martedì 7 giugno 2022

CHIAMAMI COL MIO NOME 1



                                                      Chiamami col mio nome



" Le cinquanta poete presenti nella raccolta sono una scelta tra molti incontri: qui non ho applicato alcun giudizio di valore nel senso che queste dovrebbero essere lette tralasciando le altre, ma sono - appunto - incontri che ho fatto con la poesia, che ho studiato e approfondito e che restituisco, nella speranza che queste scrittrici vengano sempre più ricordate, scoperte e lette ".

                   (  Dalla Prefazione  di  Anna  Toscano )




 ADELIA PRADO  E LA PAROLA CHE CERCA LE COSE


IL POTERE DELLA PREGHIERA


In certe mattine disprego:

la vita umana è molto miserevole.

Una piccola sconnessione negli ossicini

mi fa dolore la spina dorsale.

Sento bisogno di gridare a Dio.

Lui sta nascosto, ma risponde secco:

"I jeans coringa non si restringono".

E io comprendo nella sua estensione

il commovente sforzo dell'umanità

che prepara abiti nuovi per andare alla festa.

il piatto smaltato dove ama mangiare,

un piatto fondo verde immenso mare pieno di storie.

La vita umana è molto miserevole.

" I jeans coringa non si restringono?"

Il mio cuore neppure.

Quando in certe mattine disprego

è per dimenticanza,

solo per disattenzione.



                                       ***

AGOTA KRISTOF  E LA POESIA CHE RACCOGLIE SEGNI


TI ASPETTAVO


T i aspettavo in fondo alla strada nelle pioggia

andavo a capo chino ti vedevo lo stesso

ma non riuscivo a sfiorarti la mano.


Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi

cadevano sulla ghiaia fresca

come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi.


Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare


ti aspettavo a riva con l'orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio


ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno dal finestrino e il treno non si è fermato.



                                         ***


ALDA MERINI  E LA POESIA CONTRO LA PAURA


La cosa più superba è la notte

quando cadono gli ultimi spaventi

e l'anima si getta all'avventura.

Lui tace nel tuo grembo

come riassorbito dal sangue,

che finalmente si colora di Dio

e tu preghi che taccia per sempre

per non sentirlo come rigoglio fisso

fin dentro le pareti.



                                         ***


AMALIA GUGLIELMINETTI E LA VOCE FRUSCIO


LA MIA VOCE


La mia voce non ha rombo di mare

o d'echi alti tra fughe di colonne:

ma il sussurro che par fruscìo di gonne

con cui si narran femminili gare.


Io non volli cantar, volli parlare,

e dir cose di me, di tante donne

cui molti desideri urgon l'insonne

cuore e lascian con labbra un poco amare.


E amara è pur la mia voce talvolta,

quasi vi tremi un riso d'ironia,

più pungente a chi parla che a chi ascolta.


Come quando a un'amica si confida

qualche segreto di malinconia

e si ha paura c'ella ne sorrida.



                                         ***


BIANCA TAROZZI E LA POESIA PER NON DIMENTICARE


DIMENTICARE


Dio asseconda il mio 

più segreto volere,

che io stessa non so,

fa in modo che 

perda gli oggetti, i nomi,

il mio passato,

quel che avevo creduto di volere,

il mio scarso sapere.

Lui mi ha spogliato

di tutti i miei pensieri:

pensieri vagabondi,

passeggeri!

Pensieri neri,

pensieri affaticati!

Ora senza di loro,

libera dal passato e dal futuro,

sto in un vuoto presente.

Qui musiche, sapori,

colori, affetti

trasvolano e si perdono:

gli oggetti

sospesi nella mente se ne vanno.

Poi lo spazio silente

ma sgombro, intero,

lo spazio trasparente.



                                                   ***


LALLA  ROMANO  E LE PAROLE COME CASA


SE CERCO PAROLE


Non pensare se cerco parole

che voglia nutrirmi di vento


un dono di giuste parole

incorruttibile come la musica


dolce come la casa

triste come l'infanzia

paziente come il tempo.




       CHIAMAMI COL MIO NOME  ( Antologia poetica di donne a cura di Anna Toscano )


CHIAMAMI COL MIO NOME 2

 


                                                                Chiamami col mio nome



IDA VITALE E IL GOMITOLO DELLA POESIA


IMPEGNI D'OGNI GIORNO


Ricordati del pane,

non ti scordare quella cera bruna

che si deve spalmare sopra il legno,

né la cannella per guarnire,

né le altre spezie necessarie.

Corri, aggiusta, veglia,

verifica ogni rito della casa.

D'accordo con il sale, il miele,

con la farina, il vino inutile,

cedi senz'altro al tuo talento ozioso,

allo strepito ardente del tuo corpo.

Passa, per questo stesso ago da cucire,

una sera via l'altra,

tra l'una e l'altra tela,

il tuo agrodolce sogno,

le porzioni di cielo danneggiato.

E sempre in mano tua un gomitolo

senza mai smettere si avvolga

come nei giri d'altro labirinto.


M non pensare,

                      non sforzarti,

                                        tessi.

A  poco vale ricordare,

cercare appoggio dentro i miti.

Arianna tu non hai riscatto

né una costellazione per corona.



                                        ***

ARMANDA GUIDUCCI E LA PAROLA POETICA TRA SILENZI


Mi recitavi un tempo, per legarmi,

con filtri d'amore a te, dei versi

d'una sfuggente amarezza - di Montale.

" E il calcolo dei dadi più non torna..."

Eri tanto intatto e risparmiato

- perfino da te stesso. Amavi me.

Ed avevamo in mano tutte le carte.


Ora che, una volta di più,

ha vinto lo spreco, la dissipazione,

e mai due volte può tornare in sorte

di riafferrare tutti i segni delle carte,

non ti supplizia, il senso di quel verso?


La tortura, per me, è dovere senza tregua udire

sobbalzare quei dadi,

quel suono antico... a stento, percepito

allora; ma, nel gran tempo svuotato

di noi, così nitido adesso, così profetico.



                                    ***


TESS GALLAGHER E LA POESIA A DUE VOCI


BACIO SENZA CORPO


Credi che non sappia che la vita

ci riduce alla sua misura?

Che la calamità della bellezza attacca

lo scheletro, invecchiandolo

dall'interno?

Riposa un poco qui, in questo corpo

senza corpo che

è l'amore, era l'amore. Queste poesie ti

convinceranno più di un altro

che sei stato molto amato

e lo dovresti essere ancora. Sarà come

una stella caduta

racconta alla terra il cielo notturno?

Alzerà lo sguardo, quella donna

nel nostro futuro? Ma ora il libro

è caduto a terra e noi

ci siamo rivolti uno all'altra

sulla scala senza parole

di qualche momento non vissuto dove la poesia

non significa niente, anche se è tutto qual che rimane

di ciò che griderebbe la notte

se avesse due voci, questa

e quella che le risponderebbe

se potesse.



                                           ***


LAURA LIBERALE  E LA POESIA  CONTRO LA DISSIPAZIONE


La madre è il leone nero

che infrange a unghiate

la cupola dell'infanzia.

Sapere è bucare la luce

aprire varchi d'ombra.

Questi mezzi disseminati

sono l'ultima misura del danno.



                                             ***


LOUISE GLUCK E LA POESIA COME PROVA


PARODOS


Molto tempo fa, sono stata ferita.

Imparai 

a esistere, come reazione,

fuori dal contatto

con il mondo : vi dirò

cosa volevo essere -

un congegno fatto per ascoltare.

Non inerte: immobile.

Un pezzo di legno. Una pietra.


Perché dovrei stancarmi a discutere, replicare?

Quelli che respiravano negli altri letti

non erano certoin grado di seguirmi, essendo

incontrollabili

come lo sono i sogni -

Attraverso le veneziane, osservavo

la luna nel cielo notturno restringersi e gonfiarsi.


Ero nata con una vocazione :

testimoniare

i grandi misteri.

Ora che ho visto

e nascita e morte, so

che per la mia buia natura esse

sono prove, non

misteri-.



                                    ***


DARIA MENICANTI  E LA POETICA DEL PRECISARSI


2 NOVEMBRE


                                       sono

una folla oramai contro la mia

porta. Sono una gente. E ciascheduno

ha quell'ultimo sguardo che aveva.




                Chiamami col mio nome ( Antologia poetica a cura di Anna Toscano )




domenica 5 giugno 2022

UNA POESIA DI BUX ( abbi cura di me...)

 


                                                            L' amore ti cambia dentro...




Alle clessidre dell'autunno chiedo di essermi polvere

a questa notte io chiedo la bilancia perpetuamente alta

perpetuamente rotta, e a queste mani chiedo distanza

se mi tocco sotto la doccia io chiedo più acqua

alla donna che da qualche parte trema per me io chiedo

scusa per il mio ritardo, e agli occhi chiedo scusa

se mi vedo e non mi sento, e a questo corpo chiedo me

più forte, perpetuamente in lotta io chiedo questo mare

mentre sogno la notte io a questa notte voglio chiedere cosa succede

nel profondo del mare, se c'è molta più acqua oppure

la donna che mi aspetta da sempre, io a tutto questo chiedo

perdono e chiedo rispetto, io chiedo di aspettare ancora un po'

a questo dio che mi prega io chiedo Dio fammi sentire.




                         Antonio  Bux        Inedito



IL SENSO DEL RITORNO



                                                                       Il ritorno


(...) Qualcosa è già accaduto, in un tempo e in un luogo precedenti e noi dobbiamo tornare perché è lì che è iniziato il nostro cammino. Ma a che punto siamo di questo cammino? Quale  distanza abbiamo percorso ? E soprattutto che cosa abbiamo visto e cosa ci è sfuggito? E ancora: che cosa  ha spinto anticamente i nostri passi fino al punto in cui adesso ci troviamo?

Per saperlo dobbiamo ritornare. Non abbiamo altro modo, non abbiamo altra bussola, altra mappa, altra lanterna per questo viaggio, che è un viaggio notturno tra le ombre e la memoria. Il ritorno è una forma estrema di conoscenza e di riconoscenza verso i luoghi che abbiamo abitato e che abbiamo amato e dove è stata scritta la profezia che ci riguarda e che troverà il suo compimento attraverso la nostra vita.

Solo nel ritorno si attua la nostra attesa più urgente: sapere ciò che ci è veramente accaduto, cosa è accaduto dietro le quinte, nel fondo assoluto e misterioso che sostiene la nostra esperienza.

C'è un porto in fondo al nostro essere e noi, scendendo a picco, liberandoci dai passatempi della vita quotidiana, concentrandoci interamente sull'essenziale, possiamo indirizzare il cammino verso questo porto, che è la meta ultima della nostra vita. Ma perché ciò avvenga, dobbiamo capire dove siamo. E  per capirlo dobbiamo ritornare.

Questo viaggio in avanti verso il nostro porto è nel medesimo tempo un viaggio all'indietro verso ciò che siamo stati, verso i luoghi che abbiamo amato.

I luoghi amati ci parlano, si rivolgono a noi, proprio a noi, fanno cenni, sorridono come delle donne, sono donne. E  ci chiamano, ci chiamano a sé, ci chiamano a giudizio. E noi, là, dove ci viene indicato, andiamo. Seguiamo una traccia, uno slargo, una vetrina, il muro identico di un palazzo, un citofono, il rumore di un camion : tutto, nella commozione assoluta del ritorno si deposita in noi, attende di essere nominato.

I luoghi che abbiamo amato sono lì, a portata di sguardo e a perdita d'occhio. Più noi li guardiamo da vicino, e più loro ci guardano da lontano. All'inizio, di fronte a loro, sentiamo un abbraccio acceso e brancolante, che cerca ancora la sua precisione. Poi una messa a fuoco dello sguardo, un avvicinamento più nitido del luogo al suo aggettivo, portano vicino al compimento, alla pienezza dell' udito.

Sì, in questo ritorno c'è un luccichìo di tutto l'essere, un risveglio che sta per avverarsi, il senso di una rivelazione imminente. E noi iniziamo ad ascoltare. Una volta i luoghi ci avevano detto qualcosa che non siamo riusciti ad afferrare, qualcosa che non abbiamo udito fino in fondo e che poi è andato perso, qualcosa che ora dobbiamo - ad ogni costo - sapere.

Nei luoghi amati, e nel ritorno che li accende, c'è qualcosa di improsciugabile: più li nomini, e più ti parlano, più li saccheggi e più si arricchiscono di nuovi significati, ombre, chiaroscuri, dettagli, toni e semitoni. Il ritorno nei luoghi sfugge alle leggi consuete della fisica: più attingi a loro e più li alimenti.

Non a tutti è dato ritornare. Non sempre è dato ritornare. Ci sono giorni e luoghi che non ammettono repliche, sono incomparabili - letteralmente - si rifiutano al paragone, chiedono di restare nel loro atto unico. Altri invece ci chiamano, perché lì è avvenuto qualcosa di essenziale, ed è una convocazione perentoria, una chiamata a giudizio.

Il poeta del ritorno - più di ogni altro - ha orecchie per ascoltare questo richiamo, per tornare proprio lì, per dare volto e parola a ciò che prima era solo una presenza muta. Ha saputo ascoltare le voci dei luoghi amati, le loro uniche voci. Ha saputo decifrare questo alfabeto che era lì, in attesa che un poeta lo traducesse. Ed è allora che noi conosciamo, nella seconda volta, nel ritorno, quando le cose che rimanevano in fondo a noi assumono il loro vero nome. Perché non si tratta tanto di esprimere qualcosa, ma di chiamarla col suo giusto nome, con il nome sepolto dai nomi convenzionali.  (...)




                 Milo De Angelis   da    Ritorno

 


sabato 4 giugno 2022

LA TERRA E LA RADICE ( Però se fossi un angelo...)

 


                                          La felicità è un'obbedienza, è appartenenza...




C'è un silenzio che ha tutte le ragioni

e pochi che gli avranno dato ascolto.

Il canto dei pianeti, la lontana risacca.

C' è un sempre che non teme mutamenti.

Qui felicità ha fatto il nido.



                                       ***


Alla famiglia umana apparteniamo,

abbiamo milioni di anni.

Ma più di tutto apparteniamo a una radice

che affonda nella terra del principio.

E più ancora apparteniamo alla sorgente

che rese fertile la terra e la radice.

Tutta la creazione risponde alla premura

di una vasta e antica paternità.

La felicità è un'obbedienza, è appartenenza.



                                        ***


Talvolta di notte mi svegliavo senza futuro.

Allora mi alzavo, ma non sapevo dove andare.

Era buio ogni cuore e la stanza del cielo coperta di brace.

Avevo allora terrore d'essere nato

ma tu mi facesti abitare nel ventre di tutte le cose.

Dove vidi balene ammalarsi d'amore e ringiovanire

vidi i tuoi anni bambina diventare di ghiaccio;

poi invisibili, infranti e infine composti.

Fosse stato coraggio li avrei abbracciati.

Poi venne il tempo di una semina nuova :

di nuovo la vita splendeva e il divino era ogni cosa.

Spezzavi un legno e lo trovavi, spostavi la pietra era lì.

Di nulla più si aveva timore, la bestia feroce si faceva mansueta.

Di quel tempo ho speranza e memoria.



                                    ***


Come quella volta che nevicava

e imparai la misura della vita.

Mia madre piangeva, ero bambino.

Si accorse  di me, cercò un sorriso.

Seppi allora, da quella smorfia,

che nessuno è escluso dal dolore.


Ci fu poi la volta in cui mio padre

la voleva per sé la morte.

E chi l'aveva mai creduto 

che fosse mortale mio padre.

Ho scoperto così fino a che punto

i grandi diventano grandi.


Mia nonna esalò un respiro lieve.

Non si muore inspirando, sapete?

E' questa la misura dell'amore.


L'ho vista in sogno una notte mia nonna:

mi ha preso il volto fra le mani.

Tranquillo - mi ha detto - tranquillo,

sto bene. E tu come stai, amato mio?

Nonna, un giorno ho scoperto la misura.


Nevicava.



                                             ***


Ditelo ai vostri figli che sono inarrestabili

ditelo loro, che non moriranno

come abbiamo creduto di sapere,

ma alla maniera dei poeti

perché solo la morte che ha scritto Rumi esiste

e Whitman e Dante,

non l'altra, quella dei ciechi guide d'altri ciechi.


Voi ditelo ai vostri figli finché siete in tempo,

ma potranno accordarsi al vostro respiro.

Che non dovranno più amarvi a patto che,

ma amarvi a perdifiato

perché ogni inspirazione sarà un internarvi

e ogni espirazione un ridonarvi.


Ditelo loro che lontano dagli occhi

non è lontano dal cuore.


Ditelo loro, che pur non visto,

Dio è amore.




                        Massimiliano Bardotti  da     La terra e la radice



venerdì 3 giugno 2022

IL PROSSIMO E REMOTO DI ELEONORA

 


                                               Avevi una bocca che sanguinava bellezza...





Come questo albero piccolo

che sta dentro una mano

tu mi sei cresciuto dentro

la gola: quando ingoio saliva

e lacrime tu distendi i rami,

perdi le foglie e io soffoco

col concime asciutto tra i denti,

eppure impercettibile è questa

deglutizione, sogno automatico

che scuote il sonno e alza

il vento d'estate, muove le tende,

irrigidisce il palato secco

di germogli ma non abbevera

le radici dimenticate nel fondo

acido dello stomaco, solo spezza

di netto il tronco nodoso

delle tue gambe di cerva.



                                       ***


Abbiamo imparato a dormire seduti

in mezzo alla gente bloccata nella tana

selvatica, a spingere per cercare l'uscita

eppure la grande corrente di ritorno

ci tira sempre verso il largo, noi dentro

mulinelli feroci risucchiati via dalla secca,

atomi nel vortice dei mondi, movimento

a ruota sopra un'elica di carta che poi

ti invio dall'Italia con tutte le mie docili

parole intatte. Questo è l'abbandono.



                                      ***


ISOLA


Ancora ti guardo ed è l'abisso : i denti si staccano

nel sogno come dadi, il tempo dura il colpo

dell'onda sulla schiena e i rivoli si asciugano,

un estuario che non conduce ma secca.

Ancora in dormiveglia il profilo dell'isola bella,

una striscia compatta di crosta ombrosa

che al tramonto si spegne nel calore

e non brilla più : così si assottigliano tutte

le tue dita posate sul braccio destro, adesso

soltanto umide gocce di vapore, dissolte

in questo agosto torrido di rame.



                                          ***


Li rivedi questi incontri tutti dentro

una notte sola, dilatati dentro un tempo

che non si sfila ma è denso e solido

accovacciato a volte dentro granuli

sordi, a volte disteso - un linoleum

poco pulito. Così sono questi pensieri

che adesso spogliano solo il tuo silenzio

mentre parte un altro treno e tu sei

dentro chi sa quale città dolente

senza sorriso, la testa bassa, piegata

annerita dal fumo. Avevi invece

una fronte giovane, due occhi amuleto

e un graffio inguaribile sottile

come bocca - sanguinava bellezza.

Che cosa sono gli anni.



                                       ***


Il mare qui è un composto semplice, arancio

liquefatto nell'atmosfera, gas che annega

e brucia tutto : questo è l'odore di un'altra

vita, cresciuta al margine di una memoria non mia,

aliena fantasia di un attimo che sposta l'asse

mutando sogni e pianeti, senza distanza.

A volte lo sento in uno svoltare di strada,

appartiene a un passante, al suo stare

in un giorno reale: forse sono tornati

davvero gli dei e tu non senti più il vuoto

nella pancia, ma profumi di miti, stagioni

immortali, eroi che travasano la superficie

nel nero abissale e saltano, di nuovo, per amore.




                  Eleonora  Rimolo    da    Prossimo e remoto




POETE DEL '900 ( Anna De Noailles )

 


                                             Per quanto tu faccia, resterà che ti amavo..




QUANDO VEDO ANIMI SENZA ORGOGLIO


Quando vedo animi senza orgoglio,

senza collera e passione,

senza nulla che li spinga a piacere;

quando tra gli uomini distratti o pensierosi

nessuno che si ponga sotto il segno del fuoco:

quando osservo torbide le fronti, l'anima nuda,

la promessa d'amore debolmente mantenuta,

l'assenza d'universo nella voce e negli occhi,

voi ai quali ho regalato fino alle stelle il mondo

è una fortuna che mi abbiate conosciuta !



                                         ***


IL CONSIGLIO


Myro, sii deferente verso chi ti ama,

non credere il tuo dolce corpo

compiuto dagli dei,

senza l'amante stupito che il tuo occhio

fa sognare,

il tuo vanitoso essere non sarebbe quel che è.


Lontana dal flutto che le promette

un mormorante amore,

la riva d'oro non è più che sabbia del deserto;

onora il desiderio nostalgico e fedele

che fa alla tua bellezza un margine infinito.


Quando hai uniti i piedi e le tue mani chiuse

all'ora dove il sonno viene a circondarti il letto,

guarda - sulla soglia d'entrata

del transitorio oblio

la morta che tu sei quando non sei amata.



                                          ***


O SOAVE AMICO PERITURO


O soave amico perituro,

tu non potrai lasciare delle tracce

che il tempo mobile futuro

non sciolga come il vento sulle spiagge!


I tuoi dolci effimeri affascinanti giochi

son fatti d'anima amara e schiuma,

e tuttavia per quanto tu faccia,

resterà il fatto che ti amavo,

che ho detto del tuo fascino allo spazio,

e chinata sui tuoi occhi la mia faccia

che racchiudeva il sole!



                                           ***


SE TI VA DI SAPERE FINO A DOVE


Se ti va di sapere fino a dove

l'amore mio triste e forte andrebbe,

fino a dove - nel suo infantile corso -

a passi di lupo avanzerebbe,

a fianco del tuo destino ritorto,

il mio bisogno, il mio desiderio, il gusto

del tuo pensiero e del tuo corpo:


ti amerei anche folle,

ti amerei anche morto!




                          Anna  De Noailles  Trad. di  Paola Mastrocola



giovedì 2 giugno 2022

TU METTICI IL CIELO... ( Che è sempre più blu )

 


                                                                     Tu mettici il cielo...




LAVORARE CON LA CARTA


Di ogni poesia

puoi farti una rondine.


L'importante è che sia piegata ad arte.


Proprio di ogni poesia - sai -

anche se non riuscita.


Poi col pensiero vai e mettici il cielo.




                      Jurgen Theobaldy   da   Tutto sempre di nuovo



LA GINNASTICA MATTUTINA DI NINA

 


                                                               Tutto è impenetrabile...




PREGHIERA


Se esisti per davvero - fatti avanti,

sii nuvola, caprone, aviatore,

porta con te occhi, bocca, voce,

- chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,

prendimi tra le braccia, ,

nutrimi con la settima parte di un pesce,

fammi un fischio, dissodami le dita,

ricolmami di aromi, di stupore,

- resuscitami.



                                         ***


GINNASTICA MATTUTINA


Mi sveglio e dico: sono perduta.

E' il mio primo pensiero all'alba.

Comincio bene la giornata

con questo pensiero assassino.


Signore, abbi pietà di me

- è il secondo, e poi

scendo dal letto

e vivo come se

nulla mi fosse accaduto.



                                      ***


ERMETICA


Se ci fosse un luogo dove conficcare un altro grido

quale potrebbe essere, la roccia o il mare


o l'occhio dell'uccello della notte, fisso e rotondo, duro come la pietra,

giallo come la luna?


Ah, tutto è impenetrabile.

E il grido viene fuori dalla bocca


pendulo come la lingua dell'impiccato.




                                     Nina  Cassian



POESIE DI MANGANELLI

 


                                                Accetterò la morte in tutte le sue forme...




Desideravo vederti:

desidero la fantasia dei tuoi capelli

a inaugurare grida

di libertà in ore troppo lente; la rivolta

dei tuoi polsi terrestri

che muovono inizi di bandiere,

e accusano l'indugio, la disperazione

cauta, il tempo.

Mi occorre l'urlo di uno sguardo

ed oltre la violenza del tuo esistere

io esigo il gesto d'un tuo riso.



                                     ***


Accetterò la morte in tutte le sue forme:

mi riconcilierò, già lo comprendo,

con il limite delle scatole di latta,

accetterò, gli sarò amico,

il durissimo mattone, le stagioni che già muovono

il grembo delle donne.

Accetterò gli assensi e i rifiuti

la donna consumata

la donna che rifiuta

le visioni a mucchio, senza senso,

l'affronto dei miracoli -

toccherò con grande pazienza

il mio corpo mediocre, l'onta delle membra,

notando i dolci segni

della mia consumazione -

deposta ogni ambizione astratta

mi conforterò nell'indulgenza

dell'amichevole peccato.



                                        ***


Si può trovare

una frammentaria divinità

anche in una scatola di sigarette,

in un giro di danza,

in un denso bicchiere di malvasia;

e ci si può suicidare

nella gioia di vivere improvvisa

d'un lunapark,

nei battiti dei fucilini

e in ogni gesto del corpo

che muova solamente il corpo

senza moto dell'anima nel corpo -

trascurando con un sorriso imprevisto

il calcolo demente dei problemi

e con elusivo gesto della mano

allontanare la disperazione.

Non per questo si riposerà

la lunga solitudine,

né l'inganno della musica

ci porrà una mano su una spalla

contro l'uragano dell'assenza;

ma si tratta solo di ingannare

di mentire con placida umiltà

di gustare un corpo perituro

educare al nulla

una mano elegante,

abbandonarsi al dolce

amichevole vino -

gustare la joie de vivre,

dimenticare il corpo perituro

la solitudine essenziale,

- incenso di incenso devoto

offrire un fumo di sigarette

alla nostra distratta, frammentaria

divinità.



                                    ***


Io mi divido

in giacca e calzoni e cintura

e ancora mi disgiungo

in cravatta e camicia

e mi scindo in cranio, in polmoni,

in visceri e pube,

e mi distinguo

in ogni cellula

che senza amore s'accosta

ad altra cellula.

Così - casualmente - sussisto:

poi chiedo in prestito

la forza che congiunge

l'uno all'altro i miei volti possibili

all'improvviso sacramento

d'una chitarra,

al riso dell'amico,

allo squillo consueto del telefono,

nell'attesa distratta

d'una voce che perdoni la mia spalla,

la mia gamba, la mia dolce cravatta:

nell'oziosa attesa

del sacramento della nascita.




                                   Giorgio  Manganelli  



mercoledì 1 giugno 2022

LA QUASI MADRE DI RITA

 


                                                        Whistler -   La madre , 1871



E' naturale che un rapporto malato e conflittuale come quello che qui viene presentato lasci una scia di veleno nella quotidianità, suscitando risentimenti, gelosie e profonde lacerazioni capaci di modificare le relazioni familiari e interpersonali e di generare intense forme di anaffettività. Si apprezzano, comunque, in questi versi, sincerità e coraggio nel mettere in piazza il proprio inferno domestico e nel vivere la propria esistenza senza remore, infingimenti o maschere convenzionali. Ma non bisogna credere- come afferma giustamente Piero Marelli - che la poeta parli esclusivamente del proprio vissuto, in quanto la sua è una poesia espansa, che assume - attraverso allusioni ed esplicite riflessioni - connotazioni che esulano dall'ambito privato, per farsi sociali e storiche.





Dici addio col fazzoletto

dietro alla finestra: fuori è primavera


in un pomeriggio acceso.

Dici addio ai nomi

richiamando a memoria i pezzi

del corpo e della siepe tagliati

dalle nuvole sopra gli occhiali.


Sdraiata in mezzo ai prati

o sul divano in attesa del miracolo


giuri all'erba soffice il chiasso

dei petali mentre l'infermiera guida

l'orchestra con la bacchetta

e le favole di Fedro.

Per questo dovrei benedire la montagna


la cima luminosa, il suo profilo,

anche la tua partenza

senza spiegarti cosa conta veramente


se il soprassalto in gola

o il formicolìo della mano.



                                         ***


Oggi le ho detto: Benedici il Signore

anima mia!

L'ho vista coprirsi le orecchie

buttarsi all'indietro sulla poltrona

cancellare tutto con la mano bianca

cadere nelle spalle come una bomba

sui muri.

Se avesse versato lacrime


avrei ingoiato il mare

anche le ombre delle occhiaie


i suoi ottantasette anni e più.

Invece


stende il braccio per superare il vetro


a voglia di dire al mondo:

Portami a casa, qui non ci voglio stare.


Sbattono porte chiuse


si vede lo spigolo del tavolo


poggiarsi a terra:

Scappiamo finché siamo in tempo.



                                      ***


Sono qui di nuovo nella terra straniera


prego la tua scomparsa sorridente

e di luce.


Sono la figlia del vero


per questo non vado via.


Tra te e me si dispera il giorno


all'imbrunire anche la benedizione


ha fretta di spazientirsi.

Ti lamenti e mi fa male il cuore.



                                        ***


Adesso la tua forma è una sfera

straziante, un metallo esploso, una mina.


Vengo a trovarti e ti chiedo se hai mangiato


faccio collegamenti tra mente e cuore


comincio a togliermi di dosso bambini,


bambole e figli, spalmo sul viso

la tristezza per tremare ogni mutilazione


contro natura mentre guardo

il mostro infinito attorno alle mascelle.



                                        ***


Un indizio.

Cade il bicchiere mezzo vuoto sul tappeto.


" Basta, sono stanca".

Ricominciare da lì

dalla cena al forno del giorno prima.


Lenzuola nuove ancora inamidate


comprate insieme mentre la passeggiata.


L' attesa dell'incontro

l'uso rimandato alla singletudine.

" Papà è morto da un pezzo!"

Il segno è nel bicchiere in cui beve xanax.


Che giorni benedetti! Mia cara mamma.



                                         ***


E' passata solo un'ora tanti anni fa

mi chiami senza voce lasciando cadere


la bocca sul collo. " Non vedi chi sono?"


Ho tutte le parole e la memoria

se a udirti ti sfioro le unghie

e le orecchie tappate dalla plastica.


Potessi ricordare una carezza


quel poco amore che era tutto


per raggiungerti.

Potessi smettere di sentire l'odio


che agiti nella testa vecchia,


mi chiami tre volte, mai con il mio nome.




                     Rita  Pacilio   da      Quasi madre



LE DONNE DI DYLAN THOMAS 1



PAMELA HANSFORD JOHNSON


Pamela scrisse una lettera di congratulazioni  Dylan Thomas dopo aver letto la sua prima poesia pubblicata nella rubrica Poets  Corner del Sunday Referee, un settimanale londinese. Fu la sua prima vera ragazza, per quanto egli si vantasse di relazioni precedenti. Pamela viveva con la madre nel sud di Londra e lavorava in banca. Anch'ella era un'aspirante scrittrice. i due si innamorarono nel febbraio 1934 e le loro numerose e lunghe lettere ( si sono conservate solo quelle di lui) erano piene di discorsi sulla poesia, sulla vita che avrebbero passato insieme e sulla salute di Dylan ( immaginava di soffrire di tubercolosi e già allora beveva e fumava smodatamente). Il loro legame subì un duro colpo quando Dylan confessò un tradimento. Pamela lo perdonò ma a poco a poco si rese conto che un matrimonio con il più giovane Dylan sarebbe stato una follia. In seguito la ragazza scrisse romanzi e sposò lo scrittore ( Lord ) C.P.Snow.



                                 ***


WYN  HENDERSON


Wyn si interessava di arte, di musica e di editoria, scriveva recensioni e spesso ospitava artisti bisognosi nel suo cottage in Cornovaglia. Quasi quarantenne, madre divorziata di due figli, ebbe una breve relazione con Dylan, poi, su suggerimento di un amico comune, lo invitò in Cornovaglia per strapparlo alla vita dissipata di Londra. Dylan accettò, ci andò e lavorò fruttuosamente. Anche se la loro relazione finì quando il poeta incontrò la futura moglie, rimasero in buoni rapporti.



                                          ***


CAITLIN  MACNAMARA


Caitlin incontrò Dylan in un pub di Londra verso l'inizio del 1936. Lui aveva ventun anni, lei dieci mesi di più. Secondo la leggenda le presentazioni furono fatte dal pittore Augustus John, che probabilmente era l'amante della ragazza. Si racconta che i due uomini fossero venuti alle mani per lei, cosa che non avrebbe affatto turbato la ballerina, modella e disegnatrice di sangue franco - irlandese. Dylan e Caitlin si sposarono nel 1837, ma la loro unione, da cui nacquero tre figli, fu notoriamente burrascosa e talvolta violenta, quasi prossima alla rottura per i reiterati tradimenti di lui. M nonostante le baruffe, i due rimasero legati l'uno all'altra - come orfani naufraghi - per anni di povertà, eccessi e successi.



                 Dylan Thomas   da    Lettere alle mie donne




LETTERE ALLE MIE DONNE : DYLAN THOMAS

 


                                                                    Dylan Thomas



(...) Le lettere di Dylan Thomas offrono un corposo e brillante autoritratto dello scrivente e inevitabilmente suscitano interesse perché Thomas fu un poeta della propria vita ed è rimasto un personaggio unico che ha segnato incancellabilmente la vita delle persone che ha incontrato. Infatti egli suscitava in tutti - uomini e donne - il desiderio di proteggerlo da se stesso, di " salvarlo" e per tutta la vita ebbe vicine queste figure di amici e amanti soccorrevoli.

Il poeta, negli ultimi suoi anni, trovò sempre più difficile concentrarsi sulle poesie,  che richiedevano un lavoro lunghissimo - essendo tutte costruite di immagini autogenerate per affinità e assonanze - e in compenso si dilettava a comporre lettere che erano dei capolavori di ingegno e umorismo, come uno scolaretto in vena di scherzi fuori misura, ma con la maestria che gli era propria. E  visto che non pensava minimamente di rielaborare  queste lettere esibizionistiche, non può che meravigliare il dispendio di forze che rappresentavano per un uomo che aveva i giorni contati. Fin da giovane infatti gli piaceva parlare della sua morte prossima e farsi malato, e certo sottopose il suo corpo a continui maltrattamenti fino al cedimento ultimo. I  biografi si sono interrogati sulla stranissima diagnosi riportata sul referto di morte : " Insult to the brain ". Forse i medici americani hanno trovato meglio dei critici la formula che coglie l'irresponsabile grandezza di Thomas .(...)



            Dylan Thomas   da   Lettere alle mie donne ( Estratto dalla Prefazione di Massimo  Bacigalupo )



LE DONNE DI DYLAN THOMAS 2

 

EMILY HOLMES COLEMAN


Emily era una scrittrice americana residente a Londra, autrice di un romanzo autobiografico, The Shutters of snow. Aveva quattordici anni più di Dylan, il che forse contribuì ad affascinarlo. Si frequentarono dopo che il poeta aveva conosciuto Caitlin e la loro relazione ebbe corso mentre la moglie si trovava in Irlanda e Dylan da solo a Londra.



                                     ***


EDITH SITWELL


Autorevole poetessa e dama di società, fu tra le prima sostenitrici di Thomas ed ebbe nei suoi confronti un atteggiamento quasi materno. Dopo aver trascurato per qualche tempo l'amicizia della decana sessantenne, Dylan le scrisse ringraziandola per alcune lodi recenti e cercando di riannodare un rapporto fruttuoso. Fu proprio grazie alla Sitwell che nel 1947 la Società degli Autori gli conferì una borsa ci centocinquanta sterline per soggiornare in Italia.



                                        ***


MARGARET TAYLOR


Margaret mise a dura prova la pazienza del marito, lo storico Alan Taylor, prendendosi cura  dell'irresponsabile poeta ventenne che aveva conosciuto in Galles. Nonostante tutto continuò ad aiutare Dylan e poi la sua famiglia. Dopo averlo ospitato ad Oxford e a  South Leigh, trovò e mise a sua disposizione la caratteristica casa a  Laugharne dove il poeta trascorse gli ultimi anni. I sentimenti per lei furono contraddittori : non ci fu una relazione sentimentale, ma nelle lettere che le indirizzò, Dylan dovette spesso far appello ai più lirici voli di gratitudine e a volte di rimorso.




                Dylan Thomas   da   Lettere alle mie donne