lunedì 13 settembre 2021

SENTIMENTO DI VENEZIA

 


                                        Quest'acqua che ti porti nel cuore e nelle vene...




CAPIRSI


sarebbe come capire quest'acqua di laguna

che ora corre rapida al maestrale ora lenta

scivola nell'afa, acqua che sa di fiume

e di sale, risale le barene, il suo mistero

di riflussi, la sua quiete apparente.


Stare così, alla riva, osservare il moto

dell'onda che si allarga a tondo nell'aria

sospesa squarciata da gridi di gabbiani.


Quest'acqua che ti porti nel cuore e nelle

vene, acqua che non sai e conosci bene,

tu ne ignori i vortici che alzano la melma

del fondo, polvere grigia viene a galla

poi scompare

in un fremito di scaglie di sole.


E' in questo balenare del suo grande amore,

il tuo amore di pescatore immobile

a contemplare la voce di questo mare

senza sosta, quest'acqua senza risposta.


E' nei tuoi occhi inquieti il senso del tuo indagare

                                                 

                                                     perché l'amore

vive nella tua sete di conoscenza

nella tua ignoranza

nel divenire che non sai

                                                    e non puoi capire.



                                                     ***


SARA' QUESTA PIOGGIA LENTA


che vela gli occhi e rallenta il tempo,

sarà questo dover vedere cose già viste

sapere ogni passo da dover fare ancora

andare senza passione

nella stessa direzione che stanca, sfianca,


lasciare ogni mattina il tuo calore

per un'assurda replicazione di gesti e parole,

durare le fatiche senza senso

di un quotidiano galleggiamento.


Senza più  aspettare un segnale da terra

o di cielo, un lampo di sole nel cieco

vagare reiteranti salmi e rosari  da sgranare


senza più domandare niente agli umani


né a un dio probabilmente amareggiato

di averci amato tanto inutilmente.



                                           ***


IO LO SO, MAMMA


che sei da qualche parte. Tu, volata via così,

una foglia disfatta a novembre che si stacca

e si distende a terra.


Ti sento nell'aria, nella pioggia,

nei gradini dei ponti da fare ogni giorno

con la fatica nelle gambe e l'anima chiusa in gola.


Ti porto con me nelle calli della sera, nella nebbia

delle mattina di vetro mentre cammino queste pietre dure

queste strade scure che si incrociano come un labirinto

dove bambino mi tenevi per mano


e ancora adesso che vado da solo in mezzo al vuoto,

tengo strette nel pugno le tue parole, la bussola

che mi hai lasciato.



                    Francesco Sassetto   da    Il cielo sta fuori



domenica 12 settembre 2021

VIVALDI IN CONCERTO



                

                         Per chi ha tempo e voglia di ascoltare della buona musica

                                      in questa domenica settembrina...



                                               frida




sabato 11 settembre 2021

LE POESIE IMAGISTE DI HILDA

 


                                             I pensieri mi lacerano, sono la loro febbre...



Coniato e teorizzato da Ezra Pound agli albori del Novecento, l'imaginismo trovò la sua migliore espressione nella poeta americana Hilda Doolittle, di cui per la prima volta in Italia arriva un'antologia poetica che raccoglie gli esiti più alti e riconosciuti, tratti dalle raccolte Sea Garden ( 1916 ) e The God ( 1913- 1917 ). Con una lingua naturale, essenziale, priva di costrutti artificiosi, il verso libero e irregolare, le poesie di questa raccolta , tradotte da Giorgia Sensi, " non rappresentano, ma presentano", combinando immagini nitide in un movimento avvolgente che evoca sentimenti ed emozioni profonde attraverso una stile in cui l'elemento narrativo fà di questa poeta una voce più che mai contemporanea e attuale.




 MEZZOGIORNO


 Sono allarmata -

una foglia spezzata scricchiola sul lastricato -

sono angosciata - sconfitta.


Un leggero vento scuote i baccelli -

i miei pensieri sono consumati

come semi neri.

I pensieri mi lacerano,

temo la loro febbre.

Sono dispersa nel suo vortice.

Sono dispersa come i semi caldi rinsecchiti.


I semi rinsecchiti 

sono spaccati sul sentiero -

l'erba si piega per la polvere,

l'uva scivola sotto la sua foglia secca :

eppure oltre i semi ormai passati

e gli steli di menta anneriti,

il pioppo sulla collina è splendido,

il pioppo si allarga, le sue radice profonde fra gli alberi.


Oh pioppo, tu sei grande

tra le pietre del colle,

mentre io perisco sul sentiero

tra i crepacci delle rocce.



                                                 ***


ROSA


Rosa, ruvida rosa,

scarsi i tuoi petali, sciupata,

fiore scarno, sottile,


più preziosa 

di una rosa umida

sola su uno stelo -

sei colta nella corrente.


Stentata, piccola foglia,

sei sbattuta sulla sabbia,

sei sollevata

nella sabbia secca

spinta dal vento.


Può la rosa gialla

trasudare tale acre fragranza

indurita in una foglia?



                                      ***


EURIDICE


Così mi hai riportata indietro,

io che avrei potuto camminare con i vivi

sulla terra,

io che avrei potuto dormire tra i fiori vivi

finalmente;


così per la tua arroganza

e la tua spietatezza

sono riportata indietro

dove i licheni morti grondano

ceneri morte sul muschio del frassino;


così per la tua arroganza

io sono distrutta infine,

io che avevo vissuto incosciente,

che ero stata quasi dimenticata;


se tu mi avessi lasciata aspettare

sarei passata dall'apatia

alla pace,

se tu mi avessi lasciata riposare con i morti,

avrei dimenticato te

e il passato.



                                   Hilda Doolittle  da    Poesie imaginiste



venerdì 10 settembre 2021

DENTRO IL MERAVIGLIOSO ISTANTE

 



                                                      E penso a questo inquieto tempo...


                        


La nostra debolezza si fa grande

delle piccole cose di ogni giorno.

Spesa, dottore, tasse, qualche incontro,

il giornale sfogliato nel caffè,

un titolo in vetrina che cattura.

Presto per l'aria brillerà la rondine

sfuggita come il sogno al sognatore.

Ma ne è in realtà l'effigie nella luce

che fa festa nei giochi del bambini.

Dentro la vita semplice, così è scritto.



                                                   ***


La foto degli amici nella camera.

Sbucano tra i libri, fanno appena

capolino accennando, li riaggiusto,

chi dentro, chi più avanti, perché

appaiano tutti, sopra la mensola.

Poi mi perdo a fissarli, e duro in essi

e con essi trasvolo.


E penso a come inquieta questo tempo

se sono stretto a me. Come divaga

la vita, e come fugge. E come invece

sazia se resto semplice e ancorato

altrove, spossessato nella luce.



                                             ***


Siamo la nostra memoria. Un complesso caleidoscopio

in cui si fa nuovo il ricordo e si sommano i giorni;

la nostra stessa carne è questa memoria che si espande

e si riassume. Come nascemmo già sapendo piangere

e sbadigliare, altrettanto in noi un universo si muove

e cresce imprimendosi un volto e una dimensione

che si connette a un mondo altro da noi.


Siamo i bagliori della nostra sapidità,

i punti fermi delle infinite rinascite.


Siamo un costrutto di attimi che si dibattono

e si ricompongono. La cernita incasuale

tuttavia ci sorpassa. E appaiono voci

lontane, sagome nella foschia che ci convocano

a un delicato presente di nuove abitudini.


Ci appartiene o no, questo filo di volti?

Siamo o non siamo noi? Quale traccia

dovremo riprodurre per crederla viva?


Pietre, ninnoli, aneddoti

che si intersecano nella fitta nuvolaia

dove appare un lampo di chiaro,

come un filo d'azzurro. E ci allontaniamo.


Guarda indietro, se puoi. Cogli ancora

tutto quello che sei. Fatti condurre

con il bagaglio intero al di là del fiume.



                                             ***


Non scampa al rigore

il primo lembo di settembre. Invano

tornano le giornate chiare

ma un brivido acuminato le percorre

e ne allontana il cuore dell'estate.

Le spiagge aperte ormai

alla assolata solitudine, l'acqua

di nuovo impraticabile e gelida.


Se le raggiungi con lo sguardo trema

dentro di te la vita, t'infuturi

nella linea sperduta dell' orizzonte.


Già sei oltre, nei nidi.



                                          ***


Fosti ai miei occhi come lo scrimolo

del quale chi ha ventura scopra prima

l'irsuto volto, l'asperrima cima

che diventa il viandante a proseguire.

Ed egli non si astenne, però.

T'aggirava con astuta civetteria

( o era il suo desiderio di raggiungerti? )


In un balzo fu uomo e ti conobbe

lì dove il cuore èrgota e s'azzurra,

s'abbruna il sangue e sròndina. Ma alta

ne è la gazzarra, rimontante il botro.

Un esplodere d'acqua tra le giuncaglie

e il formichìo.


La luna ti recinta dentro il buio.




                              Filippo Davoli   da   Dentro il meraviglioso istante



giovedì 9 settembre 2021

IN MORTE DI UN AMICO DI FACEBOOK

 



                                                       Per Hoannès Choukhadarian                                                 



Amava la poesia di Ripellino

che giudicava splendida e geniale.

E' tutto ciò che so di una vita.


La primavera è comparsa di colpo

e d'erba alta ha già inondato i giardini.


Passo tra false spighe e ombrelli di fiori.

Lo splendido mistero verde si rinnova,

la diffusa follia resta incurabile,

e ne fiorisce a suo modo il notiziario,

mentre al portatile apprendo che è partito

per altra destinazione questo amico

soltanto virtuale.


Mi rendo conto che ora ne sto male,

però di lui ( stranezze della vita

nell'era dei mass media )

non so davvero niente. E nemmeno

alla casella delle " Informazioni"

ho posto mai se non vaga attenzione.

Ci siamo sempre scritti, solamente,

brevi commenti su post letterari.


Di lui sbiadisce e va via una vaga idea

fantasticata su una fotografia,

sul suo cognome armeno,

il volto povero e scavato di un Cristo

di un'icona orientale,

ma senza barba, attonito, smarrito

- anche quando gioviale

( scorrendo il wall ) da un letto d'ospedale -

lo sguardo :

un po' come  L'uccello sbalordito di

Jiri Kolar sulla sovracopertina

di un certo ballatesco, astrale libro

del tardo nostro amato Ripellino.



                       Alessandro Fo   da    Filo spinato



UNA BILINGUE

 


                                                   Cimitero di Père - Lachaise ( Parigi )




CANZONE NOTTURNA


Quando morirò

io mi sentirò bene lo stesso

e fresco e semplice 

come una volta.

Quando il colpo alla tempia

mi ucciderà

io starò ancora più bene

conserverò sempre

il mio odore selvaggio

e sfiderò il vento

con l'identico stile

di questa sera d'inverno.

Starò sempre e bene comunque.

Anche da morto

io sarò un ribelle

uno strano tipo

giacché non c'è altro modo

oltre la morte

di curare i rimorsi i dispiaceri

la noia dei soprusi

le bruttezze le violenze

i capogiri della vita.

Mi sentirò bene anche da morto

e puro e semplice e ribelle.



             Salvatore Toma  da    Canzoniere della morte



                                           ***


CHANSON NOCTURNE


Quand je mourrai

je me sentirai bien quand même

et frais et simple

comme autrefois.

Quand le coup à la tempe

me tuera

je serai encore plus bien

je garderai toujours

mon odeur sauvage

et je déflerai le vent

avec le style que j'ai

ce soir d'hiver.

Je serai toujours et bien de tout façon.

Y compris mort

je serai un rebelle

un drôle de tipe

car il n'est pas d'autre manière

outre la mort

de soigner les remordes, les chagrins,

la gêne des injustices

les laideurs les violences

les vertiges de la vie.

Je me sentirai bien même mort

et pur et simple et rebelle.



                             

                             Trad. di      Jean - Charles Vegliante



GREY BLUES

 



                                Chiamalo grigio se vuoi, chiamalo grisaglia sbiadita...




Il colore della tua assenza è piuttosto

un'assenza di colore, il non - colore

del tirare avanti, del far passare

 - domani e dopodomani - del far bastare.


Chiamalo grigio se vuoi,  schwa

dei colori, chiamalo grisaglia sbiadita -

o cinereo - e non pretendiamo nemmeno

che dopo la pioggia venga sempre il sereno.


Ti vedevo come la più sgargiante rifinitura

nel bleu - de - travail della mia vita,

non tanto ragione - di vita, quanto ricompensa;

le scuse degli dei per lo scherzo che tirano.


Sono ancora lassù - loro - in quel villaggio olimpico,

a mescolare le carte, a bisticciare -  a chi toccherà

rimorchiare in costume da cigno stasera?

- mentre infilano i fanti nelle maniche ...


E tu? Non so neanche dire per certo

in che paese ti trovi : ma giusto ieri ho visto

la tua giacca blu attraverso una cortina di pioggia

scarpinare sul promontorio, non in questa direzione.


                                   ( Inedito )



         Philip  Morre   Trad. di G. Sensi & P. Morre



mercoledì 8 settembre 2021

LA GIOIA DELLE INCOMPIUTE

 


                                                         Mi scomponi e ricomponi amata...





Si danno le spalle per tutto il giorno

ognuno intento al proprio solco

marciando risoluti al soldo del dovere.


La sera li chiude allo stesso tavolo

più dei coltelli che sminuzzano il cibo

sono armi gli occhi che guardano nel piatto.


Solo di notte resta una traccia

quando lui nell'istante

in cui riemerge dal sonno

trovandola

la abbraccia.



                                           ***


La tua mano

era una nuvola carica di pioggia.

L'ho sfiorata appena,

si sono alzate in volo

tutte le mie solitudini.


Che nome porti ora, padre,

quale sguardo indossi

per sapere chi siamo

in quale sogno decanta

il tuo silenzio?


Il cielo stesso ora

è un sogno azzurro

pieno di ali.



                                             ***


Bisogna aspettare

allenare la pazienza

abitare la faticosa sedia della pausa

dignitosamente immobili

superstiti indecisi se vivere

sia ancora un miracolo

o una punizione.

Come un giocattolo rotto

mi assedia il tempo perduto

e non mi rimedia quello che resta


le facce sgargianti delle possibilità

attorno alle mie mani incapaci.



                                            ***


Le cose sono fragili e si rompono

basta un solo sguardo leggermente acuminato

o un silenzio dove andava incastonata una parola

basta una sola indifferenza

l'attimo nero d'indifferenza

- che tu ci sia o no è uguale -


Le cose sono fragili e si rompono

se anziché vedere il tuo viso

vedo le tue spalle

spalle spallucce ballerine

- scusami ho da far con le galline

che me ne importa di te? -


Le cose sono fragili e si rompono

e per non romperle occorre molta cura

una cura senza sforzo - s'intende -

carezza limpida fluente

naturale conseguenza di questo nostro esistere

da quando scoccò il miracolo di vedersi.



                                           ***


Vengo a dirti

la gratitudine

delle mie lacrime


il sole innalza

inni d'oro

alla solitudine


da così lontano tu

mi vedi


scrivi per me l'immensa

lettera che non ho mai ricevuto


mi scomponi e ricomponi

amata


il cuore batte a capofitto.


Nido della tua voce tersa

dalle finestre aperte


col vento

entra il silenzio.


Ci starò una vita 

sulle tue parole

e non finiranno mai.




                             Rita  Greco   da     La gioia delle incompiute



SI PUO'



                                                  Perdere tempo è un gran bel diritto...





Si può non capire e a volte sbagliare.

Si può avere il diritto a brontolare.

Si può fare e rifare ancora.

Si può tenere il muso per un'ora.


Si può non dare la colpa e nessuno.

Si può non volere far pace con qualcuno.

Si può - ogni tanto - chiedere scusa.

Si può avere voglia di fare le fusa.



                                            ***


Si può pizzicare un'ortica,

ingoiare una formica,

carezzare due lombrichi,

mangiare la pelle dei fichi.


Si può anche sbrodolarsi con i cachi,

non avere schifo dei bruchi.

E pensare che non è uno spreco

passare la sera a guardare un geco.



                                                ***


Si può non vincere le gare,

si può non volerne neppure fare.

Si può arrivare primi

e arrivare dopo.

Si può arrivare ultimi

e riposarsi un poco!


Si può pensare adagio,

ridere piano, mangiare lento,

avere voglia di avere più tempo.

Ci si può guardare intorno

invece che tirare dritto:

perdere tempo

è un gran bel diritto!



                                                ***


Ci si può sporcare con la terra

senza essere giardinieri in una serra.

Si può finire tutti bagnati

senza bisogno di essere sgridati.


Si può uscire anche se tira forte il vento,

vedere che è un gioco e non un tormento;

si può provare a parlargli ogni tanto,

sentire la sua voce, ascoltare il suo canto...


Si può osservare come piove

e sognare pozzanghere nuove.

Si può fare cik ciak di mani e di piede

anche se qualcuno ti guarda e ti vede.


Si può saltare dentro e fuori

come una rana con la felpa a colori.

Si può saltare in lungo e in largo

come una rana che non va mai in letargo.



                                                ***


Non sempre SI PUO'  ma a volte si deve -

fare quello che salta in mente,

non sempre si deve - ma a volte si può -

fare NON  come dice la gente.


SI PUO'  anche non volere

non dovere, non potere.

Non riuscire a fare questo

ma essere capaci di fare quello.

Essere né di meno né di più

essere come sei tu.


Si può NON  capire e a volte sbagliare

si può avere diritto a brontolare.

Si può fare e rifare ancora.

Si può tenere il muso per un'ora.


SI PUO'  non dare la colpa a nessuno.

Si può non volere far pace con qualcuno.

Si può - ogni tanto - chiedere scusa.

Si può avere voglia di fare le fusa.


Si può avere un po' di febbre,

non dormire, un po' tossire,

vomitare anche di notte,

tenere svegli tutti e tutte :

NON  pensare che sei cattivo,

sei soltanto molto vivo!


Chi è vivo può ammalarsi

disturbare, preoccupare...

Niente pillole per favore,

non corriamo dal dottore.

SI PUO'  provare a portare pazienza

e passa, passa anche l'influenza !



                         Giusi  Quarenghi  da     Si può



martedì 7 settembre 2021

DESUNT NONNULLA ( Piccole omissioni )



 

                                                        Sii cenere di tutti i nostri anni...




la mia vittoria soffia come un fiume

imprecando agli inferni alterni

del tuo sguardo.


sii cenere di tutti i nostri anni.

io suddivido ancora

il sale del sorriso dal sale

che non secca


ti amerò ti amerò

più d'ogni scarto d'acqua

più d'ogni pane secco.



                                         ***


la staffilata del sorriso

è la fine già accaduta

mi conto i denti

la barba non rasata

l'estremo regalo

spuntato in altro tempo


ti pugnalo per amare

quello che non hai detto

distillami addosso

la separazione.



                                                  ***


ricorda lo staccarsi della terra dal tallone

quando trasporti verso un dove altrove

il tuo calcare indeciso il suolo

ne resta un tinnitus appena dentro ai lobi


tu vali solo come movimento -

stacca e resta. e scatta.


sulle spalle un masso d'abitudine :

il tuo letto durerà se ricorda le tue mani

rinnegalo con attenzione e vai


se ti volti ti fai sale.



                                            ***


esplorarsi per tratti

                     brevi per favore e a fiato corto

per dissimetrie o riverberi

lanciando bracciate di spazio vuoto

scrutando dal corpo il corpo

saggiando le linee di corrispondenza

scoprendo che non hai

percorso un campo arato

che non hai appreso a divinare

la geomanzia delle cicatrici.



                                      ***


ti ricordi i riferimenti

e il ricollegarsi fra i residui?


sei tu questa ostruzione che alimenta

il terreno di coltura per gli altri?


cammino sulle mura dei tuoi occhi

mi scuso per queste trafitture -

la via sussurra coincidenze -

- parole - istruzioni per le mani


il traghetto attacca il molo

riscrive continui aggiustamenti

gratta la riva, la incide

e fonde le sue tracce


per dimenticare bisogna non distrarsi.



                                             ***


decidere la rotta, Dora, ricordi?

è superare ferite fatte pietra

non l'amuleto nascosto nella borsa

ma la secca disarmonia dentro ai confini, inciampare

tra le lettere del tuo stesso nome

sono tessuti in pieno divenire


questa è la scarsa correttezza della vita

è il dispotismo della trasparenza

e odio d'orizzonte raggrinzito

vederti andare nel sollievo incollerito


                             sarei stato per noi selvaggio d'acqua.




                                         Sandro Pecchiari  da  Desunt nonnulla ( piccole omissioni )


                                        

ANTOLOGIA DEGLI SPIRITUALS

 


 " Dio ti ha dato una voce per cantare con Lui; e quando hai questo, quale altro trucco ti serve? " ( W. Houston )




" Oh, due chiacchiere con Gesù sistemano tutto, tutto.

Due chiacchiere con Gesù sistemano tutto, tutto.

Signore, guai d'ogni genere,

ma, grazie a Dio, ho trovato sempre

che due chiacchiere con Gesù sistemano tutto.


Fratello mio, io mi ricordo che, quando ero un peccatore dannato,

gridai : " Abbi pietà , Gesù".

Ma l'anima mia era ancora inquieta,

finché sentii il Signore che diceva:

" Vieni, io sono la via ".

E due chiacchiere con Gesù sistemano tutto.


A volte il fulmine biforcuto e il tuono fragoroso,

dei dolori e delle tentazioni ci mettono a dura prova,

ma Gesù ci è amico,

Egli ci protegge fino in fondo.

E due chiacchiere con Gesù sistemano tutto.


Oh, due chiacchiere con Gesù sistemano tutto, tutto.

Due chiacchiere con Gesù sistemano tutto, tutto.

Signore, guai d'ogni genere,

ma, grazie a Dio ho trovato sempre

che due chiacchiere con Gesù sistemano tutto. "



                                         ***


Le ripetizioni e la struttura circolare sono tipiche del genere. Ma quello che più colpisce è il tono familiare della composizione, insieme alla labilità ( o forse libertà ? ) dei nessi logici.


                                                 ***


" Io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere :

io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere.


Io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere:

io sento, io sento, Signore,

io sento che il  mio tempo sta per scadere.


Sono andato al cimitero l'altro giorno,

io sento che il mio tempo sta per scadere;

ho guardato a lungo dove riposa mia madre,

io sento che il mio tempo sta per scadere.


A volte sono sollevato, a volte sono proprio giù,

io sento che il mio tempo sta per scadere,

e a volte sono a terra,

io sento che il mio tempo sta per scadere.


Attento, fratello mio, a come attraversi l'incrocio,

io sento che il mio tempo sta per scadere,

io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere.


Io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere:

io sento, io sento, Signore,

io sento che il mio tempo sta per scadere."



                                                  ***


"La semplicità di queste formulazioni, il tono apodittico ed esclamativo, la libertà dei legami associativi, le immagini tratte dalla vita quotidiana, ci ricordano una grande antologia europea della poesia popolare " Il corno meraviglioso del fanciullo " di Arnim e Brentano, da cui Mahler trasse molti testi per i suoi Lieder. Ma che cos'hanno in comune gli Spirituals e i canti popolari della Slesia? Di sicuro l'essere espressione di un universo oppresso. La rassegnazione e la rivolta degli umili sottostanno a entrambi. Ma nel vocabolario dei Neri d' America, schiavi, la rivolta è percepibile soltanto " a contrario", tra le pieghe di un universo in cui la rassegnazione è la nota dominante." ( G. Galli )



                                          ***



" Potete seppellirmi nell' Est,

potete seppellirmi nell'Ovest,

ma io sentirò squillare la tromba quel mattino.

Quel mattino, mio Signore,

ho tanto desiderio di andare

a sentire squillare la tromba,

quel mattino.


Tutti i buoni cristiani quel giorno

metteranno le ali e voleranno,

a sentire squillare la tromba quel mattino.

Quel mattino, mio Signore,

ho tanto desiderio di andare

a sentire squillare la tromba,

quel mattino."



                                             ***


" Leggete su Sansone fin da quando nacque,

fu l'uomo più forte mai vissuto su questa terra;

leggete di quei tempi antichi,

egli uccise tremila Filistei.


Fermatevi e lasciatemi raccontare quello che fece Sansone,

guardò il leone e il leone fuggì via,

ma Sansone lo stese morto

e le api nella testa del leone fecero il miele".




               Antologia degli Spirituals   Trad. E. Clementelli & W. Mauro



lunedì 6 settembre 2021

IO, TU, NOI ...( Amori karmici ) 1




                           " E poi provavo un senso di rispetto per la sua esistenza" . ( Banana Yoshimoto )




(...) L'amore è sempre una concordanza di tempi e di disposizioni tra due persone ed è per tale motivo che l'equilibrio è spesso molto fragile e mai definitivo, poiché uno dei due può - in un momento qualsiasi della sua vita - per ragioni valide o aleatorie, mutare la sua disposizione verso il partner e quindi decidere di troncare una relazione o cambiarne i ritmi. Naturalmente ogni innamoramento ha una sua storia che è nata dal come siamo giunti all'incontro. Talvolta si tratta di " amori dannosi " che hanno le loro radici nelle radici della storia familiare, sociale, culturale e spirituale di ciascuno che se ne scopre afflitto, affetto, disfatto, ovvero di amori legati indissolubilmente alla sofferenza, al dolore a causa di un vissuto affettivo difficile - in questa come in altre vite - con i propri genitori o con i partner precedenti. E proprio riguardo a ciò Aldo Carotenuto scrive : " Non esiste un'altra condizione umana nella quale si accetti di sopportare di soffrire per qualcuno quando si ama. Potrà sembrare strano a chi suppone che l'amore debba immancabilmente dare felicità; ma questa è un'illusione che ci creiamo per riuscire a superare le ore interminabili di sofferenza. Ha ragione Yourcenar: soltanto le persone che amiamo possono farci soffrire con la stessa intensità con cui le amiamo". Diventa un bisogno quello di soffrire, quasi per ripetere quel vecchio copione, unica modalità apparentemente conosciuta di relazionarsi. E' qui che affondano le proprie radici affettive radicate da più esistenze, ma è proprio da qui che deve partire il cambiamento, lo stravolgimento del copione ed imparare ad amare in modo diverso, con minor fatica. (...)




                     Paolo Crimaldi   da    Amori karmici



IO, TU, NOI... ( Amori karmici ) 3


 (...) Quando si riesce a superare la fase del Tu, vi è un doppio passaggio, ossia, oltre all'andare al Noi, ci si sposta anche dall'innamoramento all'amore vero e proprio, dove il sentimento dominante non è esclusivamente la passione, ma una sicurezza, una stabilità emotiva nei confronti di chi amiamo, tale da rendere il rapporto possibile nel quotidiano e capace di resistere alla routine. Il Noi è la fase nella quale si è imparato ad accettare il partner con minori pretese, perché abbiamo ritirato gran parte delle proiezioni fatte inizialmente e cominciamo anche a delineare gli spazi vitali, le proprie oasi di privacy senza sentirci per tale motivo esclusi dalla sua vita, poiché si è consolidato in noi un sentimento di fiducia, ma soprattutto si è superato il bisogno di possederlo completamente, in quanto ci siamo impossessati della nostra esistenza non vivendo più - come nella fase del Tu - in funzione del partner, ma iniziamo a considerare nuovamente i nostri interessi, i nostri bisogni, i nostri progetti, con la consapevolezza di rendere partecipe - per quanto possibile - anche l'Altro, la persona con cui abbiamo deciso di condividere la nostra vita. Quindi è nel Noi che si acquisisce una mentalità di coppia,un pensare a due, un considerare non egoisticamente le cose : in altre parole, è avvenuta la magia dell'intimità, spazio nel quale è permesso di accedere all'Altro senza riserve e in modo diretto e immediato, disposti anche al rifiuto, a " no" che certamente non costituisce una minaccia alla stabilità del legame. Del resto, in un rapporto, non si deve cercare la perfezione ma l'equilibrio. (...)



                    Paolo  Crimaldi   da   Amori karmici



IO, TU, NOI... ( Amori karmici ) 2

 

(...)  L' amore ha comunque bisogno di un Altro - reale o fantastico che sia - ma la sua presenza non è indispensabile. Quindi l'amore, proprio perché dipende non soltanto dalla nostra predisposizione, ma anche da quella dell'altro, è un'esperienza che si basa sulla precarietà e appare pericoloso pensarlo come qualcosa di stabile e di definitivo, poiché è nella vita stessa che vige il principio di morte e rinascita, e poiché l'amore è vita, non può sottrarsi a tale principio dualistico. Ma cosa avviene a livello intrapsichico quando ci si innamora ?. La prima cosa che dobbiamo elaborare è il passaggio dall' Io al Tu al Noi. Infatti, quando c'è l'incontro con l' Altro, immediatamente ci confrontiamo con i nostri desideri egoici, con il nostro Io. Ci accorgiamo di piacere e quasi per una risposta narcisistica di conferma, ci guardiamo di più allo specchio, ci interessiamo di più alla nostra persona. In questa prima fase siamo presi principalmente dal nostro Io, dal voler piacere a tutti i costi, piuttosto che all'interesse che nutriamo effettivamente per il nostro partner. E spesso proprio in questo periodo alberga in noi la confusione tra piacere e desiderio. La differenza psicologica tra queste due esperienze consiste appunto nel fatto che se io " voglio" una persona per soddisfare un mio bisogno immediato, e questa è disponibile , allora gratifico il mio piacere. Invece il desiderio è più sofferto, meno facile, se non impossibile da realizzare e forse per questo più prezioso e carico di emozioni ed aspettative : quindi il desiderio  è sublime e impossibile, ma necessario inizialmente in un rapporto per non consumare nel giro di pochi attimi l'interesse per l'Altro, per chi ha rapito i nostri sensi e acceso i nostri desideri. Ed è proprio nell'istante in cui realizziamo ciò che passiamo nella fase del Tu. Qui la nostra mente è occupata dal partner, dalle sue parole, dai suoi sguardi, dai suoi odori. Ed è in questo preciso istante che nasce il bisogno di conoscere tutto di lui , ma nello stesso tempo che sentiamo affiorare le nostre paure e insicurezze, specie quando capita di sentire che una parte del suo passato è ancora presente nei suoi pensieri. Infatti, il passato che fa paura all'amante non è quello effettivamente passato e dimenticato, ma quello presente, ovvero quel passato che nonostante tutti coloro che lo circondano lo vivano come tale, per lui è ancora presente e occupa i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue vendette o gli provoca una profonda nostalgia (...).



                       Paolo  Crimaldi  da     Amori karmici



sabato 4 settembre 2021

ANCORA VIVO

 



                                    " Ulisse torna per affrontare un nuovo presente.

                     Dante lo fa ripartire perché lo reputa degno

                     di rendersi ancora vivo ".



                                Elio  Pecora



LE VIE ORDINARIE DI PERROS

 





In una nota a Poèmas Blues, riedito da Gallimard nel 2019, Bernard Noel ha scritto che Perros riabilita il banale nel miracolo, lo ribalta dal grigiore al prodigio. " Cos'è la banalità ? Da sempre, è la nemica della poesia, perché rappresenta il quotidiano, il triviale, la ripetizione. Quando uscì il romanzo- poema " Une vie ordinaire" nel 1967, una sorta di epopea dell'ordinario e dunque della banalità, la sorpresa fu eclatante. Una simile attenzione mette in allerta : come non notare - allora - che è proprio tra le pieghe dell'ordinario che si dispiega il flusso della vita? Lungi dall'essere banale, il moto del nostro cuore coincide con l'ansia del destino. Per questo, l'eccezionale si nasconde nell'ordinario e mette in crisi gerarchie assai arbitrarie."
Perros, dice Noel, parte dal presupposto che " la condizione umana è certamente infelice ", eppure " basta una mano sulla spalla per affievolirla, basta un gesto apparentemente assai banale per illuminare una vita ". Così, la poesia è sempre la capriola di un



 bambino, il gioco astuto e ingenuo di un dilettante. Chi ne ride - autentico - è il lettore.

Non riesco a concepire l'uomo occupato continuamente in ciò che fa, ha fatto o farà. Qualsiasi cosa sia questo fare. Mi pare impensabile l'uomo che non sperimenta, tutti i giorni - fosse per un istante - il vuoto, l'impossibilità di vivere. Ecco: quella zolla d'istante mi affascina. Ha fatto la mia vita. Quell'istante senza motivo né ricordo, senza riferimento né eredità. Né crudele né pessimista, impercettibile ad altri. Dolore furtivo che ti trapassa come un aereo fende le nuvole. Meglio essere soli quando accade. Qualsiasi cosa facciamo in quel momento, privi di invidia, assecondiamo il dolore. L'ho sperimentato - sul palco - mentre recitavo ruoli consecutivi. Tra due repliche , ha attaccato, senza malizia, incurante di ciò che stessi facendo. Mi sono ritrovato - all'improvviso - in un mondo bloccato, fermo, in una specie di museo delle cere, senza senso. Almeno, posso viaggiare in pace sulle ali di questo dolore, questo formicolìo quotidiano che percorre ogni momento, senza badare alla cronologia della mia vita.


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Domandiamo una mollica d'amore per questi giorni. Ce ne è destinata una tonnellata per l'eternità, che è la morte.


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Soltanto quando sono solo mi sento più umano. Come conciliare questo stato con l'altro, più frequente? Tento. E' difficile. Chi ha conosciuto la solitudine alcolica non dovrebbe sposarsi né frequentare persone. Conosce i suoi amori. I suoi disastri. Li depone ovunque. Siamo tutti esseri rifiutati, adatti ai rifiuti. Tutto di noi ci porta lì.


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C' è lirismo dove c'è circolazione. Niente è più lirico del sangue. Altrimenti non esiste lirismo per l'uomo. Un battito di cuore particolare che scandisce l'ora di un discorso ininterrotto, discontinuo. 


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La penna è lo strumento più aguzzo per squarciare il muro dei minuti, per rompere la catena avvelenata del tempo. Ma questo muro si ritrae alla stessa velocità con cui avanzo. Scaviamo solo una distanza.


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C'è sempre qualcosa di indecifrabile in una poesia ( degna di questo nome ). L'indecifrabile, l'illeggibile è la poesia stessa, resa equivalente alla natura. Ci regala i guanti nella semina.


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Se visiti un cimitero, ciò non significa che ne conosci gli abitanti.


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La lettura, resurrezione di Lazzaro. Solleva la lapide delle parole.


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Il momento in cui non puoi più dire la verità perché è insopportabile. Inaudita. Indecente. Peggio che fare l'amore in mezzo alla strada.





Georges Perros  da     Une vie ordinaire  ( Trad . Mauro Leone )   

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" Il mio incontro con la scrittura di Georges Perros - autore ancora inedito in Italia - è avvenuta circa quindici anni fa. Da allora, l'iniziale attrazione per quest'uomo e per la sua vita ordinaria, si è lentamente trasformata in una sorta di sentimento di fratellanza. La lettura dei suoi libri, la ricerca di informazioni e il breve soggiorno nella sua Douarnenez, non ha fatto altro che consolidare questo sentimento. Ho tradotto queste note sperando di aggiungere, a quelle già esistenti, un'ulteriore traccia che conduca alla scoperta della sua opera " . ( M. Leone )





Il fatto stesso di mostrarsi di continuo agli altri con la maschera di colui che si vorrebbe essere, ci fa perdere la voglia di esserlo davvero e di lavorare per diventarlo.


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La vita dell'uomo è uno sforzo continuo per non essere libero. Perché la libertà è letale. L'uomo ha una sola angoscia: quella di essere libero. Un solo orrore, quello di non essere libero di coltivare questa angoscia secondo le proprie leggi. Leggi segrete, spesso inumane. Sta alla nostra libertà essere libera, non a noi. E' vietato servirsene. Non proprio vietato. Raccomandato. E' un consiglio. La sola prova di Dio. Perché questo consiglio è divino. Abbiamo tutti un solo desiderio: ignorarlo.


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Se fossi colui che le persone che mi amano, pensando di conoscermi, credono che io sia, smetterei dii frequentarle.


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La più grande certezza che dà la solitudine è di essere l'ultima possibilità prima della morte. L'oasi consolante. Non ci può accadere nulla di peggio. O di meglio. Moriamo in piedi anziché distesi.




Georges Perros  da      Impossibile essere felici di esserlo