In tutti i tempi oscuri vi è la tendenza a sentirsi sopraffatti da tutto ciò che c'è di sbagliato o fuori posto nel mondo, anche nel nostro piccolo mondo personale. Non focalizzatevi su queste cose. Farlo vi esaurisce soltanto. E c'è anche la tendenza a logorarsi perseguendo obiettivi al di fuori della nostra portata, qualcosa che non può ancora essere. Non focalizzatevi neppure su questo. Farlo è sciupare il vento senza issare le vele.
(…) In Louis Aragon la concezione dell'amore, anzi dell'amare, riapre l'antica tradizione romantica, che vede l'amore sempre legato alla politica e la politica sempre in dimensione titanica. Questo sentimento rinasce fortemente nel poeta tutte le volte che fa una scelta di vita, tutte le volte che fa un'esperienza politica o incontra un amore.Certamente si tratta di una forma di innamoramento poetico per un tema o una causa e anche tutte le poesie dedicate ad Elsa hanno la stessa valenza politica come fossero poesie dedicate ad un vessillo. Elsa rappresenta per il poeta un'idea e un ideale. Alcuni critici sostengono che l' amore per quella donna fallica e dominante altro non sia stato che un amore lesbico: l'amore di un Aragon- donna per una Elsa- uomo, o qualcosa del genere. In realtà non credo che sia necessario tutto questo travestimento e che basti rilevare l' essenza di qualsiasi amore eroico vissuto dal poeta. Si è sempre trattato di un amore soggiogante, che sia stato per Elsa o per l' Unione Sovietica. E qui sta tutto il fuoco della poesia di Aragon , che si riaccende a tappe e tutte le volte lo incendia. Nell'elaborazione poetica di questi incendi si misura il valore di Aragon poeta e di Aragon uomo. (…) Nino Muzzi
Amare da non conoscere più una stagione.. AMARE DA PERDER LA RAGIONE Amare da non sapere che dire Da avere solo te come fine Da non conoscere più una stagione Se non per il dolore di partire Amare da perder la ragione. Sei sempre tu che ricevi la ferita E' sempre il tuo lo specchio spezzato, Mia povera felicità mia gracilità Che viene trascurata e disprezzata In ogni corpo martirizzato. Amare da perder la ragione Amare da non saper che dire Da avere solo te come fine Da non conoscere più una stagione Se non per il dolore di partire Amare da perder la ragione. La fame la fatica il freddo, Tutte le miserie del mondo, E' grazie al mio amore che ci credo In esse questa croce mi concedo E sulle loro notti la mia fondo. Amare da perder la ragione Amare da non saper che dire Da avere solo te come fine Da non conoscere più una stagione Se non per il dolore di partire Amare da perder la ragione. *** ELSA Mentre parlavo la lingua dei poeti Lei s'è addormentata dolce e quieta Casa d'ombra nel cavo della vita Fioca lucerna nl verde dei mirteti Nel riposo la guancia ritrova primavera O corpo adagiato in un sogno di tela Cielo dei suoi occhi all'ora della stella Sotto la pelle sangue giovane dimora Ecco perché il versante delle fiabe narrate Seguendo lo sa Dio quali segni lontani E sono sempre il ballo la neve gli slittini Ha raggiunto la notte fra le braccia adorate Vedo muover la mano La bocca E a me stesso Dico che è come i gradini del silenzio Sfuggevole di tutta la sua infanzia Nel paese segreto proibito al mio accesso Amore ti supplico per noi congiuntamente Per la mia gelosia lacerante e sconvolta Non andare lontano sulla china prescelta Accanto a te mi sento un salice piangente Il sonno dei tuoi occhi di paura mi assale Mi rodo il cuore per quel cuore che ascolto Fermati amor nel sogno e nel tragitto scelto Rendi stupendi la tua coscienza e il mio male. *** GLI OCCHI DI ELSA Sono così profondi i tuoi occhi che piegandomi a bere Ho visto tutti i soli venire a rimirarsi Tutti gli afflitti gettarvisi per suicidarsi Sono così profondi i tuoi occhi che smetto di ricordare All'ombra degli uccelli è turbato l'oceano Poi gli occhi tuoi che mutano col tempo che sale L'estate taglia agli alberi la nube sul grembiale Il cielo non è mai blu come lo è sul grano I venti invano scacciano dell'azzurro le sciagure Più chiari di lui i tuoi occhi se una lacrima vi è brillata Gli occhi tuoi ingelosiscono il cielo della schiarita Mai il vetro fu più blu che nelle sue rotture Madre dei sette dolori tu bagliore liquefatto Sette spade han trafitto il prisma dei colori Il giorno è lancinante più di tutti i dolori L'iride forata di nero più blu di essere in lutto Gli occhi tuoi nel dolore aprono breccia doppia Per cui si riproduce il miracolo dei Re Che videro col cuore fremente tutti e tre Il manto di Maria appeso sulla greppia Basta una sola bocca al Maggio delle parole Per tutte le canzoni e tutte le afflizioni E' poco un firmamento con le stelle a milioni I tuoi occhi e i loro segreti gemelli son quello che ci vuole Il bimbo affascinato dalle immagini belle Spalanca i suoi occhi non così a dismisura Come quando li fai grandi non so sei sincera Si direbbe che la pioggia apra selvagge corolle Che nella lavanda i bagliori hanno nascosto Dove insetti disfanno i loro amori violenti Sono preso nella rete delle stelle filanti Marinaio che muore in mare in pieno agosto Ho estratto questo radio dalla plecbenda Bruciandomi le dita a quel fuoco proibito O paradiso ritrovato e cento volte perduto Gli occhi tuoi sono il mio Perù la mia Golconda la mia India Avviene che una sera d'inverno si spezza Su scogli che i naufraghi hanno fatto avvampare Io vedevo brillare al di sopra del mare Gli occhi di Elsa gli occhi di Elsa gli occhi di Elsa. Louis Aragon da La Diane française
La psicoanalisi è stata spesso percepita come qualcosa che riguarda solo gli uomini anche se - fin dall'inizio - le donne hanno occupato ruoli di primissimo piano nella sua storia. Discepole e/o pazienti, si sono trasformate in professioniste e hanno contribuito - talvolta rischiando la reputazione se non addirittura la vita - a gettare un nuovo sguardo sulle teorie elaborate da Freud a Vienna, da Jung a Zurigo, da Lacan a Parigi. In perenne esilio, furono le " staffette " di una scienza ancora controversa. L'alba del XX secolo vede queste pioniere aprire la strada a una riflessione dell'anima e ben presto gli psicanalisti dovranno fare i conti - al di là dell'iniziale scetticismo - con il pensiero di queste donne " dell'anima ". Dopo la Grande Guerra, mentre in tutta Europa le donne si stanno mobilitando per la causa femminile, queste pioniere gettano una nuova luce sull'inconscio, la donna, la sessualità e l'infanzia e a loro dobbiamo in buona parte una visione più chiara ( oltre che più paritaria ) dell'universo femminile.
" Essere una psicanalista significa sapere che tutte le storie finiscono per parlare d'amore " ( Julia Kristeva ) (…) Alla fine del XIX secolo l'uomo, che si sapeva dotato di una " retro- coscienza ", è considerato dipendente dai meandri del proprio inconscio. La prima teoria freudiana dell'apparato psichico segue l'indagine dei medici, degli psichiatri e dei filosofi per comprendere i tesori nascosti nell'anima, che regola la vita organica ed è legata allo stesso tempo alle esigenze del corpo. Il secolo di Freud è anche quello di Karl Marx e di Nietzsche che intuiscono come l'uomo, divenuto una figura complessa e senza Dio, stia per cadere nell'illusione di una modernità di cui prende coscienza, senza poter ancora definire il proprio spazio nella società. Se l'essere umano è determinato dalla sua finitezza, il suo ruolo dipende inevitabilmente dalla propria identità plurale, divisa tra la vita, il lavoro e un nuovo linguaggio. L'essere umano è il soggetto di un nuovo sapere antropologico e allo stesso tempo è l'oggetto di una nuova indagine: quella psicoanalitica. Psyché veglia su ciò che l'individuo moderno intende fare della propria eredità. Principio vitale cui l'uomo si aggrappa, al volgere del XX secolo, l'anima gli fa eco degli sconvolgimenti politici che si propagano dagli Urali all' Europa occidentale. L'individuo esprime la paura e il dolore di perderla. A chi dovrà venderla se vuole salvarsi? A meno che non si cerchi di capirla e di spiegarla… il che gli eviterebbe di fare un patto faustiano che lo porterebbe alla rovina. (…) Isabelle Mons da Donne dell'anima ( Le pioniere della psicoanalisi )
(…) Le pioniere della psicoanalisi attestano la porosità delle frontiere e la condivisione multiculturale delle idee. Da Vienna a Zurigo, da Berlino a Parigi, sono viaggiatrici europee che hanno appoggiato le valigie laddove hanno accettato la sfida di sviluppare la pratica dell'analisi: Eugénie Sokolnicka e Sophie Mongestern, polacche emigrate a Parigi;Hélène Deutsch emigrata negli Stati Uniti; Anna Freud esiliata a Londra: tutte hanno subito gli imprevisti della storia. Alcune ne sono morte: Sabina Spielrein e Margarethe Hilferding sono state annientate dalla furia nazista; Hermine von Hug- Hellmut fu assassinata, mentre Tatiana Rosenthal, Eugénie Sokolnicka e Sophie Morgenstern si sono tolte la vita. Altre donne sono invece scampate a un destino così tragico. Con forza e determinazione, Marie Bonaparte, Melanie Klein e Françoise Dolto non hanno mai perso di vista la propria meta: la medicina dell'anima. Quattordici volti, caleidoscopio di un'epoca alla ricerca di identità. Mentre gli uomini cadono al fronte, le donne si alzano in piedi nei consessi medici,anche se manca loro il lasciapassare accademico che avrebbe accordato alla loro pratica un pieno riconoscimento. Hanno tutte un punto in comune: il cosmopolitismo. L'esilio si è spesso imposto, l'uso di una nuova lingua e l'adozione di una nuova cultura hanno fatto necessariamente da sfondo a una vita affettiva felice e alla maternità. Alcune l'hanno rifiutata, o l'hanno vissuta come una sconfitta, mentre i loro scritti sull'infanzia contribuivano al progresso della psicoanalisi femminile. Non poche - tuttavia - hanno messo sullo stesso piano il lavoro di psicanalista e quello di madre.La loro esperienza è stata la base della loro teoria.Ma, benché medici al pari dei loro colleghi, sono state bersaglio di un eccessivo scetticismo. I testi freudiani hanno fatto da contraltare all'ignoranza che ha portato a una tale disistima. Comunque, senza il contributo delle pioniere della psicoanalisi, la comprensione della donna sarebbe rimasta incompleta, addirittura inesatta. (…) Isabelle Mons da Donne dell' anima ( Le pioniere della psicoanalisi )
(…) Le pioniere avvieranno un dialogo con i loro colleghi maschi e affronteranno alla luce dell'inconscio le questioni universali della vita. Sosterranno le tesi freudiane per compiere a poco a poco una riformulazione concettuale necessaria alla modernità del XX secolo. Cosa di più logico che rendere innanzitutto omaggio alle " Egerie russe" : Lou Andreas- Salomé, Sabina Spielrein,Tatiana Rosenthal,il cui fascino non ci fa dimenticare che il loro destino si è compiuto al prezzo di ripetute rotture con la propria patria e che i loro scritti hanno spinto con forza le donne sulla strada del progresso?. Le prime " combattenti", Emma Eckstein e Margarethe Hilferding,hanno dovuto trovare un terreno di apprendistato della psicoanalisi. Quelle vissute all' " ombra del maestro", non sono comunque da meno: in apparenza figure di secondo piano, Emma Jung e Anna Freud sono le " donne a fianco", indispensabili all'uomo che hanno accompagnato, padre o marito che fosse. Era necessario trovare un avvocato delle " voci dell'infanzia, e alla sbarra si sono presentate in quattro, impegnate, sorprendenti, vendicative e visionarie :Hermine von Hug- Hellmuth, Melanie Klein, Sophie Mongestern e Françoise Dolto. ". " Conquistatrici", come Eugénie Sokolnicka, Maria Bonaparte ed Hélène Deutsch, tutte meritano in pari misura di essere conosciute . Il loro percorso di donne e l'acutezza del loro sguardo clinico ci sollecitano ad attraversare un secolo che ci è vicino poiché le tematiche conflittuali relative al genere, alla cultura e alla sensibilità, ci pongono ancora interrogativi sull'anima di domani. (…) Isabelle Mons da Donne dell'anima ( Pioniere della psicoanalisi )
(..)Di ricerca della felicità, nell'omonimo film di Gabriele Muccino, si inizia a parlare solo quando il protagonista tocca il fondo della disperazione. Perché la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire e che forse non riusciremo mai a raggiungere. Qualunque cosa facciamo. Ma alla fine, il suo attimo di felicità, Chris lo raggiunge, come lo raggiungono i protagonisti di questo libro. Non prima però di aver elaborato il dolore e di aver affrontato il pericolo; non prima di essersi riscattati dall' altrui giudizio e di essersi liberati dalle situazioni di sopraffazione e di sfruttamento della vita. Così da lasciare ai pensieri più profondi e alle esigenze più nascoste la forza di esprimersi e di trasformarsi in azione contagiosa. Perché la felicità - che non è un continuum - ma una condizione effimera nell'esperienza degli esseri umani, è prima di tutto un agire. Ci spinge - ogni volta - a cavalcare, nel mare dell'inconscio, i moti fluttuanti del dolore, della paura, del disagio, della difficoltà, della solitudine, dello sfruttamento, del destino avverso con lo spirito e l'abilità creativa di un surfista che converte l'energia delle onde in equilibrio. La felicità è il tempo - di leopardiana memoria - strappato all'attesa : il sabato pensa alla domenica come alla promessa della gioia, ignaro che nel momento di preparazione della gioia stessa sia contenuto - in realtà - l' autentico piacere. Perché essere in cammino verso la felicità vuol dire di già essere felici. " Il segreto della felicità - sostiene Pericle - è la libertà e il segreto della libertà è il coraggio". E il vero coraggio consiste nella capacità di operare scelte che non siano sottomesse alla schiavitù della paura, del bisogno, dell'opportunità, del giudizio, del timore, del ricatto, della sopraffazione, dell'angoscia di morire e di quella di vivere. Per essere felici bisogna sdoganare la libertà e il coraggio dalla paura e considerare ogni percorso- piacevole o spiacevole della vita - come " il premio è il viaggio "; l'esperienza e la forza delle intuizioni trasformate nella concretezza di progetti che cambiano la vita. A ogni storia, la paura bussa alle porte dei protagonisti; il coraggio va ad aprire e vede che non c'è nessuno. Eccetto la felicità: l'aspirazione di ogni essere umano che si fa identità.(…) Maria Rita Parsi da La felicità è contagiosa
POESIE SBAGLIATE Bastami, non bastarmi amore imbastardisci me di te. *** Quante oscurità occorre traversare per divenire luminosi mio cuore sbranato cuore niente e tu donna dagli occhi silenziosi lo raccogli come acqua nel palmo e lo fai di te trasparente. *** Rosa notturna che ho esplosa in testa ferita dell'alba cuore rovinosa festa tremano le inferriate la cassetta di bottiglie i baci i mai più sterminato viaggio di cosa qui passaggio dominatore e tu non sei più tu uomo d'aree fioriture di rose cerca la profondità, deflagrazione dell'essere in tutte le cose. *** Quel che un uomo più dire al cielo o a una donna non ridarmi più indietro ciò che mi hai rubato, la luce ultima, la quiete, via l'albero esploso della mente non ridarmi più quel che mi hai stappato non ridarmi indietro niente, meglio finire in te che morire me in me solo tieniti tutto, dimentica perdimi dentro di te, completamente. *** Quasi non è quasi non è niente è quasi hai occhi belli e tremendi - la mia vita lupo cerca chi posi la fronte contro le vetrate del buio ehi miss quasi niente vuoi essere tu stanotte il talismano color oceano verde buia gradazione della differenza natura dove matematica si perde i nei disposti chissà come sulla tua schiena, hai lo sguardo che dice quasi, dice resta? Poso le labbra millenarie sul polso dov'è foglia la vita di che albero sei? Davide Rondoni da La natura del bastardo
Ci sono baci che si danno con uno sguardo… Ci sono baci che emettono da soli la sentenza di una condanna d'amore, ci sono baci che si danno con uno sguardo ci sono baci che si danno con la memoria. Ci sono baci nobili, baci enigmatici e sinceri, ci sono baci che si danno solo con l'anima ci sono baci proibiti e ci sono baci veri. Ci sono baci che bruciano e che feriscono, ci sono baci che turbano i sensi, ci sono baci misteriosi che hanno lasciato i miei sogni confusi ed errabondi. Ci sono baci problematici che nascondono una chiave che nessuno ha ma decifrato, ci sono baci che generano la tragedia - quante rose in boccio ha sfogliato. Ci sono baci profumati, baci tiepidi che palpitano in un intimo anelito, ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte come un raggio di sole in un campo gelato. Ci sono baci che sembrano gigli sublimi, ingenui, puri, ci sono baci traditori e codardi, ci sono baci maledetti e spergiuri. Giuda baciò Gesù e lasciò impresso sul viso di Dio il segno della sua viltà, mentre la Maddalena con i suoi baci fortificò pietosa la sua agonia. Da allora nei baci palpitano l'amore, il tradimento e il dolore, le coppie umane assomigliano alla brezza che gioca coi fiori. Ci sono baci che provocano deliri di amorosa, folle passione; tu li conosci bene: sono i miei baci inventati da me per la tua bocca. Baci di fiamma che portano impressi nel viso i solchi di un amore proibito, baci tempestosi, baci selvaggi, che solo le nostre bocche hanno provato. Ti ricordi del primo? Indefinibile, ti lasciò il viso coperto da rosee impronte, e nello spasimo di quell'emozione terribile, gli occhi si riempirono di lacrime. Ti ricordi quella sera quando, in un momento di follia ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio? Ti presi tra le mie braccia, vibrò un bacio e che cosa vedesti dopo? Sangue tra le mie labbra. Io ti insegnai a baciare: i baci freddi sono di un impassibile cuore di pietra. Io ti insegnai a baciare con i miei baci inventati da me per la tua bocca. Gabriela Mistral da Che cos'è mai un bacio
Ma rimane l'amore, nell'immediato. Sopra ogni cosa…
Lei siede su un ciglio di un discorso, soppesa il destino sul palmo della mano e me tra le gambe incrociate. Il remo si immerge nello specchio liquido si spezza, riemerge intatto ( in forma di lettera ). *** Ho preso le distanze da me stesso ho sconfinato verso un dove che non misura i passi. Sono andato oltre. Straniero di passaggio ho capovolto la clessidra e guardato gli anni tuffarsi nel tonfo dell'esistenza. Ho custodito il tempo. *** Dallo specchio fai scivolare una domanda che non ammette risposta. Rimarrai così: la pelle morbida di crema idratante, il batuffolo di cotone a mezz'aria. Rimarrai così: quelle gambe feline, quell'anello che ti veste le dita, le sfila e ti rende desiderio. *** Alla lama della lampada solca il coagulo di rughe la mappatura delle lacrime, le linee che si fanno ritorni. Spingiti oltre. L'argilla - se non si plasma per tempo - è un'esistenza mancata. *** E la colpa rimane di aver speso parole. Di aver taciuto. Di aver mentito. Di aver dimenticato. Di aver tradito. La colpa, di aver speso parole quando c'era solo da ascoltare, di aver taciuto quando invece era necessario gridare più forte. La colpa, di aver dimenticato per dimenticare, di aver dimenticato per non mentire. Di aver tradito per amore, per vigliaccheria, per stupidità, per non soffrire. La colpa, di aver barattato il sogno per la paura di rischiare e di smettere così di continuare a sognare. Rimane, di aver confessato la sconfitta, la resa : la semplice impossibilità di essere migliore. Rimane la colpa di lasciarsi invecchiare di lasciarsi commuovere, ancora. Rimane l'inganno, il sangue, la croce, il vuoto nascosto dentro un mucchio di parole mentre tutto inesorabilmente crolla. Ma rimane l'amore, nell'immediato. Sopra ogni cosa. Paolo Lisi da E la colpa rimane
Eugenio Borgna continua - con questo libro - ad elaborare un altro elemento del suo particolare lessico sulle emozioni. Qui racconta la nostalgia ferita, con le sue collaterali parole tematiche: quella della memoria, quella del tempo, quella dell'infanzia e della giovinezza perdute. Ma c'è anche la nostalgia della morte, quella di un volto che - come diceva Rilke - ci accompagna, a volte introvabile .E c'è la nostalgia della vita quando la malattia è in noi. La nostalgia aperta alla speranza , tuttavia, è ben diversa da quella pietrificata nel passato. Ci sono inoltre nostalgie ferite dal dolore e nostalgie che se ne salvano. C'è una nostalgia - infine - che può essere intesa come recupero del passato e come sua donazione di senso: come antitesi al drago dell'indifferenza che porta al deserto delle emozioni. ( f )
" E' la nostalgia a nutrire la nostra anima, non l'appagamento; e il senso della nostra vita è il cammino, non la meta. Perché ogni risposta è fallace, ogni appagamento ci scivola tra le dita, e la meta non è più tale appena è stata raggiunta " . ( Arthur Schnitzler )
(...) La nostalgia è una condizione di vita alla quale ciascuno di noi non può non andare incontro negli snodi infiniti della vita. La nostalgia - e quella ferita dal trascorrere del tempo, in particolare,che la dilata e la rende sempre più acerba e dolorosa, sempre più fragile e arcana - è intessuta di ricordi che hanno a che fare con il passato e non con il futuro, con un passato che è luminoso e scintillante, o invece oscuro e lacerante, e che nascono e muoiono come farfalle fragili ed effimere, eteree e inafferrabili. La nostalgia è una parola tematica dalle infinite fonti semantiche che si intrecciano le une alle altre, e che vorrei analizzare e descrivere sulla scia di un cammino misterioso che porta alla dimensione interiore della vita: all'interiorità. Ma dire dell'interiorità è avviarsi lungo il cammino non facile e doloroso della conoscenza di sé; interrogare i modi di questa conoscenza e la loro correlazione con la conoscenza degli altri; e confrontarsi con le emozioni e le passioni che sono in noi e negli altri. (...) Eugenio Borgna da La nostalgia ferita
(... ) Non c'è una sola nostalgia, ma ci sono infinite forme di nostalgia, di questa esperienza di vita che non è possibile non conoscere almeno in alcune ore, o in alcune stagioni della nostra vita; e allora come descriverne le differenze? Si ha nostalgia dell'infanzia che si ha avuta e continua a vivere arcana e segreta nella memoria.Si ha nostalgia di una persona amata che ora - lontana o scomparsa - non c'è più ; si ha nostalgia di una casa che si è lasciata e che, piena di ricordi, continua ad accompagnarci nel nostro cammino con le sue penombre e coi suoi bagliori,con gli sciami di emozioni perdute e invano ricercate, e c'è una nostalgia ancora più dolorosa: quella che porta alla malattia, alla depressione - che è una malattia dell'anima e del corpo. Si ha nostalgia della musica, dei paesaggi vissuti,delle montagne incantate che si continuano a vedere nella loro immobile lontananza e non si possono più raggiungere, e delle alte maree che hanno divorato i nostri sguardi e ci hanno immersi nel silenzio e nello stupore del cuore. Si ha nostalgia dei luoghi che hanno visto fiorire la nostra adolescenza e la nostra giovinezza, le nostre speranze -e si sono perduti -e che continuano nondimeno a sopravvivere intatti e luminosi nella memoria ferita talora dal destino. Si ha nostalgia di esperienze vissute che nutrivano la nostra anima e si sono inaridite, sono diventate braci - benché non si spengano mai - e si possano misteriosamente riaccendere. Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie trasognate e sognanti, nostalgie che fanno vivere e nostalgie che fanno morire, nostalgie che si nutrono di ricordi lampeggianti di gioia e di tristezza e nostalgie che non si cancellano nel corso del tempo; nostalgie labili ed effimere, nostalgie leopardiane arcane e fuggitive che si accompagnano ad ogni stagione della nostra vita illuminando il nostro cammino con i loro bagliori stellari e liberandoci dagli scogli dell'aridità sui quali naufragano facilmente i nostri cuori stanchi e affaticati. (...) Eugenio Borgna da La nostalgia ferita
(…) La nostalgia fa parte della vita, come ne fa parte la memoria, della quale la nostalgia si nutre sulla scia dei ricordi che non dovremmo mai dimenticare, e che ci aiutano a vivere. Non c'è vita che non possa non essere attraversata dai sentieri talora luminosi e talora oscuri della nostalgia, e delle sue emozioni sorelle, come la malinconia, la tristezza, il rimpianto, il dolore dell'anima, la gioia e la letizia ferite, e sono molte le forme che la nostalgia assume nelle diverse stagioni della nostra vita. Andare alla ricerca delle emozioni, di quelle perdute - e la nostalgia ne è emblematica testimonianza - è compito di chiunque voglia conoscere le sconfinate aree dell' interiorità e delle emozioni che ne fanno parte. Non dovremmo vivere senza una continua riflessione sulla storia della nostra vita, sul passato che la costituisce e che la nostalgia fa rinascere, sulle cose che potevano essere fatte e non lo sono state, sulle occasioni perdute,sulle cose che potremmo ancora fare e infine sulle ragioni delle nostre nostalgie e dei nostri rimpianti. Non solo è possibile invece, ma è frequente, che si voglia sfuggire all'esperienza e alla conoscenza di quello che siamo stati nel passato, e di quello che siamo ora. La nostalgia ha come sua premessa la memoria che ne è la sorgente. Se la memoria è incrinata, o lacerata dalla ferite che la malattia o la sventura trascina con sé, come sarebbe mai possibile riconoscere in noi le tracce della nostalgia? Dalla memoria emozionale - certo - dalla memoria vissuta sgorgano le sorgenti della nostalgia, e non dalla memoria calcolante, dalla memoria dei nomi o dei numeri, che nulla ha a che fare con quella emozionale; ma il discorso, che intendere riflettere sul tema sconfinato della memoria, mirabilmente svolto da Sant' Agostino nelle Confessioni,ha bisogno di tenerne presenti la complessità e la problematicità. (…) Eugenio Borgna da La nostalgia ferita
(…) La nostalgia, l'immergersi nelle acque inquiete della nostra vita emozionale, è un'esperienza che talora siamo noi a ricercare, sfuggendo alle consuetudini e alle divagazioni della nostra vita quotidiana, e talora rinasce improvvisa sulla scia di un'immagine, di una lettera, di un libro, di una fotografia, di un ascolto musicale, di un paesaggio, di un incontro, e talora di una parola. La nostalgia ci parla della tendenza - galleggiante in ciascuno di noi - a ridare un senso al passato, alle esperienze che sono state fatte in passato, e a non lasciarle morire. Rinascono - in particolare - i valori lontani e vicini dell'infanzia,dell'adolescenza che ci aiutano a liberarci, almeno in parte, dalle incrostazioni che l'avanzare dell'età trascina con sé, o almeno rischia sempre di farlo. Vorrei augurarmi che questo mio discorso sulla nostalgia riesca a testimoniarne i vasti orizzonti tematici,e le profonde risonanze emozionali ed esistenziali che essa ridesta in noi: negli abissi della nostra interiorità. Di solito dimenticata e banalizzata, la nostalgia ci aiuta a vivere, a ricostruire il tempo vissuto nella sua unitaria circolarità di passato, presente e futuro, a far sgorgare dalla memoria ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche della giovinezza e di altre stagioni della vita, che rimuovono la ruggine lasciata dal trascorrere febbrile e fatale degli anni. La nostalgia fa sgorgare dalla memoria tempi e luoghi dell'anima, colori e sfumature del passato, ricoperti dall' oblio e anelanti a rinascere, a essere rivissuti nelle loro luminose parabole semantiche. La nostalgia - certo - ha come sua premessa l'inclinazione alla meditazione e all' interiorizzazione delle esperienze che la vita ci fa fare,ed esprime il desiderio di non lasciar morire in noi il passato con le sue ricchezze e le sue ferite, ridonandogli una vita nuova, una linfa spumeggiante, che non può non aprirsi nello stesso tempo al presente e al futuro. La nostalgia, le inquietudini dell'anima, che le si accompagnano, rendono la nostra vita più sensibile ai valori perduti dell'adolescenza e della giovinezza che sono in noi, consentendoci di immedesimarci in quelle degli altri. Insomma, questo mio cammino ha risonanze che vorrei nutrire di valori che si rispecchiano nei vasti territori della cura che -in psichiatria - non può mai fare a meno di ascolto e di dialogo. (…) Eugenio Borgna da La nostalgia ferita