasparenza dove continuo a vederti,

che inchioda la mia mano al tuo viso?

Lo bacio nell'assenza, l'accarezzo

come nei sogni si sfiora il nostro desiderio,

quello che nella veglia si sottrae.

Se chiudo gli occhi

e vorrei soffocarmi nel cuscino,

i tuoi si accampano nel sonno

e in questa specie di morte fanno il nido.

Al mio risveglio li ritrovo,

principio della luce.

Così i tuoi occhi

sono la notte e il giorno,

la mia fuga nei sogni e il mio ritorno.

Se non fossero lì, custodi del silenzio,

chi mai difenderebbe il labile confine

che sta tra il sonno e la mia fine?




                        Roberto Carifi   da   D'improvviso e altre poesie



mercoledì 7 aprile 2021

METTIAMO UNA " MATTINATA..."



                                Supporresti che, oltre la tua morte, nient'altro morirebbe?




METTIAMO UN MATTINO COME UN ALTRO


Mettiamo un mattino come un altro

fischiettando tra i marciapiedi della tua città



- fosse fine primavera -

tra gli smilzi fili d'aria

che la mia bocca lascerebbe cadere

abbandonassi anche qualche lacrima,

tu cosa raccoglieresti?



Mettiamo in un mattino come un altro

volessimo incontrarci in un bar per il caffè

- fosse fine primavera -

e io mi fossi un po' attardato.

Una volta terminato il caffè



mi chiederesti, con aria immatura,

di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto?



Mettiamo - dicevo - un mattino come un altro,

chiudessi i tuoi occhi e con  le mani le tue orecchie su di me

- fosse fine primavera -



evaporassi assieme a tutto il mondo.

Supporresti che la vita procede ancora,

che oltre la tua morte nient'altro morirebbe?

Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti?



Vorrei sapere se un mattino come un altro,

ravvisando la luce sensuale del sole

- fosse fine primavera -

cominceresti a pensare al caldo che si attenua

in un mattino di fine estate

e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci,

tra l'uva matura?



In conclusione, mi piacerebbe capire

semplicemente se posso chiamarti amore.




                      Fabrizio  Sani          Inedito




POESIE DI EDNA

 


                                                   Chiusa la piaga, sparirà la febbre...



Questa porta tu non dovevi aprirla;

l' hai fatto, entra dunque e osserva

quale misero inganno ti ha tradito.

Qui non tesori nascosti, o caldaie,

specchi di verità, teste di donne mozze

per le tue brame, o spasimi d'angoscia,

ma solo quel che vedi... Guarda ancora:

una camera vuota, disadorna,

tele di ragno... E io l'avevo chiusa

in me, perché nessuno la scoprisse;

mi hai profanato tanto quando sei

strisciato alla sua soglia questa notte

che non dovrò mai più guardarti in viso.

Adesso è tua. Io cerco un altro posto.



                                        ***


Se, in un modo del tutto casuale,

fossi informata della tua scomparsa -

se ai titoli di fondo del giornale

del mio vicino in metropolitana

io leggessi che all'angolo del viale

( notizia di frequenza quotidiana )

un uomo, che risulti essere tu,

è stato ucciso oggi a mezzogiorno -

non griderai, non urlerei di certo, 

né in quel luogo mi torcerei le mani.

Solo, con più interesse osserverei

le luci in corsa della mia stazione;

o forse gli occhi leverei e più attenta,

leggerei di pellicce e acconciature.



                                                     ***


Tra breve io ti scorderò - mio caro -

perciò assapora il tuo piccolo giorno,

mese o semestre, e godi quanto puoi;

sia che ti scordi, o ti lasci, o io muoia,

tra di noi finirà ; col tempo, dico,

ti dimenticherò, comunque ora,

se mi incanti con splendide menzogne,

ti assicuro la mia miglior promessa.

Anch'io vorrei che gli amori durassero

e non fossero inezie i giuramenti,

ma tant'è : la natura si è ingegnata

fin qui di perpetuarsi senza sosta -

che noi troviamo o no quel che cerchiamo

è - biologicamente - irrilevante.



                                                  ***


Si ricorda di te l'umida terra

di primavera, con tutti i suoi fiori,

le strade polverose, il cardo, e il lento

crescere della tonda luna, e tutte

le gole che cantarono l'estate,

le ali in partenza, i nidi, i rami spogli,

i venti che soffiarono a ogni tempo

e le tempeste di quattro stagioni.

Tu non vai più col tuo passo di gloria

sui sentieri dell'alba e della bruma,

non svegli al vento, non ascolti il palpito

d'invisibili ali alte nell'aria.

Qualcosa in più che giovane e gentile

eri tu: l'anno intero ti ricorda.




                   Edna  St. Vincent   da   Barbablu ( Poesie tradotte da S. Raffo )



LA LETTERA DI JACCOTTET



                                                 Gustav Klimt  -  Fregio di Beethoven




LA LETTERA


Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,

frecce verso la luce, che s'inseguono

gridando sempre più in alto, fino all'estasi,

sorella dell'effimero.

- Non servono le immagini fra noi : dissi parole

in sogno, che rendono più breve la distanza

fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi

formarne anelli abbastanza stretti

perché esultassero scordando i loro limiti

e la morte che - curiosa - dietro aspetta;

io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,

viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,

e quando risalimmo lassù verso l'alba cruda,

ero uno spettro che tu guidavi di strada in strada,

là dove il canto del gallo mai più l'avrebbe raggiunto.

Eppure quest'ombra ti amava. E non sai mai 

laggiù cosa ti attende, quale abbraccio...

- Abitante di questa notte, penserai

senza troppo odio a chi dimora chissà dove

e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,

poi risalì, senza cessare di scorgere in basso

il tuo sorriso scintillante come un fiume.



          Philippe Jaccottet   da   Il barbagianni. L'ignorante ( Trad. di F. Pusterla )



SALUTARE



                                                      Arthur Hacker  -  Lost parasol





Quel primo giorno di disgelo primaverile quando il ghiaccio

principiava a sciogliersi e precipitare giù per i monti,

la camminai fino in cima la vecchia strada di miniera

per sentire quel lento allentarsi, quel lasciar andare,

lo stacco dei miei tacchi dal rame e dall'argilla,

i continui colpi delle mine a seguire come sull'argillite

i suoni del passo animato di un'altra persona

dietro di me, i torrenti che tuonavano

per sparire ancora giù nel sottosuolo

così che il luogo era tutto un tremare, un passaggio

e un'attenuarsi in un'aria più ferma e più chiara.

Amabile l'accendersi del rame, la discesa a valle

lesta, lenta, l'acqua che mugghiava fuori del tempo,

voltando con tanto scroscio che pareva

trarre forza da minerali, polvere e argilla

sotto l'ombra di quel suolo verde e battuto.



        Leanne ' O Sullivan   da  Sogno di nascita  ( Trad. di A. Gentili )


lunedì 5 aprile 2021

IL CANON DI THOMAS TALLIS

 


                                                         Thomas Tallis  -  Canon


La corale che vi propongo non è propriamente un canto pasquale, ma un inno per la preghiera notturna - chiamata nel linguaggio ecclesiastico " Compieta " - che ben si adatta  come preghiera collettiva a quelle che erano (  una volta ) le preghiere serali della famiglia. L'inno fu scritto da Thomas Tallis ( 1505- 1585 ) ed è conosciuto col nome " Canone di Tallis ".

Il Canone  ( il più conosciuto è quello di Pachelbel ) è una forma di canto a più voci, che può essere eseguita con relativa facilità. La melodia viene cantata dalla prima voce; la seconda canta la stessa melodia, ma interviene mentre la prima voce sta intonando la seconda strofa. Le voci successive intervengono con la stessa scansione ritmica una dopo l'altra e possono essere di diverso numero. Il Canone di Tallis può essere eseguito da due fino a otto voci ; le forme più abituali sono a quattro o a otto. L'esecuzione proposta inizia a una voce; a questa seguono varie forme di polifonia, mentre la forma a canone inizia al minuto 3.29. Si può osservare che le voci finiscono di cantare una alla volta e perciò alla fine ( come era stato all'inizio ), si sente una sola voce.



                                           f.



LA FINE DI UN'ARTE PER SILVIA

 


                                        C'est pas que je veux fermer les yeux sur l'avenir...




Si può scavare nella scena del giorno

come l'occhio nel verde

basta un maestro piccolo, una guida

alla volta, uno che è linea di montagne

ramo di salice, lavanda, fatti così

perché lo spazio insegna a conquistare

il cielo dietro e più lontano

è libera pazzia che cerca ancora

e scava in fondo a sé, finché mi avvista.



                                                   ***


Se il nostro luogo è dove

il silenzioso guardarsi delle cose

ha bisogno di noi

dire non è sapere, è l'altra via,

tutta fatale, d'essere.

Questa la geografia.

Si sta così nel mondo

pensosi avventurieri dell'umano,

si è la forma

che si forma ciecamente

nel suo dire di sé

per vocazione.



                                            ***


La poca la povera cosa

si mette davanti, s'imposa

come una donna nascosta

in un velo da sposa.


E io maledetta che ho scelto

la sua parte, quel buio senza ritegno

in cui cadere,

la fine di quest'arte.



                                              ***


La brevità va riguardata

come la cerva vede

una costa innevata di montagna


da questo crinale esercita

alla morte, dall'altro

inosservata, salta.



                                         ***


Com'è duro salvarti

rinchiuso nella stanza celeste a girare col vento.


Il buio qui consuma

il suo nero totale ci riporta

vicini al grande giusto del nulla


ma edifico con te quest'atmosfera d'ombra

un aprirsi ogni volta più cieco

mio il ritmo

tuo il vuoto

tu che mi tieni in vita

io che ti tengo.



                        Silvia Bre     da       La fine di un'arte



LATE FLOWERING LUST

 


                                                                 E. Munch  -  Il bacio



La testa calva, il fiato cattivo

le guance non rasate,

nessuno dei piaceri che provavo

quando ero acerbo nel peccato.


Lascio scorrere le dita sul tuo abito

reso sfrontato da un sorso di brandy;

tu rispondi alla mia carezza

e forse pensi la stessa cosa.


Perché ho un'immagine di me

in questa serata di ritorno:

due scheletri che si mostrano

abbracciati l'uno all'altro stretti.


Orbite scure nel vuoto dello sguardo

che un giorno è stato innamorato.

La bocca che s'apre per un bacio,

dentro, non ha più la lingua.


Ti stringo infiammato ma ho paura

ora che mi stringi anche tu,

sento quanto sei fragile - cara,

e immagino quel che accadrà.


Una settimana o ancora vent'anni?

E poi - che razza di morte?

Sconfitto da un dolore che atterrisce

o in un boccheggiante rantolo di respiro?


I  nostri corpi abbracciati troppo a lungo,

non possiamo nascondere il disgusto

per tutti i pensieri che sorgono in noi

da questa lussuria sbocciata in ritardo.




                         John  Betjeman    Trad. Filippo Tuena



IL SCAPPAMORTE DI VILLALTA

 


                                                            E un nuovo abisso è il risveglio...




Sono stato un bambino insonne.

All'inizio era tutto catturare il momento

dello sprofondo, quando l'io vigile

si dissolve e subentra quell'altro che sogna

e sa che dorme.

Non è stato facile

rinunciare a un gioco dove pareva possibile

soffermarsi sulla soglia del perdere sé

e sorprendere - nella notte,

nel buio della mente, afferrando - l'istante

la chioma già sua di cometa già dentro il niente.

Tra me e me lo chiamavo il scappamorte.

E' stato l'altro, poi, a sorprendere me :

da un sogno dove l'avevo lasciato all'alba

senza più ricordarmi,

mi ha svegliato mentre mi stavo perdendo

dentro le solite cose

che perdono tutti ogni giorno.



                                             ***


Ti stai attardando e lo sai nelle stanze del sonno

dove il gufo e la donnola parlottano quieti

nello specchio che versa il liquore degli anni

sul pavimento: hai avuto paura, ma ora il tuo corpo

galleggia nel tempo, c'è il platano nel cortile

della scuola, il trattore, prendi il tuo posto

nella foto con la maglia a righe.


Ancora un minuto   un minuto.


Ti riconosce una fuga di echi.

La proroga tra l'essere

chiunque e il diventare te stesso

dura l'incalcolabile.



                                                 ***


Passi dall'altro mondo, ti lasci per sempre ore.

Non solo quando dormi 

altri luoghi altri giorni abitano

la coscienza che forma il tempo

e ti ci immerge illudendo

che sei tu quell'assenza

che separa l'istante dentro l'istante,

e dubita della veglia, esposto nel corpo

sei tu che sprofondi nel sonno

e un nuovo abisso è il risveglio.

Chi è che pretende adesso

di essere te, attraversa

la soglia, chi è che sa cosa aspetta

in questa piega del buio, alle tre

di mattina, quando ha paura e non sa

se per la certezza dell'alba, oppure se più non verrà ?



                                           ***


Tutto questo tempo accumulato nelle facce

nelle pance alla base del collo sulle macchie

sui dorsi delle mani che ne facciamo

di tutto questo tempo che non mente

né ci lascia un istante mentre tenera

come un'amante che s'addormenta parlando

la mente investe le età come un vento

che ora è quieto e ora svelle ogni erba

o sospinge le nuvole nella solitudine.



                                        ***


Tornato dal sogno, una tristezza leggera

e silenziosa come il sorriso di una madre

accarezzava le immagini andate

dove avevi nel sonno perduto un giorno.


Un intero giorno non passato o futuro ma il giorno

che stavi vivendo si andava perdendo

e tu afferravi ( il tempo? ) e gridavi ( a chi

gridavi? ) di stare qui non portarti dentro


quel quieto niente. Un giorno intero

svaniva e - nel sogno - niente di vita

potevi tenere e gridavi ( che cosa ? ).


Piangevi ( per chi? ) mentre non era vero

ma crederlo faceva male uguale

a non credere in nulla ( inutile piangere, gridare )




            Gian Mario Villalta    da    Il scappamorte



domenica 4 aprile 2021

AUGURI...

 



                                                   ... di una serena Pasqua !  


                                          

                                         frida

 

ET RESURREXIT



 

                   " Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui

                            dopo la resurrezione dai morti ".



                                ( Dagli  Atti degli Apostoli )



sabato 3 aprile 2021

LA DISCESA AGLI INFERI

 


                                                       Tintoretto - Discesa al Limbo



" Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella sua carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione ..." ( 1 Pt 3, 18-19 )



Il Sabato Santo è un giorno aliturgico ( non si celebra la Messa ), durante il quale la Chiesa si associa al riposo di Cristo nella tomba e ricorda la sua discesa agli Inferi, luogo da non confondersi con l'Inferno, ma da identificare come il posto in cui - secondo l'Antico Testamento - riposano coloro che sono morti prima dell'avvento del Redentore. In ebraico è detto Sheol,  in greco Hàdes.

Il viaggio di Cristo nell' Oltretomba, predetto dal profeta Davide e supportato da alcune affermazioni degli Apostoli - soprattutto Pietro - non compare nei Vangeli canonici. Lo raccontano, invece, l'apocrifo vangelo di Nicodemo e alcuni testi della tradizione patristica. E'  la Legenda aurea , redatta dal domenicano Jacopo da Varagine del XIII sec.,per la fortuna iconografica di questo soggetto così avvvolto di mistero.

Un testo probabilmente noto a Jacopo Robusti ( il Tintoretto ) che negli anni Sessanta del XVI sec. dipinse tre tele per la Cappella Maggiore della chiesa di San Cassiano a Venezia. Nella versione di Tintoretto, Cristo irrompe sulla scena da sinistra portando - nell'oscurità più assoluta - luce e colore. Il rosso della veste di Gesù si contrappone alla luce che investe il corpo di Eva e che crea contrasto con il buio  in cui sono ancora immerse le altre figure, di cui si intravvedono solo le teste. Sembra di leggere il brano di Sant' Agostino, che commentando questo episodio, così scrisse : " Appena Cristo rese lo spirito, l'anima sua, unita alla sua divinità, discese nel profondo degli Inferi, e quando arrivò sul limitare delle tenebre, le empie e infernali legioni lo guardarono atterrite... "



                                  Margherita del Castillo


ELEGIA PASQUALE



                                                               Caravaggio - Deposizione





Pasqua ventosa che sali ai crocifissi

con tutto il tuo pallore disperato,

dov'è il crudo preludio del sole?

e la rosa, la vaga profezia ?

Dagli orti di marmo ecco l'agnello flagellato

a brucare scarsa primavera

e illumina i mali dei morti

pasqua ventosa che i mali fa più acuti.


E se è vero che oppresso mi composero

a questo tempo vuoto

per l'esaltazione del domani,

ho tanto desiderato

questa ghirlanda di vento e di sale

queste pendici che lenirono

il mio corpo ferito di cristallo;

ho consumato purissimo pane.


Discrete febbri screpolano la luce

di tutte le pendici della pasqua,

svenano il vino gelido dell'odio;

è mia questa inquieta

gerusalemme di residue nevi,

il belletto s'accumula nelle

stanze nelle gabbie spalancate

dove grandi uccelli covarono

colori d'uova e di rosei regali,

e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario

dei propri lievi silenzi.


Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra

le bocche non sono che sangue

i cuori non sono che neve

le mani sono immagini

inferme della sera

che miti vittime cela nel seno.



                Andrea  Zanzotto   da     Dietro il paesaggio, 1951



SABATO SANTO

 




Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatea, una città della Giudea e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella rocca e nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parasceva e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe : esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.



                                ( Lc  23, 50- 56 )



venerdì 2 aprile 2021

IL TERREMOTO

 



             " A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio "


" Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi - che erano morti - risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e con lui quelli che facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore, e dicevano : " Davvero costui era Figlio di Dio ! ".



                                   ( Mt  27,  51- 55 )



    

RI - SCOPERTE

 



                                           Snoopy - nel suo piccolo -

                        aveva già fatta sua  la concezione

                        che " La croce è una collocazione

                        provvisoria " ( don Tonino Bello ).



 

IL VENERDI' SANTO DI DAVID

 


" Quando ebbe preso l'aceto, Gesù disse : " E' compiuto, e chinato il capo consegnò lo spirito ". ( Gv  19, 28-30 )



No, non credere a Pasqua non è

giusta fede :

troppo bello sei a Pasqua!

Fede vera

è al Venerdì Santo

quando Tu non c'eri

lassù.

Quando non una eco

risponde

al suo grido

e a stento il Nulla

dà forma

alla Tua assenza.



                         David  Maria  Turoldo



giovedì 1 aprile 2021

L'UN PART, L'AUTRE RESTE




                                            Les grands amours se reconnaissent

                         lorsque l'un part et l'autre reste...

                                   



mercoledì 31 marzo 2021

POESIE " POURPARLER "

 



" Selenia  Bellavia non ha pietà alcuna per le sue creature. Ella procede implacabile come deve essere un poeta e per un momento dà realtà a quel nulla che ci attornia ".


Dalla Prefazione di   Manlio  Sgalambro





MELANCOLIE


Avvenne ciò che doveva avvenire:

il freddo

silenzioso e fermo

fu azzannato

da una raffica

di raggi infuocati.

Si accompagnò

l'invadente fogliame

a ogni ramo

e profumo organico.

Frutti saporosi

stuzzicarono le labbra

con modi da guantaio.

Da dove giunse

- allora -

questa maliconia?

Cette mélancolie

féroce comme la marée.

Cette mélancolie

humide comme un baiser

sour le cou.



                                        ***


SOUR L'AMOUR


Come argomento

che mai vacilla

ne furon scritte

le righe più audaci.

" Sostenne il cielo,

tenne in basso la terra ".

E al momento in cui si realizzò ?

L' assedio fugace

molti ne uccise.

Bien - aimée

forse che avevi un così

gran talento da poter dir :

" Je ne peux pas mourir? "



                                        ***


PATIBOLO


Dissero che penetrò in te,

leggera e crudele,

una lama di ghiaccio

- amico mio.

Tentato dall'informe,

ti fermasti sull'orlo dell'abisso

come un bandito

come un dannato.

Ma il tuo sguardo

- dissero

di collera

d'orrore

scosse il patibolo

e una larva d'amore.




                       Selenia Bellavia   da     Pourparler