sabato 19 febbraio 2022
CHI E' JUANA
HISTORIA DE UN AMOR POR JULIO
venerdì 18 febbraio 2022
PASSIONE ( Arminio & Gragnaniello ) 1
Più di tutto ispira ciò che non si è avuto...
UN GIORNO TI STANCHERAI DI MANCARMI
Un giorno ti stancherai di mancarmi
magari sarà un giorno di pioggia
un qualunque pomeriggio d'inverno
coi piatti ancora sporchi nel lavello.
Avrai voglia di farti prendere
mi dirai : sono qui, amico mio
e baciami forte, tienimi stretta.
Io lascerò il timone, farò posto
sul tavolo, sposterò le bottiglie
e i piatti per far posto alle gambe:
fammi raccogliere qualche sillaba
sotto la tua bocca, come una donna
raccoglie il seme caldo del suo amante,
fammi lasciare la testa sul ventre;
guardalo questo cuore che si è aperto:
fino a quando sarò vivo nessuno
potrà chiuderlo per nessun motivo.
***
TOGLITI LE MUTANDE
Togliti le mutande.
Ditelo a qualcuno
con la dolcezza
delle farfalle,
l'ostinazione delle formiche.
Offri la tua schiena
a un corteo di graffi,
la tua nuca a una barricata
di morsi.
Abbi cura che qualcuno
venga a molestare la tua noia,
la sua indifferenza.
***
AMARE E' UN IMPEGNO DA GEOGRAFI
Amare è un impegno da geografi,
esploratori che mentre vengono accolti
si fanno a loro volta terra da esplorare.
Un ginocchio non va mai trascurato
e così le dita dei piedi, i polsi,
la luce delle mani.
Non è l'amore che bisogna trovare,
ma un uomo o una donna,
quella voce, quello sguardo
che ti dice di non credere più a niente
che non sia sconfinato.
***
TI CHIAMAVO DA UNA TERRA LONTANA
Ti chiamavo da una terra lontana,
era una telefonata da niente
e invece mi sono lentamente
sgretolato sotto le tue sillabe;
e l'isola in cui ero rinchiuso si è dissolta
sotto le onde della voce.
Adesso non posso scrivere, adesso aspetto
che mi chiami : ho la punta del cuore
che mi trema come una lama,
la punta delle mani senza sangue.
Ho buttato i pantaloni per terra
come si butta per terra un giornale,
resterò nudo fino a quando
non vieni a baciarmi con la tua voce.
Resto qui, ti aspetto
voglio che mi vedi così, inerme,
scomposto, voglio che mi lecchi
la punta del cuore, voglio sentirti
con la mano che gira sul ventre.
Prendi la mano
che non ha mai toccato nulla,
prendila senza sapere se è la mia o la tua,
vieni a prendermi senza indugi,
vieni a prenderti : sei qui
tra le mie braccia.
***
PORTERO' TUTTO L'ANNO IL LUTTO
Porterò tutto l'anno il lutto
di stare qui senza vederti.
Scriverò i miei versi e sarò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto.
Franco Arminio
PASSIONE ( Arminio & Gragnaniello ) 2
giovedì 17 febbraio 2022
INSEGNAMENTI ( Abdellatif Laabi )
TRASPARENZA
Vi invito alla trasparenza
vi invito all'istante di verità.
Che vale una vita come la nostra
vi chiedo.
Osservate l'infinito delle costellazioni
osservate il lungo cammino
della nostra specie intelligente
immergetevi nel dedalo senza uscita
dell'uomo
ma meditate infine
fermate la macchina infernale
dell'accumulazione
infrangete il tempo
del progresso senza memoria
ricordatevi della vostra infallibile ferita
accettate questo piccolo lotto di smarrimento.
Così
voliamo in soccorso del futuro.
***
LA LINGUA DI MIA MADRE
Non vedo mia madre da vent'anni
si è lasciata morire di fame
dicono si togliesse ogni mattina
il foulard dalla testa
per sbatterlo in terra sette volte
maledicendo il cielo e il Tiranno
io ero nella caverna
là dove il forzato legge nelle ombre
e dipinge sulle pareti il bestiario dell'avvenire.
Non vedo mia madre da vent'anni
mi ha lasciato un servizio da caffè cinese
le cui tazze si rompono una dopo l'altra
senza che mi importi per quanto sono brutte.
Ma ne amo ormai solo il caffè
oggi, quando solo
chiedo in prestito la voce di mia madre
o meglio è lei che parla dalla mia bocca
con le sue bestemmie, grossolanità e imprecazioni
l'introvabile rosario dei suoi diminuitivi
tutta la specie in estinzione delle sue parole
non vedo mia madre da vent'anni
ma sono l'ultimo uomo sulla terra
a parlare ancora la sua lingua.
***
C' E' UN CANNIBALE CHE MI LEGGE
C'è un cannibale che mi legge
è un lettore ferocemente intelligente
un lettore di sogni
non lascia passare una parola
senza soppesarne il peso di sangue.
Solleva perfino le virgole
per scoprire i frammenti di scelta.
Lui sa che la pagina vibra
di una splendida respirazione.
Ah quel subbuglio che rende la preda
allettante e già sottomessa !
Lui attende la fatica
che cala sul volto
come una maschera di sacrificio
cerca la crepa in cui balzare
l'aggettivo di troppo
la ripetizione che non perdona.
C'è un cannibale che mi legge
per nutrirsi.
***
L ' EPOCA E' BANALE
L'epoca è banale
meno sorprendente della tariffa di una prostituta
i satrapi si divertono parecchio
al gioco della verità
i diseredati si convertono in massa
alla religione del Lotto.
Gli amanti si separano
per un chilo di banane
il caffè non è né più né meno amaro.
L' acqua resta sullo stomaco.
La siccità colpisce i più affamati
i sismi si compiacciono nel complicare
il compito dei soccorritori.
La musica si raffredda
il sesso guida il mondo.
Solo i cani continuano a sognare
per tutta la durata dei pomeriggi e delle notti.
***
NESSUNO PARLERA'
Nessuno parlerà
nella lingua arcaica dell'anima
con questa musica di cuore che si scortica
e quel mormorìo di lacrime che fendono la pietra.
Con quelle parole intagliate nelle radici
e il becco ricurvo dell'aquila.
Con il tuono che sghignazza
col fuoco che s'inghiotte e risputa.
Con il panico
e la promessa di sette flagelli.
Con la stella che appare
e il delirio che ha senso.
Con la folla in preghiera
e i tiranni che muoiono
di uno strano mal di testa.
Ma dove sono i profeti di un tempo?
Abdellatif Laabi
mercoledì 16 febbraio 2022
ABDELLATIF LAABI ( lettera di un padre )
Figlio mio amato
ho ricevuto una lettera dove
già mi parli come un adulto
insisti sulle tue fatiche scolastiche
e io avverto la passione di comprendere
dissipare oscurità e bruttura
penetrare i segreti dell'enorme libro della vita
hai fiducia in te stesso
e con naturalezza
mi snoccioli le tue ricchezze
mi rassicuri rispetto alla tua forza
come voler dire : " Non preoccuparti per me
guarda come cammino
guarda come vanno i miei passi,
l'orizzonte, l'immenso orizzonte laggiù
non ha segreti per me".
E io t'immagino
la tua bella fronte bene in alto
e ben diritta
immagino la tua fierezza.
Figlio mio amato
ho ricevuto la tua lettera
e mi dici:
" Ti penso
è a te che dono la mia vita
ignaro di tutto ciò che in me
provochi nel dirlo
il mio cuore folle
la testa tra le stelle
e grazie a queste tue parole
non faccio più fatica a credere
che arriverà la grande Festa
quella in cui i bambini come te
divenuti uomini
cammineranno a passi di gigante
lontani dalla miseria delle bidonville
lontani da fame, ignoranza e miserie.
Figlio mio amato
ho ricevuto la tua lettera
ne hai scritto da te l'indirizzo
l'hai scritta con fiducia
ti sei detto, se ci metto questo
papà riceverà la mia lettera
e io avrò forse una risposta
e hai cominciato a immaginare la prigione
grande casa dove la gente è rinchiusa
per quanto tempo, e perché?
Ma allora non possono vedere il mare
la foresta
non possono lavorare
per dar da mangiare ai loro figli
immagini qualcosa di maligno
non bello
qualcosa che non ha senso
che fa sì che si diventi tristi
arrabbiatissimi.
Pensi ancora
quelli che hanno fatto le prigioni
sono certamente pazzi
e tante e tante cose ancora.
Sì, figlio mio amato,
è così che si comincia a riflettere
a comprendere gli esseri umani
ad amare la vita
a odiare i tiranni
ed è così
che ti amo
che amo pensarti
dall'abisso della mia prigione.
Abdellatif Laabi Trad. Chiara De Luca
Nasce in Marocco presumibilmente nel 1942.
Il 1972 è l'inizio degli " anni neri", della cappa di silenzio e di paura che si abbatte sul Paese. Viene arrestato, torturato e imprigionato con l'accusa di essere un sovversivo e di aver complottato contro il regime. Diventa così il prigioniero n. 18611, ma non per questo cessa di essere " libero" : anche in carcere non cessa di scrivere, di amare, di vivere.
Dopo otto anni e mezzo di prigionia, nel 1880, viene scarcerato insieme ad alcuni compagni, grazie ad una intensa campagna internazionale in suo favore.
martedì 15 febbraio 2022
EL MARTIRIO DE SUSANA
La pietà non si mostra allo specchio...
Susana Chàvez, poeta e difenditrice dei diritti umani, nacque il 5 Novembre del 1974 in Messico dove fu brutalmente torturata e assassinata il 5 Gennaio 2011 dalla malavita locale, infastidita dal suo operato sociale e dal fatto che fosse lesbica. ( Malavita protetta dal Governo che non punì mai i colpevoli ). Si batté con coraggio perché fosse fatta chiarezza sui numerosi femminicidi commessi nella sua città ( 400 in un anno ), azione che aveva come slogan " Ni una màs " - Non una di più -, ma finendo lei stessa per diventare vittima degli stessi assassini.
SANGUE NOSTRO
Sangue mio,
di alba,
di luna tagliata a metà
del silenzio,
della roccia morta,
di donna in un letto,
che salta nel vuoto.
Aperta alla pazzia.
Sangue chiaro e nitido,
fertile e seme
Sangue che si muove incomprensibile,
Sangue liberazione di se stesso,
Sangue fiume dei miei canti,
Mare dei miei abissi.
Sangue istante nel quale nasco sofferente,
nutrita dalla mia ultima presenza.
***
CASTELLO IN ARIA
Soffro,
muta e inerte
osservando l'addio.
Reprimo
questa necessità di continuare a provare
il sapore del caffè nella sua bocca,
rimango concretamente
con l'evento dell'assenza,
dal quale emerge l'incredulità
di mostrarci altri silenzi,
un'altra verità
che distrugge i castelli in aria
che abbiamo tessuto senza di noi,
demolendo l'eternità
consumata dall'assenza.
***
ROVINE
Sulle labbra cresce quest'edera
e la vecchia porta si chiude di colpo.
L'inverno si scopre
in un cammino lento
che porta con sé rumori che sfuggono nel tremito
di una mano che accarezza ritratti.
Brusca fine del viaggio
che solo lascia completezza
in una sommessa nostalgia nascosta nella penombra.
Ormai nemmeno il vuoto si erge,
né la pietà si mostra allo specchio;
ormai tutto fa dissolvere il respiro,
incluso l'eternità.
Susana Chàvez ( Trad. di V. Campilongo )
INEDITI DI ANTONELLA SICA
IL TEMPO CUCITO DELLE PAROLE
Nel silenzio delle sillabe riconosco
quel tratto d'inverno che ci vide orfani
e non seppe parlare per tanto tempo.
La Siberia ci attraversa ancora
ma nessuno rivendica la storia
il destino sembra dietro l'angolo.
Neanche oggi verrà la neve
siamo solo a metà Novembre
e il freddo ha la pelle spessa.
***
Fai come gli abbracci la mattina presto
quando si congedano dal sogno
e le mani scolpiscono l'aria
senza alcun rimprovero
perché poi restano le periferie
da abbeverare con gli occhi.
La tua voce tarda
nei rintocchi della sera.
***
Non sarà lo sguardo a soccombere
ma la via procede al balzi
annuncia per prima lo scavo
resiste alla prova del cielo
che ogni mattina rotola albe
sul campo più distante.
La finestra sposa la notte
ripara tracce
perché ha confidenza
si cuce il mondo addosso.
***
Cresce il marmo
a poca distanza dall'inverno
manca l'aria
a chi sposa radici
senza sostenere il cielo
alla finestra passano alberi
hanno la primavera sottobraccio.
***
Alcuni mandano all'aria infanzie
felici riempiono i balconi
di parole annodate
sono fiori senza gambo.
Se ami le altezze
procurati un manuale
di arrampicata sugli alberi
non darti troppo peso
affidati all'ombra
già cresce nel cortile di casa.
Giancarlo Stoccoro da Il tempo cucito delle parole
lunedì 14 febbraio 2022
LE PAROLE NON DETTE
Si adagiano in fondo al cuore spicchi di poesia..
LE PAROLE NON DETTE
frida
LE MEZZE STAGIONI DI BEATRICE
Che sia come a casa...
Non avrei dovuto mostrarti
la motilità
e come sono svelta a piegare la testa
verso fuori,
come corro lontano,
e che passo
e che " a mai più "
e come sto via due giorni
farti vedere lo spazio che si svuota
del mio corpo lento;
non avrei dovuto
farti granare gli occhi,
farti credere
che sia capace
di essere una foglia,
di volare,
di essere fragile,
di staccarmi dal nostro ramo sbigottito,
voltarmi in fretta, senza salutare.
Apparire a desolarti;
esserti una scelta da non fare
e non esserti invece l'obbligo
che abbiamo di amare,
di durare.
Avrei dovuto essere
la radice grossa,
il tronco intiepidito,
la corteccia che gratta il palmo,
che ti accoglie
lo zigomo appoggiato,
che resta
familiare come i nidi,
mansueta come una fronda,
come se tu fossi fra la gente
che abbraccia gli alberi.
***
Che cosa vuoi dalle mie rose?
E dove guardi?
Io guardo te, fisso.
Conto, che numeri a caso,
il poco che manca a che tu
mi voli via, trasformando,
con la tua magia sfacciata,
il movimento, il suono,
la vita,
in un vaso lasciato.
***
Che sia come a casa;
siano ben chiuse le finestre, senza spifferi,
che non entrino i freddi degli altri universi,
e non si disperda il calore del nostro;
sia come a casa;
sia tutto raccolto, compatto e forte, ma senza
pesare: disteso e tiepido, sia luminoso, senza
accecare e sia sulle gambe che abbiamo e con
i polmoni buoni;
sia placido e lungo come il respiro del sonno,
sia però ben sveglio su ciò che abbiamo;
sia casa;
non debba domandarsi niente, chiedere chi
manca, abbia le risposte che non fanno paura,
bicchieri giusti e per tutti ( e che siano mezzi
pieni );
abbia gli occhi asciutti, ma languidi di fiducia;
sia con gli occhi negli occhi di chi amiamo;
abbia gli occhi,
attenzione,
cura,
sia Natale, per tutti noi,
sia la fine dei nostri viaggi che feriscono i
piedi;
tornare a casa.
Beatrice Zerbini da Le mezze stagioni
domenica 13 febbraio 2022
DOVE NON SONO MAI STATO ( amore disperato )
Voglio sogni disperati...
SULLA RIVA PIETROSA DEL FIUME
Da qui dove non c'è vento
e tutto ricorda un momento lontano,
in questo luogo minuscolo
impercettibile abiti tu.
Conto i silenzi del distacco
del mattino. Sento il nascere
dell'universo e questo
mio morire improvviso.
***
IL TUO VOLTO
Cammino lungo le strade
raccolgo i rami secchi
delle tue assenze.
Passi stanchi schiene tatuate
braccia sottili piccoli seni.
Dalla musica elettronica esce
dall'auto parcheggiata in doppia fila
sotto casa.
Ma è tutto così fragile.
***
NON RICORDO IL TUO NOME
Echi nella notte, spari.
Ti sposti poco più in là,
abbracci il cuscino sudato.
Sono pestato a sangue
da quest'afa che toglie il respiro.
Ci crolla addosso il tempo.
Un gesto crudele canta l'assenza,
il giorno precipita arreso,
non ricordo il tuo nome.
***
INCONTRARSI
La mia città non ha nome;
al centro, vicino alla chiesa,
un unico dolore.
Ti troverò domani
nell'assedio di un tramonto,
nell'indugio della sera,
nel vino che rinfranca.
***
POCO PRIMA DELLA PIOGGIA
Brilla ovunque l'infinito.
La morte respira sull'erba
nuda del mattino.
Voglio solo cose immense,
sogni disperati.
Notte di veglia di fianco al mare.
Qui si confonde la disperazione
con le grida dei pescatori e
venti luci che segnano l'orizzonte.
La pioggia ti avvicina al sonno
nell'ossessione di un silenzio
che non sai sopportare.
L' incanto, la vertigine del vuoto.
La nebbia si posa sull'alba
e appiccica il viso, rallenta
lo sguardo. Una donna
in pigiama passeggia col cane,
tace il cuore e quel che ne avanza,
i miei amori in salita,
naufrago nel nulla.
Luca Pizzolitto da Dove non sono mai stato
sabato 12 febbraio 2022
" DIO DEL SILENZIO... 1
... apri la solitudine "