giovedì 2 agosto 2018
STORIE D' AMORE 2
(…) Universalmente umana, potenzialmente accessibile a tutti gli
esseri parlanti, quest'opera della libertà che io scopro nell'
amore, ha ricevuto in effetti la sua forma più affinata, la sua
realizzazione più diversificata, nella tradizione europea:
attraverso la religione, la filosofia, l'arte e la letteratura.
Appoggiandomi alla mia pratica della psicoanalisi, ho seguito
tutti i suoi rimbalzi tra gli innumerevoli avventurieri e
interpreti che mi hanno preceduto, prima di acquisire quel
sentimento di fierezza finalmente liberata da ogni senso di
colpa che ormai provo nei confronti del genio europeo.
Ma è l'incapacità di amare, al di qua e al di là dell'assenza di
amore, che trascina a fondo l'analizzante e l'analista. Ed è
quella stessa incapacità che minaccia la globalizzazione
iperconnessa,quando quest' ultima si illude di poter formattare
individui apparentemente cooperanti tra loro a forza di chat,
di sms e altri simili tweet, sopprimendo l'esperienza interiore
in cui nasce e muore quell'estremo fanatismo nel quale il me
e il te si ricreano in amore.
Niente garantisce che il mondo a venire possa continuare ad
essere un mondo innamorato. Se queste storie d'amore
dovessero avere una fine, quest'ultima svelerebbe il male
radicale che è l'automatizzazione degli umani. Il principio di
precauzione circoscrive fin d'ora la libertà - che non potrebbe
esistere senza rischi -, il bisogno di sicurezza rafforza le
chiusure identitarie, e certe nauseabonde zaffate totalitarie
invadono gli spiriti - in tempi come questi - di debito e di
austerità endemici.
E però io scommetto che l'amore, vissuto a partire dalla
diversità delle sue storie qui riunite, possa essere uno tra gli
antidoti più radicali, perché più intimi. (…)
Julia Kristeva da Storie d' amore
VOCI
Solo questa voce ascolto…
LA LIBELLULA
Appesa a questa foglia
giallastra
contemplo le sbarre
che mi circondano.
E' il volo finale
il volo che temo
e bramo tanto
il volo che ci porta via
ci dissolve
e in un batter d'ali ci disperde.
***
LA ROSA
Non voglio staccarmi
dal gambo
uno ad uno
cadono i miei petali
ma il profumo persiste
in quelli vivi
e io li sfido
sfido il profumo
a fuggire
a saturare l'aria
a volteggiare
a ungere il mio cadavere
mentre cado.
***
POESIA
Inconfondibile
è la voce
che mi insegue
che non si scolla da me
che tesse insonnie.
Come la pioggia
cade
come il vento
solo questa voce ascolto
mi possiede
lascia cadere avanzi di pane
e fugge via.
***
TESTAMENTO
Vi lascio una scala
traballante
incompiuta
con qualche scalino rotto
alcuni marci
e più di uno intero.
Riparatela
mettetela in piedi
saliteci sopra
salite
fino a toccare la luce.
***
LA MORTE
Perché temermi così tanto
se bramo unicamente
di liberarvi?
Claribel Alegrìa da Voci
mercoledì 1 agosto 2018
56 POESIE D'AMORE
Ho per te un vuoto che è un ex voto…
IL PARTITO AUTOCRATICO INTERSTELLARE
Ho gettato via tutti
tutti i tuoi messaggi
gettati nell'ade elettronico
ora contemplo il candore
del mio mezzo telefonico
della mia casella di posta
la leggerezza che deriva
dall'esercizio dell'oblio
contro chi infetta
chi inquina il mio giardino
rialzo trincee ridivento
marziale, dai talloni agli
occhi faccio campagna
elettorale per il partito
autocratico interstellare.
VOGLIO UN MINISTERO
Voglio un Ministero della Difesa dei Sentimenti
a ( r ) marmi arma ( r )mi fino ai denti
voglio sentire e sentirti ma a salve
e vederti vedermi transitare su un caccia
paracadutarmi nelle retrovie della Mancanza
sentire lo stomaco leggero mentre si attacca.
HO PER TE
Ho di te la mancanza chimica
che un atomo ha per l'altro
dopo l'esplosione molecolare.
Ho per te la fame chimica
che la bestia a sei zampe
ha per il petrolio raffinato.
Ho per te un vuoto
che è un ex voto
tondo e sconfinato.
Max Ponte da 56 Poesie d'amore
sabato 28 luglio 2018
E INVECE NO ( Lettera a Francesca )
" Come non amarti - Francesca -"
Per non morire - Francesca -
avresti potuto concederti l'attenuante generica
del livore di un dio perverso
che godeva nell'infliggerti il suo stesso martirio
o scagliarti contro tua madre che ti aveva partorito
bestemmiandone il sorriso.
E invece no.
Francesca non chiedeva sconti di pena
al venditore di lucciole.
Lei scagionava tutti, stringendo fra le sue braccia
- come figlie malate - le loro colpe,
cullandole mentre come demoni
le divoravano il seno e il senno.
Francesca si accartocciava nelle viscere
sgranano rosari infiniti di meaculpa
e andava alla guerra a piedi scalzi
senza uccidere nessuno se non se stessa.
Quando di lei restava solo il sangue tumefatto,
la polvere d'ossa e la follìa liquida negli occhi,
allora Francesca si chiamava fuori offrendo al cielo
un seno imbottito di nuvole sfinite.
A volte si nascondeva come un ragno
nel cuore della terra
e nel buio tesseva sulla pelle una rete
oscura che le imprigionava le membra.
Per non morire - Francesca -
avresti potuto pareggiare il conto e barare
anche tu alle carte, consumando sotto una pioggia
di fiori finti una vendetta dal sapore dolceamaro
come un farmaco salvavita.
E invece no.
Francesca si rifugiava tra le fronde
di un acero
e con le dita piagate intrecciava fango
e miele di parole, sputi e saliva di baci
per farne di nuovo una coppa aperta alle intemperie
e ai sogni spezzati dagli assassini.
E in quel nido di agonia si faceva rondine nuda,
si colmava la gola delle sue stesse piume e serrava
le labbra con l'avorio dei denti,
soffocando e zittendo
le voci di dentro come lupi affamati d'anima.
E quando il suo dolore - ormai arreso - s'accucciava
ai piedi di un gelsomino umido,
allora Francesca tornava a respirare ancora
amore nell'aria.
Per non morire - Francesca -
avresti potuto stringere tra le mani
un'affilata scure o mostrare la ferita aperta
come una rosa tatuata sulla schiena
per poi liberare l'orgoglio dei fianchi.
Per salvarti , lui avrebbe potuto dirti
" Come non amarti Francesca ".
E invece no.
frida
DE ARTES Y OFICIOS
Più dolce del vino e più vigoroso della morte…
PIU' POTENTE DELLA MORTE
Come albero di nuvole e manto di uccelli nell'aria
arriva l'amore che tutto scombina
con la sua musica breve.
Più dolce del vino e più vigoroso della morte
chiama con voce di seta tessuta da una freccia velenosa.
E' volo di colibrì sospeso nell'aria
e arriva così come se ne va:
sfidando il silenzio.
***
QUATTRO STAGIONI
Quando arriva l'amore con le sue quattro stagioni
gli uccelli cantano come un albero carico di mele.
Il cielo si colora di parole rosse
e il silenzio disegna bianche farfalle.
In un istante Amore tutto confonde:
le note nel pentagramma
il volo degli angeli
il petto aperto nei suoi punti vulnerabili
il silenzio dei tuoi occhi.
Chiama alla mia porta
e come Venere in cerca di Adone
mi avvicino al tuo corpo come all'orizzonte
entro nel paradiso
e svanisco
in un assolo di musica.
***
UCCELLO DELLA PIOGGIA
T'inseguo e mi insegui
come uccelli che volano per il mondo
disegnando con pazienza la linea sottile
tra il tuo corpo e la mia anima.
Accendiamo la luce
- lampo in mezzo alla notte -
e gli dei sorridono
come se vedessero l'alba.
Cadiamo nella rete inventando parole
e ascoltiamo cantare l'uccello della pioggia
sulla neve mansueta.
Sopra noi due canta l'acqua gocciolando
cadenzata
tra il tuo corpo e la mia anima.
Luz Mary Giraldo da De artes y oficios
IL MINUSCOLO AMARO DEL MONDO
Un giorno diventerà logora da scomparire…
Il dolore entra nel mondo
entra all'improvviso
s'installa nel muscolo
e tutta la vita gira
intorno a quel punto
minuscolo.
Non appena si ammalò
sono venuti a pulirle la casa
aprire gli armadi
cercare quel fagotto mezzo
nascosto in un libro
senza copertina
dove possedeva
la fatica di tutta la vita.
Mai tornare mai mostrare che sono una fallita
mai dare a vedere che il poco raccattato
fu il tanto di una vita
che il poco accumulato
fu il tutto di una vita.
La strada è un universo
riduce il mondo
a nostra misura
riduce le miserie
a ciascuno il suo vicolo
a ogni ubriaco il suo fiasco
a ogni cane il suo calcio
a ogni angolo un padrone.
Lavava i vestiti
e i vestiti portavano via
i filamenti del suo corpo
un giorno diventerà così
logora da scomparire
attraverso il buco dello scarico.
I frutti maturano e si sfanno nel caldo
sono come noi, quando qualcuno viene e ci mangia e quando non lo fanno
si mettono in testa che rovineremo tutta la fruttiera.
Vera Lucia de Oliveira da Il muscolo amaro del mondo
giovedì 26 luglio 2018
AMORE E VIOLENZA ( Introduzione )
Nel comune sentire, amore e violenza tendono idealmente a polarizzarsi: ma che cosa avrebbero da spartire lo slancio ardente verso l'oggetto del proprio desiderio e la brutale lacerazione dell'altro; la tenerezza e l'odio rabbioso; la passione vivificante e il gesto mortifero? In realtà il sentimento amoroso e l'atto violento si compenetrano da sempre, a partire dallo strappo che separa il maschio dal corpo di donna che lo ha generato. E sono intrecciati al punto da serrarsi in un nodo inestricabile che costituisce - sia per gli individui che per i gruppi umani - " Il fattore molesto della civiltà ".-
Con l'acutezza di sguardo di chi sa mettere a nudo le ambivalenze e le contraddizioni del rapporto di potere tra i sessi, l'autrice esplora la violenza reale e simbolica annidata all'interno delle relazioni più intime, come la sessualità e la maternità: è su quel corpo con cui è stato tutt'uno e con cui torna a fondersi nell'amplesso, che l'uomo si accanisce. E questa fuga estrema dal femminile si perpetua - atavica - in ogni mano maschile levata - ancora oggi - sulle donne. Di ogni età, razza e cultura.
frida
AMORE E VIOLENZA 1
(…) Il dominio dell'uomo sulla donna si distingue da tutti gli altri
rapporti storici di potere per le sue implicazioni profonde e
contraddittorie. Innanzitutto, la confusione fra amore e
violenza: siamo di fronte a un dominio che nasce e si impone
all'interno di relazioni intime, come la sessualità e la maternità.
Ci sono parentele insospettabili che molti non riconoscono o
che preferiscono ignorare. La più antica e la più duratura è
quella che lega l'amore all'odio, la tenerezza alla rabbia, la
vita alla morte.Si distrugge per conservare,si uccide per troppo
amore, si idealizza per l'appartenenza a un gruppo, una
nazione, una cultura, per differenziarsi da chi ne è fuori, visto
come nemico. In uno dei suoi saggi più famosi - Il disagio
della civiltà - Freud, dopo aver descritto Eros e Thanatos,
amore e morte, come due pulsioni originarie, è costretto a
riconoscere che sono meno polarizzate di quanto sembri.E dove
l'intreccio diventa più sorprendente, è proprio nel rapporto con
l'oggetto d'amore:
" L'uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d'amore,
capace - al massimo - di difendersi se viene attaccata, ma
occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona
dose di aggressività. Ne consegue che egli vede nel prossimo
non soltanto un eventuale aiuto e oggetto sessuale, ma anche
un invito a sfogare su di lui la propria aggressività, a
sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo,ad abusarne
sessualmente senza il suo consenso, a sostituirsi a lui nel
possesso dei suoi beni, a umiliarlo,a farlo soffrire, a torturarlo
e ad ucciderlo ".
Lea Melandri da Amore e violenza ( Il fattore molesto della civiltà )
AMORE E VIOLENZA 2
(…) Anziché limitarsi a deprecare la violenza, invocando pene più
severe per gli aggressori e più tutela per le vittime, forse
sarebbe più sensato gettare uno sguardo là dove non vorremmo
vederla comparire,in quelle zone della vita personale che
hanno a che fare con gli affetti più intimi, con tutto ciò che ci è
più familiare, ma non per questo più conosciuto.Gli omicidi, gli
stupri,i maltrattamenti fisici e psicologici che hanno come
oggetto le donne, sono oggi ampiamente documentati da
allarmanti rapporti internazionali, riferiti dalle cronache dei
quotidiani,gridati in prima pagina quando sono particolarment
crudeli o spettacolari.A uccidere, violentare, sottomettere, sono
prevalentemente mariti, figli,padri, amanti incapaci di tollerare
pareti domestiche troppo o troppo poco protettive, abbracci
assillanti o abbandoni che lasciano scoperte fragilità maschili
insospettate. Nessuno sembra trovare inquietante che il corpo
su cui l'uomo si accanisce sia quello che gli ha dato la vita, le
prime cure, le prime sollecitazioni sessuali,un corpo che l'uomo
ritrova nella vita amorosa adulta e con cui sogna di rivivere
l'originaria appartenenza intima ad un altro essere.Ma è anche
il corpo che lo ha tenuto in sua balia nel momento della sua
maggiore dipendenza e inermità, che poteva dargli la vita o la
morte, accudimento o abbandono. Confinando la donna nel
ruolo di madre,facendola custode della casa,dell'infanzia, della
sessualità, l'uomo ha costretto anche se stesso a restare eterno
bambino,a portare una maschera di virilità sempre minacciata.
La fuga dal femminile, da cui si può pensare abbia tratto la
sua spinta più profonda la comunità storica degli uomini, è
anche la fuga dai bisogni infantili,che restano così fermi in una
immobilità senza tempo. (…)
Lea Melandri da Amore e violenza ( Il fattore molesto della civiltà )
AMORE E VIOLENZA 3
(…) La famiglia prolunga l'infanzia ben oltre il bisogno del singolo
individuo, costruisce legami di indispensabilità reciproca e
arma silenziosamente la mano che tenterà di strapparli. Il
luogo che tutti vorremmo al riparo da una società sempre più
conflittuale, conserva il più lungo e il più enigmatico dei
domini che la storia ha conosciuto: la guerra mai dichiarata
che porta l'uomo - mosso da desideri e paure antiche - a
celebrare i suoi trionfi sul corpo femminile con cui è stato
tutt'uno e con cui torna a confondersi nell'abbraccio amoroso.
Se l'uomo fosse solo il dominatore, il vincitore sicuro di sé,
non avrebbe bisogno di umiliare e uccidere. Confinando la
donna nel ruolo di madre, è come se le avesse permesso di
protrarre ben oltre l'infanzia quel potere materiale e
psicologico che ha esercitato su di lui bambino. Il potere che
viene dal rendersi indispensabile all'altro è tuttora - per la
donna - il più forte contrappeso alla sua mancata realizzazione
come individuo, cittadina a tutti gli effetti.
L'altra contraddizione, strettamente legata alla prima, è il fatto
che a prendere il sopravvento, a porsi come padrone, è il sesso
che si trova all'origine - e per certi aspetti essenziali alla sua
sopravvivenza anche nella vita adulta - nella posizione di
maggior debolezza. Prima che marito, padre possessivo,
autoritario e violento, l'uomo è nato di donna, tenero figlio. La
tentazione di attribuire alla società il passaggio del maschio
dall'amore alla violenza - e cioè l'addestramento all'esercizio
del potere da parte di una comunità di simili - è sicuramente
più rassicurante che pensare ad una ambivalenza di sentimenti
già presente nelle relazioni più intime.
Nel saggio Le tre ghinee di Virginia Woolf, si legge:
"Non possiamo non pensare che le società sono congiure che
soffocano il fratello privato che molte di noi hanno motivo di
rispettare,e generano al suo posto un maschio mostruoso,dalla
voce prepotente, dal pugno duro, puerilmente intento a
tracciare cerchi di gesso sulla superficie della terra entro i
quali vengono ammassati gli esseri umani, separatamente,
artificialmente; dove dipinto di rosso e di oro, adorno come un
selvaggio di piume, nostro fratello consuma mistici riti e
assapora il dubbio piacere del potere e del dominio, mentre
noi, le " sue" donne, siamo chiuse a chiave tra le pareti
domestiche, senza spazio alcuno nelle molte società di cui la
società si compone ".
Ma anche la Woolf poi conclude che il mondo pubblico e il
mondo privato sono inseparabilmente collegati e che le
tirannie e i servilismi dell'uno sono le tirannie e i servilismi
dell'altro . (…)
Lea Melandri da Amore e violenza ( Il fattore molesto della civiltà )
martedì 24 luglio 2018
DON DE LENGUAS
Il letto è disfatto dalla parte sinistra dei miei sogni…
LA TRACCIA
Qualcuno cancella le impronte
dei tuoi passi leggeri nella notte,
ma al mio risveglio mi accorgo
che sei tornata nel vuoto che hai lasciato
- come un cane torna alla sua tana,
come l'assassino sul luogo del delitto -
perché il letto è disfatto
dalla parte sinistra dei miei sogni.
CRIMINE IMPERFETTO
Di tutti i crimini che ho commesso,
solo di uno mi pento:
non aver sopraffatto del tutto il desiderio,
questo avvoltoio abbietto e insaziabile
che mi fa credere
di essere ancora vivo.
NON HAI LETTO LE FIABE
E così te ne vai.
Ormai è tardi per i lamenti:
s'è fatto tardi
e presto sarà buio.
Vedi questa bocca, amore?
E' fatta a misura dei tuoi sogni.
Non c'è più tempo ormai: chiudi gli occhi.
Non hai letto le fiabe
e ora io - così racconta la storia -
dovrò mangiarti.
TRE DESIDERI
Che tu non ascolti altra voce
che la mia - dicesti
soffiando sul primo fiammifero -.
Che tu non dica nulla che mi ferisca,
fu il tuo secondo desiderio - e l'oscurità
ci avvolgeva un po' alla volta-.
Che mai finisca questo sogno,
- sussurrasti per l'ultima volta -.
E tutto scomparve.
E noi ci incontrammo all'improvviso
in mezzo alla notte.
Sordi, muti e ciechi.
Alfonso Brezmes da Don de lenguas
DAMMI - O MORTE - LIBERTA'
Faccio fagotto di chi mi sta a fianco…
Cerco allo specchio un riflesso
le tracce sul viso di un passato percorso.
Indago la mente cercando le stanze,
le porte socchiuse in cui entrare
ancora una volta per un ultimo saluto.
Le porte chiuse - al contrario - restano tali, per scelta.
Scelgo di andare oltre.
***
Prendere o lasciare, tutto o niente.
Solcare la traccia di quella che ero,
della mia vita, degli altri, delle cose passate, di ieri e di oggi.
Tutto dentro mille e una vita.
Faccio fagotto di chi mi sta a fianco
- o ci si ferma - anche solo per un po'.
***
Ogni tanto mi giro a guardare le tracce, le orme passate,
le cose lasciate cadere che all'anima sembrano leggere.
Il vento della sera trascina la sabbia e le regala nuove forme
che non sembrano più solchi trascinati a fatica.
Ho comprato una borsa nuova, bianca e blu,
senza fronzoli. Bella.
La porto elegantemente a spalla
e non pesa, per ora.
Vi ho riposto quello che ho scelto tra
indizi, tracce, prove raccolte di ciò che ero,
che lascio ancora in me, per me.
Ogni tanto mi fermo
e ne tiro fuori quello che del mio mare porto dietro,
per rimirarlo ancora, ma solo per un po'.
Miriam Romano da Indizi del mare che mi porto dietro ( Inediti )
lunedì 23 luglio 2018
RABBIA, AGGRESSIVITA' E DEBOLEZZA
" Gli uomini sono benevoli verso coloro che
si umiliano di fronte a loro e che non li
contraddicono, perché sembrano ammettere
la propria inferiorità.
Il fatto che l'ira si calmi nei confronti di chi
si umilia, lo dimostrano anche i cani, che non
mordono chi si mette a sedere."
Aristotele da Retorica
SCENE DA UN MATRIMONIO 1
(…) Shlomo sostiene che innamorarci sia stata una disgrazia. La
prima volta che l'ha detto mi ha ferita, poi ho capito che aveva
ragione: insieme siamo infelici. Credo di soffrire più di lui per
quest'amore disgraziato, ma chi lo sa cosa provano veramente
gli altri, cosa prova persino tuo marito.
Shlomo non parla delle sue sofferenze: pensa che farlo sia
indecente, o ha imparato a fingere che non esistano. E' il suo
modo di difendersi da loro e da me.
Forse Shlomo non soffre, tranne che per me, anche se lo
ammette solo quando gli dico che mi fa soffrire. Allora mi
guarda stizzito, un lampo scurisce i suoi occhi gialli e sibila:
" E io credi che non stia male? " Non spiega perché. Shlomo
non si lamenta. Shlomo non chiede.
Insieme stiamo male, ma non possiamo lasciarci.
Dice che non mi lascerà mai, non so se per senso di
responsabilità, pigrizia, o perché mi ama più di quanto sia
disposto a riconoscere.
Io non lo lascerò perché sono innamorata di lui, della sua
grazia nascosta come un minerale, del suo odore,del suo modo
di parlare coi bambini.
Non lo sopporto ma lo amo. Shlomo è la mia croce.
Deve essermi toccata per punirmi di qualcosa che ho fatto in
una vita precedente, da ragazza, quando spezzavo cuori senza
neanche accorgermene. Sono stata una figlia amata, anche se
amata male, mentre non ho mai visto la madre di Sholom
abbracciarlo: le rare volte che si incontravano, porgeva la
guancia per farsela sfiorare con un bacio. Shlom sostiene che
aver avuto una madre anaffettiva sia stato un vantaggio.
Disprezza i sentimentalismi, i sentimenti lo annoiano. A volte
penso che sia stato vaccinato dalla sua infanzia - della quale
non mi ha mai parlato - di bambino grasso. A tredici anni ha
scoperto la palestrae si è trasformato nell'uomo massiccio di
oggi, ma è stato un bambino grasso, con una madre rigida e
un padre assente, ed è cresciuto in una comunità ristretta e
contadina: chissà se ha patito, se lo hanno preso in giro, se ha
dovuto combattere e imparare a difendersi. Quello che impari
da bambino non lo perdi più.
Nelle poche foto d'infanzia che mi ha mostrato, era sempre
accigliato. O forse - più che accigliato - il suo sguardo era
concentrato, pronto, serio, come quello di oggi. Lo sguardo
vigile di chi sta attento a non lasciarsi sottomettere.
Shlomo non parla dei problemi di Israele, delle guerre, degli
attentati, del genocidio che ha coinvolto i suoi nonni. A volte
penso che si senta in colpa per essere andato via. Altre che mi
abbia sposato per lasciarsi tutto alle spalle. (…)
Daria Bignardi da Storia della mia ansia
SCENE DA UN MATRIMONIO 2
di fiducia in me stessa e per lui. Pensa che sia una debolezza.
Lo so come funziona: anch'io odiavo l'ansia di mia madre, ma
capivo che era una malattia. Odiavo la sua ansia, non lei.
Shlomo non capisce le malattie perché non si è mai ammalato.
A sentir lui, gli è capitata solo la disgrazia di innamorarsi di
me, nella vita. Per questo a volte temo che al primo accidente
rischi di spezzarsi in due, come un albero colpito dal fulmine.
Ma Shlomo sa proteggersi. Io non ne avevo mai sentito il
bisogno, prima. Ho vissuto godendo di tutte le emozioni fino
in fondo: mi piace sentirmi esaltata e persino sconvolta, dalla
vita. Shlomo invece è lineare, distaccato. Lo è sempre stato,
ma un tempo sapevo che mi amava. Ora non più.
L'ultima volta che gliel'ho chiesto, ha risposto: " Non lo so e
non lo voglio sapere".Me lo ha scritto in un messaggio:quando
l'ho letto, ho sentito un dolore acuto al petto,come se mi avesse
sferrato una coltellata.
La freddezza di Shlomo mi fa male in un punto preciso del
corpo.
La prima volta che abbiamo fatto l'amore, nella sua stanza
bianca di Neve Tzedek, per me è stato bellissimo, non so se lo
sia stato anche per lui. Shlomo non parla di queste cose.
Shlomo non parla di sentimenti, sesso, salute.
I primi anni che stavamo insieme, la sera - ogni tanto -
mettevo un disco e ballavamo abbracciati. Quando facevamo
l'amore mi diceva che mi amava. Ma abbiamo sempre litigato,
anche allora: parole dure come pugni in testa.
I silenzi con cui mi puniva per settimane - dopo ogni lite -
erano ancora più crudeli: una morsa attorno al cuore, un'
asfissia, una tortura. Ora litighiamo meno, ma i suoi silenzi
durano mesi. E io ogni giorno devo inventarmi qualcosa per
sfuggire al dolore della sua distanza: un viaggio, un lavoro,
una nuova amicizia. Dieci gocce di Xanax. Un gin tonic.
Eppure, non posso lasciarlo. (…)
Daria Bignardi da Storia della mia ansia
INDIZI - UN'IPOTESI APPENA
Ch'io possa riunire i miei nomi. Sostare…
LO SPARO
Dispersa
ti cerco.
Sono uno scuro
stormo
che s'alza
dal campo.
Sii vero.
Allarga le chiome
ch'io possa
riunire i miei nomi
sostare.
Ma è basso
il raccolto
e il tuo spazio una sfida.
Con l'ombra
dilati
quel pezzo di terra
che invita
al furto.
E' colpa o destino
tornare insaziata
tra l'erba sottile
scacciata
in eterno
da uno spettro
un fucile?
***
WAR HORSE
Terra brulla
una volta campo
di solchi e sementi
vuoto di mezzo
che fosti tempo
di attesa leggera
adesso ti apri
alla tregua
di un gesto.
Tra le nostre opposte
trincee
impigliato
nel filo spinato
un cavallo
senza padroni.
La schiena madida
il ricordo
come indomito istinto.
Le narici fiutano
chi sembra
scordare i confini.
Dalle tue ombre
spingine una
al centro
del fuoco sospeso
io manderò la mia
a liberare
quel fascio di muscoli
il grido la ferita
che chiede
alle mani di entrambi
di riconoscersi
uguali
e cerca tra loro
una fuga infinita.
***
LA VITA PARLA
Amami adesso
che ho frutti incerti
in grembo, nella voce
il tempo
e tegole sconnesse
tra questo letto e il cielo.
Ogni notte
ti asciugo la fronte
e raccolgo di te
quello che si era sparso.
Ma tu non volermi
diversa.
Stringi forte
il mio corpo di ore
lucente e cupo
recinto
sotto l'edera e il mirto.
(Su me
spunta fedele
anche colei che credi
mi sia ostile ).
Raffaela Fazio da Indizi - Un'ipotesi appena
domenica 22 luglio 2018
RITRATTI DEL DESIDERIO 1
" La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha " ( O. Wilde )
(…) In una sua celebre conferenza milanese gli inizi degli anni
Settanta, di fronte a un pubblico spaesato, Jacques Lacan
affermava che il discorso del capitalismo era fatalmente
destinato a scoppiare. C'era- sosteneva con una specie di
chiaroveggenza lui che era politicamente un liberale
conservatore - qualcosa di " folle e di infernale", di
" insostenibile"in quel discorso.Non stava ovviamente parlando
da economista; non interveniva sul tema marxista del crollo
del capitalismo e non stava nemmeno offrendo un'analisi
sociale del fenomeno del capitalismo e delle sue differenti
versioni storiche. Lacan era piuttosto interessato a cogliere
la dimensione pulsionale di quell'economia che individuava
nell'affermazione di un godimento cinico, individualista,
centrato sulla fede feticistica nei confronti dell'oggetto e,
soprattutto sulle sue false promesse di redenzione.
Il discorso del capitalismo ha tradotto la parola del desiderio
nel culto frivolo dell' homo felix - decisamente lontano dalle
vecchie nostalgie metafisiche -, impegnato nella ricerca della
propria felicità individuale su questa terra e al servizio del
culto dell' Io autonomo che pretende di diventare il padrone
assoluto di se stesso. Il discorso del capitalista ha voluto
fondare il suo trionfo sul narcisismo cinico, sulla
"gadgetizzazione" perpetua della vita, che ha come sfondo
sociale il naufragio dei grandi ideali collettivi della
modernità occidentale ( comunismo, socialismo, cristianesimo)
(…)
Massimo Recalcati da Ritratti del desiderio
RITRATTI DEL DESIDERIO 2
(…) Oggi in molti ci chiediamo se questo potrà durare ancora a
lungo; se questo iperattivismo forsennato che anima questo
discorso non abbia segnato il passo; se la lezione di questa
grande crisi dell'economia capitalista - che non è solo
finanziaria , ma innanzitutto etica - non ci avverta sull'
insostenibilità del discorso che la sostiene. Oggi in molti ci
chiediamo dove porterà quella corsa senza principio né Legge
- se non quella del godimento avido - della seggiola
hitchcockiana ( una sedia a rotelle fatta viaggiare a una
velocità ingovernabile...Lacan ha proposto un'immagine alla
Hitchcock per raffigurare un'economia che già negli anni '70
considerava destinata fatalmente a scoppiare . n,d.r.) descritta
da Lacan .Non siamo forse nel mezzo di un passaggio storico
epocale che sancirà l'esplosione fallimentare di questa folle
macchina di godimento?
L'osservatorio della psicoanalisi ci può offrire un quadro
preciso dl nostro disagio. Nella precarizzazione della vita, la
fede nell'oggetto- feticcio, dell'oggetto- marca, dell'oggetto -
idolo,dell'oggetto che promette la guarigione dal dolore di
esistere, vacilla drammaticamente sotto i colpi sordi di un
immiserimento e di una spogliazione mentale e sociale dell'
esistenza. Quello che non possiamo non vedere è che, anziché
liberare il desiderio dai suoi vincoli materiali , morali e dalle
sue inibizioni sociali -insomma dalla sua nevrosi - il discorso
del capitalista lo ha piuttosto ucciso, lo ha spianato sotto il
rullo di una rincorsa disperata verso un godimento tanto
necessario quanto privo di soddisfazione. E' il paradosso dell'
iperedonismo del nostro tempo: la pulsione appare dotata di
una potenzialità infinita, si afferma come finalmente libera,
svincolata dai limiti della Legge, ma questa libertà non è in
grado di generare alcuna soddisfazione. E' una libertà vuota,
triste, infelice, apaticamente frivola . (…)
Massimo Recalcati da Ritratti del desiderio
RITRATTI DEL DESIDERIO 3
(…)Lo vediamo nella nostra pratica clinica,lo vediamo nella nostra
comune esperienza del mondo. Nella promessa di liberare il
desiderio dai lacci di una morale civile repressiva e antiquata,
il discorso del capitalista finisce per sancire la sua
mortificazione, perché il desiderio - per essere fecondo - per
essere generativo, per alimentare altro desiderio, per animare
l'orizzonte positivo dell' Altrove, necessita di una Legge. Per
questa ragione il desiderio non andrebbe mai confuso con
l'arbitrio, il capriccio, la volubilità, con l'assenza di Legge.
Se questo avviene - come accade nell'universo iperedonista
della nostra civiltà - finisce fatalmente per sostenere una
versione radicalmente perversa del desiderio, smarrendone la
dimensione propriamente creativa. (…)
Massimo Recalcati da Ritratti del desiderio
Iscriviti a:
Post (Atom)
