venerdì 14 maggio 2021

L' AMORE è NELL' ARIA

 


                                    Alla fine della conta resteranno queste solitudini...


" Ognuno, presto o tardi, è chiamato a serrare il cerchio, ma il ciclo non finisce mai. Si ripete nello spazio e nel tempo, mutando i nomi, le prospettive e gli attori. Quando la pietra sfiora la superficie dell'acqua, iniziala sua discesa. Prima dell'ultimo balzo, ha fatto in tempo a generare altri cerchi e tocca a noi prendercene cura. Loro sono ovunque, intorno e dentro, ed è impossibile eluderli ". ( K. L. )



I

Contiamo insieme tutte

le lettere, ventitré volte siamo

stati qui con il tuo amore

in congedo dalla vita;

ci toccherò per ultimo

nominare i successori

al principio del cosmo.


L'alfabeto latino classico è composto da 23 lettere.



                                           ***


IV

Sono cromosomiche

aderenze, molecole

in attraversamento

nell'abbraccio imposto

che del silenzio fa sua

ogni dimensione, riposiziona

le variabili, noi compresi

tra la mano e il coltello

inclusi nell'assenza.


I cromosomi umani sono suddivisi in 23 coppie.



                                             ***


XII

Ti insegnano ad amare

fino al giorno in cui tutto

verrà spazzato via e non potrai

disporti alla tassonomia

della casa: resterà la calce

a suturare i buchi nel petto,

ci toccherà separarci

cedere il peso agli altri.


Il 23 nella teoria dei grafi è un numero di Wedderburn . Etherington, un numero di distinti alberi binari. In tassonomia cladistica rappresenta il numero dei possibili alberi evolutivi per un dato numero di specie, inclusi i punti di speciazione.



                                           ***


XVII

Esploriamoci adesso

all'incrocio dei punti.

Siamo il cambiamento

che avanza quanto tutto

il resto non si muove.

Il cerchio ci contiene tutti

insieme alla reliquia del pasto,

i lupi non compresero il mistero

e la preda non conosce

la propria sorte.


La somma del 23 è 5, l'essere consapevole di contenere il divino. Rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l'esplorazione a livello fisico e mentale.



                                           ***


XXIII

Alla fine della conta

resteranno queste solitudini

biologiche, particelle

ripetibili che smuovono

il quando senza un dove;

il ruscello incede rapido

contiene la deviazione

naturale e necessaria,

questa apparenza

è il nostro fine.


Il 23 è parte della terna pitagorica ( 23, 264, 265 )




                    Ksenja  Laginja   da   Ventitré modi per sopravvivere



giovedì 13 maggio 2021

NOTTE...notte

 





                                                                            frida



COM' E' PROFONDO IL MARE DI MICHELE !



                                                              Promesse mantenute...



PROMESSA


1


Ti ho portato al mare

per ricucire una promessa

                         la spola delle onde contro

                         la scogliera chiara, l'estate

                         che scottava la mia pelle bambina.

Qui si torna all'origine

nel buio rivoltato della terra,

i nomi sono suoni tra la schiuma

            l'infanzia scivola tra l'intreccio delle mani            

precipita nell'acqua senza traccia.


                                         *


II


Tu sei traccia, il contorno

di una gioia ripetuta,

l'onda incessante sulla stessa pietra.

                             Quell'onda smemorata, buia onda

                             che raccoglie la luce e la sparpaglia. 


                                                *

                                

III


Pochi bambini sulla spiaggia,

gabbiani randagi che rivoltano le alghe

come se cercassero un ricordo.

Tutto è cambiato,

non c'è neppure il palo per le biciclette.

                          Anche le pietre non sono più le stesse

spaccate da un taglio verticale

mostrano la polpa polverosa,

il fallimento del tempo e delle cose.


                                               *


IV


Falliremo anche noi ma per adesso

tieni stretta questa promessa d'acqua.

Il mare sa dove tornano le cose,

conosce il linguaggio delle rocce.

                  Tutte le voci sott' acqua si assomigliano

non serve un esercizio di fiducia

basta tendere l'orecchio

e sentirai un'eco orizzontale.

Tutti i nomi. Promesse mantenute.




                         Michele Paoletti   da      Foglie altrove



QUANTO TEMPO UN GIORNO ( quello di Andrea )

 


                                                    Celebro lo spazio che respiri...



Il rammarico per un amore perduto convive con il " giorno dopo giorno" scandito dai secondi, da quella realtà con la quale occorre confrontarsi, fare i conti senza sbavature né mascheramenti. E non si tratta di accontentarsi di quel poco che la vita ( o un singolo giorno) ci offre, ma di rendergli giustizia, di dargli il legittimo risalto, di essere coscienti che ci sono " altre urgenze" e che nel frattempo comunque la vita va avanti. Così come il viaggio che allontana e riavvicina le cose, ce le fa vedere da un punto diverso, con un distacco partecipativo in mezzo alla tormenta dei giorni, che resta l'unica verità che ci segna e ci identifica. Ecco che allora in " Quanto tempo un giorno" l'ironia e l'introspezione interiore si trasformano in saggezza, a volte in umorismo amaro e duro, ma mai banale né retorico, in quella sapienza che ci spinge al centro dei nostri sogni, per viverli ed esplorarli. ( f.)

                                           


                                                       

QUANTO TEMPO UN GIORNO


Quanto tempo può durare questo giorno

se quando le onde si scagliano

cancellano ogni cosa: l'ombra delle case,

la sabbia dei sogni, il vuoto

delle fessure nelle porte?



Quanto, se camminando inciampo

in buche grandi e cado

fino all'altra parte del mondo,

dove le mie braccia 

non si attaccano al tuo corpo ?



Smanie dell'oblìo.

Pale d'acqua

che mascherano il nulla

di tanta sera domenicale

che sempre arrivò al lunedì,

di tanti giorni andati

nella valanga delle onde

che arrivano e se ne vanno,

sempre inclementi.


Come le ore.



                                      ***


NULLA è PROBABILE


Nulla è probabile

dato il caso infinito: la vita

sul pianeta, la formula aurea

del nautilus, la possibilità

di - questa volta sì - curarti il sogno;

di - questa volta sì - tornare dal tuo esilio;

che - questa volta - l'amore ci sia.

Niente è probabile e tuttavia

siamo qui. Quanti passi

ha dovuto fare la tua stirpe

affinché arrivassi alla mia porta.

Quante volte ti ho cercato

per negarti.

Nulla è probabile, e

gira la terra intorno al sole.

Ogni calcolo è inutile,

nulla è probabile e

siamo qui noi due.

Entrambi, e tuttavia...



                                        ***


FIUME ASCIUTTO


Basterebbe

che uno di noi

si avvicinasse all'altro e lo dicesse.

Ma nessuno lo fa: 

abbiamo la bocca sigillata,

soffocata dalla stoppa.

Come se parlare fosse una sconfitta,

fra te e me c'è solo 

silenzio.

Cerchiamo di avvicinarci

con le mani; cerchiamo

di tendere il ponte dei corpi

sull'acqua del rischio,

di tacere per sempre.

Intrecciati, fluttuiamo nella corrente

un solo istante.

Vorrei che il fiume non  si fosse seccato.

Quella voce non si recupera.



                                            ***


LO SPAZIO CHE RESPIRI


Forse questo silenzio, questo spazio fra noi due

non è passeggero, bensì la verità che ci aspetta,

che abbiamo coltivato attraverso i secoli

senza saperlo.



Meglio averti troppo,

meglio ubriacarmi di te

che questa assenza.

O - forse - mi sbaglio?



Forse: meglio non averti, meglio morire

di fame per te che questa nausea.



Forse: meglio - e sempre - sola nel mio silenzio:

celebro lo spazio che si prolunga;

lo spazio che respiri;

lo spazio che ti mantiene vivo

e mi alimenta.




               Mory Ponsowy   da    Quanto tempo un giorno ( Trad. A. Brandolini )



mercoledì 12 maggio 2021

NEL CONTAGIO 1

 



" I nemici delle vaccinazioni - anche questa è una professione - hanno detto che a Vienna non è scoppiato il vaiolo, ma un'epidemia da vaccino. Ora, anche loro sanno valutare il valore della profilassi, ma la loro prudenza è un po' esagerata : si prendono il vaiolo per proteggersi dal vaccino ".  ( Karl Kraus ) 



AUGURARSI IL MEGLIO


(...)  Ieri sono andato a cena a casa di amici. E'  l'ultima, mi sono detto. Superati i duemila contagi, inizio la quarantena. Entrando non ho baciato nessuno, ci sono rimasti un po' male. Più che altro erano perplessi. Questa epidemia sembra avermi preso la testa più del dovuto. Sono un discreto ipocondriaco, a sere alterne chiedo a mia moglie di sentirmi la fronte, ma non si tratta di questo. Non ho paura di ammalarmi. Di cosa allora? Di tutto quello che il contagio può cambiare. Di scoprire che l'impalcatura della civiltà che conosco è un castello di carte. Ho paura dell'azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi senza lasciarsi dietro un cambiamento.

Alla cena continuavano tutti a ripetere " fra una settimana è risolto " , " ma sì, vedrai, ancora qualche giorno e torna tutto normale".* Un'amica mi ha chiesto perché restassi zitto. Ho scrollato le spalle senza rispondere, non volevo fare la figura dell'allarmista - o peggio - del menagramo. Se non abbiamo anticorpi conto Cov- 2, ne abbiamo contro tutto ciò che ci sconcerta. Vogliamo sempre conoscere le date d'inizio e di scadenza delle cose. Siamo abituati a imporre il nostro tempo alla natura, non viceversa. Quindi esigo che il contagio finisca fra una settimana; che si torni alla normalità. Lo esigo sperandolo. Ma nel contagio abbiamo bisogno di sapere cosa è lecito sperare. Perché non è detto che augurarsi il meglio ( " Andrà tutto bene! ", n.d.r. ) coincida con l'augurarselo nel modo giusto. Aspettare l'impossibile, o anche solo l'altamente improbabile, ci espone a una delusione ripetuta. Il difetto del pensiero magico, in una crisi come questa, non è tanto di essere falso, quanto di condurci dritti verso l'angoscia.  (...)



                        Paolo Giordano     da     Il contagio


*  Il libro di Giordano è stato pubblicato un anno fa: e si capisce. Nel frattempo sono cambiate un sacco di cose : la crisi sanitario- economico - sociale è esplosa e ha ormai abbondantemente superato ogni limite di guardia; i " fantasticati" vaccini che avrebbero dovuto risolvere la pandemia ( azzerandola) , in realtà sono un'incognita non del tutto risolta ( a causa delle famigerate " varianti" ); la paura e l'angoscia hanno aumentato il grado di aggressività e sono sfociate in risse pubbliche e private ( ognuno vuole imporre il proprio punto di vista sui comportamenti da tenere ( specialmente i politici ); siamo incappati in una sorta di " dittatura dei virologi- epidemiologi" ( e anche di quelli che sono sempre in tv a blaterare a vanvera senza avere in realtà nessun titolo per farlo ), il che non fa che aumentare la confusione. Morale: in tv sentiamo parlare solo di quello ( in tutte le trasmissioni), così che è praticamente impossibile trovare un pensiero alternativo meno confuso e disfattista ( con buona pace di psicologi e psichiatri che vedono aumentare considerevolmente il loro fatturato... ). E tanto altro. 

Sui balconi sono ormai sbiadite le bandiere - arcobaleno con la scritta " Andrà tutto bene! ".

Perché non ci crede più nessuno.



                                                frida



NEL CONTAGIO 2

 

UNA PROFEZIA TROPPO FACILE


(...)  I virus sono fra i tanti profughi della distruzione ambientale. Accanto a batteri, funghi, protozoi. Se riuscissimo a mettere da parte un po' di egocentrismo, ci accorgeremmo che non sono tanto i nuovi microbi a cercarci, ma noi a stanare loro. Il bisogno crescente di cibo induce milioni di persone a mangiare animali che sarebbe meglio lasciar stare. Nell' Africa occidentale - per esempio - sta aumentando il consumo di selvaggina a rischio, fra cui i pipistrelli, che in quella zona sono malauguratamente anche i serbatoi di Ebola. I contatti fra i pipistrelli e i gorilla, dai quali Ebola può passare facilmente all'uomo, sono resi più probabili dalla sovrabbondanza di frutti maturi sugli alberi, dovuta a sua volta all'alternanza sempre più violenta di piogge anomale e periodi asciutti, dovuta a sua volta al cambiamento climatico. Fa girare la testa. Una concatenazione micidiale di cause ed effetti. Ma le concatenazioni come questa - che sono moltissime - hanno bisogno di essere pensate urgentemente da sempre più persone. Perché al loro termine potremmo trovare una nuova pandemia, ancora più terribile di questa. E perché alla loro origine remota ci siamo sempre e comunque noi, con tutti i nostri comportamenti.

Mi sono permesso un po' di enfasi - all'inizio - nell'affermare che quanto sta accadendo è già accaduto e accadrà ancora. Non era una profezia improvvisata. Non era nemmeno una profezia. Anzi posso aggiungere ora - appassionatamente - che quanto sta accadendo con la COVID -19 accadrà sempre più spesso. Perché il contagio è un sintomo. L' infezione è nell'ecologia.  (...)



                 Paolo Giordano   da      Nel contagio



NEL CONTAGIO 3


CONTARE I GIORNI



(...) Nel Salmo 90 c'è un'invocazione che mi torna spesso in mente in queste ore :


Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.


Forse mi viene in mente perché nell'epidemia non facciamo altro che contare. Contiamo gli infetti e i guariti, contiamo i morti, contiamo i ricoveri e le mattine di scuola saltate, contiamo i miliardi bruciati dalle borse, le mascherine vendute e le ore che mancano al risultato del tampone; contiamo i chilometri del focolaio e le camere disdette negli hotel, contiamo i nostri legami, le nostre rinunce. E  contiamo e ricontiamo i giorni, soprattutto quelli, i giorni che ci separano da quando l'emergenza sarà passata. Ho però l'impressione che il Salmo voglia suggerirci un computo diverso : insegnarci a contare i giorni per dare un valore ai nostri giorni. A tutti, anche a questi che ci sembrano solo un intervallo penoso. Possiamo dirci che la Covid - 19 è un incidente isolato, una disgrazia o un flagello, gridare che è tutta colpa loro. Oppure, possiamo sforzarci di attribuire un senso al contagio. Fare un uso migliore di questo tempo, impiegarlo per pensare ciò che la normalità ci impedisce di pensare: come siamo arrivati qui, come vorremmo riprendere.

Contare i giorni. Acquisire un cuore saggio. Non permettere che tutta questa sofferenza trascorra invano.



                    Paolo Giordano   da     Nel contagio



martedì 11 maggio 2021

POESIE DI VITTORINO

 


                  
                                      In questa città dolente noi ci amiamo in segreto...




Leggendo il volume si ha la sensazione di girare attorno a un punto ossessivo, mai davvero esplicitato, dove la luce serve a distorcere: è allucinatoria e pone il poeta su un piano stralunato da cui le cose sbiadiscono e si confondono.





FERMIAMO IL RACCONTO


Fermiamo qui il racconto

 perché qui la musica si fa incerta

come un dolore chiuso

tra due corpi



nel teatro delle variazioni e dei

ritorni sei soltanto un grido

esausto, quella sostanza umana

che susciti con lingua mortale,

quella terra sconsolata

sfuggita alle carte geografiche

dell'eterno.



                                           ***


PROSSIMITA' DEL BENE


Ciò che si presta alla discussione è niente

i morti sono stati dimenticati

i vivi si accontentano di essere vivi.

oh quanto  questo oscuro brusìo

intorno a noi che fummo

ci restituisce il bene

di chi crede in noi, le donne e gli uomini

che ci tenevano in braccio

sul treno in corsa dell'avvenire



c'è, ci deve essere un modo per piangere

e non lasciarsi andare alle cose

inventate, qui dove non c'è anima viva.



                                             ***


GIOVEDI' 23


Il pomeriggio gli ronza attorno

per l'emergere di altre mani che stanno

al gioco di una fine convulsa.

agosto è interminabile.

il terreno arso dipinge i miei quadri

crepitando a ogni curva

per conoscere qualcuno che è stato

nei crampi di questa luce dove

tutto è provvisorio, qualcuno

che è  stato per lungo tempo nella quiete

di un pronome e che ora, non visto

da alcuno, torna le sue cose a guardare.



                                            ***


Albe mute ci mangiano

i sogni che facciamo.

la parola cade sul foglio

per scaricare il peso di mille storie



sembra una preghiera stare qui.

le labbra cercano un silenzio

la strada del ritorno.



la notte resta impigliata nei vestiti.

fuori, non ci siamo che noi

sotto mentite spoglie.



                                         ***


Dopo ogni perdita, dopo

ogni sconfitta

ma ci fu la resa dei viventi

quando la miriade

era un numero esatto.

dall'altra parte ci sono

gli ospedali di notte

e la tela grezza dei pensieri

che vanno e vengono

sotto la pioggia.

ma alla fine sono stato io

a cercarti, vita che dà vita,

amore senza nome,

taciturno amore.

in questa città dolente

noi ci amiamo in segreto.




                Vittorino  Curci    da   Poesie  ( 2020- 1997 )



lunedì 10 maggio 2021

PIETA' PER GIUSEPPE

 



                                        Malinconica carne dove una volta pullulò la gioia...                    






 LA PIETA'


Sono un uomo ferito.


E me ne vorrei andare

e finalmente giungere

pietà, dove si ascolta

l'uomo che è solo con sé.


Non ho che superbia e bontà.


E  mi sento esiliato in mezzo agli uomini.


Ma per essi sto in pena.

Non sarei degno di tornare in me?


Ho popolato di nomi il silenzio.


Ho fatto a pezzi cuore e mente

per cadere in servitù di parole?


Regno sopra fantasmi.


O foglie secche,

anima portata qua e là...


No, odio il vento e la sua voce

di bestia immemorabile.


Dio, coloro che t'implorano

non ti conoscono più che di nome?


M' hai discacciato dalla vita.


Mi discaccerai dalla morte?


Forse l'uomo  è anche indegno di sperare.


Anche la fonte del rimorso è secca?


Il peccato che importa,

se alla purezza non conduce più.


La carne ricorda appena

che una volta fu forte.


E' folle e usata, l' anima.


Dio, guarda la nostra debolezza.


Vorremmo una certezza.


Di noi nemmeno più ridi?


E compiangici dunque, crudeltà.


Non ne posso più di stare murato

nel desiderio senza amore.


Una traccia mostraci di giustizia.


La tua legge qual è ?


Fulmina le mie povere emozioni,

liberami dall'inquietudine.


 Sono stanco di urlare senza voce.




                   Giuseppe  Ungaretti  da    Vita di un uomo. Tutte le poesie




POESIE DI DIO ( Introduzione )

 

(...) In una recente antologia di poesie proposte per accompagnare la meditazione cristiana, ribadivo: " Un testo poetico è veramente religioso quando è veramente poetico". Con questa affermazione un po' lapidaria non volevo far altro che sottolineare ciò che i grandi studiosi del pensiero poetico, Heidegger su tutti, hanno rilevato in questo secolo. La poesia autentica, quella in cui il poeta diviene veicolo di un'ispirazione che in qualche modo lo trascende, pone il lettore di ogni tempo non solo a contatto con la mera lettura di un testo o dell'esperienza personale di un autore, bensì di un mondo spirituale che ha qualcosa da dire in ogni tempo a qualsiasi lettore. " La poesia agisce secondo la sua necessaria dinamica, che è quella di distruggere la lettera per ripristinare ed espandere lo spirito", affermava Mario Luzi, ed è sempre il poeta fiorentino ad ammonire che la religiosità di una lirica non è tale perché legata ad una particolare religione codificata.  Poiché " religioso" è ciò che aiuta a procedere in profondità nella nostra ricerca esistenziale; ed è nella profondità che si ritrova anche l'orizzontalità dell'esistenza, l'incontro con l'altro, sia che tale incontro avvenga attraverso il riconoscimento di una sorta di " inconscio collettivo" ( Jung), sia che lo si voglia definire attraverso l'immagine di una " comunità di animi". 

Il poeta è testimone di conoscenze profonde che suonano arcane al mero esercizio della ragione, per avvicinarsi all'esperienza profetica : il profeta riceve tra le mani e sulle labbra un messaggio sconvolgente con il quale convive - spesso non facilmente - come testimoniano molti profeti protagonisti delle Scritture ebraiche. Al poeta, come al profeta, è richiesto un atto di obbedienza e di sottomissione, mediante il quale egli si fa tramite di un'energia che vuole diventare lingua storica - poesia, appunto . Il vero poeta è un uomo che sa di doversi mantenere costantemente piccolo perché la sorpresa di fronte alle alterità che abitano in lui o nel mondo circostante, continuamente lo coglie e lo ferisce. Per questo egli è davvero un " tramontante"- come lo definiva Heidegger - uno che anche dietro a sé, al di là del proprio stesso eros ( è il caso di A. Merini ), lascia trasparire un universo che lo interroga e con il quale egli condivide l'attesa di senso che appartiene ad ogni essere umano.  (....)



            Estratto dall' Introduzione a  Poesie di Dio    di Enzo Bianchi




POESIE DI DIO 1

 


                         " Vivi di noi: sei la verità che non ragiona..." ( Padre Turoldo )





THANATOS  ATHANATOS


E dovremo dunque negarti, Dio

dei tumori, Dio del fiore vivo

e cominciare con un no all'oscura

pietra " io sono" e consentire alla morte

e su ogni tomba scrivere la sola

nostra certezza " thànatos  athànatos "?.

Senza un nome che ricordi i sogni

le lacrime i furori di quest'uomo

sconfitto da domande ancora aperte?

Il nostro dialogo muta: diventa

ora possibile l'assurdo. Là

oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi

vigila la potenza delle foglie,

vero è il fiume che preme sulle rive.

La vita non è sogno. Vero l'uomo

e il suo pianto geloso del silenzio.

Dio del silenzio, apri la solitudine.


                                Salvatore Quasimodo ( La vita non è sogno )



                                      ***


SE TU VOLESSI, SIGNORE...


Se tu volessi, Signore,

potresti voltarmi come il tuo girasole,

chiamarmi in te come la cascata

chiamata dall'abisso. Ma tu resti,

invisibile e muto,

a soffrire la nostra somiglianza

divisa appena ( e troppo ) da una fragile parete

che fa intuire altro suono, altra luce

ma non li fa godere.


                                Renzo Bersacchi  ( Marinaio di Dio )



                                        ***


ULTIMA PREGHIERA


Ascolta tu, Lontano.

Il resto è stanco.



Nel cavo di una volta

due note, una più alta

un varco nitido

arco su arco, un canto

fermo, non umano -


due finestre ogivali, una sull'altra.



                          Roberta De Monticelli  ( Le preghiere di Ariele )



                                         ***


TU MI CAMMINI A FIANCO


Tu mi cammini a fianco,

Signore. Orma non lascia in terra il tuo

passo. Non vedo Te : sento e respiro

la tua presenza in ogni filo d'erba,

in ogni atomo d'aria che mi nutre.

Per la rèdola scura in mezzo ai prati

alla chiesa del borgo

Tu mi conduci, mentre arde il tramonto

dietro la torre campanaria. Tutto

nella mia vita arse e si spense, come

quel rogo ch'or divampa ad occidente

e fra poco sarà cenere e ombra :

solo m'è salva questa purità

d'infanzia che risale - intatta - il corso

degli anni per la gioia

di ritrovarti. Non abbandonarmi

più. Fino a quando l'ultima mia notte

( fosse stanotte! ) non discenda, colma

solo di Te dalle rugiade agli astri;

e me trasmuti in goccia di rugiada

per la tua sete, e in luce

d'astro per la tua gloria.


                                 Ada  Negri  ( Fons  Amoris )



                                                ***


IN UN CAMPO


Dopo l'ampio volo radente

di leggerissimi uccelli

queto sembra e intatto nel campo

ogni stelo sfiorato sulla cima.



E dal nuovo mistero il tuo amore

con imponderabile soffio

scende e scende al mio viso, e non lascia

in apparenza alcun segno.


                 Alessandra Capocaccia Quadri  ( E gli occhi si apriranno )




                   da    Poesie di Dio ( a cura di Enzo Bianchi )



POESIE DI DIO 2

 

TI HO RICONOSCIUTO


Ti ho riconosciuto

all'angolo della guerra

armato indifeso

ucciso dal fumo

offeso dalla terra

ardente

- amato

dal sole

spostato più in là

trasparente

a due passi

                 dal niente.


                Benito Sablone  ( A poco lume )



                                 ***


VERSI SCRITTI SUL MURO


Più lontano mi sei, più Ti risento

farmiti dentro al cuore

sangue, grido, tumore,

e crescermi sul petto.


Più sei lontano e più Ti porto addosso,

fra l'abito e la carne,

contrabbando cattivo,

volpe rubata che mi mangia il petto.


                        Gusualdo Bufalino  ( L'amaro miele )



                                     ***


RINGRAZIAMENTO


Accendi il lume che conosci,

qui è la nostra tomba,

qui dove l'orto fiorisce polvere

e il vento è voce,

ormai di chi devasta.

Noi siamo,

siamo nel cuore della Croce,

sotto un legno ricurvo e molle

con te che sei la madre,

con voi che la fame ha dissanguato.

Qui è la nostra casa,

la porta dove attendere,

abbiamo occhi minacciati

e ringraziamo.

Accendi il lume che conosci

e così  sia.


                                  Roberto Carifi  ( Il figlio )



                                           ***


PURCHE'


Purché

tu torni in me

in noi

e io

e noi

in Te,

Padre,

e le forme s'arrestino

finte, vane,

ladre e assassine

di memoria

e lei,

la storia,

quella che viviamo,

sia tua ancora,

qui,

in terribile martirio.

Ascolta,

Cristo,

ascolta questa voce !


                                   Giovanni Testori   ( Post- Hamlet )



                                                    ***


IO TI CHIEDO...


Io ti chiedo Signore che per passo

dovrei entrare senza più sentire

la tua voce di colpa e di rovina.

E invece approdo sempre alle tue sfere

quando mi mostri il firmamento.

Perché questo tuo incanto o questa frode,

cosa ti costa prendermi nel seno?

Come in esilio vado a domandare

alla luce e al giorno se hanno visto

orma di te lungo le siepi brune.


                                     Alda  Merini   ( La Terra santa )



                           da   Poesie di Dio ( a cura di Enzo Bianchi )



POESIE DI DIO 3


 CURVA MINORE


Pèrdimi, Signore, ché non oda

gli anni sommersi taciti spogliarmi,

sì che cangi la pena in moto aperto:

curva minore

del vivere m'avanza.


E fammi vento che naviga felice,

e seme d'orzo o lebbra

che sé esprima in pieno divenire.


E sia facile amarti

in erba che accima alla luce,

in piaga che buca la carne.


Io sento una vita:

ognuno si scalza e vacilla

in ricerca.


Ancora mi lasci: non solo

nell'ombra che in sera si spande,

né valico s'apre al dolce

sfociare del sangue.


            Salvatore  Quasimodo ( Oboe sommerso )



                                     ***


AMORE E' LUCE


Amore è luce che non ti distingue.

Hai il tremito degli astri fra i capelli

e gentilezza all'ombra delle ciglia

dove t'accadde poi quello che sogno:

una morte intermedia fra due vite.


Madido di celesti avvenimenti

io so che in alto perirà la notte

sotto un peso di accese rimembranze.

So che il frutto compiuto dei miei giorni

sarà il mio inizio in fondo alla mia fine.


                        Giuseppe  Centore  ( Esule vento )



                                         ***



PENSIERO D'AUTUNNO


Fammi uguale, Signore, a quelle foglie

moribonde che vedo oggi nel sole

tremar dell'olmo sul più alto ramo.

Tremano, sì, ma non di pena: è tanto

limpido il sole, e dolce il distaccarsi

dal ramo per congiungersi alla terra.

S' accendono alla luce ultima, cuori

pronti all'offerta; e l'agonia, per esse,

ha la clemenza d'una mite aurora.

Fa' ch'io mi stacchi dal più alto ramo

di mia vita, così, senza lamento,

penetrata di Te come del sole.


                                  Ada Negri  ( Vespertina, in Poesie )



                                            ***


PIETRA DI CARITA'


E quando

scenderà

dei rischi che verranno

la paura,

stringiTi in noi

e stringi noi in Te;

facci realtà santa,

realtà paziente,

realtà sicura;

e fa' che noi

si sia

pietra di carità

che oltre morte

dura.


                                Giovanni Testori   ( Post - Hamlet )



                                          ***


LE MIE MANI NON SONO ANCORA VUOTE


Le mie mani non sono ancora vuote

ch'io possa alzarle a Te.

Io che fallii nella stretta, fallisco

ora nella rinunzia. E' così poco

quel che trattengo, scherno alla mia fame,

e tuttavia un ingombro smisurato

che mi sbarra il cammino verso Te.

Poiché per queste briciole furiosamente amare

non sono pronta al tuo dono

di nudità, di bellezza severa,

di un silenzio più trasparente delle lacrime.


                            Margherita  Guidacci  ( Brevi e lunghe )



                               da    Poesie di Dio ( a cura di Enzo Bianchi )



domenica 9 maggio 2021

MADRE

 


                                          Elisabeth Vigée Le Brun  - Autoritratto con figlia



"E' vero che non tutte le donne sono madri; ma è certamente vero che siamo tutti figli ".  ( f.)




LA  MADRE


E il cuore, quando d'un ultimo battito

avrà fatto cadere il muro d'ombra

per condurmi, Madre, sino al Signore,

come una volta mi darai la mano.


In ginocchio, decisa,

sarai una statua di fronte all'eterno,

come già ti vedeva

quando eri ancora in vita.


Alzerai tremante le vecchie braccia

come quando spirasti, 

dicendo : Mio Dio, eccomi.


E solo quando m'avrà perdonato,

ti verrà desiderio di guardarmi.


Ricorderai d'avermi atteso tanto

e avrai negli occhi un rapido sospiro.



                 Giuseppe  Ungaretti  da  Sentimento del tempo, 1930



sabato 8 maggio 2021

PROPOSTA DI MODIFICA DI ERRI

 


                                                               Peter Wever -  Abbraccio



C' è il verbo snaturare, ci dev'essere pure innaturare,

con cui sostituiscono il verbo innamorare

perché succede questo : che risento il corpo,

mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,

un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,

in fondo all'osso sacro scodinzola una cosa che s'è persa.

Mi sono innamorato: è più leale.

Minnaturo di te quando t'abbraccio.




                           Erri  De Luca    da       Rivista " Poesia", n.241 



GLI ANTENATI DI PAVESE



                                                            Grant  Wood - American gothic




Stupefatto del mondo mi giunse un'età

che tiravo dei pugni nell'aria e piangevo da solo.

Ascoltare i discorsi di uomini e donne

non sapendo rispondere, è poca allegria.

Ma anche questa è passata: non sono più solo

e, se non so rispondere, so farne a meno.

Ho trovato compagni trovando me stesso.


Ho scoperto che, prima di nascere, sono vissuto

sempre in uomini saldi, signori di sé,

e nessuno sapeva rispondere e tutti erano calmi.

Due cognati hanno aperto un negozio - la prima fortuna

della nostra famiglia - e l'estraneo era serio,

calcolante, spietato, meschino : una donna.

L' altro, il nostro, in negozio leggeva romanzi

- in paese era molto - e i clienti che entravano

si sentivano rispondere a brevi parole

che lo zucchero no, il solfato neppure,

che era tutto esaurito. E' accaduto più tardi

che quest'ultimo ha dato una mano al cognato fallito.

A pensar questa gente mi sento più forte

che a guardare lo specchio gonfiando le spalle

e atteggiando le labbra a un sorriso solenne.

E' vissuto un mio nonno, remoto nei tempi,

che si fece truffare da un suo contadino

e allora zappò lui le vigne - d'estate -

per vedere un lavoro ben fatto. Così

sono sempre vissuto e ho sempre tenuto

una faccia sicura e pagato di meno.


E le donne non contano nella famiglia.

Voglio dire, le donne da noi stanno in casa

e ci mettono al mondo e non dicono nulla

e non contano nulla e non le ricordiamo.

Ogni donna c'infonde nel sangue qualcosa di nuovo,

ma s'annullano tutte nell'opera e noi,

rinnovati così, siamo i soli a durare.

Siamo pieni di vizi, di ticchi e di orrori

- noi, gli uomini, i padri - qualcuno si è ucciso,

ma una sola vergogna non ci ha mai toccato,

non saremo mai donne, mai ombre a nessuno.


Ho trovato una terra trovando i compagni,

una terra cattiva, dov'è un privilegio

non far nulla, pensando al futuro.

Perché il solo lavoro non basta a me e ai miei;

noi sappiamo schiantarci, ma il sogno più grande

dei miei padri fu sempre un far nulla da bravi.

Siamo nati per girovagare su queste colline,

senza donne, e le mani tenercele dietro la schiena.




                    Cesare  Pavese     da      Lavorare  stanca



venerdì 7 maggio 2021

GLI ANGELI DI RAFAEL 1

 


                                                          Henri Fantin -  Immortalità



PRIMO RICORDO


Passeggiava con l'abbandono di giglio che mediti,

o quasi d'uccello che sappia di dover nascere.

Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da specchio,

in un silenzio di neve che le innalzava i passi.

Affacciata a un silenzio.

Era anteriore  all'arpa, alle parole, alla pioggia.

Non sapeva.

Bianca alunna dell'aria,

tremava con le stelle, con il fiore, con gli alberi.

Il suo stelo, la verde sua cintura.

Con le mie stelle 

che - di tutto ignoranti -

per scavare nei suoi occhi due lagune,

in due mari annegarono.


E ricordo...


Niente più : morta, sparire.



                                                    ***


Anche prima, 

molto prima della rivolta delle ombre,

e che nel mondo cadessero piume incendiate

e che un uccello da un giglio potesse essere ucciso.

Prima, prima che tu mi domandassi

il numero e il sito del mio corpo.

Assai prima del corpo.

Nell'epoca dell'anima.

Quando tu apristi nella fronte non coronata del cielo

la prima dinastia del sogno.

Allorché- contemplandomi nel nulla -

inventasti la prima parola.


Allora, il nostro incontro.



                                                    ***


Ancora i valzer del cielo non avevano spostato il gelsomino e la neve

né i venti riflettuto alla possibile musica dei tuoi capelli,

né decretato il re che la violetta si seppellisse in un libro.

No.

Era l'età nella quale viaggiava la rondine

senza le nostre iniziali nel becco.

In cui convolvoli e campanule

morivano senza balconi da scalare né stelle.

L'età

in cui sull'omero di un uccello non c'era fiore che posasse il capo.


Allora, dietro il tuo ventaglio, la nostra prima luna.




                  Rafael  Alberti   da     Degli angeli  ( Trad. di V. Bodini )