martedì 24 settembre 2019

LA RIDICOLA IDEA DI NON VEDERTI PIU' 2



(…) E' ciò che fece Marie Curie quando le portarono il cadavere di
       Pierre: si rinchiuse nel mutismo, nel silenzio, in un'apparente,
       pietrificata freddezza.Erano sposati da undici anni e avevano
       due figlie, la più piccola di quattordici mesi. Quella mattina
       Pierre era uscito come sempre per andare al lavoro; aveva
       pranzato con dei colleghi e, tornando al laboratorio, era
    scivolato e caduto davanti a un pesante carro di trasporto merci.
    I cavalli lo avevano evitato, ma una delle ruote posteriori gli
    aveva fatto a pezzi il cranio. Era morto immediatamente.

  "   Entro in salotto. Mi dicono: " E' morto. Si possono forse
     comprendere parole simili? Pierre è morto, lui che avevo visto
     uscire di casa la mattina; lui che speravo di stringere fra le
     mie braccia quella sera… Ormai lo rivedo soltanto morto e
     basta. Per sempre. "

     Sempre, mai, parole assolute che non possiamo comprendere
     essendo - come siamo - piccole creature imprigionate nel nostro
     piccolo tempo. Non hai mai giocato - da bambino - a cercare
     di immaginare l'eternità? L'infinito che si dispiega davanti a te
     come un nastro azzurro ondeggiante e interminabile ? Questa è
    la prima cosa che ti colpisce in un lutto: l'incapacità di pensarlo
    e di ammetterlo. Semplicemente: l'idea non ti entra in testa. Ma
    com'è possibile che " non ci sia ?"Quella persona che tanto
    spazio occupa nel mondo, dove si è cacciata? Il cervello non può
    comprendere che sia scomparso per sempre. E cosa diavolo è
   " sempre?".E' un concetto inumano. Voglio dire che è fuori dalla
    nostra capacità di comprensione. Ma come, non lo rivedrò più?
    Né oggi, né domani, né dopodomani né fra un anno? E' una
    realtà inconcepibile che la mente rifiuta: non rivederlo mai più è
    una brutta battuta, un'idea ridicola.
    Dopo la morte di Pablo anch'io mi sono scoperta per settimane
    a pensare : " Vediamo se la smette di fare lo scemo e torna, una
    buona volta…", come se la sua assenza fosse un suo scherzo per
    darmi fastidio, come a volte faceva. Capitemi: non era un
    pensiero vero del tutto assunto come tale, bensì una di quelle
    idee a metà che barbagliano ai bordi della coscienza, come  
    pesci nervosi e sfuggenti.  (…)



Rosa Montero  da  La ridicola idea di non vederti più ( La storia di Marie Curie e la mia )




lunedì 23 settembre 2019

PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 1

 
 

" La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo; se sei solo e stai male, stai malissimo". ( G. Leopardi )


( …) Uno dei motivi che spingono le persone a vivere insieme e a
        sposarsi è così evidente che passa spesso inosservato:il timore
        della solitudine.
        Anche quando non esistono ragioni obiettive, vi è un impulso
        profondo a stare vicini, a condividere la vita quotidiana
        nonostante le mille difficoltà che questo comporta. Secondo
        Aristotele, noi siamo animali che vivono in coppia e la prima
        forma di società consiste proprio nel metter su famiglia.
      Questa tendenza contrasta con l'individualismo e il narcisismo 
       della società contemporanea ma, nonostante tutto, il desiderio
       di intimità ha ancora la meglio,visto che la maggior parte di
       noi finisce prima o poi per unirsi e passare " dall'uno al due ".
       Tra le tante forme di convivenza quella coniugale si
        contraddistingue per la prolungata prossimità dei corpi,come
        se la coppia tracciasse intorno a sé un cerchio ideale che la
        comprende, escludendone gli altri.
        Simbolo per eccellenza dell'approdo coniugale è la camera
        matrimoniale e - in particolare -il letto a due piazze,il lettone,
        dove non soltanto si fa sesso, ma ci si affida inermi l'uno all'
        altro, come se si potesse riprovare nel reciproco, fiducioso
        abbandono, la sicurezza di base offerta un tempo dalla
        tenerezza materna.
      " E a vederti così, da vicino, c'è il sonno che ti dà un'aria da
         bambino ", cantava un tempo Mina con dolcezza e nostalgia.
         (…)


Silvia  Vegetti Finzi   da   Parlar d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )

PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 2


(…) Ma se lo spettro della solitudine costituisce un forte movente
       per mettersi insieme, non sempre è altrettanto forte quando si
       tratta di rimanere insieme.A questo punto - infatti - dovrebbero
       sopraggiungere altre ben più valide motivazioni. Se quell'
       ancestrale timore rimane l'unico o il principale collante,
       significa che si è costruito poco, che la coppia è rimasta la
       povera somma di due solitudini.
       E' paradossale, ma le donne, molto più attrezzate degli uomini
       per vivere da sole, per essere single,sono in realtà spesso
       particolarmente esposte all'ansia da abbandono. Spesso questa
       minaccia le ricatta al punto da costringerle ad accettare i più
       ignobili legami come chi, benché infelice, rimane accanto ad
       un marito da cui è maltrattata.
       Spesso il matrimonio è un guscio vuoto che non protegge dal
       malessere esistenziale, ma consente di sentirsi adeguate alle
       attese sociali, allineate con gli avvenimenti che scandiscono la
       vita delle coetanee. Il gruppo delle amiche esercita una forte
       pressione su ciascuna delle sue componenti,quasi fosse un
       plotone che deve procedere allineato lungo il cammino della
       vita.
       Un altro motivo che impedisce di prendere in considerazione
       l'idea della separazione, è contenuto nel ritornello che da
       secoli risuona nella mente delle donne : " Devo sopportare per
       tenere unita la famiglia ". Un dovere così vuoto di contenuti,
       così lontano da ogni necessità affettiva, si impone soltanto
    utilizzando la predisposizione masochistica che contraddistingue
    il patrimonio biologico e psicologico del nostro sesso. L'
    equazione femminilità uguale a sofferenza, si basa su un
   equipaggiamento istintuale volto a rendere non solo sopportabili,
   ma anche desiderabili esperienze che comportano elementi di
   paura, di fatica e di dolore come il mestruo, la deflorazione,la
   gestazione, il parto, l'allattamento. Una disposizione naturale
   che viene tradizionalmente esasperata dall'educazione e dalla
   morale.  (…).


Sivia  Vegetti Finzi   da   Parlar d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )


PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 3



(…)Finchè i problemi esterni assorbono le energie della coppia, i
      conflitti psicologici passano in secondo piano. Giunge però il
      momento in cui, cresciuti i figli, si resta inevitabilmente soli ed
      è allora che marito e moglie si osservano reciprocamente, si
      giudicano e si confrontano col presente e col passato. La
      valutazione, spesso deludente,sembra obiettiva, ma si dimentica
      che i ricordi sono cangianti: cambiano colore in base alle lenti
      con cui li osserviamo e le lenti utilizzano filtri a seconda dei
      nostri stati d'animo. Non è possibile che una moglie, dopo venti
      o trent'anni di matrimonio, si ritrovi accanto un marito arido,
      egoista, crudele e violento e che questo costituisca per lei un'
      improvvisa rivelazione. Probabilmente, se sono rimasti insieme
      così a lungo, gli elementi positivi hanno prevalso su quelli
      negativi. Ma quando il patto di solidarietà che li ha resi alleati
    sembra non avere più ragione d'essere, può darsi che l'involucro
    del matrimonio si spezzi e, come dal vaso di Pandora, ne escano
    serpi che incutono terrore  rancore, Meraviglia - in questi casi -
    il contrasto tra la furia delle emozioni negative e l'incapacità di
    prendere qualsiasi decisione. Stati d'animo contrastanti,
    sentimenti ambivalenti,pensieri spezzati e contraddittori,chiusi
    nella mente, finiscono per implodere nella tensione immobile che
    chiamiamo " noia". Quando i motivi per separarsi divengono
    tanti, forse troppi, finiscono paradossalmente per immobilizzare
    ogni iniziativa e tutto continua come prima secondo la formula
    né con te né senza di te.
    Inizia così un rimpallo di accuse che rischia di rovinare il
    presente e di sommergere il passato sotto un cumulo di detriti.
    (…)



 Silvia  Vegetti  Finzi  da   Parlare d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )


domenica 22 settembre 2019

LA FELICITA' DEL GALLEGGIANTE

 
 

                                                             Vorremmo infinire, non morire…


L' IO NON NARRANTE

Mi solletica uno strano inizio
- qui - sulla punta delle dita.
Sento gemere
un sottile rivolo di vita
che zampilla, e s'inanella in riso,

e rido la mia storia che non viene,
non vi racconta niente, si trattiene,
al massimo promette:

un volo d'aquila planante
sopra una terra ròsa appena arata,
- sull'argine rimasto… -
e subito quei vermi tutti all'aria.

Così,
un io non narrante, un vento
qualcosa che si sposta
e svaria.


                                            ***

CARONTE BUONO

Caronte buono, tienimi la mano.
Dicono di te cose molto scure.
Io che invece so mi affido.
Per me viaggiare
per mare
è il piacere che s'avvera,
come trovare
una conchiglia rara
intera.

Ti penso come i pescatori della sera
la luce fioca al gozzo
ridipinto l'inverno,
intenti a rimestare la minestra.


                                                    ***

LA PROFEZIA DEL TIMONIERE

Vedi com'è già lontana,
fil di terra,
la nebbia che la mancanza se la mangia.

Ti chiedo in miglia la distanza.
Mi rispondi che una barca,
la tua,
mette una giornata lunga
e non arriva a sera.

Lo spazio? E' tutto il nostro tempo.

Allora quanto mare
mi durerà la vita - chiedo -
quante le navi lente all'orizzonte,
e quanto rabido scrosciar di vento
e pioggia…
Tremo, e qui mi  salvi, dici
- mollemente la tua mano poggia
sul timone -
che dipende
dalla direzione.


                                                ***

LA NOSTRA PIZZERIA

Ambulare in tenebris
ma per mano
in questa sera afosa cittadina,
così turpiter elapsa la vacanza.
E se vacare è stare senza,
incamminiamoci a riprendereomnia quae erant, le nostre cose,
il mazzo delle chiavi il fumo,
della birreria,
la borsa con i paperi, le anfore di rame,
la collezione di rane.
 
L'insegna ci sorprende, e poi la vetrina:
han rifatto con i tavolini nuovi
la nostra antica tana pizzeria.
Anni ci sommergono come frane.
La fame rabbia ingorda la rovina.
 
 
                                              ***
 
ULTIME SCUSE
 
Finiranno queste parole, secche
di colpo come una fonte a tempo,
una pompa meccanica, un canale.
 
Perdona l'impassibile tristizia
di questa fine, finale discorso
che per nostra imperizia coincide
coll'improvviso taglio dei tuoi anni.
 
Vorremmo infinire, non morire,
debellare i malanni,
non compiere o incompiere
opere di creta, blocchi di marmo
da squartare, parole da sbozzare.
Scrivere :
che valga
soltanto a perpetuare
una mestizia?
 
 
 
                  Paola  Mastrocola   da    La felicità del galleggiante
 


Su richiesta  traduco l'  Adieu  ( L' Addio )

Ah le tue mani che sudano, mi spingono lontano, più lontano
da te e dal nostro passato.

Con l'anima in pena, tu mi vedi affranto,
ma non hai un nessun momento di rimpianto.

Tra noi tutto è già stato detto,
ma i nostri corpi non cessano di parlare.

Allora lasciami sentire che non è che un addio,
mentre mi offri il tuo ultimo sospiro.

Balla con me questo ultimo tango,
lasciami entrare nella tua pelle…

E anche se tutto sarà perduto,
malgrado ogni cosa sia stata prevista,

allora, e solo allora mi arrenderò al sonno,
a un sonno senza risveglio…


                                     …….

Oh le tue mani, le tue mani che mi spingono lontano,
sempre più lontano e senza un destino…


                              ( f )






DAL LIBRO DEI PROVERBI

 
 

                                                     Andate dritti per la via dell'intelligenza…


(…) La Sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette
       colonne. Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e
      ha imbandito la sua tavola. Ha mandato le sue ancelle a
      proclamare sui punti più alti della città :"Chi è inesperto venga
      qui! ". A chi è privo di senno ella dice : " Venite, mangiate il
      mio pane, bevete il vino che io vi ho preparato. Abbandonate
     l'inesperienza e vivrete,andate diritti per la via dell'intelligenza"
     (…)


                              Dal Libro  dei     Proverbi

  

sabato 21 settembre 2019

QUANDO TE NE VAI...

 
 

                                                           Al giorno manca la carezza…


Sei stato - vento
tra le mani e sguardo
fuggevole del tempo.

Perché,
se adesso piove,
il ramo cerca il sole

- quando te ne vai -
e il cielo chiude gli occhi.
Non ha più senso la vita

e al giorno
manca la carezza
di quel sorriso amico.

Il tuo.



                                     frida


giovedì 19 settembre 2019

STRATO SU STRATO

 
 

                                                             La lotta è l'amore senza baci…


Tu lo vedi che non c'è soluzione,
che mi odi perché stiamo insieme,
che mi odi appena apri gli occhi,
appena mi volto nel letto nel sonno,

tu lo sai che mi odi perché sto morendo
e come chi muore dimentico tutto,
tutto il male che dici ti ho fatto
senza pensare mai di meritarlo.


                                          ***

Questo matrimonio fa acqua
da tutte le parti.
La cucina è allagata
mentre prepariamo da mangiare
e le pareti del salotto
sono ormai tutte chiazzate
di muffa.
Il nostro letto
sembra galleggiare sopra
un lago torbido.

E la stanza dei bambini?
La stanza dei bambini
non so più dove cercarla.


                                            ***

Tutto in te è improvvisamente mutato.
La piega della bocca quando raramente
ti apri in un sorriso,
e quella distanza che ora metti,
quella distanza pura, intoccabile,
quel procedere stentato da sola,
la rabbia nelle risposte, lo sprezzo
nel silenzio,
il vuoto senza pace che d'un tratto
ti avvolge;

ti ritrovo solo nella posa infantile
del tuo corpo quasi adulto adagiato sul divano:
sarai così per sempre
senza averne mai la consapevolezza.


                                            ***

Tu dici l'amore ma
nominarlo è già errore.
Parli dell'ultimo bar
quello nascosto
e la pelle d'avorio è già lustra.
Pensi il ricordo
ma non riconosci la radice
del verbo né in quale terreno
fiorì la passione.

Fiorì e tu eri già vecchio,
l'amore faceva un po' d'ombra
e il sudore era il suo testamento.
Così si presume - suppongo -
ma posso sbagliare,
confondere gli anni, gli odori
e persino me stesso.


                                             ***

Il senso della lotta tra due coniugi
non è la sopraffazione, la resa
dell'uno o dell'altro,
ma il perpetuarsi della lotta.

La lotta è l'amore senza baci senza
carezze,
la lotta è l'odio senza il rumore
dei corpi, senza il clangore dei ferri,
la lotta è il concetto,
l'astratto contrapporsi nel bandire
una tavola, nel consumare un pasto,
nell'esprimere un giudizio.

Nemmeno sfiorarsi,
questo è la lotta.



                      Mauro  Fabi    da      Strato su strato


mercoledì 18 settembre 2019

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA ( Introduzione )



Il protagonista di questo romanzo voleva essere un aeroplano, non pilota, ma un giorno si ritrova davvero ai comandi, come nel peggiore dei sogni. Accede all'esperienza fisica e corporea della caduta e dell'errore, del perdersi e del non arrivare mai, della responsabilità verso gli altri e se stessi. L'elemento naturale dove si svolgono le imprese leggendarie o ridicole è l'aria, cioè caos contenente ordine contenente caos, cieli di guerra, cieli di pace violata, cieli di manovre di volo e manovre nella vita, ma il riferimento costante è sempre la terra a cui tornare.
Romanzo dalla formula nuova, affida la narrazione ai molteplici punti di vista simultanei, alle diverse voci di giovani piloti apprendisti e anziani maestri, volatori scomparsi e fantasmi condannati a raccontare i loro ultimi istanti, ai check list recitati come liturgia, alla tensione del linguaggio letterario che si fonde alla tensione del linguaggio tecnico in uno straordinario tono epico ed evocativo.


                                        ( f. )

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA 1

 
 

                                                        Tanto vale allora sbagliare d'istinto…


(…) Nella vita, una volta, sapevo per istinto ciò che dovevo fare,
       eppure mi obbligavano a compiere un lento giro di tutte le
       opportunità per poi tornare a quella di cui fin dall'inizio ero
       persuaso; ma per istinto o per ragionamento tutto finiva
       comunque nell'errore, maggiormente quando credevo di aver
       fatto bene: tanto vale allora sbagliare d'istinto, sbagliare
       subito, sbagliare all'improvviso, almeno si arriva presto al
       risultato. Ma nel volo anche l'istinto è un argomento, qualcosa
       che va lavorato, contraddetto e usato al rovescio.
      " Manovre anti istinto" tu le chiami, per esempio nello stallo,
       quando senti che l'ala collassa e l'aereo comincia a vibrare, e
       suona l'allarme o una voce digitalizzata ripete in cabina Stall!
       Stall!  Stall! in inglese, lingua aereonautica ufficiale anche per
       le cattive notizie.In quel momento il cuore ti detta di tirare il
       volantino, tirare e tenere alto il muso che già sprofonda; se fai
       così,seguendo l'istinto,l'ala perde definitivamente l'aria,l'aereo
       e noi tutti dentro ci trasformiamo subito in un qualsiasi grave.
       Si può entrare in stallo per diversi motivi: per disattenzione,
       per cattiva o incompleta raffigurazione mentale dello stato
       delle cose, per accidenti esterni come il ghiaccio, ma se ne
       esce soltanto lasciandosi cadere, assecondando contro ogni
       impulso lo stallo, buttando giù il muso, accompagnando la
       caduta, fino a riprendere velocità e l'aria. Così nella vite:
       appena entri a spirale ,cominci subito a girare il volantino in
       senso opposto alla rotazione, e poi freneticamente in un
       qualunque senso pur di interromperla. L'ala in tal modo perde
       anche la poca portanza che restava e non c'è modo di uscirne.
       (…)



             Daniele  Del  Giudice   da       Staccando l'ombra da terra


 

STACCANDO L'OMBRA DA TERRA 2



(…) Mai usare il volantino - raccomanda la dottrina - , contrastare
       l'istinto; la spirale va bloccata coi pedali e col timone di coda,
       l'ultimo a perdere efficienza in queste circostanze. Si può
       entrare in stallo o in vite per tanti motivi:per disattenzione, per
       errore, per perdita di portanza di se stessi o a causa di una
       inesatta rappresentazione della propria posizione, magari in
       rapporto alla posizione degli altri, oppure per essersi
       concentrati su un solo aspetto delle cose, ricavando da quello
       ogni immagine, ogni significato, ogni sentiero; anche nella vita
       ci sono momenti di emergenza in cui l'istinto preme per
       reazioni immediate e risolutive, momenti di stallo in cui
       cerchiamo ancora di salire e di tenerci dritti in quota, e invece
       l'unica via d'uscita sarebbe lasciarsi scivolare, momenti in cui
       fissiamo le cose frontalmente e puntiamo dritti al loro cuore,
      mentre l'unica traiettoria ragionevole sarebbe quella eccentrica
      che porta verso il margine, seguirla con delicatezza lungo il
      bordo senza fuoriuscirne, e momenti in cui precipitando in vite
      muoviamo disperatamente ogni comando, e così ci avvitiamo
      sempre più. E tu - Bruno - naturalmente, suggeriresti manovre
     " anti istintive ", ma non è detto che uno riesca fare sempre il
      contrario, né che voglia veramente uscirne, nella vita; istinto e
      non - istinto possono essere intrecciati o capovolti e il rovescio
      ha un suo rovescio che non è sempre il dritto.
     In effetti anche nel volo c'è una zona misteriosa, l'unica che
     somiglia a tutto questo, la zona aerodinamica dove si guida per
     comandi invertiti, condizioni estreme, quando i rapporti tra
     velocità e potenza raggiungono una soglia oltre la quale si
     passa a un regime diverso, per " comandi invertiti ", appunto, e
     se vuoi salire devi spingere in basso il volantino, e se vuoi
     scendere devi tirarlo a te: non è facile da capire, non è facile
     accorgersi immediatamente di essere penetrati in quella zona.
     Non sempre ti rendi conto che ciò che ti viene chiesto è il
     contrario esatto di ciò che si vuole da te, che la domanda vera
     è l'opposto della sua formulazione; in volo, se te accorgi per
     tempo, puoi cavartela, ma in amore, anche se ti riuscisse di
     capire presto che sei nel dominio delle " richieste invertite", e
     anche se avessi la forza di invertire a tua volta le risposte e i
     gesti, non ne usciresti comunque, né tu né lei: dall'amore per
     domande invertite non si esce, perché azzeccare una risposta
     rovesciata non rimuove comunque il dolore né l'impedimento
     che ha capovolto la domanda.  (…)


            
               Daniele Del Giudice    da    Staccando l'ombra da terra


martedì 17 settembre 2019

SETTEMBRE DI FRANCESCO

 
 


                                                E io che non so ancora quale nome darti…


L' autunno mi piove addosso
come un rivolo d'inchiostro
si posa come un dubbio
sul davanzale ad aspettare
la fioritura del corpo.


                                        ***

Spesso le parole non escono
si scuoiano nel recinto disossato dell'esofago,
si fanno sante, abdicano la volontà.

La radice dell'idioma s'accarna
nelle pareti surgelate della gola
cerca il significato proprio.

Spesso le parole fanno tana
restano caste a seccare la bocca
non vogliono mischiarsi.


                                         ***

Settembre ha il fiato dell'addio
la valigia sul tetto aspetta
le cicale svuotano l'ultima lena
restano i gusci sui tronchi la sera.
La terra s'è spremuta, ha le scarpe strette
vuol essere lasciata in pace.
Io mi chiedo che ci faccio ancora qui,
ma lei langue, vuole il mio sangue
si aggrappa alle gambe
come il sole passato
cade a picco su di me.


                                       ***

Questo tramonto così orizzontale
segna la notte che non vede più
il sogno. Ed è sempre una conferma
come le tue mani che ritornano
a sficcarmi i chiodi dalla pelle
a dirmi che questa aritmia cerebrale
è un imbuto muto che non ha
buco, come il buio che si rade
e non esce di casa
per scambiare col giorno.


                                         ***

Mi piaceva il suo nome
di sicuro, me l'avrebbe donato.
Ma i nomi si appellano al nome
fissano le persone in scatole di ferro
che riponi nel portafoglio.
E io che non so ancora quale nome darti,
in quale tasca stare.



                         Francesco  Cagnetta   da    Convocazioni corporali

lunedì 16 settembre 2019

SULLA BOCCA

 
 

                                                    Un atto consenziente e programmato…



SULLA BOCCA

A cosa serve un bacio sulla bocca?
Giustamente non sai come rispondere.
Indugi sulla lingua finché scocca
a tratti il desiderio di confondere
con sinuose movenze alla gengiva
orgasmi naturali inevitabili.
Mastichiamo la lingua e la saliva
ottenendo consensi inconfutabili.
Rimane un po' di me sul tuo palato.
Ancora forse senti il mio sapore.
Giura: è stato sesso, non amore.
Un atto consenziente e programmato.
Solamente saliva e fiato e morsi.
A farsi sete e acqua, a bersi a sorsi.



                          Marco Simonelli    da       Le buone maniere

domenica 15 settembre 2019

L'ATTESA DI ANDRES

 
 

                                                        I miei gesti sono occulti, spietati…


1968 ( un solo ricordo )

E siamo invecchiati tutti e nulla ci hanno detto
del terribile crepuscolo e l'assenza
del restare seduti sulla porta della macelleria
del nonno, della nonna, della madre
che mai è potuta essere daccapo felice.

E nulla ci hanno detto, nessuno ci ha avvertiti della catastrofe
e siamo ancora seduti in attesa di un'alba.


                                           ***

SALA DI TORTURE

Qui giace Andréas il beneamato.
Andréas il detestato.

Qui giacciono molti sogni, la nostalgia,
la vita bella che non si è fatta viva.

In questa sala di torture i miei monconi,
la mia pleura, i miei occhi ardenti.

Tutto in metri cubi, quadrati.

Tutto in un ordine che non comprendo.

O non mi comprende.


                                                 ***

DOMICILIO

Numeri di pietra, maledetti numeri di pietra:

La mia casa non ha via, non ha tetto, non è impregnata di brodo.

La mia casa si regge sul silenzio
di un terreno incolto dove mai fioriscono i bambini,
dove la speranza è solo una parola.


                                                ***

IL CANTO DELLA SIBILLA ( a mia madre )

La lingua con cui respiro
e con cui non parlo mai.
La dolce lingua madre,
anemone dimenticata,
in cui io presagisco
 sogno a mezzanotte.

Quella in cui scrivo
(sempre mascherata )
quella che non comprendo,
inerpicandomi sui suoi accenti.

Quella sempreviva
come una rondine
o cento gabbiani bianchi,
come questo prodigioso
detto marinaio - adesso -
in cui è meglio tacere
sognando le pietre
di un mare e di un'isola,
che non indovineranno
la gioia di queste parole
che abitano nell'aria
ancora quieta o mutevole
nel lontano esilio.


                                               ***

SIBILLA SI CONFESSA DAVANTI AL SUO SPECCHIO

Soffro, soffro io tutta tra i gelsomini,
nell'orto e nello spazio e nel tuono,
nella pioggia, alle intemperie, desolata
soffro perché credo di essere pazza
(con quest'io terribile, incredulo
nello specchio azzurro del cielo rotto
e in questa luna piena dei miei occhi ).

Abito nel deserto della lacerazione:

i miei gesti sono occulti, spietati.



            Andrés  Morales    da     In attesa di un'alba

MEDIANOCHE DEL MUNDO

 
 
 
          La mia casa è il desiderio…
 
 
                                                              
IL RUMORE DELL' AUTUNNO

Penso al rumore dell'autunno, a quel suono
di uragani che abbandonano le ombreggiate colline
e si arrampicano su scogliere come scalatori inferociti.

Penso al rumore di passi veloci, dozzine di bambini
che non osano guardare la casa invecchiata,
la finestra senza cornice e la sagoma che volta la testa. E volta
la testa. E volta  la testa che è soltanto zigomi e bocca.

Penso al rumore che sprofonda nella polvere centenaria.
La polvere dove un piede può conoscere l'intimità
e quel che affonda non è un'orma ma un uomo intero.

Penso al gracchio del corvo dietro la fuga della lepre,
al rumore di parole senza vita che cadono sul prato,
al suono dei passi che le frantumano senza notarle,

al sibilo delle sottili betulle che si asciugano,
a quella respirazione che è un nome,
un nome di donna, un nome sacro, senza sillabe,
con campane che raddoppiano al posto delle sillabe.

Penso all'impronta di un piede immenso, al rumore
della città che accende le stufe, al passaggio
del fumo attraverso gli interminabili camini,

penso a tutto quello che non dovrebbe essere ricordato
e ripeto la preghiera già ripetuta una volta e una volta ancora,
e una volta e un'altra volta ancora lungo la mano indurita,
l'inevitabile mano per toccare il centro del silenzio del mondo.


                                         ***

MATTINO DI NOVEMBRE

Novembre pende dalle finestre,
si stira e si congela. Le nuvole grigie
di neve si schiantano sui tetti.
La neve è bianca come la pelle dei conigli spellati.
I conigli appena nati non possono illuminare
una tana. Radici
trasparenti, resti d'ombra e di legumi,
e un odore amaro e selvaggio e così antico
come l'istinto di sopravvivenza.
Novembre affonda come il piede di una ballerina
nel centro dell'aria, s'impenna, gira,
ulula, è un anziano, una barba piena di api,
un agnellino che pascola per le colline levigate.
Novembre è una veglia bianca
inclinata come una ragazza prima di lanciarsi
da un trampolino sul bordo del mare.
Quasi scosceso, quasi gru e quasi ombra di gru
sui bambini che scivolano sull'erba.
Il mondo è freddo e non ho figli, né moglie né familiari.
Sussisto possedendo il nulla.
La mia casa è il desiderio.


                                          ***

APPARTENENZA

Quando vieni al mondo comprendi
di chi è il mondo, e ti dici
ci dev'essere qualcosa di più, qualcosa di semplice
come il colore del tè,
come la musica prodotta da un tamburo,
come una notte che sfocia nel mattino.
E' possibile? Nelle crepe delle tegole
e tra le pietre crescono piccoli fiori.
La cosa minuta sempre si fa strada.
L'unica verità è che fa freddo sia al nord
che al sud, e c'è qualcosa, un filo
che tutto congiunge. La bellezza prevale
sulle montagne e nelle zone paludose.
I granchi sono rossi. Il topo di campo
e la gru hanno zampe rosate.
E ogni percorso fa il giro della terra
e arriva sempre allo stesso posto
non importa se avanziamo verso est o ovest.
Sono stanco.Ho ripreso a pensare alla morte.
Sono tornato a domandarmi: è possibile?
Mi sono visto attraversare la colonna di polvere
e afferrare dal pavimento un istante di lucentezza,
una pallottola che lascio sulla mia lingua,
una parola inutile.Un sorso d'inesauribile passato.
Sulla superficie dell'acqua cresce una zanzara
ed è sempre così ed è stato sempre così.
Ci sono molte porte aperte, molti piatti
stracolmi di cibi fumanti,
c'è molto di tutto, perfino allegria,
perfino buone abitudini, c'è chi
applaude all'alba, altri che scattano foto
al crepuscolo della sera; ci sono uccelli
che non temono né gli uomini né i bambini.
Ci sono piccoli cavalli nelle praterie,
volpi che fiutano la spazzatura,
piazze dove un'anziana suona il flauto a canne,
e un solo osservatore, una sagoma la cui
mano disegna una croce nell'aria, un movimento
che imita quello di chi dipinge
la figura di un bufalo sul basalto,
la bellezza che resiste all'oscurità della grotta,
l'evento più vicino all'eternità che conosciamo.
Il giorno inizia sulla punta
di ogni filo d'erba.



                  Jorge Gàlan     da     Medianoche del mundo


sabato 14 settembre 2019

LADRA DI PAROLE 1

 
 

                                                       Non c'è nulla di più costoso della parola…


 A  Jdepaul@aol.com
Da  a hollerman@aol.com
Oggetto : Parole


Jack,

Ho letto la tua mail. A quanto pare c'è almeno una cosa su cui Kathleen e io potremmo essere d'accordo: sei bravissimo con le parole.
Conosci l'espressione : " Le parole contano poco?", beh, io non sono d'accordo. Non c'è nulla di più costoso della parola, della frase o del paragrafo sbagliati. Guarda quanto stanno costando a me. Quasi un'intera vita passata a nascondere e coltivare rimpianti. E adesso le tue parole cercano di attirarmi di nuovo in qualcosa che forse non doveva nemmeno cominciare. Siamo andati troppo in fretta e abbiamo costruito tutto sulle parole sbagliate. Sulle menzogne. Sicuramente sulle mie, forse anche sulle tue.  Ne sono passate così tante tra noi che è difficile stabilire quali sono vere e quali no.
Sono d'accordo: è ora di staccarsi dal passato. Ma non per avvicinarsi al futuro. Io ho un presente a cui pensare. Credo sarebbe meglio se tu non mi scrivessi più. Risparmia le parole per la tua prossima compagna di viaggio. Sono sicura che le gradirà. Noi tutte le abbiamo gradite.

                                          Annie


John  Jaffe   da     Ladra di parole ( Una storia d'amore per coloro che credono nella seconda chance ! )