lunedì 9 dicembre 2024

LA PASSIONE DI GIOCONDA

 


                                                                   Io, quella che ti ama...




EROS E' L' ACQUA


Tra le tue gambe

il  mare  mi  mostra  strane

scogliere coralline


rocce superbe coralli magnifici

contro  la  mia  grotta  di

conchiglie madreperlate


tu  mollusco  di  sale  segui  la

corrente

l' acqua scarsa scopre le pinne

mare  nella  notte  con  lune

sommerse

il tuo ondeggiare brusco il mio

pulsare di spugna

i cavalli minuscoli fluttuanti fra

i gemiti

aggrovigliati in lunghi pistilli di

medusa.


Amore tra delfini

a  balzi  ti  tuffi  sul  mio  fianco

leggero

ti  accolgo  in  silenzio  ti  guardo

tra bollicine

le  tue  risa  cerco  con  la  bocca

spuma

leggerezza  dall' acqua  ossigeno

dalla   tua


vegetazione di clorofilla


dagli occhi argentati

fluisce il lungo sguardo finale

ed  emergiamo  da  corpo

acquatico

siamo nuovo carne

una donna e un uomo

tra le rocce.



                                                    ***


IL TUO RICORDO MI AVVOLGE COME UNA COPERTA


Il tuo ricordo mi avvolge come

una coperta

proteggendomi  dal  freddo,

splende  col  mio  corpo  nel

silenzio bagnato

di questa sera in cui ti scrivo,

nella quale non posso far altro

che pensarti

e  pronunciare  il  tuo  nome  in

segreto, dentro la mia bocca

avvolgendolo  nel   recinto  dei

miei denti

mordendolo  fino  a

consumarne  le  lettere, fino  a

consumarlo tanto

il  nome  tuo  che  mi  ha  

accompagnato, per tornare a

farlo rivivere

cullandomi  da  me  con  la  tua

voce e i tuoi occhi,

dondolandomi  in  questo

tempo senza ore nel quale ti

desidero

in  cui  amo  ogni  minuto  che  è

rimasto impresso nella mia

memoria per sempre.



                                             ***


IO SONO LA TUA INDOMITA GAZZELLA


Io  sono  la  tua  indomita

gazzella,

il  tuono  che  rompe  la  luce  sul

tuo petto.

Io  sono  il  vento  sfrenato  sulla

montagna

e  il  fulgore  intenso  del  fuoco

dell' ocote.

Io scaldo le tue notti,

accendendo  vulcani  nelle  mie

mani,

bagnandoti  gli  occhi  col  fumo

dei miei crateri.

Io sono arrivata fino a te

vestita di pioggia e di ricordi,

ridendo  la  risata  immutabile

degli anni.

Io sono l' inesplorata strada,

la  chiarezza  che  rompe  la

tenebra.

Io metto stelle tra la tua pelle e

la mia

e ti percorro completamente,

sentiero dopo sentiero,

scalzando il mio amore,

denudando la mia paura.

Io sono un nome che canta e si

innamora

dall' altro lato della luna,

sono il prolungamento

del tuo sorriso e del tuo corpo.

Io sono qualcosa che cresce,

qualcosa che ride e piange.

Io,

quella che ti ama.



 

                  Gioconda Belli      Poesie scelte



                              

domenica 8 dicembre 2024

GLI ANNI DI SARAMAGO


                   Van Gogh - Viali di pioppi in autunno



La poesia di Saramago supera il concetto numerico del tempo e ci invita a riflettere sulla ricchezza dell' esperienza umana. E' una celebrazione dell' esser vivi, del sentire e del vivere secondo il proprio ritmo interiore, libero da vincoli e da convenzioni sociali. Inoltre questo testo si distingue per la sua universalità: parla a chiunque, indipendentemente dall' età anagrafica, perché l' età diventa un concetto relativo, subordinato alla forza dei sogni, alla passione e alla serenità conquistata col tempo.





   NON IMPORTA QUANTI ANNI HO


Ho l'età in cui le cose si
osservano con più 
calma,
ma con l' intento di
continuare a crescere.
Ho gli anni in cui
si cominciano ad
accarezzare i sogni con
le dita
e le illusioni diventano
speranza.
Ho gli anni in cui
 l'amore, a volte, è una
folle vampata,
ansiosa di consumersi
nel fuoco di una
passione attesa.
E altre volte, è un
angolo di pace, come
un tramonto sulla
spiaggia.
Quanti anni ho io? Non
ho bisogno di segnarli
con un numero,
perché i miei desideri
avverati,
le lacrime versate lungo
il cammino al vedere le
mie illusioni infrante
valgono molto di più di
questo.
Che importa se compio
venti, quaranta o
sessant' anni!
Quel che importa è l'età
che sento.
Ho gli anni che mi
servono per vivere
libero e senza paure.
Per continuare senza
timore il mio cammino,
perché porto con me
l' esperienza acquisita e
la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho io? A chi
  importa?
Ho gli anni che servono
per abbandonare la 
paura e fare ciò che
voglio e sento.




      José Saramago



giovedì 5 dicembre 2024

LA PACE DI EUGENIO

 


           
                                                                    Tu Deus clemens



5 Dicembre 2024

E' mancato oggi a noi tutti l'insigne psichiatra Eugenio Borgna, medico di grandi conoscenze e passioni nonché uomo dalle doti umane incommensurabili.

Mi piace ricordarlo qui come scrittore, i cui testi sono sempre stati per me luce per il cammino che conduce alle anime.


                                 f.



(... )  Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell' indicibile e dell' invisibile che sono nella vita e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d' animo e nelle emozioni degli altri. (... )



                        Eugenio  Borgna



lunedì 2 dicembre 2024

AUTUMN JOURNAL DE LOUIS

 


                                           Che non diventi di pietra... altrimenti uccidimi...



Louis Mac Neice nacque a Belfast nel 1907 ed ebbe con il suo Paese rapporti contrastati d' amore e odio ( non agiva in lui la seduzione politica ( benché idealmente di Sinistra non sopportava le ideologie " Una poesia di idee mi pare sia più futile della neve " ebbe a dire, così come non sopportava i " riformisti da salotto". A Marx, l' idolo di allora, preferiva tradurre le tragedie di Eschilo ), né quella fiabesca vitalità di Yeats - cui dedicò uno studio -) Adorava la poesia, ma non ne capiva le ansie spiritiste. L' azzardo e il culto della sparizione, l' amore per le lande selvagge si tradussero in una poesia, invece armonica, di implacabile rigore e micidiale intelligenza  -  cosa che contraddistinguono tutto il lavoro del poeta. I critici dicono di lui che "La grandezza di Mac Neice stia in una poesia di classica tessitura, che alterna la fragilità della neve a un' intelligenza spesso glaciale. Spiazzante " Morì a Londra a 55 anni.




NEVE


La stanza divenne

improvvisamente ricca,

dalla grande vetrata fioriva

la neve insieme alle rose

silenziosamente collaterale

e incompatibile:

il mondo è in agguato, e

neppure lo sappiamo.


Il mondo è folle ed è più di

ciò che crediamo;

è incorreggibilmente

plurale. Sbuccio e 

sporziono un mandarino,

sputo i semi

e so che ogni cosa è ebbra.

Un fuoco


fiammeggia gorgogliando

nel cuore del mondo

ed è più allegro e canaglia

di quanto si possa

supporre - è sugli occhi

sulla lingua sul palmo -

c'è più di un vetro tra la

neve e quelle enormi rose.



                                                     ***


PREGHIERA DI UN UOMO NON ANCORA NATO


Non sono ancora nato, ma

ascoltami.

Non lasciare che il

pipistrello succhiasangue, il

ratto

o la faina o il demone dai

piedi caprini si avvicinino a 

me.

Non sono ancora nato, ma

consolami.

Ho paura che l' umana razza

mi circondi con alte mura

mi sottragga a me stesso

con dure droghe, mi seduca

con sapienti bugie, mi

torturi su cupe rastrelliere

stritolandomi in lavacri di 

sangue.

Non sono ancora nato, ma

provvedi a me

con dondolii d' acque,

concedimi i prati, gli alberi

loquaci, un cielo che mi

canti un inno, gli uccelli

e una bianca luce nella

mente per guidarmi.


 Non sono ancora nato -

perdonami

per i peccati che il mondo

commetterà attraverso di

me

per le parole che mi

parleranno, per i pensieri

che mi penseranno

per i tradimenti che genera

il tradimento

per la vita che altri

sottrarranno tramite le mie

mani, per la morte quando

la vorranno.


Non sono ancora nato -

provami

nelle parti che devo recitare

e negli sputi che sputerò

dai vecchi che predicano,

dai burocrati che vessano:

le montagne già mi fissano

accigliate, gli amanti

ridono di me, le bianche

onde mi incitano alla follia,

il deserto predica la mia

rovina, il ramingo rifiuta

il mio dono e i figli mi

maledicono.


Non sono ancora nato -

ascoltami

non lasciare che l'uomo,

bestia che si crede Dio,

si avvicini a me.


Non sono ancora nato -

concedimi

la forza contro quelli che

vogliono congelare

la mia umanità, che

vogliono dragare il mio

cuore

perché diventi un automa

letale, l' ingranaggio

di una macchina, una cosa,

contro quelli che vogliono

disintegrare la mia integrità

che tramuteranno il mio

fiato in lana di cardo

che mi rovesceranno come

acqua tra le mani.


Che non diventi di pietra, 

che non mi rovescino.

Altrimenti, uccidimi.



                                        ***


LA LUCE DEL SOLE


La luce del sole, in giardino

è dura e si fa gelo,

non possiamo imprigionare

lì ora in una rete d' oro

e quando tutto è stato detto

è inutile impetrare perdono.


La nostra libertà, come

lance 

in resta, avanza verso la

fine;

la terra la comprime e su di

essa

calano sonetti e uccelli;

presto, amico mio

cesserà il regno delle 

danze.


Il cielo era adatto al volo,

al duello con le campane

contro ogni malvagia sirena

di ferro e il suo dire:

la terra si comprime

stiamo morendo, Egitto,

moriamo.


Ma non ci aspetterà il

perdono

perché abbiamo il cuore

duro,

eppure, siamo stati felici,

insieme

sotto i tuoi e la pioggia

grati- perfino - della

luce del sole in giardino.



                                                ***


THALASSA


Prendete il largo, bruti

compagni,

lasciate che il fronte marino

si sfracelli,

che germogli la valanga

marea, ignara

dell' ultima scialuppa di inetti;

lasciate che le opposte

forze convergano:

qui occorre imbarcarci

ancora.


Issate le vele, disgraziati

compagni,

lasciate che l' orizzonte si

inclini e barcolli.

Vi è noto il vostro errare, le

volubili volontà

i valori banditi, gli impuri

cuori.

Il vostro passato vive di

chiese in rovina;

lasciate che il veleno sia la

cura.


Prendete il largo, ignobili

complici,

i nostri eredi torneranno in

gloria,

colpiamo queste rupi di

marmo in moto,

il narvalo ci sfida ad essere

liberi:

un' altra stella traccia la

nostra rotta

e il nostro fine è vivere.

Prendete il largo.



                                              ***


PROSPETTIVE


Benché gli amori

inacidiscano in un tetro

languore e la frutta duelli

con la gloria dei denti,

sebbene nel barbuto e

blasonato roveto

i nidi siano privati dell' inno,


sebbene le vita dei vecchi e

le giovani tegole

testimonino un credo

machiavellico,

benché il malvagio Passato

riviva vile

nel Presente e il Presente

sia davvero passato,


sebbene la pietra fiorisca

perché noi rotoliamo sulla collina

e la collina cresca

e la gravità riguardi ancora 

tutti,


benché le leggi della Natura

abbiano

sconfitto gli umani

anarchici,

sebbene ogni concetto sia

un castello

di sabbia e subito si sgretoli,


sebbene l' oggi sia arido

sappiamo - e la

benediciamo - 

che radicata nel futuro

è la pianta della tenerezza.




          Louis Mac  Neice    da    Autumn Journal



giovedì 28 novembre 2024

L ' AMORE DI NINA

 


                                                                                Resuscitami...



Nina Cassian, una delle figure più iconiche della poesia romena del XX secolo, nacque il 27 Novembre 1924  Galati, una città portuale sul Danubio. La sua vita fu segnata da un'intensità di esperienze che plasmarono non solo la sua scrittura, ma anche la sua esistenza al di fuori della pagina. Cassian non fu solo poeta, ma una testimone della Storia, un'impegnata sociale che visse in prima persona le atrocità e le sfide del suo tempo, dall' occupazione nazista ( era ebrea ) alla repressione comunista, contribuendo con la sua voce a una forma di resistenza culturale. Fu una poeta critica e molto determinata e il suo lavoro fu così intelligente e non privo di ironia, che è impossibile sottovalutare la sua feroce presenza nonché il suo senso di meraviglia. Era come se stesse ricordando in modo aggressivo la creazione o, più precisamente, scrivendo subito dopo l' espulsione di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. E' riconosciuta come una poeta di profondità appassionate e di grandi altezze.




SE  ESISTI  PER  DAVVERO


Se esisti per davvero -

fatti avanti,

sii nuvola, caprone, 

aviatore,

porta con te occhi, bocca,

voce,

- chiedimi qualcosa,

lascia che mi sacrifichi,

prendimi tra le braccia,

proteggimi,

nutrimi con la settima

parte di un pesce,

fammi un fischio,

dissodami le dita,

ricolmami di aromi, di

stupore,

- resuscitami.



                                           ***


VOLEVO RESTARE A SETTEMBRE


Volevo restare a

settembre,

sulla spiaggia pallida e

deserta,

 volevo caricarmi di

cenere

delle mie volubili gru

e che il vento grave

dormisse

come acqua nelle reti fra

le chiome;

volevo una notte

accendermi

una sigaretta più bianca

della luna

e intorno a me -

nessuno, solo il mare

con la sua forza grave e

latente;

volevo restare a

settembre,

presente al trascorrere

del tempo,

una mano fra gli alberi e

l' altra

nella sabbia canuta - e

scivolare

nell' autunno insieme

all' estate...


Ma a me sono stati

prescritti,

è chiaro, più penosi

abbandoni.

Mi è toccato strapparmi a

paesaggi

a cuore impreparato

e mi è toccato lasciare

l' amore

quando ancora amare

vorrei...



                   Nina  Cassian   da   C'è modo e modo di sparire



lunedì 25 novembre 2024

LE RICETTE DI VITA DI STEFANO

 


                                                            Spendiamo di un fuoco feroce...




Il testo presentato propone una scrittura "  di corpo" - a volte giocando sulla provocazione - che sembra voler attraversare l'organismo oggetto di indagine e di attenzione emotiva alla ricerca di ciò che la finitezza della carne non riesce compiutamente a spiegare. Già nella poesia d' esordio " Moka", non lascia indifferenti l' immagine di un " unico sorso di sangue che sgorga da dentro col ritmo noncurante delle labbra e della goccia". E - da qui in poi - è una sequenza di immagini forti, quotidiane, eppure evocative ( " Starei per ore a guardarti / mentre stacchi gli adesivi dal muro "[ Post- it ]; " Seguirai la carotide e l' aritmia / un sentiero di tendini la preghiera [ Languore ]; " Le viscere innescano il vuoto" [ Educazione ], solo per stare ai primi componimenti, confermando quanto sostiene Alfonso Guida nelle " Riflessioni" che seguono i testi. Qui è come se la pelle - il contenente - bruciasse tutti i suoi confini... Alcuni passi mi hanno ricordato la forma ripresa da Marguerite Yourcenar nelle sue " Memorie di Adriano", affidata ai versi dell' imperatore : un " animula ospite e compagna del corpo ", ma necessitante di una propria, prossima indipendenza, quella in cui sembra confidare per emendare il presente nell' oggetto / soggetto della ricerca che si compie qui : " Speri di non essere te ma non rinasci / ti accontenti della tua ombra sterile di bollicine / di un mazzo di fiori appassiti che non sono per te //. " Ricordarsi di fare del bene "  [ Sorridere ]. Ecco, quell' invito alla ricerca del bene pare rivolgersi non solo al corpo dell' alterità, alle sue azioni, ma a un " oltre" che sta più in là della realtà. 

Nella lettura di questo testo ho cercato punti di osservazione non ordinari, perché credo che la poesia debba ( o almeno possa ) portarci a superare gli orizzonti che la sola parola fermerebbe su una soglia minima alla quale spesso ci adeguiamo, consentendoci invece " Dall' alba al tramonto, dalla notte e all' alba che ritorna " di essere più vasti nella comprensione del mondo e delle relazioni.


                                          f.



POST - IT

Starei per ore a guardarti

mentre stacchi gli adesivi dal muro di camera tua.

Te li appiccichi addosso come tanti post-it con sopra scritto :

no future



                                             ***


MOKA


Così distanti i nostri occhi e i nostri nomi,

poche lettere e pochi ricordi

un sorso unico di sangue scorga da dentro

col ritmo noncurante delle labbra e della goccia.

Entra nella roccia chiedendo permesso,

nella fantasia dei tuorli,

nel vapore che aggiunge bianco cantare

respira avversa la terra morbida,

nude le tue parole di pietra portano vita.

E poi ridi forte tra viali alberati,

moschee liberate dove figliano farfalle,

mattine magre dei commercianti di maiale,

lancette che fanno rumore alla parete,

capriole differenti di clessidre

capovolte prima del tempo.

E poi ridi ancora, come un paese

di sabbia che si riempie a primavera,

come il vestito della prima comunione

che tua nonna custodisce insieme al caglio,

sudore di somari sulle vie degli asparagi,

una linea di nero contorno occhi,

pancia ingravida dei baci mai dati.

Ora abbassa le serrande e carica la moka

e ricordati di mettere la sveglia,

domani hai tante cose da fare,

chilometri di pensieri da sopportare o seppellire.

Un' alba impotente gela parabrezza,

tutto si ferma come automobili prese a sassate,

abbandonate tra i dirupi potature degli ulivi.



                                              ***



LANGUORE


Pochi secondi e l'inchiostro asciugherà

cancellando i contorni della sera.

Seguirai la carotide e l' aritmia

un sentiero di tendini la preghiera.

Accarezzi la tua cagna di sangue,

non abbaia agli allarmi lo stupore,

non abbaia ai satelliti.

Sei bianca come la vergogna che non provi,

spendi ancora meno di coraggio.

Mangi carne di cavallo, il tuo decorso lento

trentatré volte, quaranta avemarie,

masticare.

Cosa porti in grembo se non te stessa?

Hai fame, hai sete, disegnerai orologi.

Riempi di nuovo il tuo calice precoce,

le foto dei tuoi da giovani,

il seno rifatto, i piedi stretti.

Passeggiando per Torino sembra ieri

che m' hai preso la mano per gioco,

la notte intorno strillava.



                                                 ***


EDUCAZIONE


Splendiamo di un buio feroce

stilando una retta in tre punti

le viscere innescano il vuoto

al netto del tuo disincanto.



                                                    ***


MARCI


Lasci volare via palloncini colorati

saltando mezza siepe di ringhiera.

Gambe lunghe come spaghetti di brina,

occhi silenziosi mastice,

labbra di voce soffice.

Mentre disegni riccioli di sugo sulla fronte,

uno spaccato di vita

tramonta.



                                            ***


INVISIBILE


Invisibile alba non argini.

Fuggi specchio, via dai salici piangendo.

Deriva muovi

la sorte e il resto :

dove rampicante

perde in silenzio

il suono del senso,

donna madre / donna serpe / donna siero.

Arida la terra che nasconde

il soffio dei somari.



                                                  ***


METAVERSO


Ho sfogliato di fretta le pagine del nostro amore,

perdendo il segno sottile dove ero rimasto.

Colata è la china

e dietro mi nascondo per non farmi trovare,

il mio cuore,

ho messo ad asciugare insieme agli altri.

E mentre ti aspettavo è venuto a piovere.



                                                 ***


MURENA


Il tuo profilo attento è un morso di murena,

mantiene segreti sorrisi.


Non devasta se colpisce l'onda,

ma logora lentamente refrattari laterizi.



                                          ***


RONDINI


Con gli occhi stracolmi di mare,

ti mangi le unghie.

Urlano rondini tra fronde spesse.

Ridono di me

del viaggio che mi aspetta.




                   Stefano Tarquini     da    Cucina vigliacca ( Ricette per rimanere in vita )



domenica 24 novembre 2024

POETI CILENI




                                      Oscr Hahn        poeta cileno arrestato nel 1973 dal governo di Pinochet




 "  La velocità dell' amore infrange la barriera del reale

    e il mondo esplode in  mille schegge di sogno

    senza la minima considerazione per chi è sveglio".




                           Oscar  Hahn



PER UNA DONNA

 



                                                    E sei con me, vicino a me... respira...





Dedicata dall' autore alla donna amata.



LE  LASCIO


Indosserei questa premura

di amore insistito

rimasto tra lenzuola di caldo,

a cullarti di respiri.


Qualcuno ammonisca tuti gli attimi

in cui le lascio la mano,

riservi un castigo per ogni sorriso mancato,

per ogni carezza disattesa,

per ogni minuto in più

in cui indugia a sognare

senza di me accanto.


Come ora.



                    Franco  Battaglia      Inedito




martedì 19 novembre 2024

IL MINIMO COMUNE VIAGGIATORE ( dimentica i pochi... sii uno... )

 


                                           Non c'è stagione adesso che non mi sia crudele...




LONDRA

La terra di T.S. Eliot


Credevo fosse Aprile il mese più crudele

credevo che in quel mese e solamente allora

la terra generasse dal ventre vita nuova

e richiamasse in grembo i semi già avvizziti.

Invece non c'è mese per me che non lo sia

non c'è stagione adesso che non mi sia crudele

ovunque sia il mio sguardo è solo terra morta

che ha smesso anche ai suoi figli di dare sepoltura.

Desolata, oh sì, desolata è la terra dei poeti

così come da tempo è questa terra mia

arida brulla scura sconsolata

senza un destino un nome

senza un Dio.

Ma la promessa fatta è terra e cielo

e io ricercherò su questa terra

finché avrò fede forza la speranza

il cielo che si annida tra le zolle

nel bosco sacro della mia sostanza.



                   Vincenzo Mascolo  da     Il minimo comune viaggiatore



lunedì 18 novembre 2024

L ' AUTUNNO ROSSO DI MICHELA

 


                                                          Vengono dal bosco echi di ruggine...



Fidarsi del sentiero del bosco

della  terra  umida  che  vede

infittire l' autunno

tra i castagni.

Novembre inizia col silenzio dei

morti nel ricordo dei vivi.

Sarebbe   da  raccontare  lo

sguardo del tempo

mentre ascolta passi tra i sassi

e fogliame.

L ' azzurro  si  affianca  al   mio

respiro

mentre  scorgo  il  sole  farsi

fascio di luce

tra gli alberi.

Pace diffusa,

l' eternità spinge le caviglie

a  scendere  e  salire  la

montagna

il cielo è più vicino

di  quanto  possa  sembrare

un' assenza

o una scia in lontananza.



                                               ***


Nel silenzio della montagna

si   impara  la  voce  muta  dei  

sentieri

fino  a  credere  nei  cambi

d'umore della natura.

Esiste uno stupore imprevisto

quando  il  sole  domina

l' autunno

e la luce si specchia sulle rocce.

Capita di raro

che il rossore tra le foglie

assomigli  a  un'estate

prolungata.

Vengono  dal  bosco  echi  di

ruggine,

odore di muschio dei presepi.



                                           ***


Un sogno innocente

elevare la parola alle stelle

allungare il tempo

nel rosso di un tramonto

mentre l' anima torna

a fissare distanze.

 Era  ieri  l' aria  fedele  della

montagna

la  conquista  con  lo  sguardo  di

una cima

ora è la stessa stanza

ad assomigliare a un sentiero.

Da una luna che illumina

ascolto la sera tacere

insieme a rugiade nel bosco.




                     Michela  Zanarella         Inediti



domenica 17 novembre 2024

IL MONDO INTATTO DI LAURA

 


                                     Berrà tutta la luce che scalpita dentro il mio sangue...



" Il mondo intatto", opera prima di Laura Recanati, parla di terra, di segreti, di inverni lucidi e di nullificazione dell' esperienza umana. C'è una continua richiesta di luce - nel testo - la volontà di prenderla per poi fuggirla, e ciò si mescola brillantemente con la musicalità con cui l' autrice condisce il verso, creando un chiaroscuro sinestetico di melodia e ombra che conduce a un taccuino delle assenze. Il mondo intatto è un libro di stanze solitarie, di piccole morti, di tentativi - mancati - di salvezza.




L'  ESILIO


Era scorgendo una trama diversa

del sole spalmato sull' erba

una diversa intelaiatura di raggi.


Credevo di poter decifrare

le segrete equazioni che dettavano

l' esilio mio da me, il mio arcano


starmi senza.



                                                ***


K


Ti toccavo le mani

e non sentivo le mie. Le tue,

due quarzi freddi.

Tagliuzzavi la bistecca avvizzita in mille pezzi

e ammucchiavi i bocconi ai bordi.

Il rumore del coltello

somigliava a una risata.

Ed eri così magra.


Mi hai raccontato di quando

quella notte in macchina col tubo del gas.



                                                   ***


Il giorno veniva sempre obbediente.

Girava la manovella, accendeva le luci spente.


Osservavo il quotidiano quadretto tacere

e non sapevo perdonare

la presenza delle cose.


Mi dicevo : dev' essere l' arma di dio

questa presenza che soverchia l'ignoto

e sfila il dubbio come una spada dal fianco

ma il sangue resta e grida

nell' eco di caverne vuote, da un luogo

oltremare remoto.

Oltrecarne remoto.



                                            ***


Ho sempre amato quell' ora del giorno

in cui il sole non alle spalle

ma davanti al corpo getta l'ombra del corpo.


Allora camminavo come uno spettro

fradicia di luce nel giardino dell' ospedale.


E poggiando i piedi, ogni passo

da se stesso preceduto

coincidendo perfettamente mi sembrava

che fosse proprio dove doveva essere.


La mia gemella oscura mi indicava la via. Io

non ero che lo strascico calmo

la redine troppo a lungo tirata e lasciata

per aver fatto sanguinare il palmo.


Noi amavamo quell' ora del giorno.

Camminavamo come spettri

nel giardino dell' ospedale, eravamo

entrambe dissolventi


esiliate e incompiute

un malinteso di luce.



                                                     ***


Un taglio qui.

Un altro qua. Vedi, così.

Tutto può essere una lama

ogni cosa alla giusta angolatura si affila.


Così il tuo dente scheggiato

ma anche una stella smagrita

o la lettera che ogni giorno mi scrivi

col tuo inchiostro bianco più bianco

di questa quiete che si aggruma

agli angoli della bocca.


Presto verrà la notte con la sua ghigliottina

farà un taglio netto, un tonfo.

Decapiterà il giorno.


Berrà tutta la luce

che scalpita dentro il mio sangue.




                        Laura  Recanati    da   Il mondo intatto



venerdì 15 novembre 2024

LE STAMINALI ETERNE DI BACCHINI

 



                                                         Non è la nuda morte, ma letargo...



Ecco un libro che ci arriva ( Novembre 2024 ) come un'autentica e sorprendente novità a dieci anni dalla morte dell' autore. Poeta di inconfondibile fisionomia, in cui la complessità del pensiero si esprime nel segno di un costante rapporto tra il reale dell' esperienza e il senso attivo della natura. Pier Luigi Bacchini ha proseguito con incessante energia intellettuale la sua ricerca anche negli ultimi anni di vita e il frutto di questo studio ce lo rivela l' attenta e puntuale devozione del figlio Camillo che ha curato questa raccolta quanto mai ricca e variegata.




TUTTA LA VASTA RAMAGLIA


traballò, un grande universo,

a cupola,

che si scuoteva

nel suo ordine scheletrico

secondo l'insistenza elettrica d'una sega

che con quell' ininterrotto urlo, a furia

traeva fuori un turbine di schegge,

impoverendo il legno di scintille;

fuggivano soffiate come polvere

finché la torre del fusto

non precipitò con la proda. E il corpo

divenne inerme, simile a un corpo umano.


La sua tenerezza.


Quello spiro indefinibile

ormai mancava -

tutto debolezza, mite,

sull' erba.



                                                 ***


MALATTIA


Vieni a sopportare ancora questa vita.

E' vita, abbiamo da fare, vieni. Piangi,

con una lieve esaltazione. Non senti

come scorre il suo respiro ?

C'è ancora tempo, qualche piacere.

E parlare di ciò che vale oltre noi,

questo nostro scoprire, la curiosità.

E non abbandonare questi lineamenti,

il tuo volto, che ancora appartiene a noi,

o pare. Tutto è concreto, e sogno assieme, è

non so, memoria. Abbi forza, ritroviamoci.



                                                   ***


SOFFITTA, CANTINA


La tua faccia dietro i vetri smerigliati

poi altri vetri, ma erano specchi

fuori pioveva, mattonelle

le colpe , i corridoi - e le cellule malate

organi d' amore

da gettare nel secchio

del chirurgo. Esiste,

torna, urla nelle cantine;

e a risalire in soffitta

capelli recisi, villeggiature.

Da giovani

stavamo per ore abbracciati,

molti nodi e lacci -

radici articolate e inflessibili

già sussurrano i nostri nomi.



                                                    ***


CICALE


Segmenti musicali

vibrazioni del maschio,

memoria di giacigli d'ombra

per un bacchino amoroso.

Luce

e corona agli alberi.

Fusione armonica scheggiata -

Dimostrazione erettile del suono.

Solleone assordante, ma ascoltando ascoltando

pareva più celeste il canto, un'ossessione,

la costrizione ad un unico rigo;

non era un canto in gloria,

ma una spasmodica richiesta,

una condanna corale e selettiva.



                                                   ***


ACERO  ROSSO


Appassimenti -

Agoniche in cieli settentrionali.

Cartacea brucia. Nel giallo,

e questa violenza

spruzza coaguli

dall' acero. E' più fresco il clima

con linee fredde.

Alianti

mani di platani che hanno le tre larghe dita

palmate 

con picciòli secchi.

Non immalinconirti, non pensare: è solo

una discesa di pigmenti. Non è la nuda morte,

ma letargo. Schemi attuati.




                   Pier Luigi Bacchini       da     Staminali eterne