mercoledì 11 settembre 2019

LA LIBERA MORTE DI NIETZSCHE 2


(…) Mosso dal venerante rispetto per la sua meta e il suo erede,
       egli non appenderà più corono rinsecchite nel santuario della
       vita.
       In verità, non voglio fare come i funaioli, che tirano in lungo
       la corda e intanto vanno sempre più indietro.
       Certi invecchiano troppo,anche per le proprie verità e vittorie;
       una bocca sdentata non ha più diritto a ogni verità.
       E chiunque vuole avere la gloria, deve prendere per tempo
       congedo dagli onori e applicare l'arte difficile di- andar via al
       momento giusto.
       Proprio quando si è più saporosi bisogna smettere di lasciarsi
       mangiare: ciò sanno coloro che vogliono essere amati a lungo.
       Certo, vi sono mele acerbe, la cui sorte è di attendere fino all'
      ultimo giorno d'autunno:esse diventano al tempo stesso mature,
      gialle e grinzose.
      In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente.
      E certi sono vecchi da giovani: ma una tarda giovinezza è una
      lunga giovinezza.
      Per molti la vita è un fallimento: un verme velenoso li rode nel
      cuore. Proprio per questo dovrebbero fare in modo di riuscire
      tanto meglio a morire.
      Altri non diventano mai dolci, già d'estate marciscono. La viltà
      li tiene attaccati al ramo.
      Fin troppi vivono, e troppo a lungo restano appesi ai loro rami.
      Venisse una tempesta a scuotere giù dall'albero tutti questi
      marci e bacati!
      Venissero predicatori della rapida morte! Questi sarebbero per
      me le tempeste squassanti che devono investire gli alberi della
      vita ! Ma io sento predicare solamente la lenta morte e la
      pazienza per tutte le cose terrene.  (…)


                 Friedrich  Nietzsche   da      Così parlò Zarathustra




martedì 10 settembre 2019

SETTEMBRE di frida

 
 

                                             Foto ( di  frida ) al Parco Vigeland di Oslo


Dovrai trovarmi tu
adesso
e darmi un nome
messo al futuro
che evochi nel dirlo
appena un sibilo
degli occhi.

Saremo mentre siamo
tiranti controvento,
fedele bollettino
ai naviganti,
code di folate,
semina di grano
in dimore d'acqua.



                                    frida



FERNANDO E IL MARE

 
 
 
     Oh mare, quanto del tuo sale sono lacrime…
 
 

QUANDO, LIDIA, VERRA' IL NOSTRO AUTUNNO

Quando, Lidia, verrà il nostro autunno
con l'inverno che ha in sé, riserviamo
un pensiero, non alla futura
                     primavera, che è di altri,
né all'estate, di cui siamo morti,
ma a quel che resta di ciò che passa -
il giallo presente che le foglie vivono
e le rende differenti.


                                       ***

QUANTA TRISTEZZA…

Quanta tristezza e amarezza affogano
nel disordine della vita angusta! Quante
avversità meschine
ci opprimono supreme!
Felice il bruto che nei verdi campi
pascola, per se stesso anonimo, ed entra
nella morte come in casa;
o il saggio che, perduto
nella scienza, la futile vita eleva
oltre la nostra, come il fumo che alza
braccia che si disfano
in un cielo inesistente.


                                               ***


MARE PORTOGHESE

O mare salato, quanto del tuo sale
sono lacrime del Portogallo!
Per attraversarti, quante madri hanno
pianto!
Quanti figli invano hanno pregato!
Quante spose rimaste da sposare,
perché tu fossi nostro, o mare!

Ne valse la pena? Tutto vale la pena
se l'anima non è piccina.
Chi vuole andare oltre il Bojador,
deve andare oltre il dolore.
Dio diede al mare il pericolo e l'abisso,
ma è in esso che si specchiò il cielo.


                                                 ***

LE ISOLE FORTUNATE

Che voce viene col suono delle onde
che non è la voce del mare?
E' la voce di qualcuno che ci parla,
ma che - se ascoltiamo - tace,
per aver voluto ascoltare.

E solo se, ancora dormendo,
senza sapere chi udire, udiamo,
che essa ci dice della speranza
a cui, come a un bambino
dormiente, dormendo sorridiamo.

Sono le isole fortunate,
sono terre senza aver luogo,
dove il Re dimora aspettando.
Ma, se andiamo svegliandoci,
tace la voce e c'è solo il mare.


                                         ***

IL MARE

Qui sul bordo della spiaggia, muto e contento del mare,
senza più nulla che mi trattenga, nulla da desiderare,
farò un sogno, avrò il mio giorno, chiuderò la vita
e mai cadrò in agonia, perché dormirò all'istante.
La vita è come un'ombra che passa sopra un fiume
e come un passo su un tappeto di una stanza che giace vuota;
l'amore è un sonno che giunge per quel poco essere che si è;
la gloria concede e nega; non ha verità la fede.
Per questo sul bordo bruno della spiaggia muta e sola,
ho l'anima fatta piccina, libera di pena e di dolore;
sogno senza quasi più essere, perdo senza aver mai avuto
e ho cominciato a morire molto prima di aver vissuto.
Datemi - dove qui giaccio - solo una brezza che passa,
non voglio nulla dal caso, se non la brezza sulla faccia;
datemi un vago amore di quanto mai avrò,
non voglio né piacere né dolore, non voglio né vita né legge.
Solo, nel silenzio circondato dal suono brusco del mare,
voglio dormire quieto, senza nulla da desiderare;
voglio dormire nella distanza di un essere che mai fu suo,
toccato dall'aria senza fragranza della brezza di qualsiasi cielo.



                    Fernando  Pessoa   da     Mare del Portogallo



domenica 8 settembre 2019

OH MA'! ( Storia di Michael, ragazzo difficile ) 1

 
 
 
 
" Odiami ragazzo mio, finchè vorrai… io ti amerò con la stessa intensità… "


INTRODUZIONE

Questo non è il classico libro… Si tratta del mio manoscritto in cui racconto un periodo della mia vita che vede protagonista mio figlio, Michael. Un ragazzo " difficile" che, cresciuto per strada, aveva scelto di vivere fuori dalle regole e dal rispetto della legalità.
Il mio è un racconto diretto, esplicito e senza fronzoli. E' il racconto di una madre.
Mi era stato proposto da più parti di scrivere un vero libro ma - insieme ai miei ricordi , alle mie emozioni, alle mie angosce - sarebbero stati aggiunti quei " fronzoli " di cui vi parlavo. La mano di " qualcuno" che nulla sa di noi, avrebbe dovuto dare  un valore aggiunto al mio racconto. Ma come avrebbe potuto? Chiunque sarebbe stato, che ne avrebbe potuto sapere più di me?
Quindi sappiate che troverete errori, imprecisioni, ripetizioni e la punteggiatura non sempre al posto giusto. Ma i fatti no, i pianti no, questi sono tutti reali, tutti esatti. Leggerete fra le righe il mio infinito amore per i miei figli, nonostante tutto. Apprenderete la fragilità nascosta di Mike, in particolare, il suo malessere, nascosto dietro la sua apparente pacatezza.
Ho inserito alcune lettere estrapolate da un'assidua corrispondenza tra me e lui,  tra me e suo padre e tra quest'ultimo e suo figlio. Ho dedicato a suo padre qualche pagina. Un padre assente, ma che ha amato i suoi figli a modo suo, come ha saputo fare. Un uomo che troppo presto ha lasciato questo mondo ma,prima di esalare l'ultimo respiro, ha chiesto a Dio di poter rivedere e abbracciare i suoi figli.
In questo documento - come io lo chiamo - parlo di Mike e dei suoi rapporti familiari, della sua trasformazione e delle sue certezze; delle sue poche paure… Descrivo il mio stato d'animo a seconda del momento, le mie brevi e rare gioie e le molte sofferenze.
Scriverlo è stato per me uno " sfogo", ma allo stesso tempo un " supplizio": dover rivivere tanti avvenimenti drammatici ha fatto sì che il mio stato psico- fisico si indebolisse ulteriormente.
E mentre lo terminavo, gli eventi sono precipitati, coinvolgendo mio figlio in un'altra brutta storia, la più grave di  tutte, ma sono certa che riuscirete a vedere e a vivere con me gli eventi che hanno portato Michael ad essere definito " un ragazzo difficile ".
Vi emozionerete e piangerete con me: le lacrime di una madre possono scolpire la roccia più dura e quindi anche i cuori di chi non crede nell'amore incondizionato genitoriale, o vi pone dei limiti.
Io penso che non ci siano barriere che impediscano ad una madre di donare la propria vita per i propri figli.  (…)



                Daniela  Manzitti  da   Oh, Ma!  ( introduzione )


OH, MA' ! ( Storia di Michael, ragazzo difficile ) 2


Corato, 20 Novembre 2017

(…) "Carissimo figlio mio,l'altra mattina ho fatto qualcosa che una
         madre non vorrebbe e non dovrebbe mai fare: ho tradito la
         cieca fiducia che tu da 24 anni riponevi in me, consegnandoti
         nelle mani di qualcuno che di te non sa nulla, se non il tuo
         nome e le tue " bravate". E' stato un gesto necessario e
         inevitabile. Le notizie frammentarie e confuse che mi
         giungevano durante la tua assurda latitanza, mi trafiggevano
         il cuore, e purtroppo non avevo modo di poterti raggiungere,
         aiutarti a ragionare e a trasmetterti il malessere che stavo
        vivendo.Ciò che tanto mi opprimeva era il continuare la solita
        vita quotidiana che iniziava la mattina indossando quella
       " maschera " di normalità e finiva la sera quando, rientrata a
        casa, la riponevo sul comodino. Sempre attenta al telefonino,
        accertandomi che fosse carico, acceso e che non fossero
        arrivati sms che non avessi letto, ansiosa di ricevere un tuo
        cenno, una tua notizia. Nel contempo, terrorizzata quando sul
        display compariva un numero a me sconosciuto che potesse
        annunciarmi una disgrazia, un  fatale incidente, un tragico
        epilogo della tua vicenda. Il susseguirsi dei controlli durante
        il giorno e durante la notte a casa nostra, a casa di amici e
        conoscenti, non faceva altro che accentuare l'angoscia di
        saperti in pericolo, braccato da ogni forza di polizia in ogni
        luogo.Spesso leggevo negli occhi di qualcuno di loro la rabbia
        e l'accanimento  nei tuoi confronti, il loro desiderio morboso
        di volerti prendere come per aggiudicarsi " un trofeo " da
        collezionare. Quando se ne andavano, temevo che - se ti
        avessero trovato - anche solo un tuo innocente movimento,
        una innocua mossa che avresti potuto commettere, avrebbe
        potuto scatenare una loro reazione tragica e sproporzionata,
        decretando un drammatico finale.
        Anni fa morì un tuo carissimo amico, un fratello per te.
        Ricordo chiaramente le parole che sua madre mi sussurrò
        quando mi avvicinai a porgerle le condoglianze: " Daniela,
        avrei preferito andare in carcere a fargli visita tutta per tutta
        la vita - almeno avrei potuto vederlo , abbracciarlo e parlargli
        ancora… Tu sei fortunata ! ". Il non sapere dove stavi, dove
        dormivi, chi potevi incontrare durante il tuo " oscuro "
        cammino, mi logorava da mesi. Non c'era più pace nel mio
        cuore e nella mia testa… ero una candela la cui fiamma si
        stava spegnendo giorno dopo giorno, ora dopo ora.
        Quella mattina ti eri accorto che qualcosa non andava. Forse
        leggevi nei miei movimenti l'ansia e l'angoscia che mi
        rendevano incerta e timorosa. Mentre mi avvicinavo a te, i
        nostri occhi erano immersi gli uni negli altri, quasi a
        fondersi in un unico sguardo e io mi sentivo come Giuda che
        tradì suo fratello… Ho abbassato il capo e ti ho consegnato a
        chi ti stava cercando da troppo tempo. Volevo morire, ma mi
        convincevo sempre più di aver fatto la cosa giusta. E poi, il
        Comandante mi aveva dato la sua parola: niente violenza.
        Massima discrezione e rispetto dei tuoi e dei miei diritti di
        madre. Parola mantenuta !
        Anche tu, d'altronde, hai dimostrato maturità, saggezza e
        rispetto del momento così difficile e inaspettato. Mentre ti
        circondavano e ti inducevano a mantenere la calma, io ti
        chiedevo perdono per quello che avevo fatto. Tu cercavi i miei
        occhi e io, con la morte nel cuore, cercavo i tuoi…
        Più volte hai ripetuto che mi avresti odiata per il resto della
        tua vita.
        Odiami, ragazzo mio,odiami finchè vorrai… Io - al contrario -
        continuerò ad amarti con la stessa intensità di sempre e
        anche di più. Un giorno ammetterai che - in cuor tuo -  era ciò
        che volevi anche tu: porre fine a questo supplizio.
        Forse mi vorrai incontrare e io avrò la conferma di essere 
        una madre " fortunata " perché potrò ancora vederti,
        abbracciarti e parlarti…

   
                                           Tua madre   "    (…)


          Daniela  Manzitti  da   Oh, Ma'!  ( Storia di Michael, ragazzo difficile )

 

OH, MA' ! ( Storia di Michael, ragazzo difficile ) 3



                        
                                        Giudici… uomini di Legge…


Corato, 4 Luglio 2018

(…)" Ill.mi Magistrati,non so se la disperazione che provo oggi sia 
      superiore a quella che provai il giorno che feci arrestare mio
      figlio Michael, ma è comunque devastante. Mi rivolgo a Voi,
      che disponete della vita e della morte di coloro che passano
      nelle vostre aule.
      Qualche giorno fa, ci è passato mio figlio e,con tanta freddezza
      e disumanità, avete deciso che il percorso per ricostruire la sua
      vita dovesse essere interrotto perché " qualcuno ha fatto il suo
      nome ", coinvolgendolo in una brutta storia ancora tutta da
      chiarire e da definire.
    Lo avete estrapolato da quel luogo a cui si era affidato con tanta
    buona volontà e lo avete ricatapultato in un mondo che neanche
    Voi - in realtà - conoscete. E' vero, è un ragazzo che, annebbiato
    dagli stupefacenti, ha commesso atti deplorevoli, ma è lo stesso
    ragazzo che, con una forte volontà, ha deciso di diventare un
    buon padre per il suo bambino.
    Me lo avete rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, che
    solo a definirlo, mi si aggroviglia l'animo. Stamattina l'ho
    incontrato: aveva gli occhi che brillavano di un pianto soffocato
    e mi ha solo detto : " Oh, Ma', questa volta mi hanno proprio
    inguaiato; da qui non esco più! ".
    Ho provato a trattenere le lacrime,ma non era possibile:il dolore
    era troppo forte… Me lo avete ributtato nella fossa dei leoni,
    senza tener conto della trasformazione che stava avvenendo in
    lui, annullando completamente ciò che in questi mesi è stato
    fatto con la sua pronta collaborazione.
    Molti attribuiscono il suo comportamento a una mancanza di
    educazione; io non condivido, ma oggi sono qui a dirvi: allora
    condannate me, perché non ho avuto abbastanza tempo per
    stargli vicino… perché l'amore che gli potevo dare era un amore
    veloce, un amore che si esprimeva con i rimproveri, le
    raccomandazioni, le punizioni; non era un amore fatto di baci e
    abbracci come avrebbe dovuto essere, non c'era tempo per
    queste smancerie… Punite me, illustri Magistrati, perché una
    madre che non ha tempo di dare amore a un figlio è una madre
    inetta, una madre indegna di essere chiamata così… E poi,
    augurate a voi stessi, illustri Giudici, di non cadere mai nelle
    mani della" Vostra giustizia",quella fatta di uomini che si ergono
    a Dei,decretando inesorabilmente l'inizio e la fine di un'esistenza
    In quello stesso istante, anche Voi, che di tante vite avete
    disposto, diventereste un numero di protocollo, e la Vostra vita e
    quella dei Vostri cari non varrebbe più di quella di mio figlio e
    della nostra. Spero di non dovermi mai pentire di aver fatto
    arrestare il mio amatissimo figlio, quell'ultimo giorno di un
    Ottobre qualunque. ".  (…)



         Daniela  Manzitti   da  Oh, Ma' !  ( Storia di Michael, ragazzo difficile )



sabato 7 settembre 2019

LA PREGHIERA DI BARTOLO

 
 

                                                            Ad occhi chiusi vinco la vertigine…


LA GRAZIA

Sarebbe dunque in questo lividore
d'aria la grazia
che fa cadere a fiocchi
gelo candore oblìo?
E dove metteresti l'altra grazia
che c'imbratta la faccia
di fiamme e fumo
e ci rammenta d'essere
schiatta di legna da ardere al buon Dio.


                                             ***

E' QUI CHE DIO

E' qui che Dio m'assiste
lungo la parte più assurda della curva
saldamente incollato
su questa traiettoria
ad occhi chiusi vinco
la vertigine il vuoto la mia storia.


                                      ***

OGGI

Non frugarmi, non chiedere.
Tu sai il perché d'un labbro
che tremando si sporge più dell'altro.
Accoglimi.
Assieme ai pesci guizzanti all'ingrasso
nell'acqua del Giordano,
nella tua conca di marmo,
ai due cani
ringhiosi clandestini
che baruffano nell'angolo più buio
della tua navata.


                                         ***

PREGHIERA

Ecco i colpi che giungono al cuore
aprendo larghi echi dolorosi.
Tu che tiri le somme
dimmi quanto
l'anima incespica e batte
su un tasto d'inferno in questa terra;
dimmi la doppia voce
del dare e dell'avere,
dammi una mano
d'aiuto nello scacciare i Cesari,
prenditi il grosso
il prezzo più alto
il meglio del tributo.


                                    ***

IN TE

In Te in Te confido,
tutto ho rubato al mondo
sei il Cubo la Sfera il Centro
me ne sto tranquillo :
tutto t'è stato ammorticchiato dentro.



                      Bartolo  Cattafi     ( poesie tratte da diverse raccolte )


LA LEGGENDA NERA DI J. LACAN 1

 
 


" Ecco il grande errore di sempre: immaginare che gli esseri pensino ciò che dicono" ( J. Lacan )


(…) Fin dal 1972, quando più che settantenne la sua notorietà era
      ancora recente,si aspettava che la sua morte avrebbe scatenato
       una " vera pioggia di lordure ", già da tempo annunciata dalla
       possibilità stessa, ossia dall'imminenza di una sparizione che
       secondo alcuni non poteva tardare.
       Ma non ci fu alcun bisogno di attendere il suo decesso. E'
       bastato che invecchiasse e che il suo successo crescesse perché
       la calunnia lievitasse e si espandesse. Il suo passaggio non ha
       risparmiato niente: né il suo insegnamento, né la sua pratica,
       né la sua persona.
       Il suo insegnamento - deriso - viene definito un'impostura, una
       frode e un'enorme bugia deviante rispetto alla serietà della
       Sorbona, così come un'intellettualità inutilizzabile che non
       attira se non creduloni e snob, o ancora una congiura di
       ampiezza e perfidia ineguagliabili.  All'insegnamento si
       rimproverano discorsi incoerenti e scuciti, elitismo pretenzioso
       e sterile o addirittura di diffondere una psicoanalisi
       spiritualistica, asettica, sorbonesca e  mortalmente noiosa e
       persino di voler strozzare il mondo perché - sappiatelo -
      " si respira male con dei nodi borromei alla gola… " .  (…)



          Nathalie Jaudel     da      La leggenda nera di jacques Lacan


 

LA LEGGENDA NERA DI J.LACAN 2



(…) Quanto alla pratica, essa è oggetto di attacchi ancora più
      feroci.Lacan è accusato di calpestare la deontologia, di mettere
      sottosopra il quadro,di aver pervertito la psicoanalisi tramite la
      seduzione, la manipolazione del transfert, la menzogna, di
      lasciare libero corso al suo capriccio, alla sua perversione, o
      anche al suo sadismo, di essere sordo al lamento come cieco
      di fronte alle ferite dei suoi analizzati, di essere non solo
     responsabile di numerosi suicidi fisici,ma anche di innumerevoli
     suicidi libidinali, ossia infermità derivanti da incidenti, e di
     prendersene gioco, e anche di aver fatto proliferare degli
     psicoanalisti che mettono l'altro in pericolo; in breve, di darsi
     senza freno alla passione di una pratica segnata dall'abiezione
     e dal disprezzo.
     E' soprattutto la sua persona a suscitare le maldicenze più
     avvelenate: a poco a poco, eccolo - ben che vada - carnefice del
     significato, domatore di folli, personaggio frivolo e derisorio
     che non sopravviverà se non come testimone di un'epoca; e poi
     ancora : mago, re del calembour, gran sacerdote, guru, dandy
     odioso o vecchio ringalluzzito; mal che vada : truffatore,
     demagogo perverso dall'occhio di caprone intelligente; di un'
     ambizione cinica e delirante, buffone, pagliaccio, burlone,
     tirannico, affetto da paranoia o da psicosi passionale, ladro e
     negriero, capo di una setta che si prende per Dio, avido di
     denaro… Viene altresì paragonato a Dracula, a Bouglione, a
     Stalin, agli yatollah dell' Iran…
     L' annuncio della sua morte dà luogo a questo sottotitolo di
     Libération : " Lacan aime or ".   (…)


      Nathalie  Jaudel    da     La leggenda nera di Jacques Lacan


LA LEGGENDA NERA DI J. LACAN 3


(…) I Greci sognavano che esistesse una vita filosofica  e che l'
       uomo, non schiavo della gloria né delle ricchezze, conducesse
       una vita sobria e regolata; nutrisse la sua anima di nobili
       pensieri, di speculazioni elevate e conversasse con se stesso.
       Sognavano che chi evitava di affamare e di saziare il proprio
       piacere, entrasse non soltanto in un rapporto più intimo con la
       verità, ma che - grazie alla ragione - potesse anche giudicare
       saggiamente ogni cosa ed esercitare la sua padronanza sugli
       altri fini dell'esistenza, al contrario degli ambiziosi e degli
       interessati. Questo ideale,che si è coniugato con quello portato
      alle più alte vette dalla religione cristiana,lasciava immaginare
    che il pensiero-nella forma della Fede o in quella della Ragione,
    potesse orientare l'azione e servire da bussola per l'esistenza.
    Tutto questo ha raggiunto il suo apice con gli Illuministi.
    Ed è forse nella misura in cui l' Illuminismo- di fatto o di diritto -
    direttamente o indirettamente - ha generato il Terrore, che da
    quel momento il pensiero non orienta più, e Heidegger, per
    esempio, può essere stato al contempo uno dei più grandi
    pensatori del XX secolo e incontestabilmente un nazista ?
    E' forse da questa faglia che è sorto il gusto- che ormai abbiamo
    in sorte - di rintracciare in ogni pensiero le contraddizioni -
    reali o supposte - tra la vita e la sua dottrina, senza perdere l'
    occasione per rimproverare di " non essere all'altezza delle loro
    opere", o di essere stati meno grandi di se stessi, con la buona
  coscienza dell'anima e la spietata rettitudine dei non -
  abbindolati ?  (…)
     


   Nathalie  Jaudel   da  La leggenda nera di Jacques Lacan


LA LEGGENDA NERA DI J. LACAN 4


(…) Così la pensa Elisabeth Roudinesco, quando afferma per
       esempio, di Lacan che " mai metterà d'accordo gli atti della
       sua vita privata con quelli del suo sistema di pensiero. Un po'
       più avanti, per la più grande gioia dei lettori pronti a trarre il
       loro miele da ogni discrepanza che permetta di screditare in
       un sol gesto l'incongruenza dell'uomo e l'insignificanza del suo
       apporto, quello su cui avrebbe poggiato lo iato, afferma :

   " Nell'autunno 1953 si trovava in una situazione alquanto strana.
      Nella vita professionale nascondeva la pratica delle sedute a
     durata variabile( un amico, allora suo discepolo -che ogni volta
      si spostava dall' Italia a Parigi per i colloqui - mi diceva che -
      effettivamente - le sedute potevano durare più di un'ora o pochi
      minuti ,n.d.r ) e dava a vedere di attenersi alla norma;nella vita
      privata nascondeva ai figli di primo letto l'esistenza del suo
      secondo matrimonio e della nuova famiglia; negli orientamenti
      ideologici faceva credere al fratello di essere ridiventato
      cristiano,mentre tentava di stabilire un legame con la direzione
      del Partito Comunista . E nel bel mezzo di questo intrico,
      cominciò ad elaborare un sistema di pensiero in radicale
      contraddizione con il suo modo di vivere.
      In questo sistema, Lacan attribuiva - infatti - privilegio assoluto
      al chiarimento del soggetto con la verità."     (…)



Nathalie  Jaudel  da   La leggenda nera di Jacques Lacan



venerdì 6 settembre 2019

LA STORIA DI ORIANA 1

 
 
       Oriana  Fallaci 
 
 
NON CREDO AI MITI
 
(…) Ho cominciato molto tardi a capire quello che contavo, che
rappresentavo per tante persone. E ancora oggi non l'ho capito
molto bene…
Io non sono la Giovanna d' Arco o l' Achille che alcuni - addirittura - vedono in me. Sono soltanto una persona che ha il coraggio di dire quello che pensa, fare quello che crede debba essere fatto, di vivere come vuole vivere: senza paura. O meglio,
tentando di non cedere alla paura. Sono anche una persona molto seria, molto disciplinata e... molto dura. ( quella autodisciplina mi ha resa dura, insieme alle sofferenze e ai troppi dolori ). Ma niente di più. E non voglio che mi siano attribuite responsabilità che non ho : non voglio essere vista come una specie di guerriera o di santa. E soprattutto, non voglio essere fraintesa. Cosa che invece avviene, continuamente. Il mio culto della libertà è stato ed è frainteso ( visto che per libertà non intendo caos e licenza e non mi stanco di ripetere con Alekos che la libertà è un dovere, prima che un diritto.). Il mio " anarchismo" è stato frainteso, visto che  con Anarchia intendo qualcosa di sacro, di superiore, un utopistico stato in cui il cittadino si governa da sé senza offendere gli altri, senza uccidere, senza rubare.. La mia indipendenza è stata fraintesa, visto che non s'è capito come e perché io la esercito in modo non fazioso e cioè denunciando il luridume della Destra e della Sinistra…
Ritengo di essere amata senza essere capita. E non capisco quella eccitazione che c'è intorno a me. E rifiuto il divismo che a poco a poco s'è andato creando intorno a me. Tanto più che sono una persona molto schiva, molto ritrosa, ossessionata dalla privacy e sostanzialmente asociale. E non credo ai miti, men che tutti, al mio. (…)
 
 
Oriana  Fallaci  da   Solo io posso scrivere la mia storia. ( autoritratto di una donna scomoda )
 
 
 

LA STORIA DI ORIANA 2



(…) Nella mia vita ho visto molte cose brutte. Molte. Sono nata in
       una tirannia, sono cresciuta in una guerra e per gran parte
       della mia esistenza ho fatto il corrispondente di guerra. Per
      anni (in Vietnam otto )ho vissuto al fronte.Ho seguito battaglie,
      ho subito sparatorie e cannoneggiamenti e bombardamenti,ho
      testimoniato l'umana crudeltà e imbecillità. Di carneficine, di
      eccidi me ne intendo. Purtroppo.Però in tempo di pace mai ho
      visto un eccidio così infame,così cinico,come l'eccidio di Plaza 
      Tlatelolco.( Massacro che si compì il 2 Ottobre 1968 a Città 
     del Messico e in cui furono uccisi circa 300 dimostranti, n.d.r)
      Mai.

     Se io non ce le avessi,queste cicatrici,mi sentirei infinitamente  
     più povera. Perché mi domanderai ancora a cosa serve nascere
     e a cosa serve morire; la morte di tutti gli uomini che ho visto
     morire per mano di altri uomini mi sembrerebbe inutile; e me ne
     starei come una lucertola intenta solo a sbadigliare sulla mia
     letargia . (…)


Oriana Fallaci  da  Solo io posso scrivere la mia storia (autoritratto di una donna scomoda )

  

LA STORIA DI ORIANA 3


UN UOMO E UNA DONNA

(…)Aveva il volto di un Gesù crocifisso dieci volte e sembrava più
      vecchio dei suoi trentaquattro anni. Sulle sue guance pallide si
     affondavano già alcune rughe, tra i suoi capelli neri spiccavano
     già ciuffi bianchi e i suoi occhi erano due pozze di malinconia.
     O di rabbia? Anche quando rideva, non credeva al suo ridere.
     Del resto era un riso forzato e che durava poco: quanto lo 
  scoppio di una fucilata.Subito le sue labbra tornavano a serrarsi
  in una smorfia amara,e in quella smorfia cercavi invano il ricordo
  della salute e della gioventù. La salute l'aveva persa, insieme alla
  gioventù. Il momento in cui era stato legato per la prima volta al
  tavolo delle torture e gli avevano detto : " Ora soffrirai tanto che
  ti pentirai d'essere nato". Ma capivi subito che non si pentiva d'
  essere nato; non se n'era mai pentito e non se ne sarebbe mai
  pentito. Capivi subito che era uno di quegli uomini per cui anche
  morire  diventa una maniera di vivere tanto spendono bene la
  vita. Nè le sevizie più atroci, né la condanna a morte, e tre notti
  trascorse in attesa della fucilazione, né il carcere più disumano,
  cinque anni dentro una cella di cemento di un metro e mezzo per
  tre,l' avevano piegato.

  E perché ho la prova d'aver tanto amato Alexos?Perchè gli
  permettevo di invadere la mia solitudine. Per esempio: io non
  riesco a dormire nello stesso letto con un'altra persona.E dormire
 con Alexos era uno strazio perchè prendeva tutto il letto per sé, mi
 spingeva sempre più in là, più in là, finchè cacciavo un urlo:
 " Perdio, il letto è anche mio! ". E due volte mi ha fatto ruzzolare
 giù e mi sono veramente arrabbiata.Oh, come mi sono arrabbiata!
 E poi teneva la luce accesa quando io la volevo spenta, spenta
 quando io la volevo accesa; toglieva le coperte di lana quando
 avevo freddo, le metteva quando avevo caldo. Eppure dormivo 
 con lui. Perché lo amavo. L' amore non si misura nel momento in
 cui fai l'amore, ma dopo. Quando rivorresti la tua solitudine e per
 amore accetti di non essere sola.  (…)



Oriana Fallaci   da  Solo io posso scrivere la mia storia ( autoritratto di una donna scomoda )




martedì 3 settembre 2019

VERSO IL VOLO A PICCOLI PASSI

 
 


                                   ...potrai pensare al futuro senza piangere…


Una volta la nonna mi aveva
dato un consiglio :
- Nei periodi difficili, vai avanti
a piccoli passi.
Fai ciò che devi fare, ma poco
alla volta.
Non pensare al futuro,
nemmeno a quello che
potrebbe accadere domani.
Lava i piatti. Togli la polvere.
Scrivi una lettera. Fai una
minestra.
Vedi?
Stai andando avanti passo dopo
passo.
fai un passo e fermati. Riposati.
Fatti i complimenti. Fai un altro
passo. Poi un altro.
Non te ne accorgerai, ma i tuoi
passi diventeranno sempre più
grandi.
E verrà il tempo in cui potrai
pensare al futuro senza
piangere.



                     Elena  Mikhalkova  da    La stanza delle chiavi antiche

lunedì 2 settembre 2019

LE POESIE DI WISLAWA ( 1945- 2009 )

 
 
 
                                Un solo passo ancora e ascolteremo la tua conchiglia…


LA COMPASSIONE 

Chiunque sappia dove sia finita
la compassione ( immaginazione del cuore )
si faccia avanti! Si faccia avanti !
Lo canti a voce spiegata
e danzi come un folle
gioendo sotto l'esile betulla,
sempre pronta al pianto.
Insegno il silenzio
in tutte le lingue
mediante l'osservazione
del cielo stellato,
delle mandibole del Sinanthropus,
del salto della cavalletta,
delle unghie dei neonato,
del plancton,
d'un fiocco di neve.
Ripristino l'amore.
Attenzione! Offerta speciale!
Siete distesi sull'erba
del giugno scorso immersi nel sole
mentre il vento danza
( quello che in giugno
guidava il ballo dei vostri capelli).
Scrivere a : Sogno.
Si cerca persona qualificata
per piangere
i vecchi che muoiono
negli ospizi. Si prega
di candidarsi senza certificati
e offerte scritte.
I documenti saranno stracciati
senza darne ricevuta.
Delle promesse del mio sposo,
che vi ha ingannato con i colori
del mondo popoloso, il suo brusìo,
il canto alla finestra, il cane fuori:
che mai resterete soli
nel buio e nel silenzio tutt'intorno
- non posso rispondere io.
La Notte, vedova del Giorno.


                                   ***

NATURA MORTA CON PALLONCINO

Invece del ricordo dei ricordi
al momento di morire
mi prenoto il ritorno
degli oggetti smarriti.
Da finestre, porte - ecco ombrelli,
valigia, guanti, cappotto,
perché io possa dire:
che me ne faccio?
Spille, questo e quel pettine,
una rosa di carta, uno spago,
perché io possa dire:
non rimpiango nulla.
Ovunque tu sia, o chiave,
cerca di arrivare in tempo,
perché io possa dire:
c'è ruggine - mia cara - ruggine.
Cadrà una nube di certificati,
permessi, moduli,
perché io possa dire:
tramonta il sole.
Orologio, riemergi dal fiume,
lasciati prendere in mano,
perché io possa dire:
tu fingi l'ora.
Salterà fuori anche il palloncino
portato via dal vento,
perché io possa dire:
qui non ci sono bambini.
Vola via per la finestra aperta,
vola via nel vasto mondo,
che qualcuno gridi: oh!
perché io possa piangere.


                                     ***

PROGETTO UN MONDO

Progetto un mondo, nuova edizione,
nuova edizione, riveduta,
per gli idioti, ché ridano;
per i malinconici, ché piangano,
per i calvi, ché si pettinino,
per i sordi, ché gli parlino.
Ecco un capitolo :
la lingua di Animali e Piante,
dove per ogni specie
c'è un vocabolario adatto.
Anche un semplice buongiorno
scambiato con un pesce
àncora alla vita
te, il pesce, chiunque.
Quell'improvvisazione di foresta,
da tanto presentita, d'un tratto,
nelle parole manifesta!
Quell'epica di gufi!
Quegli aforismi di riccio,
composti quando
siamo convinti
che stia solo dormendo!
Il Tempo ( capitolo secondo )
ha il diritto di intromettersi
in tutto, bene o male che sia.
Tuttavia - lui che sgretola le montagne,
sposta oceani
ed è presente al moto delle stelle,
non avrà il minimo potere
sugli amanti, perché troppo nudi,
troppo avvinti, col cuore in gola
arruffato come un passero.
La vecchiaia è solo la morale
a fronte d'una vota criminosa.
Ah, dunque sono giovani tutti!
La Sofferenza ( capitolo terzo )
non insulta il corpo.
La morte
ti coglie nel tuo letto.
E sognerai
che non occorre affatto respirare,
che il silenzio senza respiro
è una musica passabile;
sei piccolo come una scintilla
e ti spegni al ritmo di quella.
Una morte solo così. Hai sentito
più dolore tenendo in mano una rosa,
provato maggiore sgomento
per un petalo sul pavimento.
Un mondo solo così. Solo così
vivere. E morire solo quel tanto.
E tutto il resto eccolo qui -
è come Bach suonato su un bicchiere
per un istante.


                                              ***

SENZA TITOLO

Rimasero talmente soli,
talmente senza parole
e degni di miracolo per tanto disamore -
di un fulmine dal cielo, d'esser mutati in pietra.
Milioni di copie di mitologia greca,
però non c'è salvezza per lui come per lei.
Se almeno ci fosse qualcuno sulla porta,
se qualcosa - per un attimo - apparisse, sparisse,
lieto, triste, da dovunque venisse,
fonte di riso o timore, che importa.
Ma non accadrà nulla. Nessuna improvvisa
inverosimiglianza. Come in un dramma borghese,
questo sarà un lasciarsi del tutto regolare,
neanche un apriti cielo per solennizzare.
Sullo sfondo solido della parete,
l'uno per l'altro dolente,
stanno di fronte allo specchio, e lì c'è
solo il riflesso conveniente.
Il riflesso di due persone.
La materia sta sull'attenti.
Per quanto è lunga e larga, e alta,
in terra, in cielo e ai lati,
vigila i destini innati
- quasi che per una cerbiatta repentina nella stanza
dovesse crollare l Universo.


                                                ***

SOGNO

Il mio caduto, il mio tornato polvere,
assunto l'aspetto che ha nella fotografia:
sul viso ombra di foglia, conchiglia nella mano,
si avvia verso il mio sogno.
Cammina per tenebre da mai spente,
per vuoti aperti verso di sé per sempre,
per sette volte sette e poi sette silenzi.
Appare all'interno delle mie palpebre,
in questo solo mondo a lui accessibile.
Gli batte il cuore trafitto.
Si alza il primo vento dai capelli.
Tra noi comincia a stendersi un prato.
Giungono in volo cieli con nuvole e uccelli.
Montagne esplodono in silenzio all'orizzonte
e un mare scende giù in cerca del mare.
Si vede già lontano, così lontano
che giorno e notte sembrano simultanei
e tutte le stagioni giungono in una volta.
La luna apre a ventaglio i suoi quattro quarti,
i fiocchi della neve danzano con le farfalle
e cadono i frutti da un albero in fiore.
Ci veniamo incontro, non so se in lacrime,
non so se sorridendo. Un solo passo ancora
e ascolteremo la tua conchiglia,
quale fruscìo di mille orchestre c'è,
quale marcia nuziale c'è : la nostra.




 Wislawa  Szymborska    da    La gioia di scrivere ( Poesie  1945 - 2009 )