lunedì 23 aprile 2018

ASPETTANDO...( il 25 Aprile )

 
 

                     La libertà non è uno spazio libero: libertà è partecipazione...



SOGNO DEL GOLFO


In un lucore pallido la pura
mattina rabbrividisce, solitaria:
il tenue segno delle rive dura
in una fioca cautela d'aria.

La limpida marina non resiste
in un tormento d'essere più lieve:
si strugge nello sfioro d'intraviste
serenità remote in calma neve.

Panorama marmoreo il golfo chiude,
nel desiderio dell'inerzia, il dono
calmo sognato dall'immenso: nude,
sorgenti dal profondo al suono

armonioso dell'aria: argentee vette.

Lontano,appare, esilarata plaga
venata azzurra di tranquillo gelo,
quasi soffiata dall'aria che la svaga,
la soglia leggerissima del cielo.

In una lenta eternità di vita,
la terra soffre nel confine ansioso
di giungere col vento alla romita
immagine del mondo silenzioso.




25 APRILE

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l'ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con  la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l'orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
" Liberate l'Italia, Curiel * vuole
essere avvolto nella sua bandiera":
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell'azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi,
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d'improvviso ci apparve in mezzo al petto.


                 Alfonso  Gatto


( L' antifascismo dichiarato dall'autore nella produzione del dopoguerra non fu certo una scelta di comodo, visti i sei mesi di detenzione nel carcere milanese di San Vittore che i sospetti di attività sovversiva gli erano costati nel 1936. )

* Eugenio Curiel, militante antifascista di famiglia israelita, fondò
il Fronte della Gioventù per l'Indipendenza Nazionale e per la Libertà. Già arrestato nel 1939 e mandato al confine a Ventotene, fu ucciso dalle Brigate Nere nel Febbraio del 1945.

domenica 22 aprile 2018

I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI

 
 
 

                            Scintillava dentro, mi visitava il vuoto e me lo illuminava...



(...) Gratitudine.
      Non ne provavo, però amore sì. Chiamo così degli indizi di una
      parola che si andava formando: le sue mani che avevano tenuto
      la mia faccia ferma per il pubblico bacio e la mia ubbidienza,
      l'effetto di guarigione svelta delle ferite, la scoperta emotiva
      della bellezza. Capivo all'indietro quello che succedeva dentro
      i libri, quando uno si accorge della specialità di un'altra
      persona e concentra su quella l'esclusiva della sua attenzione.
      Capivo l'esigenza di isolarsi, starsene in due a parlare fitto.
      Non c'entrava per me il desiderio, quell'amore chiudeva con
      l'infanzia, ma non smuoveva ancora nessun muscolo degli
      abbracci. Scintillava dentro, mi visitava il vuoto e me lo
      illuminava.
      Restammo fino all'ora dell'ombra. Prima delle partenze si usa
      scambiarsi gli indirizzi, promettersi di scrivere.
      Ci dicemmo noi no.
     " Non ci trasciniamo dentro una promessa che poi tradiremo.Lo
       sappiamo che non ci rivedremo. E se capiterà, saremo 
       differenti e non ci riconosceremo. Cambierai forma e voce, gli
       occhi di pesce no, forse ti potrò riconoscere da quelli. Adesso
       andiamo a casa, poi stiamo insieme per l'ultima sera".
      " Parti domani? "
      " Sì."
       Oggi so che quell'amore pulcino conteneva tutti gli addii 
       seguenti. Nessuna si sarebbe fermata, non avrei conosciuto le
       nozze, niente fianco a fianco  davanti a un terzo che domanda:
      " Vuoi tu? "
        L' amore sarebbe stato una fermata breve tra gli isolamenti.
        Oggi penso a un tempo finale in comune con una donna, con
        la quale coincidere come fanno le rime, in fin di parola. (...)


              Erri De Luca   da    I pesci non chiudono gli occhi
          

CU 'MME

 
 

Ah, comme se fa' a da' turmiento all'anema ca vo' vula', si tu nun scinne a ffonne nun o puo' sape'...



VARIANTE DI CANZONE

" Io te vurria vasa' ", sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare,
io te vurria abbasta';
come la gola al canto, come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare
io te vurria abbasta'.
" Io te vurria vasa',"insiste la canzone
ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare
io te vurria manca',
più del fiato in salita
più di neve a Natale
di benda su ferita
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei mancare
io te vurria manca'.



    Erri De Luca    da    Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo


sabato 21 aprile 2018

LA GUADALUPE ( specializzata in lezioni d'amore ) 1

 
 
 

                                                                        La " mia " Morenita



" Mi ricordo di una giornalista che, recensendo un libro sul New York Times, ridicolizzava un autore che aveva invitato i suoi lettori a pregare"
Non sono mai stata tanto vicina a volare a New York per avventarmi su quel cosiddetto critico da strapazzo, invocando su di lui una piaga biblica di rane.
Un  po' come nell'antico racconto Un occhio, due occhi, tre occhi,*
da quel giorno in poi, ogni volta che avrebbe aperto la bocca per parlare, le sarebbero usciti dalle labbra lucertole, rospi e serpi.
Ero quasi più orripilata da quella mia reazione violenta che dalle opinioni di quella mezza calzetta sul fatto che invocare la Madre Benedetta fosse ridicolo. Quasi.
Eppure, sentii che proprio in quel momento di dolore e risentimento, la Guadalupe sussurrava al mio cuore qualcosa come:" Tutti sono miei, appartengono a me, che mi conoscano o no, che mi siano devoti o no."
E anche questo, questa oceanica generosità della Madre - così insolita nelle nostre culture moderne, che usano quasi per tutto parole di guerra e di morte - trasformò gran parte della mia ira in un atteggiamento comprensivo e misericordioso: per amore dell'autocoscienza e della pace, per pietà verso gli altri, anche quando qualcuno colpisce ciò che conta per il tuo cuore e la tua anima. Non per transigere ossequienti su ciò che ferisce, ma per affrontarlo con cuore calmo e caldo di vita, anziché con cuore frusto e ansioso, o peggio, senza cuore.
E anche questo, credo - l'essere ad un tratto ispirati a cercare di fare / essere grazia e non solo riceverla - questo genere di intelligenza talora sorprendente può nascere quando la Donna Forte viene " slegata ", liberata.

* Un curioso racconto popolare dei miei antenati magiari. Tratta del vedere il mondo senza vedere l'anima ( con un occhio ); del vedere ciò che tutti gli altri vedono senza stupirsene ( con due occhi); e del vedere in modo straordinariamente coraggioso e penetrante, scorgendo l'intimo collegamento tra i mondi di anima, spirito e materia ( con tre occhi ).
Nel racconto, un angelo mette alla prova alcuni contadini, apparendo loro sotto le mentite spoglie di una vecchia che chiede solo un sorso d'acqua fresca " attinta al pozzo più profondo".
Coloro che glielo rifiutano e la disprezzano sono colpiti da repentine trasformazioni in negativo del proprio corpo e degli oggetti circostanti ( il che rivela come sono fatti dentro ).
Coloro che invece accondiscendono di buon grado alla richiesta dell' angelo " in incognito", vengono premiati da repentine trasformazioni in positivo: una bella voce, piacevoli sensazioni, gradevoli trasformazioni dello spazio circostante, a simboleggiare come sono fatti dentro, nel cuore.
L'aspetto trasformativo del racconto vale anche per coloro che, pur non avendo riconosciuto subito l'angelo / vecchia, lo supplicano di concedere loro un'altra possibilità per mostrare generosità e consapevolezza.
La vecchia è l'angelo della generosità e dell'amore per l'anima. Ed è sempre Lei, la Grande Donna.



Clarissa Pinkola Estés  da   Forte è la Donna ( dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


LA GUADALUPE (specializzata in lezioni d'amore ) 2


" Da bambina mi sentivo chiamata al sacerdozio. Un sacerdozio che probabilmente non esiste - per me - in questo mondo, visto che certe culture hanno mal immaginato o storpiato- nei secoli - l'idea di sacerdozio ..." ma sicuramente il carisma concessomi, e la mia promessa al Creatore fu di impegnarmi con tutte le mie forze a portare Lei, la Senora, e le sue opere e per suo tramite quelle del suo prezioso Figlio nei bramosi, brillanti, creativi e talvolta traviati mondi in cui tutti noi siamo stati posti per camminare insieme, ciascuno a modo suo.
Così porto mi Guadalupe ovunque, a una sola anima, a incontri e ritiri, nelle scuole, nelle strade, nelle chiese - spesso, ma non sempre cattoliche. La porto a coloro che sono così gentili da chiedermi di tenere una predica o da crearmi uno spazio per guarire e benedire il mio prossimo, imponendo le mani, in quella parentesi di tempo sottratta alla frenesia del mondo, in un tempio o in un temenos ( vocabolo che nell' Antica Grecia designava un luogo sacro, un appezzamento di terreno scelto per erigervi un tempio, termine poi adottato da Jung per designare uno spazio particolare, riservato, in cui vigono speciali energie e poteri n.d.r.)
Racconto del suo mondo, della sua vita, delle sue figlie e dei suoi figli e sempre c'è qualcuno che dice" noi non crediamo in lei" oppure " come fa a credere in lei?".
E io rispondo:" Io non credo in lei. Io la conosco. A faccia a faccia, pelle contro pelle. Lei è Mi madre."
E sovente mi sento chiedere che cosa dovrebbe pensare della nostra Maria, la Nuestra Grande Madre, un'anima che decida di avvicinarsi a lei. Come fa a comprenderla, a starle vicino.
E io rispondo:" Per comprenderla non è necessario il colore locale, l'esotico. Lei è ovunque: in una scheggia di  vetro in un marciapiedi sbrecciato, in un cuore ferito, in ogni anima consapevole o inconsapevole, ma pazza d'amore per i misteri, per la scintilla divina, per il fuoco creativo. E non altrettanto appassionata a sfide meramente terrene.


     Clarissa Pinkola  Estès   da  Forte è la Donna ( dalla Grande madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


LA GUADALUPE ( specializzata in lezioni d'amore ) 3



(...) * Pensa a Lei ma non nel modo che ti è stato raccontato/
         spacciato: cercalo piuttosto con il tuo sguardo senza
         paraocchi e con il cuore senza chiavistelli.


      * Guarda in basso, anzichè in alto.



      * Guarda proprio lì davanti al tuo naso


     *  Lei si manifesta in innumerevoli fogge e travestimenti

E la conoscerai dal suo cuore immacolato e indiviso per l'umanità.

Questa è la Guadalupe che credo tu conosca e percepisca, o voglia conoscere e a cui da anni ormai sei devoto/a; la Nostra Senora è gioio-centrica, è consolatrice- solutrice; è presente in mille modi. E interpretando così l'attrazione che proviamo per Lei, noi liberiamo la Donna Forte.
Consentitemi qui di fare un'invocazione affinché forza, ispirazione, audacia - e fuoco - scendano sulle vostre mani e nel vostro cuore, così che anche voi contribuiate a rialzare la Grande Donna, liberandola dai lacci e da tutti i Lillipuziani che l'hanno legata per ridurla in modo più gestibile, qualunque sia il cammino che state percorrendo nella vostra vita.
Non importa da quale dotta dissertazione, da quale s- valutazione sia stata slegata e sminuita: Lei è di gran lunga più grande di qualunque Gulliver, nell'attimo stesso in cui la invochiamo, la vediamo, le parliamo, la amiamo, Lei si alza con grazia, a dispetto di tutte le corde con cui l'hanno legata, e i lacci saltano, mentre i chiodi volano in ogni direzione...
Con tanto amore, un po' di leggerezza e certo un intenso desiderio- insieme - anche tutti noi - tiriamoci su - dunque, facciamo saltare corde e chiodi, liberando noi stessi mentre liberiamo la Donna Forte.

                              
                                      Così sia per te
                                      Così sia per me
                                      Così sia per tutti noi, sempre


Clarissa Pinkola estés  da     Forte è la Donna ( Dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )   

venerdì 20 aprile 2018

LA GUADALUPE ( Nostra Senora di Mexico City ) 4

Particolare del viso della Madonna di Guadalupe (conosciuta come la " Morenita" per il colore ambrato della pelle ) ritratto sulla tilma che si trova nella cattedrale di Città del Messico.

Brevemente la storia: secondo il racconto, la Madonna sarebbe apparsa a  Juan Diego Cuauhtlatoatzin, un azteco convertito al cristianesimo, tra il 9 e il 12 dicembre 1531 sulla Collina del Tepeyac, a nord di Città del Messico.
Le apparizioni si susseguirono, tanto che il giovane pensò bene di informare il vescovo locale il quale - ovviamente - non credette all'accaduto.  Difronte alle ripetute insistenze del ragazzo, il prelato chiese una " prova" della apparizioni, cosa che Juan riferì 
puntualmente alla Madonna.  Era inverno e la colline era desolata:
 
 
 
 
 ciononostante Maria disse al ragazzo di riempirsi la tilma ( telo di ayate, tessuto ruvido di fibre d'agave usato dagli indios poveri per coprirsi ) dei rovi che si trovavano sul posto e di portarli al vescovo. Al colloquio tra il vescovo e Juan erano presenti altri prelati e qui si verificò il miracolo ( tra lo stupore generale ):quando il giovane aprì la tilma, ne uscirono
una grande quantità di rose colorate e profumatissime. Ma la cosa staordinaria è che su quella tilma,conservata nella cattedrale è rimasta impressa( come su una pellicola fotografica)
la scena dell'accaduto, cosa che si può anche vedere ( ovviamente con un eccezionale ingrandimento ) anche in una

 
delle pupille della Madonna.Ma nessuno tra gli studiosi ed esperti interpellati da ogni Paese è mai riuscito a spiegare come questo sia stato possibile: nessun pennello di nessun pittore avrebbe potuto tanto.
Ma i fatti inspiegabili si sono susseguiti nel tempo: nel 1921, un attentatore inviato dal governo, tale Luciano Pérez, nascose una bomba in un mazzo di fiori posti ai piedi dell'altare:l'esplosione danneggiò la basilica, ma il mantello e il vetro che lo proteggeva rimasero intatti ( si possono vedere ancora oggi le sbarre di ferro utilizzate per la protezione, piegate dalla violenza dell'esplosione ) 
 
( frida )
 
 
PREGHIERA
 
 
Consagraciòn a Dios Padre
 
 
Ante ti, Madre mia de Guadalupe, me consagro a Dios Padre y le pido al Espiritu Santo me una a Jesucristo, en su Cruz, en su Resurrecciòn y en su Amor.
Jesùs Eucaristia, me pongo in tua presencia, te adoro aqui y en todos los sagrarios dònde estàs presente.
Agrecido (a) porque me has llimado a ser parte de Familia Eucaristica, hoy, come todos los dias, me uno a Ti para extender tu Reino, promoviendo la cultura de la vida y constryuendo la civilisaciàn del amor.
Te pido derrames tu Gracia en mi corazòn para poner lo mejor de mi al servicio de los demàs. Dame oidos de discipulo y corazòn misionero para descubrir tu voluntad y realizar tu obra en comuniòn con mis harnanos en la Iglesia.
Que todos te conoscan y te amen, es la ùnica recompensa que quiero.
Amen 
 
 
Cattedrale di Città del Messico dove si trovava la Morenita

 
Basilica dove è custodita attualmente


LA MADUNINA ( del Duomo di Milano )

 
 

                                            O mia bela Madunina, che te brillet de lontan...         
         


A Paul Marsh... compadre, agente letterario di scrittori
in tutto il mondo
E anima... tu hai portato questo manoscritto
che parla di Nostra Signora
dalle Montagne Rocciose in America
a care mani che lo aspettavano in una città italiana
da dove, quando il cielo è terso, si vedono le Alpi...
Una città che molto tempo fa pose la Madunina ,
la statua della Madonna,
in cima a una guglia perché fosse la forza guida.
Sempre attento alle lingue,
dicesti che il nome della città, Milano,
derivava dai Celti e dal latino antico Mediolanum...
inteso a significare il santuario del cuore.
Ecco - pensammo - la porta perfetta
attraverso cui introdurre per la prima volta quest'opera.
Quella frase di Kafka tanto citata
che molti amanti del linguaggio conoscono a memoria
...Ein Buch muss die Axt sein fur das gefrorene Meer in uns,
un libro dev'essere un'ascia per fendere
il mare ghiacciato dentro di noi...
Proprio così. L' illustre Madonnina che domina
sulla città dall'alto della cattedrale
svetta radiosa, le mani aperte,
circondata da un'aureola luminosa di stelle.
E la sua lancia con la punta a forma
di croce fa proprio questo per noi,
squarcia il ghiaccio che abbiamo dentro
per renderci liberi di fluire ei modi migliori...
noi tutti, anime
che camminiamo o cammineranno
un giorno con la Nuestra Senora,
la Grande Donna, la Santa Madre,
tenendola stretta
non importa con quale nome
veste
razza
o
aspetto.


Clarissa Pinkola  Estés   da     Forte è la Donna ( dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


giovedì 19 aprile 2018

LETTERA A FABO 1




               " Eh già. Sembrava la fine del mondo. Ma sono ancora qua..." V.I.                                  



(...) Eh già, mio cucciolo di cane: io sono ancora qua. Questa
       canzone di Vasco la ascoltavi spesso e mi chiedevi :" me la
       metti su, Vale?". La cantavi pieno di dolore nel cuore misto a
       felicità di esserci ancora, perché tu amavi la vita. Io lo so.
       Ora, amore mio, sono io che nella testa mi dico " eh già, io
       sono ancora qui, più su e più giù " . Sì, perché tu non ci sei
       più e la mia vita senza di te è noiosa, terribilmente noiosa. E
       allora - come ti avevo promesso - ti scrivo per aggiornarti un
       po' su tutto. Intanto ho, abbiamo scritto la nostra storia come
       mi avevi chiesto. Questo libro parla di noi e della nostra vita,
       la più bella del mondo come ci dicevamo sempre. Certo il
       titolo, parlando di entrambi, non poteva essere DJ FABO come
       avresti voluto, ma alla fine penso di aver scelto una nostra
       verità. E quindi va bene.
       Sei arrivato in India e - come volevi - ti abbiamo salutato
       davanti al tuo locale, il Chronicle di Goa, con il sole al
       tramonto sulla spiaggia. E' il posto che più avevi nel cuore e
       dove tornavi spesso con la mente, per sfuggire a tutta quella
       sofferenza. Sei tornato lì, come ti avevo promesso.  E lì sarai
       per sempre.
       Ti hanno salutato un sacco di persone che ti hanno voluto bene
       Nirdosh era emozionato, Luca ti ha celebrato con un sacco di
       fiori, Romeo ha fatto in modo che tutto fosse perfetto ed,
        emozionato più di noi, ti ha detto ciao anche lui. Insomma,
       esattamente come volevi tu.Non avrei potuto fare diversamente
        In realtà, come sai ( perché sai cosa ho in mente ) mi manca
        da fare ancora una cosa in India. Ma presto la farò.
        Sono qui, amore mio, e non ti voglio raccontare com'è difficile
        senza di te, di quanto è noioso e triste, di quanto sto male e
        di quanto ancora spesso ti cerco, e mi dico "  ma come,
        veramente non c'è più ?". So che lo sai già. Mi dicevi che
        sarebbe stata una questione di tempo, ma inevitabilmente hai
        segnato la mia vita e lo hai fatto al 200 per cento.
        Subito dopo averti salutato su quegli scogli, al tramonto 
        indiano, e averti promesso di ritornare presto, di aspettarmi,
        sono rientrata in Italia e mi sono decisa: avevo bisogno di
        andare via da Milano e far ripartire la mia vita per capire che
        c'era un dopo. Avresti voluto che facessi così, lo so. (...)


                  Valeria  Imbrogno   da   Prometto di perderti
     

LETTERA A FABO 2



(...) Hai visto che ho aspettato?!!! Altrimenti dicevi che mi avresti
      lasciata:" Se decidi di partire per andare a lavorare in quei
      posti lì che piacciono a te, Afghanistan, Pakistan, Siria, io ti
      mollo, quindi fai le tue scelte!". Ho chiamato dicendo che ero
      pronta e sono finita ad Haiti. Quanto ti ho pensato, quanto mi
      mancavano i tuoi insulti alle mie lamentele di fatica, tristezza,
      angoscia. Me la sono dovuta cavare da sola pensando ogni
      giorno a cosa mi avresti detto. " Ora sei lì e non fare la
      piangiona, finisci il tuo lavoro e pensa ai soldi! ".
      Ecco cosa mi avresti detto. Ho fatto più o meno così, ma poi
      sono rientrata. Naturalmente non posso non raccontarti che,
      essendo andata nella terra dei Vodoo, ho provato in tutti i modi
      a mettermi in contatto con te, chiedendo ai vari Houngan
     ( maestri di Vodoo ) come stessi. Mi dicevano bene e che
       qualcuno ti aveva fatto una " persecution". Ricordi quante 
       volte ne abbiamo parlato? . " Chissà, può essere", ti dicevo
       spesso. " Dai, Vale, Venerdì 13, luna piena...non è che
       qualcuno mi voleva male?!?!. Anche se sapevi bene che io a
       queste cose non credo.
       Forse un po' mi avevi convinta della tua teoria, ovvero che
       saresti ritornato ad essere energia nell' Universo. Quindi ogni
       tanto, per cortesia, vienimi a tirare i piedi perché io ti aspetto
       sempre. Mi avevi detto anche che avresti imparato a muovere
       gli oggetti come in Ghost per farmi vedere che eri lì con me,
       ma ancora non hai imparato, evidentemente. Applicati per
       favore.
       Dopo Haiti sono rientrata e presto arriverò da te a Goa. Ci
       sarebbero un sacco di pettegolezzi - come usavamo dirci - su
       tanti dei nostri amici, ma te li dirò in privato. Qui , agli altri
       non credo interessi. Ti posso dire però che i pesci che volevi
       regalare alla mia mamma, oggi ci sono, ma sono ancora da
       battezzare.
       La tua/ nostra casa al lago è pronta : ci sono stata poco tempo
       fa ed è sempre stupenda. Sei fortunato perché ho scoperto un
       posto nuovo : è pieno di animali, ma oramai non mi ci devi
       portare. E' molto vicino a casa nostra. In quella casa ci sei
       come da nessun'altra parte. Le nostre foto al muro, i nostri
       viaggi, i ricordi, i piccoli oggetti che singolarmente parlano
       di te e di noi, le litigate, il letto dove litigavamo perché russavi
       come un disperato.
       Per ora, mio cucciolo di cane ( lo so che non ti piace,lo odi,ma
       alla fine lo hai tirato fuori tu questo soprannome, come bimbo
       fabo ) è tutto quello che è successo da quando non sei più qui.
       Sì, perché non voglio scriverti del dolore che sento al cuore
       mentre ti scrivo, della fatica che faccio a guardare le nostre
       foto, del male che mi viene quando ascolto la tua voce
       registrata e di quanto oggi sono felice di averti aiutato ad
       essere libero da quelle catene. Da quell'inferno.
       Voglio parlarti come se fossi di fronte a me, come abbiamo
       sempre fatto, raccontandoci di quanto la nostra vita fosse la
       più bella del mondo!


          Ciao amore mio, a presto  (...)


              Valeria  Imbrogno   da    Prometto di perderti

PROMETTO DI PERDERTI 1

 
 

                        " Sei nato selvaggio un tempo. Non lasciarti addomesticare"  V.I.


(...) Quando Simona Voglino e Valeria Imbrogno mi hanno chiesto
      di scrivere l'introduzione a Prometto di perderti, credevo di
      sapere su Fabiano Antoniani tutto ciò che servisse a descrivere
      un libro che, in prima istanza, - questo immaginavo - doveva
      raccontare il loro contributo all'introduzione dell' eutanasia in
      Italia e quello decisivo all'approvazione del testamento
      biologico:battaglie radicali, pannelliane, battaglie vissute sulla
      propria pelle, fatte di dolore, cicatrici, sensi di colpa, coraggio
      e orgoglio.
      Mi sbagliavo. Mi sbagliavo perché il libro che state per leggere
      è un libro che parla d'amore e di vita più che di politica e
      battaglie civili.
      Come è possibile? vi starete domandando. Come è possibile? è
      la domanda che a ogni pagina - mentre leggevo - mi ponevo
      anch'io. Eppure,  a ben pensarci, è la cosa più naturale che
      esista: non c'è battaglia senza vita e non c'è consapevolezza
      nella scelta senza condivisione e, soprattutto, senza amore.
      Quelle che state per leggere sono pagine piene di vita e amore,
      ma vita e amore veri, cioè imperfetti, incoerenti, schizofrenici,
      sofferenti, egoisti, incazzati, impulsivi, incomprensibili,
      ingiustificabili. Quelle che state per leggere sono pagine in cui,
      nonostante le peculiarità di ciascuno, è possibile riconoscersi.
      Ero convinto di trovarmi di fronte una storia dura, granitica,
      di quelle che fanno sentire piccolo piccolo chi legge, quasi
      insignificante di fronte alle sofferenze patite e all'importanza
      delle scelte altrui, e invece mi sono immerso in una storia che
      potrebbe essere quella di ciascuno di noi. In queste pagine ho
      conosciuto Valeria, Valeria che a Fabo non ha prestato solo
      la voce nei suoi ultimi mesi di vita perché lui potesse
      comunicare con noi; Valeria, che a Fabo ha dato molto di più,
      decidendo talvolta da sola nei momenti di profonda desolazione
      e sconforto. E' stato importante per me leggere la versione di
      Valeria, perché è quella parte della storia che - di solito -
      uscito di scena " il protagonista " tende a passare in secondo
      piano, a restare privata mentre invece ha più di una ragione
      per diventare pubblica. (...)


 Prefazione   di Roberto Saviano al libro Prometto di perderti ( Valeria Imbrogno)

PROMETTO DI PERDERTI 2


(...) Prometto di perderti è il racconto di una storia d'amore che
      non è finita con la morte di Fabo, di una storia d'amore che
      adesso appartiene a tutti e di cui tutti possiamo fare tesoro. Ma
      in che modo? Come si può trarre insegnamento da un incidente
      stradale che lascia un ragazzo di 37 anni tetraplegico e cieco?
      Come se ne può trarre dalla fragilità della vita, una condizione
      che conosciamo perché appartiene all'essere umano? Come 
      dall'ingiustizia inspiegabile di una morte prematura?
      Se ci limitiamo a considerazioni di carattere generale, l'unico
      insegnamento possibile è la consapevolezza della nostra
      fragilità. Eppure da queste pagine c'è tanto da imparare
      soprattutto perché non sono state scritte per insegnare, ma per
      alleggerirsi, liberarsi, magari per cercare complicità. Forse
    - addirittura - per essere giudicati e non assolti. Il fine è la
      condivisione. Valeria ci somiglia: è una roccia, ma fragile e
      indecisa, vive a tentoni senza certezze eppure agisce con
      determinazione, vive e sbaglia; vive, soffre e magari provoca
      sofferenza, come accade a ciascuno di noi. (...)


 Prefazione  di Roberto Saviano al libro  Prometto di perderti ( Valeria Imbrogno )

PROMETTO DI PERDERTI 3



(...) Dell' amore in genere ho pudore a parlare perché lo considero
      tema privato, forse minore, tema leggero, ma qui invece diventa
      centrale. Un amore disposto a perdere, capace di vedere nell'
      altro ciò che solo chi ama può vedere. Quante volte abbiamo
      detto o ci siamo sentiti dire che bisogna amare l'altro per
      quello che è, e quante volte abbiamo pensato che questa frase
      nasconde una immobilità che chi ama non può accettare. Ecco,
      Valeria vedeva un Fabo potenziato, era innamorata di lui per
      com'era, ma nello stesso tempo era anche in grado di capire
      quali strumenti Fabiano in nuce avesse per superare i suoi
      limiti, limiti dovuti all'educazione, alle sofferenze, alle 
      abitudini. Valeria è una donna forte, talmente tanto che a volte
      la decisione finale di Fabiano sembra se non presa da lei, da
      lei suggerita o addirittura a lei ispirata. Sembra quasi che
      Fabiano abbia deciso di diventare un titano per provare a
      giustificare ancora la sua presenza accanto a una donna forte,
      sportiva ( Valeria è stata campionessa mondiale di kickboxing)
      e piena di vita.Ma stiamo attenti a non trarre facili conclusioni,
      facili e codarde perché il pregio del libro sta proprio qui: nel
      modo in cui riesce a sciogliere questo nodo.
      Immagino non sia stato facile per Valeria raccontare la sua
      solitudine, anche prima dell'incidente; immagino non sia stato
      facile raccontare una storia d'amore tutto sommato tormentata,
      niente affatto lineare, anche e soprattutto prima. Immagino non
      sia stato facile raccontare la disperazione delle separazioni e
      gli eccessi di Fabiano. Ma ci crediamo perché amore è onestà
      e questo è un libro onesto che non ha conosciuto la censura più
      odiosa che è quella che si applica ai propri ricordi.
      E' il racconto di un amore e di vite normalmente imperfette e
      senza troppi giri di parole; è il racconto della solitudine a cui
      ti condanna un mondo che accetta solo chi sta bene, chi è
      normale, altrimenti ti mette ai margini, ti dimentica. Non ti
      considera, ti ignora. Ti fa sentire nessuno, trasparente,
      impedito nei movimenti e quindi nei sentimenti.
      Questo libro è celebrazione della vita, che in talune condizioni
      non può essere definita tale. Questo libro racconta di scelte,
      decisioni e percorsi intrapresi in  piena coscienza, con una
      consapevolezza che può esistere solo se c'è amore, ma amore
      imperfetto e per questo vero.  (...)


  Prefazione  di Roberto Saviano al libro  Prometto di perderti  ( Valeria Imbrogno )

     
     
 

mercoledì 18 aprile 2018

LA SETTIMA ONDA




                                              L'onda arriva, ma dopo un attimo se ne va...



Ci sono giorni, dove il vento
ha la criniera e s'attarda fra le mie mani.
E mi pare allora di abbracciare la tua voce.
C'è una leggenda dei Caraibi che dice
che se ti siedi in riva al mare a contare le onde,
la settima è sempre la più grande.
E l'amore è la settima.

Ti ascolto e penso che non ho mai
contato le onde, ma solo toccato l'acqua
che hanno dentro. Non l'ho mai fatto
nemmeno da bambina, quando mi mandavano
al mare per farmi respirare aria buona,
mano indulgente che cancella ogni malattia.
Ma non quelle dell'anima.

Non ho mai contato le onde perché giocavo
con la sabbia a inventarmi principessa dentro
un castello lontano, e a scavare gallerie
che si riempivano di altra sabbia,
per cominciare . E poi fino a sera
come fossero carezze.
E perché piangevo di lacrime più salate di onde.

Ora, la tua immagine è luce che brilla
di stelle, quasi che la mia pelle fosse uno specchio,
un ritaglio di giornale di questa vita scarna
da tenere sul comodino da guardare ogni sera,
dove sei entrato di soprassalto a sconvolgere
l'anima ed equilibri di passaggio.

Ci sono giorni, dove i pensieri
stanno in piedi in riva al mare, e si può solo
volgergli le spalle per sentire la settima onda
arrivare  - senza avere paura - ché tanto l'onda
arriva, ma dopo un attimo se ne va.


                                   frida



martedì 17 aprile 2018

E COSI' VIA ( Prefazione )



Apparso negli USA nel 1996, questo libro raccoglie la sfida estrema di un grande poeta: testi stesi direttamente in inglese o  autotradotti dal russo. Un trasloco del " poetabile", la verifica di un intero arsenale verbale e musicale alla prova di un'altra grammatica, di un diverso " codice di coscienza". Libro conclusivo e postumo, evoca col suo titolo uno stacco e insieme una promessa: interrompe, ma implica la possibilità di un seguito, suggerisce aperture imprecise, itinerari forse solo ipotetici. E proprio in questa sospensione - non lieta ma chiara - abitano i centauri e il vento, i passanti indifferenti e gli intonaci sbrecciati, protagonisti o comparse di una fiaba poetica. La città dell' anima - Pietroburgo - detta ancora la regola di versi architettonici, ma altri meno limpidi paesaggi incalzano, mentre lo schema delle cose - ormai orientato verso il vuoto - raggiunge una nuova, colloquiale morbidezza.


                  frida

E COSI' VIA

 
 

                                   E' meglio invecchiare dove lo spazio si profila in distanza...



UNA  CANZONE

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
vorrei che tu fossi qui.
Vorrei che tu fossi qui sul divano
per tenerti la mano.
Potrebbe essere tuo il fazzoletto
e mia la lacrima, anche se ammetto
che per questo scenario
andrebbe bene pure il contrario.

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
vorrei che tu fossi qui.
Vorrei che tu fossi qui in macchina
per cambiare me marce.
Ci ritroveremo chissà dove,
su lidi inesplorati,
oppure finiremmo di nuovo
dove siamo già stati.

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
vorrei che tu fossi qui.
Vorrei non sapere nulla di astronomia
quando le stelle illuminano la via,
e quando vedo la luna bassa sul mare
che nel sonno sospira irrequieto
vorrei che fosse una moneta
per poterti chiamare.

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
in questa parte di terra
mentre seduto in veranda
sorseggio una birra.
E' sera, il sole cala;
i ragazzi urlano, stridono i gabbiani.
Che senso ha dimenticare
se poi alla fine si muore?




VA' IN CAMPAGNA

Mia cara, perdendo la beltà, va' a vivere in campagna.
Là, di certe principesse lo specchio non sa niente.
Pure il fiume si increspa, e la terra rugosa
si è persino scordata di pensare ai suoi amanti.

Là, solo ragazzetti. Da chi siamo stati partoriti
è noto unicamente a quelli che li arrestano,
o magari a nessuno, oppure a icone polverose.
E solo la legge viene ad arare in primavera.

Va' in campagna, mia cara. Nel campo o nel boschetto
a guardare la terra senza far caso a ciò che metti.
Là, per cento e più verste sei la sola ad avere
il rossetto, ma fa lo stesso se non lo tiri fuori.

Sai, è meglio invecchiare là dove lo spazio si profila
in distanza, e la bellezza non significa niente,
non certo giovinezza, tette, seme,
poiché la natura in generale è onnipresente.

Questo sconfiggerebbe forse la tristezza.
Là i boschi dicono stormendo che è già
accaduto tutto - non una volta sola. E il fruscìo
è frutto e somma di ciò che è stato un tempo.

Meglio andare in campagna ad invecchiare. Anche
vivendo sola, là riconoscerai la catenina con la croce
nella betulla secca, nello stelo di una borsa di pastore,
in ciò che vola  solo per ventiquattr'ore.

E io verrò da te. In tale affermazione ravvisa
la vittoria non tua, ma di queste cose, poiché la terra,
come quel lenzuolo, comprende non tanto la lingua
dell'amore, quanto quella di buche, fossi, avvallamenti.

Oppure non verrò. Una qualunque delle buche,
il sapore metallico dell'acqua dentro un pozzo,
il caos di dossi, gli sterpi lungo il ciglio della strada,
sono pur sempre me: quello che tu non vuoi.

Va' in campagna, mia cara. Imbruttendo,
i volti confermano che fondersi si può
in vari modi: essi sono infiniti,
e a noi, mia cara, non sempre noti.

Sai, il paesaggio è ciò che ancora ignori.
Ricordati di questo quando incolpi il destino.
Un giorno, sfiorando con lo sguardo un che
di grigio, ti riconoscerai. Con quel grigio vicino.





CANZONE  D' AMORE

Se tu stessi annegando, ti verrei in soccorso,
ti darei una coperta e ti verserei un tè caldo.
Se io fossi uno sceriffo, ti arresterei sul posto
e ti chiuderei in una cella con un lucchetto ben saldo.

Se tu fossi un uccello, registrerei i tuoi acuti
a starei tutta notte ad ascoltarli in disparte.
Se io fossi un serpente, tu saresti la mia recluta
e - perdio - stai sicura, ti piacerebbe addestrarti.

Se tu fossi cinese, studierei la tua lingua per ore,
brucerei chili d'incenso, mi vestirei di raso.
Se tu fossi uno specchio, espugnerei la toilette per signore,
ti darei il mio rossetto, ti inciprierei il naso.

Se tu amassi i vulcani, io sarei lava fumante,
che dalla sua fonte nascosta erutta senza sforzo.
E se tu fossi mia moglie, io sarei il tuo amante,
perché la Chiesa è fermamente contro il divorzio.


             Iosif  Broskij     da     E così via




lunedì 16 aprile 2018

VERSO UN ALTROVE. E OLTRE ( La Cura -Severino )


Questo è l'estratto di un articolo apparso su " Il Fatto" il 26 Ottobre scorso. Annunciava una morte, ma era stato scritto quando il protagonista era ancora vivo, pensando alla sua morte.
Lo trascrivo perché  - leggendo e rileggendo e poi leggendo ancora - possiamo diventare  ( o esserlo un po' di più ) - consapevoli. ( f)  


(...) Severino ha vissuto in fin di vita per molti anni, con la grazia e
      la pienezza di chi sa di poter morire il giorno dopo e quello
      prima e allora vive questo giorno qui, ogni giorno che gli è
      dato, senza la zavorra che appesantisce noi che ci proiettiamo
      nel futuro. Senza l'ambizione, senza il pregiudizio, senza il
      cinismo, senza la protervia, senza il rancore.
      Vivere lieve del suo solo stupore, della sua gratitudine, della
      sua curiosità. Severino ha raccontato ogni giorno su Facebook
      il suo vivere di cancro, attirando migliaia di follower  
      riconoscenti e commossi. A migliaia, ogni giorno, spegnevamo
      le homepage dei quotidiani, accorrevamo sulla pagina del suo
      profilo e leggevamo delle cose essenziali - la pazienza, la
      compassione, la meraviglia, la tenerezza - per ricordarci che
      tutto il resto che ci fa smaniare e polemizzare non vale la pena
      quasi mai. Severino assomigliava al protagonista di una
      fantasia che avevo fin da bambina.Quella di un nuovo prototipo
      di essere umano capace di vivere il tempo che gli è concesso
     " in ordine sparso" e non cronologico. Svegliarsi ogni giorno
      in un diverso momento della propria vita: scolaro, marito,
      adolescente, padre, ammalato oggi, sano domani. Svegliarsi
      senza ricordare le preoccupazioni del giorno prima e i
      programmi del giorno dopo. Essere il solo a vivere così, tra gli
      altri condannati a reggersi al tempo che fugge e a quello che
      manca al momento tanto atteso: il sabato, la laurea, la
      promozione, l'estate, la fine delle rate. Domani sarà inverno o
      primavera ( al prototipo non è dato saperlo ): lui vive ogni
      giorno  ora e qui, solo qui. Non ha necessità di puntellare le
      sue convinzioni, di esprimere giudizi per farsi largo tra gli altri
      e trovarsi il giorno dopo un po' più avanti, un po' meno indietro
      nella corsa di tutti contro tutti. Che compassione che ha per gli
      altri, trascinati dalla vita avanti e indietro, senza sosta!
     " Bisogna che io sia molto gentile con loro", pensa il prototipo.
      I giorni in cui avverto il peso del futuro e del passato, provo a
      far finta di svegliarmi così.
      Funziona, e adesso ha un nome: la Cura- Severino .(...)


                       (  f.f. )