sabato 17 novembre 2018

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 2


Victoria Ocampo a Rabindranath Tagore

Primi di Gennaio 1925

(…)  Gurudev,
       ho attraversato una tale gioia e tali sofferenze in questi giorni!
       Gioia perché mi sentivo vicina a voi; sofferenze, perché voi
       ignorate la mia vicinanza. Gioia, perché ero lieta di darvi tutto
       ciò che potevo dare; sofferenze, perché ciò che potevo dare vi
       era inutile. Gioia, perché ero piena d'amore; sofferenze perché
      il mio amore mi soffocava,mi torturava come fa l'amore quando
       non trova un'espressione immediata.
       Prima o poi saprete come e quanto io ami i vostri libri. Questo
       si può tradurre . Ma temo che non saprete mai come e quanto
       io ami voi, perché nessuno tranne voi può tradurre questo.
       E le traduzioni richiedono molto tempo, e voi avete sempre
       nuove poesie da scrivere.
       Gurudev, come posso ringraziarvi per tutto quello che mi avete
       dato; come posso farlo? Sento di non aver detto nulla, proprio
       nulla di quel che avevo nel cuore e nella mente.
       Questo mi rende così misera.
       Ricordate, Gurudev, che qui lasciate qualcuno che cerca di
       dare espressione al suo amore per voi. Se potete aiutarmi,
       fatelo. Sono stata stupida e timida. Perdonatemi. Vi amo.
       Nulla può cambiare questo.
       Vi prego di ricordare, Gurudev, la gioia che potete darmi
       accettando il mio amore, accettando tutto quel poco che posso
       fare per voi e tutto quel poco che ho.
  

                                        Victoria   (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo  d    Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924 - 1940 )

  

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 3


Rabindranath  Tagore a Victoria Ocampo

27 Febbraio 1925

(…) Cara Vijaya, ( Vittoria in bengali )
      ci sono animali che si fingono morti per salvarsi da un pericolo
      mortale. I medici mi hanno raccomandato di seguire il loro
      esempio e di non muovermi mai, di non parlare mai, di non
      incontrare mai gente - insomma, di comportarmi in tutto e per
      tutto come se fossi morto. Perciò dovrò arrendermi
      completamente alla vostra comoda poltrona che mi ha seguito
      da una sponda all'altra.Con gretta cura risparmierò così le mie
      energie fin quando lascerò l' India per l' Italia il primo maggio
      prossimo. Mi hanno prenotato la cabina sul Cracovia, la stessa
      imbarcazione che mi ha portato in India. Spero che per quella
      data avrò abbastanza forza per attuare il mio proposito e
      partire per il Paese in cui la gente mi aspetta con tutta la
     ricchezza del suo benvenuto.L'altro giorno ho avuto un incontro
     con una francese straordinaria che ha viaggiato in Tibet per
     diversi anni ed è riuscita ad amarne il popolo. L'ho indirizzata
     a voi e probabilmente riceverete una sua lettera.
     Scrivo questa contro il divieto del medico che mi ha
     raccomandato di mantenere la posizione reclinata su una
     poltrona comoda e di non sedermi mai alla scrivania per
     scrivere alcunché. Dettare mi è permesso, ma affronto il rischio
     di scrivervi personalmente e di perdere molto più in fretta una
     frazione della mia vitalità piuttosto che mandarvi il mio
     messaggio tramite la grafia di qualcun altro.
     Il mio  bhalobasa

                                     Rabindranath   (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo da      Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924- 1940 )

 
   

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 4



Rabindranath  Tagore a Victoria Ocampo

29 Ottobre 1925

(…) Cara Vijaya,
       non mi piace parlare della mia malattia,che è diventata noiosa
       nella sua monotonia infinita. Aspetto con sopportazione che
       venga l'estate per poter fare un altro tentativo di visitare l'
       Europa, per ricevere cure mediche adeguate.
       Vi mando un libro di poesie in bengali, che vorrei mettervi fra
        le mani personalmente. Ve l'ho dedicato, anche se non potrete
        mai sapere cosa contiene: gran parte delle poesie di questo
        libro è stata scritta mentre ero a San Isidro. I miei lettori, che
        capiranno queste poesie,non sapranno mai chi è la mia Vijaya
        a cui sono accumunati.Spero che questo libro abbia la fortuna
        di passare più tempo con voi di quanto ne abbia avuto il suo
        autore.
        Bhalobasa

             Sri- Rabindranath - Thakut ( firma in bengali )     (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo da  Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924- 1940 )

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 5



Victoria Ocampo a Rabindranath Tagore

Dicembre 1925

(…) Caro Gurudev,
       vi ho pensato così tanto durante tutti questi mesi, e mi siete
       mancato così terribilmente, che non ho avuto il coraggio di
       scrivervi in proposito. Ricordate che una volta mi diceste che
       non ero presuntuosa, ma ero molto stupida?
       Se avessi mandato la lettera che sentivo, avreste dichiarato che
       la mia stupidità era aumentata!
       Il 13 Novembre ho tenuto una lezione presso gli " Amigos del
       Arte " ( Associazione culturale di Buenos Aires n.d.r )e il titolo
       della lezione era Qualcosa su Rabindranath Tagore.
       La sede era molto affollata e c'era anche il Presidente della
       Repubblica. Ho recitato dieci vostre poesie nella traduzione
       di Gide. Non voglio che pensiate che sono stupida e
       presuntuosa ! Ma sento di aver recitato le vostre poesie come
       non ho mai recitato nient'altro. Non c'è da meravigliarsene!
       Credo di non aver mai amato altre poesie con tale intensità.
       Nella mia lezione ho spiegato che non eravate perpetuamente
       solenne come pensava la maggioranza della gente, ma che
       eravate pieno di humour quando eravate in quello stato d'
       animo. Ho detto che il vostro humour era un " condimento",
       fresco e acido come un succo di limone, ma che non era mai
       la " secrezione " dell'impotenza o la " maschera " dell'invidia "
       ecc, ecc... Ho cercato di spiegare come all'inizio ( anche alla
       fine, ma non l'ho confessato ) voi mi avete dato quel che i
       francesi chiamano " le trac" ( credo che la parola, nello slang
       inglese sia " funk " ). Sono così goffa, così impacciata quando
       scrivo in inglese, che non dico mai quel che vorrei.
       Vi mando qualche foto, e voi mandatemene qualcuna vostra,
       se ne avete scattate di nuove.
       Sono ansiosa di sapere come vi sentite e se la vostra salute è
       migliorata.
       Caro Gurudev, vi amo.

                           Vijaya    (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo  da  Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924 - 1940 )



 

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 6



Rabindranath Tagore a Victoria Ocampo

14 Marzo 1939

(…) Cara Vijaya,
       quanto spesso sento che la vostra vicinanza, un tempo così
       stretta e priva di ostacoli- ora che è receduta in una disperata
       distanza - mi è divenuta intensamente più prossima e i suoi
       doni svelano un valore che tormenta l'anima per la sua rarità.
       Purtroppo i sentieri che accidentalmente erano preziosi, non
     possono mai più essere tracciati,e quando il cuore anela ancora
      a possedere quella preziosità, si rende conto che è perduta per
      sempre. L'immagine di quell'edificio vicino al grande fiume
      dove ci ospitaste in quegli stani circondari, con le aiuole di
      cactus che prestavano i loro gesti grotteschi all'atmosfera di
      esotica lontananza, mi appare spesso in visione, col richiamo
      che attraversa una barriera insormontabile. Ci sono alcune
      esperienze che sono come isole del tesoro staccate dal
      continente della vita immediata, con la pianta che rimane
      sempre decifrata in modo vago - e il mio episodio argentino è
      una di queste. Forse saprete che il ricordo di quei giorni di sole
      e di tenera cura è stato cinto da alcuni miei versi - i migliori
      nel loro genere - e  fuggitivi sono stati catturati, e ritorneranno
     - ne sono certo - anche se voi non li avete visitati perché
      separati da un linguaggio estraneo.
      Col più caro affetto

                              Rabindranath  Tagore  (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo da  Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924- 1940 )

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 7



Rabindraath Tagore a Victoria Ocampo

10 Luglio 1940

(…) Cara Vijaya,
       quanto è dolce da parte vostra pensare a me dopo così tanto
       tempo. Quando l'atmosfera del mondo è abbuiata, il cuore
       turbato anela naturalmente a quegli amici ai quali è associato
       il ricordo di giorni più felici il cui valore cresce col tempo.
       Mi viene in mente spesso l'immagine di quella casa sulla riva
       del fiume e il rimpianto di non aver saputo accettare
       pienamente - nella mia distratta stupidità - il prezioso dono
       che mi era stato offerto. Tuttavia il tempo favorito dal destino è
       passato e non tornerà mai più.
       Mi avete chiesto il titolo del libro che vi dedicai. Si chiama
       Puravi  ( l' Est, di genere femminile ).
       Con amore

                        Rabindranath  (…)

Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo  da  Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924 - 1940 )

NON POSSO TRADURRE IL MIO CUORE ( Tagore & V. Ocampo ) 8



Rathindranath Tagore ( figlio ) a Victoria Ocampo

17 Ottobre 1941

(…) Gentile Signora,
       il vostro telegramma ci ha comunicato il vostro dolore per la
       morte di mio padre e ci ha reso attentamente consapevoli di
       quanto caro egli si fosse reso ai cuori delle persone lontane e
       vicine. Per quanto riguarda voi, il suo affetto non era mai
       scemato neppure un momento. Può consolarvi sapere che la
      poltrona che gli avevate fornito per il viaggio di ritorno in nave
       dal Sul America era rimasta il suo oggetto di arredamento
       preferito e che l'ha usata quotidianamente fino agli ultimi
       giorni, quando non poteva più stare seduto. Circa un mese
       prima della sua morte, una mattina che era di buon umore,
       scrisse una poesia su quella poltrona. Spero di potervene
       mandare la traduzione al prossimo giro di posta.
       Al senso di vuoto totale che è seguito immediatamente alla sua
      morte,è gradualmente subentrata una" presenza onnipervasiva"
       Non siamo più in lutto per la nostra perdita, ma lavoriamo con
       rinnovata energia, sentendo a ogni passo la sua guida
       silenziosa nel portare avanti il lavoro dell' Istituzione che egli
       ha fondato. Possiamo sperare - a questo riguardo - di avere
       anche i vostri buoni auspici  benedizioni?
       Sinceramente vostro

                          Rathindranath  Tagore    (…)


Rabindranath Tagore & Victoria Ocampo  da  Non posso tradurre il mio cuore ( Lettere 1924 - 1940 )

giovedì 15 novembre 2018

PRINCESSE AMANDE

 
 


                                                                Io sono già nell' Infinito…


CAPELLI TAGLIATI

Ho tagliato i miei capelli perché il mio viso,
sotto la piega di una volta,
non possa mostrarmi la straziante immagine
del tempo dalle implacabili dita.

Cambiando piega sembra di cambiare testa.
Crederò di invecchiare meno
sotto il corto tosone rigettato in tempesta
dove posso ficcare i miei pugni.

Così come un tempo le belle sacerdotesse
sacrificavano le morti elette,
ho come su un sepolcro consacrato le due trecce
alla mia giovinezza che non c'è più.


                                     ***


DONNA


Complessa carne offerta alla virilità
- donna - anfora profonda e dolce dove dorme la gioia,
tu che l'amore rovesci e contundi, bianca preda,
uovo doloroso dove grida la nostra perennità,

donna che perdi la vita la sera dove muore
la tua gioventù e che sopravvivi nei giorni superflui,
ti dibatti, passato che non torna più,
nel nero del destino dove il tuo essere si ferisce,

umanità senza forza, mezza parte resistente
del mondo, o compagna eterna, o io stessa…
Donna, donna, chi ti dirà dunque che ti amo
con un cuore sì grande d'amore  e sì colmo di pietà ?


                                              ***


NOTTE

Un campo d'orzo, un bel lago al margine,
la luna in crescendo su tutto,
e noi due che vaghiamo insieme.

Questo fa una primavera di notte,
un oriente pallido e senza rumore
che vale il sole, che ti sembra?

Vieni! Non ci parleremo più.
Una rana canta in lontananza,
accento solitario del lago taciturno.

Non fa scuro né fa chiaro:
vuoi? - Come dentro un mare,
anneghiamo nell'orzo notturno…


                                       ***


L' ASSENZA

La forza delle mie braccia cerca ancora il tuo corpo,
e io mi nutro d'ombra e di beatitudine
perché l'assenza ti rende dolce come la morte,
come il sogno, il passato, la solitudine.

Saresti là come io vorrei in quest'ora serale
- io che penso da lontano poterti prendere tutta -
senza dubbio i nostri cuori tacerebbero profondamente
non potendo da vicino comprendersi e parlare.

E piango di terrore davanti a questa impotenza
dove s'oscurano tutti gli sforzi e i desideri umani,
sapendo che tenere le tue mani nelle mie mani
è meno prossimo alla mia felicità della tua assenza.


                                    ***


SO CHE HO VISSUTO

So che ho vissuto i migliori anni
ma il mio tempo sulla terra è finito per sempre.
Le cose di quaggiù - abbandonate in anticipo -
io sono già nell'Infinito.

Dopo i miei primi giorni, faccio finta di vivere,
sapendo che sto andando dall'altra parte, dall'altra parte!
Un invincibile volo, in me , furioso, ebbro,
si gonfia per la grande partenza.

Il mio viso, la mia forma, e l'opera che ho fatto,
la Bellezza, il Lirismo. Ah! Cos'è tutto questo?
Qui, in quest'ultimo giorno sono stato poeta:
questo è già non esserci più.



  Lucie Delarue - Mardrus   da  Princesse Amande ( Poesie scelte )

mercoledì 14 novembre 2018

LUI, IO, NOI ( Per Fabrizio De André )

 
 
 
 
                                                              Quando si muore, si muore soli…


(…) Del funerale mi assale solo una scultura mossa di facce ( la
       folla di persone che non l'avevano mai conosciuto, insieme con
       gli amici più cari;Paolo, tra gli altri,vulnerabile come non l'ho
       visto mai, senza neppure quella maschera inattaccabile di
       sempre che gli permettesse di rimandare il dolore a un'altra
       faccia ): e poi - uno per uno - i visi di chi non  c'era. Ma non
       parlo delle assenze ingiustificate, gli amici che mancavano.
       Parlo di mio padre Carlo. Di Luisa, di Giuseppe, di Mauro.
       Tutti gli assenti che condividevano l'assenza con lui e che mi
       lasciavano sola in quel momento affollato; ci lasciavano soli
       e divisi come la notte della mia liberazione.
       Ma senza più la speranza evidente del ritorno.
       Ci sono dei versi per suo fratello- tra gli appunti di Fabrizio -
       che mi emozionano tutte le volte che li rileggo.
      " A mio fratello si spaccò il cuore / in altura. Cosa dovrei
       lasciargli dal momento / che è morto: il peso di una poesia /
       l'arroganza di un verso ? / Mio fratello mi voleva bene / io
       gliene voglio ancora ".
       Io gliene voglio ancora . In un verso Fabrizio ci spiega il
       fuoco vero del dolore: lui che credeva nell'eterno flusso
      cangiante dell'amore, che ha cantato la bellezza di  Un amore
      che viene   e di Un amore che va , era perfettamente
      consapevole del fatto che il dolore si scontra testardo contro i
      muri del non ritorno; l'idea che qualsiasi messaggio in una
      bottiglia si affoga da sé- disperato - appena si accorge che non
      potrà mai essere letto.
      I versi per Mauro, il ricordo di Maria che piange di suo figlio
      ciò che le è tolto ; la costernazione divertita nell'accorgersi
     che,per quante schiere abbiamo attraversato,magari eludendole
     deridendole, cercando di sottrarci o provando a immergercisi
     dentro, " quando si muore si muore soli " : si muore per un
     esperimento sbagliato, per una debolezza lacerata e sfrontata
     del cuore; si muore impiccati da una legge che si fonda sul vizio
     del perdono e non lo conosce .  (…)


           Dori  Ghezzi   da   Io, Lui, Noi

martedì 13 novembre 2018

LA MALINCONIA COME DONO




                                                      Melanconia mi fu sempre compagna…


(…)Per riconoscersi in una filosofia e in uno stile di vita autunnale
      occorre - era inevitabile e già evocato - confrontarsi con la
      parola e il concetto più autunnale che ci sia :il sentimento della
      malinconia.
      "Malinconia: cura secreta e fervore solitario".
       L'autunno ne è l'artefice. Così , evocando autunni senza
       stagione, Umberto Saba attribuisce a tale stato d'animo
      diffuso tanto un valore consolatorio e curativo, quanto
      un'energia all'apparenza inspiegabile. In quel " fervore " della
      parola che  rioffre vigore e passione a colei o a colui che sono
     stati ritenuti sbrigativamente depressi.Da chi non sappia vedere
     altro che tristezza nella malinconia.

     "Malinconia amorosa
     della mia vita,
     prima del cuore e ultima ferita;
     chi a cogliere i tuoi frutti
     ama l'ombre calanti, i luoghi oscuri,
     lento cammina, va rasente i muri,
     non vede quello che vedono tutti,
     e quello che nessuno vede - adora."

     E' questa la malinconia del poeta, della quale non può fare a
     meno e che gli offre senso e scopo di vivere.E' ben più pervasiva
     di quella offertaci da un oggetto d'amore insensibile e
     indifferente al richiamo. Quel che il poeta " adora ", e altri non
     possono vedere, rende questo sentire, così autunnale ( con i suoi
     raccolti, le sue ombre calanti, le sue oscurità nascenti), la fonte
     di schive e taciturne - quasi selvatiche - felicità. Il poeta oscilla
     fra lo strazio e l'eccitazione di sentirsi privilegiato e di poter
     custodire un sentimento autunnale che sa trasformare in
     luminosa occasione.

    " Melanconia mi fu sempre compagna.
     Ebbi solo da lei mie tante care
     gioie; quel bello m'ha fatto amare
     che le mie ciglia di lacrime bagna ".

     L'autunno risveglia -in totale innocenza - le malinconie.
     Né quei fantasmi che l'apparire delle foglie può più tentare di
     nascondere. Pochi giorni prima ancora nascosti, invisibili o
     celebrati secondo tradizioni dove la malinconia si trasforma in
     arte e bellezza. In centinaia di canzoni lontane di cui non è
     rimasta traccia, in altre recenti ascoltabili in lingue ignote.
     Colonne sonore - alcune - di film le cui trame raccontano di
     amori finiti, di addii, e - ancora una volta - di vecchiaie solitarie
     o di coppia, di occasioni perdute, di irrimediabili congedi. Dove
     gli sfondi sono tramonti, viali sfolgoranti, lande desolate. L'
    autunno ci offre i suoi scontati e appaganti chiché,il suo compito
    è garantirci quanto da questa stagione ci aspettiamo. Corredati
    da malinconie, lacrime e mestizie. E' tutto ciò che gli chiediamo,
    perché ci aiuti a scoprirne i volti all'insegna di catarsi e di
    purificazioni non concepibili in altri tempi dell'anno. Così come
    domandiamo al tempo del primo foliage* di sancire il ritorno
    della gioia, delle avventure di ogni sorta, di lasciare le fioriture
    il compito ad aprile, a maggio e a giugno di offrirci piaceri e
    istanti di pura felicità, nel corso di un tempo che - se non colto
    a dovere - almeno ci prepara all'attesa dell'estate. Ed è 
    considerato fuori luogo e fuori tempo chi non abbia smesso di
    ascoltare le canzoni di Prévert, Brel, Bob Dylan o di Francesco
    Guccini…
    I foliage ci chiedono di essere vissuti all'insegna dell'idea di
    un tempo più indeterminato, dilatato e complesso rispetto a
    quelli primaverili: sia nei giorni in cui si manifesta, sia prima di
    questi e dopo di essi. Giorni che possono restituirci- siano
    primaverili, estivi o invernali- momenti nei quali l'animo nostro
    pare riscattare una nobiltà che pareva dimenticata . (…)


    Duccio Demetrio  da   Foliage  ( Vagabondare in autunno )

*  L'origine della parola è inglese e come tale obbedisce alle regole
    previste dalla pronuncia di questa lingua. A lungo la si è
    impiegata per designare genericamente " il fogliame". Ma
    poiché il nome americano dell'autunno è " fall ", negli U.S.A e
    in Canada ormai è volto ad indicare il tempo  della caduta delle
    foglie..
    Si tratta di quel " leaves fall " che in tali paesi assume tutti i
    caratteri di un fenomeno spettacolare, quasi ignoto per la sua
    vastità e peculiarità in altri continenti.



                                            frida
                         

lunedì 12 novembre 2018

THE SUN AND HER FLOWERS ( Il sole e i suoi fiori ) 1

 
 


Come posso accogliere la gentilezza
se la mia unica esperienza consiste
nell'aprire le gambe al terrificante
cosa devo fare con te
se la mia idea dell'amore è violenza
mentre tu sei dolce
se il tuo concetto di passione è uno sguardo
mentre il mio è rabbia
come posso definirla intimità
se bramo spigoli acuti
mentre i tuoi non sono neppure spigoli
ma atterraggi morbidi
come posso insegnare a me stessa
ad accettare un amore sano
se ho conosciuto solo dolore.


                                         ***


Accoglierò
un compagno
che mi sia pari.


                                        ***


Lui bada bene a fissarmi
mentre posa le sue dita elettriche sulla mia pelle
" cosa senti " mi chiede
esigendo la mia attenzione
rispondere è fuori questione
fremo dall'impazienza
eccitata e atterrita da ciò che mi attende
lui sorride
sa che la soddisfazione è fatta così
io sono una pulsantiera
lui è i circuiti
 miei fianchi si muovono con i suoi - ritmici
la mia voce quando gemo non è la mia - è musica
come dita su una corda di violino
sfavilla tanta elettricità da illuminare una città
quando finiamo io lo fisso
e gli dico
" è stata una magia "


                                            ***



Non sono più riuscita a trattenermi
sono corsa verso l'oceano
nel cuore della notte
e ho confessato all'acqua il mio amore per te
quando ho finito di dirglielo
il sale nel suo corpo è diventato zucchero.


                                     ***


La tua voce ha su di me l'effetto
che ha l'autunno sugli alberi
mi chiami per salutarmi
e in naturalezza mi cadono i vestiti.


                                        ***


Un
uomo
che piange.

- un dono


 Rupi  Kaur   da  The sun  and her flowers ( Il sole e i suoi fiori )


                             
 
 

THE SUN AND HER FLOWERS ( Il sole e i suoi fiori ) 2

 
 

IL CADERE

Perché
hai lasciato una porta
aperta
fra le mie gambe
per pigrizia
per sbadataggine
o hai fatto apposta a lasciarmi incompiuta.

- dialoghi con dio


                                         ***


Ho ridotto il mio corpo all'estetica
dimenticando la sua opera di tenermi in vita
a ogni palpito e respiro
dichiarando un colossale fiasco perché non somigliava
ai loro
ho cercato dappertutto un miracolo
stupida al punto di non accorgermi
di viverne già uno.


                                         ***


E' chiaro che non vedi alcun valore in te
se ne trovi meno in me
dopo avermi toccata
come se le tue mani sul mio corpo
ingrandissero te
e riducessero me a zero.

- il valore non si trasferisce


                                          ***


In un punto impreciso del cammino
ho perso l'autoamore
e sono diventata mia acerrima nemica
credevo di aver già visto il diavolo
negli zii che ci toccavano da bambine
nelle folle che incenerivano le nostre città
ma non avevo mai visto nessuno
così affamato
come me della mia carne
mi levavo la pelle solo per sentirmi viva
la indossavo al rovescio
cosparsa di sale per punirmi
il tumulto m'intasava i nervi
il mio sangue si rapprendeva
ho addirittura provato a seppellirmi viva
ma la terra si è ritratta
" sei già putrefatta " così ha detto
" non occorre che io faccia alcunché.

- autoodio


                                   ***


Prima me la sono presa con le mie parole
" io non posso, non voglio, non basto ",
le ho messe in fila e ficilate
poi sono passata ai pensieri
invisibili e onnipresenti
ma non c'era tempo per radunarli uno per uno
dovevo dilavarli
ho tessuto un lenzuolo con i miei capelli
l'ho immerso in un bacile d'acqua alla menta e al limone
l'ho portato in bocca mentre scalavo
e la mia treccia fino alla nuca
in ginocchio ho cominciato a ripulirmi la mente
ci ho messo ventun giorni
avevo le ginocchia ammaccate ma
non m'importava
il fiato ai polmoni non mi era stato dato
perché io lo soffocassi
avrei strofinato via dall'osso l'autoodio
fino ad esporre l'amore.

- autoamore


                                         ***


Non è che ci si svegli e si diventa farfalla.

- la crescita è un'evoluzione


Rupi  Kaur  da   The sun and her flowers ( Il sole e i suoi fiori )

                             


THE SUN AND HER FLOWERS ( Il sole e i suoi fiori ) 3

 
 


L' APPASSIRE

Passo i giorni a letto spossata dalla perdita
tento di riportare indietro a forza i pianti
ma l'acqua finisce
e tu ancora non torni
mi pizzico a sangue il ventre
ho perso il conto dei giorni
il sole si fa luna e
la luna si fa sole e
io mi faccio spettro
una dozzina di pensieri diversi
mi lacera ad ogni istante
senz'altro stai arrivando
forse è meglio di no
sono a posto
no
sono furiosa
si
ti odio
forse
non riesco a voltar pagina
lo farò
ti perdono
voglio strapparmi i capelli
ancora e ancora e ancora
finchè la mia mente si logora e si fa silenzio.


                                   ***


Ieri la pioggia ha provato a imitare le mie mani
correndo giù per il tuo corpo
ho lacerato il cielo che gliel'aveva permesso

 - gelosia


                              ***


Per prendere sonno
devo immaginare il tuo corpo
flesso dentro il mio
cucchiaio entro cucchiaio scodellati
finchè non sento il tuo fiato
devo recitare il tuo nome
finchè non rispondi e
dialoghiamo
solo allora
riesce la mia mente
ad abbandonarsi al sonno.

- fingere


                                 ***


Ho provato ad andarmene tante volte ma
non appena evadevo
i miei polmoni cedevano alla pressione
con fame d'aria ritornavo
forse è per questo che mi lasciavo
scuoiare fino all'osso
qualcosa
era pur meglio di niente
farmi toccare da te
anche se in modo non benevolo
era meglio che non avere le tue mani
ero in grado di sopportare il sopruso
non ero in grado di sopportare l'assenza
sapevo di percuotere una cosa già morta
ma non contava
che la cosa fosse morta
a me bastava
averla.

- dipendenza


                                ***


Non puoi
entrare e uscire da me
come da una porta girevole
ho troppi miracoli che
mi accadono dentro
per essere una tua scelta di comodo.

- non un tuo passatempo


                                    ***


Quando hai affondato il tuo coltello in me
hai preso a sanguinare anche tu
la mia ferita è diventata tua
non sapevi
che l'amore è a doppio taglio
soffrirai così come fai soffrire me


                                     ***


Sei dappertutto
tranne qui
e fa male.



     Rupi  Kaur  da  The sun  and her flowers (  Il sole e i suoi fiori )


             

domenica 11 novembre 2018

POETI... D' AUTUNNO

 
 

" Non è tanto il linguaggio del pittore che si deve sentire, quanto quello della natura ". ( Vincent Van Gogh )


" Non basta coprire la roccia di foglie.
  Dobbiamo guarirla con una cura della terra
  o una cura di noi stessi che sia uguale a una cura
  della terra, una cura oltre la dimenticanza.
  E tuttavia le foglie, se venissero in boccio,
  se venissero in fiore, se dessero frutto.
  …
  Le foglie sono poema, icona, uomo."

                    Wallace  Stevens


                                         ***


 " Ci sono stati giorni
    in cui forse la gioia
    non era più di uno stordimento,
    un vento fresco, lieve
    nient'altro chiamava, voleva,
    solo quel vento. "

                         Elio Pecora


                                       ***


" Ho visto i crochi accesi senza bruma
   e l'acero che tende le sue foglie
   gialle nel fosso senz'acqua e vapori
   sospende l'anno in me le sue stagioni
   sento il trapasso lungo la ferita
   del mio tempo più amato che s'invola ".

                     Umberto Piersanti


                                   ***


" Quando le foglie volarono via
   al vento della vita,
   sui rami - in cima - cominciò a fiorire
   la dolorosa rima".

                                       Antonio Prete



                                ***


" Non chiamate decadente questo autunno,
   mi abbevero
   alla festa dei colori,
   chiazze gialle, rossi accesi
   su brividi di cielo azzurro
   tavolozza dell'inedito.
   Non chiamate decadente questo autunno,
   le foglie e il loro
   volteggiare lieve
   sospeso nell'aria.
   Spoliazione
   o preludio di accensioni? "


               Angelo Casati

LA VIRTU' NASCOSTA

 
 
 
Soli di Novembre

 
Attesa

 
Il bello dell'Autunno  ( frida )


(…) Un giardiniere mi fa osservare come soltanto in autunno si
       percepisce il vero colore degli alberi.
       In primavera, l'abbondanza di clorofilla dona a loro - a tutti -
       una livrea verde.
       A settembre inoltrato si rivelano rivestiti dei loro colori
       specifici: la betulla bionda e dorata, l'acero giallo- arancio -
       rosso, il rovere colore del bronzo e del ferro.
       Il colore è l'espressione di una virtù nascosta . (…)


                  Marguerite  Yourcenar