" Nessun occhio incontra l'occhio dell'abisso" ( Robert Walser )
(…) Non c'ero mai e facevi bene a lamentartene.Avevo i miei sogni, vispi anche da sveglio. Non è facile distruggerli, ci vorrebbe un bulldozer.Vorrei scendere nei dettagli, ma anziché chiarire, affosserei questa storia. Mi ricordo di noi: non è vero quel che pensi: ho buona memoria. Insieme stavamo bene - di giorno - perché di notte le cose giravano nel verso sbagliato e conducevano in luoghi pericolosi. Eri depressa in modo esatto - una volta al giorno - e fingevo di non vedere, ma l'occhio sinistro era spalancato. Di raro fuori, ma sceglievo i ristoranti migliori, i guai incominciarono quando in bagno ritrovai il tuo corpo: avevi aperto l'acqua, pressato gli asciugamani sugli squarci. Una donna pulita, a testa bassa lo sussurrai al commissario. Nessun movente e ho pianto ai tuoi funerali. E' venuto tuo fratello da Milano, tua madre ottantenne con un suo cugino di Treviso. Ho cambiato casa: che altro potevo fare? L'ho venduta ad un prezzo onesto e mi sono trasferito in campagna. Vedevo tracce di sangue ovunque,non andavo in bagno nemmeno per pisciare Detesto l'odio che ti nutre : arriva a fiumi dall'al di là. Perché sfidarmi con quel gesto?. Avrei dovuto portarti a ballare, non si sa mai come si mettono le cose né come una storia possa finire. Non riesco a non pensarti per il rimorso, il ronzìo che sconquassa. Trito sassi e sputo mattoni, ma il muro che innalzo mi crolla addosso, figuriamoci un tetto, una casa. Ho la pelle dura - mi dico - girando in un parco pubblico tra maniaci e drogati : se mi ammazzano mi fanno un favore. Devo tritare il passato,imbattermi in una donna che ti somigli solo da lontano annegare il tuo omicidio che - a pensarci a freddo - non avrei dovuto mettere in atto. Le notti erano incubi gonfi di pulsioni: provavo l'approccio e mi davi le spalle. Preferivi dormire, ma il mio corpo era un ordigno e il sangue pressava il cervello, le parti basse .Allungo un braccio per accarezzarti e ti indispettisci,in pieno volto mi molli uno schiaffo.Cose da pazzi, sento ancora il dolore. La tua era schietta, onirica cattiveria. Passeggio sotto gli alberi e conto le stelle, se nessuno mi disturba posso continuare a vivere e non combino altri guai. Da troppi mesi giro a vuoto, ma la solitudine fa compagnia: ascolto voci bizzarre,scorgo i fondamenti dell'abisso e le botole si spalancano per condurre in stanze allestite a festa, una festa senza gioia che sa di farsa. Non mi perdonerò mai di non averti perdonata. Sai bene quel che accadde. Di corsa in bagno: apro il rubinetto della vasca, ti ci trascino a forza, a calci, sono una belva in preda alla follia, afferro una lametta. Mi bloccai soltanto quando mi resi conto del tuo sguardo assente, del tuo corpo inerte. (…) Alessio Brandolini da Un bosco nel muro ( Racconti brevi )
Ho ritrovato in queste lacerazioni del tempo i ricchi grappoli delle nostre vendemmie i passi del bambino gli zoccoli del cavallo nella prateria. Nella memoria sento la tua risata giunta d'altrove le tue parole senza capirle. Ma io so che da qui o da laggiù è un'altra me stessa che ascolto. *** Voglio credere voglio credere che queste fiamme non siano che gli incendi di un fuoco che non è il nostro che l'acqua pura bagni il tuo giardino che gli aranci ti porteranno i profumi della tua terra. Che nulla dividerà più le nostre vite. Quando l'odore del pane riconcilia come un simbolo le battaglie del mondo prego le rondini affinché ti portino questa primavera delle nostre libertà. *** Nel giardino dei miei sogni sgorga una fontana di risate e di promesse. Nel paese di mio padre l'asino è a riposo la donna prepara il pranzo il curato benedice la terra. Sono di qui sono di laggiù abito un altrove dove non entrerai. *** Quando s'innalza ciò che le tue mani non possono tacere questa storia di sguardo che nasconde i nostri segreti la morte non è che un sipario. *** Quando la chiave del tempo su queste terre arate s'accontenta dell'errare i sentieri avvampano le nostre solitudini. Credere o non credere. Dicono gli echi. Josyane De Jesus -Bergey da Voix vivres de Mediterranée en Méditerranée
La frequentazione ( la Vita ) con l'analisi mi ha resa e mi rende infinitamente più ricca. Non so come sarei senza questa modalità di lettura del mondo e delle persone: forse sarei più fragile. O forse no. La differenza sostanziale nasce dall'essere consapevole della mia umana fragilità ( ma anche della mia potenziale forza ), il che mi permette di capire meglio me stessa ( chi sono e cosa voglio ) e gli altri. Senza nessuna pretesa di infallibilità; solo con amorevole attenzione ( che per me significa essenzialmente una cosa: esser- ci ). frida
Donami la perla scura… CASA SACRA L'anima tua - schiusa - è religione. Abito una casa sacra, al centro del Senso. Attraverso le stanze con passo liturgico di sacerdote del tuo culto. Prego con i salmi della nostra scrittura. *** IL SANGUE SOSPESO Tisana di ghirlande il tuo corpo, la mano liquida allarga una terra di eroi, epicentro rinnovato al bisogno. Faccio torto alle labbra, che fuggo come scala alla gronda. Calpesto vetri, éduco la carne dell'uomo dal ventre spezzato. Datemi un cielo nel quale spargere il sangue sospeso : volevo baciare il tuo velo di nebbia, impedito dagli alberi nudi. *** VIBRI D' INCANTO Vibri d'incanto, il tuo respiro è prossimo al gioco adulto del Senso. Con un dito percorro le mie labbra non più mie parentesi di carne che appartengono al Dono. *** MOLTIPLICO TRAMONTI Il viale di carpini cerca erba e terra, e noi colmiamo - insieme - gli occhi degli alberi verso una luce che degrada al nulla. Moltiplico tramonti per quanti sono i giorni che passo in te, transito migrante di voci antiche, presenza primigenia della sera. Resta sul prato - resterà per sempre, desiderante - l'ombra accovacciata di un bacio . *** LA PERLA SCURA Solo al glicine dei tuoi occhi, il mare del mio altrove tinge ombre di bosco e di smeraldo, d'erba sottaciuta. Frangi - mia terra, mia - l'urlo bruciato dell'acqua, uccidi le navi immobili. Donami la perla scura. Augusto Pivanti da Biografie della nuda voce
Forse dovrei allungare l'orlo della gonna per non mostrare il rammendo incerto delle labbra; o tingermi le tempie di fumo, confondendomi con pensieri rossi di vergogna. Oppure dovrei sciogliermi i nodi della gola; diventare pioggia acida sui seni troppo grandi per riempire il palmo della mano. Di viola dovrei colorarmi le ciglia spente sulle iridi imperfette e appiattirmi il ventre per non sentire le aderenze risucchiarmi dentro questa vita minuta e storpia. Per non strozzarmi con un filo di perle.
La loro richiesta di aiuto arriva sempre tardi… METODO PER MISURARE IL TEMPO Quelli che vivono da questa parte della strada sanno di risarcimenti: ogni volta che qualcuno passa diretto a sud annotano l'ora esatta e lasciano cadere una pietra nel vuoto dell'essere. Quelli che vivono dall'altra parte conoscono la polarità : ogni volta che qualcuno passa in senso contrario, - di ritorno - annotano la stessa cosa ma sottraggono una pietra al vuoto dell'essere. Così alcuni riempiono il proprio vuoto e altri lo sgombrano. A cadenza regolare, quelli che hanno riempito il proprio vuoto, attraversano il ponte vecchio ( che era nuovo ) e aspettano con pazienza i ritornati da sud, - uno dopo l'altro - fino a quando il vuoto si fa totale. *** L' AFFOGATO Voglio chiarire che non fu in un fiume ma affogai nella stessa terra. L'unico fiume che ho nella memoria è un brivido dove affondano le piccole cose anche se mai scompaiono del tutto. Talvolta affondano prima che passi il fiume. E la loro richiesta di aiuto sempre arriva tardi. *** ARRIVIAMO SEMPRE TARDI Qui - prima - c'è stato sempre qualcuno. Arriviamo sempre tardi. Qualsiasi cosa si faccia, per esempio infilare la testa in un vecchio secchio, è come affogare in quello che chiamano memoria. Il pugno arrossato a forza di sostenere un volto da pensatore su gomiti e ginocchia è parte di un'agenda, forse di una lettera abbozzata in un taccuino e a metà abbandonata. Ma si apre la testa, si butta un po' di vino e abbiamo la vita risolta: tutto ha il sapore della terra. Lo stesso se ti insultano al telefono. Tutto ha il sapore della terra, perché in questo luogo promesso qui- prima - c'è stato sempre qualcuno. Arriviamo sempre tardi. *** PERDONO
Mai avevo visto - su questa terra - una crocifissione. Accadde in una di quelle ore di lucidità - quando la mente aderisce al corpo in tempo reale - e che in tanti rappresentarono con una luce, con una sfera regolare su un volto innocente e il patto degli astri al di là di una silhouette congelata. L'uccello stava immobile, inchiodato a un palo al fianco della strada. Riceveva una brezza che non aveva inizio né fine e guardava al di là dei suoi occhi come chiedendo scusa. Quello che veniva con me provò a staccarlo, avvicinò la mano ma subito la ritirò. Sembra un uccello rapace, disse. Ci allontanammo per riprendere il cammino, però mi voltai dopo una trentina di passi. Non vidi armi sotto le sue ali. Non mi sembrò un uccello rapace. *** SPECIE Un fiume immenso scorre dentro di me come se corresse nella più ostinata profondità. Alla sua riva respirano animali assetati che si alimentano di occhi stanchi e piccoli, e tutto gli sembra pulito. Il rumore si adegua, scorre per anguste vie. Un rumore percuote le finestre, corre anche per la Ruta Dos e corre fin su la spiaggia deserta. Ora il rumore si fa leggero. Animali sordi. Animali che bevono e mangiano per allungare la propria vita. Animali che tornano al loro misero fiume, e tutto gli sembra pulito. *** UNA CASA Per quale motivo seppellirsi nella terra per costruire una casa tanto precaria? Una casa dove vivano i vivi e gli altri. Una casa di ferri, pietre, contorti tubi in pvc e chilometri di cavi dove scorre la luce che entusiasma i morti e gli altri. E la luna riempie questi occhi vuoti. Daniel Calabrese da Ruta Dos ( Percorso due )
POESIA PER UN VERSO LOGORO Sono crollato dalla sofferenza, non sono riuscito a chiamarti. Mi hanno ricoverato, innanzitutto l' ECG, poi le radiografie, la fifa e in seguito la camera, il catetere nell'inguine - che strazio - il cuore ti viene meno, cercavano- amore mio - cosa abbia creato la disfunzione - le lastre non mentono: nel mio cuore non c'è amore ( vale a dire ) non è troppo malandato. Potrò tornarmene presto a casa, qualche aspirina e un legamento sospensorio. " Potremo fare ancora l'amore?" ho chiesto ai medici. " Da principio consigliamo prudenza". Guarda, guarda: i sostantivi si dimettono, solo i verbi sono ancora in forma, corrono davanti a noi e noi ritardiamo - voglio dire, uno stereotipo dopo l'altro, è possibile aprire la porta in un modo diverso, pagare l'assicurazione, perfino la saggezza dei calendari e degli inviti alle nozze parla chiaro: forte più della morte è l'amore - non dice niente della gioia che io sia rimasto vivo, che non patisco più. Che ho paura. Prima di abbassare il ricevitore, ti raccomando: telefona al falegname riguardo agli scaffali, perché non venga inutilmente. IL LETTO E' DIVENTATO LA TUA SCACCHIERA Stretto su un bordo aspetti che le nere figure ti annientino per poterlo abbandonare rinunceresti alla partita se potessi farlo i principianti giochino sino alla fine, mi insegnavi perdi la prima volta, perciò procedi adagio e con fatica la demenza divora la figura delle tue parole l'ippocampo diventa un campo dopo la battaglia sei solo e non ti aspetti rinforzi si moltiplicano le linee vuote, i campi deserti i tuoi occhi si illuminano quando mi riconosci guardi come da lontano, ti stai smarrendo ti chiamo, ti accarezzo così misuro il tempo che ancora ci resta in questo campo basso fino alla sconfitta. UN PASSEROTTO ATTRAVERSO LA FINESTRA DELL' OSPEDALE Ho visto la morte, si è seduta accanto a lui sul letto togliendosi le pantofole. La pressione gli è caduta, la sua faccia è diventata bianca quando gli si è sdraiata accanto. Occhi spaventati. Sono volato via, all'aperto. Non facendo parte della sua vita, l'unica cosa giusta da fare era di non assistere alla sua morte. Sono tornato mezz'ora dopo a beccare le briciole di pane che sono rimaste del pranzo. Veronica Dintinjana da Rumeno gori grm forzicji ( Giallo cespuglio bruciante forzici )
I FRAINTENDIMENTI DELL'AMORE Aspetto il tuo odio. Le mie frustrazioni ti allontaneranno o forse sarà solo questione di rosso - che a me piace - o di giallo che tu preferisci. Basterebbe saperlo prima. Accettare il mistero delle nostre libertà. Trovarci allora nella foschia dove l'albero enorme si staglia appena. Grigio su grigio mentre il suo di un passo piega l'erba bagnata. *** L' ACCUSATRICE Le orbite degli occhi rivoltate incendiano dentro di te pensieri freddi affetti contorti recriminazioni. Il mondo prepara boccioli di primavera. Ferma al principio della scala, predicando vette già battute ti rassicuri nella cordata dei senza peccato. Il mondo bussa alla tua porta ti chiede le impronte digitali. Silenzio. *** TI STRINGO LA MANO MENTRE DORMI Ti stringo la mano mentre dormi come per dirci addio. Non sembri riposare in questo sonno bianco dove la fatica del giorno ti stringe ancora come morsa. Ma al risveglio del mattino una forza indissolubile ci unisce e ci sbilancia in avanti e in alto acrobati- operai sulla maestosa impalcatura di una bellezza inspiegabile a noi stessi. Elena Buia Rutt da Ti stringo la mano mentre dormi
(…) Fin dove ricordo i miei amori, mi è difficile parlarne. Questa esaltazione al di là dell'erotismo è felicità esorbitante e insieme sofferenza pura: l'una e l'altra pongono le parole in tensione. Impossibile, inadeguato, subito allusivo allorché lo si vorrebbe più diretto, il linguaggio amoroso è una fuga di metafore: è letteratura. Linguaggio singolare, non lo ammetto che in prima persona. Perciò vi intratterrò qui su una specie di filosofia amorosa. Perché, che cos'è mai la psicoanalisi se non una infinita ricerca di rinascite attraverso l'esperienza d'amore, ricominciata per essere spostata, rinnovata e ,se non abreagita, almeno accolta e installata nel cuore della vita ulteriore dell' analizzante, come condizione propizia al suo perpetuo rinnovarsi, alla sua non morte? Devo confessare che il particolare destino dei miei amori ( o dovrei dire della mia vulnerabilità, nascosta dietro una maschera di vigilanza ) aggrava il venir meno del mio discorso di fronte all'intreccio di sessualità e di ideali tra loro mescolati che l'esperienza amorosa rappresenta. Ed è ciò che mi fa preferire all'incantesimo lirico o alla descrizione psico - pornografica, il linguaggio - se si vuole un po' storico - del già vissuto. E forse è in ciò che si concentra anche il silenzio ( amoroso ) dell'analista. Non si intendano queste affermazioni soltanto come una precauzione, un ritrarsi, una paura di scottarsi. In realtà, il sentire di aver dovuto - nell'amore - dilapidare, se non sacrificare desideri e aspirazioni, non è forse il prezzo che siamo costretti a pagare per la violenza delle nostre passioni verso l'altro? Uno scatenarsi che al limite può giungere sino al crimine nei confronti della persona amata, l'amore che viene detto giustamente folle convive facilmente con una lucidità acuta, feroce, da Super- Io che tuttavia solo l'amore stesso è capace - provvisoriamente -di interrompere.Inno alla dedizione totale all'altro, un amore di questo genere è - anche - un modo quasi altrettanto esplicito, un inno alla forza del narcisismo,cui posso anche sacrificarlo, sacrificarmi. Se insisto - nell'amore - sul crogiuolo di contraddizioni e di equivoci che esso è - infinito del senso e insieme eclissi del senso - è perché in tal modo mi permette di non morire soffocata dalla farragine di falsi sembianti e di compromessi che la nevrosi - di gruppo o a due - ci presenta. In tal modo lo preservo anche nel cavo del mio orecchio per non assopirmi di fronte alle noie e ai disagi dei miei analizzandi e per far esplodere - al contrario - un rischio di morte, un rischio di vita. In tal modo esso si rivela nell'erranza della connotazione metaforica. Di fatto, nel trasporto amoroso, i limiti delle identità personali si perdono, così come sfuma la precisione delle referenze e del senso del discorso amoroso ( sul quale con tanta eleganza Barthes ha scritto nei Frammenti ). Quando parliamo d'amore, parliamo della stessa cosa? E di quale? La prova dell'amore è una messa in prova del linguaggio :della sua univocità, della sua capacità referenziale e comunicativa . (…). Julia Kristeva da Storie d'amore
Un'inclusione che sa superarsi e che si chiama capacità di amare… (…) Ho scritto Storie d'amore in una tappa della mia vita in cui l'amore si ritraeva da me. Quale Amore? Il colpo del " Grande Amore", mito salvifico, passione consolatrice, carica umorale ed elettrica o fulmine del destino?. Un amore che aveva fatto il suo tempo. Non fu però un deserto quello che mi aspettava: su quelle rovine - con l'aiuto della psicoanalisi - è sorto un altro amore, diverso dall' Amore, degno di interesse, in perenne edificazione e che continua a durare.Costruibile e decostruibile attraverso di me, fuori di me, questo amore è opera della libertà: è la mia rivolta, di rinascita in rinascita. Amore- esperienza: amore esplorazione di ciò che fu me,che mi altera e che io altero, che mi esalta, che mi schiaccia, che io abbandono, che mi abbandona,che mi ricrea, che mi trasferisce a te, a lui. Fanatica presenza di un altrui affianco a me e in me, estremità incorporea, che si dà attraverso di me continuamente e dappertutto.Parola che non è niente di ciò che io sono,ma che mi ricompone e ti ricompone, malinteso e interazione che mi sorprendono, mi spossessano, mi inabissano e mi fanno avanzare, folle evidenza. Una specie di società che né mi perde né mi tradisce, né mi delude né mi colma, che non fa altro che eccedermi, fuori dal tempo, fuori dallo spazio, straniera a me stessa, e statica. Prima di te, dopo di te, in ogni istante ti raggiungo e ti perdo, ti sono e ti fuggo: te, l'amato amante; noi, liberi in amore. Amore- storia: amore che si declina in poemi, suoni e immagini racconti e avventure, e si confonde con la storia della libertà, il cui ombelico è qui, in Europa. Trasporti o delusioni? Che importa. E' l'infinita trascendenza dell'esperienza interiore che io ascolto in queste pagine, in controtendenza rispetto alle fiammate mediatiche, alle depressioni nichiliste, alle orge pornografiche e ai magheggi esoterici che ci distolgono dalla ragione. E la scoperta freudiana dell'inconscio e del transfert mi rivela la sua verità logica:io la seguo in un 'inclusione esterna, nella storia dell' Occidente greco- ebraico- cristiano che, in cerca dell' Altro, ha costruito quel culto dell' " Io sono" che sa superarsi e che si chiama propriamente capacità di amare, quel favoloso " mal d'amore ". (…) Julia Kristeva da Storie d'amore
(…) Universalmente umana, potenzialmente accessibile a tutti gli esseri parlanti, quest'opera della libertà che io scopro nell' amore, ha ricevuto in effetti la sua forma più affinata, la sua realizzazione più diversificata, nella tradizione europea: attraverso la religione, la filosofia, l'arte e la letteratura. Appoggiandomi alla mia pratica della psicoanalisi, ho seguito tutti i suoi rimbalzi tra gli innumerevoli avventurieri e interpreti che mi hanno preceduto, prima di acquisire quel sentimento di fierezza finalmente liberata da ogni senso di colpa che ormai provo nei confronti del genio europeo. Ma è l'incapacità di amare, al di qua e al di là dell'assenza di amore, che trascina a fondo l'analizzante e l'analista. Ed è quella stessa incapacità che minaccia la globalizzazione iperconnessa,quando quest' ultima si illude di poter formattare individui apparentemente cooperanti tra loro a forza di chat, di sms e altri simili tweet, sopprimendo l'esperienza interiore in cui nasce e muore quell'estremo fanatismo nel quale il me e il te si ricreano in amore. Niente garantisce che il mondo a venire possa continuare ad essere un mondo innamorato. Se queste storie d'amore dovessero avere una fine, quest'ultima svelerebbe il male radicale che è l'automatizzazione degli umani. Il principio di precauzione circoscrive fin d'ora la libertà - che non potrebbe esistere senza rischi -, il bisogno di sicurezza rafforza le chiusure identitarie, e certe nauseabonde zaffate totalitarie invadono gli spiriti - in tempi come questi - di debito e di austerità endemici. E però io scommetto che l'amore, vissuto a partire dalla diversità delle sue storie qui riunite, possa essere uno tra gli antidoti più radicali, perché più intimi. (…) Julia Kristeva da Storie d' amore
LA LIBELLULA Appesa a questa foglia giallastra contemplo le sbarre che mi circondano. E' il volo finale il volo che temo e bramo tanto il volo che ci porta via ci dissolve e in un batter d'ali ci disperde. *** LA ROSA Non voglio staccarmi dal gambo uno ad uno cadono i miei petali ma il profumo persiste in quelli vivi e io li sfido sfido il profumo a fuggire a saturare l'aria a volteggiare a ungere il mio cadavere mentre cado. *** POESIA Inconfondibile è la voce che mi insegue che non si scolla da me che tesse insonnie. Come la pioggia cade come il vento solo questa voce ascolto mi possiede lascia cadere avanzi di pane e fugge via. *** TESTAMENTO Vi lascio una scala traballante incompiuta con qualche scalino rotto alcuni marci e più di uno intero. Riparatela mettetela in piedi saliteci sopra salite fino a toccare la luce. *** LA MORTE Perché temermi così tanto se bramo unicamente di liberarvi? Claribel Alegrìa da Voci
Ho per te un vuoto che è un ex voto… IL PARTITO AUTOCRATICO INTERSTELLARE Ho gettato via tutti tutti i tuoi messaggi gettati nell'ade elettronico ora contemplo il candore del mio mezzo telefonico della mia casella di posta la leggerezza che deriva dall'esercizio dell'oblio contro chi infetta chi inquina il mio giardino rialzo trincee ridivento marziale, dai talloni agli occhi faccio campagna elettorale per il partito autocratico interstellare. VOGLIO UN MINISTERO Voglio un Ministero della Difesa dei Sentimenti a ( r ) marmi arma ( r )mi fino ai denti voglio sentire e sentirti ma a salve e vederti vedermi transitare su un caccia paracadutarmi nelle retrovie della Mancanza sentire lo stomaco leggero mentre si attacca. HO PER TE Ho di te la mancanza chimica che un atomo ha per l'altro dopo l'esplosione molecolare. Ho per te la fame chimica che la bestia a sei zampe ha per il petrolio raffinato. Ho per te un vuoto che è un ex voto tondo e sconfinato. Max Ponte da 56 Poesie d'amore
"Come non amarti - Francesca -" Per non morire - Francesca - avresti potuto concederti l'attenuante generica del livore di un dio perverso che godeva nell'infliggerti il suo stesso martirio o scagliarti contro tua madre che ti aveva partorito bestemmiandone il sorriso.
E invece no. Francesca non chiedeva sconti di pena al venditore di lucciole. Lei scagionava tutti, stringendo fra le sue braccia - come figlie malate - le loro colpe, cullandole mentre come demoni le divoravano il seno e il senno. Francesca si accartocciava nelle viscere sgranano rosari infiniti di meaculpa e andava alla guerra a piedi scalzi senza uccidere nessuno se non se stessa. Quando di lei restava solo il sangue tumefatto, la polvere d'ossa e la follìa liquida negli occhi, allora Francesca si chiamava fuori offrendo al cielo un seno imbottito di nuvole sfinite. A volte si nascondeva come un ragno nel cuore della terra e nel buio tesseva sulla pelle una rete oscura che le imprigionava le membra. Per non morire - Francesca - avresti potuto pareggiare il conto e barare anche tu alle carte, consumando sotto una pioggia di fiori finti una vendetta dal sapore dolceamaro come un farmaco salvavita. E invece no. Francesca si rifugiava tra le fronde di un acero e con le dita piagate intrecciava fango e miele di parole, sputi e saliva di baci per farne di nuovo una coppa aperta alle intemperie e ai sogni spezzati dagli assassini. E in quel nido di agonia si faceva rondine nuda, si colmava la gola delle sue stesse piume e serrava le labbra con l'avorio dei denti, soffocando e zittendo le voci di dentro come lupi affamati d'anima. E quando il suo dolore - ormai arreso - s'accucciava ai piedi di un gelsomino umido, allora Francesca tornava a respirare ancora amore nell'aria. Per non morire - Francesca - avresti potuto stringere tra le mani un'affilata scure o mostrare la ferita aperta come una rosa tatuata sulla schiena per poi liberare l'orgoglio dei fianchi. Per salvarti , lui avrebbe potuto dirti " Come non amarti Francesca ". E invece no. frida