venerdì 18 settembre 2020

LE TERRE APERTE DI EMANUELE


 


      Ci rimane sulla pelle l'infinita grazia di cercare...



VORREI DIRTI L'IMBARAZZO


Vorrei dirti l'imbarazzo di una povertà

che non immaginavo.

Vincere l'omertà del nascondimento,

dimenticare il copione di sempre.

Non resta che aspettare il dormiveglia,

per ritornare agli odori perduti. Da lì

rieccoci al crepuscolo: c'è tempo - ancora -

per vincere il deserto inconsistente

dell'estate, godere a tutti i costi

senza saperlo. Non credere alla morte

che in un'ora occasionale. Ora invece i morti li contiamo,

immaginiamo gli anni al loro doppio:

è muta la parola del cemento,

ogni creatura chiede un'attenzione nuova.

Ci rimane appena sulla pelle l'infinita

grazia di cercare.


                                                 ***


VORREI ESSERE L'INTRUSO


Vorrei essere l'intruso del mio tempo.

Scorgermi inatteso, ritrovarmi

dentro i giorni, i volti, i nomi.

( C'è - in ogni memoria - una donna. L'universo

ristretto nella carne, la maternità del mondo ).

Quest'aria intorno brucia nel tramonto:

dicembre sa sciogliere il cammino della neve, sa

attardarsi

in uno spazio di silenzi rarefatti. Qui

è ancora giorno. Lo colgo nel suo transito,

nell'annuncio, nei linguaggi del ricordo,

tra le permutazioni e le scomparse.

( Ci sono ore buone per i vocativi,

per le correspondances ).

Se la parola è nuda, luminosa,

sa spingersi oltre il chiuso della storia

e aprirsi al suo gorgo, riaffacciarsi :

la voce è il solo scarto, la rivalsa

- allude al vento, al canto delle cose

che non frena la luce, la contiene.


                                                       ***

LA SOMMITA' DEL DOLORE


Sono per te la sommità del dolore.

Il tradimento del sangue,

il gelo dell'attesa.

Sono la consuetudine dannata

che non si abbandona,

l'umido del pianto,

la morsa che stanca la carne.


( C'era  come una santità,

ed era tutta nelle stanze, nelle cose,

nell'ora tarda dove l'amore

pretende veglie pazienti, nel morire

poco a poco).


Ora ti rivedo impallidire,

riordinarti a fatica. Ora mi ferisce

il biancore, il tuo esitare, la tenacia quotidiana.

Chissà che suono avrebbe riesumarci,

osservare il passato dei frammenti,

riconciliarci nelle fibre

della vita che ci ha sperso.


                                                                ***

MI ARRENDO A QUESTA GRAZIA


Mi arrendo a questa grazia che non basta.

E' l'ombra paziente dei ricongiungimenti,

il graffio di luce inferto alla pellicola.

Disturbo il foglio, confido di trovarvi altro:

il canto di una casa che mi accoglie,

il racconto trafugato della nostra vita feroce

che ricordo, sempre.

Penso al prossimo tempo dei congedi,

mi costringo a una serenità ( che non so ),

mi proteggo.

Mi arrendo a questa grazia ( di dire ) che non passa,

la benedico.

Spero ancora nell'altra vocazione.

Vi aspetto dovunque abitammo

i nostri riti felici, e nel dirvelo

vi stringo.

Come posso.


                                                ***

ORA LO SO FEROCE...


 Ora lo so feroce questo scavo

dentro il legno, sopra una venatura

messa a nudo.

Ricordami però quant'è felice

la lingua che ritorna alla sua terra

per poi tradirsi sempre alla radice;

e quant'è necessario quell'abbrivo

se ancora - nel profondo - ci conforta.

( Lo sai già dall'inizio che ho da dirti

una pagina nuova, un altro chorus ).




                       Emanuele  Franceschetti   da  Le terre aperte



PIANGI PURE...


 

E' per il sollievo che sei vivo....



" C'era una pieve, una chiesa giocattolo di pietra chiara, con una

   piccola croce piantata fra le tegole.

   Scendo dalla macchina, cammino. Voglio arrivare fin lì e fare

   esercizio di umiltà. Cammino spedita. Voglio pregare, con la voce,

   come prescrive mia figlia. Magari mormorando.Oppure gridando.

   Mi inginocchio sul gradino davanti a una porta di legno divelta

   dai cardini, nel bel mezzo di un giardino di rovi. Dico soltanto "

  Dio", come per stabilire un contatto.

  E rimango lì con gli occhi chiusi.La borsetta appoggiata nel 

  fango. Mi sforzo di parlare, ma le frasi non si compongono.

  " Dio " dico di nuovo, " potrebbe finire qui, non credi?"-

   Riprovo:

   " Dio, se prendi lui, prendi anche me".

    Mi risponde il latrato dei cani, in lontananza.

   Mi rialzo a fatica, le ginocchia doloranti per l'umido della notte.

   Mi sento ridicola, falsa. Una vecchia superstiziosa e opportunista.

   " E' lo spavento" mormoro " scusami.

    E mi faccio svelta il segno di croce. Per accomiatarmi.


    Torno alla macchina zoppicando veloce, sporca di fango, con le

    mani graffiate. E vedo un'ombra che mi viene incontro. Il bastone

   che picchia sul selciato, la papalina a proteggere il cranio nudo.

   Vorrei essere abbracciata, abbracciata, ma lui è arrabbiato.

  " Dov'eri finita? "


   Mentre aspettiamo il carro attrezzi ( l' ha chiamato lui con il 

   cellulare ) piango ininterrottamente.


  " Adesso puoi anche smettere. Ti ho perdonata", dice Carlo.

 " E' per il sollievo che sei vivo... che siamo ancora vivi..."

 "  Allora piangi pure ".    



                       Lidia  Ravera   da     Piangi pure



mercoledì 16 settembre 2020

MESSA DI CARLOS de SEIXAS




                                              Prima sezione della Messa in Sol maggiore


Carlos de Seixas ( 1704 - 1742 ) fu organista prima presso la cattedrale di Coimbra e poi alla Cappella reale di Lisbona e fu in quest'ultima città che ebbe modo di incontrare Domenico Scarlatti.  Fu molto apprezzato come insegnante di musica dei rampolli di molte famiglie nobili, ricevendo anche il titolo di cavaliere. Il terremoto di Lisbona nel 1755 causò la perdita di molte sue opere : rimangono tuttavia numerose sue composizioni strumentali per clavicembalo e per organo ed alcune composizioni orchestrali e corali. Sebbene la sua vita trascorresse quasi tutta a Lisbona, nella sua musica si riflette l'influsso - liberamente rielaborato - della musica francese, italiana e tedesca. E' considerato uno dei maggiori esponenti del barocco portoghese.



                                     frida



IL LATO POSITIVO





" Sai che farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo..."


Molte persone sono così geometriche nel pensiero da non riuscire ad accettare una realtà che muta all'improvviso. Questo è ciò che accade ai protagonisti del film " Il lato positivo" , del regista David O. Russel.

Pat Solitano ha una vita perfetta : moglie, lavoro e tutto quello che può renderlo felice con la sua vita quotidiana prestabilita che segue una geometrica perfezione. Tutto fila liscio finché non scopre la moglie con un altro, fatto che scatena il suo lato irrazionale e lo conduce in un istituto psichiatrico.
Dopo otto mesi di ricovero per curare il bipolarismo emerso dopo il crollo della sua vita razionale e sicura, l'uomo torna a vivere con i genitori, con il proposito di ricostruire la propria vita e riconciliarsi con la sue ex moglie. In questa nuova situazione, Pat conosce Tiffany, una misteriosa vedova dal passato burrascoso e anche lei con problemi psichiatrici, in cerca di una vita diversa. I due stabiliscono un'intesa particolare, un rapporto fuori dall'ordinario basato su dialoghi senza senso che li porta a conoscersi meglio e a intraprendere un progetto in comune: la partecipazione a un concorso di ballo : questo farà in modo che per entrambi si generi una speranza e un cambio nel modo di percepire la propria esistenza.
Un fil ben sceneggiato e piacevole che sa riflettere - con bravura e raffinatezza - sulle strane geometrie della psiche umana.




                                    frida




martedì 15 settembre 2020

COMINCIAMENTO







                                                         " Colui che ascende
                               non smette mai di andare
                               di inizio in inizio;
                               non si finisce mai di incominciare ".



                             San Gregorio di Nissa   da   Homiliae  in  canticum



domenica 13 settembre 2020

PICCOLI FRAMMENTI DI VITA




                                                          Sei il Dio dei piccoli segni...


Ti cerco ovunque,
penso di trovarTi chissà dove...
Chissà quali eventi potrebbero svelarti.
Ti scopro sui soffitti dell'immenso,
tra il nevischio quando è sera,
sugli altari dove innalzo
la mia preghiera.
E invece no.
Sei nello sguardo attonito
dei più poveri e dei più soli,
sulle labbra di bambini abbandonati
in questo transito terrestre
di squilibri e non forme;
nelle mani tese ai passanti indifferenti,
in un  letto di pungoli
e foglie marce.
In questi piccoli segni
rinvengo la Tua orma.
Sei il Dio dei piccoli segni.



                       Elena Bartone  da   Piccoli frammenti di vita



L'AVERNO DI LOUISE



                                              Per vedere a cosa stai dicendo addio...


LE MIGRAZIONI NOTTURNE


Questo è il momento in cui rivedi
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno -
queste cose dalle quali dipendiamo
scompaiono.

Che cosa farà l'anima allora per trovare conforto?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse non essere, e nient'altro, basta, semplicemente,
per quanto sia arduo immaginarlo.



                                           ***

LAGO CRATERICO

C'è stata una guerra tra il bene e il male.
Abbiamo deciso di chiamare il corpo il bene.

Questo ha reso la morte il male.
Ha fatto ribellare l'anima
contro la morte, completamente.

Come un fante che vuole
servire un grande guerriero, l'anima
ha voluto schierarsi con il corpo.

Si è ribellata contro il buio,
contro le forme di morte
che riconosceva.

Da dove arriva la voce
che dice supponi che la guerra
sia il male, che dice

supponi che sia stato il corpo a farci questo,
ci abbia resi timorosi dell'amore.


                                                ***

LA STELLA DELLA SERA

Stasera, per la prima volta in molti anni,
mi è apparsa nuovamente
una visione dello splendore della terra

nel cielo vespertino
la prima stella sembrava
crescere in fulgore
man mano che la terra si oscurava

fino a non poter diventare più buia ancora.
E la luce, c'era la luce della morte,
pareva restituire alla terra

il suo potere consolatorio. Non c'erano
altre stelle. Solo quella
di cui conoscevo il nome

come nell'altra mia vita, le recai 
offesa : Venere,
stella del vespro,

a te dedico
la mia visione, ché su questo suolo spento

hai gettato quanta luce basta
a rendere il mio pensiero
visibile di nuovo.


                                         ***

AVERNO

Muori quando il tuo spirito muore.
Altrimenti, vivi.
Magari non stai facendo un buon lavoro, ma vai avanti -
qualcosa che non puoi decidere.

Quando lo dico ai miei figli
non mi danno retta.
I vecchi - pensano
fanno sempre così:
parlano di cose che nessuno può vedere
per nascondere che stanno perdendo le cellule cerebrali.
Ammiccano l'uno all'altro;
ascolta quella vecchia, che parla dello spirito
perchè non ricorda più come si dice sedia.

E' terribile essere soli.
Non intendo vivere soli -
essere soli, quando nessuno ti ascolta.

Mi ricordo come si dice sedia.
Voglio dire - non mi interessa più.

Mi sveglio pensando
" devi prepararti ".
Presto lo spirito si arrenderà -
tutte le sedie del mondo non serviranno.

So cosa dico quando esco dalla stanza.
Dovrei vedere qualcuno, dovrei prendere
una di quelle pillole nuove per la depressione.
Li sento bisbigliare, decidere come dividersi le spese.

E voglio gridare
" state tutti vivendo in un sogno".

Brutto abbastanza - pensano - vedermi cadere a pezzi.
Brutto abbastanza senza la predica di questi giorni
come se non avessi diritto a questa nuova informazione.

Bene, loro hanno lo stesso diritto.

Stanno vivendo in un sogno, e mi preparo
ad essere un fantasma. Voglio gridare

" la nebbia se n'è andata ".
E' come una nuova vita:
non ti interessa il risultato:
lo conosci.

Pensaci: sessant'anni seduti su delle sedie. E adesso lo spirito mortale
cerca così apertamente, così impavidamente

di sollevare il velo.
Per vedere a cosa stai dicendo addio.



                     Louise  Gluck    da        Averno



giovedì 10 settembre 2020

I GROSSI DI CORELLI




                                  Concerto Grosso Op. 6 n. 7 in Si Bemolle Maggiore




                                            Concerto Grosso op. 6 n. 2 in Fa Maggiore




                                  Concerto Grosso op. 6 n. 5 in Si Bemolle Maggiore


Il Concerto Grosso era una composizione in cui si svolgeva una sorta di dialogo tra un piccolo gruppo di solisti - normalmente due violini e un clavicembalo  - detto  " concertino " e l'intera orchestra, il " concerto grosso " appunto, composto da tutti gli archi con l'accompagnamento del clavicembalo, dell'organo, dell'arpa o di altri strumenti adatti a svolgere la funzione di  " basso continuo ". Questa serie di composizioni di Corelli ebbe larga fama e notevole influenza in Europa. Anche Handel ( nei suoi Concerti Grossi op 6 ) si ispirò al modello del musicista italiano più anziano di lui di 32 anni, che egli aveva conosciuto personalmente a Roma nel 1708.




                                frida



               

mercoledì 9 settembre 2020

LA VOCE DI CHRISTA




  " Sollievo micidiale: credere a quel che si dice e venir straziati da quel che si crede ".  ( C. Wolf )


                             

RICONOSCIUTA

Questa non sono io
assicuro
ai volti
esigenti
che mi accusano
delusi.

Certo questa non sono io.
Davvero non lo sono.
Non lo sono davvero.
Io davvero non sono io.

Vero che non sono io?
Questa sei tu
dice la morte.

Lo sono stata
lo ammetto.
Non c'è dubbio.


                                           ***


COLPEVOLE

Nel dormiveglia 
vedevo
un essere duplice.
Sdraiato lui
e lei in piedi
uniti
così che
solo con i piedi della donna
ai suoi piedi
l'uomo 
si sarebbe sollevato
e lei pure ritta
avrebbe potuto camminare
solo con i piedi dell'uomo.

Restavano dunque
immobili.


                                             ***


QUELLO CHE NON C'E' NEI DIARI

E  neppure nei libri:in realtà
com'è trascorso il tempo.

Un ingranaggio che scatta nella testa. Una voce nell'orecchio
che conta con te. Uno due tre quattro cinque sei sette.
Oltre le cifre e l'ascolto di quella voce
e molte altre, la vita è trascorsa, e l'erba
è cresciuta, senza che noi l'udissimo.

Quando si è logorata la voce. Da quanto
non si accorda con i puri canti di un tempo.

Non fare storie -
E io non ne ho fatte.
Sto disimparando a fare storie.


                                               ***


PARLAVI DI COSE...

Parlavi di cose che non vedevano
e loro ridevano.

Ma tu rema sul fiume oscuro
controcorrente:
va' per la via sconosciuta
alla cieca, ostinato,
e cerca parole radicate
come il nodoso ulivo -
lascia che ridano.
Desidera che dimori l'altro mondo
nella soffocante solitudine odierna
in questo presente smemorato -
lasciali pure.

Il vento marino e la rugiada dell'alba
esistono senza che alcuno li cerchi.


                                        ***


PRINCIPIO  SPERANZA

Inchiodato
ala croce del passato.
Ogni movimento
spinge
i chiodi
nella carne.




                    Christa  Wolf    da     Il cielo diviso



DIVERSITA' E COMPITI ( Madre - Padre )



                                                    La Famiglia Bellelli -  E. Degas



"  Il Padre, come ha scritto Freud, è colui che pone un limite; la
   madre eliminerebbe ogni ostacolo sulla strada del figlio;il padre
   testimonia che c'è qualcosa di più importante di sé, per la madre
   nulla è più importante del figlio; il padre insegna a soffrire, la
   madre prenderebbe su di sé ogni infelicità del figlio; il padre
   educa a pagare, la madre vorrebbe estinguere con la vita ogni
   debito del figlio; il padre ricorda la rinuncia, la madre sogna
   che al figlio venga risparmiata ogni privazione; per la madre la
   vita del figlio è sacra, per il padre la vita va resa sacra 
   ( sacrificata ) per gli altri, o per qualcosa di ancora più sacro; 
   la madre dà la vita, il padre ha in compito sgradevole ma
   necessario di ripetere " memento mori ", ricordati che devi 
   morire. La madre insegna a vivere, il padre insegna a morire,
   dopo aver dato uno scopo alla propria vita e quindi essere 
   vissuti con onore.
   Se non c'è nulla per cui valga la pena di spendere la vita, questo
   è ciò che vale la vita : nulla. Quanti giovani muoiono 
   letteralmente per il nulla, ossia dopo una serata di vuoto
   divertimento? Quanti, dei suicidi dei nostri adolescenti e giovani
   sono la reazione causata da un " no" detto a chi non ne aveva 
   mai gestito uno e che pensava che ogni suo desiderio fosse un
   ordine per gli altri?.  (...)




                 Roberto  Marchesini   da   Le vie della psicologia



DESTINI






                                              " Termino qui - impotente - e
                         niente di quello che avrei potuto fare
                         o non fare,
                         volere o non volere,
                         mi avrebbe condotta a una meta diversa "



                              Christa   Wolf  da    Cassandra



martedì 8 settembre 2020

ETICA E RESURREZIONE



                                             Se spingo e qualcuno si oppone, sto bene.


FORMA - LUCE

Riconoscerti era la vera proiezione,
vedere te, non la forma che ti sfida,
le sue astrazioni, nel distinguere
che non ha corpo, farti quadro
e dire di averti salvata: l'intuito
questo era, ma vero, sincero, materia:
la fontana stinge riflessa da una luce
metallica, il suo calore silenzia
le ultime parole, si deposita sul fondo,
riceve le monete più o meno piccole,
il rame fluorescente - ma l'occhio
vede sempre di più di quanto vorrebbe,
lui e le sue stratificazioni, la segue
lei che è la vittima più pura, la preda
definitiva, mai doma
ora che si sono invertite le parti -
se cammino tocca pensare, tocca
percepire te che sei un fantasma, sei
la mia mente, sei nella mente, o forse
no - la fontana era finta, era
un sogno, una proiezione dall'alto
a volte interrotta, c'era un errore,
un malfunzionamento: era un noi, un voi,
eravamo tanti e la luce resisteva,
non cessava: il semaforo
lampeggia arancio, è un'ipostasi
del presente, mi trascende e mi segue
fino agli ultimi passi prima
del cancello poi del portone: dietro
la luce si fa fioca, non ha forze,
è un neon esausto e incerto:
una macchina da presa lo cattura,
nasconde le forme, rende un passato.

E' tornato alla comunità e
disperde ciò che ha costruito, trova pace
nella contemplazione. Il market all'una di notte,
la radiazione della corrente, sottilissima, la serratura
che si ritrae e indietreggia, quasi anche lei
si opponesse, quasi avesse parola
sono gesti conosciuti.

Ho atteso qualche secondo prima
di aprire la porta, volevo che l'apertura
avesse un suo significato, una sua
solennità, fratellanza.

" Se spingo e qualcuno si oppone sto bene"




                    Pietro  Cardelli   da    Etica e resurrezione


sabato 5 settembre 2020

PREFERISCO SPARIRE



           " Non andare a caccia di pensieri; sono loro a venire incessantemente da te " . ( R. Walser )



IMPENETRABILE

(...) Difficile risponderti. Non sono impenetrabile. Sono docile alle
       domande degli altri, ma devono essere le domande giuste. Non
       posso essere io a chiedermi qualcosa: saprei già tutte le
       risposte. Qui, a  Herisau, nessuno mi chiede nulla. E' tutto un
       leggiadro silenzio.Nessuno sa che io scrivevo, nessuno nomina
       i miei libri.Dovessi consigliare qualcosa a qualcuno, gli direi:
       scrivi per te e per nessun altro. Mostra la tua pagina a
       qualcuno, e poi cancellala, dimenticala. Cosa significa questa
       funebre immortalità dei libri, poveri oggetti a volte lasciati
       soli per anni, nelle biblioteche,coperti di polvere come scrigni
       senza tesori?Gli scrigni vanno aperti e la polvere d'oro sparsa
       sui sentieri !
       Non è vero che detesto gli scrittori vincenti, solo che mi
       disinteresso a loro. Non mi sento né padre né figlio di quello
       che scrivono. Vivo una " sindrome della fuga?". Non so. E' 
       una questione di musica, più che di innocenza. I vincenti non 
       mi parlano, sono bronzi sordi. Dentro il paesaggio 
       temporalesco della città in bilico, sono inutili gli archi di
       trionfo. Cosa vuoi che dica? Sotto gli archi pisciano i poeti e
       passano i girovaghi: io sono lì.
       Vedi tu a che punto sono superbo.  (...)



   Marco  Ercolani  da  Preferisco sparire ( Dialoghi con Robert Walser,  1954 - 1956 )



PENSIERO E SOLITUDINE





" Nietzsche, con la sua vita esteriore estremamente
monotona, dimostra che il pensiero da solo,
perseguito nella solitudine, è una terribile avventura."


Albert  Camus



giovedì 3 settembre 2020

LE VISITAZIONI DI BIBER




                        Biber ( Presentazione al Tempio )


Heinrich Ignaz Franz Biber ( 1644 - 1704 ) -nome per la verità poco noto, - oltre ad altre composizioni strumentali, scrisse molte sonate per violino e clavicembalo, o per violino e basso che presentano notevoli difficoltà tecniche. Le sue composizioni più celebri sono chiamate " Sonate dei misteri" o " Sonate del rosario " : si tratta di quindici sonate, ognuna delle quali interpreta uno dei quindici misteri tradizionali del rosario : gaudiosi, dolorosi e gloriosi. I misteri " luminosi" furono aggiunti recentemente da Giovanni Paolo II; alla fine viene aggiunta  un'ulteriore composizione " la passacaglia " - forma musicale di origine spagnola indicante una danza dall'andamento grave e ripetitivo dedicata all'angelo custode. Queste singolari " Sonate del rosario " ebbero una storia avventurosa : consegnate ad un manoscritto, furono ignorate fino al 1905, quando furono ritrovate e pubblicate. Da allora hanno a poco a poco acquisito un posto d'onore, accanto alle composizioni violinistiche più stimate, anche  a causa anche della loro difficoltà tecnica. Nell'undicesima sonata, la " Resurrezione ", l'autore richiede al violinista di mettere l'archetto in una posizione insolita, in modo da creare una sorta di croce con lo strumento.

Ricordo che la costruzione del violino e degli strumenti a corda subì delle modifiche a partire dal XIX sec.grazie all'industrializzazione della produzione. I violini più antichi erano fatti a mano con tecniche artigianali e avevano, perciò, delle qualità sonore particolari, che oggi sono molto stimate dai professionisti dello strumento.
Ho scelto, per l'ascolto, la sonata intitolata  " La  presentazione al tempio ", e - come si noterà  la struttura di queste composizioni si può accostare al genere detto delle " variazioni ", in cui il tema esposto all'inizio viene riproposto in molteplici forme diverse.



                                      frida



mercoledì 2 settembre 2020

CONSOLAZIONE



" Occorre un cuore grande per accettare il collare che strangola " ( James Hillman)

CONSOLAZIONE


Può capitare di non pensare a niente per giorni e il tuo soffermarsi sul cibo, la politica, la poesia: la senti la sua inutilità. Questa normalità disarmante ti piace: non opponi resistenza. Ti ascolti, ti lasci ascoltare, e capire o non capire sono parvenze, attimi, abitudini.



2

Gli oggetti si toccano e vibrano, non ci sono spazi tra corpo e corpo, non danno reazioni. La TV resta accesa per inerzia e un'opinione dopo l'altra riesco a sentirmi più vivo. Riconoscersi non è mai stato così facile, basta un volto e una voce.



3

Ho perso del tempo ascoltandoti, credendo che fosse l'unica azione possibile. Non ci sono riuscito. " Il pessimismo della ragione, l'ottimismo della volontà" mi dicevano, ma per loro era facile. A noi tutto è precluso. Accampiamo scuse e mai una lotta.



4

I corpi che si sfregano non danno che segni istintivi, mentre qua intorno i vuoti si allargano, costruendo con la pioggia di fuori pozzanghere sempre più estese, difficili da valutare. Così da qua dentro ci parliamo l'uno sull'altro come bestie feroci, in attesa di una felicità che non sia non- sentire. La grande tragedia che freme e non giunge resta l'ultima ferita.



5

Poi,se in molti vanno, io solo, tu solo, potrò farti la mia confessione, una scarna richiesta, oppure un gesto, una mossa: l'attacco che chiude e spezza il dito. Il sangue coagula.
Hanno sommerso le nostre impronte con molta neve, scesa densa, a fiotti. La colpa era nostra, non l'abbiamo accettata. Ora nevica sempre più forte - c'è una rabbia definitiva in questo cadere, un accanimento più che quotidiano. Noi la guardiamo da dentro, ci sentiamo distanti : abbiamo fame.





                        Pietro  Cardelli   da     La giusta posizione


SULLE QUESTIONI NATURALI




" Non ho voluto chiedere a Maddalena Lotter se, a proposito del
  titolo scelto per questo mannello di poesie, vi fosse esplicito 
  riferimento alle Naturales questiones di Seneca.Certo, l'opera
  è così famosa e Lotter così puntigliosa, che apparirebbe strano
  trattarsi di pura coincidenza. Non l'ho chiesto - in ogni caso -
  perché,a un suo diniego, avrei dovuto privarmi di un'indicazione
  che a me pare ben funzionale a interpretare i suoi versi.
  Lotter guarda la sua vita e quella degli altri, e quello che viene
  alla parola dentro il suo sguardo è il persistere dell'infanzia, l'
  incertezza della gioventù, la vicinanza assurda di una vecchiaia
  da tutti rifiutata, la disputa dell'apparire con l'apparenza e con 
  la falsificazione che rendono bellezza e bruttezza materia di un
  contendere infinito e vano. Alla parola non viene demandato di
  risanare, ma di accogliere la realtà di questa condizione, per
  comprendere i confini di quella illimitata adolescenza dentro la
  quale si sente imprigionata - insieme ai suoi coetanei - pur 
  avendo percorso con diligenza tutte le tappe che avrebbero 
  dovuto portarla , ormai, sull'esempio familiare ricevuto, a quell'
  autonomia di vita che accede alla soglia della maturità. 
  Non voglio tuttavia invitare il lettore a cogliere in queste poesie
  un referto sociologico; al contrario, si tratta dell'elaborazione
  poetica di una condizione di esistenza. Dobbiamo leggere bene
  l'abbandono come presa d'atto di questa condizione, ma non
  lasciarci sfuggire la ribellione sotterranea, la conquista di sé
  attraverso la parola e l'immaginazione, il giudizio feroce e la
  tenerezza amorosa .   (...)




           Gian  Mario Villalta   da   Poesia contemporanea



martedì 1 settembre 2020

LE QUESTIONI NATURALI DI MADDALENA 1




         " La ricerca dell'equilibrio è male, perché è immaginaria "  .  (  Simone Weil )


Molti ritengono che una buona vita sia esprimersi
- almeno una volta - prima di svanire . Ai bambini che
svaniranno viene detto di sentirsi liberi e questa è una
bugia. A nessuno si raccomanda mai qualcosa riguardo ai margini,
i margini pericolosi di ogni esistenza.

Una buona vita è accarezzare i margini sino alla fine.


                                               ***

COME UNA RIPETIZIONE

Sei ancora azzurra
nel mio cuore di adulta.

Rendimi forte nella pozza degli affetti
nei dolori minori ( non sono più amata o
sono amata troppo ) dove mi perdo e diffondo.

Sei ancora azzurra
nel mio cuore di adulta.

Non sei più venuta in visita in quei sogni,
forse un'altra figlia ti ha tenuta
occupata con i suoi tetri riti:
un graffio al giorno che poi frattanto si richiude.

Noi invece ma, lo sai,
abbiamo provato a morire. Speriamo
a volte di dissolverci nell'aria,è vero
ma per continuare in eterno sconfinati.


                                                   ***

Sedute a tavola fra gli altri, noi
non eravamo di questo mondo;
sulle tue tempie crescevano
due lunghe ali di sparviero.

Per un attimo ho intercettato
nell'acqua dei tuoi occhi
la vasta cupola del tempo
e un calmo suono e altri frammenti.

La nostra presenza sulla terra
è per ascoltare questi segni.
Nessun incontro è casuale e il nostro
che rimanda sempre al resto

il resto che si spalanca sopra la casa
sopra le nostre vite è un caro vento perfetto.


                                                   ***

La notte quando nessuno guarda
dal cuore della laguna arrivano le luci
piccole piccole fanno due o tre
bolle nell'acqua, dicono di un contatto
fra noi e loro che nessuno ascolta,
vengono su dallo scheletro
fatiscente di una realtà migliore
che resta sommersa.


                                                  ***

UN RICORDO D'INFANZIA

Abbiamo costruito una casa nella sabbia
e poi l'abbiamo calpestata.
Sulle macerie il capo supremo
decise che era ora di andare
a caccia di meduse, per essiccarle al sole.
Il più piccolo fu costretto
a toccare un tentacolo. Ci piaceva fare
e disfare; non vorrei eccedere
ma eravamo spietati.
Ad ogni buon conto, negli anni,
nessuno è rimasto impunito.


                                             ***

Ero una donna fortissima
da bambina

fantasticavo sull'origine di tutto
e su tutto di danzare
il valzer viennese su pattini d'argento:
eri un amore generico
io non sapevo ancora a chi di voi
mi rivolgevo.




                Maddalena  Lotter   da   Questioni naturali


LE QUESTIONI NATURALI DI MADDALENA 2




Chi siano è ancora un mistero
ma tornano sempre, di notte,
al tormento poco prima del sogno
con la pretesa di parlare, ma io
ho sonno - gli dico - un ampio sonno
da letargo e loro così fiscali
si sistemano in cerchio.
Mi sono sempre chiesta come
diavolo fanno a starci tutti sul letto.


                                           ***

E' tardi. Tutte le malattie
immaginarie
dormono appoggiate sul fondo
e la mente riposa
                 appesa
nella bara notturna
la sua tregua di un'ora.
Chiusa da mantelli umidi e coralli
una di loro soltanto, quella storica,
muove piano la coda.


                                                  ***

Che bel sogno è stato
                       allontanarmi
fino ai piani alti del pensiero
come se questo potesse salvarmi
ma anche qua, dove niente ha forma
e gli angoli curvi della mente
si danno tutte queste arie,
un'altra storia si addensa
è il maledetto
circo delle mie ipocondrie
mostri
più reali del fatto, più mortali della morte.


                                              ***

Addormentarsi in gioventù
con un pensiero dominante: tutta la vita
che è salva se c'è un centro
della terra a cui tutto si abbraccia,
se ci sono i venti sulfurei
e le grandi iguane del passato
abitanti del fondo di ogni conoscenza
nella camera magmatica
dove tutto - un tempo - è stato pensato.
Non viene dai cieli
la creazione, è una cosa interiore.


                                           ***

I luoghi perfetti da ragazzi
erano le soffitte, i passaggi sottili.

Volevamo essere invisibili
avevamo il drago e l'imperatore,
avevamo gli schiavi. Nella muffa,
a volte le grandi risposte.




                      Maddalena  Lotter   da   Questioni naturali


BUONGIORNO GIOVANE IN MUSICA



                                              Una  sonata di M.Clementi...




                                                               ... e un brano di F. Liszt.



                                            Con il mio Buon Giorno


                                                            frida



lunedì 31 agosto 2020

UNA STORIA IMPORTANTE






                                 Accanto è per pochi...

                                     ( o quasi nessuno )



                                                          frida




venerdì 21 agosto 2020

VOLO COSI'...







                           ... a braccia aperte fra le nuvole...



                                     ( a presto )    frida



LA POESIA DI DONAERA




(...) Della poesia di Donaera, bisogna dire che si tratta di una 
      scrittura spigolosa, aspra, ruvida, asciuttissima, che non lascia
      nessuna concessioni a ingannevoli maggiori gradevolezze di 
      un possibile andamento melodico, ma che sembra fondersi su
      una serie continua di inserzioni dissonanti, di strappi interni,
      secondo un'economia stilistica utilmente ardua e internamente
      violenta. Tutto questo non viene certo a costituire una sorta di
      pur efficace involucro o di pura ricerca formale, ma risulta
      coerente con quell'attrito costante rispetto al reale che 
      percorre quasi ininterrottamente i suoi testi. Un attrito che
      conduce ad un continuo corpo a corpo con il mondo esterno e
      che mette in evidenza il mistero e l'inevitabile costrizione dell'
      essere se stesso e solo se stesso, fino all'estremo e chiaramente
      dichiarato odio di se stesso, dentro la dirompente " paura" 
      delle cose.
      La controllata violenza espressiva ( crudeltà verrebbe anche
      voglia di chiamarla ) di Donaera - felicemente sorretta anche
      da una robustezza culturale che si lascia più che intuire -
      agisce sulla fisica evidenza delle cose, muovendo da una 
      visione in qualche modo stravolta - peraltro del tutto
       consapevolmente - delle circostanze vissute e introdotte, nella
       loro enorme sgradevolezza sinistra .   (...)



                             Maurizio  Cucchi   da  Poesia contemporanea