domenica 25 luglio 2021

GLI INEDITI DI CATERINA

 


                                             Noi due siamo tanti e abbiamo tutti ragione...





AL PASSAGGIO DEL VENTO


Non credo che accadde all'improvviso.

Ricordo che mi appoggiai a un ideale

per farmi coraggio.


Allungai le dita,

volli misurare la distanza

dal dolore al domani,

senza intervallo,

in ogni sua fase.


Non sapevo che avrei trovato

solo le impronte di migrate memorie.

Ma già più vicino un nuovo respiro.


Inventai una ragione.

Fu trovata preziosa la trama

di un tessuto gualcito.


" Il dolore più breve

del tempo rimasto"

mi dissi.


Pensai

che al passaggio

del vento

tremano sempre i fili d'erba.



                                            ***


AVREMMO FORSE DOVUTO


Avremmo forse dovuto riconoscere

l'istante esatto

privo del profumo delle nostre mani.

Almeno per riconoscenza all'antica regalia.


Adesso tanti spazi - troppo grandi -

contengono sgomento.

Ogni cosa ha perso il nome che gli abbiamo dato.

Sono solo immagini,

immobili

in nessuna attesa.


Noi due siamo tanti e abbiamo tutti ragione.



                                             ***


LA TRACCIA 


Il mistero è nel piede che segue l'altro piede.

Non è una fuga.

E' lo stacco

del passo dalla sua posa,

il viaggio che mi spetta.


Tu comunque resti indietro.


La traccia che lascio

sporca lo spazio che sprofonda.

Tu lo ricalchi muto e parolaio.


Calpesti il mio poco corpo

negli avanzi di sacrifici

sugli altari carichi d'amore.


E per chi come me è appena nato,

per un'antica tradizione

sparate il cielo a salve.


Per te quello che credi di vedere.



                                                

                     Caterina  Scopelliti    Inediti



venerdì 23 luglio 2021

IL VIAGGIO IN TRENO DI ALBERTO

 



                                               I barlumi tra un atto e l'altro della recita...




" Partire la mattina presto " è l'atto con cui il poeta inizia il viaggio in treno che conduce il lettore lungo paesaggi naturali e incontri umani. Questo libro è come uno scompartimento che offre un campionario di tipi e di sentimenti, di oggetti e di visioni. Alla ricerca della parola che non tradisca la sua genesi, Nessi sa raccontare con la  semplicità e la saggezza di chi è abituato a vivere in bilico fra attese e delusioni, in una terra spirituale di confine.





STAZIONE


Partire la mattina presto

quando ai treni freschi di segreti

sulla scarpata fanno la guardia equiseti

rugiadosi, dalle reti metalliche

si sporgono a guardare riccioli

di vilucchio, partire da queste allodole

stramazzate tra fasci di binari

rampe di lancio doganieri nuvole.



                                           ***


IL BUIO E IL PETALO


Se è vero che chi muore non muore del tutto,

ma soggiorna nei posti dove ha vissuto

e va in giro a parlare con gli alberi,

tu non sei morta perché ti vedo ogni tanto

nella dimora bianca del convolvolo

sotto il ciliegio che non hai visto fiorire.

Ora hai tutto il tempo e ti sorprendo

davanti questi fiori bianchi a domandare

qual è la verità, perché si vive ; e qui seduta

ricordi il libro che ti avevo portato

la carta geografica dei viaggi non fatti.

Ora vai dove vuoi, ora che hai cambiato

il nome e il dove e il quando.

Se è vero che chi vive non vive del tutto,

ci troviamo a metà strada, nell'antiscalo

tra la morte e la vita, il buio e il petalo.



                                           ***


CLANDESTINA


Quante volte mi chiedo nel dormiveglia

c'è la rete anche qui? ci sono i cani?

la paura che le gambe attanaglia?

il furgone? la gabbia del domani?

E dove sono i fiori della sabbia

che coglievo ragazza in riva al mare

dov'è lo scialle colore del vento?

Non fiorisce il mio ramo, anche le scarpe

ho perso dentro il filo spinato; quante volte

ci morderà la rete ancora il cuore?



                                            ***


FIGURE DELLA PIOGGIA


Non vedrò più la donna dalle nove dita

che mangia fragole da un contenitore di plastica

non saprò mai la storia del suo dito mignolo


non vedrò più gli occhi della bambina

che avrebbe tante cose da raccontarmi

ma deve scendere, mi saluta dalla banchina


non vedrò più la donna che fa a maglia

con un gomitolo verde pisello, non alza lo sguardo

ha la mascella quadra di mia madre


non vedrò più la viaggiatrice senza bagaglio

compagna di viaggio fra Zugo e Lugano

sorrideva ai meli spogli parlando da sola


non vedrò più le figure incontrate per caso

negli scompartimenti di seconda;

le figure trovate e subito perdute

attraversano la vita come acquate

di primavera portate dal vento.



                                          ***


COMPARSE


Siamo brevi comparse, cicatrici

disperse in un giorno di novembre,

le nostre figure sorelle degli alberi

vivi per un altro momento felice

che nessuno ricorda; siamo freddoline

aduggiate all'ombra della notte.

Solo questo ho da dirvi

l'effimero passaggio sulla ribalta

dov'è facile inciampare, i barlumi

tra un atto e l'altro della recita.




                         Alberto Nessi   da   Un sabato senza dolore



giovedì 22 luglio 2021

LA PAZZIA DI ALDA






Tratto dall'album di debutto dei Wolf Alice , " My love is cool", la canzone tocca tematiche delicate come la depressione e l'ansia. Sin dai primi due versi " Your broad shoulders, my wet tears / You're alive and l' m still here / As some half- human creature thing", troviamo la protagonista in lacrime appoggiata sulle spalle di qualcuno in cerca di conforto, sentendosi talmente impotente da non sentirsi nemmeno più del tutto umana. Si illude di trovare la salvezza dall'esterno, idealizzando l'amore come un salvatore, senza rendersi conto che ciò non basta a guarirla dal senso di vuoto che si porta dentro. Ogni giorno le sembra lo stesso :

" Got  to stay cool will you hot, hot head 
Count to a thousand before you sleep in bed

Read the news, pass the time
Drink the jiuce, feeling fine ..."
         



" Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate in cielo

e vibrano insieme - ahimè - alle stelle dell' Orsa Maggiore.



                                                ***


" Il manicomio è una grande cassa di risonanza.

E il delirio diventa eco,

l'anonimità misura.

Il manicomio è il monte Sinai,

maledetto, su cui tu ricevi

le tavole di una legge

agli uomini sconosciuta.



                                             ***


" Baratro oscuro, deflagrazione,

scintilla che muove il passato,

caviglie che si rompono

nel correrti dietro, dolore;

tu sei la lepre viva

che le mie mani conoscono

fin dall'infanzia.



                         Alda  Merini   da      La pazza della porta accanto



KRANKENHAUS


 


                             Non so darti una lezione su come si soffre garbatamente...




Il dolore della mente è tale che mai lo si nomina in modo diretto; amplifica la presenza, il peso della sua indicibilità, la sosta dell' Io in una zona d'attesa o anticamera ospedaliera dei sentimenti del tutto o parzialmente inespressi, mentre si attende il responso di guarigione di un " tu" familiare ( di cui si paventa la perdita ) e dell' Io che ne scrive. Ma il dolore interiorizzato, imploso, opprime e incombe alla stregua di una notte senza soluzione di continuità. Versi ruvidi, talora sconfinanti in un duro disincanto, talora in dichiarazioni di inadeguatezza, disagio, straniamento.





Non so darti lezioni su come si soffre

garbatamente sul filo del mondo,

questa è roba da equilibristi,

barcollo da sempre. Cosa posso offrirti?



                                         ***


L'ospedale è elastico,

a prova di immaginazione,

supporta insanie,

applica suture,

satura i colori, il tempo.



                                                ***


Ogni giorno siamo sempre più creativi

nell'inventarci miracoli, nel trovare scuse

per tirare avanti, nel fingerci interi.



                                                 ***


Non sono capace di devozione.

Se vuoi - però - so trovarti

i difetti migliori, quei pregi

presentabili che non destano invidia.



                                                 ***


I ricordi non hanno sangue,

muscoli, odore. Non puoi stringerli,

succhiarli, sono coperte fatte di niente.



                                        ***


LUCE


Non c'è una sua versione

in polvere o in pillole,

ma se tocchi i bordi del letto

puoi sentirne il labile segno tattile.



                                             ***


La malattia ti ha reso gentile,

fai il galantuomo con le infermiere,

vorresti mettere la firma;

il foglio non si trova.



                                           ***


La notte è davanti

e alle spalle

sempre

in agguato.

Non puoi grattarla via,

a ottant'anni dovresti saperlo.



                                           ***


Ricordo il bianco dei locali,

l'odore infetto dei disinfettanti,

la Madonnina e al suo fianco una rosa.

Ricordo il disgusto, il frutto offerto

che non ho raccolto.




                  Luigi  Carotenuto   da    Krankenhaus




VIE ET POESIE DE THIERRY

 




(...) Manovale vuol dire lavoro di mano - non di fino- ma fatto fino a sfiancarsi. Il manovale è lo zero della mano, la mano che irradia le dita, sembra un sole - in pugno , serrata, è la serra dell'ira. Mano che si dona, quella del manovale, che porta ad altri - è mano che serve, a servizio. La mano ha la bellezza di un viso, la sapienza di un cervello - a volte si muove, grumo di lucertole, altre ha ragione di radice. La poesia è manovalanza, lingua non specializzata, verbi come sementi, gettati nel giallo del futuro. Il manovale vive nell'anonimo dei santi, sembra che non serva ad alcuno. " Quando il poeta è grande e di sé dimentico, mette il nome sotto uno stuolo di stracci bagnati ". 


Bisogna guardare nell'alcova dei dettagli, perché la poesia ha questa competenza nell'aggiustare le cose umili, alta all'umiliazione. Diario di un manovale è il libro di Thierry Metz più noto, pubblicato nel 1990 da Gallimard. Ora, per L' Edizione degli animali  è stato tradotto ( 2020 ) da Andrea Ponso.

" Il manovale, il muratore, distrugge per edificare il nuovo che non sarà mai di sua proprietà : il suo nome non lascerà traccia. Proprio come accade per la poesia " scrive Ponso che è poeta e conosce la Bibbia ( Ha tradotto il Cant  e il Qoelet ).

Vivere è qualcosa di terribilmente elementare : ogni mattina l'anima si sveglia nuda, e il lavoro, il dolore, la gente, l'assenza sono in piedi - con le braccia incrociate - ad attenderla con un duro sguardo esaminatore. Ma ogni sera, quando non è anestetizzato dalla fatica, Thierry Metz trascrive la parte respirabile delle ore attraversate. E quello che ci pareva un universo di banale mediocrità, si ritrova ad essere una meraviglia "


La vita di Thierry Metz - nato a Parigi il 10 Giugno 1956 - è scabra: non ha accoliti, non è accolto da una agorà di letterati ; lavora. E' fisicamente forte : è stato un talento nel sollevamento - pesi - la vita passa per l'equatore delle mani. A 32 anni pubblica il primo libro Sul la table inventée  per il leggendario Jacques Brémond, ma la poesia non sana il maleficio di una sinuosa depressione, assatanata dall'alcol. In quello stesso anno, 1988,  il figlio Vincent muore - a otto anni - travolto da un'auto. La ferita è come una cesoia, dolore come un tuono. Metz percorre la via di lavori saltuari e procede per perpetui ricoveri in ospedale. Nel 1995 pubblica per Gallimard Lettres à la bien aimée  e nel 1997 L' Homme qui pence . Nello stesso anno, due mesi prima  di compiere 41, anni si toglie la vita.   (...)



                                           ***


Il sole, la via. E poi: due o tre uomini, dei rabdomanti, forse. Non si sa.


                                          *


5 Agosto. Ho visto questo stamattina: un piccione morto su un mucchio di rovine.

E' segno di scrittura ciò che cade dall'albero.

Al manovale il gesto di raccoglierlo. Senza aspettare. Altrimenti come saprebbe che l'uccello dà forma alle sue mani? A quello che tocca ?


                                          *


Ancora due o tre file di mattoni. Poi si puliscono gli attrezzi. Si passano le mani sotto l'acqua, ci si asciuga il viso. La giornata è finita. Tutto rimane là, nel fuoco. Gesti e parole. Ognuno saluta e se ne va. Si potrebbero catturare come gli uccelli, gli uomini a quest'ora. Ma l'ala che ci porta è strattonata dal dio che ci fa segno - laggiù - sulla soglia : gli angeli del giorno.


                                              *


Mercoledi. Alba alle 4 :51. Tramonto alle 18: 57 . La gente è andata a lavorare, lasciando solamente i vecchi e i morti nel labirinto. Non c'è niente intorno, solo nuvole e molto vento. E sempre lo stesso rumore.

Non si può dire dove sia andata la gente. Non si può rispondere perché bisognerebbe chiedere all'uomo che ha sempre fame. Al fulcro di tutto.



      Thierry Metz   da   Diario di un Manovale ( tratto da Pangea )



MOURIR POUR LA VIE

 


                                Mourir pour des idées : l'idée est excellente...



" Demande au veilleur là - haut

sur sa branche

parmi les lucioles

dans la braise des mots

dans le presque rien d' écrir

il sait - lui l'attardé

que sono aujourd' hui

dorsale de l'ailleurs

n'a pas d'autre horizon que sa langue

où l' éclair se dénude. "


              Thierry  Metz  da   Sur la table Inventée



                                        ***


" Chiedi al vegliante lassù

sul suo ramo

fra le lucciole

nella brace delle parole

nel quasi nulla di scrivere

lo sa - lui - il ritardatario

che il suo oggi

dorsale dell'altrove

non ha altro orizzonte che la lingua

dove il lampo si spoglia ".



              Jean - Charles Vegliante   -    Traduzione inedita


          

mercoledì 21 luglio 2021

ASSIRI TRA PITTURA E POESIA

 



     Alessandro Assiri - Dipinto




Amelia non accende niente neanche se fa buio
Sa i passi corti tocca, il muro prima di girare
E io vorrei scrivere di un altro
Con la polvere del dubbio
Di un falso bersaglio con le dita
Tra i buchi dei tarli
Che sono fori ma senza sparare.


***

Guardo in direzione di due passi dall'adesso
Il congedo che comincia in fondo all'altra stanza
Era marzo anche una volta dentro vent'anni di valigie
E' corpo quasi tutto questo riordinarsi a morsi
Prima del sonno che ti toglie dal mio peso
Ti dico c'è sopra il mio nome, ma tu la sera non lo ascolti
Riponi tutto nelle tasche, come quando parlavi con un bacio
E rendevi inoffensiva ogni parola che manca a questa storia.


***

Sai che dalle guerre non si guarisce
come dalla sofferenza che se anche la scordi agisce
Ti ho lasciato le parole in filastrocche e cianfrusaglie
In appunti in malestorie
Ti ho lasciato le parole per portarle a casa
Per liberarle dalla vergogna dal suo odore
Per cambiarle voce ti ho immaginato camminare veloce
Che non fossi tu quella di schiena
Che solo  di spalle assomigliassi a un'altra
E io potessi pensarti da padre. Saperti salva.


***

La flebo goccia a goccia con parsimonia
Ridotta a niente sembri capace di tutto
Sono le diciannove da qualche minuto
L'infermiera vi divide tutti dall'odore
Scandisce le priorità con l'incontinenza
Prepara per la notte la tribù dei finti vivi.



Alessandro Assiri     Inediti




         Alessandro Assiri - Dipinto


lunedì 19 luglio 2021

L'ESTATE DI BERTOLUCCI

 


                                            Il sole lentamente si sposta sulla nostra vita...




Ma se il tramonto dura sulle cime

degli alberi che chiudono la pianura

soffocata da brume estive, il cielo

è una leggera aria spoglia inerte.


Eterno giorno, che cos'è la morte

quando sui visi radiosi si posa

la maschera lucente

del tramonto lentissimo di luglio?


Non c'è memoria più, non c'è speranza

nel transito fatale del tempo.



                                                ***


AT HOME


Il sole lentamente si sposta

sulla nostra vita, sulla paziente

storia dei giorni che un mite

calore accende, d'affetti e di memorie.


A quest'ora meridiana

lo spaniel invecchia sul mattone

tiepido, il tuo cappello di paglia

s'allontana nell'ombra della casa.



                                          ***


COMMEDIA DELLA SERA


Passano carri di fieno

davanti a ville addormentate,

arlecchini dormono

all'ombra di lucenti magnolie.


Fra breve il tramonto

coprirà di porpora le nuvole,

serena la sera scenderà

battendo gli zoccoli sulla strada.


I cavalli lentamente

masticano un po' d'erba fresca.



                                                ***


GINESTRE


Gioventù sacrificata

delle ginestre

grama e splendente

per le pendici d' Appennino.

Vento e luce

ti nutrono.

Solitudine t'adorna.



                                       ***


MATTINO


Dalla finestra aperta

entrano le voci calme

del fiume,

i canti lontani

delle lavanderie,

laggiù fra i pioppi e gli ontani,

presso la pura corrente

che mormora sì dolcemente.

Il fumo dei vapori

si confonde con quello delle case

sotto il riso trionfale

del cielo.

Sull'altra riva, nel viale,

gli affiches azzurri 

delle compagnie di navigazione

riempiono di nostalgia e di illusione

il cuore degli uomini

seduti sulle panchine.

Penso a una fanciulla bionda.

Fra poco sarà mezzogiorno

e una gran tenerezza m'invade,

e una voglia di piangere senza perché.



                           Attilio Bertolucci   da     Le poesie



sabato 17 luglio 2021

LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Prefazione )


(...)  Nate in paesi vicini o lontani, di età diverse, con esperienze eterogenee e personalità spiccatamente individuali, le autrici qui raccolte parlano il linguaggio dell'umanità. Si va dal particolare della vita quotidiana all'universale del mito senza smarrire il filo del discorso. Il tema del rapporto madre - figlia, del corpo a corpo che le avvince, ha una portata universale, pertinente all'umanità: richiede di inoltrarsi in spazi sconosciuti, di affrontare l'ignoto e di forzare la lingua a dire ciò che non le compete : vissuti che debordano dalla sintassi e dalla grammatica, che sfidano la logica aristotelica, l'ordine geometrico del mondo, la gerarchia dei valori. Il legame che connette madri e figlie non ha eguali perché solo la genealogia femminile procede sfilando di corpo in corpo. Gli uomini nascono e crescono passando attraverso un corpo diverso, di un altro genere. Solo noi ci conteniamo, come le matrioske russe, l'una nell'altra. La raccolta è percorsa da una relazione d'amore, ma non si tratta di un sentimento flebile e dolce, come vorrebbe la storica della femminilità, bensì di una passione forte e violenta che il rosso del sangue accosta alla morte. Tutto il lavoro poetico di questa straordinaria antologia è volto a ricomporre il rapporto madre - figlia, a rinsaldare l'incrinatura originaria. Vorremmo amarci, appartenerci, contenerci senza ombre, senza rimpianti, per sempre. Eppure, l'opera d'arte in quanto impulso a racchiudere l'infinito, necessariamente fallisce e non per i limiti dei suoi autori, quanto per il compito che si è data. Il nostro desiderio di unità e di perennità non sarà esaudito ma - come tutte le imprese impossibili - anche questa è degna di essere perseguita e, come tale, rappresenta per noi una sfida e un impegno. (...)



                 Estratto dalla  Prefazione di Silvia Vegetti Finzi   di La fune tesa dell'amore


LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Madri e figlie ) 1

 


                                                       Le figlie coltivano girasoli giganti...



CATRIN

( Traduzione di  F. Mormile )


Ti ricordo, bambina,

mentre in piedi in una calda stanza

bianca guardavo alla finestra

la gente e le auto

avvicendarsi al semaforo.

Ricordo te, il nostro primo

scontro violento, la tesa

fune rossa dell'amore

per cui ci siamo entrambe

battute. Era un vuoto

ambientale quadrato, disinfettato

di disegni o giocattoli. Riempivo

i muri con le mie 

parole, coloravo tutti i quadri nudi

con i teneri cerchi selvaggi

della nostra lotta per diventare

separate. Vogliamo, gridavamo,

essere due, essere noi stesse.

Nessuna delle due ha vinto o perso la lotta

nell'acquario appannato da emozioni

che ci hanno cambiate entrambe. Lotto ancora

per staccarti, mentre te ne stai lì,

coi tuoi capelli bruni,

lunghi, lisci e forti, e col tuo roseo

sguardo di sfida, tirando su

dalla pozza del cuore quella vecchia fune,

che si avvinghia intorno alla mia vita,

trascinando amore e conflitto,

mentre chiedi se puoi pattinare

nel buio, per un'ora in più.


                               Gillian  Clarke



                                            ***


MIA FIGLIA A 14 ANNI, IL BALLO DI NATALE, 1981

( Traduzione di L. Magazzeni )


Col panico in viso, scrivi le domande

da fargli. Quando lui arriva,

sei serena, senza tradire

la paura. Quanto sei diversa da me.

Dopo il ballo,

vedo la tua felicità; ti tiene

la mano. Anche se parli appena,

il tuo corpo pulsa messaggi che so leggere


anche troppo bene. Ti dà il bacio della buona notte,

il suo corpo si muove verso il tuo, e il tuo

risponde. Ho paura, mi mordo

la lingua per timore che salti fuori mia madre


dalla bocca. " Non è timido " dico. Ridacchi,

di nuovo una bimba piccola, ma tu dici che lui

ti ha baciata sulla pista da ballo." Una volta? "

chiedo. " No, molte ".


Guidiamo attraverso strade luccicanti di pioggia

all'una di notte. M i mangio le parole che ardono

di essere dette, sapendo che non devo spezzare il tuo

momento, fragile quanto un uccello di vetro filato,


tu, l'attimo, sul punto di spiccare

il volo, ed io, sulla terra, piena di paura.


                                   Maria Mazziotti Gillian 



                                                   ***


PICCHIETTIO

( Traduzione di A. M. Robustelli )


La tua mano sta spavalda nella mia

nello sforzo di liberarsi come pioggia insistente

e rompere il silenzio in basso -

imprimersi sul terreno fangoso

che ti piace calpestare

mentre metti bisbigli dolci tra di noi

tra le felci, saldi come

echi

fruscianti in lento movimento

come devi tu

nel tuo mondo cavernoso,

perché io ascolti un'ultima volta

e ti guardi


prima di lasciarti andare.


                             Anamaria  Crowe  Serrano



                                                ***


OMBRELLINO VERDE 

( Traduzione di B. Porster )


Dolce bocciolo di carne e capelli

quattordici anni fa mi lacerati in un lampo


ti attaccarono paonazza, urlante al mio seno sinistro.

Più tardi ti sistemavo ancora affamata


tra gomito e polso.

Sognavo di te e di me, costola a costola


nel cesellato grigio d'avorio

che la tua bisnonna


si era portata a nord oltre le colline rosse

come parte della sua dote nuziale.


                                                    *


Nl monolocale sulla 61 esima guardo la tua torsione

d'inguine e cosce, travaglio di ballerina


le dita dei piedi attaccate al pavimento lucido

ginocchia che si dimenano in una piroetta precisa.


Poi ti incurvi in camera tua

e scribacchi bollenti alfabeti


sui margini di

" I loro occhi guardavano Dio ".


Appena fatti i compiti,

mandi messaggi agli amici


chiacchieri dell'ultimo rap

della banda, o della bandana.


                                                   *


Sei tranquilla ora.

Ecco, prendi questo dono


sfronda la seta consumata,

strappa la velina nebulosa.-


E' tutto ciò che ho

quest'umida trapunta


di stanze e balconi,

continenti laceri,


manomessi,

assetati di sangue.


                                                *


Amore mio, piccola fenice.

tua madre il vecchio nido è disfatta.


Vola sul Bronx River,

dà fuoco alla paglia vecchia,


illumina i viali spezzati dal desiderio.

E  sii una ragazza come tante,


nella soffice nebbia e nel sole fiorito,

al margine dei cancelli di pietra,


apri un verde ombrellino

sotto un albero verde.


            Meena  Alexader  ( Per mia figlia Svati Mariam  )



                                      ***


EINE KLEINE NACHTMUSIK

( Traduzione di L.Magazzeni )


Puoi sprangare le porte, persino

inchiavardare l'aria, ma non c'è modo

di tenere a casa le figlie, di notte.

Non importa l'età -

tre o quattro, sei o sette -

un tornado le scaglia sul sentiero

e le rapisce.

Le stelle brillano metalliche nei loro capelli.

L'oscurità, elegante come

sgocciola nelle loro camicie da notte.

Se le segui lungo il viottolo-

ti trasformi in pietra.


Poi molto dopo mezzanotte

il vento le ributta nell'ingresso

e sopra il pianerottolo

con la sua screpolata tinta verde.

Le camicette si aprono come tendine

sui loro esili seni infantili.


Le figlie coltivano girasoli giganti

nel buio.

I  loro capelli fluttuano verso l'alto

densi come cipressi.


                                Moniza Alvi




      La tesa fune rossa dell'amore ( Antologia poetica )


LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Madri e figlie ) 2

 

IL CORPO DI MIA MADRE

( Traduzione di  B. Porster )


Sia benedetto il corpo di mia madre, il primo canto del suo cuore

che batte e del suo respiro, la sua voce, che sentivo appena,

diventava più forte. Da dentro il suo corpo sentivo quasi ogni parola che diceva-

Dentro quella ragazza andavo in macchina a fare spese e tornavo, i suoi piedi spingevano

i pedali della macchina blu, la sua voce, prima apertura alle fredde mattinate di sole,

la pioggia, il chiaro di luna, le nevicate, i cani...

I suoi reni smisero di funzionare, il grembo dove un tempo abitavo non c'era più.

Il suo giovane corpo stupito mi spinse giù per quel lungo corridoio,

e il mio corpo le face male, lo so - 24 anni. Sono grande abbastanza

per essere la madre di quella ragazza, lisciarle i capelli, guardare dentro i suoi occhi esultanti e impauriti,

le lenzuola macchiate di cioccolata, il cuore in collasso continuo.

E' femmina, avrà detto qualcuno. Mi avrà baciata

con la sua bocca, primo dolore, prima aria,

e presto la bevevo, primo cibo, mangiavo mia madre,

accasciata nella sedia a rotelle, con uno dei miei fratelli che la spinge,

sul prato innevato, gli occhi fissi, la faccia girata da un'altra parte.

Sia benedetto questo corpo che lei ha fatto, le mie gambe lunghe, le sue braccia e le dita lunghe,

la nostra voce dentro la mia gola che vi parla ora.


                                  Marie Howe



                                                  ***


POESIA PER UNA FIGLIA

( Traduzione di L. Magazzeni )


" Sento che sto per farlo"

dissi, scherzando tra le doglie.

L'ostetrica muoveva le spalle

competenti sopra corpulente braccia bianche.

" Cara, non siete voi a farlo,

siamo noi a farvelo fare".

Un giudizio che con gli anni si è dimostrato vero.

Certo non ho mai avuto te


come tu hai ancora me, Caroline.

Perché una madre ha bisogno della figlia?

Spina nel cuore - ostaggio della sorte -

fine della libertà. M a niente è più perfetto

di quel pianto lamentoso, affilato come un rasoio

che consegna una madre al suo bambino.

Si spezza il cordone ombelicale, che teneva

le loro sfere unite. Il figlio,

minuscolo e solo, crea la madre.


La vita di una donna le appartiene

finché non è strappata via

da quel primo, particolare pianto.

Dopo non è più sola

ma una parte delle premesse

di tutto quel che c'è.

Un ramo, una marea... una guerra.

Quando apparteniamo al mondo

diventiamo ciò che siamo.


                                     Anne Stevenson



                                        ***


MEDUSA

( Traduzione di M.T. Carbone )


Al largo di quella lingua di pietre tappabocca,

occhi sospinti da bastoni bianchi,

orecchie a coppa per l'incoerenza del mare,

lente di grazia,


i tuoi scherani

agitano le cellule impazzite all'ombra della mia chiglia,

si fanno largo come cuori,

stigmate rosse dritto in centro,

cavalcando l'onda di ritorno al punto più vicino di partenza,


trascinano i capelli di Gesù.

L' ho scampata? Mi chiedo.

La mia mente ti si avviluppa,

vecchio cordone appiccicoso, cavo atlantico,

che si mantiene - pare - miracolosamente in forma.


In ogni caso, sei sempre lì,

respiro tremulo all'altro capo della mia linea,

curva d'acqua sprizzante

al tocco della mia verga, abbagliante e grata,

che tocca e succhia.


Non ti ho chiamato

non ti ho chiamato affatto.

E tuttavia, tuttavia

hai attraversato il mare fino a me,

grassa e rossa, una placenta

che paralizza lo scalciare degli amanti.

Luce di cobra

spremi il respiro alle campane di sangue

della fucsia. Non respiravo,

morta e senza un soldo,


sovraesposta, come un raggio X.

Ma chi credi di essere?

Un'ostia fa far messa? Una madonnina del pianto?

Non prenderò un boccone dal tuo corpo,

bottiglia dentro cui vivo,


Vaticano funesto.

Mi nausea da morire il sale caldo.

Verdi come eunuchi, i tuoi desideri

sibilano ai miei peccati.

Vai via, tentacolo anguilloso!


Non c'è niente tra noi.


                                         Silvia  Plath


                                                ***


ALL'INIZIO ERA UNA FARFALLA

( Traduzione di F. Mormile )


All'inizio era una farfalla,

mia figlia,

così la sentivo dentro -


Poi si trasformò in un pesce,

nuotava bene fin dal principio -


Ma io mi tengo stretto il primo giorno

che la sentii muoversi,

una piccola farfalla che toccava un fiore dopo l'altro.


                                      Sujata  Bhatt


                                         ***


REFERTO D'AUTOPSIA

(Traduzione di F. Mormile )


Capelli : scuri come boschi

Occhi: teneri

Naso: andino

Denti: bianchi, larghi

Bocca: oh Dio,

che guidi la poesia,

non farmi pensare alla sua bocca,

e come rideva.


Cuore : colmo

Altri organi interni:

tutti perfetti

Causa del decesso:

strangolamento da laccio

Ultima immagine

impressa sulla retina:

qualcuno che voleva che lei

non

raccontasse.


                                      Kathleen  Sheeder Bonanno


                                                     

              La tesa fune rossa dell'amore ( Antologia poetica )



LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Madri e figlie ) 3

 

SALMO AI LIQUAMI

( Traduzione di B. Porster )                          per mia madre


Non ho mai capito del tutto

il tuo sistema idraulico -

quale cisterna rombante nutre

la tua padronanza di te,

quale tortuosa spirale di tubi

fa da sifone per il tuo sangue

che sicuramente sorge - irrequieto -

dietro le palpebre chiuse, di notte;

come fai a domare i torrenti

dell'anarchia battente,

a trasformarli in maree che nuotano,

con immagini fangose,

nei tuoi occhi.


E ancora mi rimane un mistero

come avrai permesso che una fragile bolla

di infida speranza, in technicolor,

esplodesse

nello schiamazzo fiammeggiante

di una nuova vita,

con la tua decisione terrificante

di lasciar cadere

la scelta della disperazione.


                                         Arundhathi  Subramaniam


                                                ***


IL LAMENTO DI DEMETRA

( Traduzione di A.M. Robustelli )


Niente può consolarmi. Puoi portare la seta

per far sospirare la pelle, distribuire rose gialle

alla maniera di dignitari stagionati.

Puoi continuare a dirmi

che sono insopportabile ( e questo lo so)

pure, niente trasforma l'oro in grano,

niente è dolce per il dente che va in pezzi.


Non chiederò l'impossibile;

e impara a camminare camminando.

Col tempo dimenticherò questo vuoto traboccante;

posso ancora ridere,

forse, di un uccello che abbandona il nido -

ma non sarà la felicità,

quella l'ho conosciuta.


                                        Rita  Dove


                                            ***


CONFESSIONI

( Traduzione di F. Mormile )


Non mi commiserate:

ero troppo pigra per andare

di sopra

a rimboccare le coperte di notte.


Quando le spazzolavo i capelli

tiravo forte

apposta.


E sempre -

il lamentoso

margine tagliente

sul bordo

del cucchiaio

del mio dare.


                                          Katleen  Sheeder  Bonanno


                                                    ***


CIRCO DI FAMIGLIA

( Traduzione di F. Mormile )


Papi gonfia i muscoli. I suoi bottoni

tintinnano. Il vello del torace spunta fuori

dalla canottiera. Io siedo muta quando colpisce mamma.


Mamma si accascia sulla sedia. Con gli occhi

chiama la sua artista in erba, la sua spalla di scena,

il suo puntello. Resto ferma in lustrini e calzamaglia.


Faccio a papi gli occhi dolci; il tip tap,

la spaccata. Quando il bolo isterico

mi cresce in gola, inghiottisco la lingua.


                                  Dorothy Molloy


                                            ***


VOCE DELLA FIGLIA NON VOLUTA

(Traduzione di P. Splendore )


Madre, sono quella

che hai mandato via

quando il dottore ti ha detto

che ero

femmina - Alla fine hanno dovuto

farmi un'iniezione per uccidermi.

Prima di morire ho sentito

il traffico che scorre di fuori, la fanghiglia

del monsone, il vento che soffiava cupo

sulla tua amata Bombay -

avrei potuto afferrare il neon azzurro

che nessuno voleva.


Nessuno ha voluto

toccarmi - se non dopo nella sala dell'autopsia

quando furono certi che la mia bocca non avrebbe chiesto

niente - e la mia testa poté essere misurata

piegata e sezionata.

Sembravo un melograno spaccato.

Il frutto che non hai mai toccato.

Madre, sono quella che hai mandato via

quando il dottore ti ha detto

che ero femmina - la tua seconda figlia.


Più tardi, appena hai potuto

ti sei messa il sari verde erba -

gli steli arancione dei germogli di parijatak

ti brillavano tra i capelli -

Dopo

tutti sorridevano.


Ma ora ti chiedo

di venirmi a cercare, madre,

cercami perché

io non verrò a visitarti nei tuoi sogni.

Cercami, madre, cercami

perché non diventerò un fiore.

Non diventerò una farfalla.


E non sono parte del canto di nessuno.

Cerca, madre,

cerca il posto dove mi hai mandato.

Cerca quello che non si può dire,

il posto giusto che non si può descrivere.

Cercami, madre, perché

non è la " volontà di Dio ".

Cercami, madre, perché

tu hai fatto questo.

Cercami, madre,

perché puzzo di formaldeide -

Puzzo di formaldeide

e però, vorrei che venissi a

cercarmi, madre.


                                         Sujata  Bahatt


La tesa fune rossa dell'amore ( Antologia poetica )

                                      a cura di :


Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli.


Introduzione   di   Fiorenza Mormile

Prefazione      di   Silvia Vegetti Finzi