lunedì 26 aprile 2021

NOSTALGIA D'AMOR DE ARGENTINA

 


                                                              Ti diedi la mia solitudine...



POCO SI SA


Non sapevo che

non averti poteva essere dolce come

chiamarti perché tu venga nonostante

non venga e non ci sia che

la tua assenza tanto 

dura come il colpo che pensandoti

mi son dato in faccia.


                              (  da  Relaciones, 1973 )



                                             ***


NOTTE


Fa freddo in questa zona del Paese

dove non c'è il tuo corpo e c'è bisogno

del calore del tuo corpo e non mi sento

addolorato o pentito o triste ma

soltanto solo.

Sto seduto come un invalido nel deserto del mio

desiderio di te.

Mi sono abituato a bere la notte lentamente,

perché so che la abiti - non importa dove -

popolandola di sogni.

Il vento della notte abbatte stelle tremanti fra le mie mani,

- che ancora non si adattano -

vedove inconsolabili della tua chioma.

Nel mio cuore si agitano gli uccellini che in lui hai seminato

e a volte gli darei la libertà che esigono

per ritornare a te con il gelido filo del coltello.

Ma non può essere.

Finché sei tanto in me, tanto viva in me, che se morissi io, ti morirei.


                             ( Violin y otras questiones, 1956 )



                                          ***


QUEL CHE SUCCEDE


Ti diedi il mio sangue, i miei suoni,

le mie mani, la testa

ti diedi qualcos'altro, la mia solitudine, quella grande signora,

come un giorno di maggio dolcissimo d'autunno,

e ancor di più, tutto il mio oblìo,

affinché tu lo smantelli e resti nella notte,

nella tempesta, nella sventura,

e qualcos'altro, ti diedi la mia morte,

vedrò risalire il tuo viso tra il flusso delle ombre,

e non riesco tuttora a circondarti, continuo ad accrescerti

come un fuoco,

e mi distruggi, mi costruisci, sei oscura come la luce.


                                ( El juego en que andamos, 1959 )



                                             ***


GOTAN


Quella donna assomigliava alla parola mai,

dalla sua nuca si innalzava un fascino speciale,

una sorta di oblìo dove riporre gli occhi,

quella donna mi si piazzava sul fianco sinistro.


Attenti attenti gridavo io attenti.

Ma lei ingombrava come l'amore, come la notte,

gli ultimi segnali che feci per l'autunno

si sdraiarono tranquilli sotto il mareggio delle sue mani.


Dentro di me scoppiarono rumori secchi,

cadevano a pezzi la furia e la tristezza,

la signora pioveva dolcemente

sulle mie ossa ritte in solitudine.


Quando se ne andò io battevo i denti come un condannato,

con un coltello di brutto mi ammazzai,

e passerò tutta la morte disteso col suo nome,

che muoverà la mia bocca per l'ultima volta.


                               ( Gotàn, 1962 )



                                              ***



LA LONTANANZA


Questo aroma di te / sale? / scende? /

viene da te? / da me? / in che altro

mi dovrei trasformare ? / che altro

di me / dovrei essere /

per sapere / vedere / i frammenti

di mondo che in silenzio unisci ? /

così bruci distante ? /

mi restituisci al mio animale / così

mi dai grandezza / o corpo

che invadi con la tua assenza? /

con il tuo sguardo che

non tornerà al tuo occhio / già febbre

senz'altro padrone che il cammino? /

sei qui / è come dire / tutto è qui /

il vuoto e l'unione / e tu / e la

disordinata solitudine //.


                           ( Com- posiciones, 1986 )



                                         ***


DOVE


In quali tenebre t'avvolgi /

non parlo con te / non mi ascolti parlare /

non ti respiro / non ti vedo / mi forgiano

le martellate della tua assenza /

sempre ti amerò / sempre

i miei versi dolenti di te

dirò in solitudine / come se tu fossi

frutta tenuta in segreto /

cieca sotto la gonna

di una bimba / sperduta nella sua memoria

in fuga /

triste del suo rossore //.


                                       ( Com- posiciones, 1986 )




                                   Juan  Gelman



domenica 25 aprile 2021

PER SEMPRE ALLA LUCE

 


                                 Uomini e donne della Resistenza-  Venezia, Aprile 1945



Qui

vivono per sempre

gli occhi che furono chiusi alla luce

perché tutti 

li avessero aperti

per sempre

alla luce.



                                       Giuseppe  Ungaretti


Ed è compito nostro, dovere morale di ciascuno di noi che questa luce non debba essere mai offuscata ( da odi, violenze, guerre, ignoranza, persecuzioni, pregiudizi, razzismo... )



                                             ( f. )



LONG COVID & LANGUISHING



                                                           E. Munch  -  Malinconia



(...) Non è il burnout, non è depressione, non è una mancanza di speranza. Semplicemente è l'assenza di gioia e uno scopo. Secondo il New York Times, l'emozione che ci accompagnerà per tutto il 2021, ha un nome : si chiama " languishing ", che tradotto in italiano suona più o meno come " languire ". E' un senso di stagnazione e di vuoto. Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato. E' l'assenza di benessere : non hai sintomi di disagi psichici, ma non sei neanche il ritratto della salute mentale. Non funzioni al massimo delle tue capacità. Il " languishing " spegne la tua motivazione e distrugge la tua capacità di concentrarti. Il termine è stato coniato da un sociologo, Corey Keyes, colpito da quante persone non depresse non stessero comunque prosperando. La  sua ricerca rivela che le persone che tra dieci anni soffriranno di depressione e di disturbi d'ansia non sono quelle che stanno sperimentando questi sintomi oggi. Sono quelle che oggi stanno " languendo". Ma qual è il pericolo insito in questo stato emozionale? Secondo lo psicologo è l'inconsapevolezza. " Non riesci a percepire te stesso scivolare lentamente nella solitudine. Sei indifferente alla tua indifferenza. E quando non riesci a capire che stai soffrendo, non puoi cercare aiuto né fare molto per aiutare te stesso. Un antidoto al " languishing " però c'è : prima di tutto è necessario dare un nome a questa emozione, capire che non siamo soli ma che - al contrario - è qualcosa che stiamo sperimentando in molti. Ma come possiamo combattere questa assenza di gioia, questa stasi, dunque? In inglese c'è una parola " flow" , cioè " flusso, fluire" che potrebbe essere proprio l'arma giusta contro l'emozione del 2021. Con questo termine si intende quello stato di abbandono piacevole che proviamo quando siamo completamente assorbiti da qualcosa, quel momento in cui perdiamo la cognizione del tempo e dello spazio. Può essere un progetto a cui teniamo molto o più semplicemente una serie TV : l'importante è che abbia il magico potere di portarci via. E di salvarci - seppure per un momento - dalla negatività. L'ultimo avvertimento che lo psicologo lascia è quello di fare attenzione a dedicare a noi stessi un tempo non frammentato. La pandemia ci ha costretti a cambiare mansione ogni dieci minuti, passando dal nostro lavoro ai nostri figli e alla cura della casa in un batter d'occhio. Tutto questo favorisce il " languishing ". Siamo noi ad avere il potere di dargli il colpo di grazia. Ma per farlo non possiamo ignorare la sua esistenza: non esistono solo le malattie fisiche, ma anche quelle mentali e i disagi psicologici. E questo è un qualcosa, che mentre ci accingiamo a vivere l'epoca post pandemica, dobbiamo assolutamente ricordare e imparare a coglierne i segnali. " Se non hai una depressione clinica, non vuol dire che tu non stia soffrendo. Se non hai il " burn out" non vuol dire che tu non sia esaurito. E sapendo che molti di noi stanno " languendo" possiamo iniziare a dare una voce a questa sommessa disperazione ".  (... )



                      Liberamente tratto da un articolo di    Ilaria  Betti
 



  

sabato 24 aprile 2021

LA TERRA DI CAINO

 



                                                    Tintoretto -  Caino uccide Abele



Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse : " Dov'è Abele, tuo fratello ?". Egli rispose : " Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?". Riprese : " Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!  Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti : ramingo e fuggiasco sarai sulla terra."


Genesi   4, 8 - 12




Caino,

sarò io con te, sibilò il serpente,

sarò segno della tua violenza,

delle fessure nelle coscienze.


Sfoglieremo l'albero del male.

Regolerai ogni relazione rauca

e il lungo corteo dei senza padre.


Dei torchiati nella speranza,

dei cadaveri senza compimento,

che non vedranno il perdono.


Il cuore sarà un nevaio di vespe:

tenderai gli archi dell'invidia

e i roghi della mormorazione.


Regredirai alla stagione dell'ansia,

avrai in dono una potenza guasta

e non saprai amare una donna.


Scriverò la tua vita nel marmo,

un intreccio di narciso e falci,

sarai solo quello che sei stato :


Caino,

il sangue nero che tu hai bevuto,

solo, il primo degli assassini.



                                               ***


Caino percorse una terra guasta :

foto sulla pietra raccontavano

di ragazzi presi nella torbiera.


Praterie galleggianti,

cumuli di sfagni, erbe igrofile,

una distesa di canne palustri.


Sulle acque nascevano gorghi,

creature in corsa a filo d'acqua :

Caino riconosceva il male.


Serpenti visitavano sogni,

annunciavano la fine degli amici,

chi era restato nelle lamiere.



                                                   ***

Caino uccise d'estate.


Spezzò la schiena di Abele.


Poi ricordò l'amore senza ritorno delle madri.

E la bocca del cervo nella bava.

E il pesce ansimante sulla pietra.

Rivide i giochi con il, fratello,

le spade di legno, i colori delle more,

il gatto in lotta con lo scorpione.


" Abele, fratello mio, 

considera solo la mia colpa,

non riversarla sui figli.


Oppure rendimi sterile

per non continuare a cadere

e perpetuare la catena del male"



                                        ***


Caino chiedeva perdono,

sognava una vita nuova:

il senso splendeva sul confine.


Dopo le ustioni e i deserti

voleva il respiro dei boschi,

i fiumi della terra promessa.


Era la via della spoliazione

in cerca delle brezza originaria,

la voce di Dio sulle acque.


L'eredità era il silenzio,

anticipare i desideri degli altri,

amare la grammatica del vento.



                                            ***


Caino bilanciava bruciature :

vegliava le labbra dei morti

e le immagini dell' Oltrevita.


Se mai qualcuno era tornato,

se ombre consolavano gli amici,

quali luci schiarissero il Dopo.


E le prime saghe degli uomini,

l'avventura di Gilgamesh

e i molti colori del male.


Gridavano le donne sterili,

gli sfigurati dalle murene,

i condannati nel bitume.


La sete non si rimarginava:

la bellezza era un riparo,

orientava gli occhi al futuro.




                                 Alessandro Rivali  da   La terra di Caino



IL CINISMO DI SOCRATE

 


                                                 Vorrei essere compagno d'altra pioggia...




AMORI  MIEI


Amori miei, 

vincete e perdonatevi:

i figli nudi hanno lungo riposo

nell'inverno abbrutito dei paesi.

La gelosia non muta la virtù :

e come non cambiano gli occhi e le vene,

le ore sordissime si coprono da sole,

s'ammucchiano come la neve.



                                                  ***


BATTISTERI


Ignoro quando i cirri nomadi

mi hanno dissetato.

Forse le notti di lune insicure

son troppe in un sonno soltanto,

così simili a maree

che Dio dispone una sopra ognuna.

Se fossero fugate l'ombra e la nube

che i peccatori chiamano peccato...

- piovuto!

Finalmente sono colmi i battisteri.



                                                ***


LA SEMINA DEL DIVENIRE


Ti dono un piccolo pensiero,

non uno sguardo severo,

ma un sorriso che precede lo spirito.

E' alto l'oblio che segna

il circolo più largo,

e la tua parte assopita

non desidera i ricordi.

Vorrei anch'io in questa sospensione del cadere

essere compagno d'altra pioggia

e fare il bordo alla tua veste.

Seguiamo con fortuna le lacrime di prima,

e seminiamo larga mano il divenire.



                                           ***


LASCIVIA


Alla figlia di Caronte

ho donato una calla appassita.

Questa bugia copre di nero

la sera delle feste,

e seguirò la provvidenza

nella tana di me stesso.

Il sonno delle vie

nell'ora in cui si deve amare

divide vita e morte:

forse una clessidra

le ha vedute cadere.



                                             ***


TETTI D'INVERNO


Non è la ragione pigra

che mi chiude nella lana:

ritornerò dov'ero lentamente,

ma fuori del mio anello

un nevischio non attacca e quasi piove.

Si compie una stagione senza l'uomo

sulle vie più stanche ;

le mani indurite o scorticate

volgono a sparire.

Si sciolgono le strade

ove per largo alcuno non ha piede,

e come forse dice Omero :

- Tutti stanno sotto il coperchio delle case.




                       Giovanni  Strocchi   Inediti  da    Socrate il cinico


venerdì 23 aprile 2021

PAUL KLEE FRA POESIA E PITTURA

 


                                      Paul  Klee  -  Ritratto di donna dagli occhi viola




ULTIMA


In fondo al cuore,

unica preghiera,

un'eco di passi


come di gatta:

l'orecchio suo trangugia suoni

il piede si leva alla corsa

lo sguardo

riluce dovunque

dal suo viso scampo non v'è,

bella, un fiore

ma irta d'armi, e in fondo

non ha nulla a che fare con noi.




                          Paul Klee     Trad. M. Teresa  Mandalari



FAGLIA ( Poesia a corredo di memoria )

 



" Come si fa a fare poesia senza memoria? La poesia è prendere qualcosa e togliere il superfluo per farlo risplendere. Le parole devono poter avere una potenza intrinseca, il lavoro del poeta è sceglierle fra tante altre " . (  P. Cavalli )




Il fiato di un nome di una foto

l'odore perfetto di un momento

la linea scolpita di un profilo



i laghi degli occhi luccicanti

annullano i nessi del pensiero

più grande è il destino delle immagini



ti senti nient'altro che un umano

un centro stupendo sempre al limite

cosciente che il viaggio non è vano.


                                                   ***

Se l'inclita fase della vita

ti sembra sfuggita senza aloni

di gloria o di fama non è forse



la prova del nove che conferma

la falsa umiltà l'irrefragabile

infido proposito di avere



riscontri dagli altri senza spine

per dare fomento a ciò che subdolo

a quel che non dura ed è già in fine?


                                             ***

Gli eserciti in fretta si dispongono

nell'intimo a scindere il morale

lo scontro si svolge nelle viscere



si lacera il petto nel segreto

non sai tu di me né io di te

ché molto non può trovar parole



è lì incastonato in quel segreto

in te come un marchio impersonale

in me come traccia lungo il greto.





                   Alessandro  Ramberti   da   Faglia - Faulto




SE TU SEI CIELO

 


                                                 Tu porti il dono azzurro dell'ascolto...





Noi pure una volta

abbiamo conosciuto l'amore.

Tu eri grande e bianca

col

fazzoletto alla francese

mollemente annodato sulla nuca

rughe tenere a solcare il viso di pane

dalle tue mani migravano carezze instancabili

carezze così non ne ho più conosciute

e se a volte piangevo

sotto i colpi d'ascia di una pena

che non meritavo

tu pure piangevi

e dicevi

non è niente

è solo un moscerino

che mi è entrato negli occhi.


                                         ***

Io porto le poesie

tu i baci



io, una nuvola di parole

tu, il dono azzurro dell'ascolto.

Ho potato le mie rose

porto i rami secchi

tu, una fiammella

che li faccia concime per la terra.

Porto due o tre semini da piantare

tu, l'acqua sorgiva dalle tue mani a coppa.

Porto uno scampolo della mia grande ombra

tu, il raggio delicato del tuo sole.

Guardiamo che succede, adesso

così immobili a vegliare

guardiamoci accadere

lasciamoci sbocciare.


                                          ***

Avresti dovuto farmi piana



ma non posso darti torto

ci si diverte un mondo

a fare il cuore storto.


                                            ***

Bisogna aspettare



allenare la pazienza

abitare la faticosa sedia della pausa

dignitosamente immobili

superstiti indecisi se vivere

sia ancora un miracolo

o una punizione.

Come un giocattolo rotto

mi assedia il tempo perduto

e non mi rimedia quello che resta

le facce sgargianti delle possibilità

attorno alle mie mani incapaci.


                                                 ***

Tutta la casa era un alibi

o un fiume

che scorreva verso di me

pensavo l'eternità 

come si pensa

un fiocco di neve.




                       Rita  Greco   da    Perché ho sempre addosso un cielo




giovedì 22 aprile 2021

RINASCERE DA VECCHI ( si può? )



                              Meglio lo splendore eterno che palpita in lei segretamente...




C'E' UNA DONNA NEL FONDO


C'è una donna nel fondo

di ogni uomo. Un'altra, fermata

per strada e convinta a vivere

insieme, la desta, e lei sorge

in tutta la sua bellezza, le entra

nel corpo e lo fa splendido.

Ma il mondo è troppo vasto

e le strade sembrano sempre

divergenti. Nessuna incarnazione,

eccetto una che di continuo

si perpetua, dura eternamente

i corpi invecchiano e gli occhi

più del resto, Così quella donna 

del profondo se ne va

torna a rintanarsi nell'anima

mandando un nuovo appello

una misteriosa vibrazione.

Fermarne un'altra per strada?

A quel punto è inutile.

Meglio ascoltare quell'appello

e conversare col profondo

meglio lo splendore eterno

che palpita in lei segretamente.



                                               ***


E improvvisamente lo capisci

da quel cibo preparato male

capisci dal cibo che non diventa

pietanza, gusto, non manicaretto

capisci che niente diventa

qualche cosa, che il tempo 

s'è arrestato non facendo

neppure l'atto di fermarsi

perché qui, nelle cucine

gli uffici il traffico le scuole

qui non succede più niente.

E l'anima è qualcosa che succede.



                                                ***


Chissà perché le tue dita. Certo

per la danza nell'aria mentre parli

per gli anelli non sfacciati

le falangi sottili. Forse nel loro

affusolarsi ci sei tutta tu

quando mi avvicino per scoprire

da dove pulsa la grazia, il permanere

contro ogni evidenza qui.

Smetti di chiamarmi dall'anima.

Siamo ancora vivi, ancora personaggi

di due storie separate. Scintilla

che hai appiccato il fuoco, adesso spegniti.

L'incendio è vasto ormai,  basta

- ma tu persisti e agiti al vento

e vuoi la combustione senza più controllo.



                                              ***  


Adesso spegni la lampada.

Essa tramonta  a notte fonda

molto dopo il sole che chissà

a chi ride adesso, chissà a chi.

Mentre qui la notte porta

sogni e dubbi, insonnie

e la lacuna dell'amore.

Nel circolo del sonno ti riperdi.

Solo l'anima sta desta

avviene contro il tuo volere

proprio come il giorno.

Il corpo triste e rannicchiato

sta alla nostalgia degli altri corpi

s'incammina per le strade

lunatiche dei sogni, quei buffi

o spaventosi accadimenti

e va dicendo all' anima : " Succedi ".



                                          ***


HO FATTO UN SOGNO CON UNA RAGAZZA


Ho fatto un sogno con una ragazza

e c'erano due me

e uno le diceva il suo amore

ma l'altro era più vecchio

si ritraeva, incapace e vergognoso


eppure tutto l'amore dichiarato

tutto il fiume di affezione lo investiva

e convertiva, come un antico bene


perché un amante non fa calcoli

si ritrova in balia dell'amata

e ama anche quella tempesta

appeso a labbra misteriose

alla navicella di un cuore in tumulto

il vuoto che si apre nell'altro


e per esso accetta ogni penitenza

ogni esercizio spirituale

per l'ultima volta sanerebbe i suoi vizi

volgerebbe totalmente lo sguardo

per ritrovarsi risorto nell'amata.




                       Gianfranco  Lauretano   da   Rinascere da vecchi



L'AMORE DOLOROSO DI ANNA

 


                                                     E stupisci di tante nuove stelle...



L'AMORE


Ora come un serpente acciambellato

ammalia proprio vicino al cuore,

ora per giorni interi come un colombo

tuba sulla bianca finestra,


ora lampeggia sulla brina smagliante,

appare nel sopore della violaciocca...

Ma sicuro e segreto allontana

dalla gioia e dalla pace.


Sa singhiozzare sì dolcemente

nella preghiera dello struggente violino,

ed è terribile indovinarlo

in un ancora sconosciuto sorriso.



                                                     ***


PASSEGGIATA


La piuma sfiorò la cappotta,

io lo guardai negli occhi.

Languiva il cuore non sapendo nemmeno

la ragione della sua pena..


La sera era calma e immota di tristezza

sotto la volta del cielo nuvoloso,

e pareva disegnato in inchiostro di China

in un vecchio album il bosco di Boulogne.


L'odore di benzina e le trombe,

una quiete attenta...

Egli di nuovo toccò i miei ginocchi

con la mano che quasi non tremava.



                                                 ***


SEPARAZIONE


Serale e obliqua

ho davanti la via.

Ieri ancora - innamorato -

invocava " Non dimenticarmi ".

E  oggi solo i venti

e i gridi dei pastori,

i cedri turbati

presso le fonti pure.



                                           ***


ALL'AMATO


Non mandarmi un colombo,

non scrivere lettere inquiete,

non alitarmi in viso col vento di marzo.

Ieri sono entrata in un verde paradiso,

 dov'è pace per il corpo e l'anima

sotto la tenda d'ombrosi pioppi.


E di qui vedo la cittaduccia,

le caserme e garritte del palazzo

e il giallo ponte cinese sul ghiaccio.

Mi aspetti da tre ore, intirizzito,

ma non puoi staccarti dall'entrata

e stupisci di tante nuove stelle.


Balzerò su un ontano come un grigio scoiattolo,

correrò come timida donnola,

comincerò a chiamarti cigno

perché il promesso non abbia paura

nell'azzurra neve vorticante

 di attendere la fidanzata morta.



                            Anna  Achmatova   Trad. di B. Carnevali



mercoledì 21 aprile 2021

NARCISO ( IERI E OGGI )

 


             Io, con una donna ho più coraggio, mi accarezzo, mi tocco, mi corteggio...



Narrato per la prima volta da Ovidio nelle Metamorfosi, scritte all'inizio dell'era cristiana ( dal 3 all' 8 secolo d.C. ), non casualmente appare così tardi nell'universo dei miti, perché la storia di Narciso coincide con la scoperta della soggettività nel pensiero occidentale. Giustamente Julia Kristeva ( in " Storie d' amore " ) sottolinea il posto che il mito occupa nella storia della soggettività, ma anche  fa l'esame dei sintomi critici e dei pericoli che la soggettività produce. Narciso siamo noi!

Narciso, che abita la nascita della soggettività, subito la dichiara legata alla morte. E la sua morte percorre tutta la cultura dell'occidente, perché in Narciso non muore un " altro" qualsiasi, ma è l' " io" stesso che muore e che si guarda morire.  ( f. )




LA DANZA DI NARCISO


Io son nero di amore,

né fanciullo né usignolo,

tutto intero come un fiore,

desidero senza desiderio.


Mi sono alzato tra le viole,

mentre albeggiava,

cantando un canto dimenticato

nella notte uguale.

Mi son detto : " Narciso! "

e uno spirito col mio viso

oscurava l'erba al chiarore dei suoi ricci.


                                      P.P. Pasolini



                                         ***


NARCISO


Narciso.

Il tuo odore.

E il fondo del fiume.


Voglio restare sulla tua riva

fiore dell'amore.

Narciso.


Onde e pesci addormentati

passano nei tuoi bianchi occhi

nei miei, uccelli e farfalle

si stilizzano.


Tu minuscolo e io grande.

Fiore dell'amore.

Narciso.


Le rane quanto sono scaltre.

Ma non lasciano tranquillo

lo specchio in cui si guardano

il tuo delirio e il mio delirio.


Narciso.

Il tuo dolore...

E il mio dolore medesimo.


                                  F. G. Lorca



                                         ***


LA SALVEZZA DI NARCISO


Guarda nel tuo specchio e di' al volto che vedo

che ora è tempo per quel volto di formarne un altro;

se ora tu non ne rinnovi il fresco aspetto,

inganni il mondo, e una madre privi di benedizione.


Perché dov'è la donna così pura il cui insolcato grembo

disdegni l'opera del tuo dissodamento?

O qual è l'uomo così fatuo  da voler essere la tomba

dell'amore di se stesso, arrestando la sua posterità?


Tu sei lo specchio di tua madre, ed ella in te

rimemora il leggiadro aprile del suo rigoglio;

e così dalle finestre della tua vecchiaia tu vedrai,


- a dispetto delle rughe - questo tempo tuo dorato.

Ma se tu vivi per non essere ricordato,

muori solo, e la tua immagine muore con te.


                                         W. Shakespeare



martedì 20 aprile 2021

LE AMMONIZIONI DI FRANCESCO

 


                                            Giotto -  San Francesco predica agli uccelli




" Dov'è carità e sapienza, ivi non è timore né ignoranza.


   Dov'è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento.


   Dov'è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia.


   Dov'è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.


   Dov'è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d'entrata.


    Dov'è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza".




                           San Francesco   da      Ammonizioni


 

FRUTTETO

 



                                                     C. Pissarro - Frutteto in fiore

                                                                                                                                                                                               

Fra me e te

voglio piantare un frutteto.

Con le tue braccia intreccerò una vite

e quando la pioggia verrà

non ti lascerò sola.

Appena il sole sarà alto

ti canterò nelle vene.

Ogni sera verrò a bere

ai tuoi grappoli, poi l'alba verrà.



                  Rocco Scotellaro   da      E' fatto giorno



LA CANZONE DEI DODICI MESI

 


                  Aprile : nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore...




" Non credo ( come a volte si dice ), che la poesia salverà il mondo: queste sono tesi di tipo messianico. Ciò che conta è sviluppare umilmente un progetto umano, maturo e riconoscibile senza nutrire chissà quali aspettative. L'intellettuale cade spesso in un trappola mentale, pensando che il mondo debba cambiare secondo le sue quattro idee sul mondo " .  ( L.A. )




Non c'è gallina o gallinaccia

che a gennaio l'uovo non faccia.


Gennaio vuol essere solo soltanto

l'usciere ufficiale dei nostri portali

la cura dell'olio per stipiti stanchi

così non gli cresca le ruggine addosso

non sbatta al maestrale la vecchia persiana

che gira  a cavallo dell'ultima festa

incisa nel rosso di freschi almanacchi

venuti a trovarci con  mosse bambine

affonda la vanga più giù nel terreno

là dove il miracolo tiene bottega

infine trapianta le prossime vite

nel caldo letame di voci infinite.



                                                  ***


Febbraio piccolo corto e malandrino.


Febbraio sa bene il mestiere del bianco

talmente lo sa che nemmeno s'affligge

di fronte alla fame di quel pettirosso

pezzente che cerca molliche di luce

piuttosto gli preme sbarcare il lunario

fermare il respiro nel punto più esatto

fa finta che il tempo sia solo una scusa

per cogliere al volo un bel monaco santo

di quelli che seppero farsi deserto

in cui ritrovare la bussola in corpo

tra i cristi più cristi cresciuti a pancotto

e cento demòni accampati di sotto.



                                          ***


Marzo ventoso, frutteto maestoso.


Il marzo che arriva con bizze e dispetti

da furbo monello che festa fa a scuola

e corre a giocare con palle di pezza

se tu gli dai retta e lo segui ma in fretta

riesce a portarti a due passi dal sole

inventa capriole come un saltimbanco

s'infila ovunque ci sia da tastare

pensieri in calore che pigliano il volo

è bravo a fischiare cantare zompare

nel ventre di donne che c'hanno il prurito

o quelle che scovano un dio nella rosa

che attende il suo giorno beato socchiusa.



                                                 ***



Quando tuona d' aprile è buon segno per il barile


Aprile si annuncia battendo la fiacca

appeso alle nuvole con le mollette

si sente confuso non sa cosa fare

se andare a sinistra dell'ultima storia

oppure alla destra di un nuovo sentiero

grandissimo è il dubbio che tocca i viandanti

pertanto dormire rimane il rimedio

dettato da certi vangeli passati

dormire cercando la strada migliore

che porti dovunque ci sia da sognare

purché venga in sogno la terra promessa

là dove fiorisce l'eterna melissa.



                                            ***


Maggio delle rose, gioia delle spose


Si può dire maggio per dire ciliegia

creatura incarnata dal sole in persona

resistere al sole non fa per i nostri

cunicoli colmi di sangue accaldato

perciò ci riempiamo la bocca di quelli

che sembrano i doni di quel dio alfabeta

capace di tutto nel giro di un mese

lo stesso che va sueggiù per i campi

a tingere il mondo di mille colori

parole per chiunque che intenda ascoltare

la voce degli alberi in vena di frutti

capaci di buone sorprese per tutti.




                Lino Angiuli   da     Duemilaventuno un altro anno