martedì 3 settembre 2024
SHIRIM ( non coltivare il dolore )
lunedì 2 settembre 2024
L ' AUTUNNO DI EMILY & FRANCESCO
domenica 1 settembre 2024
SONETTO DI SETTEMBRE
Kees Telouw - Paesaggio autunnale ( 1910 )
Amico e seguace di Guido Gozzano, Vallini, morto prematuramente a 35 anni, pubblicò nel 1907 la Raccolta " La Rinunzia " in cui è contenuto il Sonetto presentato ( il quito di cinque ) dedicati a Settembre. Vi domina un senso di malinconia, da cui emergono legami con il passato e l'attaccamento alle vecchie cose familiari, ma anche un senso severo della natura, cristallizzata nell'immagine di una voce lontana - rotta dal pianto - e che è in realtà quella colma di tristezza del poeta stesso.
SONETTO DI SETTEMBRE
O Settembre, nel bel
parco silente
ove assorto al mio sogno
un dì vagai,
fa' ch'io rivegga ancora
dai rosai
fiorir le rose,
prodigiosamente.
Ch'io rioda tra i boschi
dolcemente
gemer le mie fontane
dolci lai
e le gelide statue che mai
mutano gesto,
interrogarmi intente.
Irrompa tra i cipressi, per
le aperte
finestre, nel castello, la
sovrana
fiamma sanguigna del
gran sole che muore
e dilaghi via via per le
deserte
plaghe, una voce triste
che lontana
mi sembri e pianga invece
nel mio cuore.
Carlo Vannini
DI NUOVO SETTEMBRE...
La poesia di Hermann Hesse diventa una metafora dell'ingresso nell'età più avanzata. Si lascia l'estate, simbolo dell'età in cui ci si sente vitali e forti, per entrare nella fresca e malinconica etò in cui si inizia ad appassire. La poesia fu scritta da un cinquantenne Hesse il 23 Settembre del 1927, per condividere le emozioni di un uomo maturo che inizia a lasciare l' estate della vita per affrontare l'autunno dell' esistenza.
SETTEMBRE
Triste il giardino,
cade la fresca pioggia
sui fiori.
L ' Estate trema
tranquillamente
verso la fine.
Gocciola una dopo
l' altra una foglia
d'oro
giù dalla grande
acacia.
L' Estate sorride con
stupore e nostalgia
nel sogno del
giardino morente.
S' attarda tra le rose,
si ferma desiderosa
di pace.
Lentamente chiude i
suoi grandi occhi
pesanti di
stanchezza.
Hermann Hesse
SETTEMBRE
Le speranze se ne vanno...
" Settembre" ci parla di un mese, ma racconta prima di tutto di noi, della forza con cui immaginiamo, amiamo e sogniamo; e di come - anche quando non sembra - - tutto sia in divenire, collegato, l'esatta conseguenza dell' attimo che ci siamo apprestati a vivere in precedenza.
Settembre
Le speranze se ne
vanno
come rondini a fin
d' anno:
torneranno?
Nel mio cor vedovi e
fidi
stanno ancora appesi
i nidi
che di gridi
già sonaron brevi e
gai:
vaghe rondini, se mai
con i raj
del mio Sole
tornerete,
la casucce vostre liete
troverete.
Luigi Pirandello
martedì 27 agosto 2024
POESIE PER LA FINE
Quando muore qualcuno che ami, tutto muore...
Quando muore qualcuno che ami, tutto muore. Il suo vestito blu muore. L' empatia muore. Le amicizie muoiono. Tu, sopravvissuto a questa perdita, muori. OBIT, scritto da Victoria Chang, dopo la morte della madre, scompone il dolore in tutta la sua liricità. Dopo un rifiuto iniziale della forma elegiaca per paura di cadere nel cliché, nel sentire la parola " obit ", abbreviazione di " obituary ( necrologio ), Chang ne rimane commossa : dalla forza di questo suono, dalla lunga " O" e dalla durezza della " T " finale, inizia così a scrivere necrologi dedicati alle numerose intermittenze della morte - un lungo e stretto blocco a forma rettangolare, volto a fissare ogni persona, esperienza e oggetto perduto. Questo diventa una nuova forma attraverso la quale poter parlare di dolore e perdita. Nello scrivere questo libro sulla perdita, Chang tiene in mano uno specchio in grado di riflettere la vita. OBIT rivela la testarda ricerca di una lingua che possa dare voce alla perdita, e allo stesso tempo, di una speranza che possa sopravvivere anche quando tutto è perduto.
***
Il lobo frontale di mio padre, morto senza pace per un ictus il 24 Giugno 2009 presso lo Scripps Memorial Hospital a San Diego, California. Nato il 20 Gennaio 1940, il lobo frontale si era goduto la vita. Amava essere il capo. Provò a parlare nuovamente, ma qualcuno lo aveva messo dentro a un sacchetto. Quando il lobo frontale morì, si risucchiò le labbra come una finestra serrata. Al funerale delle sue parole, mio padre non smise di parlare e il suo amore mi trapassò, cadde a terra, una terra che non c'era. Potevo sentire qualcuno sbattere i piedi. Il corpo è qualcosa di disorientante tanto quanto il linguaggio : il lobo frontale stava facendo un capriccio o stava ballando? Quando presi il telefono di mio padre, le sue parole morirono in quella bara di plastica. Al funerale per le sue parole, discutemmo del mio aborto. Non è davvero un bambino, disse. Finii le parole, mi allontanai per risvegliare il bambino senza vita. Pensai al tecnico che aveva abbandonato la bacchetta ed era uscito silenziosamente dalla stanza nel momento in cui non fu in grado di trovare il battito del cuore. Capii allora che l'oscurità è cedere senza fine. Quell'oscurità non è assolutamente di colore ma di linguaggio.
***
Mia madre, morta senza pace il 3 Agosto 2015 nella sua stanza al Walnut Village Assisted Lving ad Anaheim , California di fibrosi polmonare. La stanza era nata il 3 Luglio 2012. Il Villaggio non era un villaggio. Nessun albero di noce. Solo fiori recisi. Nei giorni precedenti, l'infermiere dell'ospizio, aveva fatto scorrere silenziosamente lo stetoscopio sopra il polmone di mia madre e aspettava che si gonfiasse. In un modo in cui l'attesa diviene una ferita. Il modo in cui l'infermiere sospirò, chiuse gli occhi e disse mi dispiace. Il sangue mi affluì al viso o alle punte delle dita? Riaprì gli occhi prima o dopo aver detto mi dispiace? Il modo in cui la memoria echeggia dopo uno sparo. Il modo in cui proviamo a ricordare lo sparo ma non possiamo. Il modo in cui la memoria si risveglia dopo che qualcuno è morto e comincia a camminare.
***
Ossessione : nata il 20 Gennaio il 1940 non è mai morta dopo l'ictus, ma è cresciuta. L 'ictus fornì una porta di quercia non solo solida, ma anche impenetrabile. L' ossessione viveva in isolamento dietro la porta di quercia. Dopo l'ictus, l'ossessione portò mio padre in palestra a camminare sul tapis roulant. Camminava come in un incendio, camminava così tanto da scomparire. Il suo cervello aveva ormai un accento e nessuno riusciva a capire come impedirgli di imparare la nuova lingua. Mia madre chiamò e disse che era caduto sul tapis roulant, aveva sbattuto la testa e gli anticoagulanti gli avevano fatto scorrere il sangue come un chiaro di luna. Gli fecero dei buchi in testa, gli aspirarono il sangue e altre parole. Mio padre fu finalmente fermato, consegnò il resto delle sue parole, gli legarono la lingua. E sognò su carta bianca.
Victoria Chang da Obit - Poesie per la fine
venerdì 23 agosto 2024
IL MADRIGALE APPASSIONATO DI GARCIA
Vorrei stare sulle tue labbra...
MADRIGALE APPASSIONATO
Vorrei stare sulle tue labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d'oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t'innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente
chiedendo di me all' acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.
Garcia Lorca da Poesie sparse, 1917 - 1936
giovedì 22 agosto 2024
IL CUOREPENSIERO DI JHON
L' AMORE DEL SONNO
tutto era semplicemente presente
chiaro e luminoso
come un giorno senza notte
come una vita senza sonno
senza il grande amore del sonno
dell' oblio
dell' essere lontano
dell' essere altrove
dell' essere là dov' è l' altra
dell' essere nella mano dell' altra
dell' essere semplicemente coma la mano e il sogno
dell' altra.
***
AMORE, UN GIORNO DI MARZO
la confusione
non attraversa l'amore pratico
che filtra nei nostri cuori puntuali
e diventa quotidianità, diventa un rifiuto sempre più
crescente
un disprezzo sempre più grande
per tutto il mondo.
Inafferrabili
come l'acqua
siamo noi
nel bel mezzo del quotidiano
dei della maledizione.
***
OCEANO E CIELO
nient' altro
basta andare e forse vedere
che tutto è coma la separazione
tra oceano e cielo
( e la tua voce
che prova a dire qualcosa ).
***
SEMPRE DIVERSO
dopotutto ci può essere un amore
che ha movimenti lenti dentro di sé
che ha giorni di movimenti azzurri
nel suo silenzio
nella sua attrazione
nei suoi tentativi
di trovare una casa
dove vediamo e vediamo
con gli occhi che abbiamo
azzurri marroni verdi
e vediamo lo stesso
sempre diverso.
***
CUOREPENSIERO
nella vita ho conosciuto la morte
e nella morte ho conosciuto l'eterno
sorrideva mente noi piangevamo
e poi non c'era più
l' anima bella
è adesso un cielo
la bellezza divenga allora terra
mentre il cuorepensiero sogna
proprio come lei sogna
la canzone dell' angelo.
Jhon Fosse da Ascolterò gli angeli arrivare - Trad. di Andrea Romanzi
martedì 20 agosto 2024
UN CUORE MALATO
Se a me è venuto con l'assenza...
Con tutta quella morte in giro
nessuno moriva, era senza
patemi o rischi l'assistenza
al disertore sotto tiro
- eh sì, solo a fine emergenza
si contabilizza l'orrore
se a me è venuto con l'assenza
della tua assenza il maldicuore.
Giovanni Raboni da Versi guerrieri a amorosi
lunedì 19 agosto 2024
L ' ALBERO DI PATRIZIA
Gustave Courbet - La quercia di Flagey -
LA NOTTE PALOMBARA
Com'era dolce ieri immaginarmi
albero !
Mi ero quasi in un punto
radicata
e lì crescevo in lentezza
sovrumana.
Io ricevevo brezza e tramontana,
carezze e scuotimenti, che
importava?
Non ero io a me stessa gioia
né tormento,
io non potevo togliermi al mio
centro,
io senza decisioni o movimento,
se mi muovevo era per il vento.
Patrizia Cavalli da Sempre aperto teatro
SALVARE IL NECESSARIO ( dice Cléry )
Era stato così libero l'inizio...
Era stato così libero l'inizio
poi è arrivata la paura.
Ha trovato un nido in questo cranio
coperto da capelli e cuoio fresco.
Ho dato la colpa a un giorno preciso
come un incidente che ti sfianca
invece era quello che sono sempre stata
nelle catacombe delle viscere.
Il rifiuto, la perdita, il giudizio.
***
Quando da piccola cadevo
mi dicevano che senza aiuto
non ce l'avrei fatta. Sta in quella
negata volontà muscolare
il mio esistere inclinato
la crescita dei germogli in obliqua direzione
la linea della luce quasi orizzontale
sui sassi attorno ai vasi.
***
Hai ragione quando dici che passo
il fuoco nelle mani, che rischio
di bruciare quel che trovo
ma cosa posso farci
se io prendo fuoco intera
se almeno nel dolore riesco ad essere
una qualche forma di luce.
***
Questo confine non chiede e sta
come argini scavalcati dalla nebbia, fossi
che sono tutti vuoti, neanche più le rane
si trovano. E tu che fuori stagione
mi pesti come si pesta il mosto
io faccio il rumore dell'uva schiacciata
che sordo si spezza sulla trave.
Il seme ne esce sconvolto
ma è ancora sferico, mantiene la forma.
***
Sto così senza di te, capovolta
nello spazio concesso
alla luce. Persino i ciclamini
chiedono perdono
per essere appassiti presto
sprecando tanta acqua
lasciando solo
un forte odore.
Cléry Celeste da Salvare il necessario
domenica 18 agosto 2024
IL MONDO INTATTO DI LAURA
Ho sempre amato quell'ora del giorno...
L' ESILIO
Era scorgendo una trama diversa
del sole spalmato sull'erba
una diversa intelaiatura di raggi.
Credevo di poter decifrare
le segrete equazioni che dettavano
l'esilio mio da me, il mio arcano
starmi senza.
***
K
Ti toccavo le mani
e non sentivo le mie. Le tue,
due quarzi freddi.
Tagliuzzavi la bistecca avvizzita in mille pezzi
e ammucchiavi i bocconi ai bordi.
Il rumore del coltello
somigliava a una risata.
Ed eri così magra.
Mi hai raccontato di quando
quella notte in macchina col tubo del gas.
***
E
Cammina per le vie della città
vestita di paillettes.
Il suo bagliore come una tivù.
E' vestita di paillettes e cammina.
Poi siede alla banchina.
Osserva uno stormo sventare il cielo.
***
Ho sempre amato quell'ora del giorno
in cui il sole non alle spalle
ma davanti al corpo getta l'ombra del corpo.
Allora camminavo come uno spettro
fradicio di luce nel giardino dell'ospedale.
E poggiando i piedi, ogni passo
da se stesso preceduto
coincidendo perfettamente mi sembrava
che fosse proprio dove doveva essere.
La mia gemella oscura mi indicava la via. Io
non ero che lo strascico calmo
la redine troppo a lungo tirata e lasciata
per aver fatto sanguinare il palmo.
Noi amavamo quell'ora del giorno.
Camminavamo come spettri
nel giardino dell'ospedale, eravamo
entrambe dissolventi
esiliate e incompiute
un malinteso di luce.
***
Un taglio qui.
Un altro qua. Vedi, così.
Tutto può essere una lama
ogni cosa alla giusta angolatura si affila.
Così il tuo dente scheggiato
ma anche una stella smagrita
o la lettera che ogni giorno mi scrivi
col tuo inchiostro bianco più bianco
di questa quiete che si aggruma
agli angoli della bocca.
Presto verrà la notte con la sua ghigliottina
farà un taglio netto, un tonfo.
Decapiterà il giorno.
Berrà tutta la luce
che scalpita dentro il suo sangue.
Laura Recanati da Il mondo intatto
giovedì 15 agosto 2024
QUELLE COME ME ( dicono... )
Quelle come me amano troppo...
QUELLE COME ME
Quelle come me
regalano sogni, anche a
costo di rimanerne
prive.
Quelle come me
donano l'anima,
perché un'anima da
sola è come una goccia
d' acqua nel deserto.
Quelle come me
tendono la mano e
aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di
cadere a loro volta.
Quelle come me
guardano avanti,
anche se il cuore
rimane sempre qualche
passo indietro.
Quelle come me
cercano un senso
all'esistere e, quando lo
trovano,
tentano di insegnarlo a
chi sta solo
sopravvivendo.
Quelle come me
quando amano, amano
per sempre
e quando smettono
di amare è solo perché
piccoli frammenti di
essere giacciono inermi
nelle mani della vita.
Quelle come me
inseguono un sogno
quello di essere amate
per ciò che sono
e non per ciò che si
vorrebbe fossero.
Quelle come me girano
il mondo alla ricerca di
quei valori che ormai
sono caduti nel
dimenticatoio
dell'anima.
Quelle come me
vorrebbero cambiare,
ma il farlo
comporterebbe nascere
di nuovo.
Quelle come me urlano
in silenzio,
perché la loro voce non
si confonda con le
lacrime.
Quelle come me sono
quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il
cuore,
perché sai che ti
lasceranno andare
senza chiedere nulla.
Quelle come me amano
troppo, pur sapendo
che - in cambio -
non riceveranno altro
che briciole.
Quelle come me si
cibano di quel poco e
su di esso,
- purtroppo - fondano la
loro esistenza.
Quelle come me
passano inosservate,
ma sono le uniche che
ti ameranno davvero.
Quelle come me sono
quelle che, nell' autunno
della tua vita,
rimpiangerai per tutto
ciò che avrebbero
potuto darti
e che tu non hai
voluto.
Alda Merini ( Attribuita )
mercoledì 14 agosto 2024
ALMENO TU...
C'è sempre tempo per te...
C'E' SEMPRE TEMPO PER TE
C'è sempre tempo per
te
nel mio cuore,
per quel tuo amore
soltanto,
che così tanto
desiderava
il bacio assoluto della
notte :
un lunghissimo
strisciare misterioso
di voluttà in voluttà,
di città in città.
Un fiore oscuro
mi cresceva spesso
tra le fronde delle mani
quasi fosse un vaso di
terra miracolosa,
e così tu respirasti
l'aria pura del sacro
mattino della vita.
Alda Merini da Rose volanti
CANTA LA GIOIA ( dice D' Annunzio )
Canta la gioia !
Canta la gioia ! Io
voglio cingerti
di tutti i fiori perché
tu celebri
tutta la gioia la gioia la
gioia,
questa magnifica donatrice !
Canta l'immensa
gioia di vivere,
d'essere forte,
d' essere giovine,
di mordere i frutti
terrestri
con saldi e bianchi
denti voraci,
di por le mani audaci
e cupide
su ogni dolce cosa
tangibile,
di tendere l'arco su
ogni
preda novella che il
desio miri,
e di ascoltare tutte le
musiche,
e di guardare con
occhi flammei
il volto divino del
mondo
come l' amante
guarda l' amata,
e di adorare ogni
fuggevole
forma, ogni segno
vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia
caduca,
ogni apparenza ne
l'ora breve.
Canta la gioia ! Lungi
da l'anima
nostra il dolore, veste
cinerea.
E' un misero schiavo
colui
che del dolore fa la sua
veste.
A te la gioia. Ospite !
Io voglio
vestirti de la più
rossa porpora
s'io debba pur
tingere il tuo
bisso nel sangue de le
mie vene.
Di tutti i fiori io
voglio cingerti
trasfigurata perché tu
celebri
la gioia la gioia la
gioia,
questa invincibile
creatrice !
Gabriele D' Annunzio
lunedì 12 agosto 2024
LA STATUA INESISTENZA DI SERENA
In quale attimo si fa doppi la vita?
esteriore n.1
Abbiamo guardato i nostri volti, i sogni
dentro ai chicchi di giugno. E' stato
semplice sgranare ogni volontà andare
dentro la noce galleggiare nelle pozze
sotto la pelle. Hanno opposto resistenza
il fico d'india sul ciglione, la crepa issata
sul pane. La stagione stava per accadere
tutta dentro al tronco.
***
esteriore n. 2
Nella sordità del pomeriggio
le persiane allineate
il vento disposto in ordine sui prati
gli occhi chiusi nella grotta del corpo
entri nello spacco del terreno
in questa spiritosa accozzaglia
pensando forse a qualche mio granello
di splendore.
Provoca fame la gioia perforante sulle dita
nell' attimo in cui il sole
sa camminare nelle vene
e non sa cosa succede all' acqua
che si riscalda
prepara una nuova materia cellulare.
***
interiore n. 3
Sentire un fischio, un pizzico
all' angolo dell' anca, diluvio sottopelle
gli strati di fame sulla lingua.
L' ovulo scivolato nel corridoio guarda dall'oblò
il ventre acceso. Non si elude la regola natura
non si afferra la pioggia dal terreno.
Domani - legando il lampo sconosciuto al morso del desiderio -
si dirà in quale attimo si fa doppi la vita?
***
esteriore n. 3
E' nel buio che si formano le stelle
ma compaiono belve umide di paura
contano la somma dei peccati
la storia raccontata e i malati di errori.
Il bulbo è già portatore sano del futuro
sbagliato.
***
interiore n. 4
Sempre di giorno
- sempre - anche di notte
e sorda e muta la catena si scioglie
rotea in una nuova forma.
Compone lo stato osseo del guscio
di luce, una primavera più interiore.
E' una laboratorio nella pancia, ricostruisce noi
le stoffe combinate dei corpi
gli ingredienti
antenati delle ossa, tutte le formule
predette.
Serena Mansueto da La statua inesistenza
UN BUON USO DELLA VITA SECONDO GABRIELLA
Era morta con la luna storta...
" Un buon uso della vita " è il libro che segue " La manutenzione dei sentimenti" ( 2015 ). I titoli di queste raccolte rimandano ad un preciso orientamento etico, dove il motivo dirimente è subito dichiarato ( cosa fare della propria vita ). Una volta catapultati in questa strana cosa che chiamiamo realtà, ci interroghiamo sul senso e sulla direzione da dare alla nostra esistenza. Ma la soluzione è tutt'altro che semplice : se uguali per tutti sono le premesse, differenti per ognuno sono gli atti consequenziali. In combinazione con i caratteri individuali, i fattori eterogenei influiscono sul corso degli eventi e ne condizionano svolgimento ed epilogo. Dopo versi che abbracciano in un respiro quasi filosofico il bene e il male della condizione umana, il testo prende una piega inattesa, adotta un punto di vista singolare : si snoda in una sequenza di poesie dall' incipit ricorrente - replicato con minime varianti - in cui prevale il sintagma " lei era morta ", variamente adattato alle storie raccontate. Ogni quadro percorre, più evocando che descrivendo, la vita di una donna a partire dalla sua fine, compila una sorta di resoconto a ritroso per risalire alla causa - o al caso - che l'ha condotta alla morte. E ogni morte si verifica sempre come un evento improvviso, inaspettato, dirompente, anche quando in obliquo dai fatti si sarebbe potuto intuire il finale. " era morta di notte / tra le bolle della sera e quelle del mattino " ; " era morta con la luna storta.. ". La lettura di questa teoria di versi impone un suo ritmo e scorre senza pause, come a non voler interrompere il ritmo di una storia in cui siamo tutti implicati. Si prova una sorta di curiosità mista a sgomento, dall' altro la percezione viva e dolorosa che ogni esistenza - in misura maggiore o minore - tradisce le sue stesse premesse, disattendendo le aspettative.
era morta con la luna storta
era morta sopra un cuscino estraneo
di un vicino fuori della sua casa
come faceva a spiegare
a chi gliel'avesse chiesto
che era uscita in giardino
solo a fumare una sigaretta
scavalcata la finestra s'era trovata
nella casa buia
decisa a seguire il suo destino ?
***
lei vide cadere un suo occhio
nel piatto e lo raccolse
si disgregava pezzo
a pezzo ma non moriva
semplicemente non sapeva
come uscire dall'impasse
e fu mentre pensò che tutto finì.
***
Amelia Rosselli
le donne che non volano dal balcone
giù nella chiostrina
trovano dentro la forza
di aspettare
la cantilena delle voci matte
mezzo sentite
mezzo immaginate
nel vortice del vivere distratte.
***
Ingeborg Bachmann
le donne che non si bruciano di notte
negli androni scuri della casa
restano senza voce
quasi pietrificate
mentre dall'esterno
la vita le seduce.
***
Sylvia Plath
le donne che non mettono la testa
nel forno
sono tutte matte tutte ad aspettare
che qualcosa cambi - cambi l'amore
l' umore perfino il destino
che proprio un mattino si desti
un destriero di luce
che le porti via
lontano da questo mondo ombroso
da questo mondo tondo e spietato
senza empatia.
***
Virginia Woolf
le donne che non vanno al fiume
con le pietre in tasca
aspettano silenziose alla finestra
uno sguardo al tempo
uno al paesaggio
che passi questo maggio e la stagione
fiorita torni l'autunno con le sue
brume
confonde e assopisce ogni lume.
Gabriella Musetti da Un buon uso della vita






