lunedì 13 agosto 2018

SIMONE DE BEAUVOIR ( la rivoluzione del femminile )

 
 


                                       " Donna non si nasce, lo si diventa" .( S. De Beauvoir )

" La creatività è un uccello senza un piano di volo, che non volerà mai in linea retta. "  ( V. Parra )




(…) La vita e l'opera di Simone De Beauvoir cristallizzano una
       fondamentale rivoluzione antropologica, preparata a lungo e
       collettivamente da entrambi i sessi, e continuano ancor oggi
       a produrre effetti imprevedibili sui nostri destini personali e
       sul futuro politico del pianeta. Aristocratica, filosofa
       esistenzialista, questa donna libera e ribelle che non smette di
      " acconsentire ", assumendosi dei rischi in amore così come
       nella scrittura, è stata capace di catalizzare e sintetizzare i
       diffusi e incontenibili movimenti di emancipazione femminile
       che l'hanno preceduta e che la circondavano; è riuscita a
       delineare, radicalizzare e assumere quella rivoluzione
       antropologica che ha finito con l'incarnare. Ribellandosi - in
       maniera decisa - al suo milieu e alla sua educazione,
       analizzando la condizione imposta alle donne nel corso della
       storia, questa intellettuale francese ha saputo più di
       chiunque altro imprimere un'accelerazione all'emancipazione
       del " secondo sesso " dopo millenni di dominazione patriarcale
       e maschile. I suoi scritti hanno mobilitato un vasto movimento
       internazionale per il diritto delle donne a disporre del loro
       corpo e a sviluppare la creatività del pensiero, attraverso il
       controllo delle nascite e il libero accesso al mondo del lavoro
       e alla politica. Inoltre questa apertura storica ha sovvertito,
       nell'arco di una generazione , i legami affettivi ed esistenziali
       tra uomo e donna, e ha trasformato quel nucleo del patto
       sociale che è la famiglia. Le conseguenze di questa rivoluzione
       antropologica senza precedenti, sommandosi alle prodezze
       della biotecnologia contemporanea, riconfigurano il destino
       delle specie umana.
       Adulata dai libertari, stigmatizzata dai conservatori, pur non
       essendo stricto sensu una militante femminista, Simone De
       Beauvoir ha sostenuto e incoraggiato le battaglie di tutte le
       donne per i loro diritti, segnando il proprio tempo con la
       sua scrittura , grazie alla quale il suo pensiero continua ad
       essere più che mai attuale. (…)


 Julia  Kristeva  da   Simone De Beauvoir ( la rivoluzione del femminile )

domenica 12 agosto 2018

STRADE PARALLELE

 
 


                    " Quando le tue gambe sono stanche,
                      cammina col cuore. "


                                    Paolo Coelho

LA LETTERA SOVVERSIVA ( di don Milani )

 
 
 

"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una - e la guardo - fino a quando non comincia a splendere".  ( E. Dickinson )



" Il culo - diceva mia nonna - o come dite voi oggi: il sedere.Il culo
  lo chiameranno culo quando occorre - diceva don Milani - non
  una volta di più né una di meno, come tutte le altre parole del
  vocabolario senza borghesi distinzioni; scorrette sono solo le
  parole inutili e false" . ( da una lettera a Corrado Bacci, 1961.
  n.d.r. ). Saper chiamare le cose col loro nome serve - innanzitutto-
  per non essere fregati, come quella volta, quando a Barbiana, nel
  1962, nascono le prime scuole guida che iscrivono i ragazzi all'
  esame senza alcuna richiesta. Spedendo cartoline dall'apparente
  ufficialità, al fine di frodare i neomaggiorenni e le loro famiglie.
  O quell'altra volta, quando una ditta di articoli fotografici fa
  firmare ordinazioni di ingrandimenti di defunti a tutti i cittadini
  del Mugello per un totale di centinaia di migliaia di lire. Non
  serve neanche il latinorum per ingannarli, basta l'italiano.
  Per questo, un imperativo categorico per don Milani consiste nel
  difenderli da chi " ha più parole di loro". Per questo don Milani
  studia un galateo per saper rispondere ai carabinieri in caso di
  multa o sgombero di una fabbrica, e per questo si ostina a far
  leggere il dizionario.
  Scrive all'amico- giornalista Giorgio Pecorini che lo aiuta a
  denunciare la vicenda degli ingrandimenti fotografici:" Non basta
  saper leggere, bisogna saper " pesare" le parole, saper
  sospettare, avere pratica di mondo e frodi, conoscere le
  conseguenze giuridiche di una firma, saper leggere così
  speditamente da non doversi vergognare a leggere tutto un foglio
  davanti al cittadino.
 " Saper usare le parole distingue chi comanda da chi è destinato a
  obbedire."
  A combattere la guerra per colmare questo deficit linguistico,sono
  in molti: don Milani non è certo solo. Quella sulla lingua è una
  delle grandi battaglie di quegli anni, anche se raramente viene
  ricordata in tutta la sua complessità. Ma certo il priore di
  Barbiana è uno dei pochi a combatterla in trincea e non in una
  redazione o dietro una cattedra universitaria: la classe sociale
  di riferimento - come spesso succede - distingue la retroguardia
  dall'avanguardia.
 " A noi non interessa tanto colmare l'abisso di ignoranza", scrive
   nelle Esperienze pastorali , " quanto l'abisso di differenza".
   E uno dei modi per farlo è intervenire sulla padronanza della
   lingua e del lessico. La fine dell'analfabetismo determina la fine
   dello stato di minorità sociale di alcune classi e non viceversa:
   una prospettiva troppo umanistica, troppo poco strutturale, che
   molti guardano con diffidenza.
   Bisogna agire sulla parola per cambiare i rapporti di forza fra
   gli esseri umani .  (…)



Vanessa Roghi da   La lettera sovversiva ( Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole )

 
 
Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani
 

LA STRADA DEL POETA

 
 

                                                              Sono qui, qui con te...tranquillo…


POESIA E' MALATTIA

Poesia è malattia, diceva Kafka. Il poeta che manda in giro le sue poesie, manda in giro i suoi virus, le sue fratture, i suoi tessuti infiammati. Il poeta anela alla cura, o almeno alla consolazione, ma dall'altra parte si pensa a difendersi dal contagio.
La poesia dice sempre del tentativo di riparare un lutto e, quando viene spedita, fa un po' l'effetto di un afflitto che va in giro a chiedere le condoglianze. E questo movimento rende dubbio il lutto stesso, come se ci trovassimo davanti a qualcuno che volesse venderci le azioni del suo dolore, azioni destinate inevitabilmente al ribasso in una  società in cui tutti piangono e i morti senza lutto si confondono con i lutti senza morto.
Il poeta è alla guida di un'impresa fallimentare perché ogni suo prodotto resta invenduto e la ragione dell'impresa consiste esattamente in questo. Anche se il prodotto risultasse smerciabile, al poeta non può venirgli nulla, non ci sono rendite, bisogna subito ricominciare da capo. La poesia è radicalmente anticapitalistica, non prevede nessuna forma di accumulazione.
Un dolore antico è sempre un dolore fresco di giornata.



                                                           ***



POESIA E GUARIGIONE

C'è un problema quando si hanno rapporti con i poeti. Il problema deriva dal fatto che il poeta è una creatura patologicamente bisognosa di amore. Una creatura in subbuglio con cui non si può mantenere un'amicizia generica e blanda. Col poeta non ci possono essere pratiche attendistiche e interlocutorie : bisogna gettargli in faccia il nostro amore o il nostro odio; bisogna tenerlo ben vivo nella nostra mente; bisogna pensarlo, parlargli delle sue parole, raccontargli le sue storie.
Uno allora può dire: ma a che serve a questo punto?
Io penso che alla fine non serva al poeta, perché il poeta non ha mai bisogno di quello che gli viene dato. Penso che tutto questo serva a chi dà, a chi si protende a lenire le varie disperazioni del poeta. L'atto di guarire chiude le ferite, ma solo al guaritore.


                          Franco  Arminio

ARMINIO IN AMORE

 
 

                                               Vedere nei tuoi occhi l'umidità di certe albe…


Oggi stavi nel mio sangue
e io me ne accorgevo
ogni volta che il sangue
entrava dentro il cuore.
Oggi stavi nelle ossa.
C'era un vago, minerale
sentore di te
nelle testa dell'omero
nella fossa dell'anca.


                    ***


Le braccia lunghe, le ossa come piume,
i seni piccoli come isole di un fiume,
pallida, sempre un po' dolente e schiva,
non potevo immaginare all'interno
la sala degli affreschi così viva.


                       ***



La punta della tua lingua
è il primo luogo che si incontra
venendo da fuori.
La punta della tua lingua
come la punta del giradischi
sulla mia carne.


                     ***



La fortuna di vedere
nei tuoi occhi
l'umidità di certe albe,
la necessità di certi sguardi
con cui i cinghiali
cercano la madre.


                       
                 ***


Dammela tu 
una brutale vicinanza,
tagliami i ponti con la paura.
L'amore deve essere un assedio,
ferro e fuoco,
colpi violenti, morsi
per aprire la strada alla dolcezza.



Franco  Arminio  da    Cedi la strada agli alberi ( Poesie d'amore e di terra ).    

sabato 11 agosto 2018

QUESTIONI DI...CUORE



1

2


3

                       " Le vie del cuore sono infinite."
                        O è il mondo che è diventato piccolo?


                                    frida



L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA 1

 
 
 
 
 

" Quanta sete nel mio cuore, solo in Dio si spegnerà; quanta attesa di salvezza, solo in Dio si sazierà…"  ( Salmo )


(…) L' anima,se intesa rettamente come ordine dell'energia che noi
       siamo e non come sostanza che giunge da un'altra dimensione,
       è apparsa chiara e distinta nella sua esistenza, come Cartesio
       riteneva dovessero essere le proposizioni degne di essere
       accettate per vere. Ma è pensabile la sua immortalità in modo
       altrettanto chiaro e distinto? Quando parlo di immortalità ,
       affermazione che per i cattolici è dogma  di fede in quanto
       definita nel Concilio Lateranense nel 1513, l'intendo dotata
       delle tre classiche caratteristiche attribuitele dai manuali pre -
       conciliari di teologia dogmatica: reale, personale, naturale.
       Con reale escludo che consista solo nel ricordo, come se mio
       padre esistesse oggi per il ricordo che io ne ho;con personale
       escludo che consista nella discendenza, come se un giorno
       vivrò per il fatto che ho trasmesso parte di me nel codice
       genetico dei miei figli; con naturale escludo che sia qualcosa
       di miracoloso, un regalo di Dio alla fine per chi è stato buono.
       L' immortalità di cui vado alla ricerca non è metaforica,
       concerne il mio Io e scaturisce dal mio stesso essere.
       Che tale immortalità reale, personale e naturale non sia
       dimostrabile in modo incontrovertibile è un semplice dato di
       fatto. E' come l'esistenza di Dio, su cui da sempre gli uomini
       si dividono senza che un partito possa prevalere sull'altro.
       Allo stesso modo, l'immortalità dell'anima, il quarto
      " paralogismo della ragione pura " secondo Kant, non conosce
       argomenti conclusivi, né a ragione, né contro. Ed è chiaro che
       sia così, perché ci muoviamo nel campo del puro pensiero,
       senza che sia possibile un solo riscontro dell'esperienza che
       valga allo stesso modo per tutti. (…)


                 Vito Mancuso    da    L' anima e il suo destino

L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA 2



(…) Ma proprio perché si tratta di un pensiero, la domanda è  -
       allora - se sia legittimamente pensabile qualcosa come l'
       immortalità dell'anima. Io intendo porre la questione da un
       triplice punto di vista: teoretico, morale e spirituale. 
       Dal punto di vista teoretico, mi chiedo se il pensiero dell'
       immortalità dell'anima sia degno di un intelletto consapevole
       del mondo e delle leggi che in esso regolano la vita.
       Da un punto di vita morale, mi chiedo se il pensiero dell'
       immortalità dell'anima sia degno di un uomo maturo o non sia
       solo un trucco dell'immaginazione per superare in qualche
       maniera la paura del nulla e della morte.
       Dal punto di vista spirituale - infine - mi chiedo se il pensiero
       dell'immortalità dell'anima sia degno di una coscienza che
       abbia un'adeguata percezione della sua pochezza di fronte all'
       immensità divina. E' evidente - comunque - che la questione
       si risolve in gran parte sul fronte teoretico, nel riuscire a
       mostrare che sia ipotizzabile un ulteriore livello dell'essere
       nel quale l'anima continui a vivere.
       Il punto di vista a favore dell'immortalità dell'anima che ora
       esporrò, si potrebbe definire un argomento cosmologico, nel
       senso che sostengo la plausibilità dell'immortalità dell'anima
       in quanto vedo in essa e nel suo ordine spirituale la più alta
       organizzazione prodotta dal lavoro dell'universo, il suo fiore
       più bello. E penso che si possa capire qualcosa sul destino che
       ci attende, solo se riflettiamo attentamente sull'origine che ci
       ha generati.
       La questione dell'origine ( da dove viene la vita ? ) è
       determinante non solo per la questione dell'essenza ( che cos'è
       la vita? ) , ma anche per quella dello scopo ( dove va la vita?
       A che cosa è destinata ? ).
       E' solo sapendo da dove vengo che posso intuire qualcosa su
       dove vado .  (…)


                      Vito  Mancuso   da    L' anima e il suo destino

L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA 3


LE QUATTRO DISCONTINUITA' COSMICHE

(…)Io penso che la legittimità dell'affermare una vita dopo la
      morte sia data dalle quattro discontinuità che definiscono il
      cammino compiuto dall'essere- energia a partire dal momento
      dell'inizio della sua espressione. Esse sono:
 
1 )  Il passaggio dal minuscolo puntino cosmico all'origine del Big
      Bang alla vastità dell'essere;


2 ) Il passaggio dalla materia inerte alla vita;


3 ) Il passaggio dalla vita naturale all'intelligenza;


4 ) Il passaggio dall'intelligenza autoreferenziale alla morale e alla
     spiritualità


    Tra uno stadio e l'altro c'è una differenza ontologica, senza che
    vi sia una necessità intrinseca che spieghi i passaggi. I quali -
    tuttavia - sono avvenuti, e sono avvenuti sempre verso una
    maggiore complessità, sempre contro il disordine dell'entropia
    e a favore dell'ordine come informazione. Il secondo principio
    della termodinamica stabilisce la naturale tendenza alla
    degradazione e all' allontanamento dell'ordine, esattamente
    quello che vediamo nella nostra casa se non facciamo con
    regolarità e fatica le pulizie,o nel nostro corpo se non lo teniamo
    in forma. Nel mondo quotidiano, l'entropia vince, e per resisterle
    occorre immettere continuamente energia rinnovata sotto forma
    di lavoro. Ma le quattro discontinuità evidenziate mostrano un
    complessivo cammino dell'essere - energia dell'universo, che va
    in una direzione contraria al disordine dovuto all'aumento di
    entropia; un cammino che procede - al contrario - verso un
    aumento dell'ordine, dell'informazione e della complessità.
    Ma chi ha compiuto il lavoro necessario per vincere l'entropia?
    Una certa mentalità religiosa è portata d'istinto a pensare a
    interventi esterni da parte di Dio. Per essa, l'essere naturale
    conterrebbe necessariamente dei buchi o lacune: sia il mondo
    fisico che non si spiegherebbe da sé, sia l'anima umana che deve
    essere mostrata necessariamente bisognosa di perdono e di
    redenzione fin dal momento della nascita, visto che le si 
    attribuisce l'oscuro buco del peccato originale.
    Dio è colui che riempie questi buchi, salva le anime e spiega il
    mondo, perché il mondo - per essere spiegato - ha bisogno dell'
    ipotesi Dio.
    Dietrich Bonhoeffer scriveva contro questa tradizionale
    mentalità religiosa nelle sue  lettere dal carcere nazista , nel
    1944 :
  " Per me è nuovamente evidente che non dobbiamo attribuire a
    Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell'incompletezza delle
    nostre conoscenze..Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo
    non in ciò che non conosciamo. Dio vuole essere colto da noi
    non nelle questioni irrisolte, ma in quelle risolte…
    Dio non è un tappabuchi.  "


             Vito Mancuso  da    L'anima e il suo destino


L' IMMORTALITA' DELL'ANIMA 4


      "L'apologetica cristiana cerca di dimostrare al mondo divenuto
       adulto, che non può vivere senza il " tutore " Dio. Nonostante
       la già avvenuta capitolazione davanti a tutte le questioni
       mondane, restano tuttavia le cosiddette questioni ultime - la
       morte, la colpa , - cui solo Dio può dare una risposta -.
       Ritengo questi attacchi dell'apologetica cristiana contro la
       maggiore età del mondo: primo, privi di senso; secondo di
       scadente qualità; terzo, non cristiani ".

               D. Bonhoeffer   da    Resistenza e resa

(…) Nell'usare il termine " tappabuchi", in tedesco Luckenbusser,
       io penso che Bonhoeffer avesse in mente le parole di Nietzsche
       contro il Cristianesimo : " Lo spirito di questi redentori era
       fatto di buchi; ma in ogni buco essi avevano ficcato la loro
       illusione, il loro tappabuchi da loro chiamato Dio".
       Il successo mondiale del pensiero del pensiero di Bonhoeffer è
       motivato dall'aver portato in teologia le ragioni di Nietzsche.
       Le cose - però - rispetto al 1944, per la tradizionale mentalità
       religiosa, sono rimaste esattamente le stesse:ancora si cercano
       buchi per dare legittimità e consistenza al discorso su Dio .
       Desidero chiarire che, parlando delle quattro discontinuità
       cosmiche, io non voglio in nessun modo sostenere la debolezza
       del mondo, il suo non stare in piedi da sé, il suo avere bisogno
       di altro. Non voglio creare un piedistallo su cui posizionare la
       statua di Dio e poi - appoggiata ad essa - quella dell'
       immortalità dell'anima. Esattamente il contrario: parlando
       delle quattro discontinuità, io intendo celebrare
       speculativamente la ricchezza ontologica del mondo, l'ordine
       e l'armonia della natura, di cui noi uomini siamo parte.
      " Vi scongiuro- fratelli - rimanete fedeli alla terra e non credete
         a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze" , scriveva
        Nietzsche in Così parlò Zarathustra , evidenziando la storica
        contrapposizione tra fedeltà alla terra e fedeltà al cielo. Se c'è
        una cosa nuova - però - che è apparsa nelle teologia del
        Novecento, è esattamente la possibilità di rompere questa
        contrapposizione e pensare al contrario che non vi può essere
        nessuna autentica fedeltà al cielo, senza una leale fedeltà
        alla terra ( come risulta dalla teologia di Bonhoeffer ). (…)


                Vito  Mancuso    da     L'anima e il suo destino



venerdì 10 agosto 2018

L'ANIMA E IL SUO DESTINO 1

 
 

 
" Gli uomini dell' Occidente vivono come se non dovessero mai morire e muoiono come se non avessero mai vissuto." ( Dalai Lama)


(…) Avere le idee chiare riguardo alla morte non dovrebbe essere
       proprio uno degli scopi della riflessione?. Se non ci fosse la
       morte che attende la nostra vita e quella dei nostri cari, la
       dimensione religiosa quale domanda di vita che accompagna
       da sempre il cammino dell'uomo, non sarebbe mai sorta.
       Primus timor fecit Deos , dice un frammento di Petronio, cioè
       è stata la paura, la paura  della morte a costruire gli Dei.
       Questa affermazione volutamente anti-religiosa ha la sua
       imprescindibile dimensione di verità: non c'è alcun dubbio che
       riti e credenze di ogni sorta siano nati per esorcizzare la paura
       della morte, e che gli esseri umani,per cercare di sopravvivere,
       si siano immaginati - e continuino ad immaginarsi, mondi e
       paradisi nell'aldilà. La morte costituisce la sorgente di tutti i
       discorsi religiosi, sia di quelli veri, sia di quelli falsi, e non è
       certo un caso che i primi riti siano stati legati al culto dei 
       morti e i primi templi siano state le tombe.
       La religione degli antichi Egizi era pressoché interamente
       basata su questo, aveva centinaia di formule e riti specifici poi
       confluiti a formare  il libro sacro che noi chiamiamo Libro
       dei Morti , ma che loro chiamavano Libro della sortita alla
       luce , e le Piramidi non erano altro che gigantesche tombe a
       punta per bucare il cielo e arrivare agli Dei . Anche per il
       Cristianesimo la connessione cimitero- chiesa è una costante
       fin dagli inizi: i primi cristiani non andavano nelle catacombe
       solo per nascondersi, e non c'è chiesa antica che non ospiti al
       suo interno tombe, sarcofaghi e monumenti funebri.  (…)


                     Vito  Mancuso    da    L' anima e il suo destino

L' ANIMA E IL SUO DESTINO 2


(…) Ma anche la filosofia non sarebbe mai nata senza il pensiero
       ricorrente e quasi ossessivo di quale destino oltre la morte.
       Quando la vita sorride serena, gli esseri umani hanno sempre
       cose molto più interessanti da fare che dedicarsi al pensiero
       del fondamento ultimo. Quando Aristotele scriveva nel primo
       libro della Metafisica che la filosofia nasce dalla meraviglia,
      sono convinto che con questo intendesse soprattutto la filosofia
      naturale, ciò che oggi chiamiamo fisica, biologia, astronomia e
      che per lui - filosofo e insieme scienziato - erano una cosa sola
      con la filosofia. Le meraviglie suscitate nell'anima dalla
      manifestazione dell'essere, genera piuttosto la scienza, che non
      ciò che oggi intendiamo con filosofia. Rendendo impossibili
      figure enciclopediche come quelle di Aristotele, lo sviluppo
      della scienza moderna ha posto l'origine della propria filosofia
      non tanto nella meraviglia, quanto piuttosto nel dubbio - sia
      nel dubbio metodico dell'inesausto domandare, sia nel dubbio
      esistenziale dell'angoscia. E nessun dubbio è più grande di
      quello sull' al di là, al punto che per Schopenhauer : " La morte
      è il vero genio ispiratore della filosofia ".Del resto, anche solo
      fermandoci all' Antichità, basti pensare a Platone, a Epicuro e
      agli Stoici per comprendere che fin dall'origine era la morte
      col suo bussare alla coscienza a generare la necessità del
      fondamento ultimo quale inespugnabile bastione da cui poterla
      respingere.
      Il problema - a questo punto - appare chiaro : se all'origine
      della religione e della filosofia c'è il desiderio ( o la necessità )
      di vincere la morte, il fatto di non sapere niente al riguardo
      attesta il fallimento della nostra religione e della nostra
      filosofia. Il pensiero occidentale si trova come allo sbando,
      perché è evidente che, se non si conosce il destino che ci 
      attende, nulla si sa con sicurezza e tutto appare incerto,
      soggettivo, tutto sembra risolversi in una questione, sui quali,
      com'è noto non disputandum est .E infatti le dispute metafisiche
      hanno da tempo lasciato il posto a innumerevoli, piccoli litigi.
      L' assenza della risposta sulla vita oltre la morte, è il segno più
      evidente della crisi dell' Occidente, perché quando non si
      conosce il mistero della morte non si sa neppure perché vivere
      e che direzione dare alla vita. La questione ultima non è una 
      cosa che arriva alla fine, è piuttosto la luce che illumina tutto
      quello che vine prima, e se da essa non giunge altro che buio,
      è inevitabile che si cammini a tastoni.
      La nostra civiltà cammina a tastoni.
      Chi non sa perché muore, non sa perché vive. Chi non sa cos'è
      la morte, non sa che cos'è la vita.
      Chi ha paura della morte ha paura della vita. (…)


                      Vito  Mancuso    da      L' anima e il suo destino

giovedì 9 agosto 2018

LOIS E LA POESIA ULTIMA

 
 
"

                             Il feroce presente di due corpi che dimenticano...

" Sputatemi addosso quando passerete
  davanti al luogo in cui riposerò
  mandandomi un umido messaggio
  di vita e di furia necessaria "

            Lois Pereiro


TRISTEMENTE CONVIVO CON LA TUA ASSENZA…

… sopravvivo alla distanza che ci nega
mentre costeggio il confine fra due mondi
senza decidere quale possa darmi
la calma che da me esigo per amarti
senza soffrire per la tua indifferenza
alla mia ritirata preventiva
da una battaglia che già so perduta
risoluto a non entrare mai più in te
ma non alla tortura di evitarti.


                        ***

Vedendo questi due occhi palpitanti
come visione di un'immagine trasognata
sul suo petto in perfetta simmetria
con un tremore interno che mi seduce
desidererei entrare in lei e rifugiarmi
nel suo corpo segreto per sempre
protetto dalla morte
con la sua vita

mi squarcia il corpo un umido brivido
e mi bacia le vertebre con furia
in una vertigine di dolore e tenerezza.


                  ***


INNAMORATO DELL' AMORE

Innamorato un'altra volta
dell'amore che porto dentro
la sete furiosa di un futuro
ha esaurito le mie alternative
portandomi dritto verso l'impatto:
un proiettile congelato in aria
a pochi metri da un cuore freddo
e attendo un minimo segno di calore
per aprire la sua pelle ed entrare nel sangue
vinto dalla forza del desiderio
ciecamente e senza paura
del possibile disastro.


                        
***


SVANISCE IL DOLORE E ARRIVA IL SONNO

Credo ormai che potrei
passeggiare fra spiriti estranei
senza calpestare i loro sogni più segreti.
Non sento più quel dolore immobile
che prima abitava le mie notti
svegliandomi in una delle ore più buie

consapevole che il giorno seguente
nulla mi avrebbe portato di così diverso
del fallimento che mi stava sciogliendo
con il fuoco dell'inverno in cui vivevo.


                       ***


Immergersi nel silenzio è ciò che distingue
coloro che amano con spirito suicida
da quelli che solamente sono
un sogno breve.

Nel viaggio notturno che intraprendiamo
all'interno di un corpo indifferente
un atto d'amore è un fluido urgente
di sudore e lacrime e sperma
contro la paura

parole disarmate
desideri che si perdono
nella nebbia di mille notti
fra le lenzuola sconvolte
del feroce presente
di due corpi che dimenticano.


               Lois  Pereiro    da     Poesia ultima di amore e malattia

LA DIRIMPETTAIA DI RAMAT

 
 


                                                            L' amore da sempre fa miracoli…



L' APPUNTAMENTO

Corre all'appuntamento senza un libro
( li sa a memoria - da tempo - quei versi
che potrebbero fargli compagnia )
e ora è lì che aspetta " il cuore in mano"
( cuore sin troppo cedevole - il suo -
e così pigro - talvolta - a mostrarsi ).
Che una donna ritardi ad un convegno
rientra nei diritti di una donna,
quasi un argomento della sua grazia.
Non sarebbe un dramma...invece è già qui
- puntuale - a sorridergli, e la frase
tiene - miracolosa - in ogni accento.


                  ***


QUANTO è GRANDE IL GIARDINO

Le ha chiesto quanto è grande il suo giardino
perché, venuti i tempi che il " vicino"
sarà una grazia soggetta al dominio
di un odioso " lontano", del giardino
vorrebbe essere lui a prendersi cura
se mai la casa restasse deserta.
Non gli ha dato le chiavi del suo cuore
ma quelle del cancello, perché no?
Forse è un po' tardi: sarà necessario
sbrigarsi, impratichirsi nella scienza
dei fiori e delle erbe, del temprare
l'umido e il secco della terra.
                                        Zero
in questo campo è la sua esperienza
ma l'amore da sempre fa miracoli.
C'è anche un cavallo? Un cane? Un canarino?
Basterà che, sporgendo dal giardino
la mano, si raggiunga la gabbietta,
il canile, la stalla… Non ha fretta
l'estate. Manca molto a che sia notte.


                  ***


CAMELIA

Mai mi è venuta in mente la camelia
nel porre un fiore in uno dei miei versi.
Tri- o, in bocca latina, quadrisillabo,
camelia va d'accordo con begonia
e con petunia. Begonie si vedono
ornare il bordo di pubbliche aiuole.
Petunie in vasche su mille balconi.

Sul suo, verso Novanta, coltivava
una camelia in vaso Mari Luzi.
Amava - con gli amici - decantare
la beltà di quel bianco e la fortuna
tanto generosa nel dargli slancio.
Ignoro l'aspettativa di vita
di una camelia. Inverno dopo inverno
potrebbe aver sfidato il tramontano
e durare. Ma una volta sparita
la mano familiare, è più difficile.


            Silvio  Ramat     da    La dirimpettaia e altri affanni

LA SPERANZA DI PURE RIVEDERTI...

 
 

                                                       Se immobile decido di non esserci…



… sopravviveva - illusa

e mi chiedevo se dove nascondevi
il tuo timore, in un altrove
a me non noto, anche lì
un sole senza caldo
ti investiva di luce:

( a Torri, nei pressi del castello,
scolaresche indugiavano annoiate,
sorbivano gelati ).


                     ***


PERCHE' TARDI?...

Da sempre sono qui,
o così sembra alle mie dita inquiete
che tormentano le tasche
del vecchio impermeabile. E' giorno fatto.

L'oscura primavera smuove appena
l'acqua del lago attento.
Nulla finisce - o tutto - se immobile
decido di non esserci.


                   ***


AURORE E ATTESE

Molti anni, e uno più duro sopra il lago
su cui si illuminavano aurore e attese.
Arrivasti all'improvviso, a diradare
la mia nebbia di sempre.



             ***


NON SONO ONDE…

Ne avrebbero forse
l'intenzione; increspature leggere,
rughe dell'acqua, e basta.
Non sarà mai tempesta
- questo lago - scarso coraggio
di farsi mare: se accoglie un fiume,
lo placa, lo annulla in una quiete
casta. E così niente corse né fughe
di pesci, ma vaghi girotondi,
guizzi di piume d'anatra in festa.
Bisogna aver paura di chi non sa osare:
laghi colline periferie.
Acque chete e profonde celano
malefici, stregonerie.


                 ***


SVUOTARE LE PAROLE…

far tacere le voci.
Arrivare al punto
in cui si resta muti
- nel mondo - e sperduti.
Quando ci si scopre feroci
con se stessi,
e si tocca il fondo.



                 
                           Alida Airaghi     da      Poeti del Novecento

mercoledì 8 agosto 2018

ISTRUZIONI PER DORMIRE

 
 


       " Non potremo mai più odiare chi abbiamo visto dormire" . ( Elias Canetti )



Certo, addormentarsi.
Scacciare la luna
dalla finestra.
Mettere in contumacia
le zanzare.
Stabilire per i gatti
lo spazio notturno.
Zittire i malinconici
cani dei vicini.
Chiudere l'udito
a tutti i rumori
tranne a quello della pioggia.
Relegare tutti i pensieri
angosciosi nel posto
che gli spetta,
nel tempo passato
o futuro.
Sistemare i sentimenti
nei reconditi
meandri del cuore,
in astucci
chiusi a chiave fino all'alba.
Reprimere i dolori.
Controllare i desideri
e superare le offese.
Non comporre poesie.
Afferrare il filo di una storia
e inventare una fiaba.
Fungere da mamma a se stessi.
Essere la propria amata.
Coprire di baci
il cuore insoddisfatto.
Coprire con una coperta
le membra infreddolite.
Entrare
nell'enclave monastica
del buio e del silenzio.
Andare lontano.
In capo al mondo.
Al confine dei sogni e dei non sogni.
E magari
ancora più lontano.


            Kajetan Kovič   da     Le ore di sambuco

ALESSIO PER AMORE

 
 

                                     Non voglio l'assoluto: basta e avanza il tuo sorriso…



L'OMBRA DEI FUNGHI


1

Ho cavato un buco dal ragno:
svelò i vantaggi dell'isolamento.
L' amore non scorreva tra le dita
dopo l'attesa e l'incontro. Ero folle
di te, del tuo corpo che mi assediava.
Stipati nelle tane, in spazi astratti
le ossa sono raggi afferrati al vuoto.
In tanti a mentire, indicò la madre
il padre spense un rogo e disse
all'angelo non abbandonare mio figlio.



2

Il grigio delle nuvole visto a occhi
chiusi ha l'aria di un tonno stordito.
Arido amore rinchiuso nel pozzo
restano le vibrazioni degli alberi
a dissotterrare i sogni. Una luce
nuova alimenterà la terra : odiarci
più a lungo sarebbe stato ingiusto?
Ieri il silenzio inumidiva i bordi
della tua bocca. Oggi il cielo si fa
in quattro per una scaglia d'azzurro.




6

Dove incontrarci? Il mistero ci tende
la mano amputata : non siamo pronti.
Sul filo spinato uccelli dai becchi
torti mettono ali ad asciugare : se scrivi
non ti fermi e non pensi. Se non pensi
scrivi, se scrivi rinasci. Facile, se solo
ci fosse lei e uno strato di candida neve.
Mia figlia teneva l'ombrello, io lavoravo
sotto la pioggia, adesso fatico a parlarci
l'azzurro del suo sguardo divora i discorsi.




8

Non voglio l'assoluto, basta e avanza
il tuo sorriso, un'ombra soleggiata.
Tempo scaduto , urlò l'orologiaio
e le lancette giravano svelte
bruciando secoli più che secondi.
Lo scoprì tornando da un triplice sogno
non vedendosi davanti allo specchio.
Cosa fai per amarmi ? Io? Nulla, solo
mi affliggo per quello che fummo
per i plastici volteggi dei nostri corpi.



               Alessio  Brandolini    da      Nello sguardo del lupo