domenica 17 luglio 2022

PIETRE PER LE TASCHE DI KAREN



                                         Il fenomeno è comunemente definito amore...




LUI CERCA


Quando tutti se ne furono andati, lui ritornò sul posto,

si inginocchiò sulla sabbia e prese a scavare

per tirarla fuori.


Scavo più profondo della vanga di un becchino,

dentro la sabbia viva fino alle ascelle,

ma solo piccoli granchi bianchi gli corsero tra le dita.


Andò avanti, scavando con le mani

per quanto è lunga la laguna, piangendola,

spaccando la terra a pezzi.


Lei gli sfiora l'orecchio col respiro, lo chiama,

alza gli occhi, alza gli occhi. Sto volando sulla scia

delle ali dell'acchiappamiele dal petto smeraldino,

guarda in alto - amore mio - sono subito fuggita.


Lui non sentì nulla, scavandosi nel cuore:

lei aspetta che lui alzi gli occhi.

Questo è il tuo pezzo di mondo.


Questo è il tuo pezzo di mondo,

dolore di cane, dolore di gatto, pioggia su una finestra chiusa

e una fame uggiolante che ti cresce dentro

e non ti lascia.


E' qui che soffre il tuo cuore

da persona normale, è qui che scopri

che il mondo si fa grigio quando ci sei catapultato dentro,

e che ogni giorno di nuovo devi andare al tuo funerale.


Ogni tanto questo ti tocca,

questa mancanza, questo implorare qualcosa

e sentire dire " no".


Ogni tanto devi uscire nella gelida notte,

emettere suoni privi di ritmo

e sdraiarti in mezzo a loro, come una persona vera

senza riparo.



                                        ***


EVOLUZIONE : PARTICOLARI


Nota il movimento della mano che afferra

il pollice oppositivo, la libera articolazione delle giunture,

con quanta facilità cambia forma

per tenere stretto tutto quel che trova.

Così è cominciata l'umanità

con la capacità di afferrare qualcosa,

di correre tenendola stretta.


Studi hanno dimostrato che le camere del cuore

si allargano ogni volta che un certo oggetto entra

nel raggio visivo. Certi recettori di cellule aprono la bocca,

i pori della pelle si dilatano. L'oggetto varia di caso in caso

ma il fenomeno generale è lo stesso per tutti gli umani

ed è comunemente definito amore.



                     Karen  Press   da    Pietre per le mie tasche



La Llorona ( fra leggenda , arte e storia )



 
                                                   " Y aunque la vida me queste Llorona...

                                               




La leggenda legata al personaggio della Llorona, accomuna Messico e Sud America, e innumerevoli sono le versioni - così come le ambientazioni - che danno vita a questa figura incredibilmente affascinante. La più diffusa, collega la Llorona a Malinche, importante personaggio storico che rivestì un ruolo chiave nella storia della conquista del Messico. Secondo la leggenda, i regnanti di Spagna volevano richiamare in patria  Cortés ( il conquistatore delle Americhe ), temendo un possibile tradimento e per questo motivo inviarono sul luogo una bellissima donna  per convincerlo a tornare. Egli decise di portare con sé in Spagna il proprio figlio abbandonando Malintzin al suo destino. Troppo tardi: Malinche si sarebbe infatti resa  resa conto del suo ruolo nell'ambito della Conquista e, in preda al rimorso, avrebbe pregato i suoi antichi dei che, dopo esserle apparsi in sogno, l'avrebbero avvisata che, se avesse lasciato partire suo figlio, egli sarebbe ritornato in Messico portando con sé dolore e sterminio. Così, la notte prima della partenza, la donna scappò con il suo bambino, mentre i soldati spagnoli la cercavano dappertutto. Quando la trovarono sulla riva del fiume, era già tardi : ella aveva pugnalato al cuore suo figlio, gettando poi il suo corpo nell'acqua. Dopo la sua morte, la donna avrebbe  continuato a vagare gridando e piangendo disperata per il suo bambino, divenendo nota col nome di Llorona , donna che piange, - appunto - e la sua storia sarebbe giunta fino a noi.

Queste leggende sono divenute famosissime in tutto il Messico e il Sud America, finendo per diventare il simbolo di un dolore atavico, della fine di un popolo e della perdita delle proprie radici, nell'impossibilità di dimenticare questi tragici avvenimenti.

La Llorona è diventata un simbolo di messicanità, di identità nazionale, ancor più quando divenne una canzone magistralmente interpretata da  Chavela Vargas ( si può trovare nel sito sotto l'Etichetta Frida Kahlo ).

Nel 2002 la canzone della Llorona venne riproposta all'interno del film biografico di Frida Kahlo e ad eseguirlo è la stessa Vargas, che conobbe la pittrice quando era ancora in vita e decise così di renderle omaggio.




                                       frida



sabato 16 luglio 2022

LA MALATTIA DI JODOROWSKY



                                                       Verità che non sei mai stata...





DI SILENZIO IN SILENZIO CADENDO


Di silenzio in silenzio cadendo

intorno a sì tanta assenza

mi precipito verso i tuoi baci

sperando di arrivare all'infinito centro.

Ma il dubbio appanna la mia certezza.

Verità che non sei mai stata

e io ti rimpiango nel futuro.



                                        ***


POCO A POCO STAI ENTRANDO NELLA MIA ASSENZA


Poco a poco stai entrando nella mia assenza

goccia a goccia riempendo la mia coppa vuota

là dove sono ombra non smetti di apparire

perché soltanto in te le cose si fanno reali

allontani l'assurdo e mi dai un senso

ciò che ricordo in me è quello che sei

giungo alle tue sponde come un mare invisibile.



                                           ***


QUANDO CIECO TI CERCAVO


Quando ti cercavo la mia anima ti stava partorendo

mentre lasciava orme a forma di luna.

Non c'erano pareti nella mia stanza, solamente angoli

dove ombre con mille braccia chiedevano splendori.

Non c'era un pane nel mio altare e nella vecchia pergamena

le mosche divoravano le amare lettere sacre.

Non cresceva un albero di mele nel mio solitario letto

e le dita delle mani se le portava il vento.

Fu così che ti costruii, trasportando in carne i miei sogni

con lo splendore della luna donandoti una pelle d'argento

collocando un occhio vivo nelle tue mille mani che implorano

affinché duplicata in quattro tu fossi il calice della mia tavola

e nelle tue innumerevoli labbra si tatuasse il nuovo credo.

La tua voce senza fine che entra nel mondo come un'ostia rossa

fino a paralizzare l'infinito specchio in un'eterna immagine.




                Alejandro  Jodorowsky   Trad. di A. Bertoli



A ORIENTE DI QUALSIASI ORIGINE

 


                                                       Un colloquio di respiri sulla fronte...






Persi all'alba polline e veleno

appesi si sta all'impermanenza

alla giusta distanza di salvezza

riparo perfino da noi stessi.

Ma nella stanza c'è tutto un vuoto sacro

da incontrare, una rinascenza d'acqua;

lontani dalle brame si prova a separare

ciò che vale da tutto ciò che lacera e scuce.


Svanisce il dominio del domani.



                                            ***


In fondo siamo noi a decidere le altezze

come fosse lecito dare misura all'anima,

corso al fiume o all'argine perimetro.

Così, oltre la tenda

si svelerà straniera la terra - né mia né tua -

nel volo incompleto delle tortore.

Appagato interamente solo il bisogno minimo,

un colloquio di respiri sulla fronte.



                                           ***


Essendo presenti a tanto stupore, trattenere l'oro dell'alba

sui boschi ancora neri del nord, nella ferita dei venti,

delle radure il respiro - dei semi deposti dai merli.

Come torbiere custodire antiche memorie nel fondo.

Imparare dai campi riarsi il sogno di neve.


Cancellarsi come neve, come neve crearsi.



                                        ***


A oriente di qualsiasi origine

si vestiranno d'alba. Ne coglieranno

l'essenzialità oltre ragione.

La promessa prima verrà conservata.

A tutto ciò che deve ancora essere,

la sposa innalzerà altari, occhi.

A tutto ciò mai torri né ombre.

Nel bianco - in quella precisa tonalità di bianco,

tutto il valore indiviso della verità.



                                        ***


Ma solo verso sera,

quando la neve stende silenzi

sui tetti di lamiera e sui cancelli,

se di tepore illumina e campi e le pietrose siepi

e ammanta bacche stinte di roseti

                                  nei cortili

- la casa ritorna alla casa -

                                  e il fuoco alla casa.

Qui io sono, dove sono assenza e quiete,

nel tempo eternamente presente

                 giunta da dov'ero partita

                           da dove non ero partita.




                      Annalisa  Rodeghiero  da    A oriente di qualsiasi origine



giovedì 14 luglio 2022

LA TRAPPOLA DEL TUNNEL NELLA POESIA DI G. GIUDICI

 


                                                 Morire è possibile a tutti più che nascere...




LA VITA IN VERSI


Metti in versi la vita, trascrivi

fedelmente, senza tacere

particolare alcuno, l'evidenza dei vivi.


Ma non dimenticare che vedere non è

sapere, né potere, bensì ridicolo

un altro voler essere che te.


Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano

complicità di visceri, saettano occhiate

d'accordi. E gli istanti s'affacciano


al limbo delle intermedie balaustre:

applaudono, compiangono entrambi i sensi

del sublime  - l'infame, l'illustre.


Inoltre metti in versi che morire

è possibile a tutti più che nascere

e in ogni caso l'essere è più del dire.



                                    ***


I VECCHI


Non onorate i vecchi,

abbiate pietà

perché sono gli specchi

di come finirà


tutta la vita per noi

che non abbiamo virtù :

vogliono i vecchi eroi

amore, ma non c'è più


nei vecchi nulla da amare,

lacrime, sesso e vino :

tutto dobbiamo odiare

nei vecchi, nostro destino.


Ladri di notte corte,

il giorno ci perderà :

coi vecchi la stessa morte

misura le nostre età.



                                          ***


IL BENESSERE


Quanti hanno avuto ciò che non avevano:

un lavoro, una casa - ma poi

che l'ebbero ottenuto vi si chiusero.

Ancora per poco sarò tra voi.



                                       ***


DAL CUORE DEL MIRACOLO


Parlo di me, dal cuore del miracolo:

la mia colpa sociale è di non ridere,

di non commuovermi al momento giusto.

E intanto muoio, per aspettare a vivere.

Il rancore di chi non ha speranza:

dunque è pietà di me che mi fa credere

essere altrove una vita più vera?

Già piegato, presumo di non cedere.



                                         ***


UNA SERA COME TANTE


Una sera come tante, e nuovamente

noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro

settimo piano, dopo i soliti urli

i bambini si sono addormentati,

e dorme anche il cucciolo i cui escrementi

un'altra volta nello studio abbiamo trovati.

Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti.


Una sera come tante, e i miei proponimenti

intatti - in apparenza - come anni

or sono, anzi più chiari, più concreti :

scrivere versi cristiani in cui si mostri

che mi distrusse ragazzo l'educazione dei preti;

due ore almeno ogni giorno per me;

basta con la bontà, qualche volta mentire.


Una sera come tante ( quante ne resta a morire

di sere come questa? ) e non tentato da nulla,

dico dal sonno, dalla voglia di bere

o dall'angoscia futile che mi prendeva alle spalle,

né dalle mie impiegatizie frustrazioni :

mi ridomando, vorrei sapere,

se un giorno sarò meno stanco, se illusioni


siano le antiche speranze della salvezza :

o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente

la sorte di ogni altro, non volgare

letteratura, ma vita che si piega nel suo vertice,

senza né più virtù né giovinezza.

Potremmo avere domani una vita più semplice?

Ha un fine il nostro subire il presente?


Ma che si viva o si muoia è indifferente,

se private persone senza storia

siamo, lettori di giornali, spettatori

televisivi, utenti di servizi :

dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,

in compagnia di molti sommare i nostri vizi,

non questa grigia innocenza che inermi ci tiene


qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.

E' nostalgia di un futuro che mi estenua,

ma poi di un sorriso s'appaga o di un come - se - fosse!

Da quanti anni non vedo un fiume in piena?

Da quanto in questa viltà ci assicura

la nostra disciplina senza percosse?

Da quanto ha nome bontà la paura?


Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura

che dice : domani, domani... pur sapendo

che il nostro domani era già ieri da sempre.

La verità chiedeva assai più semplici tempre.

Ride il tranquillo despota che lo sa :

mi numera fra i suoi lungo la strada che scendo.

C'è più onore nel tradire che in essere fedeli a metà.




                     Giovanni Giudici   da     Tutte le poesie




LA BOCCA SUL CUORE



                                                          Del conto facciamo a metà...



Cuore del drago morso nel fogliame

vai quasi avvolto dalla solitudine di un'onda marina in un mattino azzurro e pieno di rondini


ti sei vestita per l'appuntamento e io ti porto il frutto

mangiato vivo

mentre è appeso all'arteria dell'albero


vedi, mostra la polpa

viva, mostra l'aperto


cuore aperto del drago, l'emblema splendido del sangue della terra che è passato per tutti i

capillari

per arrivare dentro la tua bocca, o sangue

del mio sangue.




             Maria Grazia  Calandrone         Inedito



mercoledì 13 luglio 2022

IL PESO DELLE COSE DI AMELIA

 


                                                                        Amelia  Rosselli




C'è come un dolore nella stanza, ed

è superato in parte : ma vince il peso

degli oggetti, il loro significare

peso e perdita.


C'è come un rosso nell'albero, ma è

l'arancione della base della lampada

comprata in luoghi che non voglio ricordare

perché anch'essi pesano.


Come nulla posso sapere della tua fame

precise nel volere

sono le stilizzate fontane

può ben situarsi il rovescio d'un destino

di uomini separati per obliquo rumore.



                 Amelia  Rosselli  da    Poesie



LA MAPPA DEL NUOVO MONDO DI WALCOTT

 



                                          
                                                                     Tieni duro cuore...





STELLA


Se, alla luce delle cose tu scolori,

vera, eppure debolmente sottratta

alla nostra determinata e giusta

distanza, come la luna lasciata accesa

tutta la notte tra le foglie, possa

tu invisibilmente allietare questa casa;

o stella, doppiamente compassionevole, venuta

troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi 

per l'alba, possa la tua pallida fiamma

dirigere il peggio in noi

attraverso il caos

con la passione del

semplice giorno.



                                          ***


EPILOGHI


Le cose che non esplodono :

vengono meno, sbiadiscono,


come il sole sbiadisce dalla carne,

come la schiuma esala nella nebbia;


anche il fulmineo lampo dell'amore

non ha un epilogo tonante,


muore invece con un suono di fiori

che sbiadiscono come fa la carne


sotto la pietra pomice sudante;

tutto concorre a dare questa forma


finché restiamo soli col silenzio

che circonda la testa di Beethoven.



                                     ***


IL PUGNO


Il pugno stretto intorno al mio cuore

si allenta un poco, e io respiro ansioso

luce; ma già preme

di nuovo. Quando mai non ho amato

la pena d'amore? Ma questa si è spinta


oltre l'amore fino alla mania. Questa 

ha la fronte stretta del demente, questa

si aggrappa alla cornice della non - ragione, prima

di sprofondare urlando nell'abisso.


Tieni duro allora, cuore. Così almeno vivi.



                                    ***


AMORE DOPO AMORE


Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,


e dirà: siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato


per tutta la tua vita, che hai ignorato

per un altro che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,


le fotografie, le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. E' festa : la tua vita è in tavola.



                                       ***


CONCLUDENDO


Vivo sull'acqua,

solo. Senza moglie né figli.

Ho circumnavigato ogni possibilità

per arrivare a questo :


una piccola casa su acqua grigia,

con le finestre sempre spalancate

al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,


ma siamo quello che abbiamo fatto.

Soffriamo, gli anni passano, lasciamo

tante cose per via, fuorché il bisogno


di fardelli. L'amore è una pietra

che si è posata sul fondo del mare

sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla


alla poesia, se non vero sentire :

non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,

noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,


e in una vita che trabocca

di mediocrità e rifiuti

vivere come rocce.


Scorderò di sentire,

scorderò il mio dono. E' il più grande e duro,

questo, di ciò che là passa per vita.




                      Derek  Walcott   da   Mappa del nuovo mondo ( Trad. di Bianchi, Forti e Mussapi )




TI DEDICO IL SILENZIO

 


                                                        Incontrarsi. Lasciarsi avvicinare...




CONOSCENZA


Siamo adulti per le fiabe

o per credere che tutto si avveri

nelle braccia di un altro.

O per credere sia possibile

esporsi, fidarsi, proteggersi senza

deludersi, ferirsi, disarmarsi. Disamarsi.

O per credere.

Come si decide l'amore? Mi vedrai nelle parole?

Le dimenticherai? Mi lascerai entrare?


Mi dico: sei qui, finalmente. Poi tremo.

Immagino di essere salva nell'esperienza.

Hai occhi miti, diffidenti. Hai mani grandi, potrei

abbandonarmi nelle tue mani.

Vorrò la tua mancanza?

Che è il centro di ogni presenza.

Ci tocchiamo, poi ci separiamo.

Non sarò mai certa di essere con te.

Cosa scegli, se mi dai un bacio e un altro,

cosa chiedi? Siamo al sicuro nei corpi.

Riscaldano, sospirano nelle piume.

Loro hanno scelto la terra.


Noi siamo ancora a mezz'aria, invece.


Così - alla fine - ti racconto una di quelle storie

ma non va come nei libri o nel folklore. Non ci sono

rapimenti, inganni, abusi, uccisioni.


C'è una donna che vive sul fondo del mare.

Molte volte è stata scuoiata dalla sua pelle animale

rigettata nelle onde - molte volte è impazzita

per capire chi era. Guarda dal tetto

la superficie dove il cielo fa luce

fino alle rocce, i villaggi.


C'è un uomo lontano, cammina

fra le case verso di lei.

E' un uomo gentile, che non sa di esserlo.

E' limpido, onesto.

La donna invece è feroce, potrebbe lasciare che l'uomo

le tolga ogni cosa - è abituata così.

Vorrebbe dare all'uomo ogni cosa. Ma in realtà

lei non sa cosa l'uomo vuole. Vorrebbe

che l'uomo volesse lei.

Davvero, davvero, davvero.

Senza rapimenti, inganni, abusi, uccisioni.

O  forse vorrebbe ascoltare la voce dell'uomo

che scende al mare. Si tende da uno scoglio.


L'uomo non dice niente, ma continua a camminare.

Ogni giorno, ogni notte, una bracciata, un passo,

un terrore sottile, una speranza.

Lui rimuove la plastica dalle branchie di lei.

Lei gli mostra il passato nelle conchiglie. negli

oggetti sacri, dimenticati. Sciocchezze, spazzatura.

Non parlano la stessa lingua. Lui osserva, lei indica.


Quando lui la tocca vorrebbe restare o fuggire

che sono poi lo stesso verbo da due diverse angolazioni.

Quando lei lo tocca, lui avanza in un mistero.

Lo guarda nella bellezza, come una forma di distanza

finché la riva diventa un sentiero.

Quanto tempo per potersi amare?

Mettere via i fantasmi che popolano le storie.

Un'impronta, una striscia di spuma.

Ogni giorno, ogni notte. Ora.

Incontrarsi. Lasciarsi avvicinare.




                     Francesca Matteoni     Inedito



martedì 12 luglio 2022

RESTA QUEL CHE RESTA

 


                                                 Quando tutti e due saremo alberi...




METAMORFOSI


Una delle prime cose che farò

quando tutt'e due saremo alberi

sarà dimenticarti

ma senza whisky e senza psicoanalisi.


No, saprò dimenticarti

donando le foglie più casuali,

ribelli, irregolari

alle schiere di passeri sui rami

e - vedrai - saprò dimenticarti

come ho già dimenticato

gli immani soffi atlantici

le diastoli e le sistoli del mare

che si tende o si apre

di sei ore in sei ore

così che ogni giorno quattro volte

avanza e si ritira.


Io e te con le facce come

cortecce di rughe

buchi da sembrare tane

e radici del buio più ptrofonde

io e te saremo entrami bravi a dirci 

come siamo stati

portatori nel complesso sani

d'abbandoni e resistenze.


E così, rimanendo tali e quali,

fruste di salici, ali

potremo all'infinito ricordarci.



                                   ***


VECCHI GIOCHI


Dalle cose, ho divorziato.


Le compro, mi cadono, ne rompo

l'involucro e via

nel cassonetto

oppure le sposto e le trasloco

come un vecchio gioco,

così mi sento l'uomo

più adatto a conquistare

l'assoluto non essere che sono.


Ma come sanno vendicarsi, loro!

Un inciampo improvviso del tono

le scioglie nel più roco

sprofondo della voce,

pretende che le cose

conversino al mio posto

dall'angolo di mondo più remoto.



                                       ***


QUESTI GIORNI


Le giornate ti avvisano negli angoli

più innocui

e ti presentano conti esagerati,

sintonie mancanti.


Le giornate sono gorghi

capaci di ingoiarti

e dopo non lo prendi più, non lo raccogli

il tempo di scavare

radici, buche, tane

nel terreno segreto delle cose.


Trame d'attese improbabili, storie

senza coscienza e senza

che torni una vera

vita di natura,

delle volte.



                                  ***


ABBEY ROAD


Se è questo il mio giorno fatale

o un giorno abbastanza importante

da ricordare alba e colore

tutt'intorno delle piante

secco nelle arie

prima quasi assenti

e poi pungenti

che dobbiamo alzarci i baveri

ricoprire d'unguenti.


Se è questo il giorno più importante

per occhi, naso e sentimenti

è meglio che sia un giorno

di circostanza povere

fra salici sbilenchi

una palude di pozzanghere

questo muretto circondato di sterpaglie

e l'asfalto tutto crepe

dove riconciliarci con la sete

dei fratelli persi chissà dove.


A santificare

un giorno uguale

in pegno posso offrire

le mie scarpe ormai cinquantenarie

le stesse di George Harrison

sulla copertina di Abbey Road.



                                ***


NELLO SPECCHIO


Nello specchio stamattina ho visto

un sorriso che non conosco.

Mi sono insaponato,

lavorato di rasoio

e alla fine ho ridato faccia d'uomo

al topo color cenere che sono,

i baffi vibratili sul naso,

gli occhi due buchi senza fondo

e le labbra aperte sugli spigoli

della chiostra di dentini dove esploro

il mio squittìo di primo buongiorno.


Sarà che il mondo

è pieno di ambulanze, ma

- Nessun problema! - ho urlato,

non fosse per lo sguardo

intimo e privato

che dilapida anche adesso nel riflesso

questo gioco di ruolo del mio sogno.




                  Alberto  Bertoni   da    L' isola dei topi




LA CUSTODIA DELLA SOLITUDINE



 

                                                      Edvard Munch -  Il bacio, 1897




(...)  Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,

il cui nome non significherà più soltanto

un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé,

qualcosa per cui non si penserà a completamento

e confine, ma solo a vita reale :

l'umanità femminile.

Questo progresso trasformerà l'esperienza dell'amore,

che ora è piena d'errore, la muterà a fondo,

la riplasmerà in una relazione

da essere umano a essere umano,

non più da maschio a femmina.

E questo più umano amore somiglierà a quello

che noi faticosamente prepariamo,

l'amore che in questo consiste :

che due solitudini si custodiscano, delimitino

e salutino a vicenda.



                 Rainer Maria Rilke  da   Lettere a un giovane poeta, 1905



lunedì 11 luglio 2022

POESIE DI NELLY SACHS



 

                                                    Salterà in aria per esplosiva nostalgia...




VECCHI


Stanno lì, nelle pieghe di questa stella,

coperti da un brandello di notte

e attendono Dio.

Una spina gli ha serrato la bocca,

la parola gli si è persa negli occhi

che parlano come fontane

in cui è affondato un cadavere.

Oh, i vecchi,

che portano negli occhi - unico avere -

la loro bruciata discendenza.



                                          ***


TENEBRAE


Siamo qui, Signore,

vicini e afferrabili.


Già afferrati, Signore,

artigliati l'un l'altro, quasi

fosse il corpo di ognuno di noi

il tuo corpo, Signore.


Prega, Signore,

pregaci,

siamo qui.


Sghembi andammo,

sghembi, per chinarci

su conca e cratere.


All'abbeverata, Signore.


Ed era sangue, era

quello da te versato, Signore.


Splendeva.


Ci gettò la tua immagine negli occhi, Signore,

occhi e bocca sono così aperti e vuoti, Signore!

Abbiamo bevuto. Signore.

Il sangue e l'immagine che era nel sangue, Signore.


Prega Signore,

siamo qui.



                                          ***


RIFLESSO


Quando ogni cosa diventa innominata come all'inizio -

scendi

nelle catacombe del tempo,

che si aprono a chi è prossimo alla fine -

là dove crescono i germogli del cuore - cali

nell'interiorità oscura sfiorando la morte

che è solo un passaggio turbinoso - e nell'uscire

apri rabbrividendo gli occhi

gli occhi dove una nuova stella

ha lasciato il suo riflesso.



                                          ***


NOSTALGIA


Chi

viene dalla terra

a toccare la luna

o altro minerale celeste

che fiorisce -

colpito

dal ricordo

salterà in aria

per esplosiva nostalgia

ché

dalla smaltata notte della terra

sono volate via le sue preghiere

cercando nei quotidiani annientamenti

le vie interiori dello sguardo.


Mari e crateri

colmi di pianto

in viaggio per stazioni stellari

oltre la polvere.


La terra si fabbrica dovunque

colonie di rimpianto.

Non per calarsi

su ammorbati oceani di sangue

ma solo per cullarsi

nella musica del flusso e del riflusso

solo per cullarsi

al ritmo dell'invulnerato

segno d'eternità :

                       vita - morte -



                                   ***


MELANCOLIA


L'uomo è così solo

scruta verso oriente

dove Melancolia appare nel volto del mattino -


Rosso è l'oriente per il canto dei galli.


Oh, ascoltami -


Perdersi nella smania del Leone

e nella sfera lucente dell'Equatore.


Oh, ascoltami-


Appassire coi teneri volti dei Cherubini

a sera


Oh, ascoltami -


Nell'azzurro settentrione

vegliando di notte

già un bocciolo di morte sulla palpebre


avanti così verso la fonte.




                 Nelly  Sachs     Poesie tradotte da    Ida Porena



PER SEMPRE DI TESTORI

 


                                                E' passato, mio amore, un altro giorno...





Da me la sola passione

puoi imparare.

Dal mondo impara 

tutto l'arco del sole

e lo splendore,

la grandezza dei gesti

in che consiste crescere,

impara dalle madri

il silenzio provvido,

gentile,

dalla tombe la morte

e dal morire d'ogni giorno

l'esame impara a svolgere.

Medita quando l'ombra

ti cade d'ogni sera

sulla fronte:

è passato, mio amore,

un altro giorno.



                                        ***


ERI BIANCO


Eri bianco,

la vita sembrava in te finire,

io mi dicevo :

anch'io...


(... e il verbo che seguiva

era uccidersi,

morire ).



                                       ***


Stringo dentro la notte

la tua mano,

stringe la tua

il mio cuore.


Oh come dormo,

amore!



                                     ***


La pace cerca in te 

e si riposa

il nulla che t 'ha amato

e che morendo

ora si posa.



                                   ***


La mia felicità 

ha un solo nome:

morir per te d'orgoglio

e abnegazione.



                                         ***


Tremo se penso a te

e agli occhi che tu hai.

Tremo se senso che - pur vecchio -

non te li lascerò mai.




                     Giovanni  Testori  da    Per sempre, 1970



venerdì 8 luglio 2022

LA COLPA AL CAPITALISMO

 


                                                  E' troppo spessa la sua trasparenza...




VETROCEMENTO


I suoi occhi arrossati che si perdono

tra i neon degli edifici pubblici

lo dicono

quanta poca vergogna porti

per tutto il dolore che sente

se niente di ciò che lo origina

è stato deciso da lei


eppure confessare senza filtri

non nascondere se stessa agli altri

non mutano il suo isolamento.


E' troppo spessa la sua trasparenza

perché si possa vederci dentro

come un cuore murato

nel vetrocemento.



                                        ***


INIDONEO IACOPO


Quando apre un nuovo profilo sui social

si sente sciaguattare il cervello

ed è questo a fargli passare il sabato

sul lavello a sbucciarsi le viscere.


Tutti i migliori in città sono online.

Tutti i bot non si distraggono mai.


Basta l'aperura di una cassa in più

mentre aspetta in coda

e tarda a spostarsi

a farlo sentire sconfitto per ore.


A sua discolpa un giorno potrà dire

di non aver conosciuto l'amore.



                                        ***


DAS KAPITAL


C'è  chi crede e chi no

ma non distingui nei fatti

gli uni dagli altri, perciò

la professione di fede

dà conto di un'indole, niente

di più :

rivela chi gonfia nel gruppo

e chi si preferisce impostore.


Dalla parte giusta

della storia

ci sta solo chi muore.



                                      ***


ALL'ALTEZZA DEL MONDO


Purché soli è possibile una sera

alle cose riconoscere bellezza


l'aria che tira piano, gli occhi

chiusi un breve istante in cui

chiunque passando sarebbe

lieve

sarebbe niente.


Come fa in acqua il morto

ma in piedi

all'altezza del mondo.



                                        ***


IPOTESI DI GRAZIA


Esce soltanto nel vasto giardino

per le lezioni con un dog trainer

ed è chiaro che le costa fatica

anche il breve scatto di corsa

per farsi seguire dal cane

fra i cespugli di gelsomino.


Guarire chissà se potrà guarire

quando è incerto persino che un male

ci sia, se la vita come tachicardia

era già nel pacchetto iniziale.


Restano queste ipotesi di grazia

nel disagio di Sneakers seminuove

così da avere le prove

in giorni non troppo lontani

di aver preso parte - almeno a intervalli-

al gioco degli esseri umani.




                  Francesco Targhetta   da    La colpa al  capitalismo




LA DOMENICA DELLE SALME

 


                                           La domenica delle salme si portò via tutti i pensieri..


 

Non c'è più pace a questo mondo. Neanche dove non infuria la guerra.

Le armi ( in senso militare e non ) continuano ad assordarci con il loro lugubre e arrochito canto fatto di inganni, di rabbia, di sopraffazione, di odio, di vendetta, da  qualsiasi parte voltiamo la testa.


Quante domeniche delle salme ci aspettano ancora ?



                              frida