giovedì 10 maggio 2018

BREVE STORIA DEL SOGNO 2



(...) Nonostante la sua potente carica di fantasia e di irrealtà, il
      sogno, già dai più antichi albori della civiltà, è stato visto come
      un fatto collegato alla realtà - divina e umana -e capace di dire
      più di ogni altra esperienza, la verità.
      Ed è su questa linea che possiamo compiere un'esplorazione
      archeologica alla ricerca del significato, valore e uso che del
      sogno veniva fatto dagli antichi.
      E così scopriamo - anche prima dell'inizio della civiltà greca -
      un fiorire di interessi intorno al sogno nei popoli del vicino,
      medio ed estremo oriente : Egitto, Babilonia, Israele, Islam,
      India, Cina.

      I sogni nell' Antico Egitto

    
     Un prezioso papiro, il Chester Beatty III, che risale al 2000
     circa a. C., suggerisce varie chiavi interpretative del sogno,
     basate su giochi di parole, sul modo con cui veniva narrato e
     infine sulla corrispondenza simbolica tra sogno e sua esegesi.
     Agli Egizi va dunque il merito di aver capito l'importanza del
     linguaggio del sogno, gli aspetti formali di esso ( il racconto )
     e non solo il contenuto e la sua simbologia. Per questo
     potremmo considerarli dei veri precursori del pensiero
     psicoanalitico più recente.
     Per gli antichi Egizi il sogno è uno stato mentale extracosciente
     che dà accesso ad un mondo dominato da forze primordiali
     eterne e non create. Al sogno venivano conferite facoltà
     premonitive, divinatorie e terapeutiche e viene sottolineato
     anche il suo coinvolgimento nella sfera sessuale. Gli Egizi sono
     così i primi popoli ad usare il sogno per conoscere il destino
     umano, valorizzare la sessualità, capire il ruolo dell'uomo nel
     mondo, conoscere le cause delle malattie e scegliere i rimedi
     per curarle. Nascono così le prime pratiche di incubazione che
     tanta diffusione avranno poi nell' Antica Grecia e le prime caste
     sacerdotali, gli scribi casa della vita che acquisteranno -
     in virtù delle loro capacità oniromatiche - tanto potere nella
     realtà sociale, politica ed economica dell' Antico Egitto. Le
     richieste di sogni di incubazione avevano in genere come meta
     quella di ottenere una guarigione. Si crearono così dei veri e
     propri pellegrinaggi in alcuni templi dove- con la mediazione,
     la suggestione e la preghiera -si ottenevano sogni e guarigioni.
     I sacerdoti della casa della vita ebbero nell' Antico Egitto un
     grande prestigio: gli affreschi dell'epoca li rappresentano come
     portatori sulla testa di due pergamene arrotolate. Forse il
     numero due non era casuale, ma rappresentava una concezione
     dualistica del mondo dell'eterno e degli uomini che essi
     rappresentavano: i seguaci di Horus, dio delle forse positive e
     della vita e i seguaci di Seth , divinità delle forze avverse.
     Il papiro Chester Beatty III, nel dare un'affascinante
     documentazione sui vari sogni, ci parla anche di sogni cattivi
     dominati da disordine, perniciosità, persecuzione e pericoli.
     Questi ultimi poi, erano particolarmente presenti per il
     sognatore. Un'antica credenza egizia - viva tuttora nello spirito
     popolare - vuole che nel sogno l'anima erri, fuori dal corpo,
     esposta appunto ai pericoli più vari. Per questo era anche
     pericoloso risvegliare brutalmente un dormiente: la sua anima
     lontana dal corpo poteva non trovare il tempo per reintegrarsi
     in esso.  (...)


                Mauro  Mancia   da     Breve storia del sogno

BREVE STORIA DEL SOGNO 3


       I SOGNI NELL' ANTICA GRECIA

(...) Artemidoro di Daldi, vissuto nel II secolo d.C., primo autore di
      un libro di onirocritica, propone un'interpretazione sistematica
      dei sogni, fonda cioè una scienza dei sogni e dà forma alla
      convinzione diffusa nel mondo antico che il sogno abbia un
      valore premonitore ed esprima sempre il vero.
      Artemidoro parla di sogni simbolici anticipando la moderna
      onirocritica psicoanalitica, di sogni allegorici sottolineando
      l'aspetto metaforico e narrativo del sogno, di sogni da visioni
      come pre- rappresentazioni di avvenimenti futuri, di sogni
      divini e oracolari dove la premonizione assume il valore e il
      significato di un messaggio divino con il quale gli dei guidano
      e condizionano le vite degli uomini.
      Per noi oggi è più facile riconoscere negli dei dell'antichità
      parte di noi stessi collegate al nostro mondo interiore. E forse
      questa conoscenza ha sempre fatto parte dell'inconscio più
      arcaico, su cui si è stratificata nei tempi la nostra cultura.
      In vari sogni omerici il dio appare spesso al sognatore come un
      amico e Platone stesso dimostrava di credere poco alla qualità
      sovrannaturale dei sogni,ponendo invece il problema del sogno
      come schema di civiltà , come parte cioè dell'esperienza
      religiosa di un popolo e quindi capace di permearne o fondarne
      la cultura. Poeti e narratori non hanno fatto altro che adattare
      questo schema di civiltà del sogno alle emozioni del momento,
      all' hic et nunc della storia emozionale del mondo e
      rappresentare così le vicissitudini e le avventure che
      caratterizzano le vicende del nostro pensiero. Per questo è
      attuale l'angoscia con cui gli antichi vivevano il sogno.

    " Come in sogno non si riesce a inseguire un fuggente, ché né
       l'uno riesce a scappare, né l'altro a raggiungere, così né
       Achille riusciva a raggiungere Ettore con la corsa, né Ettore
       a sottarglisi ".

      Comunque la maggior parte dei sogni è  -per Artemidoro -
      proiettata verso il futuro piuttosto che - come vorremmo noi
      psicoanalisti - verso il passato e la storia del soggetto. Anzi, il
      sogno non viene solo considerato un presagio del futuro, ma
      addirittura è reso capace di causare gli eventi del futuro.
      Una modalità proiettiva attiva in grado di promuovere l'azione.
      Sulla base del suo rapporto con il futuro o il presente, si può
      distinguere per Artemidoro il sogno ( proiettato nel futuro )
      dalla visione onirica ( rappresentata dal presente ).
      Da questa concezione del sogno scaturisce la definizione stessa
      che Artemidoro propone, ad esso riferita :

    "Il sogno è un movimento o un'invenzione multiforme dell'anima,
     che segnala i beni e i mali futuri. Stando così le cose, l'anima
     preannuncia tutto ciò che accadrà con il trascorrere del tempo,
     presto o tardi; e fa ciò per mezzo di immagini proprie e naturali
     chiamate anche elementi, in quanto essa ritiene che nel  
     frattempo noi possiamo apprendere gli eventi futuri, istruiti dal
     ragionamento ".
    


                      Mauro  Mancia  da        Breve storia del sogno 

BREVE STORIA DEL SOGNO 4



(...)Malgrado questa concezione,nel vedere il sogno come presagio,
     Artemidoro fa ipotesi che anticipano addirittura il concetto di
     inconscio e di capacità magiche della mente umana che sarebbe
     appunto in grado di proiettare ( un'anticipazione del concetto
     kleiniano di identificazione proiettiva? )nel futuro i suoi desideri
     o le sue paure e angosce che diventerebbero delle premonizioni.
     Nella convinzione - anche in ciò anticipando la psicoanalisi più
     attuale - che la psiche sia capace di elaborare e rappresentare
     nel sogno le idee, fantasie e contraddizioni dello stato di veglia.
     Esisterebbe dunque un rapporto stretto tra i contenuti mentali
     del sogno e quelli della veglia e in questa ipotesi Artemidoro
     anticipò il valore che Freud attribuiva alle associazioni libere
     del sognatore per capire e interpretare i suoi sogni e, nello
     stesso tempo si pone nella schiera degli psicoanalisti più attuali,
     per i quali il pensiero del sogno è simile al pensiero della veglia
    Un altro contributo all'interpretazione dei sogni che fa di
    Artemidoro uno psicanalista dell'antichità, è quello relativo alla
    possibilità che oggetti della propria passione siano sostituiti da
    altri oggetti corrispondenti ad essi e che diventano così loro
    simboli.

    L'olivo indica la donna, per cui è buon segno vederlo fiorente e
    ben saldo sulle radici, con frutti maturi secondo la stagione.
    L' alloro indica una donna ricca perché è sempre verde, e bella
    per la leggiadria del suo aspetto.
    La quercia corrisponde a un uomo ricco per le sue facoltà
    nutritive, oppure a un vecchio per la sua longevità.
    I platani, i pioppi, gli olmi, i faggi, i frassini e tutti gli alberi
    simili a questi, giovano soltanto a chi va in guerra e ai falegnami
    Ai primi perché servono a fare le armi, ai secondi perché offrono
    la materia prima per il loro lavoro. Per tutti gli altri sono
    simbolo di povertà e di miseria, in quanto non fanno frutti .(...)


        Mauro Mancia   da    Breve storia del sogno                                 

BREVE STORIA DEL SOGNO 5



(...) Infine, Artemidoro, dà una chiara definizione dell'
      interpretazione dei sogni come " accostamento di simili" e ciò
      consiste nel cogliere pensieri e fantasie associativamente
      richiamati dalle rappresentazioni oniriche e collegati in un
      tessuto narrativo che spieghi le vicende e i contenuti affettivi
      del sogno.
      Artemidoro, diversamente da Freud - che dà importanza alle
      sole associazioni del sognatore,pensa alle fantasie e ai pensieri
      che si attivano per associazione nella mente dell'interprete e in
      questo anticipando la psicoanalisi più attuale, che ha conferito
      al controtransfert ( l'insieme di pensieri e emozioni dell'analista
      nei confronti del paziente n.d.r.) un ruolo centrale nel lavoro di
      analisi in genere e in quello interpretativo del sogno in
      particolare.
      Spicca nel lavoro di Artemidoro il relativismo con cui tratta i
      simboli e i loro significati mantici o interpretativi. Dedica
      quindi - su questa base - una quantità di paragrafi ad animali
      e a vegetali. Molto rilievo, infatti, hanno nella mantica
      artemidorea gli animali e le piante in quanto parti importanti
      di una civiltà contadina e naturalistica, per cui questi elementi
      entrano come significati in molti sogni.

     I cani da caccia indicano i guadagni che provengono da fuori: è
     quindi un buon segno vederli in caccia; i cani da guardia
     corrispondono alla moglie, ai servi e a beni che si sono
     guadagnati. Se si inferociscono, abbaiano o mordono,
     preannunciano offese da parte di costoro e gravi danni.
     Un orso corrisponde a una donna e indica malattia a causa
     della sua natura ferina; inoltre movimenti e viaggi perché porta
     lo stesso nome della costellazione mobile.
     Una scimmia simboleggia un uomo ribaldo e imbroglione; il
     cinocefalo ha gli stessi significati della scimmia e aggiunge ai
     suoi effetti anche una malattia, perlopiù il cosiddetto " morbo
     sacro ": infatti esso è sacro alla Luna
     Un cinghiale rappresenta una donna scostumata, mentre se una
     donna nasconde in seno un rettile di qualsiasi specie e ne trae
     piacere,significa che verrà sedotta dal nemico di chi fa il sogno.
     Gli uccelli che volano alto nel cielo, giovano più ai ricchi che ai
     poveri; sognare un'aquila posata su una roccia, su un albero o
     su un luogo elevato è un buon segno per chi sta per
     intraprendere qualcosa e cattivo per chi ha qualche timore;
     mentre un'aquila posata sul capo di chi fa il sogno gli
     preannuncia morte.
     Le colombe selvatiche e quelle domestiche corrispondono alle
     donne: quelle selvatiche indicano delle sgualdrine, quelle
     domestiche talvolta anche donne casalinghe e costumate.
     La rondine preannuncia morti immature, sofferenza e dolore
     perché il mito narra che da tali sciagure essa abbia avuto
     origine.
     La voce della rondine non è un lamento, bensì un canto e a
     primavera - quando si ripresenta dopo un lungo periodo di
     inattività invernale, essa canta di mattina al sorgere del sole,
     richiamando la lavoro tutti i viventi in cui si imbatte...(...)


             Mauro  Mancia  da  Breve storia del sogno
    

mercoledì 9 maggio 2018

LA SPOSA



                                    L'amore abbonda in ogni cosa
                          dal punto più profondo
                          a quello più sublime
                          oltre le stelle
                          e pieno è d'amore verso tutto
                          che al supremo Re
                         donò il bacio della pace.


                                  Hildegard  von  Birgen
                        


SINFONIE DI MADRIGALI 1

 
 

                                                          Anche il tempo che ci separa ti somiglia...



L'OVUNQUE CHE SEI

Ti scrivo da qui, da quell'ovunque di te che ogni cosa diventa quando le manchi, mi guardo intorno e vedo la gente trasformata in un popolo che ti somiglia : c'è chi cammina come te, chi ride come te, chi guarda a lungo il cielo come fai tu, e io vorrei essere lì, con la faccia dappertutto su di te, e invece sono qui, con intorno i tuoi occhi a farmi da mare; ieri è persino affiorato uno scoglio sommerso da anni a ricordarmi la tua smania da gabbiano di appollaiarti come un flutto in mezzo ai flutti. Oggi ha piovuto un po' una pioggia sminuzzata che batteva sulla tettoia un tempo di biscrome con dentro la tua voce, e anche il tempo che ci separa ti somiglia : è una lunga processione di istanti tutti con te sopra, ma dovresti sbrigarti a tornare invece di leggere queste cose, perciò la faccio breve e ti saluto qui, dall'ovunque che sei ogni volta che mi manchi.




UNA PAROLA PER DIRTI

Vorrei sognare una parola per dirti, per chiamare tutte le cose che sei, per spiegare ai quattro venti come mi stanno le tue mani, come mi sorridi da dentro a un bacio, che sei fatta di sole da freddo, di acqua da sete, di cuscino da sonno e labbra soffiate; sei il fruscio che sento dormendo, la realtà che di notte si traveste da sogno - come il mare quando fa rumore di uomo , passi d'acqua in cerca di riva - sei le cose che succedono al cielo: ti ho vista piovere a catinelle, fare con gli occhi gesti di vento, albeggiare senza mai un tramonto; sei una luce diurna che ha modi da nuvola, sei la strada che so, il gradino che il passo riconosce al buio, la bomba al cuore appena ti vedo, cose strabilianti che andrebbero dette con una sola parola in tutte le lingue dell'uomo, che andrebbero cantate con la voce di tutte le foglie.




DOVE AVEVO LA TESTA

Ora prendo un foglio e ti disegno, prendo un libro e ti romanzo, affitto un orizzonte e ti paesaggio: non è giusto lasciarti non detta, non ha senso tenerti sottintesa, è uno spreco assistere al tuo viso e non farne un dipinto da portare appeso al cuore, precipitare nei tuoi occhi e non raccontarlo a tutti, conoscere la tua pelle e non dire a nessuno i brividi che sparge sulla mia, o il tuo odore e non dire a nessuno le fiabe che mi ricorda. Non capisco come ho fatto a lasciarti così a lungo disamata, a girare per la vita lasciandoti imbaciata; mi chiedo dove avevo la testa, cos'avevo nella testa, come mai ci ho messo così tanto a perderla, e a non volerla trovare mai più.





TRAIETTORIA DI TE

In fondo alle strade sbagliate che ho imboccato, ai passi falsi che ho fatto, alle occasioni che non ho colto, ai disastri cui sono andato incontro credendoli trionfi e agli altri mille errori che ho fatto nella vita; in fondo ai treni persi, agli appuntamenti mancati, alle scadenze non rispettate, alle cose lasciate a metà e agli altri mille errori che ho fatto nella vita; in fondo alle brutte pieghe che ho preso, alle cattive compagnie che ho frequentato, ai brutti vizi che ho coltivato e alle pietre sopra che non ho messo; in fondo a questi e agli altri mille errori di cui è costellata la mia vita c'eri ad aspettarmi tu, e senza questa sterminata mappa di fallimenti non ti avrei mai trovata, mai conosciuta, mai amata - prova evidente di come le brutte strade portino spesso in paradiso.


            Sergio  Claudio  Perroni   da  Entro a volte nel tuo sonno

martedì 8 maggio 2018

SINFONIE DI MADRIGALI 2

 

                             Guardarti è una mappa: ogni centimetro di te è un viaggio...




LA VITA COL TUO STUPORE

Vorrei metterti negli occhi come un unguento, come un collirio,
portarti tra le ciglia tutto il giorno e vedere il mondo attraverso
il tuo sguardo, vorrei leggere la vita col tuo stupore da bambina,
seguirne le righe con la leggerezza assorta di quando tocchi le
cose come se fossero vento colorato, di quando le accarezzi come
se a dar loro confini e spessore fossero le tue dita, quelle dita che
nel sonno si sgranchiscono nell'aria per disegnare forme viste da
sveglia, o per risalire sognando tutte le vite che sei, le vite che di
giorno ti attraversano per un istante, riconosciute appena il tempo
di una vertigine, sfiorate con un brivido da quelle dita sottili, così
sottili da poterci scrivere sopra solo parole senza la g, senza la t,
solo parole come amore mio.




AD ALI APERTE

Guardarti è un diario: in ogni giorno dei tuoi occhi rileggo giorni
d'incanto, in ogni tratto di pelle vedo le fondamenta di un ricordo, in ogni ansa del corpo la tua bellezza di vetro, trasparenza che ne lascia scorrere sempre di nuove; guardarti è una mappa: ogni centimetro di te è un viaggio all'inizio, uno sbarco sospirato, una
corsa ad ali aperte; nel tuo sguardo ho visto aggirarsi fiumi, sorgere lune; dal tuo sorriso di bimba sprigionarsi nature inesplorate e raggi di mare; guardarti è un sogno alle pendici del sole - alzo gli occhi, busso al cielo e apri tu.





QUANDO MI TIENI

E' tutto cielo quando ridi, è un intero mondo di cose alte che si chinano ad ascoltare, di nuvole in picchiata per guardarti da vicino, di cose con le ali che raccolgono quel suono e provano a cantarlo mentre volano; è tutto cielo quando mi dormi accanto, quando le tue dita sonnambule mi disegnano vertigini sulla pelle e dalle labbra ti sfuggono comete di sospiri, sillabe vestite di vento, parole di nebbia, mentre gli occhi guizzano come lampi sotto le palpebre per tener dietro ai sogni; è tutto cielo quando mi tieni, quando mi stringi, quando sentirti addosso mi spalanca attorno un'enormità di azzurro, un firmamento appena meno vasto del buio che mi aspetta al risveglio senza te.





ANGHINGO'

Conto fino a tre, conto fino a te, conto fino a tanto, conto fino a tutto, conto dalle cose perdute fino alle parole volate, fino alle scene tagliate; conto dalla caduta in là, dalla colpa in poi,  dal ritorno in giù; conto dal dolore escluso, dal rimpianto compreso,
dalla rabbia fino al buio, fino a ecco-ora-come faccio, conto dall'amore a salire, dalla tristezza a scendere, conto da non- è- possibile e continuo fino al vuoto, fino a prima, fino a sempre; conto fin o a ieri, fino a più; conto fino a zero.




E SE L' ALDILA' NON C' E', CE NE FAREMO UNO NOI, UN PARADISO APPOSTA PER STARE INSIEME TU ED IO, OLTRE LA VITA. ALL' INFINITO.


            Sergio Claudio Perroni    da   Entro a volte nel tuo sonno


lunedì 7 maggio 2018

VOCI D'UN VECCHIO CANTARE

 
 

    
                                              C'è un sospiro nell'aria per quelli che sanno...


C'è qualcosa di fermo, la natura
che balla e cambia e tutto si muove e parla.
Non c'è niente. E poi la luce e l'aria, voci lontane,
leggera dondola una foglia e dietro le mura
s'abbraccia l'edera: chi chiameranno?
Pare svegliarsi il mondo quando tu lo guardi
e c'è un sospiro nell'aria per quelli che sanno.




Noi abbiamo già una vita e una memoria,
una stanza d'ombre, una poltrona, i baci...
Ma è una vita corta, fatta d'aria
e quel " già " non è mai tornato a fiorire.
La poltrona poi non è mai una stanza
e le ombre si disfano d'ombra nel guardare
quelle cose d'una giornata gettata al vento,
la carne che s'invecchia nel sognare.




La notte l'abbiamo addosso. Tra le pietre le stelle
e i baci fra i sassi, il tempo che corrode le pietre,
la luna che fa luce ai prati lontani.
Che gran silenzio il mondo! E la tua bocca
che lenta sfiora il tacere del mio guardarti...
Si può toccarlo, il mondo? Siamo dentro l'onda
di quel silenzio che rasenta le case.





L' aria si muove ed è di pietra
che intorno a me picchia la giornata...
Ah, aria del mio tempo, ah peso di pietra
che ferma i miei pensieri e sbianca il cuore
di quelle voci vuote che stringono dentro la vita...



              Franco  Loi   da      Voci d'un vecchio cantare


domenica 6 maggio 2018

LE POTENZE DEL SONNO ( Introduzione )



Le potenze del sonno abitano con leggerezza questi brevi, personalissimi testi popolati da ricordi, suggestioni, spunti biografici, riflessioni, figure dell'immaginario. Al centro, lo spazio inafferrabile del sonno, quella soglia segreta che ci sottrae alla realtà obbligata del giorno e ci restituisce al mondo libero e irresponsabile della notte e dei sogni. Uno spazio in cui il pensiero, l'immaginazione e le sensazioni si dilatano: un'apertura che conduce " al paese d'origine", al luogo nascosto dove entriamo in contatto con il nostro tessuto interiore. L'oscillazione tra la volontà di decifrare questo continente dell'oblio e della rivelazione e la resa affascinata ai suoi poteri, sfiora con sapienza l'enigma che ogni giorno ci cattura : l'abisso del sonno.


                       frida

LE POTENZE DEL SONNO 1

 
 

                                                               Il sonno prolunga il sogno...


PARADOSSI

(...)  Il sonno contiene un mistero - un mistero che è, in parte,quello
       di consentire l'abbandono della ragione che assiste alla
       propria disfatta e trova in essa non solo piacere ma anche -
       accanto al piacere - una ragione nuova, nuove terre da
       esplorare. Un mistero che porta con sé un altro modo di essere
       anch' esso figlio della ragione.
       Il punto più misterioso non è situato dentro al sogno che si
       appresta a cominciare, ma nella sua profusione di immagini
       donate - doni imprevisti, imprevedibili -, quanto nel momento
       della totale assenza di immagini, e nel gesto potente ( immensa
       mano dolce )che cancella tutto ciò che era iscritto sull' ardesia
       del giorno.
       All' improvviso, l'intero essere è completamente volto verso
       l'oscuro. E verso quella sottile traccia di luce che consente di
       percepire l'oscuro, il quale rifiuta di essere afferrato nel
       momento in cui afferra tutto il già noto, impadronendosene e
       sostituendolo.

       Interrogare il sonno, nel semplice senso di scrutarlo a fondo
       fino a strappargli - se possibile - il suo segreto, implica un
       atteggiamento opposto a quello degli altri gesti.
       Quando si entra in un luogo di studio, il sopore - di solito - è
       proibito.  In questo caso - al contrario - è assolutamente
       privilegiato: dormire è permesso, anzi necessario, perché si
       possono trovare l'oggetto e il soggetto del proprio lavoro.
       Non più - quindi - soltanto: " Il poeta lavora: sogna", com'era
       scritto sulla porta di Saint-Pol  Roux ( pseudonimo del poeta
       francese Pierre - Paul Roux n.d.r. ), ma " Il poeta si impegna:
       dorme".

      Il principale paradosso del sonno paradossale consiste nel fatto
      che il tempo del sonno più profondo, più difficile da
      interrompere, quello nel quale i riflessi non funzionano più, è
      anche quello in cui è più intensa l'attività mentale. Gli occhi si
      muovono, i neuroni circolano, l' Es pensa: i sogni cominciano.
      Il sonno prolunga dunque il sogno. Ma dove comincia la carne
      dell'uno, dove la carne dell'altro? Il cuore del sonno è questa
      proliferazione attiva, immaginante, profetica? (...)


                Jacqueline  Risset   da    Le potenze del sonno
    

LE POTENZE DEL SONNO 2


IL SONNO E L' ILLUSIONE

(...) Il sonno - certamente - ci sottomette all'illusione. Ma l'illusione
      che genera e alla quale ci introduce è forse più chiaroveggente
      delle opinioni chiare e distinte che invano gli opponiamo. Tutta
      la vita è una sorta di sonno.
    " Nessuno sa cosa fa, nessuno sa quel che vuole, nessuno sa cosa
      sa . Dormiamo la vita" ( F. Pessoa ).
      Muovendosi in questa direzione, seguendo questa china del
      pensiero, si giunge ad una perfetta sinonimia: sonno- veglia e
      sonno- risveglio.
     " Come se passeggiassi, dormo ma sono sveglio. Come se
       dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo, la vita, è
       in sé stessa una grande insonnia e c'è un lucido risveglio
       brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo".
       Ritroviamo - a questo punto - Rimbaud : esiste una veglia all'
       interno del sonno.  (...)


                 Jacqueline  Risset    da     Le potenze del sonno



LE POTENZE DEL SONNO 3


L'ALTRO APPARTAMENTO

(...) Alcuni sogni, che suscitano al risveglio una particolare gioia e
      poi una grande delusione ci fanno credere di disporre, al di là
      delle pareti familiari, di una o più stanze supplementari fino a
      quel momento sconosciute o ingiustamente trascurate. Le
      visitiamo con riconoscenza e con ammirazione, per la
      naturalezza e l'ingegnosità della loro disposizione. Il piacere
      che ci procura è simile a quello che - durante l'infanzia - ci
      davano i grandi specchi delle case: immaginavamo infatti che
      cominciasse, dall'altro lato, una casa esattamente uguale dove
      forse - in quello stesso momento, un bambino esattamente
      uguale a noi stava camminando come noi, ponendosi le stesse
      domande.
      Le stanze che scopriamo in sogno non sono forse l'immagine -
      formata dai sogni stessi - di quell' " altro appartamento " del
      sonno nel quale entriamo di notte, abbandonando il nostro?"
      (...)


               Jacqueline  Risset   da    Le potenze del sonno
     

sabato 5 maggio 2018

IL POZZO DI SAN PATRIZIO ( fra leggenda e Storia )


Orvieto, città millenaria sospesa quasi per magia tra cielo e terra, svela un altro degli aspetti che la rendono unica ed eccezionale: un dedalo di grotte è nascosto nell'oscurità silenziosa della rupe.
La particolare natura geologica del masso su cui sorge, ha consentito agli abitanti di  scavare - nel corso di tremila anni - un incredibile numero di cavità che si estendono, si accavallano, si intersecano al di sotto del moderno tessuto urbano e che
rappresentano un prezioso serbatoio di informazioni storiche e archeologiche.


Si dice che un giorno Cristo indicasse a Patrizio ( il futuro santo protettore dell'Irlanda ) una incredibile cavità nella roccia nel territorio del Donegal: il santo avrebbe dovuto portarci i fedeli più increduli per mostrare loro le pene dell' Inferno; se poi questi si fossero avventurati fino a raggiungere il fondo, avrebbero ottenuto la remissione dei peccati e l'accesso al Paradiso.
Ispirato alla leggenda e alla grotta meta di pellegrinaggio in Irlanda e conosciuta oggi come " Purgatorio" di San Patrizio, è nato il Pozzo di Orvieto.
L'opera, chiamata inizialmente Pozzo della Rocca ( in quanto prossima alla Rocca di Albornoz )  fu voluta da Papa Clemente VII
nel 1527 per assicurare acqua alla città nell'eventualità di un assedio e venne ultimata nel 1637 sotto Paolo III Farnese.
Si tratta di un'opera di sapiente ingegneria che coniuga, ai 54 m. di profondità e ai 13 m. di diametro la singolare trovata architettonica della doppia rampa elicoidale , che permetteva alle bestie da soma utilizzate per il trasporto dell'acqua, di non ostacolarsi nel doppio senso di marcia lungo i 248 gradini. Particolarmente suggestivi, inoltre, i 72 finestroni che lasciano filtrare e giocare con le tonalità della pietra, la luce.
Un Viaggio - insomma - quasi dantesco di discesa nell'oscurità degli Inferi per poi " tornare a vedere le stelle..."

                           frida


 
Entrata. Visione dall'alto

 
Comincia la discesa...

 
 
...lungo la rampa di scale

 
Visione dei finestroni interni
 

 
Foro dell'entrata visto dal fondo
 
 

 
"E quindi uscimmo a rivedere le stelle..." ( Inferno XXXIV )




venerdì 4 maggio 2018

SE QUESTO TRENO VA

 
 

                                                            Di raggi forti ho bisogno...



SE QUESTO TRENO VA

Voglio andare senza fuggire,
aprendomi la strada fra banchi di luce
nel mio castello di cartapesta e niente.
Lascia che scappi da un sole malato
ché di raggi forti che scottano il viso
ho bisogno e che riempiano stanze.
Lascia che scenda dalle tue mani incerte
ancora quel raggio a illuminare la via
ché di cadere io temo da fragili steli.
Aspetto - ancora di te - il nostro vagone
carico di ciò che noi siamo.
 

             frida

STELLA VARIABILE

 
 

                           
                                          Amare non è sempre conoscere...


VII

Mai così fitto mai
così fittamente deliberante
appena fuori dalla foce
in tondo il crocchio dei gabbiani. Uno
si stacca a volo: tuffatosi
pesca un alcunché, torna al conciliabolo.

Sei già mare d'inverno:
estraniato, come chiuso in sé.

Amare non è sempre conoscere ( "non sempre
giovinezza è verità " ), lo si impara sul tardi.
                                  Un sasso - ci spiegano -
non è così' semplice come pare.
Tanto meno un fiore.
L'uno dirama in sé una cattedrale,
l'altro un paradiso in terra.
Svetta su entrambi un Himalaya
di vite in movimento.
                                  Ne fu colto
il disegno profondo
nel punto dove si fa più palese
- non una storia mia o di altri
non un amore nemmeno una poesia
                                  ma un progetto
sempre in divenire sempre
" in fieri" di cui essere parte
per una volta senza umiltà né orgoglio
sapendo di non sapere.
Sul rovescio dell'estate.
Nei giorni di sole di un dicembre.

Se non fosse così tardi.

Ma tu specchio ora uniforme e immemore
pronto per nuovi fumi
di sterpaglia nei campi per nuove luci
di notte dalla piana per gente
che sgorghi nuova da Carrara o da Luni

tu davvero dimenticami, non lusingarmi più.


              Vittorio  Sereni    da      Stella variabile

mercoledì 2 maggio 2018

POLVERE D' AMORE




                                                              ( Tomba Caprara - Certosa di Bologna )


                                                " Polvo seràn,
                                    mas polvo enamorado "


                                          Francisco de Quevedo


                                                ( La polvere sarà più polvere
                                                           nell'amore )


LA PRECISA CONFUSIONE




                                                         Persone che coniughi in " amare"...



CI CERCHIAMO NEL SONNO

Ci cerchiamo nel sonno
a manate pesanti - il mattino -
con i piedi nel caos.
Poche cose da dire:
che siamo due ragazzi,
due vecchi -
a turno, un ragazzo,
un vecchio.
Non siamo qui per caso.
La confusione è precisa
in amore.


                                ***



NON POTREI VIVERE

Non potrei vivere
senza lo scambio termico
senza tenerti i sogni nelle mani.
Sei tu la mia temperatura,
tu sei il maestro del tempo di cottura.


                                ***




MI PIACCIONO LE PERSONE CHIARE

Mi piacciono le persone chiare
percorse da sguardi trasparenti
persone che coniughi in " amare"
con un vago sorriso in mezzo ai denti.

     
                                            ***




STRINGIMI AL COLLO

Stringimi al collo
monili avvelenati
le serpi e gli scialli.
Lanciami addosso
un brano di sciacalli.
Stracciami il sonno
scavalcandolo dagli occhi.
Gettami spilli e polvere
a manciate.



                                        ***



SCELGO LA PORTA STRETTA

Scelgo la porta stretta
il lato d'ombra del rasoio.
Sfiorarti per non romperti
toccare la parete più sottile.
Non fecondarti. Leggere.




           Vittorio Lingiardi     da    La confusione è precisa in amore



martedì 1 maggio 2018

JE TE VOGLIO BENE ASSAJE

 
 



                               Ricordate lo juorno
                               che stive a me becino,  
                               e te scorreano nzino
                               le lacreme accossì.
                               Diciste a me: Nun chiagnere
                               ca tu lu mio sarraje...
                               ..............................................          
   

LA PIU' DIFFICILE DEL MONDO ( proprio come te )

 
 


                                            Portami con te, fammi seccare tra le pagine di un libro...


III

Ci si innamora soltanto d'inverno.
Lontani dall'esuberanza
dei profumi, dall'abbaglio
volgare dei colori, come è stato
con te: qualcosa che cresce nascosto
dentro la terra, quando fuori
tutto sembra morto.





VIII

Dite al pallottoliere
che un altro giorno finisce. Da sotto
il letto già mi rimbrotta: sostiene
che sarebbe più giusto
averti qui, se il dolce
che previene l'amaro
mi fa amara la bocca.

Poi dice che gli manchi.





X

Penso a quando ti metti quel pigiama
verde coi funghi che divoro. Poi
dormo tutta la notte, con le labbra
cosparse di veleno.




XII

Mi ti arrampichi addosso
come una vite sul palo.
In estate viviamo
le nostre giornate più belle:
a te un sostegno che regga
il peso dello zucchero che cresce,
a me le foglie che avvolgono
l'odore viola dei baci.





XIII


Dici: che belle sono queste carezze.
E non capisci che in realtà
sto avvolgendo i fili del rocchetto,
perché se smetto di toccarti
e ti lascio andare, ho paura
di perdermi, volare via.





XIX

Quando l'autunno scuoterà i rami
bianche dei pioppi, non lasciarmi
ai bordi della strada.
Non lasciarmi tra i ciottoli,
le foglie melmose, le piccole
cose marce, nello scolo delle acque.
Portami con te, nel calore
di una casa, fammi seccare
tra le pagine di un libro.

Quando l'autunno spezzerà i rami
bianche dei pioppi, tu
sarai il fiore che spunta
dal taschino della mia giacca.


         Riccardo  Socci    da    La più difficile del mondo ( proprio come te )