martedì 19 febbraio 2019

IL MONDO DI CLARISSA

 
 
 

                                          In tutti i tempi oscuri vi è la tendenza
                                          a sentirsi sopraffatti da tutto ciò che
                                          c'è di sbagliato o fuori posto nel mondo,
                                          anche nel nostro piccolo mondo personale.
                                          Non focalizzatevi su queste cose.
                                          Farlo vi esaurisce soltanto.
                                          E c'è anche la tendenza a logorarsi
                                          perseguendo obiettivi al di fuori
                                          della nostra portata, qualcosa che non
                                          può ancora essere.
                                          Non focalizzatevi neppure su questo.
                                          Farlo è sciupare il vento senza issare le vele.



                                                       Clarissa Pinkola  Estés





L'AMORE EROTICO / EROICO DI ARAGON


(…) In Louis Aragon la concezione dell'amore, anzi dell'amare,
       riapre l'antica tradizione romantica, che vede l'amore sempre
       legato alla politica e la politica sempre in dimensione titanica.
       Questo sentimento rinasce fortemente nel poeta tutte le volte
       che fa una scelta di vita, tutte le volte che fa un'esperienza
       politica o incontra un amore.Certamente si tratta di una forma
       di innamoramento poetico per un tema o una causa e anche
      tutte le poesie dedicate ad Elsa hanno la stessa valenza politica
      come fossero poesie dedicate ad un vessillo. Elsa rappresenta
      per il poeta un'idea e un ideale. Alcuni critici sostengono che l'
      amore per quella donna fallica e dominante altro non sia stato
      che un amore lesbico: l'amore di un Aragon- donna per una
      Elsa- uomo, o qualcosa del genere. In realtà non credo che sia
      necessario tutto questo travestimento e che basti rilevare l'
      essenza di qualsiasi amore eroico vissuto dal poeta. Si è sempre
      trattato di un amore soggiogante, che sia stato per Elsa o per
      l' Unione Sovietica. E qui sta tutto il fuoco della poesia di
      Aragon , che si riaccende a tappe e tutte le volte lo incendia.
      Nell'elaborazione poetica di questi incendi si misura il valore
      di Aragon poeta e di Aragon uomo.  (…)


                              Nino Muzzi

L'AMORE ASSOLUTO DI ARAGON

 
 

                                   Amare da non conoscere più una stagione..


AMARE DA PERDER LA RAGIONE

Amare da non sapere che dire
Da avere solo te come fine
Da non conoscere più una stagione
Se non per il dolore di partire
Amare da perder la ragione.

Sei sempre tu che ricevi la ferita
E' sempre il tuo lo specchio spezzato,
Mia povera felicità mia gracilità
Che viene trascurata e disprezzata
In ogni corpo martirizzato.

Amare da perder la ragione
Amare da non saper che dire
Da avere solo te come fine
Da non conoscere più una stagione
Se non per il dolore di partire
Amare da perder la ragione.

La fame  la fatica il freddo,
Tutte le miserie del mondo,
E' grazie al mio amore che ci credo
In esse questa croce mi concedo
E sulle loro notti la mia fondo.

Amare da perder la ragione
Amare da non saper che dire
Da avere solo te come fine
Da non conoscere più una stagione
Se non per il dolore di partire
Amare da perder la ragione.


                                                ***


ELSA

Mentre parlavo la lingua dei poeti
Lei s'è addormentata dolce e quieta
Casa d'ombra nel cavo della vita
Fioca lucerna nl verde dei mirteti

Nel riposo la guancia ritrova primavera
O corpo adagiato in un sogno di tela
Cielo dei suoi occhi all'ora della stella
Sotto la pelle sangue giovane dimora

Ecco perché il versante delle fiabe narrate
Seguendo lo sa Dio quali segni lontani
E sono sempre il ballo la neve gli slittini
Ha raggiunto la notte fra le braccia adorate

Vedo muover la mano La bocca E a me stesso
Dico che è come i gradini del silenzio
Sfuggevole di tutta la sua infanzia
Nel paese segreto proibito al mio accesso

Amore ti supplico per noi congiuntamente
Per la mia gelosia lacerante e sconvolta
Non andare lontano sulla china prescelta
Accanto a te mi sento un salice piangente

Il sonno dei tuoi occhi di paura mi assale
Mi rodo il cuore per quel cuore che ascolto
Fermati amor nel sogno e nel tragitto scelto
Rendi stupendi la tua coscienza e il mio male.


                                                ***


GLI OCCHI DI ELSA

Sono così profondi i tuoi occhi che piegandomi a bere
Ho visto tutti i soli venire a rimirarsi
Tutti gli afflitti gettarvisi per suicidarsi
Sono così profondi i tuoi occhi che smetto di ricordare

All'ombra degli uccelli è turbato l'oceano
Poi gli occhi tuoi che mutano col tempo che sale
L'estate taglia agli alberi la nube sul grembiale
Il cielo non è mai blu come lo è sul grano

I venti invano scacciano dell'azzurro le sciagure
Più chiari di lui i tuoi occhi se una lacrima vi è brillata
Gli occhi tuoi ingelosiscono il cielo della schiarita
Mai il vetro fu più blu che nelle sue rotture

Madre dei sette dolori tu bagliore liquefatto
Sette spade han trafitto il prisma dei colori
Il giorno è lancinante più di tutti i dolori
L'iride forata di nero più blu di essere in lutto

Gli occhi tuoi nel dolore aprono breccia doppia
Per cui si riproduce il miracolo dei Re
Che videro col cuore fremente tutti e tre
Il manto di Maria appeso sulla greppia

Basta una sola bocca al Maggio delle parole
Per tutte le canzoni e tutte le afflizioni
E' poco un firmamento con le stelle a milioni
I tuoi occhi e i loro segreti gemelli son quello che ci vuole

Il bimbo affascinato dalle immagini belle
Spalanca i suoi occhi non così a dismisura
Come quando li fai grandi non so sei sincera
Si direbbe che la pioggia apra selvagge corolle

Che nella lavanda i bagliori hanno nascosto
Dove insetti disfanno i loro amori violenti
Sono preso nella rete delle stelle filanti
Marinaio che muore in mare in pieno agosto

Ho estratto questo radio dalla plecbenda
Bruciandomi le dita a quel fuoco proibito
O paradiso ritrovato e cento volte perduto
Gli occhi tuoi sono il mio Perù la mia Golconda la mia India

Avviene che una sera d'inverno si spezza
Su scogli che i naufraghi hanno fatto avvampare
Io vedevo brillare al di sopra del mare
Gli occhi di Elsa gli occhi di Elsa gli occhi di Elsa.


               Louis Aragon  da    La Diane française

lunedì 18 febbraio 2019

DONNE DELL' ANIMA ( Presentazione )


La psicoanalisi è stata spesso percepita come qualcosa che riguarda solo gli uomini anche se - fin dall'inizio - le donne hanno occupato ruoli di primissimo piano nella sua storia. Discepole  e/o pazienti, si sono trasformate in professioniste e hanno contribuito - talvolta rischiando la reputazione se non addirittura la vita - a gettare un nuovo sguardo sulle teorie elaborate da Freud a Vienna,  da Jung a Zurigo, da Lacan a Parigi.
In perenne esilio, furono le " staffette " di una scienza ancora controversa. L'alba del XX secolo vede queste pioniere aprire la strada a una riflessione dell'anima e ben presto gli psicanalisti dovranno fare i conti - al di là dell'iniziale scetticismo - con il pensiero di queste donne " dell'anima ". Dopo la Grande Guerra, mentre in tutta Europa le donne si stanno mobilitando per la causa femminile, queste pioniere gettano una nuova luce sull'inconscio, la donna, la sessualità e l'infanzia e a loro dobbiamo in buona parte una visione più chiara ( oltre che più paritaria ) dell'universo femminile.



                                  ( f )

DONNE DELL'ANIMA 1

 
 
 
" Essere una psicanalista significa sapere che tutte le storie finiscono per parlare d'amore "  ( Julia Kristeva )


(…) Alla fine del XIX secolo l'uomo, che si sapeva dotato di una
      " retro- coscienza ", è considerato dipendente dai meandri del
      proprio inconscio. La prima teoria freudiana dell'apparato
      psichico segue l'indagine dei medici, degli psichiatri e dei
      filosofi per comprendere i tesori nascosti nell'anima, che regola
      la vita organica ed è legata allo stesso tempo alle esigenze del
      corpo. Il secolo di Freud è anche quello di Karl Marx e di
      Nietzsche che intuiscono come l'uomo, divenuto una figura
      complessa e senza Dio, stia per cadere nell'illusione di una
      modernità di cui prende coscienza, senza poter ancora
      definire il proprio spazio nella società.
      Se l'essere umano è determinato dalla sua finitezza, il suo ruolo
      dipende inevitabilmente dalla propria identità plurale, divisa
      tra la vita, il lavoro e un nuovo linguaggio. L'essere umano è
     il soggetto di un nuovo sapere antropologico e allo stesso tempo
     è l'oggetto di una nuova indagine: quella psicoanalitica.
     Psyché veglia su ciò che l'individuo moderno intende fare della
     propria eredità. Principio vitale cui l'uomo si aggrappa, al
     volgere del XX secolo, l'anima gli fa eco degli sconvolgimenti
     politici che si propagano dagli Urali all' Europa occidentale.
     L'individuo esprime la paura e il dolore di perderla. A chi
     dovrà venderla se vuole salvarsi? A meno che non si cerchi di
     capirla e di spiegarla… il che gli eviterebbe di fare un patto
     faustiano che lo porterebbe alla rovina. (…)


Isabelle Mons  da  Donne dell'anima ( Le pioniere della psicoanalisi )

DONNE DELL' ANIMA 2


(…) Le pioniere della psicoanalisi attestano la porosità delle
       frontiere e la condivisione multiculturale delle idee. Da Vienna
       a Zurigo, da Berlino a Parigi, sono viaggiatrici europee che
       hanno appoggiato le valigie laddove hanno accettato la sfida
       di sviluppare la pratica dell'analisi: Eugénie Sokolnicka e
    Sophie Mongestern, polacche emigrate a Parigi;Hélène  Deutsch
     emigrata negli Stati Uniti; Anna Freud esiliata a Londra: tutte
     hanno subito gli imprevisti della storia. Alcune ne sono morte:
     Sabina Spielrein e Margarethe Hilferding sono state annientate
     dalla furia nazista; Hermine von Hug- Hellmut fu assassinata,
     mentre Tatiana Rosenthal, Eugénie Sokolnicka e Sophie
     Morgenstern si sono tolte la vita. Altre donne sono invece
     scampate a un destino così tragico. Con forza e determinazione,
     Marie Bonaparte, Melanie Klein e Françoise Dolto non hanno
     mai perso di vista la propria meta: la medicina dell'anima.
     Quattordici volti, caleidoscopio di un'epoca alla ricerca di
     identità. Mentre gli uomini cadono al fronte, le donne si alzano
    in piedi nei consessi medici,anche se manca loro il lasciapassare
    accademico che avrebbe accordato alla loro pratica un pieno
    riconoscimento. Hanno tutte un punto in comune: il
    cosmopolitismo. L'esilio si è spesso imposto, l'uso di una nuova
    lingua e l'adozione di una nuova cultura hanno fatto
    necessariamente da sfondo a una vita affettiva felice e alla
    maternità. Alcune l'hanno rifiutata, o l'hanno vissuta come una
    sconfitta, mentre i loro scritti sull'infanzia contribuivano al
    progresso della psicoanalisi femminile. Non poche - tuttavia -
    hanno messo sullo stesso piano il lavoro di psicanalista e quello
    di madre.La loro esperienza è stata la base della loro teoria.Ma,
    benché medici al pari dei loro colleghi, sono state bersaglio di
    un eccessivo scetticismo. I testi freudiani hanno fatto da
    contraltare all'ignoranza che ha portato a una tale disistima.
    Comunque, senza il contributo delle pioniere della psicoanalisi,
    la comprensione della donna sarebbe rimasta incompleta,
    addirittura inesatta.  (…)



 Isabelle  Mons  da  Donne dell' anima ( Le pioniere della psicoanalisi )

             

DONNE DELL'ANIMA 3



(…) Le pioniere avvieranno un dialogo con i loro colleghi maschi e
       affronteranno alla luce dell'inconscio le questioni universali
       della vita. Sosterranno le tesi  freudiane per compiere a poco a
       poco una riformulazione concettuale necessaria alla modernità
       del XX secolo. Cosa di più logico che rendere innanzitutto
       omaggio alle " Egerie russe" : Lou Andreas- Salomé, Sabina
       Spielrein,Tatiana Rosenthal,il cui fascino non ci fa dimenticare
       che il loro destino si è compiuto al prezzo di ripetute rotture
       con la propria patria e che i loro scritti hanno spinto con forza
       le donne sulla strada del progresso?. Le prime " combattenti",
       Emma Eckstein e Margarethe Hilferding,hanno dovuto trovare
       un terreno di apprendistato della psicoanalisi. Quelle vissute
       all' " ombra del maestro", non sono comunque da meno: in
       apparenza figure di secondo piano, Emma Jung e Anna Freud
       sono le " donne a fianco", indispensabili all'uomo che hanno
       accompagnato, padre o marito che fosse. Era necessario
       trovare un avvocato delle " voci dell'infanzia, e alla sbarra si
       sono presentate in quattro, impegnate, sorprendenti,
       vendicative e visionarie :Hermine von Hug- Hellmuth, Melanie
       Klein, Sophie Mongestern e Françoise Dolto. ".
      " Conquistatrici", come Eugénie  Sokolnicka, Maria Bonaparte
       ed Hélène Deutsch, tutte meritano in pari misura di essere
       conosciute . Il loro percorso di donne e l'acutezza del loro
       sguardo clinico ci sollecitano ad attraversare un secolo che ci
       è vicino poiché le tematiche conflittuali relative al genere, alla
       cultura e alla sensibilità, ci pongono ancora interrogativi
       sull'anima di domani. (…)


Isabelle  Mons  da   Donne dell'anima ( Pioniere della psicoanalisi )   

domenica 17 febbraio 2019

LA FELICITA' E' CONTAGIOSA

 
 
 

                                                     Se hai un sogno, tu lo devi proteggere…


(..)Di ricerca della felicità, nell'omonimo film di Gabriele Muccino,
    si inizia a parlare solo quando il protagonista tocca il fondo 
    della disperazione. Perché la felicità è qualcosa che possiamo
    solo inseguire e che forse non riusciremo mai a raggiungere.
    Qualunque cosa facciamo. Ma alla fine, il suo attimo di felicità,
    Chris lo raggiunge, come lo raggiungono i protagonisti di
    questo libro. Non prima però di aver elaborato il dolore e di 
    aver affrontato il pericolo; non prima di essersi  riscattati dall'
    altrui giudizio e di essersi liberati dalle situazioni di 
    sopraffazione e di sfruttamento della vita. Così  da lasciare ai
    pensieri più profondi e alle esigenze più nascoste la forza di
    esprimersi e di trasformarsi in azione contagiosa.  Perché la
    felicità - che non è un continuum - ma  una condizione effimera
    nell'esperienza degli esseri umani, è prima di tutto un agire. Ci
    spinge - ogni volta - a cavalcare, nel mare dell'inconscio, i moti
    fluttuanti del dolore, della paura, del disagio, della difficoltà, 
    della solitudine, dello sfruttamento, del destino avverso con lo
    spirito e l'abilità creativa di un surfista che converte l'energia
    delle onde in equilibrio. La felicità è il tempo - di leopardiana
    memoria - strappato all'attesa : il sabato pensa alla domenica
    come alla promessa della gioia, ignaro che nel momento di
    preparazione della gioia stessa sia contenuto - in realtà - l'
    autentico piacere. Perché essere in cammino verso la felicità
    vuol dire di già essere felici. " Il segreto della felicità - sostiene
    Pericle - è la libertà e il segreto della libertà è il coraggio".
    E il vero coraggio consiste nella capacità di operare scelte che
    non siano sottomesse alla schiavitù della paura, del bisogno,
    dell'opportunità, del giudizio, del timore, del ricatto, della
    sopraffazione, dell'angoscia di morire e di quella di vivere.
    Per essere felici bisogna sdoganare la libertà e il coraggio dalla
    paura e considerare ogni percorso- piacevole o spiacevole della
    vita - come " il premio è il viaggio "; l'esperienza e la forza delle
    intuizioni trasformate nella concretezza di progetti che cambiano
    la vita.
    A ogni storia, la paura bussa alle porte dei protagonisti; il
    coraggio va ad aprire e vede che non c'è nessuno. Eccetto la
    felicità: l'aspirazione di ogni essere umano che si fa identità.(…)



                  Maria  Rita  Parsi    da     La felicità è contagiosa

LA NATURA DI DAVIDE

 
 

                                                                     Di che albero sei?


POESIE SBAGLIATE

Bastami,
        non bastarmi amore
imbastardisci me
di te.


                                              ***


Quante oscurità
occorre traversare
per divenire luminosi

mio cuore sbranato
cuore niente
e tu

donna dagli occhi silenziosi
lo raccogli come acqua nel palmo
e lo fai
di te
trasparente.


                                          ***


Rosa notturna che ho esplosa in testa

ferita dell'alba

cuore rovinosa festa

tremano le inferriate la cassetta di bottiglie i baci i mai più

sterminato viaggio di cosa qui
passaggio dominatore
                                  e tu

non sei più tu

uomo d'aree fioriture
di rose

cerca la profondità, deflagrazione
dell'essere in tutte le cose.


                                                  ***


Quel che un uomo più dire al cielo o a una donna

non ridarmi più indietro

ciò che mi hai rubato, la luce ultima,

la quiete, via

l'albero esploso della mente

non ridarmi più quel che mi hai

stappato

non ridarmi indietro niente, meglio

finire in te che morire me

in me solo

tieniti tutto, dimentica

perdimi

dentro di te, completamente.


                                              ***


Quasi non è

quasi non è

niente

è quasi

hai occhi belli e tremendi -

la mia vita lupo cerca chi posi la fronte

contro le vetrate del buio

ehi miss quasi niente

vuoi essere tu stanotte il talismano color oceano

verde

buia gradazione della differenza

natura dove matematica si perde

                                           i nei disposti

chissà come sulla tua schiena,

hai lo sguardo che dice quasi, dice resta?

Poso le labbra millenarie sul polso

dov'è foglia la vita

di che albero sei?



                        Davide Rondoni   da      La natura del  bastardo

sabato 16 febbraio 2019

CI SONO BACI...

 
 

                                                  Ci sono baci che si danno con uno sguardo…


Ci sono baci che emettono da soli
la  sentenza  di una condanna d'amore,
ci sono baci che si danno con uno sguardo
ci sono baci che si danno con la memoria.

Ci sono baci nobili,
baci enigmatici e sinceri,
ci sono baci che si danno solo con l'anima
ci sono baci proibiti e ci sono baci veri.

Ci sono baci che bruciano e che feriscono,
ci sono baci che turbano i sensi,
ci sono baci misteriosi che hanno lasciato
i miei sogni confusi ed errabondi.

Ci sono baci problematici che nascondono
una chiave che nessuno ha ma decifrato,
ci sono baci che generano la tragedia -
quante rose in boccio ha sfogliato.

Ci sono baci profumati, baci tiepidi
che palpitano in un intimo anelito,
ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte
come un raggio di sole in un campo gelato.

Ci sono baci che sembrano gigli
sublimi, ingenui, puri,
ci sono baci traditori e codardi,
ci sono baci maledetti e spergiuri.

Giuda baciò Gesù e lasciò impresso
sul viso di Dio il segno della sua viltà,
mentre la Maddalena con i suoi baci
fortificò pietosa la sua agonia.

Da allora nei baci palpitano
l'amore, il tradimento e il dolore,
le coppie umane assomigliano
alla brezza che gioca coi fiori.

Ci sono baci che provocano deliri
di amorosa, folle passione;
tu li conosci bene: sono i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

Baci di fiamma che portano impressi nel viso
i solchi di un amore proibito,
baci tempestosi, baci selvaggi,
che solo le nostre bocche hanno provato.

Ti ricordi del primo? Indefinibile,
ti lasciò il viso coperto da rosee impronte,
e nello spasimo di quell'emozione terribile,
gli occhi si riempirono di lacrime.

Ti ricordi quella sera quando, in un momento di follia
ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio?
Ti presi tra le mie braccia, vibrò un bacio
e che cosa vedesti dopo? Sangue tra le mie labbra.

Io ti insegnai a baciare: i baci freddi
sono di un impassibile cuore di pietra.
Io ti insegnai a baciare con i miei baci
inventati da me per la tua bocca.



                            Gabriela  Mistral   da   Che cos'è mai un bacio



venerdì 15 febbraio 2019

E LA COLPA RIMANE

 
 

                                  Ma rimane l'amore, nell'immediato. Sopra ogni cosa…



Lei siede su un ciglio di un
discorso,
soppesa il destino
sul palmo della mano
e me tra le gambe
incrociate.
Il remo si immerge nello
specchio liquido
si spezza, riemerge
intatto
( in forma di lettera ).


                                                    ***


Ho preso le distanze
da me stesso
ho sconfinato verso un dove
che non misura i passi.
Sono andato oltre.
Straniero di passaggio
ho capovolto la clessidra
e guardato gli anni
tuffarsi
nel tonfo dell'esistenza.
Ho custodito il tempo.


                                              ***


Dallo specchio fai
scivolare una domanda
che non ammette risposta.
Rimarrai così: la pelle
morbida di crema
idratante, il batuffolo
di cotone a mezz'aria.
Rimarrai così: quelle gambe feline,
quell'anello che ti veste
le dita, le sfila
e ti rende desiderio.


                                               ***


Alla lama della lampada
solca il coagulo di rughe

la mappatura delle lacrime,
le linee che si fanno ritorni.

Spingiti oltre. L'argilla
- se non si plasma per tempo -
è un'esistenza mancata.


                                             ***


E la colpa rimane

di aver speso parole. Di aver taciuto.
Di aver mentito. Di aver
dimenticato. Di aver tradito. La colpa,
di aver speso parole quando
c'era solo da ascoltare, di aver taciuto
quando invece era necessario
gridare più forte. La colpa,
di aver dimenticato per dimenticare,
di aver dimenticato per non mentire.
Di aver tradito per amore, per
vigliaccheria, per stupidità,
per non soffrire. La colpa,
di aver barattato il sogno
per la paura di rischiare
e di smettere così di continuare
a sognare. Rimane,
di aver confessato la sconfitta,
la resa : la semplice impossibilità
di essere migliore. Rimane
la colpa di lasciarsi invecchiare
di lasciarsi commuovere, ancora.
Rimane l'inganno, il sangue,
la croce, il vuoto nascosto
dentro un mucchio di parole
mentre tutto inesorabilmente crolla.

Ma rimane l'amore,
nell'immediato. Sopra ogni cosa.



                      Paolo Lisi   da      E la colpa rimane


giovedì 14 febbraio 2019

LA NOSTALGIA FERITA ( Presentazione )



Eugenio Borgna continua - con questo libro - ad elaborare un altro elemento del suo particolare lessico sulle emozioni. Qui racconta la nostalgia ferita, con le sue collaterali parole tematiche: quella della memoria, quella del tempo, quella dell'infanzia e della giovinezza perdute. Ma c'è anche la nostalgia della morte, quella di un volto che - come diceva Rilke - ci accompagna, a volte introvabile .E c'è la nostalgia della vita quando la malattia è in noi.
La nostalgia aperta alla speranza , tuttavia, è ben diversa da quella pietrificata nel passato. Ci sono inoltre nostalgie ferite dal dolore e nostalgie che se ne salvano. C'è una nostalgia - infine - che può essere intesa come recupero del passato e come sua donazione di senso: come antitesi al drago dell'indifferenza che porta al deserto delle emozioni.



                               ( f )

LA NOSTALGIA FERITA 1

 
 

" E' la nostalgia a nutrire la nostra anima, non l'appagamento; e il senso della nostra vita è il cammino, non la meta. Perché ogni risposta è fallace, ogni appagamento ci scivola tra le dita, e la meta non è più tale appena è stata raggiunta " . ( Arthur Schnitzler )


(...) La nostalgia è una condizione di vita alla quale ciascuno di noi
      non può non andare incontro negli snodi infiniti della vita. La
      nostalgia - e quella ferita dal trascorrere del tempo, in
      particolare,che la dilata e la rende sempre più acerba e
      dolorosa, sempre più fragile e arcana - è intessuta di ricordi
      che hanno a che fare con il passato e non con il futuro, con un
      passato che è luminoso e scintillante, o invece oscuro e
      lacerante, e che nascono e muoiono come farfalle fragili ed
      effimere, eteree e inafferrabili. La nostalgia è una parola
      tematica dalle infinite fonti semantiche che si intrecciano le une
      alle altre, e che vorrei analizzare e descrivere sulla scia di un
      cammino misterioso che porta alla dimensione interiore della
      vita: all'interiorità. Ma dire dell'interiorità è avviarsi lungo il
      cammino non facile e doloroso della conoscenza di sé;
      interrogare i modi di questa conoscenza e la loro correlazione
      con la conoscenza degli altri; e confrontarsi con le emozioni e
      le passioni che sono in noi e negli altri.  (...)


                              Eugenio Borgna    da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 2



(... ) Non c'è una sola nostalgia, ma ci sono infinite forme di
       nostalgia, di questa esperienza di vita che non è possibile non
       conoscere almeno in alcune ore, o in alcune stagioni della
       nostra vita; e allora come descriverne le differenze? Si ha
       nostalgia dell'infanzia che si ha avuta e continua a vivere
       arcana e segreta nella memoria.Si ha nostalgia di una persona
       amata che ora - lontana o scomparsa - non c'è più ; si ha
       nostalgia di una casa che si è lasciata e che, piena di ricordi,
       continua ad accompagnarci nel nostro cammino con le sue
      penombre e coi suoi bagliori,con gli sciami di emozioni perdute
       e invano ricercate, e c'è una nostalgia ancora più dolorosa:
       quella che porta alla malattia, alla depressione - che è una
       malattia dell'anima  e del corpo. Si ha nostalgia della musica,
      dei paesaggi vissuti,delle montagne incantate che si continuano
       a vedere nella loro immobile lontananza e non si possono più
       raggiungere, e delle alte maree che hanno divorato i nostri
       sguardi e ci hanno immersi nel silenzio e nello stupore del
       cuore. Si ha nostalgia dei luoghi che hanno visto fiorire la
       nostra adolescenza e la nostra giovinezza, le nostre speranze
      -e si sono perduti -e che continuano nondimeno a sopravvivere
       intatti e luminosi nella memoria ferita talora dal destino. Si ha
       nostalgia di esperienze vissute che nutrivano la nostra anima
       e si sono inaridite, sono diventate braci - benché non si
       spengano mai - e si possano misteriosamente riaccendere.
       Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie trasognate
       e sognanti, nostalgie che fanno vivere e nostalgie che fanno
       morire, nostalgie che si nutrono di ricordi lampeggianti di
       gioia e di tristezza  e  nostalgie che non si cancellano nel corso
       del tempo; nostalgie labili ed effimere, nostalgie leopardiane
       arcane e fuggitive che si accompagnano ad ogni stagione della
       nostra vita illuminando il nostro cammino con i loro bagliori
       stellari e liberandoci dagli scogli dell'aridità sui quali
       naufragano facilmente i nostri cuori stanchi e affaticati. (...)


                       Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 3



(…) La nostalgia fa parte della vita, come ne fa parte la memoria,
       della quale la nostalgia si nutre sulla scia dei ricordi che non
       dovremmo mai dimenticare, e che ci aiutano a vivere. Non c'è
       vita che non possa non essere attraversata dai sentieri talora
       luminosi e talora oscuri della nostalgia, e delle sue emozioni
       sorelle, come la malinconia, la tristezza, il rimpianto, il dolore
       dell'anima, la gioia e la letizia ferite, e sono molte le forme che
       la nostalgia assume nelle diverse stagioni della nostra vita.
       Andare alla ricerca delle emozioni, di quelle perdute - e la
       nostalgia ne è emblematica testimonianza - è compito di
       chiunque voglia conoscere le sconfinate aree dell' interiorità e
       delle emozioni che ne fanno parte. Non dovremmo vivere senza
       una continua riflessione sulla storia della nostra vita, sul
       passato che la costituisce e che la nostalgia fa rinascere, sulle
       cose che potevano essere fatte e non lo sono state, sulle
       occasioni perdute,sulle cose che potremmo ancora fare e infine
       sulle ragioni delle nostre nostalgie e dei nostri rimpianti. Non
       solo è possibile invece, ma è frequente, che si voglia sfuggire
       all'esperienza e alla conoscenza di quello che siamo stati nel
       passato, e di quello che siamo ora.
       La nostalgia ha come sua premessa la memoria che ne è la
       sorgente. Se la memoria è incrinata, o lacerata dalla ferite che
       la malattia o la sventura trascina con sé,  come sarebbe mai
       possibile riconoscere in noi le tracce della nostalgia? Dalla
       memoria emozionale - certo - dalla memoria vissuta sgorgano
       le sorgenti della nostalgia, e non dalla memoria calcolante,
       dalla memoria dei nomi o dei numeri, che nulla ha a che fare
       con quella emozionale; ma il discorso, che intendere riflettere
       sul tema sconfinato della memoria, mirabilmente svolto da
       Sant' Agostino nelle Confessioni,ha bisogno di tenerne presenti
       la complessità e la problematicità.  (…)



                          Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita

LA NOSTALGIA FERITA 4



(…) La nostalgia,  l'immergersi nelle acque inquiete della nostra
       vita emozionale, è un'esperienza che talora siamo noi a
       ricercare, sfuggendo alle consuetudini e alle divagazioni della
       nostra vita quotidiana, e talora rinasce improvvisa sulla scia
       di un'immagine, di una lettera, di un libro, di una fotografia, di
       un ascolto musicale, di un paesaggio, di un incontro, e talora
       di una parola. La nostalgia ci parla della tendenza
      - galleggiante in ciascuno di noi - a ridare un senso al passato,
       alle esperienze che sono state fatte in passato, e a non lasciarle
       morire. Rinascono - in particolare - i valori lontani e vicini
      dell'infanzia,dell'adolescenza che ci aiutano a liberarci, almeno
      in parte, dalle incrostazioni che l'avanzare dell'età trascina con
      sé, o almeno rischia sempre di farlo.
     Vorrei augurarmi che questo mio discorso sulla nostalgia riesca
     a testimoniarne i vasti orizzonti tematici,e le profonde risonanze
     emozionali ed esistenziali che essa ridesta in noi: negli abissi
     della nostra interiorità. Di solito dimenticata e banalizzata, la
     nostalgia ci aiuta a vivere, a ricostruire il tempo vissuto nella
     sua unitaria circolarità di passato, presente e futuro, a far
     sgorgare dalla memoria ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza,
     ma anche della giovinezza e di altre stagioni della vita, che
     rimuovono la ruggine lasciata dal trascorrere febbrile e fatale
     degli anni. La nostalgia fa sgorgare dalla memoria tempi e
     luoghi dell'anima, colori e sfumature del passato, ricoperti dall'
     oblio e anelanti a rinascere, a essere rivissuti nelle loro
     luminose parabole semantiche. La nostalgia - certo - ha come
     sua premessa l'inclinazione alla meditazione e all'
   interiorizzazione delle esperienze che la vita ci fa fare,ed esprime
   il desiderio di non lasciar morire in noi il passato con le sue
   ricchezze e le sue ferite, ridonandogli una vita nuova, una linfa
   spumeggiante, che non può non aprirsi nello stesso tempo al
   presente e al futuro. La nostalgia, le inquietudini dell'anima, che
   le si accompagnano, rendono la nostra vita più sensibile ai valori
   perduti dell'adolescenza e della giovinezza che sono in noi,
   consentendoci di immedesimarci in quelle degli altri. Insomma,
   questo mio cammino ha risonanze che vorrei nutrire di valori che
   si rispecchiano nei vasti territori della cura che -in psichiatria -
   non può mai fare a meno di ascolto e di dialogo.  (…)


                        Eugenio  Borgna   da   La nostalgia ferita