sabato 19 febbraio 2022

CHI E' JUANA




    Marchiata per aver osato di pensare chiaro...







DOMENICA SERA

Quando si siedono faccia a faccia
amori impossibili, chincaglieria affettuosa,
tipi che osarono e quella donna intensa
che porta auguri a felicità che non capirà mai,
la brava gente smette le parole cattive,
la brava gente dice tutti hanno possibilità nella vita,
sentono crescere il loro amore per quella donna intensa,
così sola, che vivrà sempre dietro a una finestra
e tutto ciò che le offrono è troppo zuccherato


***

COMPRIAMOLE DEI GELSOMINI...

Compriamole dei gelsomini:
è una donna attaccata tenacemente a un'idea
e questa inutilità mi permette di dire
tutto cade a pezzi e la tigre di carta
sarà forse divorata da un distruggidocumenti
ma ci sono figli che non ho avuto che torneranno a scegliere i loro
nemici e
gli renderanno di nuovo difficile la vittoria finale.


***


SONO UNA DONNA SENZA PROBLEMI

Tutti lo sanno
e quindi cercano la mia compagnia per chiacchierare le notti.
Però io conosco qualcuno che vuole morire in pace con se stesso
e che mi provoca sussulti, insonnia, solitudine,
perché la pace con me stessa sarebbe una guerra senza fine,
due o tre assassinii inevitabili e qualche resa smisurata
che non rientra nei miei piani.
Però io di notte sogno
un giardino immenso dove i morti si alzano per salutarmi;
io sogno un uomo che mi inquieta e siccome lo ignora
mi parla amichevolmente del resto del mondo
e dei miei molteplici amori, così simpatici,
così appropriati come argomento di conversazione.


***

SONO UNA DONNA LAVORATA DAI FANTASMI

Sono una donna lavorata dai fantasmi
inchiodata a quattro chiodi perché detiene valori screditati
marchiata per aver cercato di pensare chiaro
sola e un po' errante in questa reincarnazione
senza un mantello balsamo qualcun altro
per aver compreso a lungo termine
gli amici sono lontani gli specchi vicini
ho perso un codice dolorosamente conquistato
e ora capire significa soltanto
illuminare una via reale di pietra
senza passi che fuggano o si avvicinino
senza passo alcuno.


***

SO BENE CHE A VOLTE MI ASCOLTATE

So bene che a volte mi ascoltate pensando che io sia
il mausoleo di una generazione
di rivendicazioni soffocate dalla durezza di questi decenni
e vi stupirete che animosa mi metta ancora in viaggio
verso cuori e lingue giovani
che continui a parlare del colore col quale ho visto il mondo
e che ai libri di vecchi compagni preferisca quelli di sconosciuti
devo dirvi
che ho imparato da tempo
che non c'è niente di più patetico
della canzone dell'estate la canzone del momento
passata quell'estate passato quel momento.




Juana  Bignozzi 




HISTORIA DE UN AMOR POR JULIO

 



           Non voglio che tu abbia una forma...






TI AMO

Ti amo per le ciglia, per i capelli, ti dibatto nei corridoi bianchissimi
dove si giocano le fonti delle luci,
ti discuto a ogni nome, ti svelo con delicatezza di cicatrice,
ti vado mettendo sulla testa ceneri di lampo e nastri che nella pioggia
dormivano.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia precisamente ciò che
viene dietro la tua mano,
perché l'acqua, considera l'acqua, e i leoni quando si dissolvono nello
zucchero della favola,
e i gesti, questa architettura del nulla,
che accendono le loro lampade a metà dell'incontro.
Tutta mattina è la lavagna dove ti invento e ti disegno,
pronto a cancellarti, così non sei, neppure con questi capelli lisciati,
questo sorriso.
Cerco la tua somma, il bordo della coppa
dove il vino è anche la luna e lo specchio,
cerco questa linea che fa tremare un uomo in una galleria di museo.
Per di più ti amo, e fa tempo freddo.





Julio  Cortàzar



venerdì 18 febbraio 2022

PASSIONE ( Arminio & Gragnaniello ) 1

 


                                                  Più di tutto ispira ciò che non si è avuto...





UN GIORNO TI STANCHERAI DI MANCARMI


Un giorno ti stancherai di mancarmi

magari sarà un giorno di pioggia

un qualunque pomeriggio d'inverno

coi piatti ancora sporchi nel lavello.

Avrai voglia di farti prendere

mi dirai : sono qui, amico mio

e baciami forte, tienimi stretta.

Io lascerò il timone, farò posto

 sul tavolo, sposterò le bottiglie

e i piatti per far posto alle gambe:

fammi raccogliere qualche sillaba

sotto la tua bocca, come una donna

raccoglie il seme caldo del suo amante,

fammi lasciare la testa sul ventre;

guardalo questo cuore che si è aperto:

fino a quando sarò vivo nessuno

potrà chiuderlo per nessun motivo.



                                                      ***


TOGLITI LE MUTANDE


Togliti le mutande.

Ditelo a qualcuno

con la dolcezza

delle farfalle,

l'ostinazione delle formiche.

Offri la tua schiena

a un corteo di graffi,

la tua nuca a una barricata

di morsi.

Abbi cura che qualcuno

venga a molestare la tua noia,

la sua indifferenza.



                                               ***


AMARE E' UN IMPEGNO DA GEOGRAFI


Amare è un impegno da geografi,

esploratori che mentre vengono accolti

si fanno a loro volta terra da esplorare.

Un ginocchio non va mai trascurato

e così le dita dei piedi, i polsi,

la luce delle mani.

Non è l'amore che bisogna trovare,

ma un uomo o una donna,

quella voce, quello sguardo

che ti dice di non credere più a niente

che non sia sconfinato.



                                           ***


TI CHIAMAVO DA UNA TERRA LONTANA


Ti chiamavo da una terra lontana,

era una telefonata da niente

e invece mi sono lentamente

sgretolato sotto le tue sillabe;

e l'isola in cui ero rinchiuso si è dissolta

sotto le onde della voce.

Adesso non posso scrivere, adesso aspetto

che mi chiami : ho la punta del cuore

che mi trema come una lama,

la punta delle mani senza sangue.

Ho buttato i pantaloni per terra

come si butta per terra un giornale,

resterò nudo fino a quando

non vieni a baciarmi con la tua voce.

Resto qui, ti aspetto

voglio che mi vedi così, inerme,

scomposto, voglio che mi lecchi

la punta del cuore, voglio sentirti

con la mano che gira sul ventre.

Prendi la mano

che non ha mai toccato nulla,

prendila senza sapere se è la mia o la tua,

vieni a prendermi senza indugi,

vieni a prenderti : sei qui

tra le mie braccia.



                                           ***


PORTERO' TUTTO L'ANNO IL LUTTO


Porterò tutto l'anno il lutto

di stare qui senza vederti.

Scriverò i miei versi e sarò muto

perché è vero che più di tutto ispira

ciò che non si è avuto.




                                            Franco  Arminio



PASSIONE ( Arminio & Gragnaniello ) 2

 



      Alcune donne hanno dolcezze furibonde...







LA POSIZIONE CHE VOGLIO IO

La posizione che voglio io :
salire sul tuo corpo
scendere dal mio.


***

ALCUNE DONNE

Alcune donne hanno un odore
in fondo alla gola,
un odore dell'essere
e poi c'è la forma dei capezzoli,
la luce delle costole,
la voce
il desiderio che squarcia i polsi
che riempie le vene
di animali rossi.
Alcune donne hanno gesti assoluti
dolcezze furibonde.


***

TU FAI L'AMORE CON L'ARIA

Tu fai l'amore con l'aria.
Ti ho vista
mentre accarezzavi un filo di vento,
mentre muovevi il collo
verso il buio.
Se aprivi la bocca
era per baciare
il mio fiato.
Elegantissimo
invisibile peccato.


***

DEL TUO CORPO SO ANCORA POCO

De tuo corpo so ancora poco
e delle mani
e della via benedetta
che gira intorno all'ombelico.
Ti amerò per i poeti
che non ti hanno vista,
per i poeti veri
che erano al mondo
quando tu non c'eri.
Darò tutta la mia gentilezza
alle tue mani.
Se ti vedo 
mi sgretolo,
sventolerò le mie ossa
come bandiere.


***

PORTAMI CON TE

Portami con te in un mercato,
dentro un bar, nel parcheggio
di un ospedale, portami
dentro la nuvola in cui dio e il vuoto
si guardano usando le nostre ombre.
La prossima volta che ci vediamo
portami con te in una strada di campagna
dove abbaiano i cani
vicino a un'officina meccanica
dentro a una profumeria, portami
dove vuoi : spezza con un bacio
il filo a cui sto appeso.




Franco  Arminio



giovedì 17 febbraio 2022

INSEGNAMENTI ( Abdellatif Laabi )

 



                                                                  Abdellatif  Laabi







TRASPARENZA


Vi invito alla trasparenza

vi invito all'istante di verità.

Che vale una vita come la nostra

vi chiedo.

Osservate l'infinito delle costellazioni

osservate il lungo cammino

della nostra specie intelligente

immergetevi nel dedalo senza uscita

dell'uomo

ma meditate infine

fermate la macchina infernale

dell'accumulazione

infrangete il tempo

del progresso senza memoria

ricordatevi della vostra infallibile ferita

accettate questo piccolo lotto di smarrimento.

Così 

voliamo in soccorso del futuro.



                                                   ***


LA LINGUA DI MIA MADRE


Non vedo mia madre da vent'anni

si è lasciata morire di fame

dicono si togliesse ogni mattina

il foulard dalla testa

per sbatterlo in terra sette volte

maledicendo il cielo e il Tiranno

io ero nella caverna

là dove il forzato legge nelle ombre

e dipinge sulle pareti il bestiario dell'avvenire.

Non vedo mia madre da vent'anni

mi ha lasciato un servizio da caffè cinese

le cui tazze si rompono una dopo l'altra

senza che mi importi per quanto sono brutte.

Ma ne amo ormai solo il caffè

oggi, quando solo

chiedo in prestito la voce di mia madre

o meglio è lei che parla dalla mia bocca

con le sue bestemmie, grossolanità e imprecazioni

l'introvabile rosario dei suoi diminuitivi

tutta la specie in estinzione delle sue parole

non vedo mia madre da vent'anni

ma sono l'ultimo uomo sulla terra

a parlare ancora la sua lingua.



                                                ***


C' E' UN CANNIBALE CHE MI LEGGE


C'è un cannibale che mi legge

è un lettore ferocemente intelligente

un lettore di sogni

non lascia passare una parola

senza soppesarne il peso di sangue.

Solleva perfino le virgole

per scoprire i frammenti di scelta.

Lui sa che la pagina vibra

di una splendida respirazione.

Ah quel subbuglio che rende la preda

allettante e già sottomessa !

Lui attende la fatica

che cala sul volto

come una maschera di sacrificio

cerca la crepa in cui balzare

l'aggettivo di troppo

la ripetizione che non perdona.

C'è un cannibale che mi legge

per nutrirsi.



                                                ***


L ' EPOCA E' BANALE


L'epoca è banale

meno sorprendente della tariffa di una prostituta

i satrapi si divertono parecchio

al gioco della verità

i diseredati si convertono in massa

alla religione del Lotto.

Gli amanti si separano

per un chilo di banane

il caffè non è né più né meno amaro.

L' acqua resta sullo stomaco.

La siccità colpisce i più affamati

i sismi si compiacciono nel complicare

il compito dei soccorritori.

La musica si raffredda

il sesso guida il mondo.

Solo i cani continuano a sognare

per tutta la durata dei pomeriggi e delle notti.



                                                  ***


NESSUNO PARLERA'


Nessuno parlerà 

nella lingua arcaica dell'anima

con questa musica di cuore che si scortica

e quel mormorìo di lacrime che fendono la pietra.

Con quelle parole intagliate nelle radici

e il becco ricurvo dell'aquila.

Con il tuono che sghignazza

col fuoco che s'inghiotte e risputa.

Con il panico

e la promessa di sette flagelli.

Con la stella che appare

e il delirio che ha senso.

Con la folla in preghiera

e i tiranni che muoiono

di uno strano mal di testa.

Ma dove sono i profeti di un tempo?




                                      Abdellatif  Laabi



mercoledì 16 febbraio 2022

ABDELLATIF LAABI ( lettera di un padre )

 


                                                  Antonio Rodà - Padre e figlio


                                                                             A mio figlio Yacine



Figlio mio amato

ho ricevuto una lettera dove

già mi parli come un adulto

insisti sulle tue fatiche scolastiche

e io avverto la passione di comprendere

dissipare oscurità e bruttura

penetrare i segreti dell'enorme libro della vita

hai fiducia in te stesso

e con naturalezza

mi snoccioli le tue ricchezze

mi rassicuri rispetto alla tua forza

come voler dire : " Non preoccuparti per me

guarda come cammino

guarda come vanno i miei passi,

l'orizzonte, l'immenso orizzonte laggiù

non ha segreti per me".

E io t'immagino

la tua bella fronte bene in alto

e ben diritta

immagino la tua fierezza.


Figlio mio amato

ho ricevuto la tua lettera

e mi dici: 

" Ti penso

è a te che dono la mia vita

ignaro di tutto ciò che in me

provochi nel dirlo

il mio cuore folle

la testa tra le stelle

e grazie a queste tue parole

non faccio più fatica a credere

che arriverà la grande Festa

quella in cui i bambini come te

divenuti uomini

cammineranno a passi di gigante

lontani dalla miseria delle bidonville

lontani da fame, ignoranza e miserie.


Figlio mio amato

ho ricevuto la tua lettera

ne hai scritto da te l'indirizzo

l'hai scritta con fiducia

ti sei detto, se ci metto questo

papà riceverà la mia lettera

e io avrò forse una risposta

e hai cominciato a immaginare la prigione

grande casa dove la gente è rinchiusa

per quanto tempo, e perché?

Ma allora non possono vedere il mare

la foresta

non possono lavorare

per dar da mangiare ai loro figli

immagini qualcosa di maligno

non bello

qualcosa che non ha senso

 che fa sì che si diventi tristi

arrabbiatissimi.

Pensi ancora

quelli che hanno fatto le prigioni

sono certamente pazzi

e tante e tante cose ancora.

Sì, figlio mio amato,

è così che si comincia a riflettere

a comprendere gli esseri umani

ad amare la vita

a odiare i tiranni

ed è così

che ti amo

che amo pensarti

dall'abisso della mia prigione.




                               Abdellatif  Laabi      Trad. Chiara De Luca




Nasce in Marocco presumibilmente nel 1942.

Il 1972 è l'inizio degli " anni neri", della cappa di silenzio e di paura che si abbatte sul Paese. Viene arrestato, torturato e imprigionato con l'accusa di essere un sovversivo  e di aver complottato contro il regime. Diventa così il prigioniero n. 18611, ma non per questo  cessa di essere " libero" : anche in carcere non cessa di scrivere, di amare, di vivere.

Dopo otto anni e mezzo di prigionia, nel 1880, viene scarcerato insieme ad alcuni compagni, grazie ad una intensa campagna internazionale in suo favore.




martedì 15 febbraio 2022

EL MARTIRIO DE SUSANA

 


                                               La pietà non si mostra allo specchio...




Susana Chàvez, poeta e difenditrice dei diritti umani, nacque il 5  Novembre del 1974 in Messico dove fu brutalmente torturata e assassinata il 5 Gennaio 2011 dalla malavita locale, infastidita dal suo operato sociale e dal fatto che fosse lesbica. ( Malavita protetta dal Governo che non punì mai i colpevoli ). Si batté con coraggio perché fosse fatta chiarezza sui numerosi femminicidi commessi nella sua città ( 400 in un anno ), azione che aveva come slogan " Ni una màs " - Non una di più -, ma finendo lei stessa per diventare vittima  degli stessi assassini.





SANGUE NOSTRO


Sangue mio,

       di alba,

       di luna tagliata a metà

      del silenzio,

      della roccia morta,

      di donna in un letto,

      che salta nel vuoto.

Aperta alla pazzia.

Sangue chiaro e nitido,

      fertile e seme

Sangue che si muove incomprensibile,

Sangue liberazione di se stesso,

Sangue fiume dei miei canti,

      Mare dei miei abissi.

Sangue istante nel quale nasco sofferente,

nutrita dalla mia ultima presenza.



                                         ***


CASTELLO IN ARIA


Soffro,

muta e inerte

osservando l'addio.


Reprimo

questa necessità di continuare a provare

il sapore del caffè nella sua bocca,

rimango concretamente

con l'evento dell'assenza,

dal quale emerge l'incredulità

di mostrarci altri silenzi,

un'altra verità

che distrugge i castelli in aria

che abbiamo tessuto senza di noi,

demolendo l'eternità

consumata dall'assenza.



                                               ***


ROVINE


Sulle labbra cresce quest'edera

e la vecchia porta si chiude di colpo.

L'inverno si scopre

in un cammino lento

che porta con sé rumori che sfuggono nel tremito

di una mano che accarezza ritratti.

Brusca fine del viaggio

che solo lascia completezza

in una sommessa nostalgia nascosta nella penombra.

Ormai nemmeno il vuoto si erge,

né la pietà si mostra allo specchio;

ormai tutto fa dissolvere il respiro,

incluso l'eternità.




                               Susana   Chàvez   ( Trad. di V. Campilongo )


 

INEDITI DI ANTONELLA SICA

 



                                                       Joaquin Sorolla -  Estate, 1904






Le voci dei bambini, capriole nel vento
le sento sulla soglia di un sentiero di sale
incerta vena tra i rovi battuti dai passi.

Il sole cade pesante sugli arbusti
semina inganni con briciole di sole
nel frinire che sfinisce il cammino
la ferocia dell'ombra mi attraversa
con un monito pungente di mirto.

Il rombo silenzioso dell'acqua sale
forse porta agli inferi, forse al mare.


                                            ***

C' è quel lenzuolo che gioca
a fare la vela tirata dal vento
tende al mare fibre bianche d'alcova

e quella maglia da educande che freme
tutta sfrenata nella danza s'avvolge
alla corda da amante consumata

e c'è una donna appoggiata alla ringhiera
che sorride al vento che spariglia.


                                                 ***

Eppure i momenti migliori sono quelli
in cui annuso il mondo come un cane
cammino e sono nelle gambe
in attesa di una gioia conosciuta
quella svolta che improvvisa s'apre al mare
col ferro del porto che sale
in rette e poligoni brillanti.

Cammino con gli occhi sazi
come chi non cerca niente
solo l'occasione di un altro passo avanti.



                       Antonella  Sica       Inediti


IL TEMPO CUCITO DELLE PAROLE

 


                                                  Monet - Scena di neve ad Argenteuil




Nel silenzio delle sillabe riconosco

quel tratto d'inverno che ci vide orfani

e non seppe parlare per tanto tempo.


La Siberia ci attraversa ancora

ma nessuno rivendica la storia

il destino sembra dietro l'angolo.


Neanche oggi verrà la neve

siamo solo a metà Novembre

e il freddo ha la pelle spessa.



                                             ***


Fai come gli abbracci la mattina presto

quando si congedano dal sogno

e le mani scolpiscono l'aria

senza alcun rimprovero

perché poi restano le periferie

da abbeverare con gli occhi.


La tua voce tarda

nei rintocchi della sera.



                                             ***


Non sarà lo sguardo a soccombere

ma la via procede al balzi

annuncia per prima lo scavo

resiste alla prova del cielo

che ogni mattina rotola albe

sul campo più distante.


La finestra sposa la notte

ripara tracce

perché ha confidenza

si cuce il mondo addosso.



                                               ***


Cresce il marmo

a poca distanza dall'inverno

manca l'aria

a chi sposa radici

senza sostenere il cielo

alla finestra passano alberi

hanno la primavera sottobraccio.



                                           ***


Alcuni mandano all'aria infanzie

felici riempiono i balconi

di parole annodate

sono fiori senza gambo.


Se ami le altezze

procurati un manuale

di arrampicata sugli alberi

non darti troppo peso

affidati all'ombra

già cresce nel cortile di casa.




           Giancarlo Stoccoro   da   Il tempo cucito delle parole



lunedì 14 febbraio 2022

LE PAROLE NON DETTE

 



                                      Si adagiano in fondo al cuore spicchi di poesia..





LE PAROLE NON DETTE

Si adagiano in fondo al cuore spicchi di poesia
accompagnati dal tremore di passi in folate di vento.
Parole non dette sono appoggiate alla balaustra del giorno,
che attende la sua alba come crisalide per uscire dal buio.
Sfioro col pensiero attimi scippati ad una vita senza nettare
- dimentica del tuo sguardo-.
Tra incipienti gemme di albicocco in questo sentore stonato
di primavera, depongo lacrime di disincanto in voli di rugiada.
Forse un giorno - di nuovo - le parole torneranno a danzare
su quell'albero in cori  di cinguettii e, come uccello implume,
nidificherò tra stecchiti rami.



                                                                            frida




" MALA TEMPORA CURRUNT ! "




                                      Spero che a voi...

                                      vada meglio !



                                            frida


LE MEZZE STAGIONI DI BEATRICE

 


                                                              Che sia come a casa...





Non avrei dovuto mostrarti

la motilità

e come sono svelta a piegare la testa

verso fuori,

come corro lontano,

e che passo

e che " a mai più "

e come sto via due giorni


farti vedere lo spazio che si svuota

del mio corpo lento;


non avrei dovuto

farti granare gli occhi,

farti credere

che sia capace

di essere una foglia,

di volare,

di essere fragile,

di staccarmi dal nostro ramo sbigottito,

voltarmi in fretta, senza salutare.

Apparire a desolarti;


esserti una scelta da non fare

e non esserti invece l'obbligo

che abbiamo di amare,

di durare.

Avrei dovuto essere

la radice grossa,

il tronco intiepidito,

la corteccia che gratta il palmo,

che ti accoglie

lo zigomo appoggiato,

che resta

familiare come i nidi,

mansueta come una fronda,

come se tu fossi fra la gente

che abbraccia gli alberi.



                                           ***


Che cosa vuoi dalle mie rose?

E dove guardi?

Io guardo te, fisso.

Conto, che numeri a caso,

il poco che manca a che tu

mi voli via, trasformando,

con la tua magia sfacciata,

il movimento, il suono,

la vita,

in un vaso lasciato.



                                                  ***


Che sia come a casa;

siano ben chiuse le finestre, senza spifferi,

che non entrino i freddi degli altri universi,

e non si disperda il calore del nostro;

sia come a casa;

sia tutto raccolto, compatto e forte, ma senza

pesare: disteso e tiepido, sia luminoso, senza

accecare e sia sulle gambe che abbiamo e con

i polmoni buoni;

sia placido e lungo come il respiro del sonno,

sia però ben sveglio su ciò che abbiamo;

sia casa;

non debba domandarsi niente, chiedere chi

manca, abbia le risposte che non fanno paura,

bicchieri giusti e per tutti ( e che siano mezzi

pieni );

abbia gli occhi asciutti, ma languidi di fiducia;

sia con gli occhi negli occhi di chi amiamo;

abbia gli occhi,

attenzione,

cura,

sia Natale, per tutti noi,

sia la fine dei nostri viaggi che feriscono i

piedi;

tornare a casa.




                Beatrice  Zerbini     da       Le mezze stagioni



domenica 13 febbraio 2022

DOVE NON SONO MAI STATO ( amore disperato )

 


                                                              Voglio sogni disperati...




SULLA RIVA PIETROSA DEL FIUME


Da qui dove non c'è vento

e tutto ricorda un momento lontano,

in questo luogo minuscolo

impercettibile abiti tu.

Conto i silenzi del distacco

del mattino. Sento il nascere

dell'universo e questo

mio morire improvviso.



                                              ***


IL TUO VOLTO


Cammino lungo le strade

raccolgo i rami secchi

delle tue assenze.

Passi stanchi schiene tatuate

braccia sottili piccoli seni.

Dalla musica elettronica esce

dall'auto parcheggiata in doppia fila

sotto casa.

Ma è tutto così fragile.



                                               ***


NON RICORDO IL TUO NOME


Echi nella notte, spari.

Ti sposti poco più in là,

abbracci il cuscino sudato.

Sono pestato a sangue

da quest'afa che toglie il respiro.

Ci crolla addosso il tempo.

Un gesto crudele canta l'assenza,

il giorno precipita arreso,

non ricordo il tuo nome.



                                           ***


INCONTRARSI


La mia città non ha nome;

al centro, vicino alla chiesa,

un unico dolore.


Ti troverò domani

nell'assedio di un tramonto,

nell'indugio della sera,

nel vino che rinfranca.



                                           ***


POCO PRIMA DELLA PIOGGIA


Brilla ovunque l'infinito.

La morte respira sull'erba

nuda del mattino.


Voglio solo cose immense,

sogni disperati.


Notte di veglia di fianco al mare.

Qui si confonde la disperazione

con le grida dei pescatori e

venti luci che segnano l'orizzonte.


La pioggia ti avvicina al sonno

nell'ossessione di un silenzio

che non sai sopportare.

L' incanto, la vertigine del vuoto.


La nebbia si posa sull'alba

e appiccica il viso, rallenta

lo sguardo. Una donna

in pigiama passeggia col cane,

tace il cuore e quel che ne avanza,

i miei amori in salita,

naufrago nel nulla.




                  Luca Pizzolitto    da   Dove non sono mai stato



sabato 12 febbraio 2022

" DIO DEL SILENZIO... 1

 

... apri la solitudine "




" Dio viene nei miei sogni inquieti,
 al bivio di ogni trepida vigilia,
non ignoto, né carico di lucidi amuleti,
ma Padre di creatura che si umilia ".

( Da " Notturno del re silenzioso" )





(...) Tutte le persone che incontrarono Quasimodo, senza che fosse loro offerta l'opportunità di approfondirne la conoscenza, ebbero l'impressione di un uomo chiuso in una gabbia di ferro, una corazza, e che le sue parole fossero un aut - aut, dei frammenti di una lunga, ininterrotta partita contro il superficiale, lasciate cadere in veste di battuta, di provocazione e verniciate talora di ironia. Si presentava, almeno  nell'età matura e dopo il Nobel, con una specie di prosopopea che gli spingeva il petto all'infuori, più che altro una forza di affermazione, e un sorriso tagliente in sintonia con la sua voce che esibiva espressioni talvolta oracolari, ma più spesso era secca e aveva scricchiolii come di lamiera che sta per rompersi. Mai accenni sopraelevati: quando accadeva, sembrava stupirsene lui stesso e immediatamente recedeva nei confini della consueta gamma tonale. Portava cravatte sgargianti, gilet damascati con l'orologio a catena infilato nel taschino. Le labbra erano invisibili sotto una riga di baffi a coda di topo. Tinti. Orbite un po' gonfie, pupilla rapace. Sembrava guardare un qualcosa che va oltre il confine dove l'occhio comune si arresta impotente, e questa poteva essere una posa da attore perché il gusto per la scena ce l'aveva nel sangue. Scrisse molto di teatro - infatti - con rara competenza, mettendone a nudo la " materia" e giocando liberamente con i suoi congegni. Giustificava certi atteggiamenti personali un po' frivoli dicendo che Dante non disdegnava di percorrere in maschera le vie di Firenze. Nel corso di una conversazione amichevole, a ruota libera, e dopo aver alzato il gomito più del solito, poteva sfoderare battute mordaci e maldicenze, giudizi all'arsenico - capaci di distruggere reputazioni consacrate. Doppiezza da funambolo, che era solo finzione e gioco. Ma  Quasimodo non era afferrabile in un unico sguardo: accadeva che l'intrattenitore pittoresco e temerario, capace di lepidezze da " cabotin", davanti allo specchio o se, per strada, si vedeva riflesso in una vetrina, si trovasse misero e sciupato. E si rattristasse. Più di una volta ho intuito che cercava conforto nel mio sguardo, forza nel mio sorriso. E liberazione, " come scroscio sull'erba del prato". (...)



          Curzia  Ferrari  da   " Dio del silenzio, apri la solitudine" . La fede tormentata di Salvatore Quasimodo .