sabato 11 luglio 2020
LETTERE A CLIZIA 1
23 Agosto 1933
(...) Mia cara Irma,
se ubbidissi al mio istinto, ti scriverei tutti i giorni, anche
essendo - come sono - un cattivo epistolografo. Ma questa
enorme città mi porta via tutto il tempo e alla sera non trovo
né la pace necessaria né una penna decente. Sono costretto a
scriverti " con un'altra calligrafia !".
Sono contento che ti rivedrò tra pochi giorni - ma rattristato
dalla tua prossima partenza -. Dovrò passare un altro inverno
imbecille a Firenze, senza essere neppure certo di rivederti la
prossima estate.
Per di più - mia cara Irma - tu non mi vuoi neppure a Genova,
e credi di aver sbagliato in the beginning!
Ma quele errore? Quello di farti semplicemente conoscere?
E non riuscirò a farti sentire quello che sei diventata per me
in pochi giorni, e quello che resterai per me se vorrai?
Dearest Irma, se arrivo a Firenze e non trovo l' Annalena,
lasciami un biglietto al Vieusseux col tuo indirizzo, in modo
che ti possa telegrafare.
Ma meglio se ti troverò di persona e se potremo tornare
insieme subito a S. Ruffillo.
Col più caro ricordo
Tuo
A. (...)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 2
3 Settembre 1933
(...) Mia cara Irma,
fra un giorno e mezzo non ci sarai più - e io mi metterò ad
attenderti per un anno, e in quest'anno mi stillerò il cervello
per vedere quel ch'è possibile fare perchè il destino non ci
voglia male e il numero 15 sia il numero 15 davvero.
Non ti posso scrivere a lungo, oggi: sono sfinito dall'insonnia.
Ieri sera siamo stati per la prima volta insieme al Piazzale.Non
dimenticherò mai quel ritorno tra scale, acque e terrazze. Mi
sentivo ubriaco,e non di quel fiasco a triplo fondo - cara Irma -
ma di te e della tua presenza. E dopo... quando si è stati così
felici, almeno per un'ora si può fare ancora qualcosa per essere
riconoscenti alla sorte e per cercare di vincere le difficoltà.
Ti prego di scrivermi a lungo da bordo, e poi ancora più a
lungo appena giunta a New York. E mandami al più presto una
serie di tue fotografie, e magari le negative, in modo che io
possa fare un ingrandimento di quella che troverò più viva.
E poi... bisogna pensare al... " case with four solutions".
Deve essere possibile fare qualche cosa. Tra pochi mesi parlerò
anche l'inglese, con molti errori , ma con una trabocchevole
quantità di parole.
Dearest Irma, imparo oggi quel che vuol dire morire.
Tuo sempre
Arsenius
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 3
19 Novembre 1933
(...) Oh mia cara Irma, Irma mia cara,
come hai pensato che ho scritto " qualunque cosa avvenga "
quando nulla sapevo della morte di tuo padre e quando non
sospettavo che una parola così cadesse su un terreno devastato?
" Qualunque cosa "era una frase di modestia, in my mind: volevo
dire che io Mi sento vincolato a te in qualunque modo, ma Ti
riconosco il diritto alla tua libertà se non potrò offrirti una
vita decente. Più unselfish di così non si può essere.
E spero, e come (! ) in una soluzione possibile anche se ci sono
dei giorni nei quali mi augurerei di morire felice dopo aver
passato un mese ( 30 giorni e 30 notti ) - se tu potessi dopo
ritrovare ancora la pace e la tranquillità. Non vorrei farti del
male in nessun modo, Irma troppo cara. E' chiaro ora il senso?
E hai potuto pensare che forse non ci vedremo più ? E crederti
già rassegnata a non averti?
Ma forse la mia lettera era veramente poco chiara. Bene: ti
dico una volta per sempre che io ( che non sono tisico e non
sono Keats ) credo di amarti con la stessa passione e, alas! con
la stessa sensualità con la quale Keats amava Fanny Browne.
E non posso pensare alla breve oasi del 5 Settembre senza
impazzire. Non scambiarmi con un romanziere italiano: ma non
sai quanto ami ogni centimetro di te e del tuo corpo...
E poi io spero anche ++++++, che adoro... ( E sono anche
fedele ! ).
Scrivimi subito qualcosa about tutto ciò, mia cara, troppo cara
Irma che non merito.
E.
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 4
4 Agosto 1934
(...) Darling,
nel momento più doloroso della mia vita, t'ho detto - dietro tua
richiesta - la situazione nella quale mi trovavo, e ho ottenuto,
anzichè comprensione e consiglio, di essere semplicemente
considerato come un rat. Nego che quanto ti ho detto ieri sia
in contrasto con l'ultima mia lettera dall' Italia o con quanto ti
dissi al Piazzale Michelangelo. Nego di averti fatto o lasciato
venire sapendo ( ! ) che questi due mesi erano per noi i primi
e gli ultimi.Nego che io dovessi o potessi ammazzare qualcuno
prima di essere certo del tuo affetto. Nego di aver avuto un
programma ( ! ) a tuo riguardo. Qualunque lettera mia su
questo punto ti sarebbe parsa un capolavoro di rabbit hole e
mi avrebbe fatto perdere la tua fiducia e la tua stima. L'unica
cosa da farsi era farti venire per conoscersi meglio e giocare
a carte scoperte. E' probabile che tu disprezzi non tanto il mio
behaviour verso di te quanto la vita che ho dovuto fare e che
t'ho rivelato ieri. In questo caso puoi anche aver ragione, ma
solo " sapendo" potresti giudicarmi: oggi non puoi. E se ti sei
offesa perchè io t'ho detto che - per quanto male - posso vivere
senza di te,mentre tu m'hai detto mille volte che ti sei sbagliata,
che io sono incapace di tutto, e oggi ancora che sono incapace
di amore !
Io non so: un po' mi tratti da padrona, un po' ti sorprendi ch'io
non accampi maggiori " diritti " (!) e troppi ne riconosca a te...
Forse il dolore mi toglie la facoltà di capire. In ogni modo sono
troppo distrutto per non accettare tutto quello che può
risparmiarti una sofferenza di più.
Telefonami prima delle 6 o scrivimi qualcosa per domattina.
T' amo anche se tu non vuoi.
Tuo
A.
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
venerdì 10 luglio 2020
LETTERE A CLIZIA 5
Firenze, 25 Giugno 1935
(...) O my baby, my Irma, my life half lost half found, non scrivo da
21 giorni sempre con la speranza di mandarti quel telegramma:
" Come immediately ". E la tortura non ha un momento di sosta.
Se si uccide male un essere normale, capace di difendersi e di
offendere ( my first situation ), le cose vanno ancora peggio
quando si ha a che fare con un moribondo che rinunziando ai
diritti, chiede solo pietà ( my actual situation ).
Don't fear, nessun duo this summer, niente che i comprometta di
più di quel che già sono. Se la vita e la salute mi reggono ( certi
giorni sono irriconoscibile ), farò tutti gli estremi tentativi
possibili a un uomo che non è nato criminale, e spera che la
pietà di Dio mi assista. Otherwise... Non so; la vita mi è sempre
più insopportabile. Farò il mio diario Luglio - Settebre 1934
assolutamente sincero, e te lo manderò, ma ci vorrà un po' di
tempo - perchè verrà almeno 20 pagine.
I remember almost all. But I am horrified: I fear yiu will think
me a wap. I have been absolutely sincere; I am ore and more
certain that you are my only thing - and when I told you in
Venice and in Genoa " Vorrei un bambino da te ".
I was full of happiness and I felt the first time in my life like a
young God. I love you. I want desperately your life and mine
not to be destroyed by a stupid chance. Why have I not
introduced you to X in 1933 ? Perhaps you would be friends
now, and she could have understood that two friends are better
than one enemy and you are not a vamp thirsty of blood.
But I hope, you do hope something.
The warm is horrid, and the stuffy up- cellar is hideous. All
right for Stein. He calls here sometimes but he doesn't look at
me. I faint sometimes in my cellar. I don't know whether a man
had ever a life like ine since 1933. I kiss you; don't have too
hot baths, don't drink too many cocktails.
The carthquaked belly on Joan is now uninteresting to me. I see
the gardenias, the new Casoni bar, the caffè at the Cascine!!!
When was I happy - or half happy, because the ghost was
behinde me? A century ago? I write cryning.
Don't forget your friend.
E. (...)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 6
30 Aprile 1936
(...) Nelle condizioni in cui mi trovo, più di morto che di vivo, e
nemmeno troppo sicuro che potrò continuare a vivere, non mi
resta che avvisarti di questo: in caso che il mio nodo scorsoio si
sciolga a mio favore, ti manderò un telegramma entro il mese
di Maggio; in caso contrario resti libera di fare quello che
vuoi, anche di gettare nello Hudson la mia memoria,
probabilmente destinata a diventare troppo sporca per essere
sopportata. Se una soluzione dovesse avvenire dopo Maggio,
mi informerò presso altre persone per sapere se sei libera e se
posso presentarmi senza probabilità di essere gettato nel
carretto dello spazzaturaio.
Se Iddio fosse un essere decente avrebbe dovuto aiutarmi in
questa prova mortale. In ogni modo se c'è una responsabilità,
essa è tutta mia; se c'è un essere immondo, quello rischio di
essere io. E vivere avendo orrore di sé, è una cosa che non so
se potrò sopportare per molti mesi. Se rispondi a questa mia
( non so se ne valga la pena ) tieni presente che sono attaccato
per un filo molto sottile alla vita, e non essere perciò spietata.
Ma merito pietà?
Nel momento in cui chiudo questa lettera ti ripeto su quel poco
di onore che mi può restare, che conservo le mie speranze e
che la tua presenza si è ancora ingigantita nel mio cuore, come
una cosa sacra.
Sempre tuo
E. (...)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 7
25 Maggio 1936
(...) Io credo veramente che qualche cosa è prossima a risolversi:
te lo dico per scrupolo - perché potrebbe altrimenti succedere
che quando ti annunzio il fatto compiuto, tu sia già
irrimediabilmente perduta per me. Ma non so ancora se, e
come e quando - e l'orrore è troppo grande.Soprattutto è troppo
grande il rimorso e il disprezzo di me - e a questo come
rimediare? E come sopravvivere ?
Forse faccio il mio dovere a dirti così, forse sarebbe bene non ti
mandassi nemmeno queste righe.Non so se sono responsabile di
ciò che dico e faccio, o se anche l'irresponsabilità è l'alibi di un
vile.
Ho tutte le tue lettere, ma mi mancano le forze per rileggerle e
rispondere.Non scrivere per ora.Ti amo cento volte più di prima
e anche questa di dirtelo è la peggiore delle mie vigliaccherie.
Tuo
E. (...)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
LETTERE A CLIZIA 8
25 Novembre 1937
(...) Irma cara,
sempre oscillante fra ospedale e manicomio: e il male peggiore
non sarebbe finire nell'uno o nell'altro: è nel restare e durare
così.Io non mi scuso, non chiedo pietà, riconosco che di tutto la
colpa è mia, solo mia e che è ridicolo far colpa ad altri. D'altra
parte, troppe cose e troppo gravi erano per me imprevedibili.
Così, anche se tutto è immutato,e io non ho mancato fede e non
ho mosso un dito nella direzione che avevo lasciato, anche se
materialmente e moralmente non ti ho tradito un solo minuto,
io resto come resto, nella più assoluta oscurità di me e dei miei
motivi. Perché per ragioni materiali e contingenti non si spiega
nulla di me e questo lo so.
Ho veramente orrore di me: anche questo lo sai, ma non vuol
dire nulla. E non so se merito pietà e se mi conviene invocarla.
Perdona, se credi, a questo essere mostruoso.
E.
P. S. Ho scritto tante volte, e sempre stracciato. Ogni volta
riappariva una speranza, un filo - o almeno la certezza della
morte. (....)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
giovedì 9 luglio 2020
LETTERA DI IRMA A E.M ( Lettere a Clizia ). 9
21 febbraio 1935
(...)Se continuerò a pensare alla tua lettera del 7 febbraio, non
vorrò più rispondere, quindi devo scriverti ora, in fretta e nella
maniera più breve possibile. Quello che scrivi mi ha
profondamente addolorata.La tua sorpresa, la tua indignazione
per quelle mie domande- seguita dalla tua risposta - riprova che
avrei dovuto farle molto tempo fa. Che tu mi avessi lasciata
continuare - di certo all'infinito - a fare progetti, a supplicare
davanti alla porta di Livingstone, a chiedere aiuti a tutti. Sei
mesi sono troppi, una lunga crudeltà.
Tu certo eri convinto di averi spiegato tutto con chiarezza, ma
in realtà non fosti chiaro su nulla. Dicesti: dammi se mesi per
sistemare questa difficoltà. Anche un anno. Una cosa facile a
farsi. Non mi avresti mai detto che sapevi quanto fosse
impossibile? Ecco la situazione: una donna isterica minaccia di
uccidersi e in questo modo tiene in scacco finché vive la vita di
due persone. Una di queste decide di accettare la situazione,
l'altra - semplicemente - non ha scelta. A quest'altra può
succedere qualunque cosa: sarà sopportabile, purché lei non
minacci di uccidersi.Ci sono quattro soluzioni possibili, ma solo
una che salvi due persone. Le altre ne rovinano due. O magari
potremo ucciderci tutti e tre e così chiudere la faccenda.
Purtroppo io ti amo. Ogni cosa che fai per farti del male, la fai
anche a me. Non posso sopportare questa nostra vita dolente e
poco eroica, ridicola quasi, ma vedo che ormai è troppo tardi
per porvi rimedio. Avrei solo voluto essere trattata di più come
una persona intelligente, in questa situazione con te, e capace
di condividerne ( anzi, che ha il diritto di condividerne ) ogni
avvenimento e aspetto. Invece quest'estate mi hai inferto un
colpo terribile ( e del tutto inatteso ), e di nuovo, un altro oggi.
Non è vero che mi avvertisti prima dell'estate scorsa; mi
scrivesti che sarebbe stato eroico venire, ma non mi desti il
benché minimo indizio del perché.Non era cosa che una persona
inesperta di intrighi femminili potesse indovinare.
Non so che cosa fare,dopo questa lettera.In giugno sarei ancora
riuscita a provare risentimento e collera e a modificare i miei
sentimenti verso di te. Adesso è troppo tardi : ti amo e forse
disprezzo quello che hai fatto, ma non cambia le cose. Le
soluzioni più ovvie - immagino - sono di piangerci su, scriverne
o fare l'amore con un altro.
Perdonami se quanto ho scritto sembra non da me e orribile.
Il mio cuore ha preso a battere con un ritmo sgradevole, rapido
e a fior di pelle.
Irma (...)
Eugenio Montale da Lettere a Clizia
AI LETTORI DA I.B. ( Lettere a Clizia ) 10
Agosto 1979
(...) Posseggo ogni biglietto e ogni lettera scrittimi da E.M. tra il
1933, anno in cui ci conoscemmo, e il 1939, quando la guerra
rese impossibile la prosecuzione di una comunicazione che del
resto era ormai divenuta inutile. Nient' altro. Non ci siamo più
rivisti. Nel 1950 mi scrisse per offrirmi copie di quello che
aveva pubblicato negli anni di guerra; io non potei rispondergli
come lui mi aveva chiesto ( un " sì" senza firma su una cartolina
spedita al suo ufficio ) e quei libri non mi raggiunsero mai.
Forse dovrei conservare tutte queste lettere, che sono davvero
molte, forse dovrei distruggerle tutte. Questa sera , cercando di
immaginare un paio di occhi che le leggano, penso che - per
correttezza- devo distruggerne alcune, forse molte. Dopotutto è
una storia breve e quello che di essa abbiamo entrambi tenuto
nascosto ha perso importanza, tranne che per me.
Nel 1931 Leo Ferrero mi lesse alcune poesie di Ossi di seppia.
Non posso dire qui che cosa significarono per me allora. Ma
nel 1933 andai al Gabinetto Viesseux e chiesi di vedere E.M.
Seguì un incontro disastrosamente stupido che avrebbe dovuto
porre fine alla nostra conoscenza. Non ricordo come lo
superammo. Ci rivedemmo ogni giorno e poi, quando a
Settembre rientrai negli Stati Uniti e ripresi il mio lavoro di
docente, ci scrivemmo ogni settimana. Nel 1934 tornai a
Firenze e per la prima volta venni a sapere dell'esistenza della
Mosca. Lei, dal momento in cui seppe di me e della nostra
intenzione di sposarci, fu implacabile. Giurò che si sarebbe
uccisa. Il suo amore per lui non vedeva motivo per non
torturarlo, e le torture ebbero inizio. Mi scrisse una lettera
orribile che spero di aggiungere a queste. Lo costrinse a
scrivermi una lettera di addio,cosa che lui fece, prevenendomene
e chiedendomi di non tenerne conto, di considerarla come
necessaria per impedire la sua morte. Gli strappò la promessa
che non mi avrebbe più rivista e lui nel 1938 l'avrebbe mantenuta,
non fosse stato per l'intercessione di un amico comune. Quando
tornai a casa alla fine di quell'estate sapevo con la stessa certezza
che ci sarebbe stata una guerra e che non ci saremmo più rivisti.
Irma Brandeis (...)
lunedì 6 luglio 2020
LES CANARDS CHANTANTS E IL TRISTE AMORE
L' assenza non può dare gioia...
TESTO DELLA CANZONE
Now, o now, I need must part
parting thoug I absent mourn.
Absence can no joy impart
joy once flet cannot return.
While I live I needs must love
love lives not vhen hope is gone.
Now at last despair doth prove:
love divided loveth none.
Sad despair doth drive me hence
this despair unkindness sends.
If that parting be offence
It is she which then offends
Dear, when I from thee am gone
gone are all my joys at once.
I loved thee and thee alone
in whose love I joyed once
And although your sight I leave
- sight wherein my joys do lie -
till that death do sense bereave
never shall affection die
Sad despair doth drive me hence,
this despair unkindness sends.
If that parting be offence
it is she which then offends.
Dear, if I do not return,
love and I shall die together.
For my absence never mourn
whom you might have joyed ever.
Part we must though now I die:
die I do part with you.
Him Despair doth cause do lie,
who both lived and dieth true.
Sad despair doth drive me hence,
this despair unkindness sends.
If that parting be offence,
it is she which then offends.
***
Ora, ora devo separarmi:
addio, anche se non piango un assente.
L'assenza non può dare gioia,
e la gioia, una volta fuggita, non può tornare.
Mentre vivo, devo amare,
ma l'amore non vive quando la speranza ci ha lasciato.
Ora, alla fine, la disperazione lo dimostra:
l'amore diviso non ama nessuno.
Da adesso, la triste disperazione mi guida,
e questa disperazione porta cattivo animo.
Se questa separazione è un'offesa,
a lei si deve attribuire l'offesa.
Cara, quando sono andato via da te,
tutte le gioie mi hanno lasciato.
Ho amato te e solo te,
nel cui amore un tempo ho gioito.
E se anche ti perdo di vista
- vista in cui risiedono le mie gioie -
finché la morte non lo priverà di senso,
il mio affetto non morirà mai.
Da adesso la triste disperazione mi guida,
e questa disperazione porta cattiveria.
Se quella disperazione è un'offesa,
è lei la responsabile.
Cara, se io non ritorno,
Amore ed io moriremo insieme.
Ma per la mia assenza non piangere mai
colui che avresti potuto rendere sempre felice.
Dobbiamo lasciarci anche se ora muoio:
muoio nel separarmi da te.
La Disperazione induce a mentire colui
che è fedele sia da vivo che da morto.
Da adesso la triste disperazione mi guida,
e questa disperazione porta un animo cattivo.
Se questa disperazione è un'offesa,
è lei la responsabile di tutto.
John Dowland
***
John Dowland nacque in Inghilterra nel 1563, ma la sua vita trascorse in gran parte all'estero: si recò a Parigi nel 1580 a servizio dell'ambasciatore d' Inghilterra in Francia, e poi da lì in Germania e in Italia. Nel 1609 tornò definitivamente in patria, dove divenne uno dei suonatori di liuto più apprezzati alla corte di re Giacomo I.
Nelle sue composizioni, di ispirazione prevalentemente amorosa, prevale un tono malinconico che - insieme alla semplicità delle melodie - rendono le sue composizioni rinascimentali prive di quell'eccesso di ardimenti armonici e strumentali tipici della musica romantica e post- romantica. ( Morì nel 1626 ).
frida
sabato 4 luglio 2020
I SONETTI DI LOUISE
" Le plus grand plaisir qu'il soit après l' Amour, c'est d'en parler " . ( L. Labé )
SONETTO XVIII
Baise m'encor, rebaise moy et baise:
donne m'en un de tes plus savoureus,
donne m'en un te tes plus amoureus:
je t'en rendray quatre plus chause que braise.
Las, te pleins tu? ça que ce mal j'apaise,
en t'en donnant dix autres doucereus.
Ainsi meslans nos baisers tant heureus
jouissons nous l'un de l'autre à notre aise.
Lors double vie a chacun en suivra.
Chacun en soy et son ami vivra.
Permets m' Amour penser quelque folie:
tousjours suis mal, vivent discrettement,
et ne me puis donner contentement,
si hors de moy ne fai quelque saillie.
Baciami ancora, ribaciami e bacia:
dammene uno dei tuoi più succosi,
dammene uno dei tuoi più passionali:
te ne renderò quattro più ardenti della brace.
Ti meravigli? Placo la mia inquietudine,
dandotene altri dieci mielosi.
Così, mescolando i nostri gradevoli baci,
godiamo l'un l'altro del nostro piacere.
E sarà per entrambi una doppia vita.
Ognuno vivrà in sé e nell'altro.
Permettimi - Amore - di pensare qualche follia:
sto sempre male nel vivere una vita discreta
non potendo donarmi nessuna soddisfazione
se fuori di me non posso liberarmi.
***
SONETTO VIII
Je vis, je meurs, je me brule et me noye.
J'ai chaut estreme en endurant froidure:
la vie m'est et trop molle et trop dure.
J'ai grans ennuis entremeslez de joye .
Tout à coup je ris et je larmoye,
et en plaisir maint grief tourment j'endure:
mon bien s'en va, et à jamais il dure:
tout en un coup je seiche et je verdoye.
Ainsi Amour inconstamment me meine:
et quand je pense avoir plus de douleur,
sans y penser, je me treuve hors de peine.
Puis quand je croye ma joye estre certeine,
et estre au haut de mon desiré heur,
il me remet en mon premier malheur.
Io vivo, io muoio, io brucio e annego.
Ho molto caldo mentre soffro il freddo;
la vita mi è troppo dolce e troppo dura;
ho una grande tristezza mescolata di gioia.
Rido e piango nello stesso momento,
e nel mio piacere soffro di grandi tormenti;
la mia felicità se ne va e mai dura;
nello stesso momento sono secca e lussureggiante.
Così Amore mi conduce incostante;
e quando penso di essere nel maggior dolore,
all'improvviso mi trovo fuori da ogni pena.
Poi, quando credo la mia gioia essere certa,
e che mi trovo sul punto più alto della mia desiderata felicità,
ritorno nella mia sventura precedente.
***
SONETTO IV
Depuis qu' Amour cruel epoisonna
premierement de son feu ma poitrine,
tousjours brulay de sa fureur divine,
qui un seul jour mon coeur m' abandonna.
Quelque travail, dont assez me donna,
quelque menasse et procheine ruine;
quelque penser de mort qui tout termine,
de rien mon coeur ardent ne s'estonna.
Tant plus qu' Amour nous vient fort assaillir,
plus il nous fait nos forces recuillir,
et tousjours frais en ses cobat fais estre;
mais ce n'est pas qu'en rien nous favorise,
cil qui les Dieus et les hommes mesprise,
mais plus fort contre le fors paroitre.
Da quando il crudele Amore avvelenò
per la prima volta col suo fuoco il mio petto,
ho bruciato senza tregua del suo furore divino
che mai un giorno ha abbandonato il mio cuore.
Qualunque sia il supplizio - ed abbastanza me ne ha dato -
qualunque sia la minaccia e la prossima disgrazia,
qualunque pensiero di morte che mette fine a tutto,
il mio cuore ardente non si stupisce di nulla.
Tanto più Amore ci assale con forza,
più ci fa raccogliere le nostre forze
e ci fa essere sempre vigorosi nei suoi conflitti.
Ma questo non perchè ci favorisce
- lui che disprezza gli dei e gli uomini -
ma per apparire più forte contro i forti.
Louise Labé da Sonetti
giovedì 2 luglio 2020
POESIE PER GIULIO ( Regeni )
Tiziano Vecellio - Martirio di San Lorenzo
Quaeramus aliquod non in speciem sed solidum et aequale et secretiore parte formosius; hoc eruamus. Nec longe positum est: invenietur, scire tantum opus est quo manum porrigas.
( Seneca )
Cerchiamo dunque un bene non apparente, ma vero, che sia
costante e bello nella sua intima essenza: è questo che
dobbiamo sprigionare e portare alla luce. Non è lontano: lo
troveremo, ci basta solo sapere dove tendere la mano.
Seduto
sul ramo impazzito del tempo
occhi sereni sui secoli
solo
con un taccuino di dubbi
in petto la certezza
sui bordi del deserto sabbia
sibilo incoerente
frammenti nella stanza un libro
l'impronta del capo sul cuscino
l'osso addormentato in braccio alla madre
un barlume di vero riordinerà il caos?
La terra sempre sarà senza conforto
svaporato l'odio nella stratosfera
si costruiranno ripari su qualche pianeta
lontano dall'homo insipiens
che in basso striscia feroce.
( Annamaria Ferramosca )
***
La morte si sa
è un animale estinto
un rettile insaziabile
che adesso invisibile
fa il brucia carte
all' Intelligence.
Amore batte sui vetri
lascia una scia di sangue
finché non vede più.
(Lucio Mayoor Tosi )
***
Nel sorriso la volta
nell'occhio il lume
la vena dell'alba nel passo.
Hai incrociato una nera traversa
lastricata di un odio datato.
Ti hanno staccato il sogno
sciupato il segno
rovesciato l'alito.
Ma la luce del volto rimane.
Ti teniamo attaccato alle ciglia
bianco in un campo di viole.
( Fabrizio Milanese )
***
Ti stacca da noi
il valore supremo
di essere silenzio
stretto in ogni mano.
E ascoltarti è brama
di afferrarti l'interno
seguitare il tuo sogno.
La tua assenza
è esistenza per la danza
del pastore eccelso
e della luna accesa.
( Luciano Nota )
***
Raggrumato il dolore
E' il nodo delle sillabe
La parola è caduta nella polvere
L'uomo negato
L' oltraggio ripetuto
Quando conosceremo la verità
Avremo un sentimento diverso
Per la parola e diremo Uomo
In bilico su ponti instabili
Per scelta ci terremo le mani.
( Cristina Polli )
A.A.V.V. da Manum Porrigas ( Poesie per Giulio Regeni )
mercoledì 1 luglio 2020
ANCORA
" Viaggio senza sapere cosa mi porta a te.
So che stai andando oltre i confini del
foglio, dei campi coltivati.
E' il tuo modo di venirmi incontro
come un'acqua in cammino. Diramando.
Guardando dal finestrino, ti ho letto
nel viso finché c'era luce ".
Franca Mancinelli da Libretto di transito
O coraçao disparado di Adélia
Siamo sposo e sposa
MATRIMONIO
Ci sono mogli che dicono:
mio marito, se vuole pescare, che peschi,
ma i pesci se li pulisca.
Io, no. A qualsiasi ora della notte mi alzo,
lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare.
E' così bello: noi due da soli in cucina,
ogni tanto i gomiti si toccano;
lui dice cose come :" Questo è stato difficile "
" Brillava nell'aria con colpi di coda "
e fa il gesto con la mano.
Il silenzio della prima volta che ci siamo visti
attraverso la cucina come un fiume profondo.
Alla fine, i pesci nella teglia,
andiamo a dormire.
Cose argentee guizzano:
siamo sposo e sposa.
***
INSEGNAMENTO
Per mia madre lo studio
è la cosa più fine del mondo.
Non lo è.
La cosa più fine del mondo è il sentimento.
Quella sera papà faceva lo straordinario,
lei mi ha parlato:
" Poverino, fino a quest' ora a sgobbare ! "
Preparò pane e caffè, lasciò la pentola sul
fuoco.
Non mi ha parlato d'amore.
Questa parola di lusso.
***
COLLOQUIO
Un uomo qualunque mi domandò :
che cosa pensi del sesso?
Una delle meraviglie della creazione, risposi.
Restò disorientato perchè confonde le cose
e s'aspettava che io dicessi maledizione,
solo perchè prima gli avevo confidato: il destino dell'uomo è la santità.
La donna che i domandò piena d'odio:
lei si depila là in basso? Lo domandò sorridendo,
pensando che così mi poteva meglio assassinare.
Magnifici sono il calice e la verga che contiene,
peloso o no.
Santo, santo, santo è l'amore poichè viene da Dio,
non poichè uso guanto o rasoio.
Che cosa può contro di lui l'escremento?
Anche la rosa : che cosa può in suo favore ?
Se " copre la moltitudine dei peccati ed è benigno,
come la morte duro, come l'inferno tenace ",
riposa nel tuo amore, ché starai bene.
***
CANICOLA
A mezzogiorno, riversa l'amore
i sogni più freschi e intriganti;
sto dove stanno i torrenti.
Attorno alla grande casa spazia un cortile senza recinzione,
pieno di banani, solo banani,
alti come palme.
Arrivo al bordo del mare increspato di correnti,
gorghi azzurri.
C' è un pericolo sotto la fascia esigua
che è di sabbia ed è bianca.
Voglio bracciali
e la compagnia del maschio che ho scelto.
***
ANNUNCIAZIONE AL POETA
Ave, àvido.
Ave, fame instancabile e bocca enorme,
mangia.
Da parte dell' Altissimo ti concedo
che non ti riposerai e che tutto ti ferirà mortalmente :
la spazzatura, la cattedrale e la forma delle mani.
Ave, pieno di dolore.
Adelia Prado da Coraçao disparado
PER UNA DONNA
( A te invece ho dato tutto e tu sei morto )
Tu che dici che ogni foglia è lucida
come un coltello, che ogni cosa vive, cresce,
non si può fermare, eppure non ho colpa
se mi hanno dato un nome.
Mio padre e mia madre erano in fiore.
Ma non per molto.
Così bestemmio, racconto il falso, scrivo poesie.
Ah, queste cicale che bruciano nel verde, prorompono,
si moltiplicano e prosperano al di là
di ogni possibilità : queste bestie viziate vivono.
( A te invece ho dato tutto e tu sei morto )
***
I rimpianti fanno povere le cose, fanno l'amore
storto. Dicono che chi pensa al passato invecchia
prima. Dicono di non girarsi mai verso la fine.
Il ricordo è un esile risveglio di corpi, mani,
mobili universi in agguato...
Il mondo è sottile
tutti erano già in cammino
nella feroce precisione di un nome
che ritorna al tavolo di un bar, dentro
la tazza di caffè, in fondo a un nome: ora...
Per cui non dirmi chi hai amato
in passato, né chi potrai avere in futuro.
Il tempo è una cosa seria.
***
Così hai salvato la memoria nell'ora
strana che a carponi fino al bianco
della bocca, fino al bacio della mamma. Vieni,
medita, vieni. Anche questa notte
passerà. Il cielo è innocente.
Poteva andarci meglio, essere ferro,
elio, marchingegno; si poteva
collassare all'infinito come un buco
nero in acque dolci, minuto errore
di cronologia o segno che precede l'infinito.
Mary Barbara Tolusso Inediti
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