venerdì 7 maggio 2021

GLI ANGELI DI RAFAEL 1

 


                                                          Henri Fantin -  Immortalità



PRIMO RICORDO


Passeggiava con l'abbandono di giglio che mediti,

o quasi d'uccello che sappia di dover nascere.

Senza vedersi si guardava in una luna a cui il sogno faceva da specchio,

in un silenzio di neve che le innalzava i passi.

Affacciata a un silenzio.

Era anteriore  all'arpa, alle parole, alla pioggia.

Non sapeva.

Bianca alunna dell'aria,

tremava con le stelle, con il fiore, con gli alberi.

Il suo stelo, la verde sua cintura.

Con le mie stelle 

che - di tutto ignoranti -

per scavare nei suoi occhi due lagune,

in due mari annegarono.


E ricordo...


Niente più : morta, sparire.



                                                    ***


Anche prima, 

molto prima della rivolta delle ombre,

e che nel mondo cadessero piume incendiate

e che un uccello da un giglio potesse essere ucciso.

Prima, prima che tu mi domandassi

il numero e il sito del mio corpo.

Assai prima del corpo.

Nell'epoca dell'anima.

Quando tu apristi nella fronte non coronata del cielo

la prima dinastia del sogno.

Allorché- contemplandomi nel nulla -

inventasti la prima parola.


Allora, il nostro incontro.



                                                    ***


Ancora i valzer del cielo non avevano spostato il gelsomino e la neve

né i venti riflettuto alla possibile musica dei tuoi capelli,

né decretato il re che la violetta si seppellisse in un libro.

No.

Era l'età nella quale viaggiava la rondine

senza le nostre iniziali nel becco.

In cui convolvoli e campanule

morivano senza balconi da scalare né stelle.

L'età

in cui sull'omero di un uccello non c'era fiore che posasse il capo.


Allora, dietro il tuo ventaglio, la nostra prima luna.




                  Rafael  Alberti   da     Degli angeli  ( Trad. di V. Bodini )




GLI ANGELI DI RAFAEL 2



                                 George Hilliard  Swinstead -  The angel's message





L'ANGELO BUONO


Venne quello che amavo,

quello che invocavo.


Non quello che spazza cieli senza difese,

astri senza capanne,

lune senza patria,

nevi.

Nevi di quelle che sono cadute da una mano,

un nome,

un sogno,

una fronte.


Non quello che ai suoi capelli 

legò la morte.


Ma quello che amavo.


Senza graffiare i venti,

senza ferire foglie o agitare cristalli.


Quello che ai suoi capelli

legò il silenzio.


Per scavarmi nel petto, senza farmi male,

di luce dolce una riva

e rendere navigabile la mia anima.



                                         ***


L' ANGELO SCONOSCIUTO


Che nostalgia degli arcangeli!

Io ero...

Guardatemi.


Vestito come tutti gli altri,

non mi si vedono le ali.

Nessuno sa come fui.

Non mi riconoscono.


Per la via, chi si ricorda?

Sono scarpe i miei sandali.

La tunica mia, pantaloni

e giacca all'inglese.

Dimmi chi sono.


Eppure io ero...


Guardatemi.



                                           ***


I DUE ANGELI


Angelo della luce ardente,

vieni e con la tua spada

dà fuoco agli abissi dove giace

l'angelo sotterraneo delle mie tenebre.


Che fendente nell'ombra!

Scintille multiple 

mi penetrano nel corpo,

nelle ali implumi,

in ciò che non vede nessuno,

vita.


Mi stai bruciando vivo.

Vola lungi da me, Lucifero oscuro

delle cave di pietra senza aurora,

dei pozzi senz'acqua,

dei botri senza sogno,

ormai carbone dello spirito, sole, luna.


Mi dolgono capelli

e ansie. Oh, bruciami!

Di più, sì sì , di più. Bruciami!


Brucialo, angelo della luce, mio custode,

tu che andavi piangendo fra le nuvole,

senza di me, per me,

freddo angelo di polvere, senza gloria,

versato nelle tenebre!


Brucialo - angelo della luce -

bruciami e fuggi




                   Rafael Alberti   da    Degli angeli  ( Trad. di  V. Bodini )



 

giovedì 6 maggio 2021

IL ROSSO AMORE DI PIUMINI 1

 



                                                                   Il sesso che non mente...




Spogliati, sì, ma piano, come fosse
non dico una fatica, ma una lenta
meditazione sulla nudità,
una prudente e complice avventura.

Mostrami adagio le solide e rosse
punte dei seni, fa' che io mi senta
sperduto nella mia oscurità.
come un agnello nella sua pastura.

Svelami - piano- il quieto nascondiglio
in cui ficcarmi in caso di spavento,
o anche solamente per giocare,

e, mentre mostri, dall'ombra del ciglio,
mandami quello sguardo lungo e lento
che vede, spoglia, e spia il mio guardare.


                                          ***

Il sesso che nei corpi s'argomenta
in multiple equazioni d'infinito,
centellinato in una lena lenta,
millimetrale tango dell'invito,
volteggio delle carni lievitate
disciolto in alti gorghi di piacere,
arie dal desiderio inazzurrate
e rallentate per meglio vedere:
il sesso che si disfa in veli rochi,
richiami in cui la gola si ristora,
voci con echi, ombricole di fuochi,
luce di voci che s'imbruna e indora;
                                  il sesso che si specchia dolcemente,
                                  tremando in acqua d'occhi, e che non mente.


                                     ***

In bagno, con la porta spalancata,
in piedi nella vasca, nuda e zitta,
attentamente, te ne stai chinata
e scosti con le dita quella fitta
giungletta che offusca la fessura,
la apri e osservi, eccitata e rossa,
e io, con clandestina guardatura,
la vedo da lontano, e mi s'ingrossa
il ramo questuante dell'amore
che smette il pendolare e si fa teso,
ruzzando nella stoffa con fervore,
e allora entro, ospite inatteso,
                          e tu levi la faccia e io sorrido,
                          e anche tu, tenendo aperto il nido.


                                                ***

Chi inventò il bacio, quello fondo,
che muove lingue più della parola,
che dà saliva più del sale caldo
e giri al sangue più del vino rosso?

Chi costruì i primi baci al mondo,
in molte prove, non in una sola,
stancando la compagna con un saldo
progetto, e col suo impeto divino?

Chi indovinò, pensò, decise, volle,
la prima lotta umida d'amore,
quel frullo interiore strano e folle?

La ruota, il fuoco, cose di valore :
ma a lui - ovunque sia - zolle fra zolle,
gli amanti con i baci diano onore.


                                            ***

Non so che greve numero hanno dato
a questa perfettissima stazione,
una sull'altro a corpo rovesciato,
faccia a sesso, in lenta devozione.
La tua sul mio, più arduo, succhiando
golosamente la sua gioia tesa,
punendo con morsi- baci, quando
accenna a ritirarsi dall'impresa.
La mia sul tuo, caro rifugio biondo,
col suo piccolo cuore che scintilla,
covo ben fatto, rosa, rosso, fondo,
tana ben scelta per la linguanguilla.
                       Nessun numero basta, per saperlo:
                       cantare il firmamento non è averlo.




      Roberto Piumini   da     Il rosso amore ( Cento poesie erotiche )




IL ROSSO AMORE DI PIUMINI 2

 


Peggio sarà quando - telefonando -

le nostre facce potranno vedere.

Meglio adesso che, immaginando,

ciascuno si figura il suo piacere,



e la parola, calma e calma, dice,

descrive i gesti, narra le azioni,

mentre la mente, svelta creatrice,

gioca la gioia delle sue invenzioni.



Se poi la voce tace, in emozione,

e resta solo in fiato a raccontare,

vedersi creerebbe confusione,



perché la mente sa cosa pensare

senza necessità della visione:

l'amore è cieco, ma sa immaginare.




                                        ***


Certo, se vuoi, giochiamo al dottore,

non a quello condotto, generale,

che cura con sciroppi il raffreddore

e appiccica un cerotto sul tuo male,

né il chirurgo - santo dio - che taglia

curioso di tumori nuovi e strani,

ben mascherato nella sua ferraglia

come l'ultimo cyborg dei Mohicani:

giochiamo allo psichiatra freudiano

che scava in noi repressi desideri,

o a quello più francese, lacaniano,

che scava le parole coi pensieri,

                                 e poi, trovati i desideri e i sensi,

                                 giochiamo a molto più di quel che pensi.



                                          ***


Pare ormai accertato che la pasta

non abbia afrodisiaco potere:

amidi e calorie, quanti ne basta,

ma nessun nesso con sesso e piacere.

Lo stesso fico,  finora pensato

un baldo araldo per il desiderio,

riguardo a quell'effetto - è dimostrato -

non regge a un esame che sia serio.

Ma se mangi la pasta come sai,

elaborando il senso dell'entrare,

o succhi il dolce fico come fai,

finchè fra labbra umide scompare,

                                 affermo - in barba agli accertamenti -

                                 che sono afrodisiaci potenti.



                                             ***


Un parcheggio sul lago, quasi l'una.

Le luci che si specchiano tremanti.

Nessuna luce intorno, niente luna.

Nell'auto buia noi, umidi amanti.

Umida tu, nel buio del tuo ventre,

umide le due lingue nella bocca,

umida la mia buia mano, mentre

entra nel ventre umido e lo tocca.

Bui fruscii, sull'orlo della sponda,

lievi risciacqui nella carne ombrosa,

lunghissimi sciacquii di lingua- onda

dentro la schiusa bocca  silenziosa,

                        e sui vetri dell'auto va in vapore

                        questa feconda umidità d'amore.



                                             ***


Incamminata a quattro zampe, nuda,

come un felino nell'esplorazione,

con il suo sesso che scintilla e suda

quasi a contatto della mia visione,

curvi di qua e di là, sinuosa e lenta,

per seguire la traccia o per lasciarla,

perché - chi segue da vicino - senta

il tuo odore che sorride e parla,

e poi pieghi le braccia, abbassi piano

la testa e il busto fino al pavimento,

e io, che seguo a meno di una mano,

quasi inciampo nel raggiungimento.

                            e poi ti bacio e assaggio mentre ridi,

                            e poi ti salgo sopra e tu già gridi.




                 Roberto Piumini  da   Il rosso amore ( Cento poesie erotiche 


 


lunedì 3 maggio 2021

IL CORPO DI PANE DI ELISA

 


                                                       Ho così tanta pietà da poterne morire...




Cosa resta , dopo la lettura di questo libro? Direi la sensazione di un biancore accecante, di una lingua che illumina una zona oscura - quella della psiche - provocando nel lettore una reazione allo stesso tempo di fascino e di panico. Priva di tecnicismi, spoglia in apparenza di qualsiasi armamentario retorico, nonché ricca di invenzioni metaforiche, la poesia della nostra autrice si dona al lettore come " un corpo sacrificale" : ciò che la Ruotolo mette in scena , infatti è -  e senza alcun tentativo di mascheramento - la propria interiorità. Si mette a nudo con una singolare crudeltà, Elisa, arrivando a definire il giorno della propria nascita " un errore anagrafico" e, procedendo di errore in errore , fino a " l'errore nella preghiera che fa sorridere Dio".




Usatelo bene, il vostro dolore

ché  non diventi mercanzia

né attiri corvi al pasto della pietà.

Badate di nasconderlo con cura

allora procuratevi bende pesanti

cerotti che tengano

stampelle che fingano passi

medicamenti di carità.

Tenetelo via dall'affollamento del mondo

e non parlatene se non sotto minaccia

di un'arma carica o avvelenata alla punta.

Non fatene commercio di misericordia

non spartitelo per debolezza

né tenetelo da soli

se le mani non ubbidiscono.

In casa basterà fornirsi d'una luce scarsa

- lampadine a risparmio energetico

meglio se di un tipo scadente

che sfrigolino nello sforzo di mostrare

senza riuscire -

che non promettano durata o allegria.

Alimentatelo di stenti quando sia insopportabile

o di delizie, se vi dà di che vivere

o morire.

Se dovesse sanguinare, dolere o ulcerare

o diventasse dichiaratamente malattia

abbiatene comunque la cura dei figli

spruzzatelo di gocce a benedirlo

e spezzate il vetro delle fiale sui comodini.

Il giorno in cui guarirà

gioitene moderatamente

come si fa coi miracoli

che non concedono per sempre

non risolvono

perché lo sanno anche i santi veri

quelli senz'altare

che la carità - quaggiù

non esiste.



                                              ***


Non ho nulla

e sono ciò che possiedo.

Vorrei essere utile

- l'anello che salva il dito dal taglio

- l'errore nella preghiera che fa sorridere Dio

- la carogna dell'animale a farti sentire vivo

e l'addio che accetti

senza rammarico.



                                           ***


Ho pietà

ne ho così tanta da poterne morire.

Fa male ogni filo d'erba che sale dalla terra

fa male il buio quando strazia la luce

ma anche il chiaro che lo insidia.

Il duro del mondo è il dettaglio di metri

che abito, è l'argine che non doma il fiume

ma lo arrabbia, è il sentiero carrabile

che mangia le scarpe e va fuori paese.

Se pure pregassi i grani non verrebbero alle dita

il male non sgualcirebbe né cadrebbe in briciole

se pure accorressi ai porti o ai monti

si finirebbe ai fondali o si cadrebbe in valanga - comunque.


Abbiate pena di questa pietà

abbiatene la cura degli altari

nonostante l'avarizia dei miracoli

che cadono altrove, sempre altrove

a gloria di un dio che non ne chiede.



                                                  ***


Vorrei essere pane

e lasciare che tu mi prenda

come capita

- per avidità

appetito

o abitudine dell'ora.


Vorrei essere pane

perché tu avessi almeno

il dovere di poggiarmi

alla tua tavola

- in offerta

senza più la libertà d'affamarti.


Vorrei essere pane

perché l'unico dolore

sarebbe quello del coltello

che incide la crosta.

Poi saresti lieve

pur nell'ansia di conoscere

il mio cedevole bianco.


Vorrei essere quel pane

che tu dovresti avere lo scrupolo

di impastare

e per il quale ti leveresti

a trascurare le notti

a farmi crescere 

sotto il panno di cure

della tua carne.



                                      ***


Ho paura di te, cuore mio.

Hai occhi disoccupati e ti fidi e dimentichi

e perdoni facilmente.

Hai anche desideri scomodi

come ginocchia sbucciate di fresco

sotto il vestito corto della domenica.

Ami come potrebbe fare una donna pubblica

e poi vorresti una morte comoda

- che una valvola, un ventricolo, un atrio

smettessero inaspettatamente di collaborare.

Hai la docilità degli agnelli alla tosatura

e l'oscurità del primo serpente

che tradisce ogni nato.

Lo so, vorresti trovare mani con cui spartire

le valigie, ma va a spiegarla agli altri - questa tua

stanchezza.

Oppure spiegala a me, che di te ho tanta pena

se batti e batti

inutilmente.




                     Elisa  Ruotolo    da      Corpo di pane




LE VARIAZIONI AZIENDALI DI ILARIA



    

                                         Fitter  Happier ( più in forma, più soddisfatto )



All'interno dell'opera di Herbert Marcuse " L'uomo a una dimensione " ( pubblicato nel 1964 ), si delinea un soggetto alienato della società, la cui ragione si identifica con la realtà, senza distinguere ciò che è da ciò che dovrebbe essere. Il sistema tecnologico che si sta a mano a mano sviluppando vuole rendere razionale l'irrazionale, così come è scritto nel testo di " Fitter Happier"* dei Radiohead " Sii interessato ma non innamorato". Questi sono esempi di chiara irrazionalità quotidiana e comune, che la società consumistica non richiede e non permette : l'irrazionale non omologa e non rende possibile il controllo. Gli aspetti scomodi della vita umana devono - quindi - essere a mano a mano eliminati. Ma questo processo ( che avviene principalmente attraverso i mezzi di comunicazione di massa ), logora l'essere umano e lo porta a trasformarsi in un " animale" obbligato alla reclusione " un maiale ingabbiato pieno di antibiotici."


  


START UP



Ci hanno convinti di essere imprenditori di noi stessi

anche quando in nero puliamo i cessi.

Ci hanno convinti tutti,

quasi tutti.



                                          ***


PARTORITA IVA


Non faccio che aggiungere valore

tutti i giorni alle aziende e allo Stato

togliendomi da sola il pane dalla bocca.


E' un masticare a vuoto ed è assai amaro

il gusto della bile che risale in continuazione

senza che io possa almeno ogni tanto sputare.


Impiego le mie forze fisiche e mentali

come tanti altri senza inquadramento,

senza dignità.


La prima telefonata dopo il parto è stata quella di un cliente.


Mi tiravano ancora i punti e la bocca era amara, tanto amara,

ancora una volta amara.



                                       ***


CAMBIO AI VERTICI


Le slides sfilano di fronte a noi come modelli di Prada.

Font eleganti e sguardi ghiacciati ( i nostri )

al cospetto dei nuovi obiettivi e delle previsioni di mercato.



                                       ***



SIAMO STANZE VUOTE


Abbiamo bisogno di persone buone e pane fresco da mangiare

e di sorrisi allegri e rassicuranti.


Abbiamo bisogno di luce

e di vasti orizzonti e di mare.


Abbiamo bisogno di sentieri

e di alberi

e di radici

e di innesti per nuove foglie e nuovi rami.


Abbiamo bisogno di coerenze

e pacche sulle spalle

e di dogmi di bene

per non lasciare spazio ai cattivi pensieri.


Siamo stanze vuote coibentate per proteggerci dal male.



                                       ***


IL MATTINO HA IL TAVOR IN BOCCA


Devota al mercatiamo imperante mi faccio sacerdotessa.

Mattina e sera spezzo l'ostia del Tavor in compressa.

Lo sento sciogliersi sotto la lingua e prego

che la crisi passi e che il ritmo si plachi.

Mi metto in adorazione aspettando

di commuovermi di fronte al miracolo delle spread in calo

e trovare così la pace.


Ma io non piango, non so più farlo.

H o il freddo negli occhi e sono stanca di andare e venire

dal lavoro stipata assieme ad altri corpi che non conosco.


Diceva Delors che nessuno può innamorarsi del mercato

e infatti io sono qui a sognare pratiche d'amore e di eresia.


A  sera avrei bisogno di una cosa calda.

Non di un brodino per carità ma di un corpo umano

che mi risvegli almeno un po' di sessualità

e mi ricordi che non sono una macchina

in costante accelerazione

ma una donna

che ogni tanto cede al piacere

e quando necessario anche alla malattia.




                     Ilaria  Grasso   da     Epica  quotidiana



*  Fitter  Happier


Più in forma, più felice

Più produttivo

Stai comodo

Non bere troppo

Esercizio regolare in palestra ( tre giorni a settimana)

Andare d'accordo con i tuoi colleghi

A proprio agio

Mangia bene ( basta con le cene al forno a microoonde e ai grassi saturi )

Un paziente, buon guidatore

Un'auto più sicura ( bambino sorridente sul sedile posteriore )

Dormire bene ( nessun incubo )

Niente paranoia

Rispettoso verso tutti gli animali ( non far mai cadere un ragno nello scarico )

Tenersi in contatto con i vecchi amici ( goditi un drink ogni tanto)

Controlla spesso il credito alla banca

Favori per favori

Affettuoso ma non innamorato

Fai beneficenza

La domenica vai al supermercato

( Non uccidere più falene o versare acqua bollente sulle formiche )

Mai più avere paura del buio o delle ombre del giorno

Niente di ridicolmente adolescenziale o disperato

Niente di così infantile

Più lento e calcolato

Interessato ( ma senza autorità )

Nessuna speranza di scappare

Meno possibilità di malattia

Continua a baciare con la saliva

Nella merda ghiacciata dell'inverno ( l'abilità di ridere delle debolezze )

Più in forma, più sano e più produttivo

Un maiale

In una gabbia

Sotto antibiotici.


                                                             ***



domenica 2 maggio 2021

( Da ) UN DESERTO ANACOLUTO

 

   

                                                  La mia solitudine sei tu..la mia rabbia vera...




Tenevo il tempo al collo

solo per vedere l'alba

e scesi io stessa

nel giardino soffrendo l'aria,

l'ombra dei ( mai )nati  ( mai )morti

non ancora impossibile.

Tanta solitudine.



                          Martina Campi   da    Deserto anacoluto



SULL' ORLO DELL' ABISSO, SULL' ORLO DELL' AMORE

 


                                                   Ho cominciato a sognare la vecchiaia...



Chi legge per la prima volta le poesie di questa  poeta sarajevese, avrebbe bisogno di qualche spiegazione : il suo fiero nome " Vojka " in italiano significa " guerriera", ma il lettore dei suoi versi si accorge subito che lei è una donna balcanica di mondo e pacifista. Nel " Libro dei morti Smiljanic " non tace i crimini del passato nella storia della propria famiglia d'origine - ma non per odiare o gridare vendetta : nel turbine della storia essi sono scomparsi: le fotografie, i loro volti, i vestiti e il loro nome, tracciano la via che porta a lei, Vojka. La sua peculiare intelligenza emotiva le permette di costruire un elenco poetico e genealogico allo stesso tempo, fatto di nomi femminili e maschili, ognuno dei quali è un " omen", un segno indelebile che rispecchia la microsfera familiare e la storia balcanica, che di quei nomi si è - più o meno impietosamente - appropriata .




LA PORTINAIA VERA


Credevamo che una volta diventati vecchi

saremmo andati a Trebinje:

avremmo preso in affitto una mansarda o un'antica casa di pietra

e ogni benedetta mattina

saremmo scesi a Dubrovnik

a sorseggiare vino e a misurare il tempo

dei campanili ragusei.

Verso sera saremmo tornati a Trebinje

stanchi della luce,

avremmo acceso il fuoco e mangiato il sir iz mjeha *

con la focaccia nera.

Ma siamo diventati poveri

e inoltre non ci siamo più.

Da sola andare a Trebinje

anche se della stessa religione direbbero che non sono

pura

come la portinaia Vera a Belgrado

quando venivano a cercare gli Smilianjc

diceva

" Sono quei turchi del terzo piano".

E per questo ho deciso di invecchiare 

a Curzola :

ho preso in affitto una vecchia casa di pietra,

l'ho riempita di olio d'oliva e di piante aromatiche,

ci ho piantato nove filari di fagioli

e ho cominciato la sognata vecchiaia.

Intorno vicini tranquilli

gli stessi d'estate e d'inverno

il lieve profumo di legna bruciata

e di una passita dalle vecchie cantine.

Tutto andava bene finché un tranquillo vicino

non mi si è parato davanti

e rosso in faccia di giustificata

rabbia

ha detto :

" Questa non è la tua Bosnia.

Questa è legittima

terra croata ".


* formaggio conservato nella pelle di pecora



                                      ***


LO STESSO SOGNO


Alle due estremità del mondo

lo stesso sogno

il tuo e il mio

e appartiene a qualcun altro

eppure ci troviamo

davanti al portone chiuso

le cui chiavi sono andate perse.


Bisogna accettare un'altra lingua

andarsene in un altro tempo

in un'altra terra.


Bisogna accettare la solitudine

la morte della madre

la partenza dei figli

l' assenza degli amici

l'incertezza dell'amore

e la solitudine spaventosa

DEI SOGNI

popolati di fantasmi

e arcangeli -

che appartengono a qualcun altro.



                                                   ***


LA CASA


Nella casa fredda sto seduta e

piango.

Come deridevamo le nostre madri

quando piangevano senza motivo.

Mi alzo alle quattro

talvolta alle cinque

la casa ghiacciata ha la pelle d'oca

e ringhia:

niente la può scaldare.

Invano il caffè e il pane tostato

il grande gatto nero che fa le fusa

come un tam tam di guerra.

D'estate è più facile;

puoi scendere in giardino potare le rose

così vien detto.

Ma ora non c'è scampo:

la casa gelidamente mi ride in faccia:

ci guardiamo

io taccio e anche lei tace.

Misuriamo le forze: 

quale di noi si piegherà per prima.



                                                    ***


COME FANNO GLI SPIRITI


Mi manchi.

Lo pronuncia con un sussurro sulla soglia della ex casa.

Un uomo sconsolato con le braccia abbandonate lungo il corpo

sta fermo pallido e stanco

come se non avesse dormito dall'origine del mondo.

La guarda come un abisso inesplorato

di fianco, come fanno gli spiriti, per non toccarla.

Entra nella dimora piena di gente inutile

e così per l'intera eternità

sull'orlo dell'abisso

sull'orlo dell'amore.

Di fianco,  come fanno gli spiriti, passiamo

gli uni accanto agli altri

per non disturbare 

l'equilibrio delle particelle di polvere

al sole d'aprile.



                                           ***


UN TEMPO TUTTO ERA NIENTE


Un tempo tutto era

niente

e niente sarà di nuovo


ma

cosa fare

cosa costruire

con le mani e le parole

e cosa lasciare

sparpagliare ai venti.




  Voika  Smiljanic - Dikic   da    Prevodenje mora ( La traduzione del mare )



sabato 1 maggio 2021

LA GELOSIA DI EROS

 



" Come geloso, io soffro quattro volte : perché sono geloso; perché mi rimprovero di esserlo; perché tempo che la mia gelosia finisca  col ferire l'altro; perché mi lascio soggiogare da una banalità : soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri".
( Roland  Barthes )




ODE ALLA GELOSIA


Simile a un dio mi sembra quell'uomo

che siede davanti a te, e da vicino

ti ascolta mentre tu parli

con dolcezza

e con incanto sorridi. E questo

fa sobbalzare il mio cuore nel petto.

Se appena ti vedo, subito non posso

più parlare: la lingua si spezza : un fuoco

leggero sotto la mia pelle mi corre :

nulla vedo con gli occhi e le orecchie

mi rombano :

un sudore freddo mi pervade : un tremore

tutto mi scuote: sono più verde

dell'erba; e poco lontana  mi sento

dall'essere morta.

Ma tutto si può sopportare...



                                                         Saffo, 630 a.C.



                                                         ***


SONETTO DEL DOLCE LAMENTO


Temo di perdere la meraviglia

dei tuoi occhi di statua e la cadenza

che di notte mi posa sulla guancia

la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva

un tronco spoglio, e quel che più m'accora

è non avere fiore, polpa, argilla

per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,

la mia croce e il mio fradicio dolore,

se io sono il cane e tu il padrone mio,

non farmi perdere ciò che ho raggiunto

e guarisci le acque del tuo fiume

con foghe dell'Autunno mio impazzito.



                                         Federico Garcia Lorca



                                                  ***


" Oh, guardatevi dalla gelosia , mio signore. E' un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale - conscio della sua sorte - non ama la donna che lo tradisce : ma, oh come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore ! ".



           W. Shakespeare  ( Iago ad Otello   - Atto III, scena III )



                                                 ***


CATTIVA  ANNATA


L'uomo vecchio ha la terra di giorno e la notte

ha una donna ch'è sua -ch'era sua fino a ieri.

Gli piaceva scoprirla, coma aprire la terra,

e guardarsela a lungo, supina nell'ombra

attendendo. La donna sorrideva occhi chiusi.


L'uomo vecchio stanotte è seduto sul ciglio

del suo campo scoperto, ma non scruta la chiazza

della siepe lontana, non distende la mano

a divellere un'erba. Contempla tra i solchi

un pensiero rovente. La terra rivela

se qualcuno vi ha messo le mani e l'ha infranta:

lo rivela anche al buio. Ma non c'è donna viva

che conservi la traccia della stretta dell'uomo.


L'uomo vecchio s'è accorto che la donna sorride

solamente occhi chiusi, attendendo supina,

e comprende improvviso che sul giovane corpo

passa in sogno la stretta di un altro ricordo.

L'uomo vecchio non vede più il campo nell'ombra.

Si è buttato in ginocchio, stringendo la terra

come fosse una donna e sapesse parlare.

Ma la donna distesa nell'ombra, non parla.


Dov'è stesa occhi chiusi la donna non parla

né sorride, stanotte, dalla bocca piegata

alla livida spalla. Rivela sul corpo

finalmente la stretta di un uomo : la sola

che potesse segnarla, e le ha spento il sorriso.



                                 Cesare Pavese, 1937



                                              ***


DONNA IN TRAM


Vuoi baciare il tuo bimbo che non vuole :

ama guardare la vita, di fuori.

Tu sei delusa- allora - ma sorridi :

non è l'angoscia della gelosia

anche se già somiglia egli all'altr' uomo

che ti ha lasciata così...



                                            Sandro Penna



                                                  ***


OGGI CHE T' ASPETTAVO


Oggi che t'aspettavo

non sei venuta

e la tua assenza so quel che mi dice,

la tua assenza che tumultuava

nel vuoto che hai lasciato,

come una stella 

dice che non vuoi amarmi;

quale un temporale estivo s'annuncia

e poi s'allontana,

così ti sei negata alla mia sete.

L'amore sul nascere

ha di questi improvvisi pentimenti :

silenziosamente ci siamo intesi

amore, amore

come sempre 

vorrei coprirti di fiori

e di insulti.



                                 Vincenzo  Cardarelli



LO SFORZO UMANO DI PREVERT

 


                                                   Pellizza da Volpedo  - Il Quarto Stato




  

Lo sforzo umano 

non è quel bel giovane sorridente

ritto sulla sua gamba di gesso

o di pietra

e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore

la stupida illusione 

della gioia della danza e del giubilo

evocante con l'altra gamba in aria

la dolcezza del ritorno a casa.

No.

Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra

un altro sulla testa

e un terzo sulla spalla sinistra

con gli attrezzi a tracolla

e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio.

Lo sforzo umano porta un cinto erniario

e le cicatrici delle lotte

intraprese dalla classe operaia

contro un mondo assurdo e senza leggi.

Lo sforzo umano non possiede una vera casa

esso ha l'odore del proprio lavoro

ed è intaccato ai polmoni

il suo salario è magro

e così i suoi figli

lavora come un negro

e il negro lavora come lui.

Lo sforzo umano non ha il savoir - vivre

lo sforzo umano non ha l'età della ragione

lo sforzo umano non ha l'età delle caserme

l'età dei bagni penali e delle prigioni

l'età delle chiese e delle officine

l'età dei cannoni

è lui che ha piantato dappertutto i vigneti

e accordato tutti i violini

si nutre di cattivi sogni

si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione

e come un grande scoiattolo ebbro

vorticosamente gira senza posa

in un universo ostile

polveroso e dal soffitto basso

e forgia senza fermarsi la catena

la terrificante catena in cui tutto si incatena

la miseria il profitto il lavoro la carneficina

la tristezza la sventura l'insonnia la noia

la terrificante catena d'oro

di carbone di ferro e d'acciaio

di scoria e polvere di ferro

passata intorno al collo

di un mondo abbandonato

la miserabile catena

alla quale vengono ad aggrapparsi

i ciondoli divini

le reliquie sante

le croci al merito le croci uncinate

la scimmietta portafortuna

le medaglie dei vecchi servitori

i ninnoli della sfortuna

e il gran pezzo  da museo

il gran ritratto equestre

il gran ritratto in piedi

il gran ritratto di faccia di profilo su un solo piede

il gran ritratto dorato

il gran ritratto del grande indovino

il gran ritratto del grande imperatore

il gran ritratto del grande pensatore

del gran camaleonte

del grande moralizzatore

del dignitoso e triste buffone

la testa del grande scocciatore

la testa dell'aggressivo pacificatore

la testa da sbirro del grande liberatore

la testa di Adolf Hitler

la testa del signor Thiers

la testa del dittatore

la testa del fucilatore

di non importa qual paese

di non importa qual colore

la testa odiosa

la testa disgraziata

la faccia da schiaffi

la faccia da massacrare

la faccia della paura.




                         Jacques  Prévert  ( 1945 )



LA CATENA DI MONTAGGIO ( e altro )



                                    Lavoravo in quel di Baggio in catena di montaggio...



   Tempi duri e desueti, che forse non sono da rimpiangere.


Ma per motivi diversi , anche oggi non c'è molto da rallegrarsi in questo campo.


Aspettiamo con giustificata ansia di " Diventare una Repubblica fondata sul lavoro!".


Buon 1 Maggio, comunque ( a chi lo può festeggiare...)



                              frida